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Regolamento di esecuzione della Legge 15 gennaio 1991, n. 30, recante ...

Regolamento di esecuzione della Legge 15 gennaio 1991, n. 30, recante «Disciplina della riproduzione animale»

D.M. 13 gennaio 1994, n. 172
Regolamento di esecuzione della Legge 15
gennaio 1991, n. 30, recante «Disciplina della riproduzione
animale»
(in G.U. n. 59 del 12.3.1994, pag. 5)
Capo I: Monta naturale
privata e pubblica per la riproduzione animale
Capo II: Inseminazione
Artificiale
Capo III: Embrioni
Capo IV: Certificazione, raccolta,
elaborazione dei dati degli interventi fecondativi
Capo V: Vigilanza e
controlli
Capo VI: Importazione ed esportazione di bestiame e di
materiale da riproduzione
Capo VII: Norme finali

Allegato 1:
Certificato di Intervento Fecondativo (C.I.F.)
Allegato 2: Certificato
di Intervento Embrionale (C.I.E.)
Allegato 3: Certificato di
Accompagnamento del Materiale Seminale Congelato
Allegato 4:
Certificato di Accompagnamento degli Embrioni Congelati
Allegato 5:
Registri di Carico e Scarico
Allegato 6: Requisiti sanitari dei
riproduttori maschi adibiti alla monta naturale pubblica
Allegato 7:
Requisiti sanitari dei riproduttori destinati ad un centro di
produzione dello sperma
Allegato 8: Requisiti sanitari per la raccolta
dello sperma
Allegato 9: Requisiti sanitari per la raccolta ed il
trattamento degli embrioni
Allegato 10: Requisiti sanitari degli
animali donatori di embrioni
(Allegati
ommisis)

——————————————————————————–

DECRETO
13 gennaio 1994, n. 172.
Regolamento di esecuzione della legge 15
gennaio 1991, n. 30, recante: «Disciplina della riproduzione
animale».

IL MINISTERO DELLE RISORSE
AGRICOLE, ALIMENTARI E
FORESTALI

DI CONCERTO CON

IL MINISTERO DELLA SANITÀ

Vista la legge
15 gennaio 1991, n. 30: «Disciplina della riproduzione animale» ed in
particolare l’art. 8;

Visto l’art. 17, comma 3 della legge 23 agosto
1988, n. 400;

Sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo
Stato, le regioni e province autonome di cui all’art. 12 della stessa
legge 23 agosto 1988, n. 400, che nella riunione in data 8 luglio 1993
si è favorevolmente espressa;

Udito il parere del Consiglio di Stato,
reso nella adunanza generale del 28 ottobre 1993;

Vista la
comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri a norma del
citato art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, compiuta con nota
n. 26070 del 7 dicembre 1993;

ADOTTA

il seguente regolamento:

Capo
I
MONTA NATURALE PRIVATA E PUBBLICA
PER LA RIPRODUZIONE ANIMALE

Art.
1.
Monta naturale privata: requisiti dei riproduttori maschi

1. Il
riproduttore animale maschio, per essere adibito alla monta naturale
privata, deve soddisfare le seguenti condizioni:
a) essere iscritto
nella sezione ‘riproduttori maschi’ del libro genealogico o del
registro anagrafico delle razze di appartenenza o del registro dei
suini riproduttori ibridi. L’iscrizione deve essere attestata dal
certificato genealogico o anagrafico, rilasciato dall’associazione
allevatori o dall’ente che tiene i suddetti libri o registri;
b)
essere identificato in maniera inequivocabile tramite tatuaggio, marca
auricolare o altro mezzo idoneo stabilito dalle norme del competente
libro o registro.

2. In applicazione a quanto stabilito dall’art. 5,
comma 2, lettere a) e b) della legge 15.1.1991 n. 30, i tori bufalini
e gli stalloni non iscritti a libri genealogici o registri devono,
prima del loro impiego per la fecondazione in monta naturale, essere
identificati secondo le norme stabilite dalla Regione che li ha
autorizzati.

3. Per la specie equina la monta naturale privata è
regolata dalle stesse norme che disciplinano la monta naturale
pubblica di cui al successivo art. 2.

Art. 2.
Monta naturale
pubblica: autorizzazioni

1. Chiunque intenda gestire una stazione di
monta naturale pubblica deve munirsi di apposita autorizzazione
rilasciata dalla Regione competente per territorio.

2. Le Regioni
dovranno prevedere le modalità di presentazione delle domande di
autorizzazione. Esse dovranno comunque contenere:
a) il nome, il
cognome, i dati anagrafici, il codice fiscale o la Partita I.V.A. e la
residenza del richiedente se trattasi di persona giuridica devono
essere indicate le generalità complete del legale rappresentante;
b)
la località e l’ubicazione della stazione;
c) il codice attribuito
alla stazione;
d) l’indicazione dei riproduttori maschi presenti
(numero, specie e razza).

3. L’autorizzazione ha validità
quinquennale, non è cedibile ed è rinnovabile. La Regione può revocare
l’autorizzazione qualora il gestore della stazione si renda
inadempiente agli obblighi previsti dal successivo art. 6, oppure
vengano meno una o più condizioni prescritte per il rilascio
dell’autorizzazione medesima.

4. Ai sensi dell’art. 3, comma 3, della
legge n. 30/91, l’autorizzazione di cui al presente articolo per le
stazioni di monta di cavalli trottatori e puro sangue inglese è
rilasciata dal Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali.

Art. 3.
Requisiti delle stazioni di monta pubblica

1. Il
rilascio dell’autorizzazione è subordinato alla sussistenza delle
seguenti condizioni:
a) che la stazione di monta disponga di strutture
e ricoveri adeguati per gli animali e di un conveniente luogo per
l’accoppiamento con presenza di idonea attrezzatura per la monta;
b)
che la stazione di monta sia costruita in modo da garantire le
necessarie misure di igiene e sanità contro la diffusione delle
malattie infettive e parassitarie;
c) che il gestore della stazione di
monta sia in possesso almeno del diploma di istruzione secondaria di
primo grado e dia affidamento di sufficiente capacità per l’esercizio
della specifica attività;
d) che il personale impiegato sia
qualificato per le specifiche mansioni cui deve essere adibito.

Art.
4.
Requisiti dei riproduttori maschi

1. Il riproduttore, per essere
adibito alla monta naturale pubblica, deve soddisfare le seguenti
condizioni:
a) essere iscritto nella sezione ‘riproduttori maschi’ del
libro genealogico o del registro anagrafico delle razze di
appartenenza o del registro dei suini riproduttori ibridi.
L’iscrizione deve essere attestata dal certificato genealogico o
anagrafico, rilasciato dall’associazione allevatori o dall’ente che
tiene i suddetti libri o registri;
b) essere identificato in maniera
inequivocabile tramite tatuaggio, marca auricolare o altro mezzo
idoneo stabilito dalle norme del competente libro o registro;
c)
disporre, ove previsto nel relativo libro genealogico o registro, di
un certificato di accertamento dell’ascendenza, mediante l’analisi del
gruppo sanguigno o con altro metodo adeguato, rilasciato
dall’associazione allevatori o dall’ente che tiene il medesimo libro o
registro;
d) essere in possesso delle certificazioni sanitarie,
rilasciate dalla U.S.L., che attestino i requisiti prescritti
all’Allegato 6.

