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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 giugno 2001, n.380 Ripubb...

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 giugno 2001, n.380 Ripubblicazione del testo del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante: 'Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo A)', corredato delle relative note. (Decreto pubblicato nel supplemento ordinario n. 239/L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 245 del 20 ottobre 2001). (GU n. 266 del 15-11-2001- Suppl. Ordinario n.246)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 giugno 2001, n.380

Ripubblicazione del testo del decreto del Presidente della
Repubblica
6 giugno 2001, n. 380, recante: “Testo unico delle
disposizioni
legislative e regolamentari in materia edilizia.
(Testo A)”,
corredato delle relative note. (Decreto pubblicato nel
supplemento
ordinario n. 239/L alla Gazzetta Ufficiale – serie
generale – n. 245
del 20 ottobre 2001).

Parte I
ATTIVITA’
EDILIZIATitolo IDISPOSIZIONI GENERALICapo IAttivita’ edilizia

Art. 1 (L)
Ambito di
applicazione

1. Il presente testo unico contiene i principi
fondamentali e
generali e le disposizioni per la disciplina
dell’attivita’ edilizia.
2. Restano ferme le disposizioni in
materia di tutela dei beni
culturali e ambientali contenute nel
decreto legislativo 29 ottobre
1999, n. 490, e le altre normative di
settore aventi incidenza sulla
disciplina dell’attivita’ edilizia.

3. Sono fatte salve altresi’ le disposizioni di cui agli articoli
24
e 25 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ed
alle
relative norme di attuazione, in materia di
realizzazione,
ampliamento, ristrutturazione e riconversione di
impianti produttivi.

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto

dall’amministrazione competente per materia, ai sensi

dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle

disposizioni sulla promulgazione delle leggi,

sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,

approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo

fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge

modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano

invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi

qui trascritti.

Note all’art. 1:
– Il
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1999 n.
302,
supplemento ordinario, reca: “Testo unico delle

disposizioni legislative in materia di beni culturali e

ambientali, a norma dell’art. 1 della legge 8 ottobre 1997,

n. 352”.
– Si riporta il testo degli articoli 24
e 25 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112:

“Art. 24 (Principi organizzativi per l’esercizio delle

funzioni amministrative in materia di insediamenti

produttivi). – 1. Ogni comune esercita, singolarmente o in

forma associata, anche con altri enti locali, le funzioni

di cui all’art. 23, assicurando che un’unica struttura sia

responsabile dell’intero procedimento.
2. Presso la
struttura e’ istituito uno sportello unico
al fine di
garantire a tutti gli interessati l’accesso,
anche in via
telematica, al proprio archivio informatico
contenente i
dati concernenti le domande di autorizzazione
e il
relativo iter procedurale, gli adempimenti necessari
per
le procedure autorizzatorie, nonche’ tutte le

informazioni disponibili a livello regionale, ivi comprese

quelle concernenti le attivita’ promozionali, che dovranno

essere fornite in modo coordinato.
3. I comuni possono
stipulare convenzioni con le camere
di commercio,
industria, artigianato e agricoltura per la
realizzazione
dello sportello unico.
4. Ai fini di cui al presente
articolo, gli enti locali
possono avvalersi, nelle
forme concordate, di altre
amministrazioni ed enti
pubblici, cui possono anche essere
affidati singoli atti
istruttori del procedimento.
5. Laddove siano
stipulati patti territoriali o
contratti d’area,
l’accordo tra gli enti locali coinvolti
puo’ prevedere che
la gestione dello sportello unico sia
attribuita al
soggetto pubblico responsabile del patto o
del contratto”.

“Art. 25 (Procedimento). – 1. Il procedimento

amministrativo in materia di autorizzazione

all’insediamento di attivita’ produttive e’ unico.

L’istruttoria ha per oggetto in particolare i profili

urbanistici, sanitari, della tutela ambientale e della

sicurezza.
2. Il procedimento, disciplinato con
uno o piu’
regolamenti ai sensi dell’art. 20, comma
8, della legge
15 marzo 1997, n. 59, si ispira ai seguenti
principi:
a) istituzione di uno sportello unico
presso la
struttura organizzativa e individuazione del
responsabile
del procedimento;
b)
trasparenza delle procedure e apertura del

procedimento alle osservazioni dei soggetti portatori di

interessi diffusi;
c) facolta’ per l’interessato
di ricorrere
all’autocertificazione per l’attestazione,
sotto la propria
responsabilita’, della conformita’ del
progetto alle
singole prescrizioni delle norme vigenti;

d) facolta’ per l’interessato, inutilmente decorsi i

termini per il rilascio degli atti di assenso previsti, di

realizzare l’impianto in conformita’ alle

autocertificazioni prodotte, previa valutazione favorevole

di impatto ambientale, ove prevista dalle norme vigenti e

purche’ abbia ottenuto la concessione edilizia;
e)
previsione dell’obbligo della riduzione in
pristino
nel caso di falsita’ di alcuna delle

autocertificazioni, fatti salvi i casi di errori od

omissioni materiali suscettibili di correzioni o

integrazioni;
f) possibilita’ del ricorso da parte
del comune,
nella qualita’ di amministrazione procedente,
ove non sia
esercitata la facolta’ di cui alla lettera
c), alla
conferenza di servizi, le cui determinazioni
sostituiscono
il provvedimento ai sensi dell’art. 14 della
legge 7 agosto
1990, n. 241, come modificato dalla legge
15 maggio 1997,
n. 127;
g) possibilita’
del ricorso alla conferenza di
servizi quando il
progetto contrasti con le previsioni di
uno strumento
urbanistico; in tal caso, ove la conferenza
di servizi
registri un accordo sulla variazione dello
strumento
urbanistico, la determinazione costituisce
proposta
di variante sulla quale si pronuncia

definitivamente il consiglio comunale, tenuto conto delle

osservazioni, proposte e opposizioni avanzate in conferenza

di servizi nonche’ delle osservazioni e opposizioni

formulate dagli aventi titolo ai sensi della legge

17 agosto 1942, n. 1150;
h) effettuazione del
collaudo, da parte di soggetti
abilitati non
collegati professionalmente ne’
economicamente in modo
diretto o indiretto all’impresa, con
la presenza dei
tecnici dell’unita’ organizzativa, entro i
termini
stabiliti; l’autorizzazione e il collaudo non
esonerano
le amministrazioni competenti dalle proprie
funzioni
di vigilanza e controllo e dalle connesse

responsabilita’ previste dalla legge.
3. Le regioni a
statuto speciale e le province autonome
di Trento e di
Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi
ordinamenti
alle norme fondamentali contenute nel presente
articolo
secondo le previsioni dei rispettivi statuti e
delle
relative norme di attuazione”.

Art. 2 (L)
Competenze delle regioni e degli enti locali

1. Le regioni esercitano la potesta’ legislativa concorrente
in
materia edilizia nel rispetto dei principi fondamentali
della
legislazione statale desumibili dalle disposizioni
contenute nel
testo unico.
2. Le regioni a statuto speciale e le
province autonome di Trento e
di Bolzano esercitano la propria
potesta’ legislativa esclusiva, nel
rispetto e nei limiti degli
statuti di autonomia e delle relative
norme di attuazione.
3. Le
disposizioni, anche di dettaglio, del presente testo unico,
attuative
dei principi di riordino in esso contenuti,
operano
direttamente nei riguardi delle regioni a statuto ordinario,
fino a
quando esse non si adeguano ai principi medesimi.
4. I
comuni, nell’ambito della propria autonomia statutaria e
normativa
di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n.
267, disciplinano l’attivita’ edilizia.
5. In nessun caso le norme
del presente testo unico possono essere
interpretate nel senso
della attribuzione allo Stato di funzioni e
compiti trasferiti,
delegati o comunque conferiti alle regioni e agli
enti locali dalle
disposizioni vigenti alla data della sua entrata in
vigore.

Nota all’art. 2:
– Si riporta il
testo dell’art. 3 del decreto
legislativo 18 agosto 2000
n. 267:
“Art. 3 (Autonomia dei comuni e delle
province). – 1.
Le comunita’ locali, ordinate in comuni e
province, sono
autonome.
2. Il comune e’
l’ente locale che rappresenta la
propria comunita’, ne
cura gli interessi e ne promuove lo
sviluppo.

3. La provincia, ente locale intermedio tra comune e

Regione, rappresenta la propria comunita’, ne cura gli

interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo.
4. I
comuni e le province hanno autonomia statutaria,
normativa,
organizzativa e amministrativa, nonche’
autonomia
impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri
statuti e
regolamenti e delle leggi di coordinamento della
finanza
pubblica.
5. I comuni e le province sono titolari di
funzioni
proprie e di quelle conferite loro con legge dello
Stato e
della Regione, secondo il principio di
sussidiarieta’. I
comuni e le province svolgono le
loro funzioni anche
attraverso le attivita’ che possono
essere adeguatamente
esercitate dalla autonoma iniziativa
dei cittadini e delle
loro formazioni sociali”.

Art. 3 (L)

Definizioni degli interventi
edilizi (legge 5 agosto 1978, n. 457,

art. 31)
1. Ai fini del presente testo unico si intendono per:

a) “interventi di manutenzione ordinaria”, gli interventi edilizi
che
riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione
delle
finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare
o
mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
b)
“interventi di manutenzione straordinaria”, le opere e
le
modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti
anche
strutturali degli edifici, nonche’ per realizzare ed
integrare i
servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non
alterino i
volumi e le superfici delle singole unita’
immobiliari e non
comportino modifiche delle destinazioni di uso;

c) “interventi di restauro e di risanamento conservativo”,
gli
interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e
ad
assicurarne la funzionalita’ mediante un insieme sistematico di
opere
che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e
strutturali
dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni
d’uso con essi
compatibili. Tali interventi comprendono il
consolidamento, il
ripristino e il rinnovo degli elementi
costitutivi dell’edificio,
l’inserimento degli elementi accessori
e degli impianti richiesti
dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione
degli elementi estranei
all’organismo edilizio;
d) “interventi
di ristrutturazione edilizia”, gli interventi
rivolti a
trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme
sistematico
di opere che possono portare ad un organismo edilizio in
tutto o in
parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono
il
ripristino o la sostituzione di alcuni elementi
costitutivi
dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e
l’inserimento di nuovi
elementi ed impianti. Nell’ambito
degli interventi di
ristrutturazione edilizia sono ricompresi
anche quelli consistenti
nella demolizione e successiva fedele
ricostruzione di un fabbricato
identico, quanto a sagoma, volumi,
area di sedime e caratteristiche
dei materiali, a quello preesistente,
fatte salve le sole innovazioni
necessarie per l’adeguamento alla
normativa antisismica;
e) “interventi di nuova costruzione”,
quelli di trasformazione
edilizia e urbanistica del territorio non
rientranti nelle categorie
definite alle lettere precedenti. Sono
comunque da considerarsi tali:
e.1) la costruzione di
manufatti edilizi fuori terra o
interrati, ovvero l’ampliamento di
quelli esistenti all’esterno della
sagoma esistente, fermo restando,
per gli interventi pertinenziali,
quanto previsto alla lettera e.6);

e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e
secondaria
realizzati da soggetti diversi dal comune;
e.3) la
realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche
per pubblici
servizi, che comporti la trasformazione in via
permanente di
suolo inedificato;
e.4) l’installazione di torri e
tralicci per impianti
radio-ricetrasmittenti e di ripetitori
per i servizi di
telecomunicazione;
e.5) l’installazione
di manufatti leggeri, anche prefabbricati,
e di strutture di
qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case
mobili,
imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti
di
lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non
siano
diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee;
e.6)
gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli
strumenti
urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio
ambientale
e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi
di nuova
costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un
volume
superiore al 20% del volume dell’edificio principale;
e.7) la
realizzazione di depositi di merci o di materiali, la
realizzazione
di impianti per attivita’ produttive all’aperto ove
comportino
l’esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione
permanente
del suolo inedificato;
f) gli “interventi di ristrutturazione
urbanistica”, quelli
rivolti a sostituire l’esistente tessuto
urbanistico-edilizio con
altro diverso, mediante un insieme
sistematico di interventi edilizi,
anche con la modificazione del
disegno dei lotti, degli isolati e
della rete stradale.
2. Le
definizioni di cui al comma 1 prevalgono sulle disposizioni
degli
strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi. Resta
ferma
la definizione di restauro prevista dall’articolo 34 del
decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

Nota
all’art. 3:
– Si riporta il testo dell’art. 34
del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

“Art. 34 (Definizione di restauro). – 1. Ai fini del

presente Capo, per restauro si intende l’intervento diretto

sulla cosa volto a mantenerne l’integrita’ materiale e ad

assicurare la conservazione e la protezione dei suoi valori

culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone

dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente

il restauro comprende l’intervento di miglioramento

strutturale”.

Art. 4
(L)
Regolamenti edilizi comunali (legge 17 agosto 1942, n. 1150, art.
33)

1. Il regolamento che i comuni adottano ai sensi
dell’articolo 2,
comma 4, deve contenere la disciplina delle
modalita’ costruttive,
con particolare riguardo al
rispetto delle normative
tecnico-estetiche, igienico-sanitarie,
di sicurezza e vivibilita’
degli immobili e delle pertinenze degli
stessi.
2. Nel caso in cui il comune intenda istituire la
commissione
edilizia, il regolamento indica gli interventi
sottoposti al
preventivo parere di tale organo consultivo.

Art. 5 (R)
Sportello unico per l’edilizia
(decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398,
art. 4, commi 1, 2, 3, 4, 5 e
6, convertito, con modificazioni, dalla
legge 4 dicembre 1993, n.
493; art. 220, regio decreto 27 luglio

1934, n. 1265)

1. Le amministrazioni comunali, nell’ambito della
propria autonomia
organizzativa, provvedono, anche mediante
esercizio in forma
associata delle strutture ai sensi del Capo V,
Titolo II del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
ovvero accorpamento,
disarticolazione, soppressione di uffici o
organi gia’ esistenti, a
costituire un ufficio denominato sportello
unico per l’edilizia, che
cura tutti i rapporti fra il privato,
l’amministrazione e, ove
occorra, le altre amministrazioni tenute
a pronunciarsi in ordine
all’intervento edilizio oggetto della
richiesta di permesso o di
denuncia di inizio attivita’.
2. Tale
ufficio provvede in particolare:
a) alla ricezione delle
denunce di inizio attivita’ e delle
domande per il rilascio di
permessi di costruire e di ogni altro atto
di assenso comunque
denominato in materia di attivita’ edilizia, ivi
compreso il
certificato di agibilita’, nonche’ dei progetti approvati
dalla
Soprintendenza ai sensi e per gli effetti degli articoli 36, 38
e 46
del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
b) a fornire
informazioni sulle materie di cui al punto a), anche
mediante
predisposizione di un archivio informatico contenente i
necessari
elementi normativi, che consenta a chi vi abbia interesse
l’accesso
gratuito, anche in via telematica, alle informazioni sugli
adempimenti
necessari per lo svolgimento delle procedure previste dal
presente
regolamento, all’elenco delle domande presentate, allo stato
del loro
iter procedurale, nonche’ a tutte le possibili informazioni
utili
disponibili;
d) all’adozione, nelle medesime materie, dei
provvedimenti in
tema di accesso ai documenti amministrativi in
favore di chiunque vi
abbia interesse ai sensi dell’articolo 22 e
seguenti della legge
7 agosto 1990, n. 241, nonche’ delle norme
comunali di attuazione;
e) al rilascio dei permessi di
costruire, dei certificati di
agibilita’, nonche’ delle
certificazioni attestanti le prescrizioni
normative e le
determinazioni provvedimentali a carattere
urbanistico,
paesaggisticoambientale, edilizio e di qualsiasi altro
tipo comunque
rilevanti ai fini degli interventi di trasformazione
edilizia del
territorio;
f) alla cura dei rapporti tra l’amministrazione
comunale, il
privato e le altre amministrazioni chiamate a
pronunciarsi in ordine
all’intervento edilizio oggetto
dell’istanza o denuncia, con
particolare riferimento agli
adempimenti connessi all’applicazione
della parte seconda del testo
unico.
3. Ai fini del rilascio del permesso di costruire o del
certificato
di agibilita’, l’ufficio di cui al comma 1 acquisisce
direttamente,
ove questi non siano stati gia’ allegati dal
richiedente:
a) il parere dell’A.S.L. nel caso in cui non
possa essere
sostituito da una autocertificazione ai sensi
dell’articolo 20, comma
1;
b) il parere dei vigili del fuoco,
ove necessario, in ordine al
rispetto della normativa antincendio.

4. L’ufficio cura altresi’ gli incombenti necessari ai
fini
dell’acquisizione, anche mediante conferenza di servizi ai
sensi
degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater della legge 7
agosto
1990, n. 241, degli atti di assenso, comunque denominati,
necessari
ai fini della realizzazione dell’intervento edilizio. Nel
novero di
detti assensi rientrano, in particolare:
a) le
autorizzazioni e certificazioni del competente ufficio
tecnico
della regione, per le costruzioni in zone sismiche di cui
agli
articoli 61, 94 e 62;
b) l’assenso dell’amministrazione
militare per le costruzioni
nelle zone di salvaguardia contigue ad
opere di difesa dello Stato o
a stabilimenti militari, di cui
all’articolo 16 della legge
24 dicembre 1976, n. 898;
c)
l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale
in caso
di costruzione, spostamento e modifica di edifici nelle zone
di
salvaguardia in prossimita’ della linea doganale e nel
mare
territoriale, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 19 del
decreto
legislativo 8 novembre 1990, n. 374;
d) l’autorizzazione
dell’autorita’ competente per le costruzioni
su terreni confinanti
con il demanio marittimo, ai sensi e per gli
effetti dell’articolo 55
del codice della navigazione;
e) gli atti di assenso, comunque
denominati, previsti per gli
interventi edilizi su immobili vincolati
ai sensi degli articoli 21,
23, 24, e 151 del decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 490, fermo
restando che, in caso di dissenso
manifestato dall’amministrazione
preposta alla tutela dei beni
culturali, si procede ai sensi
dell’articolo 25 del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
f) il parere vincolante
della Commissione per la salvaguardia di
Venezia, ai sensi e per
gli effetti dell’articolo 6 della legge
16 aprile 1973, n. 171, e
successive modificazioni, salvi i casi in
cui vi sia stato
l’adeguamento al piano comprensoriale previsto
dall’articolo 5
della stessa legge, per l’attivita’ edilizia nella
laguna veneta,
nonche’ nel territorio dei centri storici di Chioggia
e di Sottomarina
e nelle isole di Pellestrina, Lido e Sant’Erasmo;
g) il parere
dell’autorita’ competente in tema di assetti e
vincoli
idrogeologici;
h) gli assensi in materia di servitu’
viarie, ferroviarie,
portuali ed aeroportuali;
i) il
nulla-osta dell’autorita’ competente ai sensi
dell’articolo 13
della legge 6 dicembre 1991, n. 394, in tema di aree
naturali
protette.

Note all’art. 5:

Il Capo V, Titolo II, del decreto legislativo
18
agosto 2000, n. 267, recante (Testo unico delle leggi

sull’ordinamento degli enti locali), reca: “Forme

associative”.
– Si riporta il testo degli articoli
36, 38 e 46 del
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.
490:
“Art. 36 (Procedure urbanistiche semplificate). –
1. Le
disposizioni che escludono le procedure
semplificate di
controllo urbanistico-edilizio in
relazione all’incidenza
dell’intervento su beni culturali
non si applicano ai
lavori di restauro
espressamente approvati a norma
dell’art. 23. A tal fine
il soprintendente invia copia del
progetto approvato al
Comune interessato”.
“Art. 38 (Procedura di
esecuzione). – 1. Ai fini
dell’art. 37 il soprintendente
redige una relazione tecnica
e dichiara la necessita’ dei
lavori da eseguire.
2. La relazione tecnica e’
comunicata al proprietario,
possessore o detentore del
bene, che puo’ far pervenire le
sue osservazioni entro
trenta giorni dall’avvenuta
comunicazione.

3. Il soprintendente, se non ritiene necessaria

l’esecuzione diretta dell’intervento, assegna al

proprietario, possessore o detentore un termine per la

presentazione del progetto esecutivo dei lavori da

effettuarsi, conformemente alla relazione tecnica.
4.
Il progetto presentato e’ approvato dal

soprintendente con le eventuali prescrizioni e con la

fissazione del termine per l’inizio dei lavori. Per i beni

immobili il progetto e’ trasmesso al Comune interessato,

che puo’ esprimere parere motivato entro trenta giorni

dalla ricezione della comunicazione.
5. Se il
proprietario, possessore o detentore del bene
non adempie
all’obbligo di presentazione del progetto, o
non provvede
a modificarlo secondo le indicazioni del
soprintendente
nel termine da esso fissato, ovvero se il
progetto e’
respinto, si procede con l’esecuzione diretta.
6. In
caso di urgenza il soprintendente puo’ adottare

immediatamente le misure conservative”.
“Art. 46
(Restauro di beni dello Stato in uso ad altra

amministrazione). – 1. Il Ministero provvede alle esigenze

di restauro dei beni culturali di proprieta’ dello Stato

sentita l’amministrazione che li ha in uso o in consegna.

Previo accordo con l’amministrazione interessata, la

progettazione e l’esecuzione degli interventi su beni

immobili puo’ essere assunta dall’amministrazione medesima,

ferma restando la competenza del Ministero all’approvazione

del progetto ed alla vigilanza sui lavori.
2. Per i
beni culturali degli enti pubblici
territoriali, le
misure previste dagli articoli 37 e 38
sono disposte,
salvo i casi di assoluta urgenza, in base ad
accordi o
previe intese con l’ente interessato.
3. Per
l’esecuzione degli interventi previsti dal comma
1 relativi
a beni immobili il Ministero trasmette il
progetto e
comunica l’inizio dei lavori al Comune
interessato.

4. Gli interventi di conservazione dei beni culturali

che coinvolgono piu’ soggetti pubblici e privati e che

possono implicare decisioni istituzionali ed impegnare

risorse finanziarie dello Stato, delle regioni e degli enti

locali sono programmati, di norma, secondo le procedure

previste dall’art. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142,

dall’art. 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n.

662 e dagli articoli da 152 a 155 del decreto legislativo

31 marzo 1998, n. 112”.
– Si riporta il testo degli
articoli 22 e segg. della
legge 7 agosto 1990, n. 241:

“Art. 22. – 1. Al fine di assicurare la trasparenza

dell’attivita’ amministrativa e di favorirne lo svolgimento

imparziale e’ riconosciuto a chiunque vi abbia interesse

per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il

diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le

modalita’ stabilite dalla presente legge.
2. E’
considerato documento amministrativo ogni

rappresentazione grafica, fotocinematografica,

elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto

di atti, anche interni, formati dalle pubbliche

amministrazioni o, comunque, utilizzati ai fini

dell’attivita’ amministrativa.
3. Entro sei mesi dalla
data di entrata in vigore della
presente legge le
amministrazioni interessate adottano le
misure
organizzative idonee a garantire l’applicazione
della
disposizione di cui al comma 1, dandone comunicazione
alla
Commissione di cui all’art. 27”.
“Art. 23. – 1. Il
diritto di accesso di cui all’art. 22
si esercita nei
confronti delle pubbliche amministrazioni,
delle aziende
autonome e speciali, degli enti pubblici e
dei gestori di
pubblici servizi. Il diritto di accesso nei
confronti delle
Autorita’ di garanzia e di vigilanza si
esercita
nell’ambito dei rispettivi ordinamenti, secondo
quanto
previsto dall’art. 24”.
“Art. 24. – 1. Il diritto di
accesso e’ escluso per i
documenti coperti da segreto di
Stato ai sensi dell’art. 12
della legge 24 ottobre 1977, n.
801, per quelli relativi ai
procedimenti previsti dal
decreto-legge 15 gennaio 1991, n.
8, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 marzo
1991, n. 82, e
successive modificazioni, e dal decreto
legislativo 29
marzo 1993, n. 119, e successive
modificazioni
nonche’ nei casi di segreto o di divieto di
divulgazione
altrimenti previsti dall’ordinamento.
2. Il Governo e’
autorizzato ad emanare, ai sensi del
comma 2 dell’art. 17
della legge 23 agosto 1988, n. 400,
entro sei mesi dalla
data di entrata in vigore della
presente legge, uno o
piu’ decreti intesi a disciplinare le
modalita’ di
esercizio del diritto di accesso e gli altri
casi di
esclusione del diritto di accesso in relazione alla
esigenza
di salvaguardare:
a) la sicurezza, la difesa
nazionale e le relazioni
internazionali;
b)
la politica monetaria e valutaria;
c) l’ordine
pubblico e la prevenzione e repressione
della
criminalita’;
d) la riservatezza di terzi,
persone, gruppi ed
imprese, garantendo peraltro agli
interessati la visione
degli atti relativi ai procedimenti
amministrativi, la cui
conoscenza sia necessaria per curare
o per difendere i loro
interessi giuridici.
3.
Con i decreti di cui al comma 2 sono altresi’

stabilite norme particolari per assicurare che l’accesso ai

dati raccolti mediante strumenti informatici avvenga nel

rispetto delle esigenze di cui al medesimo comma 2.
4.
Le singole amministrazioni hanno l’obbligo di

individuare, con uno o piu’ regolamenti da emanarsi entro i

sei mesi successivi, le categorie di documenti da esse

formati o comunque rientranti nella loro disponibilita’

sottratti all’accesso per le esigenze di cui al comma 2.

5. Restano ferme le disposizioni previste dall’art. 9,

legge 1 aprile 1981, n. 121, come modificato dall’art. 26,

legge 10 ottobre 1986, n. 668, e dalle relative norme di

attuazione, nonche’ ogni altra disposizione attualmente

vigente che limiti l’accesso ai documenti amministrativi.

6. I soggetti indicati nell’art. 23 hanno facolta’ di

differire l’accesso ai documenti richiesti sino a quando la

conoscenza di essi possa impedire o gravemente ostacolare

lo svolgimento dell’azione amministrativa. Non e’ comunque

ammesso l’accesso agli atti preparatori nel corso della

formazione dei provvedimenti di cui all’art. 13, salvo

diverse disposizioni di legge”.
“Art. 25. – 1. Il
diritto di accesso si esercita
mediante esame ed
estrazione di copia dei documenti
amministrativi, nei
modi e con i limiti indicati dalla
presente legge.
L’esame dei documenti e’ gratuito. Il
rilascio di
copia e’ subordinato soltanto al rimborso del
costo di
riproduzione, salve le disposizioni vigenti in
materia di
bollo, nonche’ i diritti di ricerca e di visura.
2. La
richiesta di accesso ai documenti deve essere
motivata.
Essa deve essere rivolta all’amministrazione che
ha formato
il documento o che lo detiene stabilmente.
3. Il
rifiuto, il differimento e la limitazione
dell’accesso
sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti
dall’art. 24 e
debbono essere motivati.
4. Decorsi inutilmente trenta
giorni dalla richiesta,
questa si intende respinta. In caso
di rifiuto, espresso o
tacito, o di differimento ai sensi
dell’art. 24, comma 6,
dell’accesso, il richiedente puo’
presentare ricorso al
tribunale amministrativo regionale ai
sensi del comma 5 del
presente articolo, ovvero chiedere,
nello stesso termine,
al difensore civico competente che
sia riesaminata la
suddetta determinazione. Se il
difensore civico ritiene
illegittimo il diniego o il
differimento, lo comunica a chi
l’ha disposto. Se questi
non emana il provvedimento
confermativo motivato entro
trenta giorni dal ricevimento
della comunicazione del
difensore civico, l’accesso e’
consentito. Qualora il
richiedente l’accesso si sia rivolto
al difensore civico,
il termine di cui al comma 5 decorre
dalla data del
ricevimento, da parte del richiedente,
dell’esito della
sua istanza al difensore civico.
5. Contro le
determinazioni amministrative concernenti
il diritto di
accesso e nei casi previsti dal comma 4 e’
dato ricorso,
nel termine di trenta giorni, al tribunale
amministrativo
regionale, il quale decide in camera di
consiglio entro
trenta giorni dalla scadenza del termine
per il deposito
del ricorso, uditi i difensori delle parti
che ne abbiano
fatto richiesta. La decisione del tribunale
e’ appellabile,
entro trenta giorni dalla notifica della
stessa, al
Consiglio di Stato, il quale decide con le
medesime
modalita’ e negli stessi termini.
6. In caso di
totale o parziale accoglimento del
ricorso il giudice
amministrativo, sussistendone i
presupposti, ordina
l’esibizione dei documenti richiesti”.
“Art. 26. – 1.
Fermo restando quanto previsto per le
pubblicazioni nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana dalla legge
11 dicembre 1984, n. 835, e dalle
relative norme di
attuazione, sono pubblicati, secondo le
modalita’ previste
dai singoli ordinamenti, le direttive, i
programmi, le
istruzioni, le circolari e ogni atto che
dispone in
generale sulla organizzazione, sulle funzioni,
sugli
obiettivi, sui procedimenti di una pubblica

amministrazione ovvero nel quale si determina

l’interpretazione di norme giuridiche o si dettano

disposizioni per l’applicazione di esse.
2. Sono
altresi’ pubblicate, nelle forme predette, le
relazioni
annuali della Commissione di cui all’art. 27 e,
in
generale, e’ data la massima pubblicita’ a tutte le

disposizioni attuative della presente legge e a tutte le

iniziative dirette a precisare ed a rendere effettivo il

diritto di accesso.
3. Con la pubblicazione di cui al
comma 1, ove essa sia
integrale, la liberta’ di accesso ai
documenti indicati nel
predetto comma 1 s’intende
realizzata”.
“Art. 27. – 1. E’ istituita presso la
Presidenza del
Consiglio dei Ministri la Commissione
per l’accesso ai
documenti amministrativi.
2.
La Commissione e’ nominata con decreto del

Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del

Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei Ministri.

Essa e’ presieduta dal sottosegretario di Stato alla

Presidenza del Consiglio dei ministri ed e’ composta da

sedici membri, dei quali due senatori e due deputati

designati dai Presidenti delle rispettive Camere, quattro

scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n.

97, su designazione dei rispettivi organi di autogoverno,

quattro fra i professori di ruolo in materie

giuridico-amministrative e quattro fra i dirigenti dello

Stato e degli altri enti pubblici.
3. La Commissione
e’ rinnovata ogni tre anni. Per i
membri parlamentari si
procede a nuova nomina in caso di
scadenza o scioglimento
anticipato delle Camere nel corso
del triennio.

4. Gli oneri per il funzionamento della Commissione

sono a carico dello stato di previsione della Presidenza

del Consiglio dei Ministri.
5. La Commissione vigila
affinche’ venga attuato il
principio di piena
conoscibilita’ dell’attivita’ della
pubblica
amministrazione con il rispetto dei limiti fissati
dalla
presente legge; redige una relazione annuale sulla

trasparenza dell’attivita’ della pubblica amministrazione,

che comunica alle Camere e al Presidente del Consiglio dei

Ministri; propone al Governo modifiche dei testi

legislativi e regolamentari che siano utili a realizzare la

piu’ ampia garanzia del diritto di accesso di cui all’art.

22.
6. Tutte le amministrazioni sono tenute a
comunicare
alla Commissione, nel termine assegnato dalla
medesima, le
informazioni ed i documenti da essa richiesti,
ad eccezione
di quelli coperti da segreto di Stato.

7. In caso di prolungato inadempimento all’obbligo di

cui al comma 1 dell’art. 18, le misure ivi previste sono

adottate dalla Commissione di cui al presente articolo”.

– Si riporta il testo degli articoli 14, 14-bis,

14-ter, 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241:

“Art. 14. – 1. Qualora sia opportuno effettuare un

esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in

un procedimento amministrativo, l’amministrazione

procedente indice di regola una conferenza di servizi.

2. La conferenza di servizi e’ sempre indetta quando

l’amministrazione procedente deve acquisire intese,

concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre

amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro quindici

giorni dall’inizio del procedimento, avendoli formalmente

richiesti.
3. La conferenza di servizi puo’ essere
convocata anche
per l’esame contestuale di interessi
coinvolti in piu’
procedimenti amministrativi connessi,
riguardanti medesimi
attivita’ o risultati. In tal
caso, la conferenza e’
indetta dall’amministrazione o,
previa informale intesa, da
una delle amministrazioni che
curano l’interesse pubblico
prevalente. Per i lavori
pubblici si continua ad applicare
l’art. 7 della legge 11
febbraio 1994, n. 109, e successive
modificazioni.
L’indizione della conferenza puo’ essere
richiesta da
qualsiasi altra amministrazione coinvolta.
4. Quando
l’attivita’ del privato sia subordinata ad
atti di
consenso, comunque denominati, di competenza di
piu’
amministrazioni pubbliche, la conferenza di servizi e’

convocata, anche su richiesta dell’interessato,

dall’amministrazione competente per l’adozione del

provvedimento finale.
5. In caso di affidamento di
concessione di lavori
pubblici la conferenza di
servizi e’ convocata dal
concedente entro quindici
giorni fatto salvo quanto
previsto dalle leggi regionali
in materia di valutazione di
impatto ambientale”.

“Art. 14-bis. – 1. La conferenza di servizi puo’ essere

convocata per progetti di particolare complessita’, su

motivata e documentata richiesta dell’interessato, prima

della presentazione di una istanza o di un progetto

definitivi, al fine di verificare quali siano le condizioni

per ottenere, alla loro presentazione, i necessari atti di

consenso. In tale caso la conferenza si pronuncia entro

trenta giorni dalla data della richiesta e i relativi costi

sono a carico del richiedente.
2. Nelle procedure di
realizzazione di opere pubbliche
e di interesse pubblico,
la conferenza di servizi si
esprime sul progetto
preliminare al fine di indicare quali
siano le condizioni
per ottenere, sul progetto definitivo,
le intese, i pareri,
le concessioni, le autorizzazioni, le
licenze, i nullaosta
e gli assensi, comunque denominati,
richiesti dalla
normativa vigente. In tale sede, le
amministrazioni
preposte alla tutela ambientale,

paesaggistico-territoriale, del patrimonio

storico-artistico o alla tutela della salute, si

pronunciano, per quanto riguarda l’interesse da ciascuna

tutelato, sulle soluzioni progettuali prescelte. Qualora

non emergano, sulla base della documentazione disponibile,

elementi comunque preclusivi della realizzazione del

progetto, le suddette amministrazioni indicano, entro

quarantacinque giorni, le condizioni e gli elementi

necessari per ottenere, in sede di presentazione del

progetto definitivo, gli atti di consenso.
3. Nel caso
in cui sia richiesta VIA, la conferenza di
servizi si
esprime entro trenta giorni dalla conclusione
della fase
preliminare di definizione dei contenuti dello
studio
d’impatto ambientale, secondo quanto previsto in
materia
di VIA. Ove tale conclusione non intervenga entro
novanta
giorni dalla richiesta di cui al comma 1, la

conferenza di servizi si esprime comunque entro i

successivi trenta giorni. Nell’ambito di tale conferenza,

l’autorita’ competente alla VIA si esprime sulle condizioni

per la elaborazione del progetto e dello studio di impatto

ambientale. In tale fase, che costituisce parte integrante

della procedura di VIA, la suddetta autorita’ esamina le

principali alternative, compresa l’alternativa zero, e,

sulla base della documentazione disponibile, verifica

l’esistenza di eventuali elementi di incompatibilita’,

anche con riferimento alla localizzazione prevista dal

progetto e, qualora tali elementi non sussistano, indica

nell’ambito della conferenza di servizi le condizioni per

ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo,

i necessari atti di consenso.
4. Nei casi di cui ai
commi 1, 2 e 3, la conferenza di
servizi si esprime allo
stato degli atti a sua disposizione
e le indicazioni
fornite in tale sede possono essere
motivatamente
modificate o integrate solo in presenza di
significativi
elementi emersi nelle fasi successive del
procedimento,
anche a seguito delle osservazioni dei
privati sul
progetto definitivo.
5. Nel caso di cui al comma 2,
il responsabile unico
del procedimento trasmette alle
amministrazioni interessate
il progetto definitivo, redatto
sulla base delle condizioni
indicate dalle stesse
amministrazioni in sede di conferenza
di servizi sul
progetto preliminare, e convoca la
conferenza tra il
trentesimo e il sessantesimo giorno
successivi alla
trasmissione. In caso di affidamento
mediante appalto
concorso o concessione di lavori pubblici,
l’amministrazione
aggiudicatrice convoca la conferenza di
servizi sulla
base del solo progetto preliminare, secondo
quanto previsto
dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109, e
successive
modificazioni.
“Art. 14-ter. – 1. La conferenza di
servizi assume le
determinazioni relative
all’organizzazione dei propri
lavori a maggioranza dei
presenti.
2. La convocazione della prima
riunione della
conferenza di servizi deve pervenire alle
amministrazioni
interessate, anche per via telematica o
informatica, almeno
dieci giorni prima della relativa data.
Entro i successivi
cinque giorni, le amministrazioni
convocate possono
richiedere, qualora impossibilitate
a partecipare,
l’effettuazione della riunione in una
diversa data; in tale
caso, l’amministrazione procedente
concorda una nuova data,
comunque entro i dieci giorni
successivi alla prima.
3. Nella prima riunione della
conferenza di servizi, o
comunque in quella
immediatamente successiva alla
trasmissione
dell’istanza o del progetto definitivo ai
sensi
dell’art. 14-bis, le amministrazioni che vi

partecipano determinano il termine per l’adozione della

decisione conclusiva. I lavori della conferenza non possono

superare i novanta giorni, salvo quanto previsto dal comma

4. Decorsi inutilmente tali termini, l’amministrazione

procedente provvede ai sensi dei commi 2 e seguenti

dell’art. 14-quater.
4. Nei casi in cui sia richiesta
la VIA, la conferenza
di servizi si esprime dopo aver
acquisito la valutazione
medesima. Se la VIA non interviene
nel termine previsto per
l’adozione del relativo
provvedimento, l’amministrazione
competente si esprime in
sede di conferenza di servizi, la
quale si conclude nei
trenta giorni successivi al termine
predetto. Tuttavia, a
richiesta della maggioranza dei
soggetti partecipanti
alla conferenza di servizi, il
termine di trenta
giorni di cui al precedente periodo e’
prorogato di altri
trenta giorni nel caso che si appalesi
la necessita’ di
approfondimenti istruttori.
5. Nei procedimenti
relativamente ai quali sia gia’
intervenuta la decisione
concernente la VIA le disposizioni
di cui al comma 3
dell’art. 14-quater, nonche’ quelle di
cui agli articoli
16, comma 3, e 17, comma 2, si applicano
alle sole
amministrazioni preposte alla tutela della salute
pubblica.

6. Ogni amministrazione convocata partecipa alla

conferenza di servizi attraverso un unico rappresentante

legittimato, dall’organo competente, ad esprimere in modo

vincolante la volonta’ dell’amministrazione su tutte le

decisioni di competenza della stessa.
7. Si
considera acquisito l’assenso

dell’amministrazione il cui rappresentante non abbia

espresso definitivamente la volonta’ dell’amministrazione

rappresentata e non abbia notificato all’amministrazione

procedente, entro il termine di trenta giorni dalla data di

ricezione della determinazione di conclusione del

procedimento, il proprio motivato dissenso, ovvero nello

stesso termine non abbia impugnato la determinazione

conclusiva della conferenza di servizi.
8. In sede di
conferenza di servizi possono essere
richiesti, per una
sola volta, ai proponenti dell’istanza o
ai progettisti
chiarimenti o ulteriore documentazione. Se
questi ultimi
non sono forniti in detta sede, entro i
successivi
trenta giorni, si procede all’esame del

provvedimento.
9. Il provvedimento finale conforme alla
determinazione
conclusiva favorevole della conferenza
di servizi
sostituisce, a tutti gli effetti, ogni
autorizzazione,
concessione, nulla osta o atto di
assenso comunque
denominato di competenza delle
amministrazioni
partecipanti, o comunque invitate a
partecipare, alla
predetta conferenza.
10.
Il provvedimento finale concernente opere
sottoposte
a VIA e’ pubblicato, a cura del proponente,
unitamente
all’estratto della predetta VIA, nella Gazzetta
Ufficiale o
nel Bollettino regionale in caso di VIA
regionale e
in un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla
data della
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorrono
i
termini per eventuali impugnazioni in sede

giurisdizionale da parte dei soggetti interessati”.

