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Riflessi sul sistema dei collaudi e delle verifiche di talune attrezzature di lavoro derivanti dalle disposizioni del D.P.R. 24.7.96, n. 459 e dell'art. 46 della L. 24.4.98, n. 128.

Circolare Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 12 gennaio
2001 N. 9/2001 PROT. 20073/PR MAC

Direzione Generale Rapporti di
Lavoro- Div. VII –
OGGETTO: Riflessi sul sistema dei collaudi e delle
verifiche di talune attrezzature di lavoro derivanti dalle
disposizioni del D.P.R. 24.7.96, n. 459 e dell’art. 46 della L.
24.4.98, n. 128.
ALLE DIREZIONI REGIONALI E PROVINCIALI DEL LAVORO
LORO SEDI ALLA DIREZIONE GENERALE AA.GG. E DEL PERSONALE – DIV.
VII
Coordinamento Ispezione Lavoro
ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DEI
DATORI DI LAVORO ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DEI LAVORATORI LORO
SEDI e,p.c. AL MINISTERO DELL’INDUSTRIA D.G.S.P.C. – Ispett. Tecnico
ALL’ISPESL – D.OM e D.T.S. ALLE REGIONI – ASSESSORATI ALLA SANITA’
ALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO DIP. SERV. SOCIALI – SERV. LAVORO
ALLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO AG. PROV. PROT. AMBIENTE E TUTELA
DEL LAVORO LORO SEDI
Come noto, le disposizioni del D.P.R. n. 459/96 e
quelle dell’art. 46, comma 1, della Legge n. 128/98 hanno comportato
profonde innovazioni nel preesistente regime giuridico/amministrativo
relativo alle macchine e alle attrezzature ad esse assimilate. Ne è
risultato profondamente innovato, tra gli altri, l’intero sistema dei
collaudi e, relativamente ad alcuni aspetti di contenuto, quello delle
verifiche periodiche di determinate attrezzature di lavoro.
Circa
questi aspetti, sono pervenute alla scrivente, nel tempo, richieste di
chiarimenti alle quali si è dato di volta in volta riscontro.
Tuttavia, considerata la valenza generale della questione e la
necessità di garantire uniformità di comportamento da parte degli
Uffici territoriali, sentita anche la Div. VII della D. G. AA. GG.,
competente per il Coordinamento dell’Ispezione del Lavoro, si ritiene
opportuno fornire le seguenti linee di comportamento.
Premessa
Sul
piano generale, occorre osservare che le disposizioni indicate in
oggetto sono riferite solo alle macchine ed attrezzature ad esse
assimilate che, in applicazione della omonima direttiva, recano la
marcatura CE e sono accompagnate dalla dichiarazione di conformità,
vale a dire le macchine che godono della prerogativa della libera
circolazione sul mercato dei Paesi aderenti all’Unione europea e di
quelli aderenti allo Spazio economico europeo (SEE).
L’applicazione
del principio della libera circolazione dei prodotti conformi alle
direttive comunitarie che li riguardano comporta, a partire dalla data
di entrata in vigore della corrispondente direttiva, il divieto per
gli Stati membri dell’Unione di introdurre o mantenere in vigore
qualsiasi disposizione di carattere costruttivo o di controllo
preventivo (all’immissione nel circuito commerciale o alla messa in
servizio) che sia in contrasto con la medesima direttiva, in quanto il
requisito della conformità alle corrispondenti esigenze è da ritenersi
soddisfatto mediante l’apposizione della marcatura CE e la redazione e
sottoscrizione della dichiarazione di conformità.
Conseguentemente,
l’art. 2 del DPR n. 459/96 citato ha stabilito che l’attestazione di
conformità e l’apposizione della marcatura CE da parte del fabbricante
rappresentano le condizioni necessarie e sufficienti a ritenere
soddisfatte le procedure formali ed i requisiti di sicurezza previsti
per il prodotto “macchina” e consentire l’immissione sul mercato o in
servizio dei singoli esemplari, mentre l’art. 46, della Legge n.
128/98 ha dato attuazione formale al suesposto principio.
Più in
dettaglio, il comma 1 del citato art. 46 ha stabilito la
disapplicazione delle disposizioni di omologazione, vale a dire la
cessazione dei regimi nazionali di controllo preventivo
precedentemente applicati a determinate categorie di prodotti per
effetto di disposizioni contenute in previgenti atti legislativi.
Il
comma 2 dello stesso articolo precisa che le disposizioni di carattere
costruttivo contenute negli atti legislativi assumono lo status di
norme (cioè di documenti di riferimento destinati ad essere applicati
su base volontaria) e sancisce, così, la loro non cogenza quando si
tratti di macchine fabbricate nel regime individuato dalla relativa
direttiva.
Può essere utile rilevare che l’abrogazione in forma
esplicita di tali atti non sarebbe stata possibile, neppure al momento
della emanazione del D.P.R. n. 459/96, poiché:
* avrebbe prodotto una
sorta di discontinuità giuridica determinando la cessazione della
regolamentazione nazionale dei prodotti già messi in servizio alla
data di entrata in vigore delle direttive,
* avrebbe rappresentato
una vera e propria deregolamentazione – per vacatio legis – di quei
prodotti già compresi nel campo di applicazione di norme nazionali
abrogate ma non compresi in quello della direttiva “macchine”
*
avrebbe, contestualmente, comportato l’abrogazione del complesso delle
disposizioni comportamentali o di uso in esse contenute, determinando
un’altra deregolamentazione.
Il regime dei controlli
preventivi
Riguardo a questo aspetto, ribadito che ogni forma di
controllo preventivo sulle macchine recanti la marcatura CE è divenuta
inapplicabile ed osservato che per omologazione deve intendersi –
giusta la definizione riportata nell’art. 2 del D. L. 30 giugno 1982,
n. 390 convertito nella Legge 12 agosto 1982, n. 597 – la “procedura
tecnico-amministrativa con la quale viene approvata e certificata la
rispondenza del tipo o del prototipo di prodotto, prima della
riproduzione e immissione sul mercato, ovvero del primo o nuovo
impianto, a specifici requisiti tecnici prefissati…” deriva, dalle
considerazioni più sopra fatte, che, a partire dalla data di entrata
in vigore della direttiva macchine, e con riguardo alle attrezzature
rientranti nella competenza di questo Ministero, sono divenute
inapplicabili le disposizioni di cui:
* al punto 36 dell’allegato A al
D.M. 2.4.81, relativamente alle verifiche di prima installazione degli
elevatori trasferibili non installati stabilmente,
* all’art. 2 del
D.M. 4.3.82, relativamente al collaudo dei ponteggi sospesi
motorizzati e delle attrezzature assimilate (vedasi il punto 9
dell’allegato A al citato decreto e la Circolare n. 30/82),
*
all’art. 30 del D.P.R. n. 164/56 e circolare n. 97/87, limitatamente
all’autorizzazione ministeriale per la costruzione e l’impiego dei
ponteggi a piani di lavoro autosollevanti.
Pertanto la messa in
servizio delle attrezzature appena citate potrà essere direttamente
fatta dai rispettivi utenti, beninteso dopo che gli stessi abbiano
curato che le stesse, oltre a recare la marcatura CE ed essere munite
di dichiarazione di conformità, siano state, ove necessario, montate
ed installate secondo le istruzioni del fabbricante.
Le verifiche
periodiche
Come già osservato, l’applicazione dell’art. 46.1 citato si
riferisce solo alle disposizioni omologative, pertanto il regime delle
verifiche periodiche obbligatorie per le macchine continua a trovare
applicazione anche per quelle recanti la marcatura CE. Relativamente a
quelle di competenza degli organi periferici di questa
Amministrazione, vale a dire quelle di cui al D.M. 4.3.82, si precisa
quanto segue.
Per consentire all’organo tecnico incaricato di
programmare ed effettuare entro le prescritte scadenze le verifiche
biennali, gli utenti degli esemplari recanti la marcatura CE dovranno
inoltrare una specifica comunicazione di messa in servizio
dell’apparecchiatura alla Direzione generale dei Rapporti di lavoro –
Divisione VII – di questo Ministero entro i sottoindicati termini, che
si ritengono ragionevolmente congruenti con le esigenze,
rispettivamente, degli utenti e dell’organo di controllo:
* novanta
giorni dalla data della presente nota, se l’apparecchio cui la
comunicazione si riferisce risulta già messo in servizio alla data
della presente, sempreché non sia stato già provveduto in tal senso,