Art. 5.
Riproduttori equini di interesse locale

1.
L’allevatore o il gestore di una stazione di monta che intende
avvalersi della deroga di cui all’art. 5, comma 2, lettera b) della
legge n. 30/91 deve annualmente presentare alla Regione dichiarazione
del numero di stalloni non iscritti in un libro genealogico o registro
ufficiale, che intende impiegare per la monta naturale, specificandone
la provenienza, ed allegando, qualora trattasi di animali provenienti
dall’estero, copia del certificato genealogico o di origine rilasciato
da un ente od organizzazione a ciò ufficialmente preposta. Gli
stalloni, prima del loro impiego, devono essere identificati secondo
le norme della Regione che li ha autorizzati. La Regione provvederà,
tramite propri istituti od organizzazioni di allevatori, ad
individuare e registrare detti stalloni. Per ogni stallone
riconosciuto idoneo deve essere rilasciato dalla Regione un attestato
di approvazione alla fecondazione.

2. Nell’attestato di approvazione
devono essere riportati, oltre ai dati segnaletici, il nome, la
matricola, la data di nascita, eventuali ascendenti, il Paese di
origine, la razza o tipo genetico, nonché la zona di impiego del
riproduttore e le indicazioni della stazione di monta.

3. La Regione
provvede annualmente, prima dell’inizio di ciascuna campagna di
fecondazione, alla formazione dell’elenco dei cavalli e degli asini
stalloni autorizzati alla fecondazione, con l’indicazione, per ognuno
di essi, della stazione di monta in cui è previsto l’impiego, del
nome, della data di nascita, della razza o della produzione tipica,
del mantello, dei segni particolari e della tariffa di
accoppiamento.

Art. 6.
Obblighi del gestore della stazione di monta
pubblica

1. Il gestore della stazione di monta pubblica è tenuto:
a)
a registrare tutti gli atti fecondativi sugli appositi moduli di
avvenuto accoppiamento, forniti dalla Regione, nei quali siano
comunque indicati: la data di inseminazione, la razza o il tipo
genetico e la matricola del riproduttore maschio, l’identificazione e
la razza o il tipo genetico della fattrice coperta, nonché le
generalità del proprietario della fattrice;
b) a disporre di un
registro riportante specie, razza o tipo genetico e matricola dei
riproduttori maschi presenti nella stazione;
c) a rilasciare al
proprietario della fattrice copia del certificato di intervento
fecondativo di cui all’allegato 1;
d) a conservare i moduli per almeno
tre anni;
e) ad uniformarsi alle prescrizioni emanate dalle competenti
U.S.L. in materia di profilassi e di polizia sanitaria;
f) a
denunciare, anche tramite il veterinario, la comparsa nei propri
riproduttori di qualsiasi manifestazione sospetta o di qualsiasi
malattia infettiva e/o diffusiva;
g) a conservare il certificato
U.S.L. rilasciato in base a quanto previsto al precedente art. 4,
lettera d);
i a rendere pubbliche le tariffe di monta per ciascun
riproduttore impiegato nella stazione ed a comunicarle, nei termini
stabiliti, alla Regione competente;
i) a non mantenere nella stazione
maschi interi in età da riproduzione non autorizzati o non aventi i
requisiti prescritti per essere idonei alla riproduzione, anche se
adibiti all’accertamento preliminare del calore nelle fattrici;
l)
comunicare alla Regione competente, nei termini stabiliti dalla
stessa, l’elenco dei riproduttori iscritti ai libri genealogici o ai
registri ed impiegati;
m) non ricoverare nelle stesse strutture di
stabulazione, che devono essere nettamente separate le une dalle
altre, animali di specie diverse; tuttavia possono essere ammessi gli
altri animali domestici assolutamente necessari al normale
funzionamento della stazione, sempreché essi non presentino alcun
rischio di infezione per gli animali destinati alla fecondazione nella
stazione. Ove la stazione sia ubicata in un allevamento con altri
animali della stessa specie, i riproduttori maschi devono essere
tenuti separati dal resto dell’allevamento.

Capo II
INSEMINAZIONE
ARTIFICIALE

Art. 7.
Impianti per l’inseminazione artificiale

1. Gli
impianti adibiti alla produzione e distribuzione di materiale seminale
per l’inseminazione artificiale si distinguono in:
a) centri di
produzione dello sperma: che provvedono alla raccolta, preparazione,
controllo, confezione, conservazione e distribuzione ai recapiti del
materiale seminale. Per il solo materiale seminale fresco e
refrigerato, considerate le caratteristiche di conservazione, è
ammessa la distribuzione diretta ai medici veterinari ed agli
operatori pratici di inseminazione artificiale. I centri genetici per
la valutazione dei riproduttori riconosciuti dal Ministero delle
risorse agricole, alimentari e forestali sono equiparati,
limitatamente all’esercizio dell’attività di valutazione genetica, ai
centri di produzione dello sperma. Nei centri di produzione di
materiale seminale equino è possibile provvedere, solo su richiesta
regolarmente autorizzata, anche all’inseminazione delle fattrici con
materiale seminale fresco ivi prodotto;
b) recapiti: che provvedono
alla conservazione ed alla ridistribuzione del materiale seminale e
degli embrioni congelati forniti, rispettivamente, dai centri di
produzione dello sperma e dai centri di produzione degli embrioni, di
cui al successivo art. 20, comma 2, con i quali sono collegati anche
ai fini della responsabilità circa l’impiego del seme e degli
embrioni.

Art. 8.
Centri di produzione: autorizzazioni

1. I centri
di produzione dello sperma possono operare esclusivamente previa
concessione di un’autorizzazione, rilasciata dalla Regione competente
per territorio. Le Regioni prevedono le modalità di presentazione
delle domande di autorizzazione. Esse devono comunque contenere:
a)
nome e cognome, dati anagrafici, Partita I.V.A. e residenza del
richiedente se trattasi di persona giuridica devono essere indicate le
generalità complete del legale rappresentante;
b) nome e cognome, dati
anagrafici, Partita I.V.A. ed indirizzo del veterinario responsabile
della gestione sanitaria del centro;
c) ubicazione e descrizione dei
fabbricati ed impianti, corredati da un prospetto con la descrizione
dei locali, delle attrezzature, con allegata pianta planimetrica e
relativi estremi catastali;
d) elenco dei recapiti collegati;
e)
indicazione dei riproduttori presenti (specie e razza);
f)
organizzazione tecnica e commerciale per la produzione e la
distribuzione del materiale seminale.
Le Regioni provvedono ad
attribuire a ciascun Centro di produzione un numero di codice univoco
a livello nazionale.

2. La Regione può revocare l’autorizzazione
qualora il centro si renda inadempiente agli obblighi previsti dal
successivo art. 10, oppure vengano meno una o più condizioni
prescritte per il rilascio dell’autorizzazione medesima. Le Regioni
comunicano al Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali
ed al Ministero della sanità l’elenco dei centri autorizzati e di
quelli revocati. Il Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali, annualmente, provvede a divulgare l’elenco dei centri di
produzione dello sperma operanti, distinti per singola specie. Nel
rilascio delle autorizzazioni viene data la preferenza alle
organizzazioni di allevatori giuridicamente riconosciute.

3.
Nell’autorizzazione viene fatto esplicito riferimento alla persona del
titolare, al tipo di impianto, alla ubicazione del medesimo ed alle
specie trattate.

4. Ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n.
30/91, l’autorizzazione di cui ai precedenti commi per i centri di
produzione di materiale seminale di cavalli trottatori e puro sangue
inglese è rilasciata dal Ministero delle risorse agricole, alimentari
e forestali.