“Art. 14-quater. – 1. Il dissenso di uno o piu’

rappresentanti delle amministrazioni, regolarmente

convocate alla conferenza di servizi, a pena di

inammissibilita’, deve essere manifestato nella conferenza

di servizi, deve essere congruamente motivato, non puo’

riferirsi a questioni connesse che non costituiscono

oggetto della conferenza medesima e deve recare le

specifiche indicazioni delle modifiche progettuali

necessarie ai fini dell’assenso.
2. Se una o piu’
amministrazioni hanno espresso
nell’ambito della
conferenza il proprio dissenso sulla
proposta
dell’amministrazione procedente, quest’ultima,
entro i
termini perentori indicati dall’art. 14-ter, comma
3,
assume comunque la determinazione di conclusione del

procedimento sulla base della maggioranza delle posizioni

espresse in sede di conferenza di servizi. La

determinazione e’ immediatamente esecutiva.
3. Qualora
il motivato dissenso sia espresso da

un’amministrazione preposta alla tutela ambientale,

paesaggistico-territoriale, del patrimonio

storico-artistico o alla tutela della salute, la decisione

e’ rimessa al Consiglio dei Ministri, ove l’amministrazione

dissenziente o quella procedente sia un’amministrazione

statale, ovvero ai competenti organi collegiali esecutivi

degli enti territoriali, nelle altre ipotesi. Il Consiglio

dei Ministri o gli organi collegiali esecutivi degli enti

territoriali deliberano entro trenta giorni, salvo che il

Presidente del Consiglio dei ministri o il presidente della

giunta regionale o il presidente della provincia o il

sindaco, valutata la complessita’ dell’istruttoria,

decidano di prorogare tale termine per un ulteriore periodo

non superiore a sessanta giorni.
4. Quando il
dissenso e’ espresso da una regione, le
determinazioni di
competenza del Consiglio dei Ministri
previste al comma
3 sono adottate con l’intervento del
presidente della
giunta regionale interessata, al quale e’
inviata a tal fine
la comunicazione di invito a partecipare
alla riunione, per
essere ascoltato, senza diritto di voto.
5.
Nell’ipotesi in cui l’opera sia sottoposta a VIA e
in caso
di provvedimento negativo trova applicazione l’art.
5,
comma 2, lettera c-bis), della legge 23 agosto 1988, n.
400,
introdotta dall’art. 12, comma 2, del decreto

legislativo 30 luglio 1999, n. 303”.
– Si riporta il
testo dell’art. 16 della legge
24 dicembre 1976, n.
898:
“Art. 16. – Nel territorio dei comuni
militarmente
importanti indicati nell’annessa tabella A), la
costruzione
di strade di sviluppo superiore ai 500
metri, le
edificazioni, l’uso di grotte e cavita’
sotterranee e i
rilevamenti per qualsiasi scopo effettuati,
ad eccezione di
quelli catastali, non possono avere
luogo senza
autorizzazione del comandante territoriale.

Nel territorio dei comuni costieri militarmente

importanti indicati nell’annessa tabella B) le edificazioni

ed i lavori afferenti ai porti e ai porti turistici e alle

opere marittime in genere non possono aver luogo senza la

preventiva autorizzazione del comandante territoriale.

Nelle zone costiere e nelle isole indicate nella

annessa tabella C) l’uso delle grotte, gallerie e altre

cavita’ sotterranee, entro il limite di cento metri dal

demanio marittimo o dal ciglio dei terreni elevati sul

mare, non puo’ aver luogo senza autorizzazione del

comandante territoriale.
Per le strade, salvo
quanto disposto dal comma
successivo, per le edificazioni
e per i lavori afferenti ai
porti e ai porti turistici,
l’autorizzazione di cui al
primo e secondo comma del
presente articolo non e’
richiesta se sono previsti dai
piani urbanistici approvati
nel loro complesso su
conforme parere del comandante
territoriale e se sono
eseguiti in conformita’ dei piani
stessi.
Per
i progetti delle opere stradali intercomunali deve
essere
sentita la predetta autorita’ militare, che dovra’

esprimere il proprio parere nel termine di 90 giorni;

decorso tale termine la mancata pronuncia equivale alla

espressione del parere favorevole.
Qualora le esigenze
della difesa lo consentano, il
Ministro della difesa
dichiara, con proprio decreto, non
soggette in tutto o
in parte al regime previsto dal
presente articolo
nell’ambito dei territori e delle zone
costiere, indicati
nelle annesse tabelle A), B) e C), le
aree che non
siano direttamente o indirettamente
interessate ad
opere o installazioni di difesa”.
– Si riporta il
testo dell’art. 19 del decreto
legislativo 8 novembre
1990, n. 374:
“Art. 19 (Edifici in prossimita’ della
linea doganale e
nel mare territoriale). – 1. E’
vietato eseguire
costruzioni ed altre opere di ogni
specie, sia provvisorie
sia permanenti, o stabilire
manufatti galleggianti in
prossimita’ della linea
doganale e nel mare territoriale,
nonche’ spostare o
modificare le opere esistenti, senza
l’autorizzazione del
direttore della circoscrizione
doganale. La predetta
autorizzazione condiziona il rilascio
di ogni eventuale
altra autorizzazione, nella quale della
stessa deve essere
fatta comunque espressa menzione.
2. La violazione
del divieto previsto dal comma 1
comporta
l’applicazione, da parte del direttore della

circoscrizione doganale competente per territorio, di una

sanzione amministrativa di importo da un decimo all’intero

valore del manufatto.
3. Il direttore della
circoscrizione doganale,
accertata la sussistenza di un
rilevante pericolo per gli
interessi erariali, non
diversamente eliminabile a cura e
spese del trasgressore,
dispone, previo parere dell’ufficio
tecnico di finanza
del dipartimento delle dogane e delle
imposte indirette,
competente per territorio, la
demolizione del
manufatto in danno ed a spese del
trasgressore.
Avverso tale provvedimento e’ ammesso il
ricorso al
Ministro delle finanze entro trenta giorni dalla
data di
notificazione al trasgressore del provvedimento
stesso.
Il ricorso al Ministro sospende l’efficacia del

provvedimento impugnato”.
– Si riporta il testo
dell’art. 55 del codice della
navigazione:

“Art. 55 (Nuove opere in prossimita’ del demanio

marittimo). – La esecuzione di nuove opere entro una zona

di trenta metri dal demanio marittimo o dal ciglio dei

terreni elevati sul mare e’ sottoposta all’autorizzazione

del capo del compartimento.
Per ragioni speciali, in
determinate localita’ la
estensione della zona entro la
quale l’esecuzione di nuove
opere e’ sottoposta alla
predetta autorizzazione puo’
essere determinata in misura
superiore ai trenta metri, con
decreto del presidente della
Repubblica, previo parere del
Consiglio di Stato.

L’autorizzazione si intende negata se entro novanta

giorni l’amministrazione non ha accolta la domanda

dell’interessato.
L’autorizzazione non e’ richiesta
quando le costruzioni
sui terreni prossimi al mare sono
previste in piani
regolatori o di ampliamento gia’
approvati dall’autorita’
marittima.
Quando
siano abusivamente eseguite nuove opere entro la
zona
indicata dai primi due comma del presente articolo,

l’autorita’ marittima provvede ai sensi dell’articolo

precedente”.
– Si riporta il testo degli articoli 21,
23, 24 e 151
del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.
490:
“Art. 21 (Obblighi di conservazione). – 1. I
beni
culturali non possono essere demoliti o modificati
senza
l’autorizzazione del Ministero.
2.
Essi non possono essere adibiti ad usi non

compatibili con il loro carattere storico od artistico

oppure tali da creare pregiudizio alla loro conservazione o

integrita’.
3. Le collezioni non possono, per
qualsiasi titolo,
essere smembrate senza l’autorizzazione
prescritta al comma
1.
4. Gli archivi non
possono essere smembrati, a
qualsiasi titolo, e
devono essere conservati nella loro
organicita’. Il
trasferimento di complessi organici di
documentazione di
archivi di persone giuridiche a soggetti
diversi dal
proprietario, possessore o detentore e’
subordinato ad
autorizzazione del soprintendente.
5. Lo scarto di
documenti degli archivi di enti
pubblici e degli
archivi privati di notevole interesse
storico e’
subordinato ad autorizzazione del soprintendente

archivistico”.
“Art. 23 (Approvazione dei progetti di
opere). – 1. I
proprietari, possessori o detentori, a
qualsiasi titolo,
dei beni culturali indicati all’art. 2,
comma 1, lettere
a), b) e c) hanno l’obbligo di
sottoporre alla
soprintendenza i progetti delle opere di
qualunque genere
che intendano eseguire, al fine di
ottenerne la preventiva
approvazione.
2. Il
provvedimento di approvazione sostituisce

l’autorizzazione prevista all’art. 21”.
“Art. 24
(Interventi di edilizia). – 1. L’approvazione
prevista
dall’art. 23 relativa ad interventi in materia di
edilizia
pubblica e privata e’ rilasciata entro il termine
di
novanta giorni dalla presentazione della richiesta,

restando comunque impregiudicato quanto disposto dagli

articoli 25 e 26.
2. Qualora la soprintendenza
chieda chiarimenti o
elementi integrativi di giudizio,
il termine indicato al
comma 1 e’ sospeso fino al
ricevimento della
documentazione.
3. Ove
la soprintendenza proceda ad accertamenti di
natura
tecnica, dandone preventiva comunicazione al

richiedente, il termine e’ sospeso fino all’acquisizione

delle risultanze degli accertamenti d’ufficio e comunque

non oltre trenta giorni. Decorso tale termine, previa

diffida a provvedere nei successivi trenta giorni, le

richieste di approvazione si intendono accolte”.
“Art.
151 (Alterazione dello stato dei luoghi). – 1. I

proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di

beni ambientali inclusi negli elenchi pubblicati a norma

dell’art. 140 o dell’art. 144 o nelle categorie elencate

all’art. 146 non possono distruggerli ne’ introdurvi

modificazioni, che rechino pregiudizio a quel loro

esteriore aspetto che e’ oggetto di protezione.
2. I
proprietari, possessori o detentori a qualsiasi
titolo dei
beni indicati al comma 1, hanno l’obbligo di
sottoporre
alla Regione i progetti delle opere di qualunque
genere che
intendano eseguire, al fine di ottenerne la
preventiva
autorizzazione.
3. L’autorizzazione e’ rilasciata o
negata entro il
termine perentorio di sessanta giorni.

4. Le regioni danno immediata comunicazione delle

autorizzazioni rilasciate alla competente soprintendenza,

trasmettendo contestualmente la relativa documentazione. Il

Ministero puo’ in ogni caso annullare, con provvedimento

motivato, l’autorizzazione regionale entro i sessanta

giorni successivi alla ricezione della relativa

comunicazione.
5. Decorso inutilmente il termine
indicato al comma 3,
nei successivi trenta giorni e’
data facolta’ agli
interessati di richiedere
l’autorizzazione al Ministero che
si pronuncia entro il
termine di sessanta giorni dalla data
di ricevimento della
richiesta. L’istanza, corredata da
triplice copia del
progetto di realizzazione dei lavori e
da tutta la
relativa documentazione, e’ presentata alla
competente
soprintendenza e ne e’ data comunicazione alla
Regione”.

– Si riporta il testo degli articoli 25 del decreto

legislativo 29 ottobre 1999, n. 490:
“Art. 25
(Conferenza di servizi). – 1. Nei procedimenti
relativi ad
opere pubbliche incidenti su beni culturali
assoggettati
alle disposizioni di questo Titolo, ove si
ricorra alla
conferenza di servizi, l’approvazione prevista
dall’art. 23
e’ rilasciata in quella sede dal Ministero con
dichiarazione
motivata, acquisita al verbale della
conferenza,
contenente le eventuali prescrizioni al
progetto.

2. Qualora il Ministero esprima motivato dissenso

l’amministrazione procedente puo’ richiedere, purche’ non

vi sia stata una precedente valutazione di impatto

ambientale negativa, la determinazione di conclusione del

procedimento al Presidente del Consiglio dei Ministri,

previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
3.
L’amministrazione che provvede all’esecuzione dei
lavori
informa il Ministero dell’adempimento delle

condizioni dell’approvazione”.
– Si riporta il testo
dell’art. 6 della legge 16 aprile
1973, n. 171:

“Art. 6. – 1. La Commissione per la salvaguardia di

Venezia esprime parere vincolante su tutti gli interventi

di trasformazione e di modifica del territorio per la

realizzazione di opere sia private sia pubbliche, da

eseguirsi nella vigente conterminazione lagunare, nel

territorio dei centri storici di Chioggia e di Sottomarina

e nelle isole di Pellestrina, Lido e Sant’Erasmo. Sono

esclusi dalla competenza della Commissione gli interventi

edilizi di cui all’art. 31, primo comma, lettere b) e c),

della legge 5 agosto 1978, n. 457, che non comportino

modifiche esterne dell’immobile, e le opere interne alle

costruzioni che non comportino modifiche della sagoma e dei

prospetti e non rechino pregiudizio alla statica

dell’immobile, nonche’ le opere di arredo urbano e le

concessioni di plateatico, ferme restando le competenze

della Commissione sui relativi piani, programmi e progetti

complessivi. Il parere della Commissione sostituisce ogni

altro parere, visto, autorizzazione, nulla osta, intesa o

assenso, comunque denominati, che siano obbligatori ai

sensi delle vigenti disposizioni normative statali e

regionali, ivi compresi il parere delle commissioni

edilizie dei comuni di volta in volta interessati ed il

parere della commissione provinciale per i beni ambientali.

2. Solo per le finalita’ di cui al comma 1, le

richieste di concessione edilizia sono trasmesse dal

sindaco alla Commissione per la salvaguardia di Venezia

corredate dalle istruttorie degli uffici comunali, entro

trenta giorni dal ricevimento.
3. La Commissione per
la salvaguardia di Venezia
esprime il proprio parere
sugli interventi di cui al comma
1 entro novanta
giorni dal ricevimento della
documentazione. Il
termine puo’ essere prorogato, per
chiarimenti ed
integrazioni, una sola volta e per un
periodo non
superiore a trenta giorni. Qualora il parere
non venga
espresso entro tale termine, si intende reso in
senso
favorevole.
4. Qualora il parere della
Commissione per la
salvaguardia di Venezia sia espresso
con il voto contrario
del presidente del Magistrato alle
acque, per motivi
attinenti all’equilibrio
idraulico lagunare, del
sovrintendente per i beni
ambientali ed architettonici di
Venezia, per motivi
attinenti alla salvaguardia
dell’ambiente paesistico,
storico, archeologico ed
artistico, o del
comandante provinciale dei vigili del
fuoco di Venezia,
per motivi attinenti alla sicurezza delle
costruzioni e
degli impianti, le determinazioni della
Commissione
sono sospese ed il presidente della giunta
regionale,
entro venti giorni dal voto della Commissione,
rimette
gli atti al parere del Ministro dei lavori
pubblici,
del Ministro per i beni culturali e ambientali e
del
Ministro dell’interno, i quali sono tenuti ad assumere
le
relative determinazioni, con provvedimento motivato,

entro novanta giorni dal ricevimento degli atti, avendo

preventivamente acquisito i pareri del Consiglio superiore

dei lavori pubblici e del Consiglio nazionale per i beni

culturali ed ambientali.
5. Per il funzionamento degli
uffici della Commissione
per la salvaguardia di Venezia la
regione Veneto si avvale
di proprio personale.

5-bis. La Commissione per la salvaguardia di Venezia

esprime parere sui progetti delle opere dello Stato

nell’ambito territoriale di propria competenza”.
– Si
riporta il testo dell’art. 13 della legge
6 dicembre
1991, n. 394:
“Art. 13 (Nulla osta). – 1. Il rilascio
di concessioni
o autorizzazioni relative ad interventi,
impianti ed opere
all’interno del parco e’ sottoposto al
preventivo nulla
osta dell’Ente parco. Il nulla osta
verifica la conformita’
tra le disposizioni del piano
e del regolamento e
l’intervento ed e’ reso entro
sessanta giorni dalla
richiesta. Decorso inutilmente
tale termine il nulla osta
si intende rilasciato.

Il diniego, che e’ immediatamente impugnabile, e’

affisso contemporaneamente all’albo del comune interessato

e all’albo dell’Ente parco e l’affissione ha la durata di

sette giorni. L’Ente parco da’ notizia per estratto, con le

medesime modalita’, dei nulla osta rilasciati e di quelli

determinatisi per decorrenza del termine.
2. Avverso
il rilascio del nulla osta e’ ammesso
ricorso
giurisdizionale anche da parte delle associazioni
di
protezione ambientale individuate ai sensi della legge
8
luglio 1986, n. 349.
3. L’esame delle richieste di
nulla osta puo’ essere
affidato con deliberazione del
Consiglio direttivo ad un
apposito comitato la cui
composizione e la cui attivita’
sono disciplinate dal
regolamento del parco.
4. Il Presidente del parco, entro
sessanta giorni dalla
richiesta, con comunicazione scritta
al richiedente, puo’
rinviare, per una sola volta, di
ulteriori trenta giorni i
termini di espressione del nulla
osta”.

Titolo II
TITOLI ABILITATIVICapo IDisposizioni
generali
Art. 6 (L)
Attivita’ edilizia
libera (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 9,
lettera c); legge
9 gennaio 1989, n. 13, art. 7, commi 1 e 2;
decreto-legge 23
gennaio 1982, n. 9, art. 7, com-ma 4, convertito in

legge 25 marzo 1982, n. 94)

1. Salvo piu’ restrittive
disposizioni previste dalla disciplina
regionale e dagli strumenti
urbanistici, e comunque nel rispetto
delle altre normative di
settore aventi incidenza sulla disciplina
dell’attivita’ edilizia
e, in particolare, delle disposizioni
contenute nel decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, i seguenti
interventi possono
essere eseguiti senza titolo abilitativo:
a) interventi di
manutenzione ordinaria;
b) interventi […] volti
all’eliminazione di barriere
architettoniche che non comportino
la realizzazione di rampe o di
ascensori esterni, ovvero di
manufatti che alterino la sagoma
dell’edificio;
c) opere
temporanee per attivita’ di ricerca nel sottosuolo che
abbiano
carattere geognostico o siano eseguite in aree esterne al
centro
edificato.

Nota all’art. 6:

Il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1999 n.

302, supplemento ordinario, reca: “Testo unico delle

disposizioni legislative in materia di beni culturali e

ambientali, a norma dell’art. 1 della legge 8 ottobre 1997,

n. 352”.

Art. 7 (L)
Attivita’
edilizia delle pubbliche amministrazioni (legge 17 agosto
1942, n.
1150, art. 31, comma 3; decreto legislativo 18 agosto 2000,
n. 267,
art. 34; decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio
1977, n.
616, art. 81; decreto del Presidente della Repubblica
18 aprile
1994, n. 383; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4,
comma 16,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993,

n. 493)

1. Non si applicano le disposizioni del
presente titolo per:
a) opere e interventi pubblici che
richiedano per la loro
realizzazione l’azione integrata e
coordinata di una pluralita’ di
amministrazioni pubbliche
allorche’ l’accordo delle predette
amministrazioni, raggiunto
con l’assenso del comune interessato, sia
pubblicato ai sensi
dell’articolo 34, comma 4, del decreto
legislativo 18 agosto
2000, n. 267;
b) opere pubbliche, da eseguirsi da
amministrazioni statali o
comunque insistenti su aree del demanio
statale e opere pubbliche di
interesse statale, da realizzarsi
dagli enti istituzionalmente
competenti, ovvero da concessionari
di servizi pubblici, previo
accertamento di conformita’ con le
prescrizioni urbanistiche ed
edilizie ai sensi del decreto del
Presidente della Repubblica
18 aprile 1994, n. 383, e successive
modificazioni;
c) opere pubbliche dei comuni deliberate dal
consiglio comunale,
ovvero dalla giunta comunale, assistite
dalla validazione del
progetto, ai sensi dell’articolo 47 del
decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.

Note all’art. 7:
– Si riporta il
testo dell’art. 34, comma 4, del
decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267 si veda la nota
all’art. 5:

“4. L’accordo, consistente nel consenso unanime del

presidente della Regione, del presidente della provincia,

dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, e’

approvato con atto formale del presidente della Regione o

del presidente della provincia o del sindaco ed e’

pubblicato nel bollettino ufficiale della Regione.

L’accordo, qualora adottato con decreto del presidente

della Regione, produce gli effetti della intesa di cui

all’art. 81 del decreto del Presidente della Repubblica

24 luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e

conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e

sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia

l’assenso del comune interessato”.
– Il decreto del
Presidente della Repubblica 18 aprile
1994, n. 383,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 giugno
1994, n.
141, supplemento ordinario, reca: “Regolamento
recante
disciplina dei procedimenti di localizzazione delle
opere di
interesse statale”.
– Si riporta il testo dell’art.
47 del decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre
1999, n. 554:
“Art. 47 (Validazione del progetto). –
1. Prima della
approvazione, il responsabile del
procedimento procede in
contraddittorio con i
progettisti a verificare la
conformita’ del progetto
esecutivo alla normativa vigente
ed al documento
preliminare alla progettazione. In caso di
appalto
integrato la verifica ha ad oggetto il progetto

definitivo.
2. La validazione riguarda fra l’altro:

a) la corrispondenza dei nominativi dei progettisti a

quelli titolari dell’affidamento e la sottoscrizione dei

documenti per l’assunzione delle rispettive

responsabilita’;
b) la completezza della
documentazione relativa agli
intervenuti accertamenti
di fattibilita’ tecnica,
amministrativa ed economica
dell’intervento;
c) l’esistenza delle
indagini, geologiche,
geotecniche e, ove necessario,
archeologiche nell’area di
intervento e la congruenza dei
risultati di tali indagini
con le scelte progettuali;

d) la completezza, adeguatezza e chiarezza degli

elaborati progettuali, grafici, descrittivi e

tecnico-economici, previsti dal regolamento;
e)
l’esistenza delle relazioni di calcolo delle
strutture
e degli impianti e la valutazione dell’idoneita’
dei
criteri adottati;
f) l’esistenza dei computi
metrico-estimativi e la
verifica della corrispondenza
agli elaborati grafici,
descrittivi ed alle prescrizioni
capitolari;
g) la rispondenza delle scelte
progettuali alle
esigenze di manutenzione e gestione;

h) l’effettuazione della valutazione di impatto

ambientale, ovvero della verifica di esclusione dalle

procedure, ove prescritte;
i) l’esistenza delle
dichiarazioni in merito al
rispetto delle
prescrizioni normative, tecniche e
legislative
comunque applicabili al progetto;
l) l’acquisizione
di tutte le approvazioni ed
autorizzazioni di
legge, necessarie ad assicurare
l’immediata
cantierabilita’ del progetto;
m) il coordinamento tra
le prescrizioni del progetto
e le clausole dello schema
di contratto e del capitolato
speciale d’appalto nonche’ la
verifica della rispondenza di
queste ai canoni della
legalita’”.

Art. 8 (L)
Attivita’
edilizia dei privati su aree demaniali (legge 17 agosto

1942, n. 1150, art. 31, comma 3)

1. La realizzazione da
parte di privati di interventi edilizi su
aree demaniali e’
disciplinata dalle norme del presente testo unico.

Art. 9 (L)
Attivita’ edilizia in assenza di
pianificazione urbanistica (legge n.
10 del 1977, art. 4, ultimo
comma; legge n. 457 del 1978, art. 27,

ultimo comma)

1. Salvi i piu’ restrittivi limiti fissati dalle
leggi regionali e
nel rispetto delle norme previste dal decreto
legislativo 29 ottobre
1999, n. 490, nei comuni sprovvisti di
strumenti urbanistici sono
consentiti:
a) gli interventi
previsti dalle lettere a), b) e c) del primo
comma dell’articolo 3
che riguardino singole unita’ immobiliari o
parti di esse;
b)
fuori dal perimetro dei centri abitati, gli interventi di
nuova
edificazione nel limite della densita’ massima fondiaria di
0,03
metri cubi per metro quadro; in caso di interventi
a
destinazione produttiva, la superficie coperta non puo’
comunque
superare un decimo dell’area di proprieta’.
2. Nelle aree
nelle quali non siano stati approvati gli strumenti
urbanistici
attuativi previsti dagli strumenti urbanistici generali
come
presupposto per l’edificazione, oltre agli interventi indicati
al
comma 1, lettera a), sono consentiti gli interventi di cui
alla
lettera d) del primo comma dell’articolo 3 del presente testo
unico
che riguardino singole unita’ immobiliari o parti di esse.
Tali
ultimi interventi sono consentiti anche se riguardino globalmente
uno
o piu’ edifici e modifichino fino al 25 per cento delle
destinazioni
preesistenti, purche’ il titolare del permesso si
impegni, con atto
trascritto a favore del comune e a cura e spese
dell’interessato, a
praticare, limitatamente alla percentuale
mantenuta ad uso
residenziale, prezzi di vendita e canoni di
locazione concordati con
il comune ed a concorrere negli oneri di
urbanizzazione di cui alla
sezione II del capo II del presente
titolo.

Nota all’art. 9:
– Per
il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
vedi nota
all’art. 6.

Capo II
Permesso di costruireSezione INozione e
caratteristiche
Art. 10 (L)
Interventi
subordinati a permesso di costruire (legge n. 10 del 1977,
art.
1; legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 25, comma 4)

1.
Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica
ed
edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di
costruire:
a) gli interventi di nuova costruzione;
b) gli
interventi di ristrutturazione urbanistica;
c) gli interventi
di ristrutturazione edilizia che comportino
aumento di unita’
immobiliari, modifiche del volume, della sagoma,
dei prospetti o
delle superfici, ovvero che, limitatamente agli
immobili compresi
nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della
destinazione d’uso.

2. Le regioni stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi
o
non connessi a trasformazioni fisiche, dell’uso di immobili o di
loro
parti, sono subordinati a permesso di costruire o a
denuncia di
inizio attivita’.
3. Le regioni possono altresi’
individuare con legge ulteriori
interventi che, in relazione
all’incidenza sul territorio e sul
carico urbanistico, sono
sottoposti al preventivo rilascio del
permesso di costruire. La
violazione delle disposizioni regionali
emanate ai sensi del presente
comma non comporta l’applicazione delle
sanzioni di cui all’articolo
44.

Art. 11 (L)
Caratteristiche
del permesso di costruire (legge 28 gennaio 1977, n.
10, art. 4,
commi 1, 2 e 6; legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39,
comma 2,
come sostituito dall’art. 2, comma 37, della legge

23 dicembre 1996, n. 662)

1. Il permesso di
costruire e’ rilasciato al proprietario
dell’immobile o a chi
abbia titolo per richiederlo.
2. Il permesso di costruire e’
trasferibile, insieme all’immobile,
ai successori o aventi causa. Esso
non incide sulla titolarita’ della
proprieta’ o di altri diritti reali
relativi agli immobili realizzati
per effetto del suo rilascio. E’
irrevocabile ed e’ oneroso ai sensi
dell’articolo 16.
3. Il
rilascio del permesso di costruire non comporta limitazione
dei
diritti dei terzi.

Art. 12
(L)
Presupposti per il rilascio del permesso di costruire (art. 4,
comma
1, legge n. 10 del 1977; art. 31, com-ma 4, legge n. 1150 del
1942;
articolo unico legge 3 novembre 1952, n. 1902)

1.
Il permesso di costruire e’ rilasciato in conformita’
alle
previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti
edilizi e
della disciplina urbanistico-edilizia vigente.
2. Il
permesso di costruire e’ comunque subordinato alla esistenza
delle
opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del
comune
dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio,
ovvero
all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione
delle
medesime contemporaneamente alla realizzazione
dell’intervento
oggetto del permesso.
3. In caso di contrasto
dell’intervento oggetto della domanda di
permesso di costruire con
le previsioni di strumenti urbanistici
adottati, e’ sospesa ogni
determinazione in ordine alla domanda. La
misura di salvaguardia non
ha efficacia decorsi tre anni dalla data
di adozione dello
strumento urbanistico, ovvero cinque anni
nell’ipotesi in cui
lo strumento urbanistico sia stato sottoposto
all’amministrazione
competente all’approvazione entro un anno dalla
conclusione della
fase di pubblicazione.
4. A richiesta del sindaco, e per lo stesso
periodo, il presidente
della giunta regionale, con provvedimento
motivato da notificare
all’interessato, puo’ ordinare la
sospensione di interventi di
trasformazione urbanistica ed
edilizia del territorio che siano tali
da compromettere o rendere
piu’ onerosa l’attuazione degli strumenti
urbanistici.

Art. 13 (L)
Competenza al rilascio del
permesso di costruire (legge 28 gennaio
1977, n. 10, art. 4, comma 1;
decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, articoli 107 e 109;
legge 17 agosto 1942, n. 1150, art.

41-quater)

1. Il permesso di costruire e’ rilasciato dal
dirigente o
responsabile del competente ufficio comunale nel
rispetto delle
leggi, dei regolamenti e degli strumenti urbanistici.

2. La regione disciplina l’esercizio dei poteri sostitutivi di
cui
all’articolo 21, comma 2, per il caso di mancato rilascio
del
permesso di costruire entro i termini stabiliti.

Art. 14 (L)
Permesso di costruire in deroga
agli strumenti urbanistici (legge
17 agosto 1942, n. 1150, art.
41-quater, introdotto dall’art. 16
della legge 6 agosto 1967, n.
765; decreto legislativo n. 267 del
2000, art. 42, comma 2, lettera
b); legge 21 dicembre 1955, n. 1357,

art. 3)

1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti
urbanistici
generali e’ rilasciato esclusivamente per edifici
ed impianti
pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione
del consiglio
comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni
contenute nel
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e delle
altre normative
di settore aventi incidenza sulla disciplina
dell’attivita’ edilizia.
2. Dell’avvio del procedimento viene
data comunicazione agli
interessati ai sensi dell’articolo 7
della legge 7 agosto 1990, n.
241.
3. La deroga, nel rispetto
delle norme igieniche, sanitarie e di
sicurezza, puo’ riguardare
esclusivamente i limiti di densita’
edilizia, di altezza e di
distanza tra i fabbricati di cui alle norme
di attuazione degli
strumenti urbanistici generali ed esecutivi,
fermo restando in
ogni caso il rispetto delle disposizioni di cui
agli articoli 7, 8
e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n.
1444.

Note all’art. 14:
– Per il decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
vedi nota all’art. 6.

– Si riporta il testo dell’art. 7 della legge 7 agosto

1990, n. 241:
“Art. 7. – 1. Ove non sussistano
ragioni di impedimento
derivanti da particolari
esigenze di celerita’ del
procedimento, l’avvio del
procedimento stesso e’
comunicato, con le modalita’
previste dall’art. 8, ai
soggetti nei confronti dei quali
il provvedimento finale e’
destinato a produrre effetti
diretti ed a quelli che per
legge debbono intervenirvi. Ove
parimenti non sussistano le
ragioni di impedimento
predette, qualora da un
provvedimento possa derivare
un pregiudizio a soggetti
individuati o facilmente
individuabili, diversi dai suoi
diretti destinatari,
l’amministrazione e’ tenuta a fornire
loro, con le stesse
modalita’, notizia dell’inizio del
procedimento.”.

– Si riporta il testo degli articoli 7, 8 e 9 del

decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444:
“Art. 7
(Limiti di densita’ edilizia). – I limiti
inderogabili
di densita’ edilizia per le diverse zone
territoriali
omogenee sono stabiliti come segue:
1) Zone A):

per le operazioni di risanamento conservativo ed

altre trasformazioni conservative, le densita’ edilizie di

zone e fondiarie non debbono superare quelle preesistenti,

computate senza tener conto delle soprastrutture di epoca

recente prive di valore storico-artistico;
per le
eventuali nuove costruzioni ammesse, la
densita’
fondiaria non deve superare il 50% della densita’
fondiaria
media della zona e, in nessun caso, i 5 mc/mq;
2) Zone
B): le densita’ territoriali e fondiarie sono
stabilite in
sede di formazione degli strumenti urbanistici
tenendo
conto delle esigenze igieniche, di

decongestionamento urbano e delle quantita’ minime di spazi

previste dagli articoli 3, 4 e 5.
Qualora le
previsioni di piano consentano
trasformazioni per
singoli edifici mediante demolizione e
ricostruzione, non
sono ammesse densita’ fondiarie
superiori ai seguenti
limiti:
7 mc/mq per comuni superiori ai 200 mila
abitanti;
6 mc/mq per comuni tra 200 mila e 50 mila
abitanti;
5 mc/mq per comuni al di sotto dei 50 mila
abitanti.
Gli abitanti sono riferiti alla situazione
del comune
alla data di adozione del piano.

Sono ammesse densita’ superiori ai predetti limiti

quando esse non eccedano il 70% delle densita’

preesistenti;
3) Zone C): i limiti di densita’
edilizia di zona
risulteranno determinati dalla combinata
applicazione delle
norme di cui agli articoli 3, 4 e 5 e di
quelle di cui agli
articoli 8 e 9, nonche’ dagli indici di
densita’ fondiaria
che dovranno essere stabiliti in sede
di formazione degli
strumenti urbanistici, e per i
quali non sono posti
specifici limiti;
4)
Zone E): e’ prescritta per le abitazioni la massima
densita’
fondiaria di mc. 0,03 per mq.”.
“Art. 8 (Limiti di
altezza degli edifici). – Le altezze
massime degli edifici
per le diverse zone territoriali
omogenee sono stabilite
come segue:
1) Zone A):
per le
operazioni di risanamento conservativo non e’
consentito
superare le altezze degli edifici preesistenti,
computate
senza tener conto di soprastrutture o di

sopraelevazioni aggiunte alle antiche strutture;
per
le eventuali trasformazioni o nuove costruzioni
che
risultino ammissibili, l’altezza massima di ogni

edificio non puo’ superare l’altezza degli edifici

circostanti di carattere storico-artistico;
2) Zone
B): l’altezza massima dei nuovi edifici non
puo’
superare l’altezza degli edifici preesistenti e

circostanti, con la eccezione di edifici che formino

oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni

convenzionate con previsioni planovolumetriche, sempre che

rispettino i limiti di densita’ fondiaria di cui all’art.

7;
3) Zone C): contigue o in diretto rapporto visuale
con
zone del tipo A): le altezze massime dei nuovi edifici
non
possono superare altezze compatibili con quelle
degli
edifici delle zone A) predette;
4)
edifici ricadenti in altre zone: le altezze massime
sono
stabilite dagli strumenti urbanistici in relazione
alle
norme sulle distanze tra i fabbricati di cui al

successivo art. 9.”.
“Art. 9 (Limiti di distanza tra
i fabbricati). – Le
distanze minime tra fabbricati per
le diverse zone
territoriali omogenee sono stabilite come
segue:
1) Zone A): per le operazioni di
risanamento
conservativo e per le eventuali
ristrutturazioni, le
distanze tra gli edifici non
possono essere inferiori a
quelle intercorrenti tra i
volumi edificati preesistenti,
computati senza tener
conto di costruzioni aggiuntive di
epoca recente e prive
di valore storico, artistico o
ambientale;

2) nuovi edifici ricadenti in altre zone: e’ prescritta
in
tutti i casi la distanza minima assoluta di m. 10 tra

pareti finestrate e pareti di edifici antistanti;
3)
Zone C): e’ altresi’ prescritta, tra pareti

finestrate di edifici antistanti, la distanza minima pari

all’altezza del fabbricato piu’ alto; la norma si applica

anche quando una sola parete sia finestrata, qualora gli

edifici si fronteggino per uno sviluppo superiore a ml. 12.

Le distanze minime tra fabbricati – tra i quali siano

interposte strade destinate al traffico dei veicoli (con

esclusione della viabilita’ a fondo cieco al servizio di

singoli edifici o di insediamenti) – debbono corrispondere

alla larghezza della sede stradale maggiorata di:
ml.
5 per lato, per strade di larghezza inferiore a
ml. 7;

ml. 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa

tra ml. 7 e ml. 15;
ml. 10 per lato, per strade
di larghezza superiore a
ml. 15.
Qualora le
distanze tra fabbricati, come sopra
computate,
risultino inferiori all’altezza del fabbricato
piu’ alto,
le distanze stesse sono maggiorate fino a
raggiungere
la misura corrispondente all’altezza stessa.
Sono ammesse
distanze inferiori a quelle indicate nei
precedenti
commi, nel caso di gruppi di edifici che formino
oggetto
di piani particolareggiati o lottizzazioni

convenzionate con previsioni planovolumetriche.”.

Art. 15 (R)
Efficacia temporale e decadenza del
permesso di costruire (legge
28 gennaio 1977, n. 10, art. 4, commi 3,
4 e 5; legge 17 agosto 1942,
n. 1150, art. 31,
comma 11)

1. Nel permesso di costruire sono indicati i termini di
inizio e di
ultimazione dei lavori.
2. Il termine per l’inizio dei
lavori non puo’ essere superiore ad
un anno dal rilascio del
titolo; quello di ultimazione, entro il
quale l’opera deve essere
completata non puo’ superare i tre anni
dall’inizio dei lavori.
Entrambi i termini possono essere prorogati,
con provvedimento
motivato, per fatti sopravvenuti estranei alla
volonta’ del
titolare del permesso. Decorsi tali termini il permesso
decade di
diritto per la parte non eseguita, tranne che,
anteriormente
alla scadenza venga richiesta una proroga. La proroga
puo’ essere
accordata, con provvedimento motivato, esclusivamente
in
considerazione della mole dell’opera da realizzare o delle
sue
particolari caratteristiche tecnico-costruttive, ovvero quando
si
tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in
piu’
esercizi finanziari.
3. La realizzazione della parte
dell’intervento non ultimata nel
termine stabilito e’ subordinata al
rilascio di nuovo permesso per le
opere ancora da eseguire, salvo
che le stesse non rientrino tra
quelle realizzabili mediante
denuncia di inizio attivita’ ai sensi
dell’articolo 22. Si procede
altresi’, ove necessario, al ricalcolo
del contributo di costruzione.

4. Il permesso decade con l’entrata in vigore di
contrastanti
previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano
gia’ iniziati e
vengano completati entro il termine di tre anni dalla
data di inizio.

Sezione II
Contributo di costruzione

Art. 16 (L)
Contributo per il rilascio del
permesso di costruire (legge
28 gennaio 1977, n. 10, articoli 3;
5, comma 1; 6, com-mi 1, 4 e 5;
11; legge 5 agosto 1978, n. 457, art.
47; legge 24 dicembre 1993, n.
537, art. 7; legge 29 settembre
1964, n. 847, articoli 1, comma 1,
lettere b) e c), e 4; legge 22
ottobre 1971, n. 865, art. 44; legge
11 marzo 1988, n. 67, art. 17;
decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22, art. 58, comma 1;
legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 61,

comma 2)

1. Salvo quanto disposto dall’articolo 17, comma 3, il
rilascio del
permesso di costruire comporta la corresponsione di
un contributo
commisurato all’incidenza degli oneri di
urbanizzazione nonche’ al
costo di costruzione, secondo le
modalita’ indicate nel presente
articolo.
2. La quota di contributo
relativa agli oneri di urbanizzazione e’
corrisposta al comune
all’atto del rilascio del permesso di costruire
e, su richiesta
dell’interessato, puo’ essere rateizzata. A scomputo
totale o
parziale della quota dovuta, il titolare del permesso puo’
obbligarsi
a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con
le
modalita’ e le garanzie stabilite dal comune, con
conseguente
acquisizione delle opere realizzate al patrimonio
indisponibile del
comune.
3. La quota di contributo relativa
al costo di costruzione,
determinata all’atto del rilascio, e’
corrisposta in corso d’opera,
con le modalita’ e le garanzie
stabilite dal comune, non oltre
sessanta giorni dalla ultimazione
della costruzione.
4. L’incidenza degli oneri di urbanizzazione
primaria e secondaria
e’ stabilita con deliberazione del consiglio
comunale in base alle
tabelle parametriche che la regione definisce
per classi di comuni in
relazione:
a) all’ampiezza ed
all’andamento demografico dei comuni;
b) alle caratteristiche
geografiche dei comuni;
c) alle destinazioni di zona previste
negli strumenti urbanistici
vigenti;
d) ai limiti e rapporti
minimi inderogabili fissati in
applicazione dall’articolo
41-quinquies, penultimo e ultimo comma,
della legge 17 agosto
1942, n. 1150, e successive modifiche e
integrazioni, nonche’
delle leggi regionali.
5. Nel caso di mancata definizione delle
tabelle parametriche da
parte della regione e fino alla definizione
delle tabelle stesse, i
comuni provvedono, in via provvisoria,
con deliberazione del
consiglio comunale.
6. Ogni cinque anni i
comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di
urbanizzazione primaria
e secondaria, in conformita’ alle relative
disposizioni regionali, in
relazione ai riscontri e prevedibili costi
delle opere di
urbanizzazione primaria, secondaria e generale.
7. Gli oneri di
urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti
interventi: strade
residenziali, spazi di sosta o di parcheggio,
fognature, rete
idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica
e del gas,
pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato.
8. Gli oneri di
urbanizzazione secondaria sono relativi ai seguenti
interventi: asili
nido e scuole materne, scuole dell’obbligo nonche’
strutture e
complessi per l’istruzione superiore all’obbligo, mercati
di
quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici
religiosi,
impianti sportivi di quartiere, aree verdi di
quartiere, centri
sociali e attrezzature culturali e sanitarie.
Nelle attrezzature
sanitarie sono ricomprese le opere, le
costruzioni e gli impianti
destinati allo smaltimento, al
riciclaggio o alla distruzione dei
rifiuti urbani, speciali,
pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica
di aree inquinate.
9.
Il costo di costruzione per i nuovi edifici e’
determinato
periodicamente dalle regioni con riferimento ai
costi massimi
ammissibili per l’edilizia agevolata, definiti dalle
stesse regioni a
norma della lettera g) del primo comma
dell’articolo 4 della legge
5 agosto 1978, n. 457. Con lo stesso
provvedimento le regioni
identificano classi di edifici con
caratteristiche superiori a quelle
considerate nelle vigenti
disposizioni di legge per l’edilizia
agevolata, per le quali
sono determinate maggiorazioni del detto
costo di costruzione in
misura non superiore al 50 per cento. Nei
periodi intercorrenti tra
le determinazioni regionali, ovvero in
eventuale assenza di tali
determinazioni, il costo di costruzione e’
adeguato annualmente, ed
autonomamente, in ragione dell’intervenuta
variazione dei costi di
costruzione accertata dall’Istituto nazionale
di statistica (ISTAT).
Il contributo afferente al permesso di
costruire comprende una
quota di detto costo, variabile dal 5 per
cento al 20 per cento,
che viene determinata dalle regioni in
funzione delle
caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e
della loro
destinazione ed ubicazione.
10. Nel caso di interventi su
edifici esistenti il costo di
costruzione e’ determinato in
relazione al costo degli interventi
stessi, cosi’ come individuati
dal comune in base ai progetti
presentati per ottenere il
permesso di costruire. Al fine di
incentivare il recupero del
patrimonio edilizio esistente, per gli
interventi di ristrutturazione
edilizia di cui all’articolo 3, comma
1, lettera d), i comuni hanno
comunque la facolta’ di deliberare che
i costi di costruzione ad
essi relativi non superino i valori
determinati per le nuove
costruzioni ai sensi del comma 6.

