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Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il preli...

Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.

Legge 11 febbraio 1992, n. 157
Norme per la protezione della fauna
selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (Suppl. Ord. n. 41
G.U. n. 46 del 25.2.1992)
Art. 1
Fauna selvatica

1. La fauna
selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata
nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.

2.
L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti
con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi
danno effettivo alle produzioni agricole.

3. Le regioni a statuto
ordinario provvedono ad emanare norme relative alla gestione ed alla
tutela di tutte le specie della fauna selvatica in conformità alla
presente legge, alle convenzioni internazionali ed alle direttiva
comunitarie. Le regioni a statuto speciale e le province autonome
provvedono in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai
rispettivi statuti. Le province attuano la disciplina regionale ai
sensi dell’articolo 14, comma 1, lettera f), della legge 8 giugno
1990, n. 142.

4. Le direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2
aprile 1979, 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e
91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991, con i relativi
allegati, concernenti la conservazione degli uccelli selvatici, sono
integralmente recepite ed attuate nei modi e nei termini previsti
dalla presente legge la quale costituisce inoltre attuazione della
Convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950, resa esecutiva con legge 24
novembre 1978, n. 812, e della Convenzione di Berna del 19 settembre
1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n.503.

5. Le regioni
e le province autonome in attuazione delle citate direttiva
79/409/CEE, 85/411/CEE e 91/244/CEE provvedono ad istituire lungo le
rotte di migrazione dell’avifauna, segnalate dall’Istituto nazionale
per la fauna selvatica di cui all’articolo 7 entro quattro mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, zone di protezione
finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione, conforme alle
esigenze ecologiche, degli habitat interni a tali zone e ad esse
limitrofi; provvedono al ripristino dei biotopi distrutti e alla
creazione di biotopi. Tali attività concernono particolarmente e
prioritariamente le specie di cui all’elenco allegato alla citata
direttiva 79/409/CEE, come sostituito dalle citate direttiva
85/411/CEE e 91/244/CEE. In caso di inerzia delle regioni e delle
province autonome per un anno dopo la segnalazione da parte
dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, provvedono con
controllo sostitutivo, d’intesa, il Ministro dell’agricoltura e delle
foreste e il Ministro dell’ambiente.

6. Le regioni e le province
autonome trasmettono annualmente al Ministro dell’agricoltura e delle
foreste e al Ministro dell’ambiente una relazione sulle misure
adottate ai sensi del comma 5 e sui loro effetti rilevabili.

7. Ai
sensi dell’articolo 2 della legge 9 marzo 19891 n. 86, il Ministro per
il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con il
Ministro dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministro
dell’ambiente, verifica, con la collaborazione delle regioni e delle
province autonome e sentiti il Comitato tecnico faunistico-venatorio
nazionale di cui all’articolo 8 e l’Istituto nazionale per la fauna
selvatica, lo stato di conformità della presente legge e delle leggi
regionali e provinciali in materia agli atti emanati dalle istituzioni
delle Comunità europee volti alla conservazione della fauna
selvatica.

Art. 2
Oggetto della tutela

1. Fanno parte della fauna
selvatica oggetto della tutela della presente legge le specie di
mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi
stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel
territorio nazionale. Sono particolarmente protette, anche sotto il
profilo sanzionatorio, le seguenti specie:

a) mammiferi: lupo (Canis
lupus), sciacallo dorato (Canis aureus), orso (Ursus arctos), martora
(Martes martes), puzzola (Mustela putorius), lontra (Lutra lutra),
gatto selvatico (Felis sylvestris), lince (Lynx lynx), foca monaca
(Monachus monachus), tutte le specie di cetacei (Cetacea), cervo sardo
(Cervus elaphus corsicanus), camoscio d’Abruzzo (Rupicapra
pyrenaica);

b) uccelli: marangone minore (Phalacrocorax pigmeus),
marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di
pellicani (Pelecanidae), tarabuso (Botaurus stellaris), tutte le
specie di cicogne (Ciconiidae), spatola (Platalea leucorodia),
mignattaio (Plegadis falcinellus),fenicottero (Phoenicopterus ruber),
cigno reale (Cygnus olor), cigno selvatico (Cygnus cygnus), volpoca
(Tadorna tadorna), fistione turco (Netta rufina), gobbo rugginoso
(Oxyura leucocephala), tutte le specie di rapaci diurni
(Accipitriformes e falconiformes), pollo sultano (Porphyrio
porphyrio), otarda (Otis tarda), gallina prataiola (Tetrax tetrax),
gru (Grus grus), piviere tortolino (Eudromias morinellus), avocetta
(Recurvirostra avosetta), cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus),
occhione (Burhinus oedicnemus), pernice di mare (Glareola pratincola),
gabbiano corso (Larus audouinii), gabbiano corallino (Larus
melanocephalus), gabbiano roseo (Larus genei), sterna zampenere
(Gelochelidon nilotica), sterna maggiore (Sterna caspia), tutte le
specie di rapaci notturni (Strigiforrnes), ghiandaia marina (Coracias
garrulus), tutte le specie di picchi (Picidae), gracchio corallino
(Pyrrhocorax pyrrhocorax);