Art. 9.
Requisiti dei centri di produzione dello
sperma

1. I centri di produzione dello sperma, ai fini del rilascio
dell’autorizzazione, dovranno:
a) essere posti, in permanenza, sotto
la direzione sanitaria di un veterinario responsabile;
b) essere in
possesso di un certificato della U.S.L. di competenza, dal quale
risulti che sono garantite le necessarie misure di igiene e sanità;
c)
disporre di:

1) adeguati locali o strutture di stabulazione degli
animali, con possibilità di isolamento degli animali stessi;
2) un
ambiente per il prelievo del materiale seminale, comprendente un
locale separato per la pulizia, la disinfezione e la sterilizzazione
delle attrezzature;
3) un locale per il trattamento e la confezione
del materiale seminale;
4) un locale per la conservazione del
materiale seminale;
5) servizi igienici per il personale ed un locale
ad uso spogliatoio;

d) essere recintati in modo da prevenire
qualsiasi contatto con animali che si trovano al di fuori del
centro;
e) essere strutturati in modo che i locali di stabulazione
siano materialmente separati dai locali di trattamento del materiale
seminale e che entrambi siano separati dal locale di conservazione del
materiale seminale;
i disporre di una sorveglianza che impedisca
l’accesso alle persone non autorizzate. Eventuali visite al centro
dovranno avvenire nel rispetto delle condizioni stabilite dal
veterinario responsabile della gestione sanitaria del centro
medesimo;
g) disporre di personale tecnicamente competente,
adeguatamente addestrato ai procedimenti di disinfezione ed alle
tecniche igieniche per il controllo della propagazione delle
malattie;
h) essere costruiti in modo che i locali di stabulazione
degli animali e quelli di raccolta, di trattamento e di
immagazzinamento dello sperma possano essere agevolmente puliti e
disinfettati;
i) disporre di locali o ambienti di isolamento privi di
comunicazione diretta con quelli destinati alla normale stabulazione
dei riproduttori;
l) disporre, qualora si provveda, ai sensi
dell’articolo 7, comma 1, lettera a), alla inseminazione di fattrici
con materiale seminale equino fresco, di un locale situato in
prossimità, ma non comunicante, con gli altri locali, destinato agli
accertamenti relativi allo stato sanitario dell’apparato genitale
delle fattrici ed, eventualmente, alla terapia, nonché di locali
idonei alla inseminazione.

Art. 10.
Obblighi dei centri di produzione
dello sperma

1. I centri di produzione dello sperma hanno l’obbligo
di:
a) vietare il ricovero nella stessa struttura di stabulazione di
animali di specie diverse; tuttavia, sono ammessi altri animali
domestici assolutamente necessari al funzionamento normale del centro
di produzione, sempreché essi non presentino alcun rischio di
infezione per gli animali delle specie delle quali lo sperma deve
essere raccolto, e soddisfino le condizioni stabilite dal veterinario
responsabile della gestione sanitaria del centro. Qualora il centro
sia stato autorizzato a produrre materiale seminale di specie diverse,
le rispettive strutture di stabulazione e di prelievo del materiale
seminale, nonché le relative attrezzature di raccolta e di
trattamento, devono essere nettamente separate;
b) allevare
esclusivamente riproduttori maschi autorizzati all’inseminazione
artificiale, o giovani riproduttori ammessi ad una prova di
valutazione genetica;
c) uniformarsi alle prescrizioni emanate dalle
competenti autorità sanitarie, in materia di profilassi e polizia
veterinaria;
d) denunciare la comparsa nei propri animali di qualsiasi
malattia infettiva e/o diffusiva;
e) seguire le norme sanitarie in
materia di prelievo, preparazione e conservazione del materiale
seminale di cui all’Allegato 8;
f) comunicare alla Regione competente
l’eventuale sostituzione del veterinario responsabile della direzione
sanitaria dell’impianto;
g) rendere pubbliche le tariffe del materiale
seminale di ciascun riproduttore e comunicarle tempestivamente alla
Regione competente;
h) annotare su apposito registro, per ciascuno dei
riproduttori presenti: specie, razza, data di nascita,
identificazione, malattie riscontrate, vaccinazioni praticate e
controlli effettuati sul materiale seminale;
i) tenere un registro con
l’indicazione giornaliera del materiale seminale prelevato da ciascun
riproduttore, con l’indicazione delle dosi valide prodotte per
ciascuna partita. Per il materiale seminale congelato deve essere
indicato, inoltre, il numero identificativo di ciascuna partita;
l)
tenere un registro cronologico di carico del materiale seminale
prodotto e di scarico del materiale seminale in uscita, distinguendo
il materiale seminale fresco da quello refrigerato e da quello
congelato. Nello stesso registro deve essere registrato il carico e lo
scarico del materiale seminale proveniente da altri centri di
produzione;
m) distribuire il materiale seminale esclusivamente in
fiale o altri contenitori sigillati e riportanti chiare ed inamovibili
indicazioni sul centro di produzione dello sperma (numero di codice),
data di raccolta dello sperma, specie, razza o tipo genetico,
matricola del riproduttore;
i rilasciare, per ciascuna partita di
materiale seminale prodotto od importato, a richiesta degli
acquirenti, un certificato attestante, oltre ai dati identificativi
della partita medesima, le caratteristiche qualitative rilevate,
secondo quanto previsto dal successivo art. 32, comma 1;
o)
rilasciare, per ogni atto di vendita di materiale seminale congelato,
un documento accompagnatorio contenente i dati identificativi della
partita (specie, razza, matricola del riproduttore maschio e numero
progressivo “entro data”) cui il materiale seminale appartiene,
secondo il modello di cui all’allegato 3. Il documento non è
necessario qualora dette informazioni siano già contenute nella bolla
di accompagnamento;
p) sottostare a tutti gli obblighi e soddisfare
tutti i requisiti previsti per i recapiti, nonché disporre della
relativa autorizzazione, qualora distribuiscano direttamente materiale
seminale.

Art. 11.
Recapiti: autorizzazioni

1. I recapiti possono
operare esclusivamente previa concessione di una autorizzazione
rilasciata dalla Regione competente per territorio in funzione delle
esigenze e delle caratteristiche zootecniche della Regione medesima.
Ad ogni recapito viene attribuito un numero di codice univoco a
livello nazionale.

2. La Regione può revocare l’autorizzazione
qualora il gestore del recapito si renda inadempiente agli obblighi
previsti dal successivo art. 13, oppure vengano meno una o più
condizioni prescritte per il rilascio dell’autorizzazione medesima. Le
Regioni comunicano al Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali ed al Ministero della sanità l’elenco dei recapiti
autorizzati e di quelli revocati. Il Ministero delle risorse agricole,
alimentari e forestali, annualmente, provvede a divulgare l’elenco dei
recapiti operanti. Nel rilascio delle autorizzazioni viene data la
preferenza alle organizzazioni di allevatori giuridicamente
riconosciute.

3. Le Regioni prevedono le modalità di presentazione
delle domande di autorizzazione. Esse dovranno comunque contenere:
a)
nome e cognome, dati anagrafici, Partita I.V.A. e residenza del
richiedente se trattasi di persona giuridica devono essere indicate le
generalità complete del legale rappresentante;
b) ubicazione e
descrizione dei fabbricati e relativi estremi catastali;
c) elenco dei
centri di produzione dello sperma dai quali proviene il materiale
seminale distribuito;
d) indicazioni sulla organizzazione della
distribuzione.

Art. 12.
Requisiti dei recapiti

1. I recapiti, al
fine del rilascio dell’autorizzazione, dovranno:
a) essere diretti da
un esperto zootecnico in possesso almeno di un diploma di scuola media
superiore ad indirizzo agrario;
b) disporre di appositi locali dotati
di aspiratore dei fumi di azoto, pareti lavabili e servizi igienici,
nonché di contenitori idonei alla conservazione ed alla manipolazione
del materiale seminale confezionato.

