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N. 111 ORDINANZA (Atto di promovimento) 30 novembre 2001. Ordin...

N. 111 ORDINANZA (Atto di promovimento) 30 novembre 2001. Ordinanza emessa il 30 novembre 2001 dal tribunale amministrativo regionale del Veneto sul ricorso proposto da Ecograf S.p.a. contro provincia di Treviso ed altri Tutela dell'ambiente e della salute - Regione Veneto - Smaltimento di rifiuti speciali - Divieto di smaltimento presso discariche regionali di rifiuti speciali provenienti da altre regioni (eccetto.....

N. 111 ORDINANZA (Atto di promovimento) 30 novembre 2001.

Ordinanza emessa il 30 novembre 2001 dal tribunale amministrativo
regionale del Veneto sul ricorso proposto da Ecograf S.p.a. contro
provincia di Treviso ed altri

Tutela dell’ambiente e della salute – Regione Veneto – Smaltimento di
rifiuti speciali – Divieto di smaltimento presso discariche
regionali di rifiuti speciali provenienti da altre regioni (eccetto
una riserva pari al 15 per cento della capacita’ ricettiva residua
alla data di entrata in vigore della legge regionale n. 33/2000) –
Violazione dei principi fondamentali della legislazione statale –
Esorbitanza dai limiti della competenza regionale – Violazione dei
principi di liberta’ o di iniziativa economica privata e di libera
circolazione di beni tra le regioni – Contrasto con la normativa
comunitaria in materia – Violazione del principio di uguaglianza
con riferimento alle sentenze della Corte costituzionale nn.
28/2000 e 335/2001 concernenti norme analoghe di altre regioni.
– Legge regione Veneto 21 gennaio 2000, n. 3, art. 33, commi 3 e 4;
d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 22.
– Costituzione, artt. 3, 11, 41, 117 e 120.

(GU n. 12 del 20-3-2002)
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

Ha pronunziato la seguente ordinanza, sul ricorso n. 3354/2000
proposto da Ecograf S.p.a., in persona del legale rappresentante pro
tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Massimo Malvestio e
Vincenzo Pellegrini, con elezione di domicilio presso lo studio
dell’avv. Emanuela Rizzi in Venezia, Dorsoduro, 3440;
Contro la provincia di Treviso, in persona del Presidente della
giunta provinciale rappresentata e difesa dagli avv. Franco Botteon
ed Antonio Sartori con elezione di domicilio presso lo studio del
secondo in Venezia S. Croce, n. 205; la Regione Veneto, in persona
del presidente della giunta regionale rappresentata e difesa
dall’avv. Giorgio Orsoni, con elezione di domicilio presso il suo
studio in Venezia, S. Croce, n. 205; e con l’intervento ad adiuvandum
della Societa’ Vidori Servizi Ambientali S.r.l., in persona del
rappresentante legale pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv.
Vincenzo Pellegrini con elezione di domicilio presso lo studio
dell’avv. Emanuela Rizzi in Venezia, Dorsoduro 3440; per
l’annullamento del provvedimento della Provincia di Treviso con il
quale e’ stato disposto, con riferimento allo smaltimento di rifiuti
provenienti da fuori regione nell’impianto di tipo II B di proprieta’
della ricorrente, un limite pari al 15% della capacita’ residua;
della circolare della Regione Veneto n. 5656/311.111 del 30 maggio
2000 avente ad oggetto primi indirizzi operativi di applicazione
della legge regionale 21 gennaio 2000 n. 3 e atti connessi; e per la
condanna della Provincia di Treviso e della Regione Veneto al
risarcimento dei danni subiti e subendi ai sensi dell’an. 35 d.lgs.
n. 80/1998 come modificato dalla legge n. 205/2000.
Visto il ricorso, regolarmente notificato e depositato presso la
segreteria del tribunale, con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio della Regione Veneto e
della Provincia di Treviso;
Visto l’atto di intervento ad adiuvandum;
Visti gli atti tutti della causa;
Uditi all’udienza pubblica del 4 luglio 2001 (relatore il
consigliere Riccardo Savoia) i procuratori delle parti;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