* novanta giorni dalla data di effettiva immissione in servizio, per
apparecchi messi in servizio successivamente alla data della presente.

Le comunicazioni dovranno riportare i dati necessari per identificare
compiutamente sia l’utilizzatore, sia l’esemplare dell’apparecchio.
La
suddetta Divisione, ricevuta la comunicazione, assegnerà alla macchina
il numero di matricola nel registro generale delle matricole e
comunicherà tale registrazione sia all’utente, sia al Servizio
Ispezione della Direzione provinciale del lavoro competente per
territorio di installazione, per l’inserimento nello scadenzario delle
verifiche, la periodicità delle quali decorrerà dalla data della messa
in servizio della macchina.
Peraltro, visto il permanere dell’obbligo
di richiesta di verifica da parte dell’utente alla competente D.P.L. –
S.I.L. (art. 4, c. 2, D.M. 4 marzo 1982), quest’ultima, ove accerti
che non è stata effettuata la comunicazione al Ministero, dovrà
provvedere a comunicarlo alla scrivente.
Per quanto concerne il
contenuto delle verifiche in argomento, si ritiene opportuno
specificare che esse dovranno essere volte a controllare il
mantenimento nel tempo delle caratteristiche originariamente fissate
dal fabbricante, in termini di conservazione e di efficienza della
macchina nel suo complesso e, in particolare, dei suoi dispositivi di
sicurezza. Per quel che attiene alle modalità di esecuzione delle
prove di carico si precisa che dovranno essere seguite le istruzioni
contenute nella norma di riferimento adottata dal fabbricante in sede
di progettazione, ovvero, in mancanza, quelle previste al punto A.2
dell’appendice A al D.M. 4.3.1982, ma con carico pari a quello di
servizio dichiarato dal fabbricante.
Resta fermo che, ove nel corso
delle operazioni di verifica si accertino palesi non conformità ai
requisiti essenziali di sicurezza di cui all’allegato I del D.P.R. n.
459/96, ne dovrà essere data comunicazione ai competenti Servizi del
Ministero Industria e del Ministero del Lavoro e della previdenza
sociale secondo la procedura prevista all’ar…

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