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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 giugno 2001, n.327 Ripubb...

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 giugno 2001, n.327 Ripubblicazione del testo del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante: "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilita'. (Testo A)", corredato delle relative note. (Decreto pubblicato nel supplemento ordinario n. 211/L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 189 del 16 agosto 2001). (GU n. 214 del 14-9-2001- Suppl. Ordinario n.231)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 giugno 2001, n.327

Ripubblicazione del testo del decreto del Presidente della
Repubblica
8 giugno 2001, n. 327, recante: “Testo unico delle
disposizioni
legislative e regolamentari in materia di espropriazione
per pubblica
utilita’. (Testo A)”, corredato delle relative
note. (Decreto
pubblicato nel supplemento ordinario n. 211/L alla
Gazzetta Ufficiale
– serie generale – n. 189 del 16 agosto
2001).

Titolo I
OGGETTO ED AMBITO DI APPLICAZIONE DEL TESTO UNICO

Art. 1 (L)
O g g
e t t o
1. Il presente testo unico disciplina l’espropriazione,
anche a
favore di privati, dei beni immobili o di diritti
relativi ad
immobili per l’esecuzione di opere pubbliche o di
pubblica utilita’.
(L) 2. Si considera opera pubblica o di pubblica
utilita’ anche la
realizzazione degli interventi necessari per
l’utilizzazione da parte
della collettivita’ di beni o di terreni,
o di un loro insieme, di
cui non e’ prevista la materiale
modificazione o trasformazione. (L)
3. I principi desumibili
dalle disposizioni legislative del
presente testo unico
costituiscono norme fondamentali di riforma
economico-sociale. (L)
4. Le norme del presente testo unico non
possono essere
derogate, modificate o abrogate se non per
dichiarazione
espressa, con specifico riferimento a singole
disposizioni.
(L)

Avvertenza: Il testo delle note qui
pubblicato e’ stato
redatto dall’amministrazione
competente per materia, ai
sensi dell’art. 10, comma
3, del testo unico delle
disposizioni sulla
promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti
del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R.
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge
alle quali e’ operato
il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia
degli atti legislativi qui trascritti.

Art. 2 (L)
Principio di legalita’ dell’azione
amministrativa
1. L’espropriazione dei beni immobili o di
diritti relativi ad
immobili di cui all’articolo 1 puo’ essere
disposta nei soli casi
previsti dalle leggi e dai regolamenti. (L)
2. I procedimenti di
cui al presente testo unico si ispirano ai
principi di economicita’,
di efficacia, di efficienza, di
pubblicita’ e di semplificazione
dell’azione amministrativa. (L)

Art. 3 (L)

Definizioni
1. Ai fini del presente testo unico: a) per
“espropriato”, si
intende il soggetto, pubblico o privato,
titolare del diritto
espropriato; b) per “autorita’
espropriante”, si intende
l’autorita’ amministrativa titolare del
potere di espropriare e che
cura il relativo procedimento, ovvero il
concessionario di un’opera
pubblica, al quale sia stato attribuito
tale potere, in base ad una
norma; c) per “beneficiario
dell’espropriazione”, si intende il
soggetto, pubblico o privato, in
cui favore e’ emesso il decreto di
esproprio; d) per “promotore
dell’espropriazione”, si intende il
soggetto, pubblico o privato, che
chiede l’espropriazione. (L)

Art. 4 (L)
Beni non espropriabili o espropriabili in casi
particolari
1. I beni appartenenti al demanio pubblico non
possono essere
espropriati fino a quando non ne viene
pronunciata la
sdemanializzazione. (L) 2. I beni appartenenti
al patrimonio
indisponibile dello Stato e degli altri enti pubblici
possono essere
espropriati per perseguire un interesse pubblico di
rilievo superiore
a quello soddisfatto con la precedente
destinazione. (L) 3. I beni
descritti dagli articoli 13, 14, 15 e
16 della legge 27 maggio 1929,
n. 810, possono essere espropriati se
vi e’ il previo accordo con la
Santa Sede. (L) 4. Gli edifici
aperti al culto possono essere
espropriati per gravi ragioni
previo accordo: a) con la
competente autorita’ ecclesiastica,
se aperti al culto cattolico;
b) con l’Unione delle Chiese
cristiane, se aperti al culto
pubblico avventista; c) con il
presidente delle Assemblee di Dio
in Italia, se aperti al culto
pubblico delle chiese ad esse
associate; d) con l’Unione
delle Comunita’ ebraiche italiane, se
destinati all’esercizio
pubblico del culto ebraico: e) con
l’Unione cristiana
evangelica battista d’Italia, se aperti al culto
pubblico delle
chiese che ne facciano parte; f) con il Decano
della Chiesa
evangelica luterana in Italia e con l’organo
responsabile
della comunita’ interessata, se aperti al culto della
medesima
Chiesa; g) col rappresentante di ogni altra confessione
religiosa,
nei casi previsti dalla legge. (L) 5. Si applicano le
regole
sull’espropriazione dettate dal diritto
internazionale
generalmente riconosciuto e da trattati
internazionali cui l’Italia
aderisce. (L)