Note
all’art. 16:
– Per completezza si riporta il
testo integrale
dell’art. 41-quinquies della legge 17
agosto 1942, n. 1150:
“Art. 41-quinquies. – Nei
comuni sprovvisti di piano
regolatore generale o di
programma di fabbricazione, la
edificazione a scopo
residenziale e’ soggetta alle seguenti
limitazioni:

a) il volume complessivo costruito di ciascun

fabbricato non puo’ superare la misura di un metro cubo e

mezzo per ogni metro quadrato di area edificabile, se

trattasi di edifici ricadenti in centri abitati, i cui

perimetri sono definiti entro novanta giorni dalla data di

entrata in vigore della presente legge con deliberazione

del Consiglio comunale sentiti il Provveditorato regionale

alle opere pubbliche e la Soprintendenza competente, e di

un decimo di metro cubo per ogni metro quadrato di area

edificabile, se la costruzione e’ ubicata nelle altre parti

del territorio;
b) gli edifici non possono
comprendere piu’ di tre
piani;
c) l’altezza
di ogni edificio non puo’ essere
superiore alla
larghezza degli spazi pubblici o privati su
cui esso
prospetta e la distanza dagli edifici vicini non
puo’
essere inferiore all’altezza di ciascun fronte

dell’edificio da costruire.
Per le costruzioni di cui
alla legge 30 dicembre 1960,
n. 1676, il Ministro per i
lavori pubblici puo’ disporre
con proprio decreto, sentito
il Comitato di attuazione del
piano di costruzione di
abitazione per i lavoratori
agricoli dipendenti,
limitazioni diverse da quelle previste
dal precedente
comma.
Le superfici coperte degli edifici e dei
complessi
produttivi non possono superare un terzo
dell’area di
proprieta’.
Le limitazioni
previste ai commi precedenti si
applicano nei comuni
che hanno adottato il piano regolatore
generale o il
programma di fabbricazione fino ad un anno
dalla data di
presentazione al Ministero dei lavori
pubblici.
Qualora il piano regolatore generale o il
programma
di fabbricazione sia restituito al Comune, le
limitazioni
medesime si applicano fino ad un anno dalla
data di
nuova trasmissione al Ministero dei lavori
pubblici.

Qualora l’agglomerato urbano rivesta carattere storico,

artistico o di particolare pregio ambientale sono

consentite esclusivamente opere di consolidamento o

restauro, senza alterazioni di volumi. Le aree libere sono

inedificabili fino all’approvazione del piano regolatore

generale.
Nei Comuni dotati di piano regolatore
generale o di
programma di fabbricazione, nelle zone
in cui siano
consentite costruzioni per volumi
superiori a tre metri
cubi per metro quadrato di area
edificabile, ovvero siano
consentite altezze superiori a
metri 25, non possono essere
realizzati edifici con volumi
ed altezze superiori a detti
limiti, se non previa
approvazione di apposito piano
particolareggiato o
lottizzazione convenzionata estesi
all’intera zona e
contenenti la disposizione
planivolumetrica degli
edifici previsti nella zona stessa.
Le disposizioni di
cui ai commi primo, secondo, terzo,
quarto e sesto hanno
applicazione dopo un anno dalla
entrata in vigore della
presente legge. Le licenze edilizie
rilasciate nel
medesimo periodo non sono prorogabili e le
costruzioni
devono essere ultimate entro due anni dalla
data di
inizio dei lavori.
In tutti i Comuni, ai fini della
formazione di nuovi
strumenti urbanistici o della
revisione di quelli
esistenti, debbono essere osservati
limiti inderogabili di
densita’ edilizia, di altezza,
di distanza tra i
fabbricati, nonche’ rapporti
massimi tra spazi destinati
agli insediamenti
residenziali e produttivi e spazi
pubblici o riservati
alle attivita’ collettive, a verde
pubblico o a
parcheggi.
I limiti e i rapporti previsti dal
precedente comma
sono definiti per zone territoriali
omogenee, con decreto
del Ministro per i lavori pubblici
di concerto con quello
per l’interno, sentito il
Consiglio superiore dei lavori
pubblici. In sede di
prima applicazione della presente
legge, tale decreto
viene emanato entro sei mesi
dall’entrata in vigore
della medesima.”.
– Per completezza si riporta il
testo integrale
dell’art. 4 della legge 5 agosto 1978, n.
457:
“Art. 4 (Attribuzioni delle regioni). – Le regioni,
per
le finalita’ di cui all’art. 1, provvedono in
particolare
a:
a) individuare il fabbisogno
abitativo nel territorio
regionale, distinguendo quello che
puo’ essere soddisfatto
attraverso il recupero del
patrimonio edilizio esistente e
quello da soddisfare con
nuove costruzioni; nonche’ il
fabbisogno per gli
insediamenti rurali nell’ambito dei
piani di sviluppo
agricolo;
b) formare programmi quadriennali e progetti
biennali
di intervento per l’utilizzazione delle risorse
finanziarie
disponibili, includendovi anche eventuali
stanziamenti
integrativi disposti da loro stesse;

c) ripartire gli interventi per ambiti territoriali,

di norma sovracomunali, assicurando il coordinamento con

l’acquisizione e urbanizzazione delle aree occorrenti

all’attuazione dei programmi, e determinare la quota dei

fondi da ripartire per ambiti territoriali, di norma

comunali, per gli interventi di recupero del patrimonio

edilizio esistente, in relazione ai fabbisogni di cui alla

precedente lettera a) e in misura comunque non inferiore al

15 per cento delle risorse disponibili;
d) individuare
i soggetti incaricati della
realizzazione dei
programmi edilizi secondo i criteri di
scelta indicati nel
successivo art. 25;
e) esercitare la vigilanza
sulla gestione
amministrativo-finanziaria delle
cooperative edilizie,
comunque fruenti di contributi
pubblici;
f) formare e gestire, a livello regionale,
l’anagrafe
degli assegnatari di abitazioni di edilizia
residenziale
comunque fruenti di contributo statale,
sulla base dei
criteri generali definiti dal Comitato
per l’edilizia
residenziale;
g) definire i
costi massimi ammissibili, nell’ambito
dei limiti di cui
alla lettera n) del precedente art. 3,
dandone contestuale
comunicazione al Comitato per
l’edilizia
residenziale;
h) comunicare ogni tre mesi al
Comitato per
l’edilizia residenziale ed alla sezione
autonoma della
Cassa depositi e prestiti di cui al
successivo art. 10 la
situazione di cassa riguardante la
gestione del trimestre
precedente ed il presumibile
fabbisogno dei pagamenti da
effettuare nel trimestre
successivo sulla base dello stato
di avanzamento dei
lavori;
i) redigere annualmente, nel termine e
con le
modalita’ stabilite dal Comitato per
l’edilizia
residenziale, una relazione sullo stato di
attuazione dei
programmi nonche’ sull’attivita’ svolta
ai sensi della
precedente lettera e) e dell’art. 5
del decreto del
Presidente della Repubblica 30 dicembre
1972, n. 1036;
l) disporre la concessione dei
contributi pubblici
previsti dalla presente legge;

m) esercitare il controllo sul rispetto da parte dei

soggetti incaricati della realizzazione dei programmi di

edilizia abitativa fruenti di contributi pubblici, delle

procedure e dei vincoli economici e tecnici stabiliti per

la realizzazione dei programmi stessi ed accertare il

possesso dei requisiti da parte dei beneficiari dei

contributi dello Stato.
Le regioni possono
provvedere alla eventuale
integrazione dei
programmi edilizi utilizzando
finanziamenti
stanziati con apposite leggi regionali,
dandone
contestuale comunicazione al Comitato per
l’edilizia
residenziale.”.

Art. 17
(L)
Riduzione o esonero dal contributo di costruzione (legge 28
gennaio
1977, n. 10, articoli 7, comma 1; 9; decreto-legge 23
gennaio 1982,
n. 9, articoli 7 e 9, convertito in legge 25 marzo 1982,
n. 94; legge
24 marzo 1989, n. 122, art. 11; legge 9 gennaio 1991, n.
10, art. 26,
comma 1; legge n. 662 del 1996, art. 2, comma
60)

1. Nei casi di edilizia abitativa convenzionata, relativa
anche ad
edifici esistenti, il contributo afferente al permesso di
costruire
e’ ridotto alla sola quota degli oneri di urbanizzazione
qualora il
titolare del permesso si impegni, a mezzo di una
convenzione con il
comune, ad applicare prezzi di vendita e
canoni di locazione
determinati ai sensi della
convenzione-tipo prevista
dall’articolo 18.
2. Il contributo
per la realizzazione della prima abitazione e’
pari a quanto
stabilito per la corrispondente edilizia residenziale
pubblica,
purche’ sussistano i requisiti indicati dalla normativa di
settore.

3. Il contributo di costruzione non e’ dovuto:
a) per gli
interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi
comprese le
residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle
esigenze
dell’imprenditore agricolo a titolo principale, ai
sensi
dell’articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153;
b) per
gli interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in
misura non
superiore al 20%, di edifici unifamiliari;
c) per gli impianti,
le attrezzature, le opere pubbliche o di
interesse generale
realizzate dagli enti istituzionalmente competenti
nonche’ per le
opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in
attuazione di
strumenti urbanistici;
d) per gli interventi da realizzare in
attuazione di norme o di
provvedimenti emanati a seguito di pubbliche
calamita’;
e) per i nuovi impianti, lavori, opere, modifiche,
installazioni,
relativi alle fonti rinnovabili di energia, alla
conservazione, al
risparmio e all’uso razionale dell’energia, nel
rispetto delle norme
urbanistiche, di tutela artistico-storica e
ambientale.
4. Per gli interventi da realizzare su immobili di
proprieta’ dello
Stato il contributo di costruzione e’
commisurato alla incidenza
delle sole opere di urbanizzazione.

Note all’art. 17:
– Si riporta il
testo dell’art. 12 della legge 9 maggio
1975, n. 153:

“Art. 12. – Si considera a titolo principale

l’imprenditore che dedichi all’attivita’ agricola almeno

due terzi del proprio tempo di lavoro complessivo e che

ricavi dall’attivita’ medesima almeno due terzi del proprio

reddito globale da lavoro risultante dalla propria

posizione fiscale.
Il requisito del reddito e quello
inerente al tempo
dedicato all’attivita’ agricola e’
accertato dalle regioni.
Il requisito della capacita’
professionale si considera
presunto quando l’imprenditore
che abbia svolto attivita’
agricola sia in possesso di un
titolo di studio di livello
universitario nel settore
agrario, veterinario, delle
scienze naturali, di un
diploma di scuola media superiore
di carattere agrario,
ovvero di istituto professionale
agrario o di altra scuola
ad indirizzo agrario equivalente.
Il detto requisito
si presume, altresi’, quando
l’imprenditore abbia
esercitato per un triennio anteriore
alla data di
presentazione della domanda l’attivita’
agricola come
capo di azienda, ovvero come coadiuvante
familiare o
come lavoratore agricolo: tali condizioni
possono essere
provate anche mediante atto di notorieta’.
Negli altri
casi il requisito della capacita’
professionale e’
accertato da una commissione provinciale
nominata dal
presidente della giunta regionale e composta
dai
rappresentanti delle organizzazioni nazionali

professionali degli imprenditori agricoli piu’

rappresentative e da un funzionario della regione che la

presiede.
Le societa’ sono considerate imprenditori
agricoli a
titolo principale qualora lo statuto preveda
quale oggetto
sociale l’esercizio esclusivo dell’attivita’
agricola, ed
inoltre:
a) nel caso di
societa’ di persone qualora almeno la
meta’ dei soci
sia in possesso della qualifica di
imprenditore
agricolo a titolo principale. Per le societa’
in
accomandita la percentuale si riferisce ai soci

accomandatari;
b) nel caso di societa’
cooperative qualora
utilizzino prevalentemente prodotti
conferiti dai soci ed
almeno la meta’ dei soci sia in
possesso della qualifica di
imprenditore agricolo a titolo
principale;
c) nel caso di societa’ di capitali
qualora oltre il
50 per cento del capitale sociale sia
sottoscritto da
imprenditori agricoli a titolo principale.
Tale condizione
deve permanere e comunque essere
assicurata anche in caso
di circolazione delle quote o
azioni. A tal fine lo statuto
puo’ prevedere un diritto di
prelazione a favore dei soci
che abbiano la qualifica di
imprenditore agricolo a titolo
principale, nel caso in
cui altro socio avente la stessa
qualifica intenda
trasferire a terzi a titolo oneroso, in
tutto o in parte,
le proprie azioni o la propria quota,
determinando le
modalita’ e i tempi di esercizio di tale
diritto. Il
socio che perde la qualifica di imprenditore
agricolo a
titolo principale e’ tenuto a darne
comunicazione
all’organo di amministrazione della societa’
entro quindici
giorni.”.

Art. 18
(L)
Convenzione-tipo (legge 28 gennaio 1977, n. 10, art. 8;
legge
17 febbraio 1992, n. 179, art. 23, comma 6)

1.
Ai fini del rilascio del permesso di costruire relativo
agli
interventi di edilizia abitativa di cui all’articolo 17, comma
1, la
regione approva una convenzione-tipo, con la quale sono
stabiliti i
criteri nonche’ i parametri, definiti con meccanismi
tabellari per
classi di comuni, ai quali debbono uniformarsi le
convenzioni
comunali nonche’ gli atti di obbligo in ordine
essenzialmente a:
a) l’indicazione delle caratteristiche
tipologiche e costruttive
degli alloggi;
b) la determinazione dei
prezzi di cessione degli alloggi, sulla
base del costo delle aree,
cosi’ come definito dal comma successivo,
della costruzione e delle
opere di urbanizzazione, nonche’ delle
spese generali, comprese
quelle per la progettazione e degli oneri di
preammortamento e di
finanziamento;
c) la determinazione dei canoni di locazione in
percentuale del
valore desunto dai prezzi fissati per la cessione
degli alloggi;
d) la durata di validita’ della convenzione non
superiore a 30 e
non inferiore a 20 anni.
2. La regione stabilisce
criteri e parametri per la determinazione
del costo delle aree, in
misura tale che la sua incidenza non superi
il 20 per cento del
costo di costruzione come definito ai sensi
dell’articolo 16.
3.
Il titolare del permesso puo’ chiedere che il costo delle aree,
ai
fini della convenzione, sia determinato in misura pari al
valore
definito in occasione di trasferimenti di proprieta’
avvenuti nel
quinquennio anteriore alla data della convenzione.
4.
I prezzi di cessione ed i canoni di locazione determinati
nelle
convenzioni ai sensi del primo comma sono suscettibili di
periodiche
variazioni, con frequenza non inferiore al biennio, in
relazione agli
indici ufficiali ISTAT dei costi di costruzione
intervenuti dopo la
stipula delle convenzioni medesime.
5. Ogni
pattuizione stipulata in violazione dei prezzi di cessione
e dei
canoni di locazione e’ nulla per la parte eccedente.

Art. 19 (L)
Contributo di costruzione per
opere o impianti non destinati alla
residenza (legge 28
gennaio 1977, n. 10, art. 10)

1. Il permesso di costruire
relativo a costruzioni o impianti
destinati ad attivita’
industriali o artigianali dirette alla
trasformazione di beni
ed alla prestazione di servizi comporta la
corresponsione di un
contributo pari alla incidenza delle opere di
urbanizzazione, di
quelle necessarie al trattamento e allo
smaltimento dei
rifiuti solidi, liquidi e gassosi e di quelle
necessarie alla
sistemazione dei luoghi ove ne siano alterate le
caratteristiche.
La incidenza di tali opere e’ stabilita con
deliberazione del
consiglio comunale in base a parametri che la
regione definisce
con i criteri di cui al comma 4, lettere a) e b)
dell’articolo 16,
nonche’ in relazione ai tipi di attivita’
produttiva.
2. Il
permesso di costruire relativo a costruzioni o impianti
destinati
ad attivita’ turistiche, commerciali e direzionali o
allo
svolgimento di servizi comporta la corresponsione di un
contributo
pari all’incidenza delle opere di urbanizzazione,
determinata ai
sensi dell’articolo 16, nonche’ una quota non
superiore al 10 per
cento del costo documentato di costruzione
da stabilirsi, in
relazione ai diversi tipi di attivita’, con
deliberazione del
consiglio comunale.
3. Qualora la destinazione
d’uso delle opere indicate nei commi
precedenti, nonche’ di
quelle nelle zone agricole previste
dall’articolo 17, venga
comunque modificata nei dieci anni successivi
all’ultimazione dei
lavori, il contributo di costruzione e’ dovuto
nella misura
massima corrispondente alla nuova destinazione,
determinata con
riferimento al momento dell’intervenuta variazione.

Sezione
III
Procedimento
Art. 20 (R)
Procedimento
per il rilascio del permesso di costruire (decreto-legge
5 ottobre
1993, n. 398, art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, convertito, con

modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493)

1. La
domanda per il rilascio del permesso di costruire,
sottoscritta
da uno dei soggetti legittimati ai sensi
dell’articolo
11, va presentata allo sportello unico corredata
da
un’attestazione concernente il titolo di legittimazione,
dagli
elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio, e
quando ne
ricorrano i presupposti, dagli altri documenti previsti
dalla parte
II, nonche’ da un’autocertificazione circa la
conformita’ del
progetto alle norme igienico-sanitarie nel caso in
cui il progetto
riguardi interventi di edilizia residenziale ovvero
la verifica in
ordine a tale conformita’ non comporti
valutazioni
tecnico-discrezionali.
2. Lo sportello unico comunica
entro dieci giorni al richiedente il
nominativo del responsabile del
procedimento ai sensi degli articoli
4 e 5 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, e successive modificazioni.
L’esame delle domande si
svolge secondo l’ordine cronologico di
presentazione.
3. Entro
sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il
responsabile
del procedimento cura l’istruttoria, acquisisce,
avvalendosi
dello sportello unico, i prescritti pareri dagli uffici
comunali,
nonche’ i pareri di cui all’articolo 5, comma 3, sempre che
gli stessi
non siano gia’ stati allegati alla domanda dal richiedente
e,
valutata la conformita’ del progetto alla normativa
vigente,
formula una proposta di provvedimento, corredata da una
dettagliata
relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica
dell’intervento
richiesto.
4. Il responsabile del procedimento,
qualora ritenga che ai fini
del rilascio del permesso di
costruire sia necessario apportare
modifiche di modesta
entitarispetto al progetto originario, puo’,
nello stesso termine
di cui al comma 3, richiedere tali modifiche,
illustrandone le
ragioni. L’interessato si pronuncia sulla richiesta
di modifica
entro il termine fissato e, in caso di adesione, e’
tenuto ad
integrare la documentazione nei successivi quindici giorni.
La
richiesta di cui al presente comma sospende, fino al
relativo
esito, il decorso del termine di cui al comma 3.
5. Il
termine di cui al comma 3 puo’ essere interrotto una sola
volta dal
responsabile del procedimento, entro quindici giorni
dalla
presentazione della domanda, esclusivamente per la motivata
richiesta
di documenti che integrino o completino la documentazione
presentata
e che non siano gia’ nella disponibilita’
dell’amministrazione o che
questa non possa acquisire
autonomamente. In tal caso, il termine
ricomincia a decorrere dalla
data di ricezione della documentazione
integrativa.
6.
Nell’ipotesi in cui, ai fini della
realizzazione
dell’intervento, sia necessario acquisire atti di
assenso, comunque
denominati, di altre amministrazioni, diverse
da quelle di cui
all’articolo 5, comma 3, il competente ufficio
comunale convoca una
conferenza di servizi ai sensi degli articoli
14, 14-bis, 14-ter,
14-quater della legge 7 agosto 1990, n.
241, e successive
modificazioni. Qualora si tratti di opere
pubbliche incidenti su beni
culturali, si applica l’articolo 25
del decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490.
7. Il
provvedimento finale, che lo sportello unico provvede a
notificare
all’interessato, e’ adottato dal dirigente o
dal
responsabile dell’ufficio, entro quindici giorni dalla proposta
di
cui al comma 3, ovvero dall’esito della conferenza di servizi di
cui
al comma 6. Dell’avvenuto rilascio del permesso di costruire e’
data
notizia al pubblico mediante affissione all’albo pretorio.
Gli
estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello
esposto
presso il cantiere, secondo le modalita’ stabilite dal
regolamento
edilizio.
8. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono
raddoppiati per i comuni
con piu’ di 100.000 abitanti, nonche’ per i
progetti particolarmente
complessi secondo la motivata risoluzione
del responsabile del
procedimento.
9. Decorso inutilmente il
termine per l’adozione del provvedimento
conclusivo, sulla domanda di
permesso di costruire si intende formato
il silenzio-rifiuto.
10. Il
procedimento previsto dal presente articolo si applica anche
al
procedimento per il rilascio del permesso di costruire in deroga
agli
strumenti urbanistici, a seguito dell’approvazione
della
deliberazione consiliare di cui all’articolo 14.

Note all’art. 20:
– Si riporta il testo degli
articoli 4 e 5 della legge
7 agosto 1990, n. 241:

“Art. 4. – 1. Ove non sia gia’ direttamente stabilito

per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni

sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento

relativo ad atti di loro competenza l’unita’ organizzativa

responsabile della istruttoria e di ogni altro adempimento

procedimentale, nonche’ dell’adozione del provvedimento

finale.
2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma
1 sono
rese pubbliche secondo quanto previsto dai
singoli
ordinamenti”.
“Art. 5. – 1. Il
dirigente di ciascuna unita’
organizzativa provvede ad
assegnare a se’ o ad altro
dipendente addetto
all’unita’ la responsabilita’ della
istruttoria e di ogni
altro adempimento inerente il singolo
procedimento
nonche’, eventualmente, dell’adozione del
provvedimento
finale.
2. Fino a quando non sia effettuata
l’assegnazione di
cui al comma 1, e’ considerato
responsabile del singolo
procedimento il funzionario
preposto all’unita’
organizzativa determinata a norma
del comma 1 dell’art. 4.
3. L’unita’ organizzativa
competente e il nominativo
del responsabile del
procedimento sono comunicati ai
soggetti di cui
all’art. 7 e, a richiesta, a chiunque vi
abbia interesse.”.

– Per il testo degli articoli 14, 14-bis, 14-ter,

14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241 vedi nelle note

all’art. 5.
– Per il testo dell’art. 25 del
decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490, vedi nelle note
all’art. 5.

Art. 21
(R)
Intervento sostitutivo regionale (decreto-legge 5 ottobre 1993,
n.
398, art. 4, commi 5 e 6, convertito, con modificazioni, dalla
legge
4 dicembre 1993, n. 493)

1. In caso
di mancata adozione, entro i termini previsti
dall’articolo 20,
del provvedimento conclusivo del procedimento per
il rilascio del
permesso di costruire, l’interessato puo’, con atto
notificato o
trasmesso in piego raccomandato con avviso di
ricevimento,
richiedereallo sportello unico che il dirigente o il
responsabile
dell’ufficio di cui all’articolo 13, si pronunci entro
quindici
giorni dalla ricezione dell’istanza. Di tale istanza viene
data
notizia al sindaco a cura del responsabile del procedimento.
Resta
comunque ferma la facolta’ di impugnare in sede giurisdizionale
il
silenzio-rifiuto formatosi sulla domanda di permesso di costruire.

2. Decorso inutilmente anche il termine di cui al comma
1,
l’interessato puo’ inoltrare richiesta di intervento sostitutivo
al
competente organo regionale, il quale, nei successivi
quindici
giorni, nomina un commissario ad acta che provvede nel
termine di
sessanta giorni. Trascorso inutilmente anche
quest’ultimo termine,
sulla domanda di intervento sostitutivo si
intende formato il
silenzio-rifiuto.

Capo III
Denuncia di
inizio attivita’
Art. 22 (L)
Interventi
subordinati a denuncia di inizio attivita’ (decreto-legge
5 ottobre
1993, n. 398, art. 4, commi 7, 8, convertito,
con
modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, come
modificato
dall’art. 2, com-ma 60, della legge 23 dicembre 1996,
n. 662, nel
testo risultante dalle modifiche introdotte
dall’art. 10 del
decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669;
decreto-legge 25 marzo 1997,
n. 67, art. 11, convertito, con
modifiche, dalla legge 23 maggio
1997, n. 135; decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490, in part.
articoli 34
ss, e 149)

1. Sono realizzabili mediante denuncia di inizio
attivita’ gli
interventi non riconducibili all’elenco di cui
all’articolo 10 e
all’articolo 6.
2. Sono altresi’ sottoposte a
denuncia di inizio attivita’ le
varianti a permessi di costruire
che non incidono sui parametri
urbanistici e sulle volumetrie,
che non modificano la destinazione
d’uso e la categoria edilizia, non
alterano la sagoma dell’edificio e
non violano le eventuali
prescrizioni contenute nel permesso di
costruire. Ai fini
dell’attivita’ di vigilanza urbanistica ed
edilizia, nonche’ ai
fini del rilascio del certificato di agibilita’
tali denunce di
inizio attivita’ costituiscono parte integrante del
procedimento
relativo al permesso di costruzione dell’intervento
principale.

3. La realizzazione degli interventi di cui ai commi 1 e 2
che
riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica
o
paesaggistica-ambientale, e’ subordinata al preventivo rilascio
del
parere o dell’autorizzazione richiesti dalle relative
previsioni
normative. Nell’ambito delle norme di tutela
rientrano, in
particolare, le disposizioni di cui al decreto
legislativo 29 ottobre
1999, n. 490.
4. Le regioni individuano
con legge le tipologie di intervento
assoggettate a contributo
di costruzione, definendo criteri e
parametri per la relativa
determinazione.
5. E’ comunque salva la facolta’ dell’interessato
di chiedere il
rilascio di permesso di costruire per la
realizzazione degli
interventi di cui al comma 1. In questo caso
la violazione della
disciplina urbanistico-edilizia non comporta
l’applicazione delle
sanzioni di cui all’articolo 44.

Note all’art. 22:
– Per il decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490
vedi nota all’art. 6.

Art. 23 (R)
Disciplina della
denuncia di inizio attivita’ (legge 24 dicembre
1993, n. 537, art.
2, comma 10, che sostituisce l’art. 19 della legge
7 agosto 1990, n.
241; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4,
commi 8-bis, 9,
10, 11, 14, e 15, come modificato dall’art. 2, comma
60, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, nel testo risultante dalle
modifiche
introdotte dall’art. 10 del decreto-legge 31 dicembre 1996,

n. 669)

1. Il proprietario dell’immobile o chi
abbia titolo per presentare
la denuncia di inizio attivita’,
almeno trenta giorni prima
dell’effettivo inizio dei lavori,
presenta allo sportello unico la
denuncia, accompagnata da una
dettagliata relazione a firma di un
progettista abilitato e dagli
opportuni elaborati progettuali, che
asseveri la conformita’ delle
opere da realizzare agli strumenti
urbanistici adottati o approvati
ed ai regolamenti edilizi vigenti,
nonche’ il rispetto delle
norme di sicurezza e di quelle
igienico-sanitarie.
2. La
denuncia di inizio attivita’ e’ corredata
dall’indicazione
dell’impresa cui si intende affidare i lavori ed
e’ sottoposta al
termine massimo di efficacia pari a tre anni. La
realizzazione della
parte non ultimata dell’intervento e’
subordinata a nuova denuncia.
L’interessato e’ comunque tenuto a
comunicare allo sportello unico la
data di ultimazione dei lavori.

3. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad
un
vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla
stessa
amministrazione comunale, il termine di trenta giorni di cui al
comma
1 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale
atto
non sia favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.
4.
Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad
un
vincolo la cui tutela non compete all’amministrazione comunale,
ove
il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non
sia
allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca
una
conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis,
14-ter,
14-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine di
trenta
giorni di cui al comma 1 decorre dall’esito della conferenza.
In caso
di esito non favorevole, la denuncia e’ priva di effetti.
5.
La sussistenza del titolo e’ provata con la copia della denuncia
di
inizio attivita’ da cui risulti la data di ricevimento
della
denuncia, l’elenco di quanto presentato a corredo del
progetto,
l’attestazione del professionista abilitato, nonche’
gli atti di
assenso eventualmente necessari.
6. Il dirigente o il
responsabile del competente ufficio comunale,
ove entro il termine
indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza di
una o piu’ delle
condizioni stabilite, notifica all’interessato
l’ordine motivato
di non effettuare il previsto intervento, e, in
caso di falsa
attestazione del professionista abilitato, informa
l’autorita’
giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza.
E’ comunque
salva la facolta’ di ripresentare la denuncia di inizio
di attivita’,
con le modifiche o le integrazioni necessarie per
renderla
conforme alla normativa urbanistica ed edilizia.
7. Ultimato
l’intervento, il progettista o un tecnico abilitato
rilascia un
certificato di collaudo finale, che va presentato allo
sportello
unico, con il quale si attesta la conformita’ dell’opera al
progetto
presentato con la denuncia di inizio attivita’.

Note all’art. 23:
– Per il testo degli articoli
14, 14-bis, 14-ter,
14-quater della legge 7 agosto 1990, n.
241 vedi nelle note
all’art. 5.

Titolo
III
AGIBILITA’ DEGLI EDIFICICapo ICertificato di agibilita’

Art. 24 (L)
Certificato di agibilita’ (regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265,
articoli 220; 221, comma 2, come
modificato dall’art. 70, decreto
legislativo 30 dicembre 1999, n.
507; decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, articoli 107 e 109;
legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.
52,
comma 1)

1. Il certificato di agibilita’ attesta la
sussistenza delle
condizioni di sicurezza, igiene, salubrita’,
risparmio energetico
degli edifici e degli impianti negli stessi
installati, valutate
secondo quanto dispone la normativa vigente.
2.
Il certificato di agibilita’ viene rilasciato dal dirigente o
dal
responsabile del competente ufficio comunale con riferimento
ai
seguenti interventi:
a) nuove costruzioni;
b) ricostruzioni
o sopraelevazioni, totali o parziali;
c) interventi sugli edifici
esistenti che possano influire sulle
condizioni di cui al comma 1.

3. Con riferimento agli interventi di cui al comma 2, il
soggetto
titolare del permesso di costruire o il soggetto che ha
presentato la
denuncia di inizio attivita’, o i loro successori o
aventi causa,
sono tenuti a chiedere il rilascio del certificato di
agibilita’. La
mancata presentazione della domanda comporta
l’applicazione della
sanzione amministrativa pecuniaria da 77 a 464
euro.
4. Alla domanda per il rilascio del certificato di agibilita’
deve
essere allegata copia della dichiarazione presentata per
la
iscrizione in catasto, redatta in conformita’ alle
disposizioni
dell’articolo 6 del regio decreto-legge 13 aprile
1939, n. 652, e
successive modificazioni e integrazioni.

Note all’art. 24:
– Si riporta il
testo dell’art. 6 del regio
decreto-legge 13 aprile
1939, n. 652:
“Art. 6. – La dichiarazione di cui al
precedente art. 3
deve essere redatta, per ciascuna
unita’ immobiliare, su
apposita scheda fornita
dall’amministrazione dello Stato e
presentata al podesta’
del comune ove l’unita’ immobiliare
e’ situata, entro il
giorno che sara’ stabilito con decreto
del Ministro per le
finanze.
La dichiarazione va estesa alle aree e ai
suoli che
formano parte integrante di una o piu’ unita’
immobiliari,
o concorrono a determinarne l’uso e la
rendita.
Non sono soggetti a dichiarazione:

a) i fabbricati rurali gia’ censiti nel catasto

terreni;
b) i fabbricati costituenti le
fortificazioni e loro
dipendenze;
c) i
fabbricati destinati all’esercizio dei culti;
d) i
cimiteri con le loro dipendenze;
e) i fabbricati di
proprieta’ della Santa Sede di cui
agli articoli 13, 14,
15 e 16 del trattato lateranense
11 febbraio 1929”.

Art. 25 (R)
Procedimento di rilascio
del certificato di agibilita’ (decreto del
Presidente della
Repubblica 22 aprile 1994, n. 425; legge 5 novembre

1971, n. 1086, articoli 7 e 8)

1. Entro quindici giorni
dall’ultimazione dei lavori di finitura
dell’intervento, il soggetto
di cui all’articolo 24, comma 3, e’
tenuto a presentare allo
sportello unico la domanda di rilascio del
certificato di agibilita’,
corredata della seguente documentazione:
a) richiesta di
accatastamento dell’edificio, sottoscritta dallo
stesso richiedente
il certificato di agibilita’, che lo sportello
unico provvede a
trasmettere al catasto;
b) dichiarazione sottoscritta dallo
stesso richiedente il
certificato di agibilita’ di conformita’
dell’opera rispetto al
progetto approvato, nonche’ in ordine alla
avvenuta prosciugatura dei
muri e della salubrita’ degli ambienti;

c) dichiarazione dell’impresa installatrice che attesta
la
conformita’ degli impianti installati negli edifici adibiti ad
uso
civile alle prescrizioni di cui agli articoli 113 e 127,
nonche’
all’articolo 1 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, ovvero
certificato
di collaudo degli stessi, ove previsto, ovvero ancora
certificazione
di conformita’ degli impianti prevista dagli articoli
111 e 126 del
presente testo unico.
2. Lo sportello unico comunica
al richiedente, entro dieci giorni
dalla ricezione della domanda di
cui al comma 1, il nominativo del
responsabile del procedimento ai
sensi degli articoli 4 e 5 della
legge 7 agosto 1990, n. 241.
3.
Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda di cui al
comma
1, il dirigente o il responsabile del competente
ufficio
comunale, previa eventuale ispezione dell’edificio,
rilascia il
certificato di agibilita’ verificata la seguente
documentazione:
a) certificato di collaudo statico di cui
all’articolo 67;
b) certificato del competente ufficio tecnico
della regione, di
cui all’articolo 62, attestante la conformita’
delle opere eseguite
nelle zone sismiche alle disposizioni di cui al
capo IV della parte
II;
c) la documentazione indicata al comma 1;

d) dichiarazione di conformita’ delle opere realizzate
alla
normativa vigente in materia di accessibilita’ e superamento
delle
barriere architettoniche di cui all’articolo 77,
nonche’
all’articolo 82.
4. Trascorso inutilmente il termine di cui
al comma 3, l’agibilita’
si intende attestata nel caso sia stato
rilasciato il parere
dell’A.S.L. di cui all’articolo 5, comma 3,
lettera a). In caso di
autodichiarazione, il termine per la
formazione del silenzio assenso
e’ di sessanta giorni.
5. Il
termine di cui al comma 3 puo’ essere interrotto una sola
volta dal
responsabile del procedimento, entro quindici giorni dalla
domanda,
esclusivamente per la richiesta di
documentazione
integrativa, che non sia gia’ nella
disponibilita’
dell’amministrazione o che non possa essere acquisita
autonomamente.
In tal caso, il termine di trenta giorni ricomincia a
decorrere dalla
data di ricezione della documentazione integrativa.

Note all’art. 25:
– Si riporta il
testo dell’art. 1 della legge 9 gennaio
1991, n. 10:

“Art. 1 (Finalita’ ed ambito di applicazione). – 1. Al

fine di migliorare i processi di trasformazione

dell’energia, di ridurre i consumi di energia e di

migliorare le condizioni di compatibilita’ ambientale

dell’utilizzo dell’energia a parita’ di servizio reso e di

qualita’ della vita, le norme del presente titolo

favoriscono ed incentivano, in accordo con la politica

energetica della Comunita’ economica europea, l’uso

razionale dell’energia, il contenimento dei consumi di

energia nella produzione e nell’utilizzo di manufatti,

l’utilizzazione delle fonti rinnovabili di energia, la

riduzione dei consumi specifici di energia nei processi

produttivi, una piu’ rapida sostituzione degli impianti in

particolare nei settori a piu’ elevata intensita’

energetica, anche attraverso il coordinamento tra le fasi

di ricerca applicata, di sviluppo dimostrativo e di

produzione industriale.
2. La politica di uso
razionale dell’energia e di uso
razionale delle materie
prime energetiche definisce un
complesso di azioni
organiche dirette alla promozione del
risparmio energetico,
all’uso appropriato delle fonti di
energia, anche
convenzionali, al miglioramento dei processi
tecnologici
che utilizzano o trasformano energia, allo
sviluppo
delle fonti rinnovabili di energia, alla

sostituzione delle materie prime energetiche di

importazione.
3. Ai fini della presente legge sono
considerate fonti
rinnovabili di energia o assimilate:
il sole, il vento,
l’energia idraulica, le risorse
geotermiche, le maree, il
moto ondoso e la
trasformazione dei rifiuti organici ed
inorganici o di
prodotti vegetali. Sono considerate
altresi’ fonti di
energia assimilate alle fonti rinnovabili
di energia: la
cogenerazione, intesa come produzione
combinata di
energia elettrica o meccanica e di calore, il
calore
recuperabile nei fumi di scarico e da impianti
termici,
da impianti elettrici e da processi industriali,
nonche’
le altre forme di energia recuperabile in processi,
in
impianti e in prodotti ivi compresi i risparmi di

energia conseguibili nella climatizzazione e

nell’illuminazione degli edifici con interventi

sull’involucro edilizio e sugli impianti. Per i rifiuti

organici ed inorganici resta ferma la vigente disciplina ed

in particolare la normativa di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, e

successive modificazioni ed integrazioni, al decreto-legge

31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni,

dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, e al decreto-legge

9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,

dalla legge 9 novembre 1988, n. 475.
4. L’utilizzazione
delle fonti di energia di cui al
comma 3 e’ considerata
di pubblico interesse e di pubblica
utilita’ e le opere
relative sono equiparate alle opere
dichiarate
indifferibili e urgenti ai fini

dell’applicazione delle leggi sulle opere pubbliche”.

Per il testo degli articoli 4 e 5 della legge
7
agosto 1990, n. 241 vedi nelle note all’art. 20.

Art. 26 (L)
Dichiarazione di inagibilita’ (regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265,
art.
222)

1. Il rilascio del certificato di agibilita’ non
impedisce
l’esercizio del potere di dichiarazione di
inagibilita’ di un
edificio o di parte di esso ai sensi
dell’articolo 222 del regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

Note all’art. 26:
– Si riporta il
testo dell’art. 222 del regio decreto
27 luglio 1934, n.
1265:
“Art. 222: Il podesta’, sentito l’ufficiale
sanitario o
su richiesta del medico provinciale, puo’
dichiarare
inabitabile una casa o parte di essa per ragioni
igieniche
e ordinarne lo sgombero”.