c) tutte le altre specie che direttive
comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri indicano come minacciate di
estinzione.

2. Le norme della presente legge non si applicano alle
talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti, alle arvicole.

3. Il
controllo del livello di popolazione degli uccelli negli aeroporti, ai
fini della sicurezza aerea, è affidato al Ministro dei
trasporti.

Art. 4
Cattura temporanea e inanellamento

1. Le
regioni, su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica,
possono autorizzare esclusivamente gli istituti scientifici delle
università e del Consiglio nazionale delle ricerche e i musei di
storia naturale ad effettuare, a scopo di studio e ricerca
scientifica, la cattura e l’utilizzazione di mammiferi ed uccelli,
nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

2. L’attività di
cattura temporanea per l’inanellamento degli uccelli a scopo
scientifico è organizzata e coordinata sull’intero territorio
nazionale dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica; tale
attività funge da schema nazionale di inanellamento in seno all’Unione
europea per l’inanellamento (Euring). L’attività di inanellamento può
essere svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione,
rilasciata dalle regioni su parere dell’Istituto nazionale per la
fauna selvatica; l’espressione di tale parere è subordinata alla
partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo
stesso Istituto, ed al superamento del relativo esame finale.

3.
L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione a fini di
richiamo può essere svolta esclusivamente da impianti della cui
autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da
personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto nazionale per la
fauna selvatica.
L’autorizzazione alla gestione di tali impianti è
concessa dalle regioni su parere dell’Istituto nazionale per la fauna
selvatica, il quale svolge altresì compiti di controllo e di
certificazione dell’attività svolta dagli impianti stessi e ne
determina il periodo di attività.

4. La cattura per la cessione a
fini di richiamo è consentita solo per esemplari appartenenti alle
seguenti specie: allodola; cesena; tordo sassello; tordo bottaccio;
storno; merlo; passero; passera mattugia; pavoncella e colombaccio.
Gli esemplari appartenenti ad altre specie eventualmente catturati
devono essere inanellati ed immediatamente liberati.

5. E’ fatto
obbligo a chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati di
darne notizia all’Istituto nazionale per la fauna selvatica o al
comune nel cui territorio è avvenuto il fatto, il quale provvede ad
informare il predetto Istituto.

6. Le regioni emanano norme in
ordine al soccorso, alla detenzione temporanea e alla successiva
liberazione di fauna selvatica in difficoltà.

Art. 5
Esercizio
venatorio da appostamento fisso e richiami vivi

1. Le regioni, su
parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, emanano norme
per regolamentare l’allevamento, la vendita e la detenzione di uccelli
allevati appartenenti alle specie cacciabili, nonché il loro uso in
funzione di richiami.

2. Le regioni emanano altresì norme relative
alla costituzione e gestione del patrimonio di richiami vivi di
cattura appartenenti alle specie di cui all’articolo 4, comma 4,
consentendo, ad ogni cacciatore che eserciti l’attività venatoria ai
sensi dell’articolo 12, comma 5, lettera b), la detenzione di un
numero massimo di dieci unità per ogni specie, fino ad un massimo
complessivo di quaranta unità. Per i cacciatori che esercitano
l’attività venatoria da appostamento temporaneo con richiami vivi, il
patrimonio di cui sopra non potrà superare il numero massimo
complessivo di dieci unità.

3. Le regioni emanano norme per
l’autorizzazione degli appostamenti fissi, che le province rilasciano
in numero non superiore a quello rilasciato nell’annata venatoria
1989-1990.

4. L’autorizzazione di cui al comma 3 può essere
richiesta da coloro che ne erano in possesso nell’annata venatoria
1989-1990. Ove si realizzi una possibile capienza, l’autorizzazione
può essere richiesta dagli ultrasessantenni nel rispetto delle
priorità definite dalle norme regionali.

5. Non sono considerati
fissi ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 12, comma 5, gli
appostamenti per la caccia agli ungulati e ai colombacci e gli
appo…

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