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Interventi urgenti in materia di finanza pubblica

L. 23 dicembre 1992, n. 498
Interventi urgenti in materia di finanza
pubblica
1) Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 1992, n.
304.
(omissis)
Art. 12.
1. Le province e i comuni possono, per
l’esercizio di servizi pubblici e per la realizzazione delle opere
necessarie al corretto svolgimento del servizio nonché per la
realizzazione di infrastrutture ed altre opere di interesse pubblico,
che non rientrino, ai sensi della vigente legislazione statale e
regionale, nelle competenze istituzionali di altri enti, costituire
apposite società per azioni, anche mediante gli accordi di programma
di cui al comma 9, senza il vincolo della proprietà maggioritaria di
cui al comma 3, lettera e), dell’articolo 22 della legge 8 giugno
1990, n. 142, e anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 9,
primo comma, lettera d), della legge 2 aprile 1968, n. 475, come
sostituita dall’articolo 10 della legge 8 novembre 1991, n. 362. Gli
enti interessati provvedono alla scelta dei soci privati e
all’eventuale collocazione dei titoli azionari sul mercato con
procedure di evidenza pubblica. L’atto costitutivo delle società deve
prevedere l’obbligo dell’ente pubblico di nominare uno o più
amministratori e sindaci. Nel caso di servizi pubblici locali una
quota delle azioni può essere destinata all’azionariato diffuso e
resta comunque sul mercato.
2. Il Governo è delegato ad adottare,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,
un decreto legislativo con l’osservanza dei seguenti princìpi e
criteri direttivi:
a) disciplinare l’entità del capitale sociale delle
costituende società per azioni e la misura minima della partecipazione
dell’ente locale al capitale sociale, anche per assicurare il diritto
di chiedere la convocazione dell’assemblea;
b) disciplinare i criteri
di scelta dei possibili soci mediante procedimento di confronto
concorrenziale, che tenga conto dei princìpi della normativa
comunitaria con particolare riguardo alle capacità tecniche e
finanziarie dei soggetti stessi;
c) disciplinare la natura del
rapporto intercorrente tra l’ente locale e il privato;
d) disciplinare
forme adeguate di controllo dell’efficienza e dell’economicità dei
servizi.
3. Per la realizzazione delle opere di qualunque importo di
cui al comma 1 si applicano le norme del decreto legislativo 19
dicembre 1991, n. 406, e della direttiva 90/531/CEE del Consiglio, del
17 settembre 1990, e successive norme di recepimento.
4. Per gli
interventi di cui al presente articolo gli enti interessati approvano
le tariffe dei servizi pubblici in misura tale da assicurare
l’equilibrio economico-finanziario dell’investimento e della connessa
gestione. I criteri per il calcolo della tariffa relativa ai servizi
stessi sono i seguenti:
a) la corrispondenza tra costi e ricavi in
modo da assicurare la integrale copertura dei costi, ivi compresi gli
oneri di ammortamento tecnico-finanziario;
b) l’equilibrato rapporto
tra i finanziamenti raccolti ed il capitale investito;
c) l’entità dei
costi di gestione delle opere, tenendo conto anche degli investimenti
e della qualità del servizio;
d) l’adeguatezza della remunerazione del
capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di
mercato.
5. La tariffa costituisce il corrispettivo dei servizi
pubblici; essa è determinata e adeguata ogni anno dai soggetti
proprietari, attraverso contratti di programma di durata poliennale,
nel rispetto del disciplinare e dello statuto conseguenti ai modelli
organizzativi prescelti. Qualora i servizi siano gestiti da soggetti
diversi dall’ente pubblico per effetto di particolari convenzioni e
concessioni dell’ente o per effetto del modello organizzativo di
società mista di cui al comma 1, la tariffa è riscossa dal soggetto
che gestisce i servizi pubblici.
6. Ove gli introiti siano connessi a
tariffe o prezzi amministrati, il Comitato interministeriale prezzi o
il comitato provinciale prezzi, entro il termine perentorio di trenta
giorni dalla data di ricezione del piano finanziario
dell’investimento, verifica l’eventuale presenza di fattori inflattivi
che contrastino con gli indirizzi di politica economica generale.
Eventuali successivi aumenti tariffari vengono determinati ai sensi
del comma 4; il Comitato interministeriale prezzi o il comitato
provinciale prezzi verifica tuttavia, entro lo stesso termine
perentorio decorrente dalla comunicazione della delibera di
approvazione della tariffa o del prezzo, la sussistenza delle
condizioni di cui ai commi 4 e 5, alle quali l’aumento deliberato
resta subordinato.
6-bis. Per la realizzazione di opere immediatamente
cantierabili nell’ambito degli interventi di cui al comma 1, che
risultino già aggiudicate ad imprese o consorzi di imprese a seguito
di regolari gare di appalto e non attuate per carenza di stanziamenti
pubblici, gli enti locali interessati possono disporre l’avvio dei
lavori previa conclusione di un contratto di programma con organismi
finanziari e/o bancari che si impegnino ad anticipare le somme
occorrenti. Al rimborso delle anticipazioni si provvede attraverso i
proventi della gestione sulla base di tariffe da stabilire in
conformità ai criteri di cui al presente articolo. Il comitato di cui
al comma 9 predispone per lo scopo uno schema di contratto tipo.
7.
Fino al secondo esercizio successivo a quello dell’entrata in funzione
dell’opera, l’ente locale partecipante potrà rilasciare garanzia
fidejussoria agli istituti mutuanti in misura non superiore alla
propria quota di partecipazione alla società di cui al comma 1.
8. Per
i conferimenti di aziende, di complessi aziendali o di rami di essi e
di ogni altro bene effettuati dai soggetti di cui al comma 1, anche
per la costituzione con atto unilaterale delle società di cui al
medesimo comma, si applicano le disposizioni dell’articolo 7, commi 1
e 2, della legge 30 luglio 1990, n. 218, e successive modificazioni.
L’importo massimo delle imposte di registro, ipotecarie e catastali di
cui al comma 1 dell’articolo 7 della citata legge n. 218 del 1990 è
fissato in lire 10 milioni, se l’operazione viene perfezionata entro
il 31 dicembre 1994.
9. Per le finalità di cui al presente articolo il
Ministro per i problemi delle aree urbane, d’intesa con i Ministri
competenti per settore, può promuovere gli opportuni accordi od intese
con le amministrazioni regionali e locali interessate. Gli accordi e
le intese dovranno essere corredati, tra l’altro, dalla progettazione
di massima, dallo studio di impatto ambientale ove previsto dal
D.P.C.M. 10 agosto 1988, n. 377, da un progetto economico-finanziario
con l’indicazione degli investimenti privati e degli eventuali
finanziamenti pubblici derivanti da leggi statali, regionali e da
impegni di bilancio comunale, nonché dalla specificazione delle misure
organizzative di ordinamento e di intesa tra i soggetti interessati ai
fini della tempestiva attuazione degli interventi nei tempi previsti e
della loro gestione. A tali fini, il Ministro per i problemi delle
aree urbane nomina un comitato nazionale cui devono essere sottoposti
i progetti economico-finanziari, presieduto dallo stesso Ministro e
composto da dieci membri, di cui quattro nominati in rappresentanza,
rispettivamente, del Ministero del tesoro, del Ministero dei lavori
pubblici, del Ministro per i problemi delle aree urbane, della Cassa
depositi e prestiti e sei in rappresentanza degli istituti di credito
a diffusa presenza nazionale.

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