Titolo
IV
VIGILANZA SULL’ATTIVITA’ URBANISTICO EDILIZIA, RESPONSABILITA’
ESANZIONICapo IVigilanza sull’attivita’ urbanistico-edilizia e
responsabilita’
Art. 27 (L)
Vigilanza
sull’attivita’ urbanistico-edilizia (legge 28 febbraio
1985, n.
47, art. 4; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,

articoli 107 e 109)

1. Il dirigente o il
responsabile del competente ufficio comunale
esercita, anche secondo
le modalita’ stabilite dallo statuto o dai
regolamenti
dell’ente, la vigilanza
sull’attivita’
urbanistico-edilizia nel territorio comunale per
assicurarne la
rispondenza alle norme di legge e di regolamento,
alle prescrizioni
degli strumenti urbanistici ed alle modalita’
esecutive fissate nei
titoli abilitativi.
2. Il dirigente o il
responsabile, quando accerti l’inizio di opere
eseguite senza titolo
su aree assoggettate, da leggi statali,
regionali o da altre
norme urbanistiche vigenti o adottate, a vincolo
di inedificabilita’,
o destinate ad opere e spazi pubblici ovvero ad
interventi di
edilizia residenziale pubblica di cui alla legge
18 aprile 1962,
n. 167, e successive modificazioni ed integrazioni,
provvede alla
demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi.
Qualora si
tratti di aree assoggettate alla tutela di cui al regio
decreto 30
dicembre 1923, n. 3267, o appartenenti ai beni
disciplinati
dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, nonche’ delle aree
di cui al
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il dirigente
provvede
alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi,
previa
comunicazione alle amministrazioni competenti le quali
possono
eventualmente intervenire, ai fini della demolizione,
anche di
propria iniziativa.
3. Ferma rimanendo l’ipotesi
prevista dal precedente comma 2,
qualora sia constatata, dai
competenti uffici comunali d’ufficio o su
denuncia dei cittadini,
l’inosservanza delle norme, prescrizioni e
modalita’ di cui al
comma 1, il dirigente o il responsabile
dell’ufficio, ordina
l’immediata sospensione dei lavori, che ha
effetto fino
all’adozione dei provvedimenti definitivi di cui ai
successivi
articoli, da adottare e notificare entro quarantacinque
giorni
dall’ordine di sospensione dei lavori.
4. Gli ufficiali ed agenti
di polizia giudiziaria, ove nei luoghi
in cui vengono realizzate
le opere non sia esibito il permesso di
costruire, ovvero non sia
apposto il prescritto cartello, ovvero in
tutti gli altri casi di
presunta violazione urbanistico-edilizia, ne
danno immediata
comunicazione all’autorita’ giudiziaria, al
competente organo
regionale e al dirigente del competente ufficio
comunale, il quale
verifica entro trenta giorni la regolarita’ delle
opere e dispone gli
atti conseguenti.

Note all’art. 27:

– La legge 18 aprile 1962, n. 167, pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 1962, n. 111, reca

“Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree

fabbricabili per l’edilizia economica e popolare”.
– Il
regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267,
pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 17 maggio 1924, n. 117,
reca:
“Riordinamento e riforma della legislazione in
materia
di boschi e di terreni montani”.
– La legge 16 giugno
1927, n. 1766, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 3
ottobre 1927, n. 228, reca:
“Conversione in legge
del regio decreto 22 maggio 1924, n.
751, riguardante il
riordinamento degli usi civici nel
Regno, del regio
decreto 28 agosto 1924, n. 1484, che
modifica l’art. 26
del regio decreto 22 maggio 1924, n.
751, e del regio
decreto 16 maggio 1926, n. 895, che
proroga i termini
assegnati dall’art. 2 del regio
decreto-legge 22
maggio 1924, n. 751”.
– Per il decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 490
vedi nota all’art. 6.

Art. 28 (L)
Vigilanza su opere di
amministrazioni statali (legge 28 febbraio
1985, n. 47, art. 5;
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,

articoli 107 e 109)

1. Per le opere eseguite da
amministrazioni statali, qualora
ricorrano le ipotesi di cui
all’articolo 27, il dirigente o il
responsabile del competente
ufficio comunale informa immediatamente
la regione e il Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti, al
quale compete, d’intesa con
il presidente della giunta regionale, la
adozione dei provvedimenti
previsti dal richiamato articolo 27.

Art. 29 (L)
Responsabilita’ del titolare del permesso di
costruire, del
committente, del costruttore e del direttore dei
lavori, nonche’
anche del progettista per le opere subordinate a
denuncia di inizio
attivita’ (legge 28 febbraio 1985, n. 47,
art. 6; decreto-legge
23 aprile 1985, n. 146, art. 5-bis, convertito
con modificazioni, in
legge 21 giugno 1985, n. 298; decreto-legge 5
ottobre 1993, n. 398,
art. 4, comma 12, convertito con modificazioni
dalla legge 4 dicembre
1993, n. 493; decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267,
articoli 107 e 109)

1. Il titolare del permesso di costruire, il committente e
il
costruttore sono responsabili, ai fini e per gli effetti delle
norme
contenute nel presente capo, della conformita’ delle opere
alla
normativa urbanistica, alle previsioni di piano nonche’,
unitamente
al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle
modalita’
esecutive stabilite dal medesimo. Essi sono, altresi’,
tenuti al
pagamento delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle
spese per
l’esecuzione in danno, in caso di demolizione
delle opere
abusivamente realizzate, salvo che dimostrino di
non essere
responsabili dell’abuso.
2. Il direttore dei lavori
non e’ responsabile qualora abbia
contestato agli altri soggetti
la violazione delle prescrizioni del
permesso di costruire, con
esclusione delle varianti in corso
d’opera, fornendo al dirigente
o responsabile del competente ufficio
comunale contemporanea e
motivata comunicazione della violazione
stessa. Nei casi di
totale difformita’ o di variazione essenziale
rispetto al permesso
di costruire, il direttore dei lavori deve
inoltre rinunziare
all’incarico contestualmente alla comunicazione
resa al dirigente.
In caso contrario il dirigente segnala al
consiglio dell’ordine
professionale di appartenenza la violazione in
cui e’ incorso il
direttore dei lavori, che e’ passibile di
sospensione dall’albo
professionale da tre mesi a due anni.
3. Per le opere realizzate
dietro presentazione di denuncia di
inizio attivita’, il
progettista assume la qualita’ di persona
esercente un servizio
di pubblica necessita’ ai sensi degli articoli
359 e 481 del codice
penale. In caso di dichiarazioni non veritiere
nella relazione di cui
all’articolo 23, comma 1, l’amministrazione ne
da’ comunicazione
al competente ordine professionale per
l’irrogazione delle
sanzioni disciplinari.

Note all’art. 29:

– Si riporta il testo degli articoli 359 e 481 del

codice penale:
“Art. 359 (Persone esercenti un
servizio di pubblica
necessita). – Agli effetti della legge
penale, sono persone
che esercitano un servizio di pubblica
necessita’:
1) i privati che esercitano
professioni forensi o
sanitarie, o altre professioni il
cui esercizio sia per
legge vietato senza una speciale
abilitazione dello Stato,
quando dell’opera di essi il
pubblico sia per legge
obbligato a valersi;

2) i privati che, non esercitando una pubblica

funzione, ne’ prestando un pubblico servizio, adempiono un

servizio dichiarato di pubblica necessita’ mediante un atto

della pubblica amministrazione”.
“Art. 481 (Falsita’
ideologica in certificati commessa
da persone esercenti un
servizio di pubblica necessita). –
Chiunque, nell’esercizio
di una professione sanitaria o
forense, o di un altro
servizio di pubblica necessita’,
attesta falsamente, in
un certificato, fatti dei quali
l’atto e’ destinato a
provare la verita’, e’ punito con la
reclusione fino a un
anno o con la multa da lire centomila
a un milione.

Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto e’

commesso a scopo di lucro”.

Capo II
Sanzioni

Art. 30 (L)
Lottizzazione abusiva (legge 28 febbraio
1985, n. 47, art. 18;
decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146,
articoli 1, comma 3-bis, e
7-bis; ; decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, articoli 107 e
109)

1. Si ha lottizzazione abusiva di terreni a scopo
edificatorio
quando vengono iniziate opere che comportino
trasformazione
urbanistica od edilizia dei terreni stessi in
violazione delle
prescrizioni degli strumenti urbanistici, vigenti
o adottati, o
comunque stabilite dalle leggi statali o
regionali o senza la
prescritta autorizzazione; nonche’ quando
tale trasformazione venga
predisposta attraverso il frazionamento
e la vendita, o atti
equivalenti, del terreno in lotti che, per
le loro caratteristiche
quali la dimensione in relazione alla natura
del terreno e alla sua
destinazione secondo gli strumenti
urbanistici, il numero,
l’ubicazione o la eventuale previsione di
opere di urbanizzazione ed
in rapporto ad elementi riferiti agli
acquirenti, denuncino in modo
non equivoco la destinazione a scopo
edifi-catorio.
2. Gli atti tra vivi, sia in forma pubblica sia in
forma privata,
aventi ad oggetto trasferimento o costituzione o
scioglimento della
comunione di diritti reali relativi a terreni
sono nulli e non
possono essere stipulati ne’ trascritti nei
pubblici registri
immobiliari ove agli atti stessi non sia allegato
il certificato di
destinazione urbanistica contenente le
prescrizioni urbanistiche
riguardanti l’area interessata. Le
disposizioni di cui al presente
comma non si applicano quando i
terreni costituiscano pertinenze di
edifici censiti nel nuovo
catasto edilizio urbano, purche’ la
superficie complessiva
dell’area di pertinenza medesima sia inferiore
a 5.000 metri
quadrati.
3. Il certificato di destinazione urbanistica
deve essere
rilasciato dal dirigente o responsabile del
competente ufficio
comunale entro il termine perentorio di
trenta giorni dalla
presentazione della relativa domanda. Esso
conserva validita’ per un
anno dalla data di rilascio se, per
dichiarazione dell’alienante o di
uno dei condividenti, non siano
intervenute modificazioni degli
strumenti urbanistici.
4. In caso
di mancato rilascio del suddetto certificato nel termine
previsto,
esso puo’ essere sostituito da una
dichiarazione
dell’alienante o di uno dei condividenti
attestante l’avvenuta
presentazione della domanda, nonche’ la
destinazione urbanistica dei
terreni secondo gli strumenti
urbanistici vigenti o adottati, ovvero
l’inesistenza di questi
ovvero la prescrizione, da parte dello
strumento urbanistico
generale approvato, di strumenti attuativi.
5. I frazionamenti
catastali dei terreni non possono essere
approvati dall’agenzia
del territorio se non e’ allegata copia del
tipo dal quale risulti,
per attestazione degli uffici comunali, che
il tipo medesimo e’ stato
depositato presso il comune.
6. I pubblici ufficiali che ricevono o
autenticano atti aventi per
oggetto il trasferimento, anche senza
frazionamento catastale, di
appezzamenti di terreno di superficie
inferiore a diecimila metri
quadrati devono trasmettere, entro
trenta giorni dalla data di
registrazione, copia dell’atto da
loro ricevuto o autenticato al
dirigente o responsabile del
competente ufficio del comune ove e’
sito l’immobile.
7. Nel caso
in cui il dirigente o il responsabile del competente
ufficio
comunale accerti l’effettuazione di lottizzazione di terreni
a scopo
edificatorio senza la prescritta autorizzazione, con
ordinanza
da notificare ai proprietari delle aree ed agli altri
soggetti
indicati nel comma 1 dell’articolo 29, ne dispone
la
sospensione. Il provvedimento comporta l’immediata interruzione
delle
opere in corso ed il divieto di disporre dei suoli e delle
opere
stesse con atti tra vivi, e deve essere trascritto a tal
fine nei
registri immobiliari.
8. Trascorsi novanta giorni, ove
non intervenga la revoca del
provvedimento di cui al comma 7, le
aree lottizzate sono acquisite di
diritto al patrimonio disponibile
del comune il cui dirigente o
responsabile del competente ufficio
deve provvedere alla demolizione
delle opere. In caso di inerzia
si applicano le disposizioni
concernenti i poteri sostitutivi di
cui all’articolo 31, comma 8.
9. Gli atti aventi per oggetto
lotti di terreno, per i quali sia
stato emesso il provvedimento
previsto dal comma 7, sono nulli e non
possono essere stipulati, ne’
in forma pubblica ne’ in forma privata,
dopo la trascrizione di
cui allo stesso comma e prima della sua
eventuale cancellazione
o della sopravvenuta inefficacia del
provvedimento del dirigente
o del responsabile del competente ufficio
comunale.
10. Le
disposizioni di cui sopra si applicano agli atti stipulati
ed ai
frazionamenti presentati ai competenti uffici del catasto dopo
il 17
marzo 1985, e non si applicano comunque alle
divisioni
ereditarie, alle donazioni fra coniugi e fra parenti in
linea retta
ed ai testamenti, nonche’ agli atti costitutivi,
modificativi od
estintivi di diritti reali di garanzia e di
servitu’.

Art. 31 (L)
Interventi
eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale
difformita’
o con variazioni essenziali (legge 28 febbraio 1985, n.
47, art. 7;
decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, art. 2, convertito,
con
modificazioni, in legge 21 giugno 1985, n. 298; decreto

legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

1. Sono
interventi eseguiti in totale difformita’ dal permesso di
costruire
quelli che comportano la realizzazione di un organismo
edilizio
integralmente diverso per caratteristiche
tipologiche,
planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto
del permesso
stesso, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre i
limiti indicati
nel progetto e tali da costituire un organismo
edilizio o parte di
esso con specifica rilevanza ed autonomamente
utilizzabile.
2. Il dirigente o il responsabile del competente
ufficio comunale,
accertata l’esecuzione di interventi in assenza
di permesso, in
totale difformita’ dal medesimo, ovvero con
variazioni essenziali,
determinate ai sensi dell’articolo 32,
ingiunge al proprietario e al
responsabile dell’abuso la rimozione o
la demolizione, indicando nel
provvedimento l’area che viene
acquisita di diritto, ai sensi del
comma 3.
3. Se il responsabile
dell’abuso non provvede alla demolizione e al
ripristino dello stato
dei luoghi nel termine di novanta giorni
dall’ingiunzione, il
bene e l’area di sedime, nonche’ quella
necessaria, secondo
le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla
realizzazione di
opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di
diritto
gratuitamente al patrimonio del comune. L’area acquisita non
puo’
comunque essere superiore a dieci volte la
complessiva
superficie utile abusivamente costruita.
4.
L’accertamento dell’inottemperanza alla ingiunzione a demolire,
nel
termine di cui al comma 3, previa notifica
all’interessato,
costituisce titolo per l’immissione nel
possesso e per la
trascrizione nei registri immobiliari, che
deve essere eseguita
gratuitamente.
5. L’opera acquisita e’
demolita con ordinanza del dirigente o del
responsabile del competente
ufficio comunale a spese dei responsabili
dell’abuso, salvo che con
deliberazione consiliare non si dichiari
l’esistenza di prevalenti
interessi pubblici e sempre che l’opera non
contrasti con rilevanti
interessi urbanistici o ambientali.
6. Per gli interventi
abusivamente eseguiti su terreni sottoposti,
in base a leggi statali
o regionali, a vincolo di inedificabilita’,
l’acquisizione gratuita,
nel caso di inottemperanza all’ingiunzione
di demolizione, si verifica
di diritto a favore delle amministrazioni
cui compete la
vigilanza sull’osservanza del vincolo. Tali
amministrazioni
provvedono alla demolizione delle opere abusive ed al
ripristino
dello stato dei luoghi a spese dei responsabili
dell’abuso.
Nella ipotesi di concorso dei vincoli, l’acquisizione si
verifica a
favore del patrimonio del comune.
7. Il segretario comunale redige
e pubblica mensilmente, mediante
affissione nell’albo comunale, i
dati relativi agli immobili e alle
opere realizzati abusivamente,
oggetto dei rapporti degli ufficiali
ed agenti di polizia
giudiziaria e delle relative ordinanze di
sospensione e trasmette
i dati anzidetti all’autorita’ giudiziaria
competente, al presidente
della giunta regionale e, tramite l’ufficio
territoriale del
governo, al Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti.
8. In
caso d’inerzia, protrattasi per quindici giorni dalla data
di
constatazione della inosservanza delle disposizioni di cui al comma
1
dell’articolo 27, ovvero protrattasi oltre il termine stabilito
dal
comma 3 del medesimo articolo 27, il competente organo regionale,
nei
successivi trenta giorni, adotta i provvedimenti
eventualmente
necessari dandone contestuale comunicazione alla
competente autorita’
giudiziaria ai fini dell’esercizio dell’azione
penale.
9. Per le opere abusive di cui al presente articolo, il
giudice,
con la sentenza di condanna per il reato di cui
all’articolo 44,
ordina la demolizione delle opere stesse se
ancora non sia stata
altrimenti eseguita.

Art. 32 (L)
Determinazione delle variazioni essenziali
(legge 28 febbraio 1985,
n. 47, art. 8)

1. Fermo restando quanto disposto dal comma 1 dell’articolo 31,
le
regioni stabiliscono quali siano le variazioni essenziali al
progetto
approvato, tenuto conto che l’essenzialita’ ricorre
esclusivamente
quando si verifica una o piu’ delle seguenti
condizioni:
a) mutamento della destinazione d’uso che implichi
variazione
degli standards previsti dal decreto ministeriale 2
aprile 1968,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile
1968;
b) aumento consistente della cubatura o della
superficie di
solaio da valutare in relazione al progetto approvato;

c) modifiche sostanziali di parametri urbanistico-edilizi
del
progetto approvato ovvero della localizzazione
dell’edificio
sull’area di pertinenza;
d) mutamento delle
caratteristiche dell’intervento edilizio
assentito;
e)
violazione delle norme vigenti in materia di
edilizia
antisismica, quando non attenga a fatti procedurali.
2.
Non possono ritenersi comunque variazioni essenziali quelle
che
incidono sulla entita’ delle cubature accessorie, sui volumi
tecnici
e sulla distribuzione interna delle singole unita’ abitative.

3. Gli interventi di cui al comma 1, effettuati su
immobili
sottoposti a vincolo storico, artistico,
architettonico,
archeologico, paesistico ed ambientale, nonche’ su
immobili ricadenti
sui parchi o in aree protette nazionali e
regionali, sono considerati
in totale difformita’ dal permesso, ai
sensi e per gli effetti degli
articoli 31 e 44. Tutti gli altri
interventi sui medesimi immobili
sono considerati variazioni
essenziali.

Note all’art. 32:

– Il decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato

nella Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 1968, n. 97, reca:

“Limiti inderogabili di densita’ edilizia, di altezza, di

distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi

destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e

spazi pubblici o riservati alle attivita’ collettive, al

verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della

formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della

revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della

legge 6 agosto 1967, n. 765”.

Art. 33 (L)
Interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di
permesso di
costruire o in totale difformita’ (legge 28 febbraio
1985, n. 47,
art. 9; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
articoli 107 e
109)

1. Gli
interventi e le opere di ristrutturazione edilizia di
cui
all’articolo 10, comma 1, eseguiti in assenza di permesso o in
totale
difformita’ da esso, sono rimossi ovvero demoliti e gli
edifici sono
resi conformi alle prescrizioni degli strumenti
urbanistico-edilizi
entro il congruo termine stabilito dal dirigente
o del responsabile
del competente ufficio comunale con propria
ordinanza, decorso il
quale l’ordinanza stessa e’ eseguita a cura del
comune e a spese dei
responsabili dell’abuso.
2. Qualora, sulla
base di motivato accertamento dell’ufficio
tecnico comunale, il
ripristino dello stato dei luoghi non sia
possibile, il
dirigente o il responsabile dell’ufficio irroga una
sanzione
pecunaria pari al doppio dell’aumento di
valore
dell’immobile, conseguente alla realizzazione delle
opere,
determinato, con riferimento alla data di ultimazione dei
lavori, in
base ai criteri previsti dalla legge 27 luglio 1978, n.
392, e con
riferimento all’ultimo costo di produzione determinato
con decreto
ministeriale, aggiornato alla data di esecuzione
dell’abuso, sulla
base dell’indice ISTAT del costo di costruzione,
con la esclusione,
per i comuni non tenuti all’applicazione della
legge medesima, del
parametro relativo all’ubicazione e con
l’equiparazione alla
categoria A/1 delle categorie non comprese
nell’articolo 16 della
medesima legge. Per gli edifici adibiti ad
uso diverso da quello di
abitazione la sanzione e’ pari al doppio
dell’aumento del valore
venale dell’immobile, determinato a cura
dell’agenzia del territorio.
3. Qualora le opere siano state
eseguite su immobili vincolati ai
sensi del decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490,
l’amministrazione competente a
vigilare sull’osservanza del vincolo,
salva l’applicazione di altre
misure e sanzioni previste da norme
vigenti, ordina la
restituzione in pristino a cura e spese del
responsabile
dell’abuso, indicando criteri e modalita’ diretti a
ricostituire
l’originario organismo edilizio, ed irroga una sanzione
pecuniaria da
516 a 5164 euro.
4. Qualora le opere siano state eseguite su
immobili, anche se non
vincolati, compresi nelle zone omogenee A,
di cui al decreto
ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, il
dirigente o il responsabile
dell’ufficio richiede all’amministrazione
competente alla tutela dei
beni culturali ed ambientali apposito
parere vincolante circa la
restituzione in pristino o la irrogazione
della sanzione pecuniaria
di cui al precedente comma. Qualora il
parere non venga reso entro
novanta giorni dalla richiesta il
dirigente o il responsabile
provvede autonomamente.
5. In caso
di inerzia, si applica la disposizione di cui
all’articolo 31,
comma 8.
6. E’ comunque dovuto il contributo di costruzione di
cui agli
articoli 16 e 19.

Note all’art.
33:
– La legge 27 luglio 1978, n. 392, pubblicata
nella
Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 1978, n. 211,
reca:
“Disciplina delle locazioni di immobili urbani”.

– Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490

vedi nota all’art. 6.
– Per il decreto ministeriale
2 aprile 1968 vedi nota
all’art. 32.

Art. 34 (L)
Interventi eseguiti in parziale difformita’
dal permesso di costruire
(legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.
12; decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267,
articoli 107 e 109)

1. Gli interventi e le opere realizzati in
parziale difformita’ dal
permesso di costruire sono rimossi o
demoliti a cura e spese dei
responsabili dell’abuso entro il
termine congruo fissato dalla
relativa ordinanza del dirigente
o del responsabile dell’ufficio.
Decorso tale termine sono rimossi
o demoliti a cura del comune e a
spese dei medesimi responsabili
dell’abuso.
2. Quando la demolizione non puo’ avvenire senza
pregiudizio della
parte eseguita in conformita’, il dirigente o
il responsabile
dell’ufficio applica una sanzione pari al
doppio del costo di
produzione, stabilito in base alla legge 27
luglio 1978, n. 392,
della parte dell’opera realizzata in
difformita’ dal permesso di
costruire, se ad uso residenziale, e
pari al doppio del valore
venale, determinato a cura della agenzia
del territorio, per le opere
adibite ad usi diversi da quello
residenziale.

Note all’art. 34:

– Per la legge 27 luglio 1978, n. 392 vedi nelle note

all’art. 33.

Art. 35
(L)
Interventi abusivi realizzati su suoli di proprieta’ dello Stato o
di
enti pubblici (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 14; decreto
legge
13 maggio 1991, n. 152, art. 17-bis, convertito in legge 12
luglio
1991, n. 203; decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267,
articoli 107 e 109)

1. Qualora sia
accertata la realizzazione, da parte di soggetti
diversi da quelli
di cui all’articolo 28, di interventi in assenza di
permesso di
costruire, ovvero in totale o parziale difformita’ dal
medesimo, su
suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti
pubblici, il
dirigente o il responsabile dell’ufficio, previa diffida
non
rinnovabile, ordina al responsabile dell’abuso la demolizione ed
il
ripristino dello stato dei luoghi, dandone comunicazione
all’ente
proprietario del suolo.
2. La demolizione e’ eseguita a
cura del comune ed a spese del
responsabile dell’abuso.
3. Resta
fermo il potere di autotutela dello Stato e degli enti
pubblici
territoriali, nonche’ quello di altri enti pubblici,
previsto
dalla normativa vigente.

Art. 36
(L)
Accertamento di conformita’ (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.
13)

1. In caso di interventi realizzati in assenza di
permesso di
costruire, o in difformita’ da esso, fino alla scadenza
dei termini
di cui agli articoli 31, comma 3, 33, comma 1, 34,
comma 1, e
comunque fino all’irrogazione delle sanzioni
amministrative, il
responsabile dell’abuso, o l’attuale
proprietario dell’immobile,
possono ottenere il permesso in
sanatoria se l’intervento risulti
conforme alla disciplina
urbanistica ed edilizia vigente sia al
momento della
realizzazione dello stesso, sia al momento della
presentazione
della domanda.
2. Il rilascio del permesso in sanatoria e’
subordinato al
pagamento, a titolo di oblazione, del contributo di
costruzione in
misura doppia, ovvero, in caso di gratuita’ a
norma di legge, in
misura pari a quella prevista dall’articolo
16. Nell’ipotesi di
intervento realizzato in parziale
difformita’, l’oblazione e’
calcolata con riferimento alla parte di
opera difforme dal permesso.
3. Sulla richiesta di permesso in
sanatoria il dirigente o il
responsabile del competente ufficio
comunale si pronuncia con
adeguata motivazione, entro sessanta
giorni decorsi i quali la
richiesta si intende rifiutata.

Art. 37 (L)
Interventi eseguiti in
assenza o in difformita’ dalla denuncia di
inizio attivita’ e
accertamento di conformita’ (art. 4, comma 13 del
decreto-legge n.
398 del 1993; art. 10 della legge n. 47 del 1985)

1. La
realizzazione di interventi edilizi di cui all’articolo 22,
in
assenza della o in difformita’ dalla denuncia di inizio
attivita’
comporta la sanzione pecuniaria pari al doppio
dell’aumento del
valore venale dell’immobile conseguente alla
realizzazione degli
interventi stessi e comunque in misura non
inferiore a 516 euro.
2. Quando le opere realizzate in assenza
di denuncia di inizio
attivita’ consistono in interventi di
restauro e di risanamento
conservativo, di cui alla lettera c)
dell’articolo 3, eseguiti su
immobili comunque vincolati in base
a leggi statali e regionali,
nonche’ dalle altre norme
urbanistiche vigenti, l’autorita’
competente a vigilare
sull’osservanza del vincolo, salva
l’applicazione di altre
misure e sanzioni previste da norme vigenti,
puo’ ordinare la
restituzione in pristino a cura e spese del
responsabile ed
irroga una sanzione pecuniaria da 516 a 10329 euro.
3. Qualora gli
interventi di cui al comma 2 sono eseguiti su
immobili, anche
non vincolati, compresi nelle zone indicate nella
lettera A
dell’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, il
dirigente
o il responsabile dell’ufficio richiede al Ministero per i
beni e le
attivita’ culturali apposito parere vincolante circa la
restituzione
in pristino o la irrogazione della sanzione pecuniaria
di cui al
comma 1. Se il parere non viene reso entro sessanta giorni
dalla
richiesta, il dirigente o il responsabile dell’ufficio
provvede
autonomamente. In tali casi non trova applicazione la
sanzione
pecuniaria da 516 a 10329 euro di cui al comma 2.
4. Ove
l’intervento realizzato risulti conforme alla
disciplina
urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della
realizzazione
dell’intervento, sia al momento della presentazione
della domanda, il
responsabile dell’abuso o il proprietario
dell’immobile possono
ottenere la sanatoria dell’intervento
versando la somma, non
superiore a 5164 euro e non inferiore
a 516 euro stabilita dal
responsabile del procedimento in
relazione all’aumento di valore
dell’immobile valutato dall’agenzia
del territorio.
5. Fermo restando quanto previsto dall’articolo
23, comma 6, la
denuncia di inizio di attivita’ spontaneamente
effettuata quando
l’intervento e’ in corso di esecuzione,
comporta il pagamento, a
titolo di sanzione, della somma di 516 euro.

6. La mancata denuncia di inizio dell’attivita’ non
comporta
l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo
44. Resta
comunque salva, ove ne ricorrano i presupposti in
relazione
all’intervento realizzato, l’applicazione delle sanzioni di
cui agli
articoli 31, 33, 34, 35 e 44 e dell’accertamento di
conformita’ di
cui all’articolo 36.

Note
all’art. 37:
– Per il decreto ministeriale 2 aprile
1968 vedi nelle
note all’art. 32.

Art. 38 (L)
Interventi eseguiti in base a permesso
annullato (legge 28 febbraio
1985, n. 47, art. 11; decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
articoli
107 e 109)

1. In caso di annullamento del permesso di costruire,
qualora non
sia possibile, in base a motivata valutazione, la
rimozione dei vizi
delle procedure amministrative o la
restituzione in pristino, il
dirigente o il responsabile del
competente ufficio comunale applica
una sanzione pecuniaria pari
al valore venale delle opere o loro
parti abusivamente eseguite,
valutato dall’agenzia del territorio,
anche sulla base di
accordi stipulati tra quest’ultima e
l’amministrazione comunale.
La valutazione dell’agenzia e’ notificata
all’interessato dal
dirigente o dal responsabile dell’ufficio e
diviene definitiva
decorsi i termini di impugnativa.
2. L’integrale corresponsione
della sanzione pecuniaria irrogata
produce i medesimi effetti del
permesso di costruire in sanatoria di
cui all’articolo 36.

Art. 39 (L)
Annullamento del permesso di
costruire da parte della regione (legge
17 agosto 1942, n. 1150, art.
27, come sostituito dall’art. 7, legge
6 agosto 1967, n. 765;
decreto del Presidente della Repubblica
15
gennaio 1972, n. 8, art. 1)

1. Entro dieci anni dalla loro
adozione le deliberazioni ed i
provvedimenti comunali che
autorizzano interventi non conformi a
prescrizioni degli strumenti
urbanistici o dei regolamenti edilizi o
comunque in contrasto con la
normativa urbanistico-edilizia vigente
al momento della loro
adozione, possono essere annullati dalla
regione.
2. Il
provvedimento di annullamento e’ emesso entro diciotto
mesi
dall’accertamento delle violazioni di cui al comma 1, ed e’
preceduto
dalla contestazione delle violazioni stesse al titolare del
permesso,
al proprietario della costruzione, al progettista, e al
comune, con
l’invito a presentare controdeduzioni entro un
termine all’uopo
prefissato.
3. In pendenza delle procedure di
annullamento la regione puo’
ordinare la sospensione dei lavori, con
provvedimento da notificare a
mezzo di ufficiale giudiziario,
nelle forme e con le modalita’
previste dal codice di procedura
civile, ai soggetti di cui al comma
2 e da comunicare al comune.
L’ordine di sospensione cessa di avere
efficacia se, entro sei mesi
dalla sua notificazione, non sia stato
emesso il decreto di
annullamento di cui al comma 1.
4. Entro sei mesi dalla data di
adozione del provvedimento di
annullamento, deve essere ordinata
la demolizione delle opere
eseguite in base al titolo annullato.

5. I provvedimenti di sospensione dei lavori e di
annullamento
vengono resi noti al pubblico mediante
l’affissione nell’albo
pretorio del comune dei dati relativi
agli immobili e alle opere
realizzate.

Art. 40 (L)
Sospensione o demolizione di interventi abusivi
da parte della
regione (legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 26,
come sostituito
dall’art. 6, legge 6 agosto 1967, n. 765; decreto
del Presidente
della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 8, art.
1)

1. In caso di interventi eseguiti in assenza di permesso
di
costruire o in contrasto con questo o con le prescrizioni
degli
strumenti urbanistici o della normativa urbanistico-edilizia,
qualora
il comune non abbia provveduto entro i termini stabiliti, la
regione
puo’ disporre la sospensione o la demolizione delle opere
eseguite.
Il provvedimento di demolizione e’ adottato entro cinque
anni dalla
dichiarazione di agibilita’ dell’intervento.
2. Il
provvedimento di sospensione o di demolizione e’ notificato
al
titolare del permesso o, in mancanza di questo, al committente,
al
costruttore e al direttore dei lavori. Lo stesso provvedimento
e’
comunicato inoltre al comune.
3. La sospensione non puo’ avere
una durata superiore a tre mesi
dalla data della notifica entro i
quali sono adottate le misure
necessarie per eliminare le ragioni
della difformita’, ovvero, ove
non sia possibile, per la rimessa in
pristino.
4. Con il provvedimento che dispone la modifica
dell’intervento, la
rimessa in pristino o la demolizione delle
opere e’ assegnato un
termine entro il quale il responsabile
dell’abuso e’ tenuto a
procedere, a proprie spese e senza
pregiudizio delle sanzioni penali,
alla esecuzione del
provvedimento stesso. Scaduto inutilmente tale
termine, la regione
dispone l’esecuzione in danno dei lavori.

Art. 41 (L)
Demolizione di opere abusive (legge 28 febbraio
1985, n. 47, art. 27,
commi 1, 2, 5; legge 23 dicembre 1996, n.
662, art. 2, comma 56 ;
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
articoli 107 e 109)

1. In tutti i casi in cui la demolizione deve
avvenire a cura del
comune, essa e’ disposta dal dirigente o
dal responsabile del
competente ufficio comunale su
valutazione tecnico-economica
approvata dalla giunta comunale.
2. I
relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove
ne
sussistano i presupposti, ad imprese tecnicamente
e
finanziariamente idonee.
3. Nel caso di impossibilita’ di
affidamento dei lavori, il
dirigente o il responsabile del
competente ufficio comunale ne da’
notizia all’ufficio territoriale
del Governo, il quale provvede alla
demolizione con i mezzi
a disposizione della pubblica
amministrazione, ovvero
tramite impresa finanziariamente e
tecnicamente idonea se i
lavori non siano eseguibili in gestione
diretta.
4. Qualora sia
necessario procedere alla demolizione di opere
abusive e’
possibile avvalersi, per il tramite dei provveditorati
alle opere
pubbliche, delle strutture tecnico-operative del Ministero
della
difesa, sulla base di apposita convenzione stipulata d’intesa
fra il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro
della
difesa.
5. E’ in ogni caso ammesso il ricorso a procedure negoziate
aperte,
per l’aggiudicazione di contratti d’appalto per
demolizioni da
eseguirsi all’occorrenza.

Art. 42 (L)
Ritardato od omesso versamento del contributo
di costruzione (legge
28 febbraio 1985, n. 47, art.
3)

1. Le regioni determinano le sanzioni per il ritardato o
mancato
versamento del contributo di costruzione in misura non
inferiore a
quanto previsto nel presente articolo e non superiore al
doppio.
2. Il mancato versamento, nei termini stabiliti, del
contributo di
costruzione di cui all’articolo 16 comporta:
a)
l’aumento del contributo in misura pari al 20 per cento
qualora
il versamento del contributo sia effettuato nei
successivi
centoventi giorni;
b) l’aumento del contributo in
misura pari al 50 per cento
quando, superato il termine di cui
alla lettera a), il ritardo si
protrae non oltre i successivi sessanta
giorni;
c) l’aumento del contributo in misura pari al 100
per cento
quando, superato il termine di cui alla lettera b), il
ritardo si
protrae non oltre i successivi sessanta giorni.
3. Le
misure di cui alle lettere precedenti non si cumulano.
4. Nel caso
di pagamento rateizzato le norme di cui al secondo
comma si
applicano ai ritardi nei pagamenti delle singole rate.
5. Decorso
inutilmente il termine di cui alla lettera c) del comma
2, il comune
provvede alla riscossione coattiva del complessivo
credito nei
modi previsti dall’articolo 43.
6. In mancanza di leggi regionali
che determinino la misura delle
sanzioni di cui al presente articolo,
queste saranno applicate nelle
misure indicate nel comma 2.

Art. 43 (L)
Riscossione (legge 28
febbraio 1985, n. 47, art. 16)

1. I contributi, le sanzioni e le
spese di cui ai titoli II e IV
della parte I del presente testo unico
sono riscossi secondo le norme
vigenti in materia di riscossione
coattiva delle entrate dell’ente
procedente.

Art. 44 (L)
Sanzioni penali (legge 28 febbraio 1985,
n. 47, articoli 19 e 20;
decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146,
art. 3, convertito, con
modificazioni, in legge 21
giugno 1985, n. 298)

1. Salvo che il fatto costituisca piu’
grave reato e ferme le
sanzioni amministrative, si applica:
a)
l’ammenda fino a 10329 euro per l’inosservanza delle
norme,
prescrizioni e modalita’ esecutive previste dal presente
titolo, in
quanto applicabili, nonche’ dai regolamenti edilizi, dagli
strumenti
urbanistici e dal permesso di costruire;
b) l’arresto
fino a due anni e l’ammenda da 5164 a 51645 euro nei
casi di
esecuzione dei lavori in totale difformita’ o assenza del
permesso
o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine
di
sospensione;
c) l’arresto fino a due anni e l’ammenda da
15493 a 51645 euro
nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a
scopo edilizio, come
previsto dal primo comma dell’articolo 30. La
stessa pena si applica
anche nel caso di interventi edilizi nelle
zone sottoposte a vincolo
storico, artistico, archeologico,
paesistico, ambientale, in
variazione essenziale, in totale
difformita’ o in assenza del
permesso.
2. La sentenza
definitiva del giudice penale che accerta che vi e’
stata
lottizzazione abusiva, dispone la confisca dei
terreni,
abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente
costruite. Per
effetto della confisca i terreni sono acquisiti
di diritto e
gratuitamente al patrimonio del comune nel cui
territorio e’ avvenuta
la lottizzazione. La sentenza definitiva e’
titolo per la immediata
trascrizione nei registri immobiliari.

Art. 45 (L)
Norme relative all’azione
penale (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.

22)

1. L’azione penale relativa alle violazioni edilizie
rimane sospesa
finche’ non siano stati esauriti i procedimenti
amministrativi di
sanatoria di cui all’articolo 36.
2. Nel caso di
ricorso giurisdizionale avverso il diniego del
permesso in
sanatoria di cui all’articolo 36, l’udienza viene fissata
d’ufficio
dal presidente del tribunale amministrativo regionale per
una data
compresa entro il terzo mese dalla presentazione del
ricorso.

3. Il rilascio in sanatoria del permesso di costruire estingue
i
reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti.

Art. 46 (L)
Nullita’ degli atti
giuridici relativi ad edifici la cui costruzione
abusiva sia
iniziata dopo il 17 marzo 1985 (legge 28 febbraio 1985,
n. 47,
art. 17; decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, art. 8)

1. Gli atti
tra vivi, sia in forma pubblica, sia in forma privata,
aventi per
oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della
comunione di
diritti reali, relativi ad edifici, o loro parti, la cui
costruzione
e’ iniziata dopo il 17 marzo 1985, sono nulli e non
possono
essere stipulati ove da essi non risultino, per
dichiarazione
dell’alienante, gli estremi del permesso di costruire o
del permesso
in sanatoria. Tali disposizioni non si applicano
agli atti
costitutivi, modificativi o estintivi di diritti reali di
garanzia o
di servitu’.
2. Nel caso in cui sia prevista, ai
sensi dell’articolo 38,
l’irrogazione di una sanzione soltanto
pecuniaria, ma non il rilascio
del permesso in sanatoria, agli atti
di cui al comma 1 deve essere
allegata la prova dell’integrale
pagamento della sanzione medesima.
3. La sentenza che accerta la
nullita’ degli atti di cui al comma 1
non pregiudica i diritti di
garanzia o di servitu’ acquisiti in base
ad un atto iscritto o
trascritto anteriormente alla trascrizione
della domanda diretta a far
accertare la nullita’ degli atti.
4. Se la mancata indicazione in
atto degli estremi non sia dipesa
dalla insussistenza del permesso
di costruire al tempo in cui gli
atti medesimi sono stati
stipulati, essi possono essere confermati
anche da una sola delle
parti mediante atto successivo, redatto nella
stessa forma del
precedente, che contenga la menzione omessa.
5. Le nullita’ di
cui al presente articolo non si applicano agli
atti derivanti da
procedure esecutive immobiliari, individuali o
concorsuali.
L’aggiudicatario, qualora l’immobile si trovi nelle
condizioni
previste per il rilascio del permesso di costruire in
sanatoria,
dovra’ presentare domanda di permesso in sanatoria entro
centoventi
giorni dalla notifica del decreto emesso dalla
autorita’
giudiziaria.

Art. 47
(L)
Sanzioni a carico dei notai (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art.
21)

1. Il ricevimento e l’autenticazione da parte dei notai di
atti
nulli previsti dagli articoli 46 e 30 e non convalidabili
costituisce
violazione dell’articolo 28 della legge 16 febbraio
1913, n. 89, e
successive modificazioni, e comporta l’applicazione
delle sanzioni
previste dalla legge medesima.
2. Tutti i pubblici
ufficiali, ottemperando a quanto disposto
dall’articolo 30, sono
esonerati da responsabilita’ inerente al
trasferimento o alla
divisione dei terreni; l’osservanza della
formalita’ prevista dal
comma 6 dello stesso articolo 30 tiene anche
luogo della denuncia di
cui all’articolo 331 del codice di procedura
penale.

