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N. 927 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 ottobre 2000. Ordina...

N. 927 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 ottobre 2000. Ordinanza emessa il 26 ottobre 2000 dalla Commissione tributaria provinciale di Torino sul ricorso proposto da Comba Franco contro Ufficio delle entrate di Torino Imposta regionale sulle attivita' produttive (IRAP) - Disciplina - Assoggettamento ad imposta dei liberi professionisti, pur in assenza di attivita' autonomamente organizzata - Previsione di un'aliquota unica del 4,25 per cento - Non deducibilita' dell'IRAP ai fini delle imposte sui redditi - Aggravamento della pressione fiscale a carico dei lavoratori autonomi - Contrasto con il princ .........

N. 927 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 ottobre 2000.

Ordinanza emessa il 26 ottobre 2000 dalla Commissione tributaria
provinciale di Torino sul ricorso proposto da Comba Franco contro
Ufficio delle entrate di Torino

Imposta regionale sulle attivita’ produttive (IRAP) – Disciplina –
Assoggettamento ad imposta dei liberi professionisti, pur in
assenza di attivita’ autonomamente organizzata – Previsione di
un’aliquota unica del 4,25 per cento – Non deducibilita’ dell’IRAP
ai fini delle imposte sui redditi – Aggravamento della pressione
fiscale a carico dei lavoratori autonomi – Contrasto con il
principio di capacita’ contributiva – Violazione del principio di
uguaglianza – Eccesso di delega (in relazione all’art. 3, commi 143
e 144, legge n. 662/1996).
– D.lgs. 15 dicembre 1998 (recte: 1997), n. 446, artt. 1, comma 2, 3,
comma 1, lett. c), 8 e 16.
– Costituzione, artt. 3, 53 e 76.

(GU n. 47 del 5-12-2001)
LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE

Riunita con l’intervento dei signori Garavelli Mario, Gratteri
Carmelo relatore, Di Rosa Giovanni, ha emesso la seguente

Ordinanza

sul ricorso n. 2636/2000 depositato l’8 giugno 2000 avverso
silenzio rifiuto su istanza di rimborso IRAP 1998
Contro Ufficio delle entrate di Torino 2 proposto da Comba
Franco, residente a Torino, via Pietrino Belli n. 1, dottore
commercialista, che sta in giudizio personalmente (art. 12 sesto
comma del d.lgs. 546/1992).

