Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Piano nazionale di eradicazione e sorveglianza della malattia vescicol...

Piano nazionale di eradicazione e sorveglianza della malattia vescicolare e sorveglianza della peste suina classica.

MINISTERO DELLA SANITA’
ORDINANZA 26 luglio 2001
Piano nazionale di
eradicazione e sorveglianza della malattia vescicolare e sorveglianza
della peste
suina classica.
IL MINISTRO DELLA SANITA’
Visto il testo
unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio
1934, n. 1265, e successive modificazioni ed
integrazioni;
Visto il
regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
Vista la legge 23
gennaio 1968, n. 34;
Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, da
ultimo modificata dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n.
229;
Vista la legge 2 giugno 1988, n. 218;
Visto il decreto
ministeriale 20 luglio 1989, n. 298;
Visto il decreto 19 agosto 1996,
n. 587;
Vista l’ordinanza 2 dicembre 1994;
Vista l’ordinanza 6
febbraio 1997;
Vista l’ordinanza 17 settembre 1998;
Vista l’ordinanza
5 agosto 1999;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica del 30
aprile 1996, n. 317;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica
17 maggio 1996, n. 362;
Visto il decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1996, n. 363;
Vista la decisione 2000/774/CE che
approva il piano di eradicazione e di sorveglianza per la malattia
vescicolare del suino e di sorveglianza per la peste suina classica
presentato dall’Italia per il 2001;
Ravvisata la necessita’ e
l’urgenza di adeguarsi alla suddetta decisione
comunitaria;

Ordina:

Art. 1.
Durata ed obiettivi del piano
1. E’
resa obbligatoria l’esecuzione da parte delle regioni e province
autonome di Trento e di Bolzano di seguito denominate “regioni”, del
piano di sorveglianza e di eradicazione della malattia vescicolare da
enterovirus del suino (MVS) e della peste suina classica (PSC) di
seguito denominato “piano”.
2. Obiettivi del piano di cui al comma 1
sono:
a) il mantenimento dello stato di accreditamento nelle regioni
di cui all’allegato I;
b) il raggiungimento dello stato di
accreditamento nelle regioni prive di tale qualifica;
c) la
sorveglianza nei confronti della peste suina classica.
3. Il piano di
cui al comma 1 deve essere espletato entro il 31 dicembre 2001.

Art.
2.
Definizioni
Ai sensi del presente piano si intende per:
a) azienda:
qualsiasi stabilimento agricolo, costruzione o altro luogo anche
all’aria aperta, in cui gli animali sono tenuti, allevati o
commercializzati, comprese le stalle di sosta dei commercianti e i
mercati;
b) allevamento da riproduzione: l’allevamento in cui vengono
detenuti verri e scrofe destinati alla produzione di suinetti;
c)
allevamento da riproduzione a ciclo chiuso: l’allevamento da
riproduzione i cui suini prodotti sono destinati nella medesima
azienda prevalentemente all’ingrasso e al termine del ciclo produttivo
movimentati verso un macello e nel quale la rimonta dei riproduttori
e’ prevalentemente interna;
d) allevamento da riproduzione a ciclo
aperto: l’allevamento da riproduzione in cui i suini prodotti sono
venduti per l’ingrasso o la riproduzione, salvo quelli utilizzati per
la rimonta, o l’allevamento nel quale la rimonta di riproduttori e’
prevalentemente esterna;
e) allevamento da ingrasso: l’allevamento in
cui si pratica esclusivamente l’ingrasso dei suini provenienti da
altri allevamenti;
f) stalla di sosta: l’azienda di un commerciante
autorizzata ai sensi dell’art. 17 del decreto del Presidente della
Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, o ai sensi dell’art. 11 del
decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 196, nella quale vi sia un
regolare avvicendamento degli animali comprati e venduti entro trenta
giorni dall’acquisto.