Note all’art. 47:
– Si riporta il testo
dell’art. 28 della legge
16 febbraio 1913, n. 89:

“Art. 28. – Il notaro non puo’ ricevere atti:
1)
se essi sono espressamente proibiti dalla legge, o

manifestamente contrari al buon costume o all’ordine

pubblico;
2) se v’intervengano come parti la sua
moglie, i suoi
parenti od affini in linea retta, in
qualunque grado, ed in
linea collaterale, fino al terzo
grado inclusivamente,
ancorche’ v’intervengano come
procuratori, tutori od
amministratori;
3)
se contengano disposizioni che interessino lui
stesso,
la moglie sua, o alcuno de’ suoi parenti od affini
nei
gradi anzidetti, o persone delle quali egli sia

procuratore per l’atto, da stipularsi, salvo che la

disposizione si trovi in testamento segreto non scritto dal

notaro, o da persona in questo numero menzionata, ed a lui

consegnato sigillato dal testatore.
Le disposizioni
contenute nei numeri 2) e 3) non sono
applicabili ai casi
d’incanto per asta pubblica.
Il notaro puo’ ricusare
il suo ministero se le parti
non depositino presso di lui
l’importo delle tasse, degli
onorari e delle spese
dell’atto, salvo che si tratti di
persone ammesse al
beneficio del gratuito patrocinio,
oppure di
testamenti.”.
– Si riporta il testo dell’art. 331
del codice di
procedura penale:
“Art. 331. –
Denuncia da parte di pubblici ufficiali e
incaricati di un
pubblico servizio.
1. Salvo quanto stabilito
dall’art. 347, i pubblici
ufficiali e gli incaricati di
un pubblico servizio che,
nell’esercizio o a causa delle
loro funzioni o del loro
servizio, hanno notizia di reato
perseguibile di ufficio,
devono farne denuncia per
iscritto, anche quando non sia
individuata la persona alla
quale il reato e’ attribuito.
2. La denuncia e’
presentata o trasmessa senza ritardo
al pubblico
ministero o ad un ufficiale di polizia
giudiziaria.

3. Quando piu’ persone sono obbligate alla denuncia per

il medesimo fatto, esse possono anche redigere e

sottoscrivere un unico atto.
4. Se, nel corso
di un procedimento civile o
amministrativo, emerge
un fatto nel quale si puo’
configurare un reato
perseguibile di ufficio, l’autorita’
che procede redige e
trasmette senza ritardo la denuncia al
pubblico
ministero.”.

Art. 48 (L)
Aziende
erogatrici di servizi pubblici (legge 28 febbraio 1985, n.

47, art. 45)

1. E’ vietato a tutte le
aziende erogatrici di servizi pubblici
somministrare le loro
forniture per l’esecuzione di opere prive di
permesso di costruire,
nonche’ ad opere in assenza di titolo iniziate
dopo il 30 gennaio
1977 e per le quali non siano stati stipulati
contratti di
somministrazione anteriormente al 17 marzo 1985.
2. Il richiedente
il servizio e’ tenuto ad allegare alla domanda
una dichiarazione
sostitutiva di atto notorio, ai sensi e per gli
effetti
dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica
28
dicembre 2000, n. 445, recante il Testo unico delle
disposizioni
legislative e regolamentari in materia di
documentazione
amministrativa, indicante gli estremi del permesso di
costruire, o,
per le opere abusive, gli estremi del permesso in
sanatoria, ovvero
copia della domanda di permesso in sanatoria
corredata della prova
del pagamento delle somme dovute a titolo di
oblazione per intero
nell’ipotesi dell’articolo 36 e limitatamente
alle prime due rate
nell’ipotesi dell’articolo 35 della legge 28
febbraio 1985, n. 47. Il
contratto stipulato in difetto di tali
dichiarazioni e’ nullo e il
funzionario della azienda
erogatrice, cui sia imputabile la
stipulazione del contratto
stesso, e’ soggetto ad una sanzione
pecuniaria da 2582 a 7746
euro. Per le opere che gia’ usufruiscono di
un servizio pubblico,
in luogo della documentazione di cui al
precedente comma, puo’
essere prodotta copia di una fattura, emessa
dall’azienda erogante
il servizio, dalla quale risulti che l’opera
gia’ usufruisce di un
pubblico servizio.
3. Per le opere iniziate anteriormente al 30
gennaio 1977, in luogo
degli estremi della licenza edilizia puo’
essere prodotta una
dichiarazione sostitutiva di atto notorio
rilasciata dal proprietario
o altro avente titolo, ai sensi e per
gli effetti dell’articolo 47
del decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
recante il Testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari
in materia di
documentazione amministrativa, attestante che l’opera
e’ stata
iniziata in data anteriore al 30 gennaio 1977.
Tale
dichiarazione puo’ essere ricevuta e inserita nello stesso
contratto,
ovvero in documento separato da allegarsi al contratto
medesimo.

Note all’art. 48:

Si riporta il testo dell’art. 47 del decreto del

Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

“Art. 47 (Dichiarazioni sostitutive dell’atto di

notorieta). – 1. L’atto di notorieta’ concernente stati,

qualita’ personali o fatti che siano a diretta conoscenza

dell’interessato e’ sostituito da dichiarazione resa e

sottoscritta dal medesimo con l’osservanza delle modalita’

di cui all’art. 38.
2. La dichiarazione resa
nell’interesse proprio del
dichiarante puo’ riguardare anche
stati, qualita’ personali
e fatti relativi ad altri
soggetti di cui egli abbia
diretta conoscenza.

3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste per

legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i

concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le

qualita’ personali e i fatti non espressamente indicati

nell’art. 46 sono comprovati dall’interessato mediante la

dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’.
4.
Salvo il caso in cui la legge preveda espressamente
che la
denuncia all’Autorita’ di polizia giudiziaria e’

presupposto necessario per attivare il procedimento

amministrativo di rilascio del duplicato di documenti di

riconoscimento o comunque attestanti stati e qualita’

personali dell’interessato, lo smarrimento dei documenti

medesimi e’ comprovato da chi ne richiede il duplicato

mediante dichiarazione sostitutiva.”.
– Si riporta
il testo dell’art. 35 della legge
28 febbraio 1985, n.
47.
“Art. 35 ( Procedimento per la sanatoria). – La
domanda
di concessione o di autorizzazione in sanatoria deve
essere
presentata al Comune interessato entro il
termine
perentorio del 30 novembre 1985. La domanda e’
corredata
dalla prova dell’eseguito versamento
dell’oblazione, nella
misura dovuta secondo l’allegata
tabella, ovvero di una
somma pari ad un terzo
dell’oblazione, quale prima rata.
Per le costruzioni ed
altre opere, ultimate entro il 1
ottobre 1983, la cui
licenza, concessione od autorizzazione
venga annullata,
ovvero dichiarata decaduta o inefficace
successivamente
all’entrata in vigore della presente legge,
il decorso del
termine di centoventi giorni inizia dal
giorno della
notificazione o comunicazione alla parte
interessata del
relativo provvedimento.
Alla domanda devono essere
allegati:
a) una descrizione delle opere per le quali
si chiede
la concessione o l’autorizzazione in sanatoria;

b) una apposita dichiarazione, corredata di

documentazione fotografica, dalla quale risulti lo stato

dei lavori relativi; quando l’opera abusiva supera i 450

metri cubi, devono altresi’ essere presentati, entro il

termine stabilito per il versamento della seconda rata

della oblazione, una perizia giurata sulle dimensioni e

sullo stato delle opere e una certificazione redatta da un

tecnico abilitato all’esercizio della professione

attestante l’idoneita’ statica delle opere eseguite.

Qualora l’opera per la quale viene presentata istanza di

sanatoria sia stata in precedenza collaudata, tale

certificazione non e’ necessaria se non e’ oggetto di

richiesta motivata da parte del sindaco;
c) un
certificato di residenza, di data non anteriore
a tre mesi
nell’ipotesi di cui al terzo comma dell’art. 34,
nonche’
copia della dichiarazione dei redditi nell’ipotesi
di cui al
primo e al secondo comma dell’art. 36;
d) un
certificato di iscrizione alla camera di
commercio,
industria, artigianato e agricoltura, di data
non
anteriore a tre mesi, da cui risulti che la sede

dell’impresa e’ situata nei locali per i quali si chiede la

concessione in sanatoria, nelle ipotesi previste dal quinto

comma dell’art. 34;
e) (lettera soppressa dall’art.
4, del decreto-legge
12 gennaio 1988, n. 2).

Con decreto del Ministro dei lavori pubblici, di

concerto con il Ministro per il coordinamento della

protezione civile, sono determinati entro tre mesi dalla

data di entrata in vigore della legge di conversione del

decreto-legge 12 gennaio 1988, n. 2, gli accertamenti da

eseguire al fine della certificazione di cui alla lettera

b) del comma precedente anche in deroga alle leggi 9 luglio

1908, n. 445, e successive modificazioni, 5 novembre 1971,

n. 1086, 2 febbraio 1974, n. 64, e 14 maggio 1981, n. 219,

e relative norme tecniche. Con lo stesso decreto possono

essere previste deroghe anche alle disposizioni della legge

2 febbraio 1974, n. 64, riguardanti le altezze degli

edifici anche in rapporto alla larghezza stradale e sono

determinate altresi’ le disposizioni per l’adeguamento

antisismico degli edifici, tenuto conto dei criteri tecnici

gia’ stabiliti con le ordinanze concernenti la riparazione

degli immobili colpiti dal terremoto. Per le costruzioni

realizzate prima della dichiarazione di sismicita’ della

zona, gli accertamenti sono eseguiti senza tener conto

della dichiarazione stessa.
Nei casi di non
idoneita’ statica delle costruzioni
esistenti in zone non
dichiarate sismiche deve altresi’
essere presentato al
comune un progetto di completo
adeguamento redatto da un
professionista abilitato ai sensi
della legge 2 febbraio
1974, n. 64, da realizzare entro tre
anni dalla data
di presentazione della domanda di
concessione in
sanatoria. In tal caso la certificazione di
cui alla
lettera b) del terzo comma deve essere presentata
al Comune
entro trenta giorni dalla data dell’ultimazione

dell’intervento di adeguamento.
Nei casi di
costruzioni di cui all’art. 1 della legge
5 novembre 1971,
n. 1086, deve essere effettuato il
deposito del
progetto di completo adeguamento nei termini e
nei modi
prescritti dagli articoli 4 e 7 della legge
medesima.
Il certificato di idoneita’ statica e’ depositato
negli
stessi termini quando non occorra procedere

all’adeguamento; negli altri casi, nel termine di cui al

comma precedente.
Per le costruzioni eseguite nei
comuni dichiarati
sismici dopo la realizzazione delle
costruzioni stesse si
applicano le disposizioni di cui al
precedente comma e per
esse non si tiene conto delle
disposizioni in materia, ai
sensi dell’art. 2 del
decreto-legge 20 novembre 1985, n.
656, convertito dalla
legge 24 dicembre 1985, n. 780.
Per le costruzioni
eseguite nelle zone sottoposte a
vincolo sismico prima
della realizzazione delle costruzioni
stesse, nel progetto
di adeguamento, da redigersi in caso
di inidoneita’ sismica
delle strutture e da presentarsi al
Comune prima
dell’inizio dei lavori, si deve tener conto,
qualunque sia
la loro volumetria, del grado di sismicita’
della zona su
cui esse sorgono, tenendo presenti le
disposizioni
emanate con il decreto di cui al quarto comma.
Per
l’esecuzione dei suddetti lavori di adeguamento, da

completarsi entro tre anni dalla data di presentazione

della domanda di concessione in sanatoria, non occorre

alcuna autorizzazione da parte dell’amministrazione

preposta alla tutela del vincolo sismico. Nella

fattispecie, la certificazione, da presentare al Comune

entro trenta giorni dalla data di ultimazione

dell’intervento, con la quale l’idoneita’ sismica della

costruzione viene attestata da un professionista abilitato,

sostituisce a tutti gli effetti il certificato prescritto

dalle disposizioni vigenti in materia sismica.
Il
rilascio della concessione o dell’autorizzazzione in

sanatoria, qualsivoglia sia la struttura della costruzione,

e’ subordinato, per quanto riguarda il vincolo sismico,

soltanto al deposito presso l’amministrazione preposta alla

tutela del vincolo stesso sia dell’eventuale progetto di

adeguamento prima dell’inizio dei lavori che della predetta

certificazione di idoneita’ sismica entro trenta giorni

dalla data di ultimazione dei lavori stessi. Una copia di

quest’ultima con l’attestazione dell’avvenuto deposito

verra’ restituita all’interessato.
Le disposizioni di
cui ai commi precedenti valgono
anche per quelle
costruzioni in zona sismica per le quali
il reato e’ stato
dichiarato estinto per qualsiasi causa.
Ove all’adeguamento
sismico prescritto non si provveda nei
termini previsti
dalla legge il sindaco, ha facolta’ di
fare eseguire i
lavori in danno degli inadempienti.
Entro centoventi
giorni dalla presentazione della
domanda, l’interessato
integra, ove necessario, la domanda
a suo tempo presentata e
provvede a versare la seconda rata
dell’oblazione
dovuta, pari ad un terzo
dell’intero,
maggiorato del 10 per cento, in ragione
d’anno. La
terza e ultima rata, maggiorata del 10 per
cento, e’
versata entro i successivi sessanta giorni.
Per le
costruzioni ed altre opere di cui al primo comma
dell’art.
31, realizzate in comprensori la cui

lottizzazione sarebbe dovuta avvenire a norma dell’art. 8

della legge 6 agosto 1967, n. 765, il versamento dovuto per

l’oblazione di cui all’art. 31 non costituisce titolo per

ottenere il rilascio della concessione edilizia in

sanatoria, che resta subordinata anche all’impegno di

partecipare pro quota agli oneri di urbanizzazione

dell’intero comprensorio in sede di stipula della

convenzione.
Decorsi centoventi giorni dalla
presentazione della
domanda e, comunque, dopo il versamento
della seconda rata
dell’oblazione, il presentatore
dell’istanza di concessione
o autorizzazione in sanatoria
puo’ completare sotto la
propria responsabilita’ le
opere di cui all’art. 31 non
comprese tra quelle
indicate dall’art. 33. A tal fine
l’interessato notifica
al comune il proprio intendimento,
allegando perizia
giurata ovvero documentazione avente data
certa in ordine
allo stato dei lavori abusivi, ed inizia i
lavori non
prima di trenta giorni dalla data della
notificazione.
L’avvenuto versamento della prima e della
seconda rata,
seguito da garanzia fideiussoria per il
residuo,
abilita gli istituti di credito a concedere mutui
fondiari
ed edilizi. I lavori per il completamento delle
opere di
cui all’art. 32 possono essere eseguiti solo dopo
che
siano stati espressi i pareri delle competenti

amministrazioni. I lavori per il completamento delle opere

di cui al quarto comma dell’art. 32 possono essere eseguiti

solo dopo che sia stata dichiarata la disponibilita’

dell’ente proprietario a concedere l’uso del suolo.
Il
sindaco, esaminata la domanda di concessione o di

autorizzazione, previ i necessari accertamenti, invita, ove

lo ritenga necessario, l’interessato a produrre l’ulteriore

documentazione; quindi determina in via definitiva

l’importo dell’oblazione e rilascia, salvo in ogni caso il

disposto dell’art. 37, la concessione o l’autorizzazione in

sanatoria contestualmente alla esibizione da parte

dell’interessato della ricevuta del versamento all’erario

delle somme a conguaglio nonche’ della prova dell’avvenuta

presentazione all’ufficio tecnico erariale della

documentazione necessaria ai fini dell’accatastamento.

Il diniego di sanatoria e’ notificato al richiedente.

Ogni controversia relativa all’oblazione e’ devoluta
alla
competenza dei tribunali amministrativi regionali, i
quali
possono disporre dei mezzi di prova previsti

dall’art. 16 della legge 28 gennaio 1977, n. 10.
Fermo
il disposto del primo comma dell’art. 40 e con

l’esclusione dei casi di cui all’art. 33, decorso il

termine perentorio di ventiquattro mesi dalla presentazione

della domanda, quest’ultima si intende accolta ove

l’interessato provveda al pagamento di tutte le somme

eventualmente dovute a conguaglio ed alla presentazione

all’ufficio tecnico erariale della documentazione

necessaria all’accatastamento. Trascorsi trentasei mesi si

prescrive l’eventuale diritto al conguaglio o al rimborso

spettanti.
Nelle ipotesi previste nell’art. 32 il
termine di cui
al dodicesimo comma del presente
articolo decorre
dall’emissione del parere previsto dal
primo comma dello
stesso art. 32.
A seguito
della concessione o autorizzazione in
sanatoria viene
altresi’ rilasciato il certificato di
abitabilita’ o
agibilita’ anche in deroga ai requisiti
fissati da norme
regolamentari, qualora le opere sanate non
contrastino con
le disposizioni vigenti in materia di
sicurezza
statica, attestata dal certificato di idoneita’
di cui
alla lettera b) del terzo comma e di prevenzione
degli
incendi e degli infortuni.
Le modalita’ di
versamento dell’oblazione sono
determinate con decreto
del Ministro delle finanze, da
emanarsi entro trenta
giorni dall’entrata in vigore della
presente legge.

Qualora dall’esame della documentazione risulti un

credito a favore del presentatore della domanda di

concessione in sanatoria, certificato con l’attestazione

rilasciata dal sindaco, interessato puo’ presentare istanza

di rimborso all’intendenza di finanza territorialmente

competente.”.

Capo III
Disposizioni fiscali

Art. 49 (L)
Disposizioni fiscali (legge 17 agosto 1942,
n. 1150, art. 41-ter)

1. Fatte salve le sanzioni di cui al
presente titolo, gli
interventi abusivi realizzati in assenza di
titolo o in contrasto con
lo stesso, ovvero sulla base di un titolo
successivamente annullato,
non beneficiano delle agevolazioni
fiscali previste dalle norme
vigenti, ne’ di contributi o altre
provvidenze dello Stato o di enti
pubblici. Il contrasto deve
riguardare violazioni di altezza,
distacchi, cubatura o
superficie coperta che eccedano per singola
unita’ immobiliare il
due per cento delle misure prescritte, ovvero
il mancato rispetto
delle destinazioni e degli allineamenti indicati
nel programma di
fabbricazione, nel piano regolatore generale e nei
piani
particolareggiati di esecuzione.
2. E’ fatto obbligo al comune
di segnalare all’amministrazione
finanziaria, entro tre mesi
dall’ultimazione dei lavori o dalla
richiesta del certificato di
agibilita’, ovvero dall’annullamento del
titolo edilizio, ogni
inosservanza comportante la decadenza di cui al
comma precedente.
3.
Il diritto dell’amministrazione finanziaria a recuperare
le
imposte dovute in misura ordinaria per effetto della
decadenza
stabilita dal presente articolo si prescrive col decorso di
tre anni
dalla data di ricezione della segnalazione del comune.
4.
In caso di revoca o decadenza dai benefici suddetti
il
committente e’ responsabile dei danni nei confronti degli
aventi
causa.

Art. 50
(L)
Agevolazioni tributarie in caso di sanatoria (legge 28 febbraio
1985,
n. 47, art. 46)

1. In deroga
alle disposizioni di cui all’articolo 49, le
agevolazioni
tributarie in materia di tasse ed imposte indirette
sugli affari
si applicano agli atti stipulati dopo il 17 marzo 1985,
qualora
ricorrano tutti i requisiti previsti dalle
vigenti
disposizioni agevolative ed a condizione che copia
conforme del
provvedimento di sanatoria venga presentata,
contestualmente all’atto
da registrare, all’amministrazione cui
compete la registrazione. In
mancanza del provvedimento definitivo di
sanatoria, per conseguire in
via provvisoria le agevolazioni deve
essere prodotta, al momento
della registrazione dell’atto, copia
della domanda di permesso in
sanatoria presentata al comune, con la
relativa ricevuta rilasciata
dal comune stesso. L’interessato, a
pena di decadenza dai benefici,
deve presentare al competente
ufficio dell’amministrazione
finanziaria copia del provvedimento
definitivo di sanatoria entro sei
mesi dalla sua notifica o, nel caso
che questo non sia intervenuto, a
richiesta dell’ufficio,
dichiarazione del comune che attesti che la
domanda non ha ancora
ottenuto definizione.
2. In deroga alle disposizioni di cui
all’articolo 49, per i
fabbricati costruiti senza permesso o in
contrasto con la stesso,
ovvero sulla base di permesso
successivamente annullato, si applica
la esenzione dall’imposta
comunale sugli immobili, qualora ricorrano
i requisiti tipologici di
inizio e ultimazione delle opere in virtu’
dei quali sarebbe
spettata, per il periodo di dieci anni a decorrere
dal 17 marzo
1985. L’esenzione si applica a condizione che
l’interessato ne
faccia richiesta all’ufficio competente del suo
domicilio
fiscale, allegando copia della domanda indicata nel comma
precedente
con la relativa ricevuta rilasciata dal comune. Alla
scadenza di
ogni anno dal giorno della presentazione della domanda
suddetta,
l’interessato, a pena di decadenza dai benefici, deve
presentare,
entro novanta giorni da tale scadenza, all’ufficio
competente
copia del provvedimento definitivo di sanatoria, o in
mancanza
di questo, una dichiarazione del comune, ovvero
una
dichiarazione sostitutiva di atto notorio, attestante che la
domanda
non ha ancora ottenuto definizione.
3. La omessa o tardiva
presentazione del provvedimento di sanatoria
comporta il pagamento
dell’imposta comunale sugli immobili e delle
altre imposte dovute
nella misura ordinaria, nonche’ degli interessi
di mora stabiliti per
i singoli tributi.
4. Il rilascio del permesso in sanatoria, per
le opere o le parti
di opere abusivamente realizzate, produce
automaticamente, qualora
ricorrano tutti i requisiti previsti
dalle vigenti disposizioni
agevolative, la cessazione degli effetti
dei provvedimenti di revoca
o di decadenza previsti dall’articolo 49.

5. In attesa del provvedimento definitivo di sanatoria, per
il
conseguimento in via provvisoria degli effetti previsti dal comma
4,
deve essere prodotta da parte dell’interessato alle
amministrazioni
finanziarie competenti copia autenticata della domanda
di permesso in
sanatoria, corredata della prova del pagamento
delle somme dovute
fino al momento della presentazione della istanza
di cui al presente
comma.
6. Non si fa comunque luogo al rimborso
dell’imposta comunale sugli
immobili e delle altre imposte
eventualmente gia’ pagate.

Art.
51 (L)
Finanziamenti pubblici e sanatoria (legge 23 dicembre 1996,
n. 662,
art. 2, comma 50)

1. La
concessione di indennizzi, ai sensi della legislazione sulle
calamita’
naturali, e’ esclusa nei casi in cui gli
immobili
danneggiati siano stati eseguiti abusivamente in zone
alluvionali; la
citata concessione di indennizzi e’ altresi’ esclusa
per gli immobili
edificati in zone sismiche senza i prescritti
criteri di sicurezza e
senza che sia intervenuta sanatoria.

Parte II
NORMATIVA TECNICA PER L’EDILIZIACapo IDisposizioni di
carattere generale
Art. 52 (L)
Tipo di
strutture e norme tecniche (legge 3 febbraio 1974, n. 64,

articoli 1 e 32, comma 1)

1. In tutti i comuni della
Repubblica le costruzioni sia pubbliche
sia private debbono essere
realizzate in osservanza delle norme
tecniche riguardanti i vari
elementi costruttivi fissate con decreti
del Ministro per le
infrastrutture e i trasporti, sentito il
Consiglio superiore
dei lavori pubblici che si avvale anche della
collaborazione del
Consiglio nazionale delle ricerche. Qualora le
norme tecniche
riguardino costruzioni in zone sismiche esse sono
adottate di
concerto con il Ministro per l’interno. Dette norme
definiscono:

a) i criteri generali tecnico-costruttivi per la
progettazione,
esecuzione e collaudo degli edifici in muratura
e per il loro
consolidamento;
b) i carichi e sovraccarichi e
loro combinazioni, anche in
funzione del tipo e delle modalita’
costruttive e della destinazione
dell’opera, nonche’ i criteri
generali per la verifica di sicurezza
delle costruzioni;
c) le
indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilita’ dei
pendii
naturali e delle scarpate, i criteri generali e
le
precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione e
collaudo
delle opere di sostegno delle terre e delle opere di
fondazione; i
criteri generali e le precisazioni tecniche per la
progettazione,
esecuzione e collaudo di opere speciali, quali
ponti, dighe,
serbatoi, tubazioni, torri, costruzioni
prefabbricate in genere,
acquedotti, fognature;
d) la protezione
delle costruzioni dagli incendi.
2. Qualora vengano usati sistemi
costruttivi diversi da quelli in
muratura o con ossatura portante
in cemento armato normale e
precompresso, acciaio o sistemi
combinati dei predetti materiali, per
edifici con quattro o piu’
piani entro e fuori terra, l’idoneita’ di
tali sistemi deve essere
comprovata da una dichiarazione rilasciata
dal presidente del
Consiglio superiore dei lavori pubblici su
conforme parere dello
stesso Consiglio.
3. Le norme tecniche di cui al presente
articolo e i relativi
aggiornamenti entrano in vigore trenta giorni
dopo la pubblicazione
dei rispettivi decreti nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica
italiana.

Art. 53 (L)
Definizioni (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 1,
primo, secondo e
terzo comma)

1. Ai
fini del presente testo unico si considerano:
a) opere in
conglomerato cementizio armato normale, quelle
composte da un
complesso di strutture in conglomerato cementizio ed
armature che
assolvono ad una funzione statica;
b) opere in conglomerato
cementizio armato precompresso, quelle
composte di strutture in
conglomerato cementizio ed armature nelle
quali si imprime
artificialmente uno stato di sollecitazione
addizionale di
natura ed entita’ tali da assicurare permanentemente
l’effetto statico
voluto;
c) opere a struttura metallica quelle nelle quali la
statica e’
assicurata in tutto o in parte da elementi strutturali in
acciaio o
in altri metalli.

Art.
54 (L)
Sistemi costruttivi (legge 2 febbraio 1974, n. 64, art. 5,
art. 6,
primo comma, art. 7, primo comma, art. 8, primo
comma)

1. Gli edifici possono essere costruiti con:
a)
struttura intelaiata in cemento armato normale o precompresso,
acciaio
o sistemi combinati dei predetti materiali;
b) struttura a
pannelli portanti;
c) struttura in muratura;
d) struttura in
legname.
2. Ai fini di questo testo unico si considerano:
a)
costruzioni in muratura, quelle nelle quali la muratura
ha
funzione portante;
b) strutture a pannelli portanti,
quelle formate con
l’associazione di pannelli verticali
prefabbricati (muri), di altezza
pari ad un piano e di larghezza
superiore ad un metro, resi solidali
a strutture orizzontali (solai)
prefabbricate o costruite in opera;
c) strutture intelaiate,
quelle costituite da aste rettilinee o
curvilinee, comunque vincolate
fra loro ed esternamente.

Art.
55 (L)
Edifici in muratura (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 6,
secondo
comma)

1. Le costruzioni
in muratura devono presentare adeguate
caratteristiche di
solidarieta’ fra gli elementi strutturali che le
compongono, e di
rigidezza complessiva secondo le indicazioni delle
norme tecniche di
cui all’articolo 83.

Art. 56
(L)
Edifici con struttura a pannelli portanti (legge 3 febbraio 1974,
n.
64, art. 7, secondo, terzo, quarto e quinto comma)

1.
Le strutture a pannelli portanti devono essere realizzate
in
calcestruzzo pieno od alleggerito, semplice, armato normale
o
precompresso, presentare giunzioni eseguite in opera con
calcestruzzo
o malta cementizia, ed essere irrigidite da
controventamenti
opportuni, costituiti dagli stessi pannelli
verticali sovrapposti o
da lastre in calcestruzzo realizzate in
opera; i controventamenti
devono essere orientati almeno secondo due
direzioni distinte.
2. Il complesso scatolare costituito dai
pannelli deve realizzare
un organismo statico capace di assorbire
le azioni sismiche di cui
all’articolo 85.
3. La trasmissione
delle azioni mutue tra i diversi elementi deve
essere assicurata da
armature metalliche.
4. L’idoneita’ di tali sistemi costruttivi,
anche in funzione del
grado di sismicita’, deve essere comprovata
da una dichiarazione
rilasciata dal presidente del Consiglio
superiore dei lavori
pubblici, su conforme parere dello stesso
Consiglio.

Art. 57 (L)
Edifici
con strutture intelaiate (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art.
8,
secondo periodo del primo comma, secondo, terzo e quarto comma)

1.
Nelle strutture intelaiate possono essere compresi
elementi
irrigidenti costituiti da:
a) strutture reticolate in
acciaio, calcestruzzo armato normale o
precompresso;
b)
elementi-parete in acciaio, calcestruzzo armato normale
o
precompresso.
2. Gli elementi irrigidenti devono essere
opportunamente collegati
alle intelaiature della costruzione in
modo che sia assicurata la
trasmissione delle azioni sismiche agli
irrigidimenti stessi.
3. Il complesso resistente deve essere
proporzionato in modo da
assorbire le azioni sismiche definite
dalle norme tecniche di cui
all’articolo 83.
4. Le murature di
tamponamento delle strutture intelaiate devono
essere efficacemente
collegate alle aste della struttura stessa
secondo le modalita’
specificate dalle norme tecniche di cui
all’articolo 83.

Art. 58 (L)
Produzione in serie in
stabilimenti di manufatti in conglomerato
normale e precompresso e
di manufatti complessi in metallo (legge
5 novembre
1971, n. 1086, art. 9)

1. Le ditte che procedono alla
costruzione di manufatti in
conglomerato armato normale o
precompresso ed in metallo, fabbricati
in serie e che assolvono
alle funzioni indicate negli articoli 53,
comma 1 e 64, comma 1,
hanno l’obbligo di darne preventiva
comunicazione al Servizio
tecnico centrale del Ministero delle
infrastrutture e dei
trasporti, con apposita relazione nella quale
debbono:
a)
descrivere ciascun tipo di struttura indicando le
possibili
applicazioni e fornire i calcoli relativi, con particolare
riguardo a
quelli riferentisi a tutto il comportamento sotto
carico fino a
fessurazione e rottura;
b) precisare le
caratteristiche dei materiali impiegati sulla
scorta di prove
eseguite presso uno dei laboratori di cui
all’articolo 59;

c) indicare, in modo particolareggiato, i metodi costruttivi e
i
procedimenti seguiti per la esecuzione delle strutture;
d)
indicare i risultati delle prove eseguite presso uno
dei
laboratori di cui all’articolo 59.
2. Tutti gli elementi
precompressi debbono essere chiaramente e
durevolmente contrassegnati
onde si possa individuare la serie di
origine.
3. Per le ditte
che costruiscono manufatti complessi in metallo
fabbricati in
serie, i quali assolvono alle funzioni indicate negli
articoli 53,
comma 1 e 64, comma 1, la relazione di cui al comma 1
del presente
articolo deve descrivere ciascun tipo di struttura,
indicando le
possibili applicazioni e fornire i calcoli relativi.
4. Le ditte
produttrici di tutti i manufatti di cui ai commi
precedenti sono
tenute a fornire tutte le prescrizioni relative alle
operazioni di
trasporto e di montaggio dei loro manufatti.
5. La responsabilita’
della rispondenza dei prodotti rimane a
carico della ditta
produttrice, che e’ obbligata a corredare la
fornitura con i
disegni del manufatto e l’indicazione delle sue
caratteristiche di
impiego.
6. Il progettista delle strutture e’ responsabile
dell’organico
inserimento e della previsione di utilizzazione dei
manufatti di cui
sopra nel progetto delle strutture dell’opera.

Art. 59 (L)
Laboratori (legge 5
novembre 1971, n. 1086, art. 20)

1. Agli effetti del presente
testo unico sono considerati
laboratori ufficiali:
a) i
laboratori degli istituti universitari dei politecnici e
delle
facolta’ di ingegneria e delle facolta’ o istituti universitari
di
architettura;
b) il laboratorio di scienza delle costruzioni del
centro studi
ed esperienze dei servizi antincendi e di protezione
civile (Roma);
2. Il Ministro per le infrastrutture e i
trasporti, sentito il
Consiglio superiore dei lavori pubblici, puo’
autorizzare con proprio
decreto, ai sensi del presente capo, altri
laboratori ad effettuare
prove su materiali da costruzione,
comprese quelle geotecniche su
terreni e rocce.
3. L’attivita’ dei
laboratori, ai fini del presente capo, e’
servizio di pubblica
utilita’.

Art. 60 (L)
Emanazione
di norme tecniche (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art.

21)

1. Il Ministro per le infrastrutture
e i trasporti, sentito il
Consiglio superiore dei lavori pubblici
che si avvale anche della
collaborazione del Consiglio nazionale
delle ricerche, predispone,
modifica ed aggiorna le norme tecniche
alle quali si uniformano le
costruzioni di cui al capo secondo.

Art. 61 (L)
Abitati da consolidare
(legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 2)

1. In tutti i territori
comunali o loro parti, nei quali siano
intervenuti od intervengano
lo Stato o la regione per opere di
consolidamento di abitato ai
sensi della legge 9 luglio 1908, n. 445
e successive modificazioni
ed integrazioni, nessuna opera e nessun
lavoro, salvo quelli di
manutenzione ordinaria o di rifinitura,
possono essere eseguiti
senza la preventiva autorizzazione del
competente ufficio tecnico
della regione.
2. Le opere di consolidamento, nei casi di urgenza
riconosciuta con
ordinanza del competente ufficio tecnico
regionale o comunale,
possono eccezionalmente essere intraprese
anche prima della predetta
autorizzazione, la quale comunque dovra’
essere richiesta nel termine
di cinque giorni dall’inizio dei
lavori.

Nota all’art. 61:
– La
legge 9 luglio 1908, n. 445, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 30 luglio 1908, n. 177, reca: “i

provvedimenti a favore della Basilicata e della Calabria”.

Art. 62 (L)
Utilizzazione di edifici
(legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 28)

1. Il rilascio della
licenza d’uso per gli edifici costruiti in
cemento armato e dei
certificati di agibilita’ da parte dei comuni e’
condizionato
all’esibizione di un certificato da rilasciarsi
dall’ufficio
tecnico della regione, che attesti la perfetta
rispondenza
dell’opera eseguita alle norme del capo quarto.

Art. 63 (L)
Opere
pubbliche

1. Quando si tratti di opere eseguite dai
soggetti di cui
all’articolo 2 della legge 11 febbraio 1994, n.
109, le norme della
presente parte si applicano solo nel caso in cui
non sia diversamente
disposto dalla citata legge n. 109 del
1994, dal decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999,
n. 544, dal decreto del
Presidente della Repubblica 25 gennaio
2000, n. 34 e dal d.m.
19 aprile 2000 n. 145.

Nota all’art. 63:
– Si riporta l’art. 2 della
legge 11 febbraio 1994, n.
109: “legge quadro in materia di
lavori pubblici”:
“Art. 2 (Ambito oggettivo e
soggettivo di applicazione
della legge). – 1. Ai sensi
e per gli effetti della
presente legge e del regolamento
di cui all’art. 3, comma
2, si intendono per lavori
pubblici, se affidati dai
soggetti di cui al comma 2
del presente articolo, le
attivita’ di costruzione,
demolizione, recupero,
ristrutturazione, restauro e
manutenzione di opere ed
impianti, anche di presidio
e difesa ambientale e di
ingegneria naturalistica. Nei
contratti misti di lavori,
forniture e servizi e nei
contratti di forniture o di
servizi quando comprendano
lavori accessori, si applicano
le norme della presente
legge qualora i lavori assumano
rilievo economico superiore
al 50 per cento.
2. Le norme della presente legge e
del regolamento di
cui all’art. 3, comma 2, si applicano:

a) alle amministrazioni dello Stato, anche ad

ordinamento autonomo, agli enti pubblici, compresi quelli

economici, agli enti ed alle amministrazioni locali, alle

loro associazioni e consorzi nonche’ agli altri organismi

di diritto pubblico;
b) ai concessionari di
lavori pubblici, di cui
all’art. 19, comma 2, ai
concessionari di esercizio di
infrastrutture destinate al
pubblico servizio, alle aziende
speciali ed ai consorzi di
cui agli articoli 23 e 25 della
legge 8 giugno 1990, n.
142, e successive modificazioni,
alle societa’ di cui
all’art. 22 della legge 8 giugno 1990,
n. 142, e
successive modificazioni, ed all’art. 12 della
legge 23
dicembre 1992, n. 498, e successive modificazioni,
alle
societa’ con capitale pubblico, in misura anche non

prevalente, che abbiano ad oggetto della propria attivita’

la produzione di beni o servizi non destinati ad essere

collocati sul mercato in regime di libera concorrenza

nonche’ ai concessionari di servizi pubblici e ai soggetti

di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158,

qualora operino in virtu’ di diritti speciali o esclusivi,

per lo svolgimento di attivita’ che riguardino i lavori, di

qualsiasi importo, individuati con il decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’art. 8,

comma 6, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158, e

comunque i lavori riguardanti i rilevati aeroportuali e

ferroviari, sempre che non si tratti di lavorazioni che non

possono essere progettate separatamente e appaltate

separatamente in quanto strettamente connesse e funzionali

alla esecuzione di opere comprese nella disciplina del

decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158;
c) ai
soggetti privati, relativamente a lavori di cui
all’allegato
A del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n.
406,
nonche’ ai lavori civili relativi ad ospedali,

impianti sportivi, ricreativi e per il tempo libero,

edifici scolastici ed universitari, edifici destinati a

funzioni pubbliche amministrative di importo superiore a 1

milione di ECU, per la cui realizzazione sia previsto, da

parte dei soggetti di cui alla lettera a), un contributo

diretto e specifico, in conto interessi o in conto capitale

che, attualizzato, superi il 50% dell’importo dei lavori.

3. Ai soggetti di cui al comma 2, lettera b), fatta

eccezione per i concessionari di lavori pubblici, di cui al

medesimo comma 2, lettera b), si applicano le disposizioni

della presente legge ad esclusione degli articoli 7, 14,

18, 19, commi 2 e 2-bis, 27 e 33. Ai concessionari di

lavori pubblici ed ai soggetti di cui al comma 2, lettera

c), si applicano le disposizioni della presente legge ad

esclusione degli articoli 7, 14, 19, commi 2 e 2-bis, 27,

32 e 33. Ai soggetti di cui al comma 2, lettera b),

operanti nei settori di cui al decreto legislativo 17 marzo

1995, n. 158, non si applicano, altresi’, le disposizioni

del regolamento di cui all’art. 3, comma 2, relative

all’esecuzione dei lavori, alla contabilita’ dei lavori e

al collaudo dei lavori. Resta ferma l’applicazione delle

disposizioni legislative e regolamentari relative ai

collaudi di natura tecnica.
4. I concessionari di
lavori pubblici di cui al comma
2, lettera b), sono
obbligati ad appaltare a terzi
attraverso pubblico
incanto o licitazione privata i lavori
pubblici non
realizzati direttamente o tramite imprese
controllate
che devono essere espressamente indicate in
sede di
candidatura, con la specificazione anche delle
rispettive
quote dei lavori da eseguire; l’elenco delle
imprese
controllate viene successivamente aggiornato
secondo
le modifiche che intervengono nei rapporti tra le
imprese.
I requisiti di qualificazione previsti dalla
presente
legge per gli esecutori sono richiesti al

concessionario ed alle imprese controllate, nei limiti dei

lavori oggetto della concessione eseguiti direttamente. Le

amministrazioni aggiudicatrici devono prevedere nel bando

l’obbligo per il concessionario di appaltare a terzi una

percentuale minima del 40 per cento dei lavori oggetto

della concessione. Le imprese controllate devono eseguire i

lavori secondo quanto disposto dalle norme della presente

legge. Ai fini del presente comma si intendono per soggetti

terzi anche le imprese collegate; le situazioni di

controllo e di collegamento si determinano secondo quanto

previsto dall’art. 2359 del codice civile.
4-bis. Le
disposizioni di cui al comma 4 si applicano
anche ai
concessionari di lavori pubblici ed ai
concessionari
di infrastrutture adibite al pubblico
servizio di
cui al comma 2, lettera b), per la
realizzazione
dei lavori previsti nelle convenzioni gia’
assentite alla
data di entrata in vigore della presente
legge, ovvero
rinnovate e prorogate, ai sensi della
normativa
vigente. I soggetti concessionari prima
dell’inizio
dei lavori sono tenuti a presentare al
concedente
idonea documentazione in grado di attestare la
situazione
di controllo per i fini di cui al comma 4.
5. I lavori
di competenza dei soggetti di cui al
decreto
legislativo 17 marzo 1995, n. 158, di importo pari
o
superiore a 200.000 ECU e inferiore a 5 milioni di ECU,

diversi da quelli individuati nel decreto del Presidente

del Consiglio dei Ministri di cui all’art. 8, comma 6, del

decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158, e di quelli di

cui al comma 2, lettera b), sono soggetti alle disposizioni

di cui allo stesso decreto legislativo, ad eccezione degli

articoli 11, commi 2 e 4, 19, 22, commi 4 e 5, 25, comma 2,

26, 28, 29 e 30. I lavori di importo inferiore a 200.000

ECU sono sottoposti ai regimi propri dei predetti soggetti.