Note all’art. 4:
– Si trascrive il testo degli
articoli 1, 14, 15 e 16
della legge 27 maggio 1929, n.
810 (Esecuzione del
Trattato, dei quattro allegati
e del Concordato,
sottoscritti in Roma tra la Santa
Sede e l’Italia l’11
febbraio 1929): “Art. 1. – Piena
ed intera esecuzione
e’ data al Trattato, ai quattro
allegati annessi, e al
Concordato, sottoscritti in Roma,
fra la Santa Sede e
l’Italia, l’11 febbraio 1929.
Art. 14. – L’Italia
riconosce alla Santa Sede la piena
proprieta’ del palazzo
pontificio di Castel Gandolfo con
tutte le dotazioni,
attinenze e dipendenze (Allegato
II, 4), quali ora si
trovano gia’ in possesso della Santa
Sede medesima, nonche’
si obbliga a cederle, parimenti
in piena proprieta’,
effettuandone la consegna entro
sei mesi dall’entrata in
vigore del presente Trattato, la
Villa Barberini in Castel
Gandolfo con tutte le
dotazioni attinenze e dipendenze
(Allegato II, 5).
Per integrare la proprieta’ degli
immobili siti nel
lato nord del Colle Gianicolense
appartenenti alla
Sacra Congregazione di Propaganda Fide e
ad altri Istituti
ecclesiastici e prospicienti verso i
palazzi vaticani,
lo Stato si impegna a trasferire alla
Santa Sede od
agli enti che saranno da Essa indicati gli
immobili di
proprieta’ dello Stato o di terzi esistenti in
detta zona.
Gli immobili appartenenti alla detta
Congregazione
e ad altri Istituti e quelli da trasferire
sono indicati
nell’allegata pianta (Allegato II, 12).
L’Italia,
infine, trasferisce alla Santa Sede in piena
e libera
proprieta’ gli edifici ex-conventuali in Roma
annessi
alla Basilica dei Santi XII Apostoli ed alle chiese
di
Sant’Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari, con

tutti gli annessi e dipendenze (Allegato III, 3, 4 e 5), e

da consegnarsi liberi da occupatori entro un anno

dall’entrata in vigore del presente Trattato. Art. 15.

– Gli immobili indicati nell’art. 13 e negli alinea primo e

secondo dell’art. 14, nonche’ i palazzi della Dataria,

della Cancelleria, di Propaganda Fide in Piazza di Spagna,

il palazzo del Sant’Offizio ed adiacenze, quello dei

Convertendi (ora Congregazione per la Chiesa Orientale) in

piazza Scossacavalli, il palazzo del Vicariato (Allegato

II, 6, 7, 8, 10 e 11), e gli altri edifici nei quali la

Santa Sede in avvenire credera’ di sistemare altri suoi

Dicasteri, benche’ facenti parte del territorio dello Stato

italiano, godranno delle immunita’ riconosciute dal diritto

internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati

esteri. Le stesse immunita’ si applicano pure nei

riguardi delle altre chiese, anche fuori di Roma, durante

il tempo in cui vengano nelle medesime, senza essere aperte

al pubblico, celebrate funzioni coll’intervento del Sommo

Pontefice. Art. 16. – Gli immobili indicati nei tre

articoli precedenti, nonche’ quelli adibiti a sedi dei

seguenti Istituti pontifici, Universita’ Gregoriana,

Istituto Biblico. Orientale, Archeologico, Seminario Russo,

Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare e la

Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo

(Allegato III 1, 1-bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai

assoggettati a vincoli o ad espropriazioni per causa di

pubblica utilita’, se non previo accordo con la Santa Sede

e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari

tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente.

E’ in facolta’ della Santa Sede di dare a tutti i

suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre

articoli precedenti, l’assetto che creda, senza bisogno di

autorizzazioni o consensi da parte di autorita’

governative, provinciali e comunali italiane, le quali

possono all’uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili

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