Art. 3.
Verifiche nelle aziende delle regioni
accreditate e non accreditate
1. Il veterinario ufficiale, prima del
campionamento, deve controllare il registro aziendale di cui all’art.
3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile
1996, n. 317.
2. Tale controllo e’ diretto alla verifica delle
movimentazioni delle partite in entrata ed uscita e all’accertamento
della corrispondenza tra l’effettivo riportato nel registro di cui ai
comma 1 e la reale consistenza aziendale.
3. In caso di non corretta
tenuta del registro la qualifica viene sospesa fino alla completa
regolarizzazione dello stesso da parte dell’allevatore.
4. Nelle
stalle di sosta il veterinario ufficiale verifica altresi’ la tenuta
del registro delle disinfezioni di cui all’art. 11 della
ordinanza
ministeriale 5 agosto 1999, il suo aggiornamento e il corretto uso dei
disinfettanti.
5. Nel caso vengano rilevate irregolarita’ a qualifica
di accreditamento della stalla di sosta e’ sospesa fino alla completa
esecuzione di nuove operazioni di pulizia e disinfezione.

Art.
4.
Modalita’ di campionamento per le regioni non accreditate
1. Nelle
regioni accreditate il campionamento deve essere effettuato:
a) negli
allevamenti da riproduzione a ciclo chiuso, con un numero di
riproduttori superiore alle due unita’:
1) a cadenza annuale prelievo
di dodici campioni di sangue da altrettanti riproduttori effettuato in
maniera tale da garantire la rappresentativita’ di tutte le strutture
aziendali;
2) se il numero di riproduttori presenti in azienda e’
inferiore alle 12 unita’ si effettua il prelievo su tutti i
riproduttori;
b) negli allevamenti da riproduzione a ciclo aperto, con
un numero di riproduttori superiore alle due unita’:
1) a cadenza
semestrale prelievo di dodici campioni di sangue da altrettanti
riproduttori effettuato in maniera tale da garantire la
rappresentativita’ di tutte le strutture aziendali;
2) se il numero di
riproduttori presenti in azienda e’ inferiore alle 12 unita’ si
effettua il prelievo su tutti i riproduttori;
c) nelle stalle di
sosta:
1) prelievo a cadenza mensile di un numero di campioni di feci
corrispondente al numero di box di stabulazione presenti in
azienda;
2) nelle stalle di sosta in attesa del responso dell’esame
delle feci non si applica il divieto di movimentazione delle
partite.
2. Le aziende con un numero di riproduttori pari o inferiore
a due unita’ sono escluse dal campionamento.

Art. 5.
Modalita’ di
campionamento per le regioni non accreditate
1. Nelle regioni non
accreditate il campionamento deve essere effettuato:
a) negli
allevamenti accreditati a ciclo chiuso, a ciclo aperto e nelle stalle
di sosta con le stesse modalita’ di cui all’art. 4;
b) negli
allevamenti non accreditati a ciclo chiuso e a ciclo aperto con un
prelievo di due campioni di sangue, di cui il secondo effettuato in un
periodo compreso tra i ventotto e i quaranta giorni dal primo, su un
minimo di riproduttori pari a quello indicato nella tabella di cui
all’allegato II.
2. Le aziende accreditate con un numero di
riproduttori pari o inferiori a due unita’ sono escluse dal
campionamento.
3. Le aziende durante la fase di accreditamento non
possono movimentare suini verso altre aziende.

Art. 6.
Piani
regionali integrativi
1. Le regioni accreditate, sulla base di una
analisi dei fattori di rischio commisurata alla propria realta’
territoriale, possono elaborare un piano di controllo integrativo
fermo restando il livello minimo di campionamento previsto all’art.
4.
2. Tali piani regionali devono essere inviati entro sessanta giorni
dalla data di pubblicazione della presente ordinanza alla Direzione
generale della sanita’ pubblica veterinaria degli alimenti e della
nutrizione per la loro valutazione e approvazione.
3. La gestione del
flusso di dati relativi ai piani regionali deve essere concordata con
il Centro di referenza nazionale delle malattie vescicolari di Brescia
(Cerves) al fine di garantirne l’integrazione nel database
nazionale.
4. I piani regionali integrativi possono:
a) incrementare
la frequenza di campionamento nelle aziende di cui all’art. 4 o
sottoporre a controllo altre tipologie produttive ritenute a rischio o
in grado di fornire dati epidemiologici rilevanti per il monitoraggio
della malattia;
b) predisporre che i prelievi previsti all’art. 4,
lettere a) e b) vengano effettuati direttamente al macello.