5-bis. I soggetti di cui al comma 2 provvedono

all’esecuzione dei lavori di cui alla presente legge,

esclusivamente mediante contratti di appalto o di

concessione di lavori pubblici ovvero in economia nei

limiti di cui all’art. 24. Le medesime disposizioni si

applicano anche ai soggetti di cui al decreto legislativo

17 marzo 1995, n. 158, per l’esecuzione di lavori, di

qualsiasi importo, non rientranti tra quelli individuati ai

sensi dell’art. 8, comma 6, del medesimo decreto

legislativo nonche’ tra quelli di cui al comma 2, lettera

b), del presente articolo.
6. Ai sensi della presente
legge si intendono:
a) per organismi di diritto
pubblico qualsiasi
organismo con personalita’
giuridica, istituito per
soddisfare specificatamente
bisogni di interesse generale
non aventi carattere
industriale o commerciale e la cui
attivita’ sia finanziata
in modo maggioritario dallo Stato,
dalle regioni, dalle
province autonome di Trento e di
Bolzano, dagli enti
locali, da altri enti pubblici o da
altri organismi di
diritto pubblico, ovvero la cui gestione
sia sottoposta al
controllo di tali soggetti, ovvero i cui
organismi di
amministrazione, di direzione o di vigilanza
siano
costituiti in misura non inferiore alla meta’ da

componenti designati dai medesimi soggetti;
b) per
procedure di affidamento dei lavori o per
affidamento
dei lavori il ricorso a sistemi di appalto o di

concessione;
c) per amministrazioni aggiudicatrici i
soggetti di
cui al comma 2, lettera a);
d)
per altri enti aggiudicatori o realizzatori i
soggetti
di cui al comma 2, lettere b) e c).”.
– Il decreto del
Presidente della Repubblica 25 gennaio
2000, n. 34,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
29 febbraio 2000,
n. 49, reca: “Regolamento recante
istituzione del
sistema di qualificazione per gli esecutori
di lavori
pubblici, ai sensi dell’art. 8 della legge
11 febbraio
1994, n. 109, e successive modificazioni.”.
– Il
decreto ministeriale 19 aprile 2000, n. 145
pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 7 giugno 2000, n. 131
riporta:
“Regolamento recante il capitolato generale
d’appalto
dei lavori pubblici, ai sensi dell’art. 3, comma
5, della
legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive

modificazioni.”.

Capo II
Disciplina delle opere di
conglomerato cementizio armato, normale eprecompresso ed a struttura
metallica.Sezione IAdempimenti
Art. 64
(L)
Progettazione, direzione, esecuzione, responsabilita’ (legge n.
1086
del 1971, art. 1, quarto comma; art. 2, primo e secondo comma;
art.
3, primo e secondo comma)

1. La
realizzazione delle opere di conglomerato cementizio armato,
normale
e precompresso ed a struttura metallica, deve avvenire in
modo
tale da assicurare la perfetta stabilita’ e sicurezza
delle
strutture e da evitare qualsiasi pericolo per la
pubblica
incolumita’.
2. La costruzione delle opere di cui
all’articolo 53, comma 1, deve
avvenire in base ad un progetto
esecutivo redatto da un tecnico
abilitato, iscritto nel relativo
albo, nei limiti delle proprie
competenze stabilite dalle
leggi sugli ordini e collegi
professionali.
3. L’esecuzione
delle opere deve aver luogo sotto la direzione di
un tecnico
abilitato, iscritto nel relativo albo, nei limiti delle
proprie
competenze stabilite dalle leggi sugli ordini e
collegi
professionali.
4. Il progettista ha la responsabilita’
diretta della progettazione
di tutte le strutture dell’opera comunque
realizzate.
5. Il direttore dei lavori e il costruttore, ciascuno
per la parte
di sua competenza, hanno la responsabilita’ della
rispondenza
dell’opera al progetto, dell’osservanza delle
prescrizioni di
esecuzione del progetto, della qualita’ dei
materiali impiegati,
nonche’, per quanto riguarda gli elementi
prefabbricati, della posa
in opera.

Art. 65 (R)
Denuncia dei lavori di realizzazione e relazione a
struttura ultimata
di opere di conglomerato cementizio armato, normale
e precompresso ed
a struttura metallica. (legge n. 1086 del 1971,
articoli 4 e 6).

1. Le opere di conglomerato cementizio
armato, normale e
precompresso ed a struttura metallica, prima del
loro inizio, devono
essere denunciate dal direttore dei lavori allo
sportello unico, che
provvede a trasmettere tale denuncia al
competente ufficio tecnico
regionale.
2. Nella denuncia devono
essere indicati i nomi ed i recapiti del
committente, del
progettista delle strutture, del direttore dei
lavori e del
costruttore.
3. Alla denuncia devono essere allegati:
a) il
progetto dell’opera in triplice copia, firmato dal
progettista,
dal quale risultino in modo chiaro ed esauriente le
calcolazioni
eseguite, l’ubicazione, il tipo, le dimensioni delle
strutture, e
quanto altro occorre per definire l’opera sia nei
riguardi
dell’esecuzione sia nei riguardi della conoscenza delle
condizioni
di sollecitazione;
b) una relazione illustrativa in triplice
copia firmata dal
progettista e dal direttore dei lavori, dalla
quale risultino le
caratteristiche, le qualita’ e le dosature dei
materiali che verranno
impiegati nella costruzione.
4. Lo sportello
unico restituisce al direttore dei lavori, all’atto
stesso della
presentazione, una copia del progetto e della relazione
con
l’attestazione dell’avvenuto deposito.
5. Anche le varianti che
nel corso dei lavori si intendano
introdurre alle opere di cui
al comma 1, previste nel progetto
originario, devono essere
denunciate, prima di dare inizio alla loro
esecuzione, allo
sportello unico nella forma e con gli allegati
previsti nel
presente articolo.
6. A strutture ultimate, entro il termine di
sessanta giorni, il
direttore dei lavori deposita presso lo
sportello unico una
relazione, redatta in triplice copia,
sull’adempimento degli obblighi
di cui ai commi 1, 2 e 3, esponendo:

a) i certificati delle prove sui materiali impiegati emessi
da
laboratori di cui all’articolo 59;
b) per le opere in
conglomerato armato precompresso, ogni
indicazione inerente alla
tesatura dei cavi ed ai sistemi di messa in
coazione;
c) l’esito
delle eventuali prove di carico, allegando le copie
dei relativi
verbali firmate per copia conforme.
7. Lo sportello unico
restituisce al direttore dei lavori, all’atto
stesso della
presentazione, una copia della relazione di cui al comma
6 con
l’attestazione dell’avvenuto deposito, e provvede a trasmettere
una
copia di tale relazione al competente ufficio tecnico regionale.
8.
Il direttore dei lavori consegna al collaudatore la
relazione,
unitamente alla restante documentazione di cui al comma
6.

Art. 66 (L)
Documenti
in cantiere (legge n. 1086 del 1971, art. 5)

1. Nei cantieri,
dal giorno di inizio delle opere, di cui
all’articolo 53,
comma 1, a quello di ultimazione dei lavori, devono
essere conservati
gli atti indicati all’articolo 65, commi 3 e 4,
datati e firmati
anche dal costruttore e dal direttore dei lavori,
nonche’ un apposito
giornale dei lavori.
2. Della conservazione e regolare tenuta
di tali documenti e’
responsabile il direttore dei lavori. Il
direttore dei lavori e’
anche tenuto a vistare periodicamente, ed in
particolare nelle fasi
piu’ importanti dell’esecuzione, il giornale
dei lavori.

Art. 67 (L, comma 1, 2, 4 e 8; R, i commi
3, 5, 6 e 7)
Collaudo statico (legge 5 novembre 1971, n. 1086,
articoli 7 e 8)

1. Tutte le costruzioni di cui all’articolo 53,
comma 1, la cui
sicurezza possa comunque interessare la pubblica
incolumita’ devono
essere sottoposte a collaudo statico.
2. Il
collaudo deve essere eseguito da un ingegnere o da
un
architetto, iscritto all’albo da almeno dieci anni, che non
sia
intervenuto in alcun modo nella progettazione, direzione,
esecuzione
dell’opera.
3. Contestualmente alla denuncia prevista
dall’articolo 65, il
direttore dei lavori e’ tenuto a presentare
presso lo sportello unico
l’atto di nomina del collaudatore
scelto dal committente e la
contestuale dichiarazione di
accettazione dell’incarico, corredati da
certificazione attestante le
condizioni di cui al comma 2.
4. Quando non esiste il
committente ed il costruttore esegue in
proprio, e’ fatto obbligo al
costruttore di chiedere, anteriormente
alla presentazione della
denuncia di inizio dei lavori, all’ordine
provinciale degli
ingegneri o a quello degli architetti, la
designazione di una
terna di nominativi fra i quali sceglie il
collaudatore.
5.
Completata la struttura con la copertura dell’edificio,
il
direttore dei lavori ne da’ comunicazione allo sportello unico e
al
collaudatore che ha 60 giorni di tempo per effettuare il collaudo.

6. In corso d’opera possono essere eseguiti collaudi
parziali
motivati da difficolta’ tecniche e da complessita’
esecutive
dell’opera, fatto salvo quanto previsto da specifiche
disposizioni.
7. Il collaudatore redige, sotto la propria
responsabilita’, il
certificato di collaudo in tre copie che invia al
competente ufficio
tecnico regionale e al committente, dandone
contestuale comunicazione
allo sportello unico.
8. Per il rilascio
di licenza d’uso o di agibilita’, se prescritte,
occorre presentare
all’amministrazione comunale una copia del
certificato di
collaudo.

Sezione II
Vigilanza

Art. 68 (L)
Controlli (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art.
10)

1. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio
comunale,
nel cui territorio vengono realizzate le opere indicate
nell’articolo
53, comma 1, ha il compito di vigilare
sull’osservanza degli
adempimenti preposti dal presente testo
unico a tal fine si avvale
dei funzionari ed agenti comunali.
2. Le
disposizioni del precedente comma non si applicano alle
opere
costruite per conto dello Stato e per conto delle regioni,
delle
province e dei comuni, aventi un ufficio tecnico con a
capo un
ingegnere.

Art. 69
(L)
Accertamenti delle violazioni (legge 5 novembre 1971, n. 1086,
art.
11)

1. I funzionari e
agenti comunali che accertino l’inosservanza
degli adempimenti
previsti nei precedenti articoli, redigono processo
verbale che, a
cura del dirigente o responsabile del competente
ufficio
comunale, verra’ inoltrato all’Autorita’ giudiziaria
competente
ed all’ufficio tecnico della regione per i provvedimenti
di cui
all’articolo 70.

Art. 70 (L)

Sospensione dei lavori (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 12)

1.
Il dirigente dell’ufficio tecnico regionale, ricevuto
il
processo verbale redatto a norma dell’articolo 69 ed eseguiti
gli
opportuni accertamenti, ordina, con decreto notificato a mezzo
di
messo comunale, al committente, al direttore dei lavori e
al
costruttore la sospensione dei lavori.
2. I lavori non
possono essere ripresi finche’ il dirigente
dell’ufficio tecnico
regionale non abbia accertato che sia stato
provveduto agli
adempimenti previsti dal presente capo.
3. Della disposta
sospensione e’ data comunicazione al dirigente
del competente ufficio
comunale perche’ ne curi l’osservanza.

Sezione III
Norme
penali
Art. 71 (L)
Lavori abusivi
(legge 5 novembre 1971, n. 1086, art. 13)

1. Chiunque commette,
dirige e, in qualita’ di costruttore, esegue
le opere previste dal
presente capo, o parti di esse, in violazione
dell’articolo 64, commi
2, 3 e 4, e’ punito con l’arresto fino a tre
mesi o con l’ammenda da
103 a 1032 euro.
2. E’ soggetto alla pena dell’arresto fino
ad un anno, o
dell’ammenda da 1032 a 10329 euro, chi produce in
serie manufatti in
conglomerato armato normale o precompresso o
manufatti complessi in
metalli senza osservare le disposizioni
dell’articolo 58.

Art. 72
(L)
Omessa denuncia dei lavori (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art.
14)

1. Il costruttore che omette o ritarda la denuncia
prevista
dall’articolo 65 e’ punito con l’arresto fino a tre
mesi o con
l’ammenda da 103 a 1032 euro.

Art. 73 (L)
Responsabilita’ del direttore dei lavori (legge
5 novembre 1971, n.
1086, art. 15)

1.
Il direttore dei lavori che non ottempera alle
prescrizioni
indicate nell’articolo 66 e’ punito con l’ammenda da 41 a
206 euro.
2. Alla stessa pena soggiace il direttore dei lavori che
omette o
ritarda la presentazione al competente ufficio tecnico
regionale
della relazione indicata nell’articolo 65, comma 6.

Art. 74 (L)
Responsabilita’ del
collaudatore (legge 5 novembre 1971, n. 1086,

art. 16)

1. Il collaudatore che non osserva gli obblighi di
cui all’articolo
67, comma 5, e’ punito con l’ammenda da 51 a 516
euro.

Art. 75 (L)
Mancanza del
certificato di collaudo (legge 5 novembre 1971, n. 1086,

art. 17)

1. Chiunque consente l’utilizzazione
delle costruzioni prima del
rilascio del certificato di collaudo e’
punito con l’arresto fino ad
un mese o con l’ammenda da 103 a 1032
euro.

Art. 76 (L)
Comunicazione
della sentenza (legge 5 novembre 1971, n. 1086, art.

18)

1. La sentenza irrevocabile, emessa in
base alle precedenti
disposizioni, deve essere comunicata, a cura
del cancelliere, entro
quindici giorni da quello in cui e’ divenuta
irrevocabile, al comune
e alla regione interessata ed al consiglio
provinciale dell’ordine
professionale, cui eventualmente sia iscritto
l’imputato.

Capo III
Disposizioni per favorire il
superamento e l’eliminazione dellebarriere architettoniche negli
edifici privati, pubblici e privatiaperti al pubblicoSezione
IEliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati

Art. 77 (L)
Progettazione di nuovi edifici
e ristrutturazione di interi edifici
(legge 9 gennaio
1989, n. 13, art. 1)

1. I progetti relativi alla costruzione di
nuovi edifici privati,
ovvero alla ristrutturazione di interi
edifici, ivi compresi quelli
di edilizia residenziale pubblica,
sovvenzionata ed agevolata, sono
redatti in osservanza delle
prescrizioni tecniche previste dal comma
2.
2. Il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti fissa con
decreto, adottato ai sensi
dell’articolo 52, le prescrizioni tecniche
necessarie a garantire
l’accessibilita’, l’adattabilita’ e la
visitabilita’ degli
edifici privati e di edilizia residenziale
pubblica,
sovvenzionata ed agevolata.
3. La progettazione deve comunque
prevedere:
a) accorgimenti tecnici idonei alla installazione di
meccanismi
per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i
servoscala;
b) idonei accessi alle parti comuni degli edifici e
alle singole
unita’ immobiliari;
c) almeno un accesso in piano,
rampe prive di gradini o idonei
mezzi di sollevamento;
d)
l’installazione, nel caso di immobili con piu’ di tre livelli
fuori
terra, di un ascensore per ogni scala principale
raggiungibile
mediante rampe prive di gradini.
4. E’ fatto
obbligo di allegare al progetto la dichiarazione del
professionista
abilitato di conformita’ degli elaborati alle
disposizioni
adottate ai sensi del presente capo.
5. I progetti di cui al comma
1 che riguardano immobili vincolati
ai sensi del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, devono
essere approvati dalla
competente autorita’ di tutela, a norma degli
articoli 23 e 151 del
medesimo decreto legislativo.

Note all’art.
77:
– Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.
490,
vedi nota all’art. 6.
– Si riporta il
testo vigente degli articoli 23 e 151
del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo
unico delle
disposizioni legislative in materia di beni
culturali e
ambientali, a norma dell’art. 1 della legge
8 ottobre
1997, n. 352):
“Art. 23 (Approvazione dei progetti di
opere). – 1. I
proprietari, possessori o detentori, a
qualsiasi titolo,
dei beni culturali indicati all’art. 2,
comma 1, lettere
a), b) e c) hanno l’obbligo di
sottoporre alla
soprintendenza i progetti delle opere di
qualunque genere
che intendano eseguire, al fine di
ottenerne la preventiva
approvazione.
2. Il
provvedimento di approvazione sostituisce

l’autorizzazione prevista all’art. 21.”.
“Art. 151
(Alterazione dello stato dei luoghi). – 1. I
proprietari,
possessori o detentori a qualsiasi titolo di
beni
ambientali inclusi negli elenchi pubblicati a norma

dell’art. 140 o dell’art. 144 o nelle categorie elencate

all’art. 146 non possono distruggerli ne’ introdurvi

modificazioni, che rechino pregiudizio a quel loro

esteriore aspetto che e’ oggetto di protezione.
2. I
proprietari, possessori o detentori a qualsiasi
titolo dei
beni indicati al comma 1, hanno l’obbligo di
sottoporre
alla Regione i progetti delle opere di qualunque
genere che
intendano eseguire, al fine di ottenerne la
preventiva
autorizzazione.
3. L’autorizzazione e’ rilasciata o
negata entro il
termine perentorio di sessanta giorni.

4. Le regioni danno immediata comunicazione delle

autorizzazioni rilasciate alla competente soprintendenza,

trasmettendo contestualmente la relativa documentazione. Il

Ministero puo’ in ogni caso annullare, con provvedimento

motivato, l’autorizzazione regionale entro i sessanta

giorni successivi alla ricezione della relativa

comunicazione.
5. Decorso inutilmente il termine
indicato al comma 3,
nei successivi trenta giorni e’
data facolta’ agli
interessati di richiedere
l’autorizzazione al Ministero che
si pronuncia entro il
termine di sessanta giorni dalla data
di ricevimento della
richiesta. L’istanza, corredata da
triplice copia del
progetto di realizzazione dei lavori e
da tutta la
relativa documentazione, e’ presentata alla
competente
soprintendenza e ne e’ data comunicazione alla
Regione.”.

Art. 78 (L)
Deliberazioni
sull’eliminazione delle barriere architettoniche (legge

9 gennaio 1989, n. 13, art. 2)

1. Le deliberazioni che hanno
per oggetto le innovazioni da attuare
negli edifici privati
dirette ad eliminare le barriere
architettoniche di cui
all’articolo 27, primo comma, della legge
30 marzo 1971, n. 118,
ed all’articolo 1 del decreto del Presidente
della Repubblica 24
luglio 1996, n. 503, nonche’ la realizzazione di
percorsi attrezzati e
la installazione di dispositivi di segnalazione
atti a favorire la
mobilita’ dei ciechi all’interno degli edifici
privati, sono
approvate dall’assemblea del condominio, in prima o in
seconda
convocazione, con le maggioranze previste dall’articolo 1136,
secondo
e terzo comma, del codice civile.
2. Nel caso in cui il condominio
rifiuti di assumere, o non assuma
entro tre mesi dalla richiesta
fatta per iscritto, le deliberazioni
di cui al comma 1, i portatori di
handicap, ovvero chi ne esercita la
tutela o la potesta’ di cui al
titolo IX del libro primo del codice
civile, possono installare, a
proprie spese, servoscala nonche’
strutture mobili e facilmente
rimovibili e possono anche modificare
l’ampiezza delle porte
d’accesso, al fine di rendere piu’ agevole
l’accesso agli
edifici, agli ascensori e alle rampe delle
autorimesse.
3.
Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma,
e
1121, terzo comma, del codice civile.

Note
all’art. 78:
– Si trascrive il testo vigente
dell’art. 27, primo
comma, della legge 30 marzo 1971, n.
118 (Conversione in
legge del decreto-legge 30 gennaio 1971,
n. 5 e nuove norme
in favore dei mutilati ed invalidi
civili):
“Per facilitare la vita di relazione dei
mutilati e
invalidi civili gli edifici pubblici o aperti al
pubblico e
le istituzioni scolastiche, prescolastiche o di
interesse
sociale di nuova edificazione dovranno essere
costruiti in
conformita’ alla circolare del Ministero
dei lavori
pubblici del 15 giugno 1968 riguardante la
eliminazione
delle barriere architettoniche anche
apportando le
possibili e conformi varianti agli edifici
appaltati o gia’
costruiti all’entrata in vigore della
presente legge; i
servizi di trasporti pubblici ed in
particolare i tram e le
metropolitane dovranno essere
accessibili agli invalidi non
deambulanti; in nessun luogo
pubblico o aperto al pubblico
puo’ essere vietato
l’accesso ai minorati; in tutti i
luoghi dove si
svolgono pubbliche manifestazioni o
spettacoli, che
saranno in futuro edificati, dovra’ essere
previsto e
riservato uno spazio agli invalidi in
carrozzella;
gli alloggi situati nei piani terreni dei
caseggiati
dell’edilizia economica e popolare dovranno
essere
assegnati per precedenza agli invalidi che hanno

difficolta’ di deambulazione, qualora ne facciano

richiesta.”.
– Si riporta l’art. 1 del decreto del
Presidente della
Repubblica 24 luglio 1996, n. 503
(Regolamento recante
norme per l’eliminazione delle
barriere architettoniche
negli edifici, spazi e servizi
pubblici):
“Art. 1 (Definizioni ed oggetto). – 1. Le
norme del
presente regolamento sono volte ad
eliminare gli
impedimenti comunemente definiti
“barriere
architettoniche”.
2. Per
barriere architettoniche si intendono:
a) gli
ostacoli fisici che sono fonte di disagio per
la mobilita’
di chiunque ed in particolare di coloro che,
per qualsiasi
causa, hanno una capacita’ motoria ridotta o
impedita in
forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che
limitano o impediscono a chiunque
la comoda e sicura
utilizzazione di spazi, attrezzature o
componenti;

c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che

permettono l’orientamento e la riconoscibilita’ dei luoghi

e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per

i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
3. Le
presenti norme si applicano agli edifici e spazi
pubblici
di nuova costruzione, ancorche’ di carattere

temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a

ristrutturazione. Si applicano altresi’ agli edifici e

spazi pubblici sottoposti a qualunque altro tipo di

intervento edilizio suscettibile di limitare

l’accessibilita’ e la visibilita’, almeno per la parte

oggetto dell’intervento stesso. Si applicano inoltre agli

edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a

cambiamento di destinazione se finalizzata all’uso

pubblico, nonche’ ai servizi speciali di pubblica utilita’

di cui al successivo titolo VI.
4. Agli edifici e
spazi pubblici esistenti, anche se
non soggetti a
recupero o riorganizzazione funzionale,
devono essere
apportati tutti quegli accorgimenti che
possono
migliorarne la fruibilita’ sulla base delle norme
contenute
nel presente regolamento.
5. In attesa del predetto
adeguamento ogni edificio
deve essere dotato, entro
centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore del
presente regolamento, a cura
dell’amministrazione
pubblica che utilizza l’edificio, di
un sistema di
chiamata per attivare un servizio di
assistenza tale
da consentire alle persone con ridotta o
impedita
capacita’ motoria o sensoriale la fruizione dei
servizi
espletati.
6. Agli edifici di edilizia residenziale
pubblica ed
agli edifici privati compresi quelli aperti al
pubblico si
applica il decreto del Ministro dei
lavori pubblici
14 giugno 1989, n. 236.
7.
Non possono essere erogati contributi o agevolazioni
da
parte dello Stato e di altri enti pubblici per la

realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi alle

norme di cui al presente regolamento.”.
– Si trascrive
il testo vigente dell’art. 1136, secondo
e terzo comma, del
codice civile:
“Sono valide le deliberazioni approvate
con un numero
di voti che rappresenti la maggioranza degli
intervenuti e
almeno la meta’ del valore dell’edificio.

Se l’assemblea non puo’ deliberare per mancanza di

numero, l’assemblea di seconda convocazione delibera in un

giorno successivo a quello della prima e, in ogni caso, non

oltre dieci giorni dalla medesima; la deliberazione e’

valida se riporta un numero di voti che rappresenti il

terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del

valore dell’edificio.”.
– Il Titolo IX del libro primo
del codice civile reca
“Della potesta’ dei genitori”.

– Si trascrive il testo vigente degli articoli 1120 e

1121 del codice civile:
“Art. 1120 (Innovazioni).
– I condomini, con
la maggioranza indicata dal
quinto comma dell’art. 1136,
possono disporre tutte le
innovazioni dirette al
miglioramento o all’uso piu’
comodo o al maggior rendimento
delle cose comuni.

Sono vietate le innovazioni che possano recare

pregiudizio alla stabilita’ o alla sicurezza del

fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che

rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili

all’uso o al godimento anche di un solo condomino.”

“Art. 1121 (Innovazioni gravose o voluttuarie). –

Qualora l’innovazione importi una spesa molto gravosa o

abbia carattere voluttuario rispetto alle particolari

condizioni e all’importanza dell’edificio, e consista in

opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione

separata, i condomini che non intendono trarne vantaggio

sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa.
Se
l’utilizzazione separata non e’ possibile,

l’innovazione non e’ consentita, salvo che la maggioranza

dei condomini che l’ha deliberata o accettata intenda

sopportarne integralmente la spesa.
Nel caso previsto
dal primo comma i condomini e i loro
eredi o aventi causa
possono tuttavia, in qualunque tempo,
partecipare ai
vantaggi dell’innovazione, contribuendo
nelle spese di
esecuzione e di manutenzione dell’opera.”.

Art. 79 (L)
Opere finalizzate all’eliminazione delle
barriere architettoniche
realizzate in deroga ai regolamenti edilizi
(legge 9 gennaio 1989, n.
13, art. 3)

1. Le opere di cui all’articolo 78 possono essere realizzate
in
deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti
edilizi,
anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o
comuni o
di uso comune a piu’ fabbricati.
2. E’ fatto salvo
l’obbligo di rispetto delle distanze di cui agli
articoli 873 e 907
del codice civile nell’ipotesi in cui tra le opere
da realizzare e i
fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio
o alcuna area di
proprieta’ o di uso comune.

Note all’art.
79:
– Si trascrive il testo vigente degli articoli
873 e
907 del codice civile:
“Art. 873
(Distanze nelle costruzioni). Le costruzioni
su fondi
finitimi, se non sono unite o aderenti, devono
essere
tenute a distanza non minore di tre metri. Nei

regolamenti locali puo’ essere stabilita una

distanza maggiore.”.
“Art. 907 (Distanza delle
costruzioni dalle vedute). –
Quando si e’ acquistato il
diritto di avere vedute dirette
verso il fondo vicino, il
proprietario di questo non puo’
fabbricare a distanza minore
di tre metri, misurata a norma
dell’art. 905.

Se la veduta diretta forma anche veduta obliqua, la

distanza di tre metri deve pure osservarsi dai lati della

finestra da cui la veduta obliqua si esercita.
Se si
vuole appoggiare la nuova costruzione al muro in
cui sono
le dette vedute dirette od oblique, essa deve
arrestarsi
almeno a tre metri sotto la loro soglia.”.

Art. 80 (L)
Rispetto delle norme antisismiche, antincendio e
di prevenzione degli
infortuni (legge 9 gennaio 1989, n.
13, art. 6)

1. Fermo restando l’obbligo del preavviso e dell’invio
del progetto
alle competenti autorita’ a norma dell’articolo 94,
l’esecuzione
delle opere edilizie di cui all’articolo 78, da
realizzare in ogni
caso nel rispetto delle norme antisismiche, di
prevenzione degli
incendi e degli infortuni, non e’ soggetta alla
autorizzazione di cui
all’articolo 94. L’esecuzione non conforme alla
normativa richiamata
al comma 1 preclude il collaudo delle opere
realizzate.

Art. 81
(L)
Certificazioni (legge 9 gennaio 1989, n. 13, art. 8;
decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e
109)

1. Alle domande ovvero alle comunicazioni al
dirigente o
responsabile del competente ufficio comunale
relative alla
realizzazione di interventi di cui al presente
capo e’ allegato
certificato medico in carta libera
attestante l’handicap e
dichiarazione sostitutiva dell’atto di
notorieta’, ai sensi dell’art.
47 del decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n.
445, recante il testo unico
delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di
documentazione amministrativa, dalla
quale risultino l’ubicazione
della propria abitazione, nonche’ le
difficolta’ di accesso.

Note all’art. 81:
– Si trascrive il
testo vigente dell’art. 47 del
decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000,
n. 445 (Testo unico
delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia
di documentazione amministrativa):
“Art. 47
(Dichiarazioni sostitutive dell’atto di
notorieta). –
1. L’atto di notorieta’ concernente stati,
qualita’
personali o fatti che siano a diretta conoscenza

dell’interessato e’ sostituito da dichiarazione resa e

sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalita’

di cui all’art. 38.
2. La dichiarazione resa
nell’interesse proprio del
dichiarante puo’ riguardare anche
stati, qualita’ personali
e fatti relativi ad altri
soggetti di cui egli abbia
diretta conoscenza.

3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste per

legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i

concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le

qualita’ personali e i fatti non espressamente indicati

nell’art. 46 sono comprovati dall’interessato mediante la

dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’.
4.
Salvo il caso in cui la legge preveda espressamente
che la
denuncia all’Autorita’ di polizia giudiziaria e’

presupposto necessario per attivare il procedimento

amministrativo di rilascio del duplicato di documenti di

riconoscimento o comunque attestanti stati e qualita’

personali dell’interessato, lo smarrimento dei documenti

medesimi e’ comprovato da chi ne richiede il duplicato

mediante dichiarazione sostitutiva.”.

Sezione
II
Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche
negliedifici pubblici e privati aperti al pubblico

Art. 82 (L)
Eliminazione o superamento delle barriere
architettoniche negli
edifici pubblici e privati aperti al pubblico
(legge 5 febbraio 1992,
n. 104, art. 24; decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112, art. 62,
comma 2; decreto legislativo n. 267 del 2000,
articoli 107 e 109).

1. Tutte le opere edilizie riguardanti
edifici pubblici e privati
aperti al pubblico che sono suscettibili di
limitare l’accessibilita’
e la visitabilita’ di cui alla sezione
prima del presente capo, sono
eseguite in conformita’ alle
disposizioni di cui alla legge 30 marzo
1971, n. 118, e successive
modificazioni, alla sezione prima del
presente capo, al
regolamento approvato con decreto del Presidente
della Repubblica
24 luglio 1996, n. 503, recante norme per
l’eliminazione delle
barriere architettoniche, e al decreto del
Ministro dei lavori
pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
2. Per gli edifici pubblici e
privati aperti al pubblico soggetti
ai vincoli di cui al decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
nonche’ ai vincoli previsti
da leggi speciali aventi le medesime
finalita’, qualora le
autorizzazioni previste dall’articolo 20, commi
6 e 7, non possano
venire concesse, per il mancato rilascio del nulla
osta da parte
delle autorita’ competenti alla tutela del vincolo, la
conformita’
alle norme vigenti in materia di accessibilita’ e di
superamento
delle barriere architettoniche puo’ essere realizzata con
opere
provvisionali, come definite dall’articolo 7 del decreto
del
Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, sulle quali
sia
stata acquisita l’approvazione delle predette autorita’.
3.
Alle comunicazioni allo sportello unico dei progetti
di
esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e aperti
al
pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi dell’articolo 22,
sono
allegate una documentazione grafica e una dichiarazione
di
conformita’ alla normativa vigente in materia di accessibilita’ e
di
superamento delle barriere architettoniche, anche ai sensi
del
comma 2 del presente articolo.
4. Il rilascio del permesso
di costruire per le opere di cui al
comma 1 e’ subordinato alla
verifica della conformita’ del progetto
compiuta dall’ufficio tecnico
o dal tecnico incaricato dal comune. Il
dirigente o il responsabile
del competente ufficio comunale, nel
rilasciare il certificato di
agibilita’ per le opere di cui al comma
1, deve accertare che le
opere siano state realizzate nel rispetto
delle disposizioni vigenti
in materia di eliminazione delle barriere
architettoniche. A tal
fine puo’ richiedere al proprietario
dell’immobile o
all’intestatario del permesso di costruire una
dichiarazione
resa sotto forma di perizia giurata redatta da un
tecnico
abilitato.
5. La richiesta di modifica di destinazione d’uso di
edifici in
luoghi pubblici o aperti al pubblico e’
accompagnata dalla
dichiarazione di cui al comma 3. Il rilascio
del certificato di
agibilita’ e’ condizionato alla verifica tecnica
della conformita’
della dichiarazione allo stato dell’immobile.
6.
Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati
aperti
al pubblico in difformita’ dalle disposizioni vigenti in
materia
di accessibilita’ e di eliminazione delle
barriere
architettoniche, nelle quali le difformita’ siano tali da
rendere
impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle
persone
handicappate, sono dichiarate inagibili.
7. Il progettista,
il direttore dei lavori, il responsabile tecnico
degli accertamenti
per l’agibilita’ ed il collaudatore, ciascuno per
la propria
competenza, sono direttamente responsabili, relativamente
ad opere
eseguite dopo l’entrata in vigore della legge 5 febbraio
1992, n.
104, delle difformita’ che siano tali da rendere
impossibile
l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone
handicappate. Essi
sono puniti con l’ammenda da 5164 a 25822 euro e
con la sospensione
dai rispettivi albi professionali per un periodo
compreso da uno a
sei mesi.
8. I piani di cui all’articolo 32,
comma 21, della legge n. 41 del
1986, sono modificati con
integrazioni relative all’accessibilita’
degli spazi urbani, con
particolare riferimento all’individuazione e
alla realizzazione di
percorsi accessibili, all’installazione di
semafori acustici per
non vedenti, alla rimozione della segnaletica
installata in modo da
ostacolare la circolazione delle persone
handicappate.
9. I
comuni adeguano i propri regolamenti edilizi alle disposizioni
di
cui all’articolo 27 della citata legge n. 118 del
1971,
all’articolo 2 del citato regolamento approvato con
decreto del
Presidente della Repubblica n. 384 del 1978, alle
disposizioni di cui
alla sezione prima del presente capo, e al
citato decreto del
Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n.
236. Le norme dei
regolamenti edilizi comunali contrastanti con le
disposizioni del
presente articolo perdono efficacia.

Note all’art. 82:
– La legge 30 marzo 1971,
n. 118 pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 82
del 2 aprile 1971 reca:
“Conversione in legge del
decreto-legge 30 gennaio 1971, n.
5 e nuove norme in favore
dei mutilati ed invalidi civili”.
– Il decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio
1996, n. 503,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227,
supplemento
ordinario, del 27 settembre 1996, reca:
“Regolamento
recante norme per l’eliminazione delle
barriere
architettoniche negli edifici, spazi e servizi

pubblici”.
– Il decreto del Ministro dei lavori pubblici
14 giugno
1989, n. 236, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 145,
supplemento ordinario, del 23
giugno 1989, reca:
“Prescrizioni tecniche
necessarie a garantire
l’accessibilita’,
l’adottabilita’ e la visibilita’ degli
edifici privati
e di edilizia residenziale pubblica
sovvenzionata e
agevolata, ai fini del superamento e
dell’eliminazione
delle barriere architettoniche”.
– Per il decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
vedi nelle note
all’art. 6.
– Si trascrive il testo vigente dell’art. 7
del decreto
del Presidente della Repubblica 7 gennaio
1956, n. 164
(Norme per la prevenzione degli infortuni sul
lavoro nelle
costruzioni):
“Art. 7
(Idoneita’ delle opere provvisionali). – Le
opere
provvisionali devono essere allestite con buon

materiale ed a regola d’arte, proporzionate ed idonee allo

scopo; esse devono essere conservate in efficienza per la

intera durata del lavoro.
Prima di reimpiegare elementi
di ponteggi di qualsiasi
tipo si deve provvedere alla loro
revisione per eliminare
quelli non ritenuti piu’ idonei”.

– La legge 5 febbraio 1992, n. 104, pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale n. 39, supplemento ordinario, del

17 febbraio 1992, reca: “Legge-quadro per l’assistenza,

l’integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate”.
– Si trascrive il testo vigente
dell’art. 32, comma 21,
della legge n. 41 del 1986
(Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato – legge
finanziaria 1986):

“21. Per gli edifici pubblici gia’ esistenti non ancora

adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della

Repubblica 27 aprile 1978, numero 384, dovranno essere

adottati da parte delle amministrazioni competenti piani di

eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno

dalla entrata in vigore della presente legge”.

Capo
IV
Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per
lezone sismicheSezione INorme per le costruzioni in zone sismiche

Art. 83 (L)
Opere disciplinate e gradi di
sismicita’ (legge 3 febbraio 1974, n.
64, art. 3; articoli 54,
comma 1, lettera c), 93, comma 1, lettera
g), e comma 4 del
decreto legislativo n. 112 del 1998)

1. Tutte le costruzioni la cui
sicurezza possa comunque interessare
la pubblica incolumita’, da
realizzarsi in zone dichiarate sismiche
ai sensi dei commi 2 e 3
del presente articolo, sono disciplinate,
oltre che dalle
disposizioni di cui all’articolo 52, da specifiche
norme tecniche
emanate, anche per i loro aggiornamenti, con decreti
del Ministro per
le infrastrutture ed i trasporti, di concerto con il
Ministro per
l’interno, sentiti il Consiglio superiore dei lavori
pubblici, il
Consiglio nazionale delle ricerche e la Conferenza
unificata.
2.
Con decreto del Ministro per le infrastrutture ed i trasporti,
di
concerto con il Ministro per l’interno, sentiti il
Consiglio
superiore dei lavori pubblici, il Consiglio nazionale delle
ricerche
e la Conferenza unificata, sono definiti i criteri
generali per
l’individuazione delle zone sismiche e dei
relativi valori
differenziati del grado di sismicita’ da
prendere a base per la
determinazione delle azioni sismiche e di
quant’altro specificato
dalle norme tecniche.
3. Le regioni,
sentite le province e i comuni interessati,
provvedono alla
individuazione delle zone dichiarate sismiche agli
effetti del
presente capo, alla formazione e all’aggiornamento degli
elenchi
delle medesime zone e dei valori attribuiti ai gradi
di
sismicita’, nel rispetto dei criteri generali di cui al comma 2.

Art. 84 (L)
Contenuto delle norme
tecniche (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 4)

1. Le norme
tecniche per le costruzioni in zone sismiche di cui
all’articolo 83,
da adottare sulla base dei criteri generali indicati
dagli articoli
successivi e in funzione dei diversi gradi di
sismicita’,
definiscono:
a) l’altezza massima degli edifici in relazione
al sistema
costruttivo, al grado di sismicita’ della zona ed
alle larghezze
stradali;
b) le distanze minime consentite tra gli
edifici e giunzioni tra
edifici contigui;
c) le azioni sismiche
orizzontali e verticali da tenere in conto
del dimensionamento degli
elementi delle costruzioni e delle loro
giunzioni;
d) il
dimensionamento e la verifica delle diverse parti
delle
costruzioni;
e) le tipologie costruttive per le
fondazioni e le parti in
elevazione.
2. Le caratteristiche
generali e le proprieta’ fisico-meccaniche
dei terreni di
fondazione, e cioe’ dei terreni costituenti il
sottosuolo fino
alla profondita’ alla quale le tensioni indotte dal
manufatto
assumano valori significativi ai fini delle deformazioni e
della
stabilita’ dei terreni medesimi, devono essere
esaurientemente
accertate.
3. Per le costruzioni su pendii gli
accertamenti devono essere
convenientemente estesi al di fuori
del-l’area edificatoria per
rilevare tutti i fattori occorrenti
per valutare le condizioni di
stabilita’ dei pendii medesimi.
4. Le
norme tecniche di cui al comma 1 potranno stabilire l’entita’
degli
accertamenti in funzione della morfologia e della natura dei
terreni
e del grado di sismicita’.

Art.
85 (L)
Azioni sismiche (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 9)

1. L’edificio deve essere progettato e costruito in modo che sia
in
grado di resistere alle azioni verticali e orizzontali, ai
momenti
torcenti e ribaltanti indicati rispettivamente alle
successive
lettere a), b), c) e d) e definiti dalle norme
tecniche di cui
all’articolo 83.
a) azioni verticali: non si
tiene conto in genere delle azioni
sismiche verticali; per le
strutture di grande luce o di particolare
importanza, agli effetti
di dette azioni, deve svolgersi una
opportuna analisi dinamica
teorica o sperimentale;
b) azioni orizzontali: le azioni
sismiche orizzontali si
schematizzano attraverso l’introduzione
di due sistemi di forze
orizzontali agenti non
contemporaneamente secondo due direzioni
ortogonali;
c) momenti
torcenti: ad ogni piano deve essere considerato il
momento
torcente dovuto alle forze orizzontali agenti ai
piani
sovrastanti e in ogni caso non minore dei valori da
determinarsi
secondo le indicazioni riportate dalle norme
tecniche di cui
all’articolo 83;
d) momenti ribaltanti: per
le verifiche dei pilastri e delle
fondazioni gli sforzi normali
provocati dall’effetto ribaltante delle
azioni sismiche orizzontali
devono essere valutati secondo le
indicazioni delle norme
tecniche di cui all’articolo 83.

