Ministero dell'Interno, Circolare 22 dicembre 1962 n. 132 (prevenzione incendi, depositi, impianti, olii minerali) | Architetto.info

Ministero dell’Interno, Circolare 22 dicembre 1962 n. 132 (prevenzione incendi, depositi, impianti, olii minerali)

Depositi ed impianti di olii minerali. Norme di sicurezza integrative di quelle stabilite nel D.M. 31-7-1934.

Circolare Ministero dell’Interno 22 dicembre 1962 n. 132

Depositi ed
impianti di olii minerali. Norme di sicurezza integrative di quelle
stabilite nel D.M. 31-7-1934.

Con l’evoluzione sempre più importante
e rapida dell’industria petrolifera e petrolchimica si è profondamente
alterata, per dimensioni ed altre caratteristiche, la situazione dei
relativi stabilimenti in base alla quale furono compilate le norme di
sicurezza di cui al decreto ministeriale 31-7-1934.
Lo sviluppo
verificatosi nel settore petrolifero ha determinato, in particolare,
la necessità di realizzare ingenti depositi di olii minerali, della
potenzialità di parecchie centinaia di migliaia di metri cubi tra
greggio e prodotti finiti; nonchè di installare serbatoi di capienza
singolare superiore anche a mc.50.000, con diametro ed altezza molto
maggiori di quelli che erano normalmente in esercizio al momento della
compilazione delle norme di sicurezza innanzi citate.
La capacità di
alcuni serbatoi, recentemente installati, ha fatto sorgere nuovi
problemi nei confronti degli argini o dei muri di contenimento i
quali, a loro volta, tendono a crescere oltre ogni limite determinando
così anche delicati problemi circa la loro stabilità per l’aumentare
delle pressioni in gioco.
Inoltre nelle nuove condizioni, come si è
avuto modo di costatare, la difesa antincendi degli stabilimenti
petroliferi, che ha per presupposto fondamentale la possibilità di
impiegare mezzi mobili anche da terra in aggiunta all’azione degli
impianti fissi, o per l’inefficienza di questi, diventa sempre più
difficile se non addirittura impossibile. Infatti l’impiego di lance
schiumogene a mano, il cui getto può essere diretto con immediatezza
dalla volontà intelligente dell’operatore, nonchè quello anche
massiccio di cannoni schiumogeni di maggiore potenza ma di minore
maneggevolezza non offre le necessarie garanzie circa il risultato
positivo della manovra, giacché i getti a grande distanza ed altezza
sono fortemente sfrangiati, subiscono l’azione del vento, presentano
grande difficoltà a colpire dal basso, con efficacia, il bersaglio
costituito da un semplice anello circolare, nel caso di incendio di
serbatoio a tetto galleggiante e, in definitiva, risultano di scarsa
efficacia, quando addirittura non riescono a raggiungere
l’obiettivo.
Oltre a ciò vi è da rilevare il fatto che, nel caso
d’impiego dei cannoni schiumogeni, si verifica – per la rilevante
portata di essi – un enorme consumo di liquido schiumogeno che crea
problemi di approvvigionamento e di trasporto – non attraverso
condutture – di difficile soluzione in caso di necessità.
Le
difficoltà di intervento innanzi esposte sono ulteriormente
accresciute dalla tendenza da parte delle società che gestiscono le
raffinerie o i depositi petroliferi, a costruire, per motivi di
spazio, bacini di contenimento circondati da muri di altezza sempre
maggiore, costituenti come un bastione, il che rende ancora più
difficile ogni manovra efficace da terra.
Ciò premesso questo
Ministero, allo scopo di limitare il volume di un eventuale incendio
negli impianti petroliferi, di garantire la dovuta stabilità ai muri
dei bacini di contenimento e di rendere possibile un’efficace azione
di soccorso, anche nell’ipotesi che gli impianti fissi andassero fuori
servizio, è venuto nella determinazione di emanare le seguenti norme