Art.
7.
Piani straordinari di controllo
1. Nel caso si verifichi elevato
rischio di diffusione della malattia sul territorio di una regione
questa di concerto con il Cerves e il Ministero della sanita’ puo’
predisporre un piano di controllo straordinario.

Art. 8.
Invio dei
campioni e modulistica
1. I dati identificativi individuali dei suini
sottoposti al prelievo devono essere riportati nel modello di cui
all’allegato III della presente ordinanza che deve accompagnare i
campioni di sangue inviati all’Istituto zooprofilattico sperimentale
(Izs) competente per territorio.
2. L’Izs accetta i campioni di sangue
solo se accompagnati dal suddetto modello debitamente compilato.
3. I
campioni di feci possono essere inviati dalla ASL direttamente al
Cerves, fermo restando l’invio di copia del modello di cui
all’allegato III all’Izs territorialmente competente.
4. I campioni di
sangue e di feci possono essere sottoposti oltre che alle prove
sierologiche e virologiche nei confronti della malattia vescicolare
del suino e della peste suina classica, anche a altri test previsti da
altri piani di controllo delle malattie del suino.

Art. 9.
Misure da
attuarsi in caso di riscontro di positivita’ sierologica o
virologica
1. In caso di riscontro di una singola sieropositivita’ sui
campioni prelevati la ASL, anche prima della notifica di conferma da
parte del Cerves, dispone:
a) il sequestro della azienda e la
momentanea sospensione della qualifica aziendale;
b) l’effettuazione
di un secondo prelievo di sangue dal suino sieropositivo e da un
numero significativo di suini a contatto a condizione che siano
trascorsi almeno sette giorni dal prelievo del precedente campione.
2.
Se a conclusione dei controlli effettuati il singolo soggetto
sieropositivo rientra nella definizione di singleton reactor di cui al
successivo art. 11, lo stesso deve essere macellato secondo le
modalita’ indicate al successivo art. 12.
3. A macellazione avvenuta
del singolo capo sieropositivo l’azienda riacquista nuovamente la
qualifica e le misure restrittive vengono revocate.
4. Se la
positivita’ sierologica non e’ ascrivibile a singleton reactor, la ASL
applica la procedura di cui al comma 5.
5. In caso di riscontro di
piu’ sieropositivita’ sui campioni prelevati la ASL, anche prima della
notifica di conferma da parte del Cerves, dispone:
a) il sequestro
della azienda e la revoca della qualifica aziendale;
b) un prelievo di
feci dalle diverse strutture dell’azienda e a campione dai soggetti
sieropositivi;
c) il prelievo di sangue da tutti i riproduttori non
ancora campionati e da un numero di soggetti da ingrasso pari a quello
indicato nella tabella di cui all’allegato II.
6. Nel caso in cui
l’esame delle feci dimostri la presenza dell’enterovirus, l’azienda e’
dichiarata focolaio e la ASL applica le norme previste dal decreto del
Presidente della Repubblica 17 maggio 1996, n. 362.
7. Qualora invece
si evidenzi esclusivamente la sieropositivita’, la ASL ordina la
macellazione dei riproduttori sieropositivi secondo le modalita’
prescritte all’art. 12.
8. Per i suini da ingrasso presenti nelle
aziende sieropositive le misure da attuarsi vengono concordate di
volta in volta tra ASL, Cerves, regione e Ministero della sanita’.
9.
In caso di dimostrata necessita’ su proposta della regione, la
macellazione dei riproduttori sieropositivi presenti nelle aziende
puo’ essere effettuata secondo un piano concordato tra la regione
medesima, la ASL, Cerves e il Ministero della sanita’.

