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Criteri per la eleborazione dei piani regionali di cui all'art. 1-ter, comma 1, del D.L. 31-8-1987, n. 361, convertito con modificazioni nella legge 29-10-1987, n. 441, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Decreto Ministeriale 28 dicembre 1987 n. 559

Criteri per la
eleborazione dei piani regionali di cui all’art. 1-ter, comma 1, del
D.L. 31-8-1987, n. 361, convertito con modificazioni nella legge
29-10-1987, n. 441, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Articolo unico
I criteri per la elaborazione e la predisposizione
dei piani regionali di cui all’art. 1-ter, comma 1, del decreto legge
31-8-1987 n. 361, convertito, con modificazioni, nella legge
29-10-1987, n. 441, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani,
relativi alla realizzazione di nuovi impianti, con particolare
riferimento alle soluzioni indicate all’art. 3, comma 1, di detto
decreto, sono riportati nell’allegato che è parte integrante del
presente decreto.

Allegato

CRITERI PER LA ELABORAZIONE E
PREDISPOSIZIONE DEI PIANI PER LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI
RELATIVI ALLA REALIZZAZIONE DI NUOVI IMPIANTI

PREMESSA

Le
regioni, nell’elaborare e predisporre i piani di cui all’art. 1-ter
del decreto legge n. 361, convertito, con modificazioni, nella legge
29-10-1987, n. 441, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani,
relativi alla realizzazione di nuovi impianti, favoriscono soluzioni
di smaltimento che consentano il riutilizzo, il riciclaggio e
l’incenerimento con recupero di energia e che siano rispettosi
dell’ambiente. E’ essenziale che il piano regionale individui ambiti
territoriali ottimali da servire con idonei impianti da gestire in
modo adeguato. A tal fine le regioni si baseranno sui criteri appresso
indicati. CRITERI GENERALI Le regioni provvedono all’elaborazione e
alla predisposizione dei piani per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani, in conformità ai seguenti criteri:

1) Individuazione e
programmazione di tutti gli interventi atti a costituire un sistema
organico, territorialmente e funzionalmente integrato, di raccolta,
trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti.

2) Riduzione e
semplificazione dei flussi dei rifiuti da inviare ad impianti di
smaltimento, con particolare enfasi per le soluzioni che favoriscano
la raccolta differenziata.

3) Adozione di scelte di localizzazione
degli impianti e di tecnologie impiantistiche efficienti, flessibili,
collaudate e rispettose dell’ambiente, e, in particolare nella prima
fase di attuazione del piano, di rapido approntamento e realizzazione.

4) Realizzazione impianti finalizzati al recupero di materiali e di
energia dai rifiuti e predisposizione di interventi, diretti e
indiretti, per incentivare l’utilizzazione dei materiali e
dell’energia recuperati.

5) Adozione di soluzioni di smaltimento
realizzabili per blocchi funzionali.

6) Individuazione di soluzioni
che, oltre ad essere efficienti e compatibili con l’ambiente, siano
anche convenienti sul piano dell’investimento e della gestione. Viene
quindi raccomandata l’individuazione delle scale impiantistiche più
appropriate e il recupero delle preesistenze di dimostrata validità.

7) Analisi della compatibilità ambientale degli impianti.

ACQUISIZIONE DEI DATI

L’elaborazione del piano per lo smaltimento
dei rifiuti urbani deve essere preceduto da un’indagine conoscitiva e
di raccolta di dati essenziali. Le regioni che alla data dell’entrata
in vigore del presente decreto avessero già approvato definitivamente
il piano di smaltimento dei rifiuti, provvedono ad integrarlo.

1)
Quantità e qualità dei rifiuti prodotti. Le quantità dei rifiuti
prodotti verranno accertate per acquisizione di tutti i dati
disponibili o per estrapolazione di un congruo numero di dati
rappresentativi, esistenti presso le amministrazioni comunali, i
consorzi, le municipalizzate e gli enti e le imprese concessionarie
preposte alla raccolta, al trasporto e smaltimento dei rifiuti stessi.
Le qualità dei rifiuti prodotti possono essere definite con metodo
analogico, sia sulla base di analisi esistenti effettuate in ambito
regionale nel periodo 1980-1987 che sulla base delle analisi,
aggiornate, effettuate dal CNR nell’ambito del progetto finalizzato
“Energetica”. Il piano si baserà sui seguenti dati da raccogliersi a
scala comunale:

a) quantità di rifiuti prodotti con disaggregazione
dei dati relativi a rifiuti speciali assimilabili agli urbani, rifiuti
urbani pericolosi e fanghi di depurazione da insediamenti civili. Per
ognuna di queste categorie, è opportuno conoscere le quantità attuali
annue e quelle del mese di punta, nonchè, ove possibile, le proiezioni
relative ai prossimi dieci anni;

b) entità della popolazione
residente e fluttuante;

c) ove possibile, composizione dei rifiuti
solidi urbani espressa in percentuale sul peso secondo le voci
merceologiche e le caratteristiche chimico-fisiche espresse di
seguito: contenuto di materie organiche varie, cellulosa, sottovaglio,
plastica, materiali inerti, metalli; umidità; potere calorifico
inferiore; rapporto carbonio/azoto.