Art. 86 (L)
Verifica delle strutture (legge 3 febbraio 1974, n. 64,
art. 10)

1. L’analisi delle sollecitazioni dovute alle azioni
sismiche di
cui all’articolo 85 e’ effettuata tenendo conto della
ripartizione di
queste fra gli elementi resistenti dell’intera
struttura.
2. Si devono verificare detti elementi resistenti per le
possibili
combinazioni degli effetti sismici con tutte le altre azioni
esterne,
senza alcuna riduzione dei sovraccarichi, ma con
l’esclusione
dell’azione del vento.

Art. 87 (L)
Verifica delle fondazioni (legge 3 febbraio 1974, n.
64, art. 11)

1. I calcoli di stabilita’ del complesso
terreno-opera di
fondazione si eseguono con i metodi ed i
procedimenti della
geotecnica, tenendo conto, tra le forze agenti,
delle azioni sismiche
orizzontali applicate alla costruzione e
valutate come specificato
dalle norme tecniche di cui all’articolo
83.

Art. 88 (L)

Deroghe (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 12)

1. Possono essere
concesse deroghe all’osservanza delle norme
tecniche, di cui al
precedente articolo 83, dal Ministro per le
infrastrutture e i
trasporti, previa apposita istruttoria da parte
dell’ufficio
periferico competente e parere favorevole del Consiglio
superiore dei
lavori pubblici, quando sussistano ragioni particolari,
che ne
impediscano in tutto o in parte l’osservanza,
dovute
all’esigenza di salvaguardare le caratteristiche
ambientali dei
centri storici.
2. La possibilita’ di deroga deve
essere prevista nello strumento
urbanistico generale e le singole
deroghe devono essere confermate
nei piani particolareggiati.

Art. 89 (L)
Parere sugli strumenti
urbanistici (legge 3 febbraio 1974, n. 64,

art. 13)

1. Tutti i comuni nei quali sono applicabili le norme
di cui alla
presente sezione e quelli di cui all’articolo 61, devono
richiedere
il parere del competente ufficio tecnico regionale sugli
strumenti
urbanistici generali e particolareggiati prima della
delibera di
adozione nonche’ sulle lottizzazioni convenzionate
prima della
delibera di approvazione, e loro varianti ai fini
della verifica
della compatibilita’ delle rispettive previsioni con
le condizioni
geomorfologiche del territorio.
2. Il competente
ufficio tecnico regionale deve pronunciarsi entro
sessanta giorni dal
ricevimento della richiesta dell’amministrazione
comunale.
3. In
caso di mancato riscontro entro il termine di cui al comma 2
il parere
deve intendersi reso in senso negativo.

Art. 90 (L)
Sopraelevazioni (legge 3 febbraio 1974, n.
64, art. 14)

1. E’ consentita, nel rispetto degli strumenti
urbanistici vigenti:
a) la sopraelevazione di un piano negli
edifici in muratura,
purche’ nel complesso la costruzione risponda
alle prescrizioni di
cui al presente capo;
b) la sopraelevazione
di edifici in cemento armato normale e
precompresso, in acciaio o
a pannelli portanti, purche’ il complesso
della struttura sia conforme
alle norme del presente testo unico.
2. L’autorizzazione e’
consentita previa certificazione del
competente ufficio tecnico
regionale che specifichi il numero massimo
di piani che e’ possibile
realizzare in sopraelevazione e l’idoneita’
della struttura esistente
a sopportare il nuovo carico.

Art. 91 (L)
Riparazioni (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art.
15)

1. Le riparazioni degli edifici debbono tendere a
conseguire
un maggiore grado di sicurezza alle azioni sismiche
di cui ai
precedenti articoli.
2. I criteri sono fissati nelle
norme tecniche di cui all’articolo
83.

Art. 92 (L)
Edifici di speciale importanza artistica (legge 3
febbraio 1974, n.
64, art. 16)

1. Per
l’esecuzione di qualsiasi lavoro di natura antisismica in
edifici o
manufatti di carattere monumentale o aventi, comunque,
interesse
archeologico, storico o artistico, siano essi pubblici o di
privata
proprieta’, restano ferme le disposizioni di cui al
decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

Sezione
III
Vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche

Art. 93 (R)
Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti
di costruzioni in
zone sismiche (legge n. 64 del 1974, articoli
17 e 19)

1. Nelle zone sismiche di cui all’articolo 83,
chiunque intenda
procedere a costruzioni, riparazioni e
sopraelevazioni, e’ tenuto a
darne preavviso scritto allo
sportello unico, che provvede a
trasmetterne copia al
competente ufficio tecnico della regione,
indicando il proprio
domicilio, il nome e la residenza del
progettista, del direttore
dei lavori e dell’appaltatore.
2. Alla domanda deve essere
allegato il progetto, in doppio
esemplare e debitamente firmato da
un ingegnere, architetto, geometra
o perito edile iscritto
nell’albo, nei limiti delle rispettive
competenze, nonche’ dal
direttore dei lavori.
3. Il contenuto minimo del progetto e’
determinato dal competente
ufficio tecnico della regione. In ogni
caso il progetto deve essere
esauriente per planimetria, piante,
prospetti e sezioni ed
accompagnato da una relazione tecnica,
dal fascicolo dei calcoli
delle strutture portanti, sia in
fondazione sia in elevazione, e dai
disegni dei particolari esecutivi
delle strutture.
4. Al progetto deve inoltre essere allegata una
relazione sulla
fondazione, nella quale devono essere illustrati i
criteri seguiti
nella scelta del tipo di fondazione, le ipotesi
assunte, i calcoli
svolti nei riguardi del complesso terreno-opera di
fondazione.
5. La relazione sulla fondazione deve essere corredata
da grafici o
da documentazioni, in quanto necessari.
6. In ogni
comune deve essere tenuto un registro delle denunzie dei
lavori di cui
al presente articolo.
7. Il registro deve essere esibito,
costantemente aggiornato, a
semplice richiesta, ai funzionari,
ufficiali ed agenti indicati
nell’articolo 103.

Art. 94 (L)
Autorizzazione per l’inizio dei lavori
(legge 3 febbraio 1974, n. 64,
art.
18)

1. Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo
all’intervento
edilizio, nelle localita’ sismiche, ad eccezione di
quelle a bassa
sismicita’ all’uopo indicate nei decreti di cui
all’articolo 83, non
si possono iniziare lavori senza preventiva
autorizzazione scritta
del competente ufficio tecnico della regione.

2. L’autorizzazione e’ rilasciata entro sessanta giorni
dalla
richiesta e viene comunicata al comune, subito dopo il
rilascio, per
i provvedimenti di sua competenza.
3. Avverso il
provvedimento relativo alla domanda di
autorizzazione, o nei
confronti del mancato rilascio entro il termine
di cui al comma 2,
e’ ammesso ricorso al presidente della giunta
regionale che decide
con provvedimento definitivo.
4. I lavori devono essere diretti
da un ingegnere, architetto,
geometra o perito edile iscritto
nell’albo, nei limiti delle
rispettive competenze.

Art. 95 (L)
Sanzioni penali (legge 3
febbraio 1974, n. 64, art. 20)

1. Chiunque violi le prescrizioni
contenute nel presente capo e nei
decreti interministeriali di cui
agli articoli 52 e 83 e’ punito con
l’ammenda da L. 400.000 a L.
20.000.000.

Art. 96
(L)
Accertamento delle violazioni (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art.
21)

1. I funzionari, gli ufficiali ed agenti indicati all’articolo
103,
appena accertato un fatto costituente violazione delle
presenti
norme, compilano processo verbale trasmettendolo
immediatamente al
competente ufficio tecnico della regione.
2. Il
dirigente dell’ufficio tecnico regionale, previ, occorrendo,
ulteriori
accertamenti di carattere tecnico, trasmette il processo
verbale
all’autorita’ giudiziaria competente con le sue deduzioni.

Art. 97 (L)
Sospensione dei lavori (legge
3 febbraio 1974, n. 64, art. 22)

1. Il dirigente del competente
ufficio tecnico della regione,
contemporaneamente agli adempimenti
di cui all’articolo 96, ordina,
con decreto motivato, notificato a
mezzo di messo comunale, al
proprietario, nonche’ al direttore o
appaltatore od esecutore delle
opere, la sospensione dei lavori.
2.
Copia del decreto e’ comunicata al dirigente o responsabile
del
competente ufficio comunale ai fini dell’osservanza dell’ordine
di
sospensione.
3. L’ufficio territoriale del governo, su
richiesta del dirigente
dell’ufficio di cui al comma 1, assicura
l’intervento della forza
pubblica, ove cio’ sia necessario per
l’esecuzione dell’ordine di
sospensione.
4. L’ordine di sospensione
produce i suoi effetti sino alla data in
cui la pronuncia
dell’autorita’ giudiziaria diviene irrevocabile.

Art. 98 (L)
Procedimento penale (legge 3 febbraio
1974, n. 64, art. 23)

1. Se nel corso del procedimento penale
il pubblico ministero
ravvisa la necessita’ di ulteriori accertamenti
tecnici, nomina uno o
piu’ consulenti, scegliendoli fra i
componenti del Consiglio
superiore dei lavori pubblici o tra
tecnici laureati appartenenti ai
ruoli del Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti o di altre
amministrazioni statali.

2. Deve essere in ogni caso citato per il dibattimento il
dirigente
del competente ufficio tecnico della regione, il quale puo’
delegare
un funzionario dipendente che sia al corrente dei fatti.
3.
Con il decreto o con la sentenza di condanna il giudice ordina
la
demolizione delle opere o delle parti di esse costruite
in
difformita’ alle norme del presente capo o dei
decreti
interministeriali di cui agli articoli 52 e 83, ovvero
impartisce le
prescrizioni necessarie per rendere le opere
conformi alle norme
stesse, fissando il relativo termine.

Art. 99 (L)
Esecuzione d’ufficio (legge 3
febbraio 1974, n. 64, art. 24)

1. Qualora il condannato non
ottemperi all’ordine o alle
prescrizioni di cui all’articolo 98,
dati con sentenza irrevocabile o
con decreto esecutivo, il
competente ufficio tecnico della regione
provvede, se del caso con
l’assistenza della forza pubblica, a spese
del condannato.

Art. 100 (L)
Competenza del presidente
della giunta regionale (legge 3 febbraio
1974,
n. 64, art. 25)

1. Qualora il reato sia estinto per qualsiasi
causa, la Regione
ordina, con provvedimento definitivo, sentito
l’organo tecnico
consultivo della regione, la demolizione delle opere
o delle parti di
esse eseguite in violazione delle norme del
presente capo e delle
norme tecniche di cui agli articoli 52 e 83,
ovvero l’esecuzione di
modifiche idonee a renderle conformi alle norme
stesse.
2. In caso di inadempienza si applica il disposto
dell’articolo 99.

Art. 101
(L)
Comunicazione del provvedimento al competente ufficio tecnico
della
regione (legge 3 febbraio 1974, n. 64, art. 26)

1.
Copia della sentenza irrevocabile o del decreto esecutivo emessi
in
base alle precedenti disposizioni deve essere comunicata, a cura
del
cancelliere, al competente ufficio tecnico della regione
entro
quindici giorni da quello in cui la sentenza e’ divenuta
irrevocabile
o il decreto e’ diventato esecutivo.

Art. 102 (L)
Modalita’ per l’esecuzione d’ufficio
(legge 3 febbraio 1974, n. 64,
art.
27)

1. Per gli adempimenti di cui all’articolo 99 le regioni
iscrivono
annualmente in bilancio una somma non inferiore a 25822
euro.
2. Al recupero delle somme erogate su tale fondo per
l’esecuzione
di lavori di demolizione di opere in
contravvenzione alle norme
tecniche di cui al presente capo, si
provvede a mezzo del competente
ufficio comunale in base alla
liquidazione dei lavori stessi fatta
dal competente ufficio tecnico
della regione.
3. La riscossione delle somme dai contravventori,
per il titolo
suindicato e con l’aumento dell’aggio spettante al
concessionario, e’
fatta mediante ruoli esecutivi.
4. Il
versamento delle somme stesse e’ fatto con imputazione ad
apposito
capitolo del bilancio dell’entrata.

Art. 103 (L)
Vigilanza per l’osservanza delle norme tecniche
(legge 3 febbraio
1974, n. 64, art. 29)

1.
Nelle localita’ di cui all’articolo 61 e in quelle sismiche di
cui
all’articolo 83 gli ufficiali di polizia giudiziaria,
gli
ingegneri e geometri degli uffici tecnici delle
amministrazioni
statali e degli uffici tecnici regionali, provinciali
e comunali, le
guardie doganali e forestali, gli ufficiali e
sottufficiali del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco e in generale
tutti gli agenti giurati
a servizio dello Stato, delle province e
dei comuni sono tenuti ad
accertare che chiunque inizi
costruzioni, riparazioni e
sopraelevazioni sia in possesso
dell’autorizzazione rilasciata dal
competente ufficio tecnico della
regione a norma degli articoli 61 e
94.
2. I funzionari di detto
ufficio debbono altresi’ accertare se le
costruzioni, le riparazioni
e ricostruzioni procedano in conformita’
delle presenti norme.
3.
Eguale obbligo spetta agli ingegneri e geometri degli
uffici
tecnici succitati quando accedano per altri incarichi
qualsiasi nei
comuni danneggiati, compatibilmente coi detti
incarichi.

Sezione IV
Disposizioni finali

Art. 104 (L)
Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova
classificazione (legge
3 febbraio 1974, n. 64, art. 30; articoli
107 e 109 del decreto
legislativo n. 267 del
2000)

1. Tutti coloro che in una zona sismica di nuova
classificazione
abbiano iniziato una costruzione prima
dell’entrata in vigore del
provvedimento di classificazione sono
tenuti a farne denuncia, entro
quindici giorni dall’entrata in
vigore del provvedimento di
classificazione, al competente ufficio
tecnico della regione.
2. L’ufficio tecnico della regione, entro 30
giorni dalla ricezione
della denunzia, accerta la conformita’ del
progetto alle norme
tecniche di cui all’articolo 83 e
l’idoneita’ della parte gia’
legittimamente realizzata a resistere
all’azione delle possibili
azioni sismiche.
3. Nel caso in cui
l’accertamento di cui al comma 2 dia esito
positivo, l’ufficio
tecnico autorizza la prosecuzione della
costruzione che deve,
in ogni caso, essere ultimata entro due anni
dalla data del
provvedimento di classificazione; nel caso in cui la
costruzione possa
essere resa conforme alla normativa tecnica vigente
mediante le
opportune modifiche del progetto, l’autorizzazione puo’
anche essere
rilasciata condizionatamente all’impegno del costruttore
di apportare
le modifiche necessarie. In tal caso l’ufficio tecnico
regionale
rilascia apposito certificato al denunciante, inviandone
copia al
dirigente o responsabile del competente ufficio comunale per
i
necessari provvedimenti.
4. La Regione puo’, per edifici
pubblici e di uso pubblico,
stabilire, ove occorra, termini di
ultimazione superiori ai due anni
di cui al comma 3.
5. Qualora
l’accertamento di cui al comma 2 dia esito negativo e
non sia
possibile intervenire con modifiche idonee a rendere conforme
il
progetto o la parte gia’ realizzata alla normativa
tecnica
vigente, il dirigente dell’ufficio tecnico annulla la
concessione ed
ordina la demolizione di quanto gia’ costruito.
6.
In caso di violazione degli obblighi stabiliti nel
presente
articolo si applicano le disposizioni della parte II,
capo IV,
sezione III del presente testo unico.

Art. 105 (L)
Costruzioni eseguite col sussidio dello
Stato (legge 3 febbraio 1974,
n. 64, art.
33)

1. L’inosservanza delle norme del presente capo, nel
caso di
edifici per i quali sia stato gia’ concesso il sussidio dello
Stato,
importa, oltre alle sanzioni penali, anche la decadenza dal
beneficio
statale, qualora l’interessato non si sia attenuto alle
prescrizioni
di cui al presente capo.

Art. 106 (L)
Esenzione per le opere eseguite dal genio militare
(legge 3 febbraio
1974, n. 64, art. 33)

1.
Per le opere che si eseguono a cura del genio
militare
l’osservanza delle disposizioni di cui alle sezioni II e
III del
presente capo e’ assicurata dall’organo all’uopo
individuato dal
Ministero della difesa.

Capo V
Norme per la
sicurezza degli impianti
Art. 107
(L)
Ambito di applicazione (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 1,
primo
comma)

1. Sono soggetti
all’applicazione del presente capo i seguenti
impianti relativi
agli edifici quale che ne sia la destinazione
d’uso:
a) gli
impianti di produzione, di trasporto, di distribuzione e
di
utilizzazione dell’energia elettrica all’interno degli edifici
a
partire dal punto di consegna dell’energia fornita
dall’ente
distributore;
b) gli impianti radiotelevisivi ed
elettronici in genere, le
antenne e gli impianti di protezione da
scariche atmosferiche;
c) gli impianti di riscaldamento e di
climatizzazione azionati da
fluido liquido, aeriforme, gassoso e di
qualsiasi natura o specie;
d) gli impianti idrosanitari nonche’
quelli di trasporto, di
trattamento, di uso, di accumulo e di
consumo di acqua all’interno
degli edifici a partire dal punto di
consegna dell’acqua fornita
dall’ente distributore;
e) gli
impianti per il trasporto e l’utilizzazione di gas allo
stato
liquido o aeriforme all’interno degli edifici a partire dal
punto
di consegna del combustibile gassoso fornito
dall’ente
distributore;
f) gli impianti di sollevamento di persone
o di cose per mezzo di
ascensori, di montacarichi, di scale mobili e
simili;
g) gli impianti di protezione antincendio.

Art. 108 (L)
Soggetti abilitati (legge 18 maggio
1990, n. 46, art. 2; al comma 3,
e’ l’art. 22 della legge 30
aprile 1999, n. 136)

1. Sono abilitate all’installazione,
alla trasformazione,
all’ampliamento e alla manutenzione
degli impianti di cui
all’articolo 107 tutte le imprese, singole
o associate, regolarmente
iscritte nel registro delle ditte di
cui al regio decreto
20 settembre 1934, n. 2011, e
successive modificazioni ed
integrazioni, o nell’albo provinciale
delle imprese artigiane di cui
alla legge 8 agosto 1985, n. 443.
2.
L’esercizio delle attivita’ di cui al comma 1 e’ subordinato
al
possesso dei requisiti tecnico-professionali, di cui
all’articolo
109, da parte dell’imprenditore, il quale, qualora
non ne sia in
possesso, prepone all’esercizio delle attivita’ di
cui al medesimo
comma 1 un responsabile tecnico che abbia tali
requisiti.
3. Sono, in ogni caso abilitate all’esercizio delle
attivita’ di
cui al comma 1, le imprese in possesso di
attestazione per le
relative categorie rilasciata da una
Societa’ organismo di
attestazione (SOA), debitamente autorizzata
ai sensi del decreto del
Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000,
n. 34.
4. Possono effettuare il collaudo ed accertare la
conformita’ alla
normativa vigente degli impianti di cui
all’articolo 107, comma 1,
lettera f), i professionisti iscritti
negli albi professionali,
inseriti negli appositi elenchi della
camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura,
formati annualmente secondo quanto
previsto dall’articolo 9,
comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 6 dicembre 1991,
n. 447.

Note all’art. 108:

Il regio decreto 20 settembre 1934, n. 2011,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 1934,

n. 299, reca: “Approvazione del testo unico delle leggi sui

Consigli provinciali dell’economia corporativa e sugli

Uffici provinciali dell’economia corporativa”.
– La
legge 8 agosto 1985, n. 443, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 24 agosto 1985, n. 199, reca: “Legge
quadro per
l’artigianato”.
– Il decreto del Presidente della
Repubblica 6 dicembre
1991, n. 447, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del
15 febbraio 1992, n. 38, reca:
“Regolamento di attuazione
della legge 5 marzo 1990, n.
46, in materia di sicurezza
degli impianti”.

Si trascrive l’art. 9, comma 1, del decreto del

Presidente della Repubblica 6 dicembre 1991, n. 447:
“1.
Per l’esercizio della facolta’ prevista dall’art.
14
della legge, gli enti interessati operano la scelta del

libero professionista nell’ambito di appositi elenchi

conservati presso le camere di commercio e comprendenti

piu’ sezioni secondo le rispettive competenze. Gli elenchi

sono formati annualmente sulla base di documentata domanda

di iscrizione e approvati dal Ministro dell’industria, del

commercio e dell’artigianato.”.

Art. 109 (L)
Requisiti tecnico-professionali (legge 18 maggio 1990, n.
46, art. 3)

1. I requisiti tecnico-professionali di cui
all’articolo 108, comma
2, sono i seguenti:
a) laurea in materia
tecnica specifica conseguita presso una
universita’ statale o
legalmente riconosciuta;
b) oppure diploma di scuola secondaria
superiore conseguito, con
specializzazione relativa al settore
delle attivita’ di cui
all’articolo 110, comma 1, presso un
istituto statale o legalmente
riconosciuto, previo un periodo di
inserimento, di almeno un anno
continuativo, alle dirette dipendenze
di una impresa del settore;
c) oppure titolo o attestato
conseguito ai sensi della
legislazione vigente in materia di
formazione professionale, previo
un periodo di inserimento, di
almeno due anni consecutivi, alle
dirette dipendenze di una impresa
del settore;
d) oppure prestazione lavorativa svolta, alle
dirette dipendenze
di una impresa del settore, nel medesimo
ramo di attivita’
dell’impresa stessa, per un periodo non inferiore
a tre anni, escluso
quello computato ai fini dell’apprendistato, in
qualita’ di operaio
installatore con qualifica di specializzato
nelle attivita’ di
installazione, di trasformazione, di
ampliamento e di manutenzione
degli impianti di cui all’articolo 107.

2. E’ istituito presso le camere di commercio,
industria,
artigianato e agricoltura un albo dei soggetti in
possesso dei
requisiti professionali di cui al comma 1. Le
modalita’ per
l’accertamento del possesso dei titoli professionali,
sono stabiliti
con decreto del Ministero delle attivita’ produttive.

Art. 110 (L, commi 1 e 2 – R, comma 3)

Progettazione degli impianti (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 6)

1. Per l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento
degli
impianti di cui ai commi 1, lettere a), b), c), e) e
g), e 2
dell’articolo 107 e’ obbligatoria la redazione del progetto
da parte
di professionisti, iscritti negli albi professionali,
nell’ambito
delle rispettive competenze.
2. La redazione del
progetto per l’installazione, la trasformazione
e l’ampliamento
degli impianti di cui al comma 1 e’ obbligatoria al
di sopra dei
limiti dimensionali indicati nel regolamento di
attuazione di cui
all’articolo 119.
3. Il progetto, di cui al comma 1, deve essere
depositato presso lo
sportello unico contestualmente al progetto
edilizio.

Art. 111 (R)
Misure di
semplificazione per il collaudo degli impianti installati

1. Nel
caso in cui la normativa vigente richieda il certificato di
collaudo
degli impianti installati il committente e’
esonerato
dall’obbligo di presentazione dei progetti degli impianti
di cui ai
commi 1, lettere a), b), c), e) e g), e 2 dell’articolo 107
se, prima
dell’inizio dei lavori, dichiari di volere effettuare il
collaudo
degli impianti con le modalita’ previste dal comma 2.
2. Il
collaudo degli impianti puo’ essere effettuato a cura
di
professionisti abilitati, non intervenuti in alcun modo
nella
progettazione, direzione ed esecuzione dell’opera, i quali
attestano
che i lavori realizzati sono conformi ai progetti
approvati e alla
normativa vigente in materia. In questo caso
la certificazione
redatta viene trasmessa allo sportello unico a cura
del direttore dei
lavori.
3. Resta salvo il potere
dell’amministrazione di procedere
all’effettuazione dei controlli
successivi e di applicare, in caso di
falsita’ delle attestazioni,
le sanzioni previste dalla normativa
vigente.

Art. 112 (L)
Installazione degli impianti (legge 18
maggio 1990, n. 46, art. 7)

1. Le imprese installatrici sono
tenute ad eseguire gli impianti a
regola d’arte utilizzando allo
scopo materiali parimenti costruiti a
regola d’arte. I materiali
ed i componenti realizzati secondo le
norme tecniche di sicurezza
dell’Ente italiano di unificazione (UNI)
e del Comitato elettrotecnico
italiano (CEI), nonche’ nel rispetto di
quanto prescritto dalla
legislazione tecnica vigente in materia, si
considerano costruiti a
regola d’arte.
2. In particolare gli impianti elettrici devono
essere dotati di
impianti di messa a terra e di interruttori
differenziali ad alta
sensibilita’ o di altri sistemi di protezione
equivalenti.
3. Tutti gli impianti realizzati alla data del 13 marzo
1990 devono
essere adeguati a quanto previsto dal presente articolo.

4. Con decreto del Ministro delle attivita’ produttive,
saranno
fissati i termini e le modalita’ per l’adeguamento degli
impianti di
cui al comma 3.

Art.
113 (L)
Dichiarazione di conformita’ (legge 18 maggio 1990, n. 46,
art. 9)

1. Al termine dei lavori l’impresa installatrice e’
tenuta a
rilasciare al committente la dichiarazione di
conformita’ degli
impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui
all’articolo 112.
Di tale dichiarazione, sottoscritta dal
titolare dell’impresa
installatrice e recante i numeri di partita
IVA e di iscrizione alla
camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura, faranno
parte integrante la relazione
contenente la tipologia dei materiali
impiegati nonche’, ove previsto,
il progetto di cui all’articolo 110.

Art. 114 (L)
Responsabilita’ del committente o del proprietario
(legge 18 maggio
1990, n. 46, art. 10)

1.
Il committente o il proprietario e’ tenuto ad affidare i lavori
di
installazione, di trasformazione, di ampliamento e di
manutenzione
degli impianti di cui all’articolo 107 ad imprese
abilitate ai sensi
dell’articolo 108.

Art. 115 (L)
Certificato di agibilita’ (legge 18 maggio 1990,
n. 46, art. 11,
decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli
107 e 109)

1. Il dirigente o responsabile del competente
ufficio comunale
rilascia il certificato di agibilita’, dopo aver
acquisito anche la
dichiarazione di conformita’ o il certificato
di collaudo degli
impianti installati, ove previsto, salvo quanto
disposto dalle leggi
vigenti.

Art. 116 (L)
Ordinaria manutenzione degli impianti e cantieri
(legge 18 maggio
1990, n. 46, art. 12)

1.
Sono esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e
del
rilascio del certificato di collaudo, nonche’ dall’obbligo di
cui
all’articolo 114, i lavori concernenti l’ordinaria manutenzione
degli
impianti di cui all’articolo 107.
2. Sono altresi’ esclusi
dagli obblighi della redazione del
progetto e del rilascio del
certificato di collaudo le installazioni
per apparecchi per usi
domestici e la fornitura provvisoria di
energia elettrica per
gli impianti di cantiere e similari, fermo
restando l’obbligo del
rilascio della dichiarazione di conformita’ di
cui all’articolo 113.

Art. 117 (R)
Deposito presso lo
sportello unico della dichiarazione di conformita’
o del certificato
di collaudo (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 13)

1. Qualora
nuovi impianti tra quelli di cui ai com-mi 1, lettere
a), b), c),
e), e g), e 2 dell’articolo 107 vengano installati in
edifici per i
quali e’ gia’ stato rilasciato il certificato di
agibilita’,
l’impresa installatrice deposita presso lo sportello
unico, entro
trenta giorni dalla conclusione dei lavori, il progetto
di
rifacimento dell’impianto e la dichiarazione di conformita’ o
il
certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto
da
altre norme o dal regolamento di attuazione di cui all’articolo
119.
2. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto
e la
dichiarazione di conformita’ o il certificato di collaudo,
ove
previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti
oggetto
dell’opera di rifacimento. Nella relazione di cui
all’articolo 113
deve essere espressamente indicata la compatibilita’
con gli impianti
preesistenti.
3. In alternativa al deposito del
progetto, di cui al comma 1, e’
possibile ricorrere alla
certificazione di conformita’ dei lavori ai
progetti approvati di cui
all’articolo 111.

Art. 118 (L)

Verifiche (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 14)

1. Per
eseguire i collaudi, ove previsti, e per accertare la
conformita’
degli impianti alle disposizioni del presente capo e
della
normativa vigente, i comuni, le unita’ sanitarie locali, i
comandi
provinciali dei vigili del fuoco e l’Istituto superiore per
la
prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) hanno facolta’
di
avvalersi della collaborazione dei liberi professionisti,
nell’ambito
delle rispettive competenze, di cui all’articolo
110, comma 1,
secondo le modalita’ stabilite dal regolamento di
attuazione di cui
all’articolo 119.
2. Il certificato di collaudo
deve essere rilasciato entro tre mesi
dalla presentazione della
relativa richiesta.

Art. 119 (L)

Regolamento di attuazione (legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 15)

1. Con regolamento di attuazione, emanato ai sensi dell’articolo
17
della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono precisati i limiti per
i
quali risulti obbligatoria la redazione del progetto di
cui
all’articolo 110 e sono definiti i criteri e le modalita’
di
redazione del progetto stesso in relazione al grado di
complessita’
tecnica dell’installazione degli impianti,
tenuto conto
dell’evoluzione tecnologica, per fini di prevenzione e
di sicurezza.

Note all’art. 119:

– Si trascrive l’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n.

400:
“Art. 17 (Regolamenti). – 1. Con decreto del
Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di
Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla
richiesta, possono
essere emanati regolamenti per
disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e
dei decreti
legislativi, nonche’ dei regolamenti
comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle
leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di
principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate
alla competenza
regionale;
c) le materie
in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti
aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie
comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione
ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche
secondo le disposizioni dettate
dalla legge;

e) (lettera soppressa).
2. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati
i regolamenti per la
disciplina delle materie, non
coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla
Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica,
autorizzando l’esercizio della potesta’
regolamentare del
Governo, determinano le norme generali
regolatrici della
materia e dispongono l’abrogazione delle
norme vigenti,
con effetto dall’entrata in vigore delle
norme
regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono
essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza
del Ministro o di
autorita’ sottordinate al Ministro,
quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali
regolamenti, per
materie di competenza di piu’
Ministri, possono essere
adottati con decreti
interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita
autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti
ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme
contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo.
Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio
dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I
regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti

ministeriali ed interministeriali, che devono recare la

denominazione di “regolamento”, sono adottati previo parere

del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla

registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella

Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L’organizzazione e la
disciplina degli uffici
dei Ministeri sono determinate, con
regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta
del Ministro competente
d’intesa con il Presidente del
Consiglio dei Ministri e con
il Ministro del tesoro, nel
rispetto dei principi posti dal
decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con i
contenuti e con l’osservanza dei
criteri che seguono:

a) riordino degli uffici di diretta collaborazione

con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che

tali uffici hanno esclusive competenze di supporto

dell’organo di direzione politica e di raccordo tra questo

e l’amministrazione;
b) individuazione degli
uffici di livello
dirigenziale generale, centrali e
periferici, mediante
diversificazione tra strutture con
funzioni finali e con
funzioni strumentali e loro
organizzazione per funzioni
omogenee e secondo criteri di
flessibilita’ eliminando le
duplicazioni funzionali;

c) previsione di strumenti di verifica periodica

dell’organizzazione e dei risultati;
d) indicazione
e revisione periodica della
consistenza delle
piante organiche;
e) previsione di decreti
ministeriali di natura non
regolamentare per la
definizione dei compiti delle unita’
dirigenziali
nell’ambito degli uffici dirigenziali
generali.”.

Art. 120 (L)
Sanzioni
(legge 18 maggio 1990, n. 46, art. 16)

1. Alla violazione di quanto
previsto dall’articolo 113 consegue, a
carico del committente o
del proprietario, secondo le modalita’
previste dal regolamento di
attuazione di cui all’articolo 119, una
sanzione amministrativa da 51
a 258 euro. Alla violazione delle altre
norme del presente capo
consegue, secondo le modalita’ previste dal
medesimo regolamento di
attuazione, una sanzione amministrativa da
516 a 5164 euro.
2. Il
regolamento di attuazione di cui all’articolo 119 determina
le
modalita’ della sospensione delle imprese dal registro o dall’albo
di
cui all’articolo 108, comma 1, e dei provvedimenti disciplinari
a
carico dei professionisti iscritti nei rispettivi albi, dopo la
terza
violazione delle norme relative alla sicurezza degli
impianti,
nonche’ gli aggiornamenti dell’entita’ delle sanzioni
amministrative
di cui al comma 1.

Art. 121 (L)
Abrogazione e adeguamento dei regolamenti comunali e
regionali (legge
18 maggio 1990, n. 46, art. 17)

1. I comuni e le regioni sono tenuti ad adeguare i
propri
regolamenti, qualora siano in contrasto con le
disposizioni del
presente capo.

Capo VI
Norme per il
contenimento del consumo di energia negli edifici

Art. 122 (L)
Ambito di applicazione (legge 9 gennaio 1991,
n. 10, art. 25)

1. Sono regolati dalle norme del presente capo i
consumi di energia
negli edifici pubblici e privati, qualunque ne
sia la destinazione
d’uso, nonche’, mediante il disposto dell’articolo
129, l’esercizio e
la manutenzione degli impianti esistenti.
2.
Nei casi di recupero del patrimonio edilizio
esistente,
l’applicazione del presente capo e’ graduata in relazione
al tipo di
intervento, secondo la tipologia individuata
dall’articolo 3, comma
1, del presente testo unico.

Art. 123 (L)
Progettazione, messa in opera ed
esercizio di edifici e di impianti
(legge 9 gennaio
1991, n. 10, art. 26)

1. Ai nuovi impianti, lavori, opere,
modifiche, installazioni,
relativi alle fonti rinnovabili di
energia, alla conservazione, al
risparmio e all’uso razionale
dell’energia, si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 17,
commi 3 e 4, nel rispetto delle
norme urbanistiche, di tutela
artistico-storica e ambientale. Gli
interventi di utilizzo delle
fonti di energia di cui all’articolo 1
della legge 9 gennaio 1991, n.
10, in edifici ed impianti industriali
non sono soggetti ad
autorizzazione specifica e sono assimilati a
tutti gli effetti alla
manutenzione straordinaria di cui all’articolo
3, comma 1, lettera a).
L’installazione di impianti solari e di pompe
di calore da parte di
installatori qualificati, destinati unicamente
alla produzione di
acqua calda e di aria negli edifici esistenti e
negli spazi liberi
privati annessi, e’ considerata estensione
dell’impianto
idrico-sanitario gia’ in opera.
2. Per gli interventi in parti
comuni di edifici, volti al
contenimento del consumo
energetico degli edifici stessi ed
all’utilizzazione delle fonti
di energia di cui all’articolo 1 della
legge 9 gennaio 1991, n. 10,
ivi compresi quelli di cui all’articolo
8 della legge medesima,
sono valide le relative decisioni prese
a maggioranza delle quote
millesimali.
3. Gli edifici pubblici e privati, qualunque ne sia la
destinazione
d’uso, e gli impianti non di processo ad essi associati
devono essere
progettati e messi in opera in modo tale da contenere
al massimo, in
relazione al progresso della tecnica, i consumi di
energia termica ed
elettrica.
4. Ai fini di cui al comma 3 e
secondo quanto previsto dal comma 1
dell’articolo 4 della legge 9
gennaio 1991, n. 10, sono regolate, con
riguardo ai momenti della
progettazione, della messa in opera e
dell’esercizio, le
caratteristiche energetiche degli edifici e degli
impianti non di
processo ad essi associati, nonche’ dei componenti
degli edifici e
degli impianti.
5. Per le innovazioni relative all’adozione
di sistemi di
termoregolazione e di contabilizzazione del
calore e per il
conseguente riparto degli oneri di riscaldamento
in base al consumo
effettivamente registrato, l’assemblea di
condominio decide
a maggioranza, in deroga agli articoli 1120 e 1136
del codice civile.
6. Gli impianti di riscaldamento al servizio
di edifici di nuova
costruzione, il cui permesso di costruire, sia
rilasciato dopo il
25 luglio 1991, devono essere progettati e
realizzati in modo tale da
consentire l’adozione di sistemi di
termoregolazione e di
contabilizzazione del calore per ogni
singola unita’ immobiliare.
7. Negli edifici di proprieta’
pubblica o adibiti ad uso pubblico
e’ fatto obbligo di soddisfare il
fabbisogno energetico degli stessi
favorendo il ricorso a fonti
rinnovabili di energia o assimilate
salvo impedimenti di natura
tecnica od economica.
8. La progettazione di nuovi edifici
pubblici deve prevedere la
realizzazione di ogni impianto, opera
ed installazione utili alla
conservazione, al risparmio e all’uso
razionale dell’energia.

Note all’art. 123:

– La legge 9 gennaio 1991, n. 10, pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale 16 gennaio 1991, n. 13, supplemento

ordinario, reca: “Norme per l’attuazione del Piano

energetico nazionale in materia di uso razionale

dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle

fonti rinnovabili di energia”.
– Si riporta l’art.
1 della legge 9 gennaio 1991, n.
10:
“Art. 1
(Finalita’ ed ambito di applicazione). – 1. Al
fine di
migliorare i processi di trasformazione

dell’energia, di ridurre i consumi di energia e di

migliorare le condizioni di compatibilita’ ambientale

dell’utilizzo dell’energia a parita’ di servizio reso e di

qualita’ della vita, le norme del presente titolo

favoriscono ed incentivano, in accordo con la politica

energetica della Comunita’ economica europea, l’uso

razionale dell’energia, il contenimento dei consumi di

energia nella produzione e nell’utilizzo di manufatti,

l’utilizzazione delle fonti rinnovabili di energia, la

riduzione dei consumi specifici di energia nei processi

produttivi, una piu’ rapida sostituzione degli impianti in

particolare nei settori a piu’ elevata intensita’

energetica, anche attraverso il coordinamento tra le fasi

di ricerca applicata, di sviluppo dimostrativo e di

produzione industriale.
2. La politica di uso
razionale dell’energia e di uso
razionale delle materie
prime energetiche definisce un
complesso di azioni
organiche dirette alla promozione del
risparmio energetico,
all’uso appropriato delle fonti di
energia, anche
convenzionali, al miglioramento dei processi
tecnologici
che utilizzano o trasformano energia, allo
sviluppo
delle fonti rinnovabili di energia, alla

sostituzione delle materie prime energetiche di

importazione.
3. Ai fini della presente legge sono
considerate fonti
rinnovabili di energia o assimilate:
il sole, il vento,
l’energia idraulica, le risorse
geotermiche, le maree, il
moto ondoso e la
trasformazione dei rifiuti organici ed
inorganici o di
prodotti vegetali. Sono considerate
altresi’ fonti di
energia assimilate alle fonti rinnovabili
di energia: la
cogenerazione, intesa come produzione
combinata di
energia elettrica o meccanica e di calore, il
calore
recuperabile nei fumi di scarico e da impianti
termici,
da impianti elettrici e da processi industriali,
nonche’
le altre forme di energia recuperabile in processi,
in
impianti e in prodotti ivi compresi i risparmi di

energia conseguibili nella climatizzazione e

nell’illuminazione degli edifici con interventi

sull’involucro edilizio e sugli impianti. Per i rifiuti

organici ed inorganici resta ferma la vigente disciplina ed

in particolare la normativa di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, e

successive modificazioni ed integrazioni, al decreto-legge

31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni,

dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, e al decreto-legge

9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,

dalla legge 9 novembre 1988, n. 475.
4. L’utilizzazione
delle fonti di energia di cui al
comma 3 e’ considerata
di pubblico interesse e di pubblica
utilita’ e le opere
relative sono equiparate alle opere
dichiarate
indifferibili e urgenti ai fini

dell’applicazione delle leggi sulle opere pubbliche.”.