Art.
10.
Riscontro in azienda di suini privi di certificati attestanti la
provenienza
1. Nel caso in cui vengano individuati suini all’interno
della azienda di provenienza non nota la ASL dispone:
a) il sequestro
della azienda e la revoca della qualifica;
b) l’effettuazione con
esito favorevole di due prelievi di sangue di cui il secondo
effettuato in un periodo compreso tra i ventotto e i quaranta giorni
dal primo, preferibilmente sui soggetti di origine non nota;
c) il
numero di campioni da prelevare deve essere pari a quanto indicato
nella tabella di cui all’allegato II.

Art. 11.
Criteri di definizione
di un singleton reactor
1. La presenza di un “singleton reactor” puo’
essere sospettata quando la singola sieropositivita’ e’ accompagnata
da:
a) assenza di segni clinici di malattia nella azienda;
b) nessun
caso precedente di malattia nella azienda;
c) assenza di correlazione
epidemiologica della azienda o del soggetto sieropositivo con un
focolaio di MVS o altra azienda sieropositiva.
2. Il soggetto
sieropositivo e’ confermato come singleton reactor in caso di:
a)
assenza di sieroconversione di altri soggetti nella azienda;
b)
assenza di incremento del titolo anticorpale del soggetto;
c) presenza
di anticorpi esclusivamente di classe IgM anche al secondo
prelievo.

Art. 12.
Modalita’ di macellazione dei soggetti
sieropositivi
1. I riproduttori sieropositivi devono essere macellati
entro il termine massimo di settantadue ore dalla emissione
dell’ordinanza di abbattimento in un macello posto preferibilmente nel
territorio regionale.
2. L’invio al macello degli animali deve essere
notificato dai servizi veterinari della ASL di partenza a quelli dei
servizi veterinari della ASL di destinazione nelle quarantotto ore
precedenti la partenza. Il veterinario ufficiale responsabile del
macello comunica alla ASL competente l’avvenuta macellazione.
3. I
suini sieropositivi destinati al macello devono essere identificati
individualmente.
4. Nel mod. 4 di scorta, in aggiunta ai codici
identificativi di cui al comma 2, va riportata la dicitura “suini
sieropositivi per MVS”.
5. La ASL provvede affinche’ i suini
sieropositivi inclusi i singleton reactor vengano mantenuti e
macellati separatamente dagli altri suini e le loro carni, bollate
come prescritto, vengano commercializzate esclusivamente sul mercato
nazionale. Per tali suini, inoltre si procedera’ alla distruzione
della testa e del pacchetto intestinale.

Art. 13.
Flussi informativi
a seguito di sieropositivita’ e/o isolamento virale
1. L’Izs
nell’ambito del normale flusso informativo trasmette l’esito degli
esami sierologici e virologici alla ASL.
2. In caso di
sieropositivita’ confermate dal Cerves, ad esclusione di quelle
riferite ai singleton reactor, l’Izs ne trasmette notizia a mezzo fax
al Ministero della sanita’.
3. In caso di isolamento virale il Cerves
ne trasmette notizia direttamente a mezzo fax al Ministero della
sanita’, alla regione, all’Izs ed alla ASL nonche’ all’Istituto
superiore di sanita’ (Iss).
4. La trasmissione dei dati di cui ai
commi precedenti avviene mediante la scheda di accompagnamento
campioni di cui all’allegato II o equivalente.
5. In caso di riscontro
di sieropositivita’ o di isolamento virale la ASL espleta entro dieci
giorni una indagine epidemiologica e ne trasmette i risultati al
Ministero della sanita’, al Cerves e alla regione utilizzando il
modulo di cui all’allegato IV.
6. Al fine di informare la Commissione
europea in caso di focolaio la ASL competente trasmette al Ministero
della sanita’ entro ventiquattro ore i dati contenuti nel modulo di
cui all’allegato V.