di sicurezza che, preliminarmente, sono state sottoposte all’esame ed
al parere della Commissione Consultiva per le sostanze esplosive ed
infiammabili:
1) I serbatoi destinati a contenere petrolio greggio o
prodotti definiti di categoria A e B, ai sensi delle vigenti
disposizioni, devono essere a tetto galleggiante qualora la loro
capacità geometrica superi mc.1.500.
Per i serbatoi destinati a
contenere i prodotti di categoria C, si consiglia l’adozione del tetto
galleggiante quando la loro capacità superi mc.20.000.
2) Premesso
che, in linea di massima, sono preferibili gli argini in terra ai muri
di contenimento, l’altezza sul piano di campagna dei muri, di norma,
non deve superare m.4. Solo in casi eccezionali, da giustificare di
volta in volta, l’altezza dei muri può superare i m.4.
Gli argini di
terra ed i muri di contenimento devono essere stagni.
3) I muri dei
bacini a pianta poligonale devono essere calcolati tenendo conto dei
seguenti fattori resistenti:
I peso proprio;
II peso del liquido
ipotizzato che, riempiendo il bacino, agisce per gravità sulla
eventuale suola interna della fondazione del muro;
III peso del
terreno che grava su detta suola e su quella eventuale esterna;
IV
qualunque altro fattore che concorra alla resistenza.
Come fattori
ribaltanti devono essere considerati i seguenti:
I la pressione
idrostatica agente sul muro per tutta l’altezza della sua proiezione
verticale, comprendente anche la fondazione;
II la sottospinta
idrostatica, che però potrà essere trascurata in parte o del tutto
solo quando il muro è incastrato in roccia sana ed eseguito con ogni
accuratezza in modo da assicurare una parziale o totale monoliticità
con la fondazione;
III qualunque altro fattore che concorra a
provocare il ribaltamento.
4) Il coefficiente di sicurezza, inteso
come il rapporto fra i valori del momento resistente e di quello
ribaltante, deve essere di almeno 1,2. Particolare cura deve essere
tenuta nella costruzione dei raccordi di spigolo dei muri di
contenimento. In tali zone dovrà essere assicurata la resistenza agli
sforzi di trazione e di flessione.
5) I muri di contenimento a pianta
circolare devono essere dimensionati in base ai procedimenti della
scienza delle costruzioni, tenendo conto di tutte le forze attive e
resistenti agenti su di essi.
6) In ogni caso deve essere curato, con
opportuna scelta del terreno di posa, accurata esecuzione e adatti
accorgimenti, che non possa verificarsi il sifonamento del liquido che
invadesse il bacino.
7) Per i muri di altezza superiore a m.4 deve
essere previsto un passaggio di coronamento sul muro, largo almeno
m.1, protetto da balaustre ai lati e con scale di accesso dall’esterno
del bacino, poste a non più di m.80 l’una dall’altra.
8) In ogni caso
i serbatoi a tetto galleggiante dovranno avere, in sommità, un
passeggiatoio posto all’esterno del mantello, largo almeno cm.80 e
protetto su entrambi i lati; le scale di accesso a tale ballatoio
dovranno distare non più di m.60 l’una dall’altra.
9) In
corrispondenza dei punti di sbocco delle scale sul passeggiatoio di
coronamento dei serbatoi, devono essere costruiti ripari in
prosecuzione del mantello, alti m.2 sul piano di passaggio e larghi
almeno m.4, che consentano l’accesso ai soccorritori nonchè l’inizio
delle operazioni di spegnimento.
10) Tra il passaggio di coronamento
del muro di contenimento e quello del serbatoio devono essere
costruite passerelle che consentano ai soccorritori di raggiungere
direttamente le cime del serbatoio senza discendere nel bacino di
contenimento.
11) L’altezza del serbatoio non deve superare, per più
di m.12, l’altezza del muro di contenimento.

Ministero dell’Interno, Circolare 22 dicembre 1962 n. 132 (prevenzione incendi, depositi, impianti, olii minerali)

Architetto.info