Si riporta per completezza l’intero testo dell’art. 4
della
legge 9 gennaio 1991, n. 10:
“Art. 4 (Norme
attuative e sulle tipologie
tecnico-costruttive). –
1. Entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore
della presente legge, con decreto
del Presidente della
Repubblica, adottato previa
deliberazione del Consiglio
dei Ministri, sentito il parere
del Consiglio di Stato, su
proposta del Ministro dei lavori
pubblici, di concerto con
il Ministro dell’industria, del
commercio e
dell’artigianato, sentiti il Consiglio
nazionale delle
ricerche (CNR), l’ENEA, le regioni e le
province
autonome di Trento e di Bolzano, sono emanate
norme
che, anche nel quadro delle indicazioni e delle

priorita’ della legge 5 agosto 1978, n. 457, e successive

modificazioni ed integrazioni, definiscono i criteri

generali tecnico-costruttivi e le tipologie per l’edilizia

sovvenzionata e convenzionata nonche’ per l’edilizia

pubblica e privata, anche riguardo alla ristrutturazione

degli edifici esistenti, che facilitino il raggiungimento

degli obiettivi di cui all’art. 1 e al titolo II. Tali

norme sono aggiornate, secondo la medesima procedura, ogni

due anni.
2. Il Ministro dei lavori pubblici, di
concerto con il
Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato,
entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore
della presente legge, in relazione agli
obiettivi di cui
all’art. 1, emana con decreto la
normativa tecnica al cui
rispetto e’ condizionato il
rilascio delle autorizzazioni e
la concessione e
l’erogazione di finanziamenti e contributi
per la
realizzazione di opere pubbliche.
3. Entro centottanta
giorni dalla data di entrata in
vigore della presente
legge, con decreto del Presidente
della Repubblica,
adottato previa deliberazione del
Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di
Stato, su
proposta del Ministro dell’agricoltura e delle
foreste, di
concerto con il Ministro dell’industria, del
commercio e
dell’artigianato, sentiti il CNR, l’ENEA, le
regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, sono
emanate
norme per definire i criteri generali per la

costruzione o la ristrutturazione degli impianti di

interesse agricolo, zootecnico e forestale che facilitino

il raggiungimento degli obiettivi di cui all’art. 1.
4.
Entro centottanta giorni dalla data di entrata in
vigore
della presente legge, con decreto del Presidente
della
Repubblica, adottato previa deliberazione del

Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di

Stato, su proposta del Ministro dell’industria, del

commercio e dell’artigianato, sentiti il CNR, gli enti

energetici, le regioni e le province autonome di Trento e

di Bolzano, nonche’ le associazioni di categoria

interessate e le associazioni di istituti nazionali

operanti per l’uso razionale dell’energia, sono emanate

norme per il contenimento dei consumi di energia,

riguardanti in particolare progettazione, installazione,

esercizio e manutenzione degli impianti termici, e i

seguenti aspetti: determinazione delle zone climatiche;

durata giornaliera di attivazione nonche’ periodi di

accensione degli impianti termici; temperatura massima

dell’aria negli ambienti degli edifici durante il

funzionamento degli impianti termici; rete di distribuzione

e adeguamento delle infrastrutture di trasporto, di

ricezione e di stoccaggio delle fonti di energia al fine di

favorirne l’utilizzazione da parte degli operatori pubblici

e privati per le finalita’ di cui all’art. 1.
5. Per
le finalita’ di cui all’art. 1, entro
centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore della
presente
legge, con decreto del Presidente della
Repubblica,
adottato previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri,
sentito il parere del Consiglio di Stato, su
proposta
del Ministro dell’industria, del commercio e

dell’artigianato, d’intesa con il Ministro dei trasporti,

sono emanate norme per il contenimento dei consumi

energetici in materia di reti e di infrastrutture relative

ai trasporti nonche’ ai mezzi di trasporto terrestre ed

aereo pubblico e privato.
6. Il Ministro
dell’industria, del commercio e
dell’artigianato,
sentiti i Ministri interessati, puo’
emanare norme
specifiche, efficaci anche solo per periodi
limitati,
dirette ad assicurare il contenimento dei consumi

energetici.
7. Con decreto del Presidente del
Consiglio dei
Ministri, da emanarsi entro centottanta
giorni dalla data
di entrata in vigore della presente
legge, sono emanate
norme idonee a rendere apprezzabile
il conseguimento
dell’obiettivo dell’uso razionale
dell’energia e
dell’utilizzo di fonti rinnovabili di
energia nei criteri
di aggiudicazione delle gare di
appalto economicamente
rilevanti per la fornitura di
beni o servizi per conto
della pubblica amministrazione,
degli enti territoriali e
delle relative aziende, degli
istituti di previdenza e di
assicurazione. Tale normativa
e’ inserita di diritto nella
normativa che disciplina le
gare d’appalto e nei capitolati
relativi.”.

Si riporta il testo degli articoli 1120 e 1136 del
codice
civile:
“Art. 1120 (Innovazioni). – I
condomini, con
la maggioranza indicata dal quinto comma
dell’art. 1136,
possono disporre tutte le
innovazioni dirette al
miglioramento o all’uso piu’
comodo o al maggior rendimento
delle cose comuni .

Sono vietate le innovazioni che possano recare

pregiudizio alla stabilita’ o alla sicurezza del

fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che

rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili

all’uso o al godimento anche di un solo condomino.”.

“Art. 1136 (Costituzione dell’assemblea e validita’

delle deliberazioni). – L’assemblea e’ regolarmente

costituita con l’intervento di tanti condomini che

rappresentino i due terzi del valore dell’intero edificio e

i due terzi dei partecipanti al condominio.
Sono valide
le deliberazioni approvate con un numero di
voti che
rappresenti la maggioranza degli intervenuti e
almeno la
meta’ del valore dell’edificio.
Se l’assemblea non
puo’ deliberare per mancanza di
numero, l’assemblea di
seconda convocazione delibera in un
giorno successivo a
quello della prima e, in ogni caso, non
oltre dieci giorni
dalla medesima; la deliberazione e’
valida se riporta
un numero di voti che rappresenti il
terzo dei
partecipanti al condominio e almeno un terzo del
valore
dell’edificio.
Le deliberazioni che concernono la
nomina e la revoca
dell’amministratore o le liti attive e
passive relative a
materie che esorbitano
dalle attribuzioni
dell’amministratore medesimo,
nonche’ le deliberazioni che
concernono la ricostruzione
dell’edificio o riparazioni
straordinarie di notevole
entita’ devono essere sempre
prese con la maggioranza
stabilita dal secondo comma.
Le deliberazioni che
hanno per oggetto le innovazioni
previste dal primo comma
dell’art. 1120 devono essere
sempre approvate con un
numero di voti che rappresenti
la maggioranza dei
partecipanti al condominio e i due terzi
del valore
dell’edificio.
L’assemblea non puo’ deliberare, se
non consta che
tutti i condomini sono stati invitati alla
riunione.
Delle deliberazioni dell’assemblea si redige
processo
verbale da trascriversi in un registro
tenuto
dall’amministratore.”.

Art. 124 (L)
Limiti ai consumi di energia (legge 9 gennaio
1991, n. 10, art. 27)

1. I consumi di energia termica ed
elettrica ammessi per gli
edifici sono limitati secondo quanto
previsto dai decreti di cui
all’articolo 4 della legge 9 gennaio
1991, n. 10, in particolare in
relazione alla destinazione d’uso degli
edifici stessi, agli impianti
di cui sono dotati e alla zona climatica
di appartenenza.

Note all’art. 124:

– Per il testo dell’art. 4 della legge 9 gennaio 1991,

n. 10, si vedano le note all’art. 123.

Art. 125 (L – R, commi 1 e 3)
Denuncia dei lavori, relazione tecnica e
progettazione degli impianti
e delle opere relativi alle fonti
rinnovabili di energia, al
risparmio e all’uso razionale
dell’energia (legge 9 gennaio 1991, n.
10,
art. 28)

1. Il proprietario dell’edificio, o chi ne ha
titolo, deve
depositare presso lo sportello unico, in duplice
copia la denuncia
dell’inizio dei lavori relativi alle opere di cui
agli articoli 122 e
123, il progetto delle opere stesse
corredato da una relazione
tecnica, sottoscritta dal progettista
o dai progettisti, che ne
attesti la rispondenza alle prescrizioni
del presente Capo.
2. Nel caso in cui la denuncia e la
documentazione di cui al comma
1 non siano state presentate prima
dell’inizio dei lavori, il Comune,
fatta salva la sanzione
amministrativa di cui all’articolo 133,
ordina la sospensione dei
lavori sino al compimento del suddetto
adempimento.
3. La
documentazione deve essere compilata secondo le modalita’
stabilite
con proprio decreto dal Ministro delle attivita’
produttive.
Una copia della documentazione e’ conservata dallo
sportello
unico ai fini dei controlli e delle verifiche di
cui
all’articolo 132. Altra copia della documentazione, restituita
dallo
sportello unico con l’attestazione dell’avvenuto deposito,
deve
essere consegnata a cura del proprietario dell’edificio, o di
chi ne
ha titolo, al direttore dei lavori ovvero, nel caso
l’esistenza di
questi non sia prevista dalla legislazione vigente,
all’esecutore dei
lavori. Il direttore ovvero l’esecutore dei lavori
sono responsabili
della conservazione di tale documentazione in
cantiere.

Art. 126 (R)

Certificazione di impianti

1. Il committente e’
esonerato dall’obbligo di presentazione del
progetto di cui
all’articolo 125 se, prima dell’inizio dei lavori,
dichiari di
volersi avvalere della facolta’ di cui all’articolo 111,
comma 2.

Art. 127 (R)
Certificazione delle
opere e collaudo (legge 9 gennaio 1999, n. 10,

art 29)

1. Per la certificazione e il collaudo delle
opere previste dal
presente capo si applicano le corrispondenti
disposizioni di cui al
capo quinto della parte seconda.

Art. 128 (L)
Certificazione energetica degli
edifici (legge 9 gennaio 1991, n. 10,

art. 30)

1. Con decreto del Presidente della Repubblica,
adottato previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro
delle attivita’ produttive, sentito il Ministro
delle infrastrutture
e dei trasporti, il Consiglio superiore dei
lavori pubblici e l’ENEA,
sono emanate norme per la certificazione
energetica degli edifici.
Tale decreto individua tra l’altro i
soggetti abilitati alla
certificazione.
2. Nei casi di
compravendita o di locazione il certificato di
collaudo e la
certificazione energetica devono essere portati a
conoscenza
dell’acquirente o del locatario dell’intero immobile o
della
singola unita’ immobiliare.
3. Il proprietario o il locatario
possono richiedere al comune ove
e’ ubicato l’edificio la
certificazione energetica dell’intero
immobile o della singola
unita’ immobiliare. Le spese relative di
certificazione sono a carico
del soggetto che ne fa richiesta.
4. L’attestato relativo alla
certificazione energetica ha una
validita’ temporale di cinque
anni a partire dal momento del suo
rilascio.

Art. 129 (L)
Esercizio e manutenzione degli impianti
(legge 9 gennaio 1991, n. 10,
art. 31)

1. Durante l’esercizio degli impianti il proprietario, o per
esso
un terzo, che se ne assume la responsabilita’, deve adottare
misure
necessarie per contenere i consumi di energia, entro i
limiti di
rendimento previsti dalla normativa vigente in materia.
2.
Il proprietario, o per esso un terzo, che se ne assume
la
responsabilita’, e’ tenuto a condurre gli impianti e a disporre
tutte
le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria
secondo le
prescrizioni della vigente normativa UNI e CEI.
3. I
comuni con piu’ di quarantamila abitanti e le province per la
restante
parte del territorio effettuano i controlli necessari
e
verificano con cadenza almeno biennale l’osservanza delle
norme
relative al rendimento di combustione, anche avvalendosi di
organismi
esterni aventi specifica competenza tecnica, con onere a
carico degli
utenti.
4. I contratti relativi alla fornitura di
energia e alla conduzione
degli impianti di cui al presente
capo, contenenti clausole in
contrasto con essa, sono nulli. Ai
contratti che contengono clausole
difformi si applica l’articolo 1339
del codice civile.

Art. 130
(L)
Certificazioni e informazioni ai consumatori (legge 9 gennaio
1991,
n. 10, art. 32)

1. Ai fini
della commercializzazione, le caratteristiche e le
prestazioni
energetiche dei componenti degli edifici e degli impianti
devono
essere certificate secondo le modalita’ stabilite con proprio
decreto
dal Ministro delle attivita’ produttive, di concerto con il
Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti.
2. Le imprese che producono o
commercializzano i componenti di cui
al comma 1 sono obbligate a
riportare su di essi gli estremi
dell’avvenuta certificazione.

Art. 131 (L)
Controlli e verifiche
(legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 33; decreto
legislativo
n. 267 del 2000, articoli 107 e 109)

1. Il comune procede al
controllo dell’osservanza delle norme del
presente capo in relazione
al progetto delle opere in corso d’opera
ovvero entro cinque anni
dalla data di fine lavori dichiarata dal
committente.
2. La verifica
puo’ essere effettuata in qualunque momento anche su
richiesta e a
spese del committente, dell’acquirente dell’immobile,
del conduttore,
ovvero dell’esercente gli impianti.
3. In caso di accertamento
di difformita’ in corso d’opera, il
dirigente o il responsabile del
competente ufficio comunale ordina la
sospensione dei lavori.
4. In
caso di accertamento di difformita’ su opere terminate il
dirigente
o il responsabile del competente ufficio comunale ordina, a
carico
del proprietario, le modifiche necessarie per
adeguare
l’edificio alle caratteristiche previste dal presente capo.

5. Nei casi previsti dai commi 3 e 4 il dirigente o il
responsabile
del competente ufficio comunale irroga le
sanzioni di cui
all’articolo 132.

Art. 132 (L)
Sanzioni (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art.
34)

1. L’inosservanza dell’obbligo di cui al comma 1 dell’articolo
125
e’ punita con la sanzione amministrativa non inferiore a 516
euro e
non superiore a 2582 euro.
2. Il proprietario
dell’edificio nel quale sono eseguite opere
difformi dalla
documentazione depositata ai sensi dell’articolo 125 e
che non
osserva le disposizioni degli articoli 123 e 124 e’ punito
con la
sanzione amministrativa in misura non inferiore al 5 per cento
e non
superiore al 25 per cento del valore delle opere.
3. Il
costruttore e il direttore dei lavori che omettono
la
certificazione di cui all’articolo 127, ovvero che rilasciano
una
certificazione non veritiera nonche’ il progettista che rilascia
la
relazione di cui al comma 1 dell’articolo 126 non veritiera,
sono
puniti in solido con la sanzione amministrativa non inferiore
all’1
per cento e non superiore al 5 per cento del valore delle
opere,
fatti salvi i casi di responsabilita’ penale.
4. Il
collaudatore che non ottempera a quanto
stabilito
dall’articolo 127 e’ punito con la sanzione amministrativa
pari al 50
per cento della parcella calcolata secondo la
vigente tariffa
professionale.
5. Il proprietario o
l’amministratore del condominio, o l’eventuale
terzo che se ne e’
assunta la responsabilita’, che non ottempera a
quanto stabilito
dall’articolo 129, commi 1 e 2, e’ punito con la
sanzione
amministrativa non inferiore a 516 euro e non superiore a
2582
euro. Nel caso in cui venga sottoscritto un contratto nullo ai
sensi
del comma 4 dell’articolo 129, le parti sono punite ognuna con
la
sanzione amministrativa pari a un terzo dell’importo del
contratto
sottoscritto, fatta salva la nullita’ dello stesso.
6.
L’inosservanza delle prescrizioni di cui all’articolo 130 e’
punita
con la sanzione amministrativa non inferiore a 2582 euro e
non
superiore a 25822 euro, fatti salvi i casi di responsabilita’
penale.
7. Qualora soggetto della sanzione amministrativa
sia un
professionista, l’autorita’ che applica la sanzione deve
darne
comunicazione all’ordine professionale di appartenenza
per i
provvedimenti disciplinari conseguenti.
8. L’inosservanza,
della disposizione che impone la nomina, ai
sensi dell’articolo 19
della legge 9 gennaio 1991, n. 10, del tecnico
responsabile per la
conservazione e l’uso razionale dell’energia, e’
punita con la
sanzione amministrativa non inferiore a 5164 euro e non
superiore a
51645 euro.

Note all’art. 132:

– Si riporta il testo dell’art. 19 della legge
9
gennaio 1991, n. 10:
“Art. 19 (Responsabile per la
conservazione e l’uso
razionale dell’energia). – 1. Entro
il 30 aprile di ogni
anno i soggetti operanti nei settori
industriale, civile,
terziario e dei trasporti che
nell’anno precedente hanno
avuto un consumo di energia
rispettivamente superiore a
10.000 tonnellate equivalenti
di petrolio per il settore
industriale ovvero a 1.000
tonnellate equivalenti di
petrolio per tutti gli altri
settori, debbono comunicare al
Ministero dell’industria,
del commercio e dell’artigianato
il nominativo del tecnico
responsabile per la conservazione
e l’uso razionale
dell’energia.
2. La mancanza della comunicazione di
cui al comma 1
esclude i soggetti dagli incentivi di cui
alla presente
legge. Su richiesta del Ministero
dell’industria, del
commercio e dell’artigianato i
soggetti beneficiari dei
contributi della presente legge
sono tenuti a comunicare i
dati energetici relativi alle
proprie strutture e imprese.
3. I responsabili per
la conservazione e l’uso
razionale dell’energia
individuano le azioni, gli
interventi, le procedure
e quanto altro necessario per
promuovere l’uso razionale
dell’energia, assicurano la
predisposizione di bilanci
energetici in funzione anche dei
parametri economici e
degli usi energetici finali,
predispongono i dati
energetici di cui al comma 2.
4. Entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore
della presente legge
l’ENEA provvede a definire apposite
schede informative di
diagnosi energetica e di uso delle
risorse, diversamente
articolate in relazione ai tipi
d’impresa e di soggetti
e ai settori di appartenenza.
5. Nell’ambito delle
proprie competenze l’ENEA provvede
sulla base di apposite
convenzioni con le regioni e con le
province autonome di
Trento e di Bolzano a realizzare
idonee campagne
promozionali sulle finalita’ della presente
legge,
all’aggiornamento dei tecnici di cui al comma 1 e a

realizzare direttamente ed indirettamente programmi di

diagnosi energetica.”.

Art. 133
(L)
Provvedimenti di sospensione dei lavori (legge 9 gennaio 1991, n.
10,
art. 35; decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli 107 e
109)

1. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio
comunale,
con il provvedimento mediante il quale ordina la
sospensione dei
lavori, ovvero le modifiche necessarie per
l’adeguamento
dell’edificio, deve fissare il termine per la
regolarizzazione.
L’inosservanza del termine comporta l’ulteriore
irrogazione della
sanzione amministrativa e l’esecuzione forzata
delle opere con spese
a carico del proprietario.

Art. 134 (L)
Irregolarita’ rilevate dall’acquirente
o dal conduttore (legge 9
gennaio 1991, n. 10,
art. 136)

1. Qualora l’acquirente o il conduttore dell’immobile
riscontra
difformita’ dalle norme del presente testo unico, anche non
emerse da
eventuali precedenti verifiche, deve farne denuncia al
comune entro
un anno dalla constatazione, a pena di decadenza
dal diritto di
risarcimento del danno da parte del committente o del
proprietario.

Art. 135 (L)

Applicazione (legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 37)

1. I decreti
ministeriali di cui al presente capo entrano in vigore
centottanta
giorni dopo la data della loro pubblicazione nella
Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana e si applicano alle
denunce
di inizio lavori presentate ai comuni dopo tale termine di
entrata
in vigore.
2. Il decreto del Presidente della Repubblica 28
giugno 1977, n.
1052, si applica, in quanto compatibile con il
presente capo e il
comma 1 degli articoli 128 e 130, nonche’ con il
titolo I della legge
9 gennaio 1991, n. 10, fino all’adozione dei
decreti di cui ai commi
1, 2 e 4 dell’articolo 4 della legge
medesima.

Note all’art. 135:

Il decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno
1977,
n. 1052, pubblicato nel supplemento ordinario alla

Gazzetta Ufficiale 6 febbraio 1978, n. 36, reca:

“Regolamento di esecuzione alla legge 30 aprile 1976, n.

373, relativa al consumo energetico per usi termici negli

edifici”.

Parte III
DISPOSIZIONI FINALICapo IDisposizioni
finali
Art. 136 (L, commi 1 e 2, lettere a), b), c), d), e), f), g),
h), i),
l) – R comma 2, lettera m)

Abrogazioni

1. Ai sensi dell’articolo 20, comma 4,
della legge 15 marzo 1997,
n. 59, dalla data di entrata in vigore del
presente testo unico sono
abrogate le seguenti disposizioni:
a)
legge 17 agosto 1942, n. 1150, limitatamente all’articolo 31;
b)
legge 21 dicembre 1955, n. 1357, limitatamente all’articolo 3;
c)
legge 28 gennaio 1977, n. 10, limitatamente agli articoli 1;
4,
commi 3, 4 e 5; 9, lettera c);
d) legge 5 agosto 1978, n. 457,
limitatamente all’articolo 48;
e) decreto-legge 23 gennaio
1982, n. 9, limitatamente agli
articoli 7 e 8, convertito,
con modificazioni, in legge 25 marzo
1982, n. 94.
f) legge 28
febbraio 1985, n. 47, art. 15; 25, comma 4, come
modificato dal
decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, comma 7,
lettera g),
convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993,
n. 493,
nel testo sostituito dall’art. 2, comma 60, della legge
23
dicembre 1996, n. 662;
g) decreto-legge 5 ottobre 1993, n.
398, limitatamente
all’articolo 4, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 dicembre
1993, n. 493, nel testo sostituito dall’art. 2,
comma 60, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, come modificato dal
decreto legge 25 marzo
1997, n. 67, articolo 11, convertito, con
modificazioni, dalla legge
23 maggio 1997, n. 135.
2. Ai sensi
dell’articolo 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, dalla
data di
entrata in vigore del presente testo unico sono altresi’
abrogate
le seguenti disposizioni:
a) regio decreto 27 luglio 1934, n.
1265, limitatamente agli
articoli 220 e 221, comma 2;
b) legge 17
agosto 1942, n. 1150, limitatamente agli articoli 26,
27, 33, 41-ter,
41-quater, 41-quinquies, ad esclusione dei commi 6, 8
e 9;
c)
legge 28 gennaio 1977, n. 10, limitatamente agli articoli 1,
3, 4,
5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 16;
d) legge 3 gennaio 1978, n. 1,
limitatamente all’articolo 1,
commi 4 e 5, come sostituiti
dall’articolo 4, legge 18 novembre 1998,
n. 415;
e) decreto-legge
23 gennaio 1982, n. 9, convertito, con
modificazioni, dalla
legge 25 marzo 1982, n. 94, limitatamente
all’articolo 7;
f)
legge 28 febbraio 1985, n. 47, limitatamente agli articoli 3,
4, 5,
6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22,
25,
comma 4, 26, 27, 45, 46, 47, 48, 52, comma 1;
g) legge 17 febbraio
1992, n. 179, limitatamente all’articolo 23,
comma 6;
h)
decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, articolo 4, convertito,
con
modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493,
come
modificato dall’art. 2, comma 60, della legge 23 dicembre
1996, n.
662, nel testo risultante dalle modifiche introdotte
dall’art. 10 del
decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669;
decreto-legge 25 marzo 1997,
n. 67, articolo 11, convertito, con
modifiche, dalla legge 23 maggio
1997, n. 135;
i) legge 23
dicembre 1996, n. 662, limitatamente all’articolo 2,
commi 50 e 56;

l) legge 23 dicembre 1998, n. 448, limitatamente al comma
2
dell’articolo 61;
m) decreto del Presidente della Repubblica
22 aprile 1994, n.
425.

Note all’art. 136:

– Per completezza si riporta il testo integrale

dell’art. 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59:

“Art. 20. – 1. Il Governo, entro il 31 gennaio di ogni

anno, presenta al Parlamento un disegno di legge per la

delegificazione di norme concernenti procedimenti

amministrativi, anche coinvolgenti amministrazioni

centrali, locali o autonome, indicando i criteri per

l’esercizio della potesta’ regolamentare nonche’ i

procedimenti oggetto della disciplina, salvo quanto

previsto alla lettera a) del comma 5. In allegato al

disegno di legge e’ presentata una relazione sullo stato di

attuazione della semplificazione dei procedimenti

amministrativi.
2. Nelle materie di cui all’art.
117, primo comma,
della Costituzione, i regolamenti di
delegificazione
trovano applicazione solo fino a
quando la regione non
provveda a disciplinare autonomamente
la materia medesima.
Resta fermo quanto previsto
dall’art. 2, comma 2, della
presente legge e dall’art. 7
del testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti
locali, approvato con decreto
legislativo 18 agosto 2000, n.
267.
3. I regolamenti sono emanati con decreto
del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione
del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente
del
Consiglio dei Ministri – Dipartimento della
funzione
pubblica, di concerto con il Ministro
competente, previa
acquisizione del parere delle
competenti Commissioni
parlamentari e del Consiglio di
Stato. A tal fine la
Presidenza del Consiglio dei
Ministri, ove necessario,
promuove, anche su richiesta
del Ministro competente,
riunioni tra le amministrazioni
interessate. Decorsi trenta
giorni dalla richiesta di
parere alle Commissioni, i
regolamenti possono essere
comunque emanati .
4. I regolamenti entrano in
vigore il quindicesimo
giorno successivo alla data della
loro pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana. Con effetto
dalla stessa data sono
abrogate le norme, anche di legge,
regolatrici dei
procedimenti.
5. I regolamenti si conformano ai
seguenti criteri e
principi:
a)
semplificazione dei procedimenti amministrativi, e
di quelli
che agli stessi risultano strettamente connessi o

strumentali, in modo da ridurre il numero delle fasi

procedimentali e delle amministrazioni intervenienti, anche

riordinando le competenze degli uffici, accorpando le

funzioni per settori omogenei, sopprimendo gli organi che

risultino superflui e costituendo centri interservizi dove

raggruppare competenze diverse ma confluenti in una unica

procedura;
b) riduzione dei termini per la
conclusione dei
procedimenti e uniformazione dei tempi
di conclusione
previsti per procedimenti tra loro
analoghi;
c) regolazione uniforme dei procedimenti
dello stesso
tipo che si svolgono presso diverse
amministrazioni o
presso diversi uffici della medesima
amministrazione;
d) riduzione del numero di
procedimenti
amministrativi e accorpamento dei
procedimenti che si
riferiscono alla medesima attivita’,
anche riunendo in una
unica fonte regolamentare, ove cio’
corrisponda ad esigenze
di semplificazione e conoscibilita’
normativa, disposizioni
provenienti da fonti di rango
diverso, ovvero che
pretendono particolari procedure,
fermo restando l’obbligo
di porre in essere le procedure
stesse;
e) semplificazione e accelerazione delle
procedure di
spesa e contabili, anche mediante adozione
ed estensione
alle fasi di integrazione dell’efficacia
degli atti, di
disposizioni analoghe a quelle di cui
all’art. 51, comma 2,
del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni;

f) trasferimento ad organi monocratici o ai dirigenti

amministrativi di funzioni anche decisionali, che non

richiedano, in ragione della loro specificita’, l’esercizio

in forma collegiale, e sostituzione degli organi collegiali

con conferenze di servizi o con interventi, nei relativi

procedimenti, dei soggetti portatori di interessi diffusi;

g) individuazione delle responsabilita’ e delle

procedure di verifica e controllo;
g-bis)
soppressione dei procedimenti che risultino
non piu’
rispondenti alle finalita’ e agli obiettivi

fondamentali definiti dalla legislazione di settore o che

risultino in contrasto con i principi generali

dell’ordinamento giuridico nazionale o comunitario;

g-ter) soppressione dei procedimenti che comportino,
per
l’amministrazione e per i cittadini, costi piu’ elevati
dei
benefici conseguibili, anche attraverso la sostituzione

dell’attivita’ amministrativa diretta con forme di

autoregolamentazione da parte degli interessati;

g-quater) adeguamento della disciplina sostanziale e

procedimentale dell’attivita’ e degli atti amministrativi

ai principi della normativa comunitaria, anche sostituendo

al regime concessorio quello autorizzatorio;

g-quinquies) soppressione dei procedimenti che

derogano alla normativa procedimentale di carattere

generale, qualora non sussistano piu’ le ragioni che

giustifichino una difforme disciplina settoriale;

g-sexies) regolazione, ove possibile, di tutti gli

aspetti organizzativi e di tutte le fasi del procedimento;

g-septies) adeguamento delle procedure alle nuove

tecnologie informatiche.
5-bis. I riferimenti a testi
normativi contenuti negli
elenchi di procedimenti da
semplificare di cui all’allegato
1 alla presente legge e
alle leggi di cui al comma 1 del
presente articolo si
intendono estesi ai successivi
provvedimenti di
modificazione.
6. I servizi di controllo interno
compiono accertamenti
sugli effetti prodotti dalle
norme contenute nei
regolamenti di semplificazione e
di accelerazione dei
procedimenti amministrativi e
possono formulare
osservazioni e proporre suggerimenti
per la modifica delle
norme stesse e per il
miglioramento dell’azione
amministrativa.
7.
Le regioni a statuto ordinario regolano le materie

disciplinate dai commi da 1 a 6 e dalle leggi annuali di

semplificazione nel rispetto dei principi desumibili dalle

disposizioni in essi contenute, che costituiscono principi

generali dell’ordinamento giuridico. Tali disposizioni

operano direttamente nei riguardi delle regioni fino a

quando esse non avranno legiferato in materia. Entro due

anni dalla data di entrata in vigore della presente legge,

le regioni a statuto speciale e le province autonome di

Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi

ordinamenti alle norme fondamentali contenute nella legge

medesima .
8. In sede di prima attuazione della
presente legge e
nel rispetto dei principi, criteri e
modalita’ di cui al
presente articolo, quali norme
generali regolatrici, sono
emanati appositi regolamenti
ai sensi e per gli effetti
dell’art. 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400,
per disciplinare i
procedimenti di cui all’allegato 1 alla
presente legge,
nonche’ le seguenti materie:
a) sviluppo e
programmazione del sistema
universitario, di cui
alla legge 7 agosto 1990, n. 245, e
successive
modificazioni, nonche’ valutazione del medesimo
sistema, di
cui alla legge 24 dicembre 1993, n. 537, e
successive
modificazioni;
b) composizione e funzioni degli
organismi collegiali
nazionali e locali di rappresentanza
e coordinamento del
sistema universitario, prevedendo
altresi’ l’istituzione di
un Consiglio nazionale degli
studenti, eletto dai medesimi,
con compiti consultivi e di
proposta;
c) interventi per il diritto allo studio e
contributi
universitari. Le norme sono finalizzate a
garantire
l’accesso agli studi universitari agli studenti
capaci e
meritevoli privi di mezzi, a ridurre il tasso di
abbandono
degli studi, a determinare percentuali
massime
dell’ammontare complessivo della contribuzione
a carico
degli studenti in rapporto al finanziamento
ordinario dello
Stato per le universita’, graduando la
contribuzione
stessa, secondo criteri di equita’,
solidarieta’ e
progressivita’ in relazione alle condizioni
economiche del
nucleo familiare, nonche’ a definire
parametri e
metodologie adeguati per la valutazione
delle effettive
condizioni economiche dei predetti nuclei.
Le norme di cui
alla presente lettera sono soggette a
revisione biennale,
sentite le competenti Commissioni
parlamentari;
d) procedure per il conseguimento
del titolo di
dottore di ricerca, di cui all’art. 73
del decreto del
Presidente della Repubblica 11 luglio
1980, n. 382, e
procedimento di approvazione degli atti
dei concorsi per
ricercatore in deroga all’art. 5,
comma 9, della legge
24 dicembre 1993, n. 537;

e) procedure per l’accettazione da parte delle

universita’ di eredita’, donazioni e legati, prescindendo

da ogni autorizzazione preventiva, ministeriale o

prefettizia.
9. I regolamenti di cui al comma 8,
lettere a), b) e
c), sono emanati previo parere
delle Commissioni
parlamentari competenti per materia.

10. In attesa dell’entrata in vigore delle norme di cui

al comma 8, lettera c), il decreto del Presidente del

Consiglio dei Ministri, previsto dall’art. 4 della legge

2 dicembre 1991, n. 390, e’ emanato anche nelle more della

costituzione della Consulta nazionale per il diritto agli

studi universitari di cui all’art. 6 della medesima legge.

11. Con il disegno di legge di cui al comma 1, il

Governo propone annualmente al Parlamento le norme di

delega ovvero di delegificazione necessarie alla

compilazione di testi unici legislativi o regolamentari,

con particolare riferimento alle materie interessate dalla

attuazione della presente legge. In sede di prima

attuazione della presente legge, il Governo e’ delegato ad

emanare, entro il termine di sei mesi decorrenti dalla data

di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui

all’art. 4, norme per la delegificazione delle materie di

cui all’art. 4, comma 4, lettera c), non coperte da riserva

assoluta di legge, nonche’ testi unici delle leggi che

disciplinano i settori di cui al medesimo art. 4, comma 4,

lettera c), anche attraverso le necessarie modifiche,

integrazioni o abrogazioni di norme, secondo i criteri

previsti dagli articoli 14 e 17 e dal presente articolo.”.

Art. 137 (L)
Norme che
rimangono in vigore

1. Restano in vigore le seguenti disposizioni:

a) legge 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modificazioni
ad
eccezione degli articoli di cui all’articolo 136, comma 2,
lettera
b);
b) legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive
modificazioni;
c) legge 28 febbraio 1985, n. 47 ad eccezione
degli articoli di
cui all’articolo 136, comma 2, lettera f);
d)
legge 24 marzo 1989, n. 122;
e) articolo 17-bis del
decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152,
convertito in legge 12 luglio
1991, n. 203;
f) articolo 2, comma 58, della legge 23 dicembre
1996, n. 662.
2. Restano in vigore, per tutti i campi di
applicazione
originariamente previsti dai relativi testi
normativi e non
applicabili alla parte I di questo testo unico, le
seguenti leggi:
a) legge 5 novembre 1971, n. 1086;
b) legge 2
febbraio 1974, n. 64;
c) legge 9 gennaio 1989, n. 13;
d) legge
5 marzo 1990, n. 46;
e) legge 9 gennaio 1991, n. 10;
f) legge
5 febbraio 1992, n. 104;
3. All’articolo 9 della legge 24 marzo
1989, n. 122, il comma 2 e’
sostituito dal seguente:
“2.
L’esecuzione delle opere e degli interventi previsti dal comma
1 e’
soggetta a denuncia di inizio attivita’.”.

Note all’art. 137:
– La legge 17 agosto 1942, n.
1150, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 17 agosto 1942,
n. 1150 reca: “Legge
urbanistica”.
– La
legge 5 agosto 1978, n. 457, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 19 agosto 1978, n. 231 reca: “Norme per
l’edilizia
residenziale”.
– La legge 28 febbraio 1985, n. 47,
pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 2 marzo 1985, n.
53, supplemento
ordinario reca: “Norme in materia
di controllo
dell’attivita’ urbanistico-edilizia,
sanzioni, recupero e
sanatoria delle opere edilizie”.

– La legge 24 marzo 1989, n. 122, pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale 6 aprile 1989, n. 80 reca: “Disposizioni

in materia di parcheggi, programma triennale per le aree

urbane maggiormente popolate nonche’ modificazioni di

alcune norme del testo unico sulla disciplina della

circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente

della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393”.
– Si riporta
il testo dell’art. 2, comma 58, della
legge 23 dicembre
1986, n. 662:
“58. Gli atti di cui al secondo comma
dell’art. 40
della legge 28 febbraio 1985, n. 47, aventi
per oggetto
fabbricati o porzioni di fabbricati
costruiti senza
concessione edilizia sono nulli e non
possono essere rogati
se da essi non risultino gli
estremi della domanda di
condono con gli estremi del
versamento, in una o piu’ rate,
dell’intera somma dovuta
a titolo di oblazione e di
contributo concessorio
nonche’, per i fabbricati
assoggettati ai vincoli
di cui all’art. 32, terzo comma,
della legge 28 febbraio
1985, n. 47, introdotto dal comma
44 del presente
articolo, l’attestazione dell’avvenuta
richiesta alle
autorita’ competenti dell’espressione del
parere di cui
alla citata disposizione. Verificatosi il
silenzio assenso
disciplinato dall’art. 39, comma 4, della
legge 23 dicembre
1994, n. 724, nei predetti atti devono
essere indicati,
a pena di nullita’, i seguenti elementi
costitutivi dello
stesso: data della domanda, estremi del
versamento di
tutte le somme dovute, dichiarazione
dell’autorita’
preposta alla tutela dei vincoli nei casi di
cui al
periodo precedente, dichiarazione di parte che il
Comune
non ha provveduto ad emettere provvedimento di

sanatoria nei termini stabiliti nell’art. 39, comma 4,

della citata legge n. 724 del 1994. Nei successivi atti

negoziali e’ consentito fare riferimento agli estremi di un

precedente atto pubblico che riporti i dati sopracitati. Le

norme del presente comma concernenti il contributo

concessorio non trovano applicazione per le domande di

sanatoria presentate entro il 30 giugno 1987.”.
– La
legge 5 novembre 1971, n. 1086, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 21 dicembre 1971, n. 321 reca: “Norme
per la
disciplina delle opere di conglomerato cementizio
armato,
normale e precompresso ed a struttura metallica”.
– La
legge 2 febbraio 1974, n. 64, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 21 marzo 1974, n. 76 reca:

“Provvedimenti per le costruzioni con particolari

prescrizioni per le zone sismiche”.
– La legge 9
gennaio 1989, n. 13, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 26 gennaio 1989, n. 21 reca:

“Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione

delle barriere architettoniche negli edifici privati”.

La legge 5 marzo 1990, n. 46, pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale 12 marzo 1990, n. 59 reca: “Norme per la

sicurezza degli impianti”.
– La legge 9 gennaio 1991,
n. 10, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 16 gennaio
1991, n. 13, supplemento
ordinario reca: “razionale
dell’energia, di risparmio
energetico e di sviluppo
delle fonti rinnovabili di
energia”.
– La
legge 5 febbraio 1992, n. 104, pubblicata nella
Gazzetta
Ufficiale 17 febbraio 1992, n. 39, supplemento
ordinario
reca: “Legge-quadro per l’assistenza,

l’integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate”.
– Si riporta il testo dell’art. 9
della legge n.
122/19898, come modificato dal decreto qui
pubblicato:
“Art. 9. – 1. I proprietari di
immobili possono
realizzare nel sottosuolo degli stessi
ovvero nei locali
siti al piano terreno dei fabbricati
parcheggi da destinare
a pertinenza delle singole unita’
immobiliari, anche in
deroga agli strumenti urbanistici ed
ai regolamenti edilizi
vigenti. Tali parcheggi possono
essere realizzati, ad uso
esclusivo dei residenti, anche
nel sottosuolo di aree
pertinenziali esterne al
fabbricato, purche’ non in
contrasto con i piani
urbani del traffico, tenuto conto
dell’uso della superficie
sovrastante e compatibilmente con
la tutela dei corpi
idrici . Restano in ogni caso fermi i
vincoli previsti
dalla legislazione in materia
paesaggistica ed
ambientale ed i poteri attribuiti dalla
medesima
legislazione alle regioni e ai Ministeri

dell’ambiente e per i beni culturali ed ambientali da

esercitare motivatamente nel termine di novanta giorni. I

parcheggi stessi, ove i piani urbani del traffico non siano

stati redatti, potranno comunque essere realizzati nel

rispetto delle indicazioni di cui al periodo precedente.

2. L’esecuzione delle opere e degli interventi previsti
dal
comma 1 e’ soggetta a denuncia di inizio attivita’.
3.
Le deliberazioni che hanno per oggetto le opere e
gli
interventi di cui al comma 1 sono approvate salvo che
si
tratti di proprieta’ non condominiale, dalla assemblea
del
condominio, in prima o in seconda convocazione, con
la
maggioranza prevista dall’art. 1136, secondo comma, del

codice civile. Resta fermo quanto disposto dagli articoli

1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice

civile.
4. I comuni, previa determinazione dei
criteri di
cessione del diritto di superficie e su
richiesta dei
privati interessati o di imprese di
costruzione o di
societa’ anche cooperative, possono
prevedere, nell’ambito
del programma urbano dei
parcheggi, la realizzazione di
parcheggi da destinare a
pertinenza di immobili privati su
aree comunali o nel
sottosuolo delle stesse. Tale
disposizione si applica
anche agli interventi in fase di
avvio o gia’ avviati.
La costituzione del diritto di
superficie e’
subordinata alla stipula di una convenzione
nella quale
siano previsti:
a) la durata della concessione
del diritto di
superficie per un periodo non superiore a
novanta anni;
b) il dimensionamento dell’opera
ed il piano
economico-finanziario previsti per la sua
realizzazione;
c) i tempi previsti per la
progettazione esecutiva,
la messa a disposizione
delle aree necessarie e
l’esecuzione dei lavori;

d) i tempi e le modalita’ per la verifica dello stato

di attuazione nonche’ le sanzioni previste per gli

eventuali inadempimenti.
5. I parcheggi realizzati ai
sensi del presente art.
non possono essere ceduti
separatamente dall’unita’
immobiliare alla quale
sono legati da vincolo
pertinenziale. I relativi atti
di cessione sono nulli.
6. Le opere e gli interventi di
cui ai precedenti commi
1 e 4, nonche’ gli acquisti di
immobili destinati a
parcheggi, effettuati da enti o
imprese di assicurazione
sono equiparati, ai fini della
copertura delle riserve
tecniche, ad immobili ai sensi
degli articoli 32 ed 86
della legge 22 ottobre 1986, n.
742.”.

Art. 138 (L)

Entrata in vigore del testo unico

1. Le disposizioni del
presente testo unico entrano in vigore a
decorrere dal 1 gennaio
2002.

TAVOLA DI CORRISPONDENZA DEI RIFERIMENTI NORMATIVI
DEL TESTO UNICO
DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI IN
MATERIA DI EDILIZIA
Vedere Tavola allegata in formato zip

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