Art. 13.
Obblighi dei
recapiti

1. I recapiti hanno l’obbligo di:
a) detenere e distribuire
materiale seminale proveniente esclusivamente dai centri di produzione
dello sperma con i quali sono collegati;
b) tenere un registro
cronologico di carico per il materiale seminale disponibile, da cui
risulti la relativa provenienza, e di scarico per quello distribuito,
da cui risultino gli allevamenti di destinazione ed i nominativi degli
operatori che l’hanno preso in consegna;
c) comunicare mensilmente
all’associazione allevatori o ad altro ente che tiene il competente
libro genealogico o il registro anagrafico, il numero di dosi,
distinte per riproduttore distribuite ai vari allevamenti,
identificati dal relativo codice;
d) rendere pubblico il prezzo a dose
di materiale seminale per ciascun riproduttore e comunicarlo alla
Regione;
e) distribuire il materiale seminale destinato a ciascun
allevamento direttamente a domicilio o tramite consegna a veterinari,
tecnici abilitati alla inseminazione artificiale, allevatore
interessato o suo dipendente delegato;
f) emettere la bolla di
consegna direttamente a carico dell’allevamento, identificato dal
relativo codice, oppure emettere la bolla di consegna in conto
deposito qualora il materiale seminale venga consegnato ad un
veterinario o ad un operatore pratico di inseminazione artificiale;
g)
rilasciare, per ogni atto di vendita di materiale seminale congelato,
un documento accompagnatorio contenente i dati identificativi della
partita (specie, razza, matricola del riproduttore maschio e numero
progressivo “entro data”) cui il materiale seminale appartiene,
secondo il modello di cui all’allegato 3. Il documento non è
necessario qualora dette informazioni siano già contenute nella bolla
di consegna;
h) divulgare e mettere a disposizione dei veterinari, dei
tecnici e degli allevatori le pubblicazioni ufficiali aggiornate delle
associazioni nazionali allevatori di specie e razza, relative alle
valutazioni genetiche dei riproduttori italiani, nonché gli elenchi
dei riproduttori esteri approvati per l’uso in Italia;
i) consentire
il libero accesso nei locali del recapito al personale incaricato
della vigilanza, il quale può effettuare le verifiche ed i controlli
del materiale seminale a qualsiasi titolo commercializzato.

Art.
14.
Impiego dell’inseminazione artificiale nell’ambito aziendale:
suini

1. Negli allevamenti suinicoli è consentito il prelievo e la
preparazione di materiale seminale proveniente dai riproduttori maschi
presenti in azienda per l’esclusiva inseminazione delle scrofe
dell’azienda medesima.

2. Condizioni per l’impiego dell’inseminazione
artificiale nell’ambito aziendale sono:
a) che l’azienda disponga di
locali ed attrezzature adeguati per il prelievo, la preparazione e la
conservazione del materiale seminale, fresco e/o refrigerato;
b) che i
riproduttori maschi presenti nell’allevamento risultino idonei per la
monta naturale;
c) che siano rispettate le prescrizioni emanate dalle
competenti UU.SS.LL. in materia di profilassi e di polizia
sanitaria;
d) che l’azienda disponga di personale idoneo per le
specifiche mansioni.

3. L’azienda ha l’obbligo di comunicare
tempestivamente alla Regione competente lo svolgimento di detta
attività. Le Regioni, con riferimento alle dimensioni
dell’allevamento, possono prevedere che la responsabilità sanitaria
sia assicurata da un veterinario.

Art. 15.
Inseminazione artificiale:
requisiti dei riproduttori maschi

1. Il riproduttore maschio, per
essere adibito alla produzione di materiale seminale da utilizzare in
inseminazione artificiale, deve soddisfare le seguenti condizioni:
a)
essere iscritto nella sezione “riproduttori maschi” del libro
genealogico o del registro anagrafico o del registro dei suini
riproduttori ibridi delle razze di appartenenza. L’iscrizione deve
essere attestata dal certificato genealogico o anagrafico, rilasciato
dall’associazione degli allevatori o dall’ente che tiene i suddetti
libri o registri;
b) aver superato con esito positivo le valutazioni
genetiche, per l’ammissione alla inseminazione artificiale,
programmate ed organizzate dalle associazioni degli allevatori o
dall’ente competente che tiene il libro o registro; qualora trattasi
di un giovane riproduttore: essere ammesso ad una prova di valutazione
genetica. Per questi ultimi, l’utilizzazione del materiale seminale è
consentita nei limiti quantitativi necessari per la realizzazione
delle prove di valutazione genetica da parte dell’associazione degli
allevatori o dell’ente competente;
c) essere identificato in maniera
inequivocabile, tramite tatuaggio, marca auricolare o altro mezzo
idoneo stabilito dalle norme del competente libro o registro;
d)
disporre di un certificato di accertamento dell’ascendenza mediante
l’analisi del gruppo sanguigno o con altro metodo adeguato, rilasciato
dall’associazione degli allevatori o dall’ente competente che tiene il
libro genealogico o il registro;
e) essere in possesso delle
certificazioni sanitarie, rilasciate dalle UU.SS.LL., che attestino i
requisiti prescritti dall’Allegato 7;
f) essere sottoposto, almeno due
volte l’anno, alle visite ed agli accertamenti del proprio stato
sanitario effettuati a cura delle UU.SS.LL., che attestino l’assenza
di malattie infettive e diffusive, a norma delle vigenti disposizioni
di polizia veterinaria e delle ordinanze emanate dal Ministero della
sanità;
g) essere risultato negativo, prima dell’ammissione al centro,
alle prove stabilite dal Ministero della sanità ed effettuate durante
l’isolamento di almeno 30 giorni in appositi locali adibiti a
quarantena, oppure provenire da un centro genetico riconosciuto dal
Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali o da altro
centro di pari livello sanitario.

Art. 16.
Inseminazione artificiale:
altri requisiti

1. La raccolta del materiale seminale deve essere
effettuata esclusivamente all’interno degli appositi locali del centro
di produzione dello sperma. Il riproduttore maschio, durante la
permanenza nel centro di produzione dello sperma, non può essere
adibito alla monta naturale.

2. I giovani riproduttori maschi in
attesa dell’esito della valutazione genetica, possono uscire dal
centro di produzione dello sperma, previa comunicazione alla U.S.L.
competente; i medesimi riproduttori, prima di rientrare al centro,
devono essere sottoposti nuovamente alle visite ed accertamenti del
proprio stato sanitario, al fine di poter essere nuovamente adibiti
alla inseminazione artificiale.

Art. 17.
Inseminazione artificiale
per le razze autoctone e per i tipi etnici a limitata diffusione

1.
Le Regioni, sentito il Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali, possono autorizzare, su specifica richiesta dei centri di
produzione dello sperma, la raccolta del materiale seminale di
riproduttori maschi di razze autoctone e tipi etnici a limitata
diffusione, iscritti nell’apposito registro anagrafico, direttamente
nelle aziende che li ospitano. L’uso dell’inseminazione artificiale è
coordinata dalla Associazione Italiana Allevatori, nel quadro dei
programmi di recupero e potenziamento previsti ed approvati per tali
razze e tipi etnici dal Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali o dalle Regioni e Province Autonome.