Art. 14.
Procedure per il riaccreditamento delle
aziende
1. Per riottenere l’accreditamento:
a) le aziende con
sieropositivita’ multipla procedono al prelievo di un numero di
campioni di sangue in numero pari a quanto indicato nella tabella di
cui all’allegato II, effettuato su altrettanti riproduttori, trascorsi
almeno ventotto giorni dal prelievo di cui all’art. 9, lettera B),
punto c);
b) le aziende presenti in zona di protezione istituite ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1996, n.
362, procedono ad un prelievo di due campioni di sangue, di cui il
secondo effettuato in un periodo compreso tra i ventotto e i quaranta
giorni dal primo, su un numero di soggetti pari a quello indicato
nella tabella di cui all’allegato II;
c) le aziende presenti in zona
di sorveglianza istituite ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1996, n. 362, procedono ad un prelievo di un
unico campione di sangue in tutte le aziende effettuato su un numero
di soggetti pari a quello indicato nella tabella di cui all’allegato
II.
2. Le aziende in fase di riaccreditamento non possono movimentare
riproduttori verso altre aziende.

Art. 15.
Prescrizioni relative alle
regioni non accreditate
1. E’ vietato movimentare partite di suini
vivi di qualsiasi categoria produttiva originarie o provenienti da
aziende site nelle regioni Campania, Calabria e Sicilia verso le
restanti regioni del territorio nazionale.
2. Il divieto di cui al
comma 1 non si applica qualora:
a) le aziende siano accreditate per la
malattia vescicolare del suino senza interruzione da almeno due
anni;
b) non si sia verificato negli ultimi sessanta giorni nessun
focolaio di malattia in un raggio di 10 chilometri dall’azienda;
c)
non siano stati introdotti in azienda negli ultimi dodici mesi suini
provenienti da aziende in cui siano stati evidenziati casi di
sieropositivita’;
d) i riproduttori presenti in azienda siano
sottoposti a un controllo sierologico effettuato a cadenza trimestrale
mediante prelievo di dodici campioni di sangue da altrettanti
riproduttori o sulla totalita’ dei capi se in numero inferiore.
3. Le
partite di suini movimentate verso aziende poste in regioni
accreditate sono inviate a destino previa prenotifica alla ASL di
destinazione nelle quarantotto ore precedenti il carico e senza che il
mezzo di trasporto effettui ulteriori carichi o soste durante il
tragitto in aziende poste sul territorio delle regioni non
accreditate.

Art. 16.
Compilazione della modulistica relativa alla
movimentazione
1. Le partite di suini provenienti da regioni
accreditate devono essere accompagnate dal modello 4 riportante la
dicitura “suini provenienti da azienda accreditata per MVS” con la
data dell’ultimo prelievo effettuato.
2. Le partite di suini
provenienti da regioni non accreditate devono essere accompagnate dal
modello 4 riportante la dicitura “suini provenienti da aziende in
deroga site in regioni non accreditate” riportando la data dell’ultimo
prelievo effettuato.

Art. 17.
Disinfezioni nelle stalle di sosta e
centri di raccolta stalle annesse ai macelli
1. Le stalle di sosta dei
commercianti, i centri di raccolta nonche’ le stalle annesse ai
macelli devono essere sottoposte, tramite idropulitrici a pressione, a
un’accurata pulizia e disinfezione con prodotti di provata efficacia
nei confronti della malattia vescicolare del suino elencati
nell’allegato IV della ordinanza ministeriale 5 agosto 1999 da
effettuarsi dopo che sia stato effettuato lo svuotamento dei locali di
stabulazione.
2. Le informazioni relative alla disinfezione devono
essere riportate su un registro apposito che deve contenere almeno i
seguenti dati:
a) in relazione al carico:
1) nome commerciale del
disinfettante e relativo principio attivo;
2) data e quantita’ del
disinfettante acquistato;
b) in relazione allo scarico:
1) quantita’
di disinfettante utilizzata e concentrazione di utilizzo;
2) data
della disinfezione.
3. Il veterinario ufficiale verifica la presenza
in azienda delle attrezzature necessarie per effettuare la pulizia e
disinfezione e
controlla la tenuta del registro.

