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Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57.

DECRETO LEGISLATIVO 18 maggio 2001, n. 228
Orientamento e
modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della
legge 5 marzo 2001, n. 57
(G.U. n. 137, 15 giugno 2001, Supplemento
Ordinario)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87
della Costituzione;
Visti gli articoli 7 e 8 della legge 5 marzo 2001,
n. 57;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 6 aprile 2001;
Acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, reso il 24 aprile
2001;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera
dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del
Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 2 maggio
2001;
Sulla proposta del Ministro delle politiche agricole e
forestali, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, delle finanze, del lavoro e della previdenza
sociale, dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del
commercio con l’estero, della sanità, dell’ambiente, per la funzione
pubblica, per gli affari regionali e per le politiche comunitarie;
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il seguente decreto legislativo:
Capo I
Soggetti e attività
Art.
1.
Imprenditore agricolo
1. L’articolo 2135 del codice civile è
sostituito dal seguente: “E’ imprenditore agricolo chi esercita una
delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura,
allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del
fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le
attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di
una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale,
che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque
dolci, salmastre o marine. Si intendono comunque connesse le attività,
esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla
manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e
valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti
prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o
dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura
di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature
o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola
esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio
e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità
come definite dalla legge”.
2. Si considerano imprenditori agricoli le
cooperative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi quando
utilizzano per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2135
del codice civile, come sostituito dal comma 1 del presente articolo,
prevalentemente prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente
ai soci beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo
biologico.
Art. 2.
Iscrizione al registro delle imprese
1.
L’iscrizione degli imprenditori agricoli, dei coltivatori diretti e
delle società semplici esercenti attività agricola nella sezione
speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 2188 e
seguenti del codice civile, oltre alle funzioni di certificazione
anagrafica ed a quelle previste dalle leggi speciali, ha l’efficacia
di cui all’articolo 2193 del codice civile.
Art. 3.
Attività
agrituristiche
1. Rientrano fra le attività agrituristiche di cui alla
legge 5 dicembre 1985, n. 730, ancorché svolte all’esterno dei beni
fondiari nella disponibilità dell’impresa, l’organizzazione di
attività ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva,
escursionistiche e di ippoturismo finalizzate ad una migliore
fruizione e conoscenza del territorio, nonché la degustazione dei
prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita del vino, ai sensi della
legge 27 luglio 1999, n. 268. La stagionalità dell’ospitalità
agrituristica si intende riferita alla durata del soggiorno dei
singoli ospiti.
2. Possono essere addetti ad attività agrituristiche,
e sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente
disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale, i familiari di cui
all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori dipendenti a
tempo indeterminato, determinato e parziale.
3. Alle opere ed ai
fabbricati destinati ad attività agrituristiche si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 9, lettera a) ed all’articolo 10
della legge 28 gennaio 1977, n. 10, nonché di cui all’articolo 24,
comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, relativamente
all’utilizzo di opere provvisionali per l’accessibilità ed il
superamento delle barriere architettoniche.
Art. 4.
Esercizio
dell’attività di vendita
1. Gli imprenditori agricoli, singoli o
associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della
legge 29 dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al
dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti
provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate
le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità.
2. La vendita
diretta dei prodotti agricoli in forma itinerante è soggetta a previa
comunicazione al comune del luogo ove ha sede l’azienda di produzione
e può essere effettuata decorsi trenta giorni dal ricevimento della
comunicazione.
3. La comunicazione di cui al comma 2, oltre alle
indicazioni delle generalità del richiedente, dell’iscrizione nel
registro delle imprese e degli estremi di ubicazione dell’azienda,
deve contenere la specificazione dei prodotti di cui s’intende
praticare la vendita e delle modalità con cui si intende effettuarla,
ivi compreso il commercio elettronico.
4. Qualora si intenda
esercitare la vendita al dettaglio non in forma itinerante su aree
pubbliche o in locali aperti al pubblico, la comunicazione è
indirizzata al sindaco del comune in cui si intende esercitare la
vendita. Per la vendita al dettaglio su aree pubbliche mediante
l’utilizzo di un posteggio la comunicazione deve contenere la
richiesta di assegnazione del posteggio medesimo, ai sensi dell’art.