F a t t o

Con atto presentato il 19 maggio 2000 e depositato l’8 giugno, il
dott. Comba Franco, commercialista, che sta in giudizio in proprio
secondo quanto previsto dal sesto comma dell’art. 12 del d.lgs.
n. 546 del 1992, ricorre avverso il silenzio rifiuto del Centro di
servizio di Torino riguardo all’istanza di rimborso della somma di L.
18.515.000 dal ricorrente versata a titolo di acconto IRAP per l’anno
1998.
Il ricorrente domanda che sia dichiarata la spettanza del diritto
al rimborso, sollevando questione di legittimita’ costituzionale del
d.lgs. 1997, n. 446 istitutivo dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive, IRAP, in quanto lesivo dei principi sanciti dagli
articoli 3, 23, 35, 53 e 76 della Costituzione. Le questioni poste ed
argomentate in ricorso, possono essere cosi’ riassunte:
1. – Il presupposto dell’imposta (art. 2 del d.lgs. n. 446) non
costituisce indice idoneo ad esprimere la capacita’ contributiva
collegata all’esercizio dell’attivita’ professionale, con violazione
dell’art. 53 della Costituzione.
2. – L’esercizio di arti e professioni e’ illegittimamente
equiparato all’esercizio di impresa, violando in tal modo l’art. 3
della Costituzione.
3. – Violazione dell’art. 76 della Costituzione per eccesso della
delega contenuta nel comma 143 dell’art. 3 della legge 23 dicembre
1996, n. 662.
4. – Violazione dell’art. 35 della Costituzione, perche’ l’IRAP
tassa il costo del lavoro dipendente e parasubordinato.
5. – Ulteriore violazione dell’art. 3 Costituzione, in quanto
l’imposta colpisce solo alcune categorie di cittadini pur essendo
destinata a coprire gli oneri del servizio sanitario nazionale.
6. – Violazione del principio di riserva di legge sancito
dall’art. 23 della Costituzione, poiche’ l’art. 45, comma 3 del
d.lgs. 446 fa dipendere l’ammontare del primo acconto IRAP da
determinazioni amministrative da adottare con decreto del Ministro
delle finanze.
L’ufficio unico delle entrate di Torino 2 ha formulato le proprie
controdeduzioni con l’atto di costituzione in giudizio depositato il
12 luglio, richiedendo che sia dichiarata la manifesta infondatezza
della questione di illegittimita’ costituzionale e la reiezione del
ricorso.
La commissione, che ha trattato il ricorso in assenza delle parti
nell’udienza del 16 ottobre, udito il relatore dott. Carmelo
Gratteri, e’ pervenuta a ritenere rilevanti per la decisione del
ricorso e non manifestamente infondate le prospettate violazioni
degli articoli 3, 53 e 76 della Costituzione; mentre ha ritenuto
manifestamente infondate le altre questioni relative alle asserite
violazioni degli articoli 35, 3 (sotto il profilo indicato al punto
5) e 23 della Costituzione.
Motivi
1. – La giustificazione economica della nuova imposta istituita
con il decreto legislativo n. 446 del 1997 e’ individuata nel fatto
che essa colpisce “un entita’ reale (diversa dal consumo, dal
patrimonio e dal reddito) che si identifica con la potenzialita’
economica e produttiva espressa dal coordinamento, organizzazione e
disponibilita’ dei fattori di produzione … [essendo] l’impresa
moderna tipicamente un’organizzazione complessa, dotata di un’unita’
organica e di una personalita’ sue proprie … La capacita’
produttiva di un singolo individuo dipende dal fatto che si combina,
e dal modo in cui si combina, con quella di altri individui che
partecipano all’attivita’ produttiva … In sostanza si riconosce
accanto alla tradizionale capacita’ contributiva associata alla
remunerazione del businessman come fattore di produzione, anche
un’autonoma capacita’ contributiva associata al business, come
organizzazione complessa che svolge attivita’ di impresa. Una
capacita’ contributiva impersonale, basata sulla capacita’ produttiva
che deriva dalla combinazione di uomini, capitali, macchine,
materiali, conoscenze tecniche, capacita’ imprenditoriali e
manageriali, nonche’ dalla collaborazione dello Stato e dell’intera
societa’” (con tali termini e’ illustrato il presupposto economico
dell’IRAP, nella nota di Franco Gallo pubblicata in Rassegna
tributaria, n. 3/1998). La legge istitutiva della nuova imposta
riconosce che la capacita’ contributiva puo’ essere desunta da un
indice cosi’ individuato e stabilisce che il presupposto (giuridico)
dell’imposta e’ l’esercizio abituale di un’attivita’ autonomamente
organizzata diretta alla produzione ed allo scambio di beni ovvero
alla prestazione di servizi (art. 2, primo comma).
L’elemento materiale del presupposto d’imposta, la base
imponibile, e’ costituito dal valore della produzione netta derivante
dall’attivita’ esercitata (art. 4, primo comma). In sostanza la base
imponibile e’ costituita dal valore aggiunto che si ottiene depurando
dal valore lordo della produzione i costi di acquisizione dei beni di
investimento (ammortamenti), quelli delle merci nonche’ dei servizi
utilizzati; e cio’ perche’ tali costi sono gia’ stati tassati con
applicazione dell’IRAP nella precedente fase, o nelle precedenti
fasi, del processo produttivo. Questa massa indistinta di risorse
sara’ poi destinata a remunerare i fattori produttivi sotto forma di
profitti, salari ed interessi: ma cio’ e’ irrilevante agi effetti
della nuova imposta, che non tassa il reddito (i redditi) bensi’ il
valore netto della produzione, corrispondente al risultato del
calcolo dei valori, di segno positivo e negativo, delle risorse
disponibili. La base imponibile IRAP non e’ costituita dalla somma
dei redditi percepiti; tant’e’ vero che, se accade che il valore dei
beni e dei servizi forniti dalle fasi a monte sia superiore al valore
della produzione netta, se cioe’ l’impresa distribuisce ricchezza che
non e’ riuscita a creare, le eccedenze di interessi passivi e di
salari rispetto alla produzione netta non sono tassate (in tal senso,
Raffaello Lupi, Diritto tributario, parte speciale, Sezione L., I
tributi minori e l’IRAP, 6.a edizione p. 384) Il presupposto
d’imposta richiede, quindi, che si sia in presenza di un’attivita’
autonomamente organizzata (art. 2); mentre la base materiale
dell’imposizione e’ del tutto impersonale, nel senso che ha riguardo
al reale valore dell’attivita’ esercitata, senza considerare il
valore dei redditi dei singoli percettori (art. 4).
Non appare quindi infondata la questione di illegittimita’
costituzionale sollevata dal ricorrente, con riguardo alla mancanza
di adeguata manifestazione di capacita’ contributiva ai fini IRAP,
nei termini sopra delineati, durante l’esercizio dell’attivita’
libero professionale.
Infatti l’attivita’ del professionista ha contenuti quasi
esclusivamente intellettuali e spesso non richiede complesse
organizzazioni di risorse umane e materiali, in assenza delle quali
manca il presupposto stesso dell’imposta. In altri termini
l’attivita’ del professionista non crea sempre una base materiale che
possa essere definita come “produzione netta” imponibile agli effetti
della nuova imposta o comunque non e’ molto spesso in grado di creare
altra ricchezza che sia piu’ ampia di quanto ricava a titolo di
remunerazione esclusiva delle proprie prestazioni personali. L’art. 3
lettera c) del decreto legislativo n. 446 individua il soggetto
passivo IRAP, sulle prestazioni professionali con rinvio all’art. 49,
comma 1 del testo unico sulle imposte dirette (d.P.R. n. 917 del
1986).
Ebbene, la disposizione richiamata, che disciplina l’imposta sul
reddito dei professionisti, individua il presupposto per
l’applicazione di quell’imposta solo nello svolgimento abituale della
professione, ma non prevede che tale attivita’ debba essere anche
organizzata. In realta’ quindi e’ violato lo stesso principio
enunciato nell’art. 2 del decreto legislativo n. 446 e, in violazione
dell’art. 53 della Costituzione, sono tassate con l’imposta IRAP
attivita’ che, essendo prive di un’autonoma organizzazione, non
manifestano alcuna capacita’ contributiva diversa da quella rivelata
dal redd…

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