Art.
18.
Disinfezione dei mezzi di trasporto
1. L’ingresso di automezzi per
il trasporto di suini negli allevamenti e’ consentito esclusivamente
se lavati e disinfettati.
2. Il detentore degli animali ritira
l’apposita dichiarazione del trasportatore di cui all’allegato VI
attestante l’avvenuto lavaggio e disinfezione dell’automezzo.
3. La
dichiarazione di cui al comma 2 deve essere tenuta agli atti per un
anno.

Art. 19.
Controlli su partite di suini provenienti da Stati
membri della Unione europea
1. Le partite di suini provenienti dagli
Stati membri devono essere sottoposti a controlli non discriminatori,
ai sensi del decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28.
2. Il
campionamento riguarda le partite di suini da produzione e
riproduzione ed e’ effettuato al momento dello scarico degli animali
dal mezzo di trasporto. Sono escluse dal predetto campionamento le
partite di suini da macello.
3. Per ciascuna partita viene effettuato
un prelievo di un numero di campioni di sangue pari a quanto riportato
nella tabella di cui all’allegato II, associato ad un prelievo di
campioni di feci nei diversi scomparti del mezzo di trasporto.
4. Ogni
campione di sangue e di feci deve essere quantitativamente sufficiente
a consentire all’Izs competente di costituire due aliquote; di queste
una deve essere conservata per almeno un mese in adeguate condizioni
che ne permettano l’utilizzo in caso di contenzioso con lo Stato
membro speditore.
5. I campioni inviati all’istituto zooprofilattico
competente devono essere accompagnati dal modello di cui all’allegato
V della ordinanza ministeriale 5 agosto 1999.
6. Gli istituti
zooprofilattici non accettano campioni da sottoporre ad esame non
accompagnati dal suddetto modello debitamente compilato.

Art.
20.
Sorveglianza per la peste suina classica
1. Nell’ambito del
presente piano viene eseguito un programma di sorveglianza per la
peste suina classica.
2. L’Izs competente per territorio sottopone
tutti campioni di sangue prelevati di cui agli articoli 4 e 5 ad una
prova sierologica per la ricerca di anticorpi nei confronti della
peste suina classica.
3. Gli esiti positivi degli esami sierologici
devono essere comunicati tempestivamente dagli Izs competenti per
territorio alla ASL, alla regione e al centro di referenza per le
pesti suine (Cerep) presso l’Izs di Perugia.
4. I campioni positivi
agli esami sierologici per peste suina classica devono essere inviati
dagli Izs territorialmente competenti al Cerep per l’esame di
conferma.
5. In caso di sieropositivita’ per peste suina classica
confermata dal Cerep ulteriori approfondimenti diagnostici andranno
concordati tra l’ASL l’Izs competente e il Cerep al fine della
conferma o della esclusione della presenza dell’infezione.
6. Le prove
di conferma sierologica eseguite dal Cerep devono essere trasmesse
all’Izs competente, al Ministero della sanita’, alla ASL ed alla
regione.
7. L’ASL espletera’ altresi’ appropriata indagine
epidemiologica al fine di individuare ed evidenziare eventuali fattori
di rischio.
8. Le risultanze dell’indagine epidemiologica devono
essere immediatamente inviate al Ministero della sanita’ e al servizio
veterinario delle regioni o province autonome.
9. La ASL in attesa
degli esiti degli approfondimenti diagnostici applica negli
allevamenti sospetti le misure previste dal decreto del Presidente
della Repubblica 17 maggio 1996, n. 363.

Art. 21.
Piani di
sorveglianza sui cinghiali selvatici
1. Le regioni di concerto con il
Cerep e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica individuano i
territori in cui effettuare i controlli sierologici e virologici sui
cinghiali selvatici ed i criteri minimi di campionamento sulla base
dei seguenti fattori di rischio:
a) l’eventuale accertamento negli
ultimi cinque anni di focolai di PSC in aree connotate da presenza di
cinghiali selvatici;
b) nelle aree di particolare interesse faunistico
e venatorio l’entita’ e la provenienza del flusso di cinghiali da
ripopolamento introdotti;
c) la presenza e la densita’ di insediamenti
agrituristici ove si esercita l’allevamento di suini o cinghiali in
zone connotate dalla presenza di cinghiali selvatici.