Art. 18.
Pratica della
inseminazione artificiale

1. I veterinari e gli operatori pratici che
intendono esercitare l’inseminazione artificiale devono essere
iscritti in appositi elenchi tenuti dalla competente Regione, che
attribuirà a ciascun iscritto uno specifico codice identificativo. Le
Regioni prevedono le modalità per la presentazione delle domande di
iscrizione: esse dovranno comunque contenere le seguenti
indicazioni:
a) ambito territoriale in cui si intende praticare
l’inseminazione artificiale;
b) impianti a cui si ricorre per la
fornitura del materiale seminale;
c) per i soli operatori pratici:
dichiarazione relativa allo svolgimento dell’attività nel proprio o
altrui allevamento;
d) per i veterinari: l’iscrizione all’Albo
professionale.
Gli operatori pratici di inseminazione artificiale
devono allegare alla domanda medesima copia autenticata dell’attestato
di idoneità rilasciato ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 74 dell’11
marzo 1974, nonché delle convenzioni sottoscritte con i centri di
produzione, o con i recapiti a questi ultimi collegati.

2. La Regione
può sospendere o revocare l’iscrizione nei suddetti elenchi qualora il
veterinario o l’operatore pratico di inseminazione artificiale si
renda inadempiente agli obblighi previsti dal presente Regolamento,
previo parere di una apposita commissione regionale.

3. I veterinari
e gli operatori pratici di inseminazione artificiale hanno l’obbligo
di:
a) rifornirsi di materiale seminale esclusivamente presso i
recapiti autorizzati;
b) mantenere in buono stato di conservazione il
materiale seminale;
c) utilizzare esclusivamente materiale seminale di
riproduttori approvati per l’inseminazione artificiale;
d)
certificare, su appositi moduli forniti dalle Regioni, l’intervento di
inseminazione artificiale, indicando la data, specie, razza o tipo
genetico e matricola del riproduttore maschio, specie, razza o tipo
genetico e matricola, se presente, della fattrice, nonché generalità
del proprietario della fattrice, secondo il modello di cui
all’allegato 1.

4. Ciascuna dose di materiale seminale deve essere
usata per una sola fattrice. È vietata la suddivisione delle singole
dosi onde impiegarle per più di una fecondazione.

5. L’inseminazione
artificiale di fattrici equine con materiale seminale fresco prodotto
nei centri autorizzati, oltre che presso i centri di produzione
suddetti, potrà essere effettuata presso gli allevamenti delle
fattrici medesime.

6. L’inseminazione artificiale di fattrici equine
con materiale seminale congelato sarà effettuata presso gli
allevamenti delle fattrici medesime rispettando gli obblighi previsti
per le altre specie.

Art. 19.
Materiale seminale nell’allevamento

1.
L’allevatore può detenere nella propria azienda materiale seminale
esclusivamente per l’inseminazione delle fattrici del proprio
allevamento. Detto materiale seminale deve essere conservato in un
locale separato da quelli che ospitano animali o prodotti zootecnici e
deve essere accompagnato dal documento di cui all’art. 13, comma 1,
lettera g), di cui all’Allegato 3.

2. L’allevatore può rifornirsi di
materiale seminale congelato esclusivamente presso un recapito, o di
materiale seminale fresco o refrigerato anche presso un centro di
produzione.

3. Alla inseminazione artificiale deve comunque
provvedere un veterinario o un operatore pratico, ai sensi del
precedente art. 18.

Capo III
EMBRIONI

Art. 20.
Organizzazione per la
raccolta e produzione di embrioni ed oociti

1. Le organizzazioni per
la raccolta e produzione di embrioni ed oociti si distinguono in:
a)
gruppi di raccolta: costituiti da uno o più tecnici o da un gruppo
organizzato di tecnici che, sotto la direzione di un veterinario
responsabile, provvedono alla raccolta, al trattamento ed alla
conservazione degli embrioni di animali di interesse zootecnico, con
esclusione degli embrioni concepiti tramite fecondazione in vitro;
provvedono altresì al trasferimento di detti embrioni su fattrici
riceventi;
b) centri di produzione: costituiti da strutture di
laboratorio e da personale qualificato che provvedono al prelievo di
oociti di animali di interesse zootecnico, alla loro fecondazione in
vitro, alla coltura degli zigoti ottenuti, agli eventuali trattamenti,
nonché al congelamento, conservazione e distribuzione degli oociti ed
embrioni prodotti, anche tramite i recapiti di cui al precedente art.
7.

Art. 21.
Gruppi di raccolta: autorizzazioni

1. I gruppi di
raccolta degli embrioni possono operare esclusivamente previa
concessione di una autorizzazione rilasciata dalla Regione competente
per territorio. Le Regioni prevedono le modalità di presentazione
delle domande di autorizzazione. Dette domande dovranno comunque
contenere:
a) nome, cognome, dati anagrafici, Partita I.V.A. e
residenza del richiedente (se trattasi di persona giuridica devono
essere indicate le generalità complete del legale rappresentante);
b)
nome e cognome, dati anagrafici, Partita I.V.A. ed indirizzo del
veterinario responsabile della gestione sanitaria della raccolta, del
trattamento e della conservazione degli embrioni;
c) indicazione delle
specie trattate;
d) indicazione delle attrezzature utilizzate;
e)
ubicazione e descrizione dei locali del laboratorio stabile con il
quale si è collegati ai sensi del successivo art. 23, comma 1, lettera
d).
Le Regioni provvedono ad attribuire ad ogni gruppo di raccolta un
numero di codice univoco a livello nazionale.

2. La Regione può
revocare l’autorizzazione qualora il gruppo di raccolta si renda
inadempiente agli obblighi previsti dal successivo art. 25, oppure
vengano meno una o più condizioni prescritte per il rilascio
dell’autorizzazione medesima. Le Regioni comunicano al Ministero delle
risorse agricole, alimentari e forestali ed al Ministero della sanità
l’elenco dei gruppi di raccolta autorizzati e di quelli
revocati.

Art. 22.
Centri di produzione: autorizzazioni

1. I centri
di produzione di embrioni possono operare esclusivamente previa
concessione di una autorizzazione rilasciata dalla Regione competente
per territorio. Le Regioni prevedono le modalità di presentazione
delle domande di autorizzazione. Dette domande dovranno comunque
contenere:
a) nome, cognome, dati anagrafici, Partita I.V.A. e
residenza del richiedente se trattasi di persona giuridica devono
essere indicate le generalità complete del legale rappresentante;
b)
nome e cognome, dati anagrafici, Partita I.V.A. ed indirizzo del
veterinario responsabile della gestione sanitaria del Centro;
c)
indicazione delle specie trattate;
d) organizzazione tecnica e
commerciale;
e) modalità di certificazione degli embrioni prodotti;
f)
ubicazione e descrizione dei fabbricati, degli impianti, locali ed
attrezzature ed allegata pianta planimetrica.
Le Regioni provvedono ad
attribuire ad ogni centro di produzione un numero di codice univoco a
livello nazionale.

2. La Regione può revocare l’autorizzazione
qualora il centro di produzione si renda inadempiente agli obblighi
previsti dal successivo art. 26, oppure vengano meno una o più
condizioni prescritte per il rilascio dell’autorizzazione medesima. Le
Regioni comunicano al Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali ed al Ministero della sanità l’elenco dei centri di
produzione autorizzati e di quelli revocati. Il Ministero delle
risorse agricole, alimentari e forestali provvede annualmente a
divulgare l’elenco dei centri operanti, distinti per singola specie.
Nel rilascio delle autorizzazioni viene data la preferenza alle
organizzazioni di allevatori giuridicamente riconosciute.