28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
5. La presente
disciplina si applica anche nel caso di vendita di prodotti derivati,
ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione dei
prodotti agricoli e zootecnici, finalizzate al completo sfruttamento
del ciclo produttivo dell’impresa.
6. Non possono esercitare
l’attività di vendita diretta gli imprenditori agricoli, singoli o
soci di società di persone e le persone giuridiche i cui
amministratori abbiano riportato, nell’espletamento delle funzioni
connesse alla carica ricoperta nella società, condanne con sentenza
passata in giudicato, per delitti in materia di igiene e sanità o di
frode nella preparazione degli alimenti nel quinquennio precedente
all’inizio dell’esercizio dell’attività. Il divieto ha efficacia per
un periodo di cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza di
condanna.
7. Alla vendita diretta disciplinata dal presente decreto
legislativo continuano a non applicarsi le disposizioni di cui al
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, in conformità a quanto
stabilito dall’articolo 4, comma 2, lettera d), del medesimo decreto
legislativo n. 114 del 1998.
8. Qualora l’ammontare dei ricavi
derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti dalle rispettive
aziende nell’anno solare precedente sia superiore a lire 80 milioni
per gli imprenditori individuali ovvero a lire 2 miliardi per le
società, si applicano le disposizioni del citato decreto legislativo
n. 114 del 1998.
Capo II
Contratti agrari, integrità aziendale e
distretti
Art. 5.
Modifiche alla legge 3 maggio 1982, n. 203
1. Dopo
l’articolo 4 della legge 3 maggio 1982, n. 203, è inserito il
seguente: “Art. 4-bis (Diritto di prelazione in caso di nuovo
affitto). – 1. Il locatore che, alla scadenza prevista dall’articolo
1, ovvero a quella prevista dal primo comma dell’articolo 22 o alla
diversa scadenza pattuita tra le parti, intende concedere in affitto
il fondo a terzi, deve comunicare al conduttore le offerte ricevute,
mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, almeno
novanta giorni prima della scadenza. Le offerte possono avere ad
oggetto anche proposte di affitto definite dal locatore e dai terzi al
sensi del terzo comma dell’articolo 23 della legge 11 febbraio 1971,
n. 11, come sostituito dal primo comma dell’articolo 45 della presente
legge. 2. L’obbligo di cui al comma 1 non ricorre quando il conduttore
abbia comunicato che non intende rinnovare l’affitto e nei casi di
cessazione del rapporto di affitto per grave inadempienza o recesso
del conduttore ai sensi dell’articolo 5. 3. Il conduttore ha diritto
di prelazione se, entro quarantacinque giorni dal ricevimento della
comunicazione di cui al comma 1 e nelle forme ivi previste, offre
condizioni uguali a quelle comunicategli dal locatore. 4. Nel caso in
cui il locatore entro i sei mesi successivi alla scadenza del
contratto abbia concesso il fondo in affitto a terzi senza
preventivamente comunicare le offerte ricevute secondo le modalità e i
termini di cui al comma 1 ovvero a condizioni più favorevoli di quelle
comunicate al conduttore, quest’ultimo conserva il diritto di
prelazione da esercitare nelle forme di cui al comma 3 entro il
termine di un anno dalla scadenza del contratto non rinnovato. Per
effetto dell’esercizio del diritto di prelazione si instaura un nuovo
rapporto di affitto alle medesime condizioni del contratto concluso
dal locatore con il terzo.”.
Art. 6.
Utilizzazione agricola dei
terreni demaniali e patrimoniali indisponibili
1. Le disposizioni
recate dalla legge 12 giugno 1962, n. 567, e successive modificazioni,
dalla legge 11 febbraio 1971, n. 11, e successive modificazioni, dalla
legge 3 maggio 1982, n. 203, e successive modificazioni, si applicano
anche ai terreni demaniali o soggetti al regime dei beni …

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