2) Sistemi di smaltimento
esistenti. Ai fini dell’elaborazione del piano è opportuno acquisire
le seguenti informazioni:

a) sistemi utilizzati per le attività di
conferimento e raccolta dei rifiuti solidi urbani con attenzione oltre
che ai mezzi ed alle attrezzature, anche alle modalità di gestione
(diretta, municipalizzata o concessione);

b) quantitativi dei
rifiuti raccolti;

c) per ciascun impianto di smaltimento:
_
localizzazione dell’impianto;
_ bacino servito dall’impianto (ad es.
comune e consorzio);
_ caratteristiche tecniche e potenzialità di
ampliamento;
_ attrezzature ed infrastrutture (da intendersi quali
strutture funzionali e pertinenti alla gestione diretta dello stesso
impianto);
_ programmazione e modalità degli interventi di
manutenzione ordinaria e straordinaria effettuati;
_ estremi
autorizzativi;
_ epoca di costruzione;
_ proprietà e tipo di
gestione;
_ organico del personale addetto all’impianto (profilo
professionale, numeri turni, formazione ed aggiornamento degli
addetti, ecc.);
_ quantitativi dei rifiuti smaltiti o recuperati
(giornalieri e di punta); _ tipologie dei rifiuti smaltiti o
recuperati;
_ caratteristiche del contesto ambientale e territoriale
influenti sulla specifica attività;
_ effetti sull’ambiente
dell’attività di smaltimento;
_ situazione dell’adeguamento delle
normative regionali e nazionali anti-inquinamento;
_ modifiche in
corso d’opera o a livello di progetto, finalizzate al miglioramento
qualitativo, inteso quale adeguamento alla normativa vigente, al
potenziamento, inteso quale ampliamento delle capacità, nonché al
recupero energetico;
_ fonti di finanziamento utilizzate per la
costruzione e per la gestione dell’impianto. Inoltre, quando del caso,
è opportuno acquisire anche i seguenti dati:
_ livello di rendimento,
inteso come ore di funzionamento sul totale delle ore disponibili;
_
efficienza, intesa come grado di smaltimento ottenuto ovvero
percentuale di rifiuti
distrutti e/o trasformati sul totale;
_
recupero di energia e materiale.

3) Raccolta differenziata.
Sono
da definirsi tipologie e quantitativi dei materiali recuperati
attraverso il conferimento differenziato, le tecniche di conferimento
e raccolta, le modalità di attuazione e gestione del sistema e le
condizioni attuali del mercato dei prodotti di recupero, anche in
rapporto alle possibilità di ampliamento. Sono da individuare,
altresì, le iniziative di carattere educativo e motivazionale assunte
per la sensibilizzazione ed il coinvolgimento dei cittadini rispetto
alla minor produzione di rifiuti ed al conferimento differenziato
degli stessi.

ELABORAZIONE E PREDISPOSIZIONE DEL PIANO

L’elaborazione e la predisposizione del piano regionale di
smaltimento dei rifiuti solidi urbani deve prevedere:

1)
individuazione dei bacini di utenza e di smaltimento;

2)
definizione dei sistemi di conferimento, raccolta e delle
caratteristiche degli impianti; 3) caratteristiche territoriali delle
zone individuate per la localizzazione degli impianti; 4) valutazione
degli oneri finanziari connessi e priorità degli interventi.

1)
Individuazione dei bacini di utenza per la raccolta, il trasporto e lo
smaltimento dei rifiuti. I piani individuano bacini di utenza e di
smaltimento di natura omogenea tali da ottimizzare i costi di
conferimento e smaltimento. Detti bacini sono determinati con adeguata
procedura. Tra le diverse possibili alternative sono privilegiate le
soluzioni che ottimizzano i costi globali, i benefici generali e
l’impatto ambientale. Per ogni bacino di utenza i piani forniscono
l’indicazione dei comuni che ne fanno parte, dei quantitativi di
rifiuti da trattare e delle relative tipologie delle soluzioni
ipotizzate per lo smaltimento, degli impianti e delle relative
localizzazioni nonché dei costi previsti e della loro compatibilità
ambientale. I bacini di utenza vengono definiti nel rispetto dei
seguenti criteri:
_ criterio dell’omogeneità territoriale, che
risponde alle esigenze delle caratteristiche fisiche, viarie,
socio-economiche del territorio;
_ criterio storico, che consiste nel
rispettare, per quanto possibile, le aggregazioni esistenti di comuni,
finalizzate alla costruzione, gestione o all’utilizzo di impianti
esistenti, in costruzione, o in progettazione;
_ criterio del massimo
potenziamento dell’esistente, previa verifica del rapporto
costi/benefici che questa soluzione comporta;
_ criterio dello
smaltimento integrato, in rapporto alle necessità imposte dalla
soluzione dei problemi connessi con altre tipologie di rifiuti
presenti sul territorio e compatibili con gli impianti per rifiuti
solidi urbani;
_ criterio della minimizzazione dei costi globali da
verificare in rapporto alle localizzazioni degli impianti e alle
soluzioni definite secondo i criteri precedentemente esposti. Possono
essere previsti sub-bacini gravitanti su stazioni di trasferimento e
centri di stoccaggio temporaneo dei materiali recuperati al fine di
razionalizzare i p…

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