Art.
23.
Requisiti dei gruppi di raccolta

1. I gruppi di raccolta degli
embrioni, ai fini del rilascio dell’autorizzazione, dovranno:
a)
operare stabilmente sotto la direzione di un veterinario responsabile
della gestione tecnico-sanitaria del prelievo, del trattamento e
dell’immagazzinaggio degli embrioni;
b) disporre di strutture di
laboratorio fisse o mobili che consentano l’esame, il trattamento ed
il confezionamento degli embrioni e comprendano almeno un’area di
lavoro, un microscopio ed un impianto criogenico;
c) disporre, ove
usufruiscano di un laboratorio stabile:

1) di un locale destinato al
trattamento degli embrioni, adiacente, ma fisicamente separato, dal
luogo di accoglimento degli animali donatori;
2) di un locale o di un
ambiente per la pulizia e la sterilizzazione degli strumenti e del
materiale utilizzato per il prelievo degli embrioni;

d) disporre, ove
usufruiscano di un laboratorio mobile, di una parte del veicolo
appositamente attrezzata e composta di due aree distinte: una per
l’esame ed il trattamento degli embrioni, l’altra per depositarvi le
attrezzature ed i materiali che sono stati in contatto con gli animali
donatori. Il laboratorio mobile deve sempre essere collegato con un
laboratorio stabile, in modo che siano assicurate la sterilizzazione
delle attrezzature e la fornitura dei liquidi e degli altri prodotti
necessari per il prelievo ed il trattamento degli embrioni;
e) essere
in possesso di un certificato della U.S.L. di competenza, dal quale
risulti che sono garantite le necessarie misure di igiene e sanità,
così come previsto dall’allegato A della direttiva n. 89/556/CEE
(G.U.C.E. n. L302 del 19.10.1989).

Art. 24.
Requisiti dei centri di
produzione degli embrioni

1. I centri di produzione degli embrioni,
ai fini del rilascio dell’autorizzazione, dovranno:
a) operare
stabilmente sotto la direzione di un veterinario responsabile della
gestione tecnico-sanitaria del prelievo e del trattamento degli
oociti, nonché del trattamento e della conservazione degli embrioni
prodotti con fecondazione in vitro;
b) essere in possesso di un
certificato della U.S.L. di competenza dal quale risulti che sono
garantite le necessarie misure di igiene e sanità, così come previsto
dall’allegato A della direttiva n. 89/556/CEE (G.U.C.E. n. L302 del
19.10.1989);
c) disporre di personale tecnicamente competente,
adeguatamente addestrato ai procedimenti di disinfezione ed alle
tecniche igieniche per il controllo della propagazione delle
malattie;
d) disporre di locali per il trattamento degli embrioni
privi di comunicazione diretta con quelli destinati alla eventuale
stabulazione di animali;
e) essere costruiti in modo tale che i locali
di trattamento ed immagazzinamento degli embrioni e di eventuale
stabulazione di animali possono essere agevolmente puliti e
disinfettati;
f) non utilizzare un laboratorio situato in una zona
dichiarata infetta dalle competenti autorità sanitarie;
g) disporre,
ove usufruiscano di un laboratorio mobile, di una parte del veicolo
appositamente attrezzata e composta di due aree distinte: una per
l’esame ed il trattamento degli embrioni, l’altra per depositarvi le
attrezzature ed i materiali che sono stati in contatto con gli animali
donatori. Il laboratorio mobile deve sempre essere collegato con un
laboratorio stabile, in modo che siano assicurate la sterilizzazione
delle attrezzature e la fornitura dei liquidi e degli altri prodotti
necessari per il prelievo ed il trattamento degli embrioni.

Art.
25.
Obblighi per i gruppi di raccolta di embrioni

1. I gruppi di
raccolta di embrioni hanno l’obbligo di:
a) uniformarsi alle
prescrizioni emanate dalle competenti autorità sanitarie in materia di
profilassi e polizia veterinaria;
b) seguire le norme sanitarie in
materia di raccolta, trattamento e immagazzinaggio degli embrioni di
cui all’Allegato 9;
c) comunicare alla Regione competente l’eventuale
sostituzione del veterinario responsabile della direzione sanitaria
del gruppo;
d) tenere un registro con l’indicazione del proprietario
delle donatrici, della identificazione delle donatrici medesime e del
numero degli embrioni raccolti, impiantati e immagazzinati;
e)
conservare gli embrioni esclusivamente in fiale o altri contenitori
sigillati e riportanti chiare ed inamovibili indicazioni sul gruppo di
raccolta (numero di codice) data di raccolta degli embrioni, specie,
razza o tipo genetico, matricola dei donatori. In caso di più embrioni
in un singolo contenitore, gli embrioni medesimi debbono provenire
tutti dallo stesso intervento fecondativo;
f) rilasciare, per ogni
atto di raccolta o di vendita di embrioni congelati, un documento
accompagnatorio, secondo il modello di cui all’allegato 4, contenente
i dati identificativi della partita (specie, razza, matricola del
riproduttore maschio e numero progressivo entro data) del materiale
seminale utilizzato. Il documento non è necessario qualora dette
informazioni siano già contenute nella bolla di accompagnamento;
g)
rilasciare, a richiesta degli acquirenti, per ciascun embrione o
gruppo di embrioni di un medesimo contenitore, un certificato
attestante, oltre i dati identificativi dell’embrione o degli embrioni
medesimi, le caratteristiche qualitative rilevate secondo quanto
previsto dal successivo art. 32, comma 2;
h) certificare, su appositi
moduli forniti dalle Regioni, l’intervento di trasferimento
embrionale, indicando la data, specie, razza o tipo genetico e
matricola dei donatori, specie, razza o tipo genetico e matricola, se
presente, della ricevente, nonché generalità del proprietario della
stessa, secondo il modello di cui all’allegato 2;
i) non operare in
zona dichiarata infetta dalla competente autorità sanitaria;
l)
provvedere alla sterilizzazione delle attrezzature che vengono a
contatto con gli embrioni o con gli animali donatori durante la
raccolta, nonché, prima dell’uso, dei contenitori per il magazzinaggio
e il trasporto.

Art. 26.
Obblighi per i centri di produzione di
embrioni

1. I centri di produzione di embrioni hanno l’obbligo di:
a)
uniformarsi alle prescrizioni emanate dalle competenti autorità
sanitarie in materia di profilassi e polizia veterinaria;
b) seguire
le norme sanitarie in materia di raccolta, trattamento e
immagazzinaggio degli oociti e degli embrioni di cui all’Allegato
9;
c) comunicare alla Regione competente l’eventuale sostituzione del
veterinario responsabile della direzione sanitaria del centro;
d)
annotare, su apposito registro dei prelievi, per ciascuna donatrice di
oociti: specie, razza, identificazione, se presente, stato sanitario
riscontrato al momento del prelievo, se su animale vivo;
e) tenere un
apposito registro di laboratorio con l’indicazione giornaliera delle
fecondazioni in vitro effettuate, con l’indicazione degli embrioni
prodotti, nonché del materiale seminale utilizzato;
f) tenere un
registro di carico degli embrioni prodotti e di scarico degli embrioni
in uscita;
g) rilasciare, per ogni atto di vendita di embrioni
congelati, un documento accompagnatorio contenente i dati
identificativi degli embrioni medesimi (specie, razza e matricola
della donatrice e del riproduttore maschio fecondante), secondo il
modello di cui all’allegato 4. Il documento non è necessario qualora
dette informazioni siano già contenute nella bolla di
accompagnamento;
h) distribuire gli embrioni esclusivamente in fiale o
altri contenitori sigillati e riportanti chiare ed inamovibili
indicazioni sul centro di produzione di embrioni (numero di codice),
data di raccolta degli embrioni, specie, razza o tipo genetico,
matricola del padre e della madre, se nota. In caso di più embrioni in
un singolo contenitore, gli embrioni medesimi debbono provenire tutti
dallo stesso intervento fecondativo;
i) rilasciare, a richiesta degli
acquirenti, per ciascun embrione o gruppo di embrioni di un medesimo
contenitore, a richiesta degli acquirenti, un certificato attestante,
oltre i dati identificativi dell’embrione o degli embrioni medesimi,
le caratteristiche qualitative rilevate secondo quanto previsto dal
successivo art. 32, comma 2;
l) sottostare a tutti gli obblighi e
soddisfare tutti i requisiti previsti per i recapiti, nonché disporre
della relativa autorizzazione, qualora distribuiscano direttamente
embrioni;
m) provvedere alla sterilizzazione delle attrezzature per
l’asportazione ed il trasporto delle ovaie. Dette attrezzature devono
essere usate esclusivamente per tale scopo.