Art.
22.
Trasmissione dei dati relativi al piano di sorveglianza per peste
suina classica
1. Gli Izs competenti per territorio inviano a
conclusione del piano i dati relativi alle attivita’ di controllo
degli allevamenti al Cerep il quale li organizza in raccolta e
provvede al successivo inoltro al Ministero della sanita’.

Art.
23.
Scadenze per l’invio dei dati relativi alla attivita’ svolta
1. Il
Ministero della sanita’ provvede a trasmettere alla Comunita’ europea
le previste relazioni trimestrali sullo stato sanitario delle regioni,
sull’andamento del piano, sui tests sierologici e virologici
effettuati, sui focolai accertati, sugli allevamenti e sul numero di
casi sieropositivi riscontrati e sugli indennizzi corrisposti in base
alla normativa vigente.
2. Le regioni trasmettono al Ministero della
sanita’ in adempimento dell’ultimo comma dell’art. 5 della legge 23
dicembre 1978, n. 833, le relazioni trimestrali con i dati suddetti
entro le seguenti date: 30 aprile, 31 luglio, 31 ottobre 2001 e 31
gennaio 2002.
3. Il Ministero della sanita’, ove necessario, invia
alle regioni eventuali istruzioni esplicative relative alla esecuzione
del piano.

Art. 24.
Aspetti finanziari
1. L’onere finanziario del
piano e’ a carico del Fondo sanitario nazionale (cap. 5941 – stato di
previsione del Ministero del tesoro).
2. L’indennizzo spettante ai
proprietari dei suini macellati in applicazione del piano e’
disciplinato dalla legge 2 giugno 1988, n. 218, dal decreto
ministeriale 20 luglio 1989, n. 298, e dal decreto 19 agosto 1996, n.
587, citati in premessa.
3. Le regioni, ai fini della richiesta di
assegnazione di fondi per il pagamento degli indennizzi dei suini
sieropositivi macellati nonche’ per il rimborso dalla CE utilizzeranno
apposito modello di cui all’allegato VII da inviare entro il 1 aprile
del 2002.
4. La partecipazione finanziaria comunitaria relativa al
piano riguarda il 50% delle spese sostenute per i test sierologici e
virologici e per gli indennizzi dei suini macellati.
5. Per gli
adempimenti di competenza, le regioni inviano al Ministero, entro il 1
aprile del 2002, una relazione finale sulla esecuzione tecnica del
piano congiuntamente agli elementi giustificativi delle spese
sostenute riferiti al piano 2001.

La presente ordinanza e’ trasmessa
all’Ufficio centrale del bilancio presso il Ministero della sanita’ ed
entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 26 luglio
2001

Il Ministro: Sirchia

Registrato alla Corte dei conti il 1
agosto 2001 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi
alla persona e dei beni culturali, registro n. 6, foglio n.
71

Allegato I
Regioni accreditate
Valle d’Aosta, Piemonte,
Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Veneto,
Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche,
Umbria, Lazio, Sardegna.

Allegato II
Numero di riproduttori da
sottoporre a prelievo in grado di rilevare una prevalenza della
sieropositivita’ maggiore o uguale al 5% con un livello di confidenza
del 95%.

Numero di riproduttori Numero di
riproduttori
presenti in azienda da sottoporre a
controllo


minore o uguale a 26 tutti
27-35
26
36-55
35
56-100
47
101-600
56
> 600
59

Allegato III
pag. 13
pag. 14

Allegato IV
pag. 15
pag. 16
pag.
17
pag. 18
pag. 19
pag. 20
pag. 21
pag. 22
pag. 23

Allegato V
pag.
24

Allegato VI
pag. 25

Allegato VII
pag. 26

Architetto.info