Art. 27.
Requisiti degli
embrioni

1. Gli embrioni, esclusi quelli concepiti tramite
fecondazione in vitro, devono:
a) provenire dalla fecondazione di un
oocita di femmina iscritta al libro genealogico, o registro
anagrafico, con materiale seminale di un riproduttore autorizzato alla
inseminazione artificiale; tale requisito non è richiesto per le razze
autoctone ed i tipi etnici a limitata diffusione, presi in
considerazione nel quadro degli specifici programmi di recupero e
potenziamento previsti ed approvati dal Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali o dalle Regioni e Province
Autonome;
b) provenire da animali donatori che soddisfino i requisiti
sanitari previsti all’Allegato 10.

2. Gli oociti per la successiva
fecondazione in vitro debbono:
a) provenire da femmina o gruppi di
femmine iscritte nei libri genealogici o registri anagrafici, o da
femmina non iscritta ai suddetti libri o registri, purché di razza
chiaramente riconoscibile;
b) essere fecondati in vitro con materiale
seminale di un riproduttore autorizzato alla inseminazione
artificiale; tale requisito non è richiesto per le razze autoctone ed
i tipi etnici a limitata diffusione, presi in considerazione nel
quadro degli specifici programmi di recupero e potenziamento previsti
ed approvati dal Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali;
c) essere raccolti da donatrici provenienti da allevamenti
situati in zone non dichiarate infette dalle competenti autorità, e,
comunque, da donatrici macellate per cause diverse da quelle di
profilassi.

3. La certificazione dell’origine degli embrioni raccolti
o prodotti provenienti da femmine iscritte nei libri genealogici o nei
registri anagrafici è disciplinata dal competente libro o
registro.

Capo IV
CERTIFICAZIONE, RACCOLTA, ELABORAZIONE DEI
DATI
DEGLI INTERVENTI FECONDATIVI

Art. 28.
Certificazione degli
interventi fecondativi

1. Gli interventi fecondativi effettuati in
stazioni di monta naturale pubblica o con inseminazione artificiale
devono essere certificati attraverso la registrazione in appositi
moduli, di cui all’allegato 1, uniformi per tutto il territorio
nazionale, dei seguenti dati:
a) specie, razza, nome e matricola del
riproduttore maschio; nel caso di utilizzo di materiale seminale:
centro di produzione di provenienza;
b) razza, nome e matricola di
libro genealogico o controllo funzionale o, se mancante, altro numero
di identificazione della fattrice, azienda di provenienza e relativo
codice;
c) data dell’intervento fecondativo;
d) nome, cognome, Partita
I.V.A. e firma del responsabile della certificazione e relativo codice
regionale identificativo dell’operatore di inseminazione
artificiale.

2. Responsabile della certificazione e della
registrazione dei dati è:
a) il veterinario o l’operatore pratico che
ha eseguito l’intervento, nel caso dell’inseminazione artificiale;
b)
il gestore della stazione, nel caso della monta naturale pubblica;
c)
l’allevatore, solo nel caso della monta naturale privata e per le
fattrici vendute gravide.

3. Tutti gli atti fecondativi effettuati in
monta naturale privata saranno registrati su un apposito registro
aziendale, che deve contenere il codice attribuito all’azienda, la
data di monta e la matricola del riproduttore fecondatore. Ove venga
praticata la monta brada, vanno riportate, al posto della data di
monta, le date di entrata e di uscita del maschio e/o della fattrice
dal gruppo di monta, nonché le matricole di tutti i maschi inclusi nel
gruppo di monta medesimo. Per le fattrici vendute gravide l’allevatore
rilascia un certificato di atto fecondativo. Per gli allevamenti
iscritti o sottoposti ai controlli funzionali il registro o la
documentazione corrispondente rilasciata dal libro genealogico o dal
registro anagrafico può sostituire il registro aziendale.

Art.
29.
Modulistica

1. I moduli ed i registri di seguito elencati, i dati
che vi debbono essere contenuti, nonché le modalità per il
trasferimento dei dati medesimi su supporto meccanografico e
successiva elaborazione devono essere conformi ai modelli riportati
negli allegati 1, 2, 3, 4 e 5:
a) modulo di certificazione di avvenuto
accoppiamento, di cui all’art. 6, comma 1, lettera a) o di intervento
di inseminazione artificiale, di cui all’art. 18, comma 3, lettera
d);
b) modello di certificazione di impianto embrionale di cui
all’art. 25, comma 1, lettera b);
c) registro di carico e scarico per
i centri di produzione dello sperma, di cui all’art. 10, comma 1,
lettera l);
d) registro di carico e scarico per i recapiti, di cui
all’art. 13, comma 1, lettera b);
e) registro di carico e scarico per
i centri di produzione di embrioni ed oociti, di cui all’art. 25,
comma 1, lettera f).

2. Il modulo di cui alle lettere a) e b) del
precedente comma 1, rilasciato dagli Assessorati Regionali competenti
per l’Agricoltura, sono addebitati al richiedente al prezzo stabilito
periodicamente dalla Regione medesima, tenuto conto dei costi di
stampa, predisposizione, distribuzione ed elaborazione.

3.
L’allevatore della fattrice conserva l’apposita parte del modulo di
registrazione dell’intervento fecondativo o di trasferimento di
embrioni fino allo svezzamento o alla vendita del redo.
I restanti
moduli e registri devono essere conservati per i due anni successivi a
quello di riferimento.

Art. 30.
Flusso delle informazioni

1. Il
responsabile della certificazione e della registrazione dei dati degli
interventi fecondativi o del trasferimento di embrioni deve
trasmettere la parte di modulo all’uopo predisposta all’Associazione
Provinciale Allevatori competente per territorio entro 60 giorni dalla
data di compilazione.

2. Ciascuna Associazione Provinciale Allevatori
provvede: all’inserimento su supporto meccanografico dei dati degli
interventi fecondativi o dei trasferimenti di embrioni, alla loro
elaborazione distinta per allevamento, riproduttore, inseminatore o
stazione di monta; alla trasmissione trimestrale dei dati elaborati
alle Regioni competenti per territorio, all’Associazione Italiana
Allevatori, all’Associazione Nazionale Allevatori o ad altro ente che
tiene il libro genealogico o registro anagrafico di specie o
razza.

3. I dati aggregati a livello regionale saranno inviati ogni
anno, entro i 120 giorni successivi, al Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali che provvederà, direttamente o
tramite l’Associazione Italiana Allevatori, alle successive
elaborazioni e divulgazioni.

4. I centri di produzione dello sperma,
i recapiti, i centri di produzione di oociti ed embrioni devono
trasmettere alle Regioni competenti per territorio, relativamente a
ciascun semestre dell’anno ed entro i 30 giorni successivi, i dati
riassuntivi di cui ai registri richiamati alle lettere c), d) ed e)
del precedente art. 29, comma 1.

5. Ciascuna Regione provvede alla
aggregazione dei dati trasmessi dai centri e recapiti di cui al
precedente comma 4 ed invia, entro i 90 giorni successivi, le
elaborazioni relative a ciascun semestre al Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali, che curerà tramite l’Associazione
Italiana Allevatori la successiva elaborazione e divulgazione.

Capo
V
VIGILANZA E CONTROLLI

Art. 31.
Vigilanza

1. La vigilanza sulla
regolare applicazione della legge n. 30/91 e del presente Regolamento
di esecuzione è affidata, secondo le rispettive competenze, al
Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali, al Ministero
della sanità, alle Regioni, alle UU.SS.LL. competenti per territorio
ed a chiunque spetti di farla osservare.

2. E’ fatto obbligo ai
titolari di allevamenti, di stazioni private e pubbliche di
fecondazione, di centri di produzione dello sperma, di recapiti e di
centri di produzione di embrioni di:
a) consentire il libero accesso
agli impianti e ai locali di allevamento al personale incaricato della
vigilanza per l’effettuazione delle verifiche e dei controlli;
b)
presentare tutti i documenti e fornire le informazioni richieste
dall’Autorità competente.

Art. 32.
Controlli di qualità

1. I centri
di produzione dello sperma provvederanno ad effettuare analisi di
qualità per ogni partita di materiale seminale prodotto od importato,
con riferimento, almeno, ai parametri, dopo scongelamento, di:
concentrazione totale, concentrazione di spermatozoi progressivamente
mobili, motilità totale e percentuale e anomalie morfologiche totali e
percentuali. Gli esiti di dette analisi devono essere mantenuti in
appositi archivi per 10 anni.

2. I centri di produzione e i gruppi di
raccolta di embrioni, limitatamente agli embrioni congelati ed
immagazzinati, provvederanno a riportare sui registri relativi agli
embrioni prodotti, lo stadio di sviluppo dell’embrione, la classe
qualitativa, le informazioni sulla curva di congelamento e sul metodo
di scongelamento.

3. Le Regioni e il Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali provvedono, tramite l’Istituto
Sperimentale “Lazzaro Spallanzani”, alla effettuazione di analisi
sulle partite di materiale seminale a qualsiasi titolo distribuito, al
fine della verifica del rispetto dei requisiti di cui al precedente
comma 1. Detto Istituto opera sulla base di direttive tecniche
emanate, con apposito provvedimento, dal Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali, sentito il Ministero della
Sanità.

Art. 33.
Controlli sanitari

1. Le UU.SS.LL. competenti per
territorio, avvalendosi della collaborazione tecnico-scientifica degli
Istituti Zooprofilattici, effettuano, almeno una volta all’anno, una
visita alle stazioni di fecondazione pubblica ed ai recapiti ed almeno
due volte all’anno una visita ai centri di produzione di materiale
seminale, ai gruppi di raccolta di embrioni ed ai centri di produzione
di embrioni, al fine di verificare il rispetto delle necessarie norme
di igiene e sanità.

2. Su richiesta dei gestori delle stazioni di
monta e dei centri di produzione di sperma, le UU.SS.LL. competenti
per territorio devono procedere alla visita ed agli accertamenti dello
stato sanitario dei riproduttori nelle stazioni e centri medesimi, per
constatare l’assenza di malattie infettive e diffusive a norma delle
vigenti disposizioni di polizia veterinaria e delle ordinanze emanate
dal Ministero della sanità.

Art. 34.
Divieto di commercializzazione e
obbligo di distruzione del materiale seminale difforme

1. È
obbligatoria la distruzione ed è vietata la distribuzione e
commercializzazione delle partite di materiale seminale, embrioni o
altro materiale riproduttivo che:
a) a seguito delle analisi a
campione eseguite dall’Istituto di cui al precedente art. 32 non
risultino conformi a quanto dichiarato nella certificazione delle
partite;
b) non abbiano i requisiti sanitari previsti dalle vigenti
disposizioni di legge;
c) provengano da riproduttori privi dei
requisiti genetici e/o sanitari previsti;
d) provengano da
riproduttori maschi risultati negativi a seguito di prove di
valutazione genetica o, comunque, radiati dalla corrispondente sezione
del libro genealogico.

2. La distruzione delle dosi di materiale
seminale deve avvenire alla presenza del rappresentante della Regione
competente per territorio e dell’associazione allevatori o di altro
ente che tiene il libro genealogico o il registro anagrafico della
razza o specie interessata.

3. I recapiti che intendono distruggere
dosi di materiale seminale debbono obbligatoriamente farlo tramite
restituzione al centro di produzione che le ha fornite. Gli allevatori
che intendono distruggere del materiale seminale debbono rinviare le
dosi al recapito fornitore. I centri di produzione e i recapiti
collegati debbono apporre specifiche annotazioni di tale
movimentazione e distruzione sui registri di carico e scarico.

Capo
VI
IMPORTAZIONE ED ESPORTAZIONE DI BESTIAME
E MATERIALE DA
RIPRODUZIONE

Art. 35.
Requisiti del bestiame e del materiale seminale
e controlli

1. Il bestiame da riproduzione, nonché il materiale
seminale, embrioni ed oociti, parimenti provenienti da bestiame da
riproduzione, sono ammessi all’importazione solo se originari dei
Paesi C.E.E. o dei Paesi terzi per i quali il Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali abbia rilevato l’esistenza di una
disciplina tecnica di selezione equivalente a quella nazionale.

2. I
requisiti dei riproduttori e del loro materiale da riproduzione,
oggetto di importazione o di esportazione, nonché i Paesi di origine,
la documentazione zootecnica necessaria e le procedure richieste, sono
quelli stabiliti dal D.M. n. 97 dell’11.1.1988 (G.U. n. 74 del
29.3.1988), modificato da ultimo con D.M. n. 17901 del 31.12.1992
(G.U. n. 13 del 18.1.1993).

3. Il controllo zootecnico in frontiera
presso i competenti Uffici doganali è esercitato dal Ministero delle
risorse agricole, alimentari e forestali che si avvale dei funzionari
appositamente designati dalle Regioni ed autorizzati con decreto del
Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali.

4. Le
associazioni degli allevatori ed altri enti che tengono i libri
genealogici, forniranno tempestivamente ai centri di produzione, ai
recapiti, alle Regioni e al Ministero delle risorse agricole,
alimentari e forestali l’elenco dei riproduttori esteri, per i quali
la Commissione tecnica centrale del libro genealogico ha riconosciuto
validità genetica per il miglioramento delle razze in Italia.

Capo
VII
NORME FINALI

Art. 36.

1. Ai sensi dell’art. 1 della legge n.
30/91, le Regioni e le Province Autonome provvederanno, entro sei mesi
dalla emanazione del presente regolamento, all’eventuale adeguamento
della propria normativa in materia.

Art. 37.

1. I successivi
allegati:
1) Certificato di Intervento Fecondativo;
2) Certificato di
Impianto Embrionale;
3) Certificato di Accompagnamento materiale
seminale congelato;
4) Certificato di accompagnamento embrioni
congelati;
5) Registro di carico e scarico;
6) Requisiti sanitari dei
riproduttori maschi maschi adibiti alla monta naturale pubblica;
7)
Requisiti sanitari dei riproduttori destinati ad un centro di
produzione dello sperma;
8) Requisiti sanitari per la raccolta dello
sperma;
9) Requisiti sanitari per la raccolta e il trattamento degli
embrioni;
10) Requisiti sanitari degli animali donatori di
embrioni;
fanno parte integrante del presente regolamento.

Il
presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È
fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Roma, 13 gennaio 1994

Il Ministro delle risorse
agricole,
alimentari e forestali
DIANA

Il Ministro della
Sanità
GARAVAGLIA

Visto, il Guardasigilli: CONSO
Registrato alla
Corte dei conti il 16 febbraio 1994
Registro n. 1 Agricoltura, foglio
n. 29

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