F a t t o

La societa’ ricorrente e’ proprietaria dell’impianto di
smaltimento rifiuti di seconda categoria, tipo B (per lo smaltimento
di rifiuti speciali), sito in Preganziol (Treviso), localita’ Borgo
Verde, approvato con decreto del presidente della giunta regionale
del Veneto n. 1340 del 26 luglio 1990 e autorizzato all’esercizio con
decreti provinciali n. 2014/S del 17 novembre 1997, n. 2179/S del 10
ottobre 1998 e n. 752 del 9 novembre 1999.
L’impianto e’ stato realizzato e avviato sulla base di un piano
economico di gestione che prevedeva lo smaltimento di una determinata
quantita’ minima giornaliera di rifiuti speciali, nel rispetto di
quanto autorizzato.
L’attivita’ dell’impianto, a causa dell’insufficiente offerta di
smaltimento di rifiuti speciali provenienti dalla Regione Veneto
(liberi di circolare e di essere smaltiti anche al di fuori della
regione), si e’ ben presto basata, per una percentuale preponderante,
sullo smaltimento di rifiuti provenienti da fuori regione, nel pieno
rispetto della legge e dell’autorizzazione. Oggi, lo smaltimento di
rifiuti provenienti da fuori regione rappresenta circa l’80%
dell’attivita’ complessiva dell’impianto ed e’ dunque vitale per la
societa’ ricorrente.
Improvvisamente, dopo diversi anni dall’avvio dell’attivita’, con
decreto n. 819 del 21 agosto 2000, a firma del dirigente del settore
ecologia, ambiente e gestione del territorio, la provincia, in
dichiarata applicazione dell’art. 33, commi 2, 3 e 4 legge regionale
n. 3/2000, ha introdotto il divieto per la societa’ ricorrente di
smaltire nel proprio impianto rifiuti provenienti da fuori regione in
misura superiore al 15% della capacita’ ricettiva residua della
discarica.
Tale provvedimento priva improvvisamente la societa’ ricorrente
di una parte essenziale e vitale della propria attivita’, dopo anni
dall’avvio, mettendone in serio pericolo la stessa sopravvivenza nel
mercato. Esso costituisce applicazione di una disposizione di legge
regionale che la societa’ ricorrente reputa costituzionalmente
illegittima, secondo principi gia’ esposti in recenti decisioni della
Corte costituzionale e piu’ volte ribaditi – sia pure in sede
amministrativa e dunque avverso atti amministrativi generali –
dall’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato.
Si sono costituite le amministrazioni resistenti contestando
l’assunto e concludendo per la reiezione del ricorso.
Ha proposto intervento ad adiuvandum altra societa’ esercente la
medesima attivita’ della ricorrente, aderendo alla questione di
costituzionalita’ della norma veneta.
La domanda di sospensione dell’efficacia dell’atto impugnato e’
stata respinta con ordinanza del 30 novembre 2000, n. 1762.
All’odierna udienza, dopo produzione di ulteriori memorie e
discussione, la causa e’ passata in decisione.

D i r i t t o

La ricorrente impugna l’atto con cui la Provincia di Treviso, in
applicazione della legge regionale del Veneto n. 3/2000 ha disposto
il limite del 15% della capacita’ residua della discarica per lo
smaltimento dei rifiuti speciali provenienti da fuori regione.
Premesso che la norma potrebbe avere riferimento alle sole
discariche nuove, e non a quelle esistenti all’atto della sua entrata
in vigore, come quella della ricorrente, e in tal caso il
provvedimento impugnato sarebbe per cio’ solo illegittimo, la
ricorrente censura in via gradata la norma regionale citata
ritenendola in contrasto con gli artt. 3, 11, 32, 41 e 117 Cost.
Ritiene il collegio che la disposizione in parola debba essere
applicata anche alle discariche gia’ esistenti, posto che l’art. 33
comma 4 fissa al 9 agosto 2000 il divieto di conferimento di una
quota superiore al 15% della capacita’ residua della discarica, non
distinguendo tra nuove discariche e discariche gia’ esistenti – e
infatti richiedendo anche per queste ultime la presentazione di
apposita istanza con allegato il planivolumetrico aggiornato onde
accertare tale capacita’ residua, – sicche’ l’atto impugnato
risulterebbe, per questo profilo, legittimo e conforme alla norma
regionale.
Diviene a questo punto rilevante, allora, lo scrutinio di
legittimita’ costituzionale della disposizione stessa, che’, nel caso
di acclarata incostituzionalita’, sarebbe viziata la previsione
ostativa impugnata dalla ricorrente.
In via preliminare, le parti resistenti chiedono che in
applicazione dell’art. 234 del Trattato (gia’ art. 177), venga
rinviata la questione alla Corte di giustizia, per verificare la
congruenza della normativa regionale in esame rispetto agli obiettivi
e indirizzi desumibili dalla normativa comunitaria.
Secondo costante giurisprudenza, spetta unicamente al giudice
nazionale valutare sia la necessita’ di una pronuncia in via
pregiudiziale per essere posto in grado di statuire nel merito, sia
la pertinenza delle questioni sottoposte alla Corte. (Corte di
giustizia, sez. VI, 25 giugno 1997, ric. Tombesi e altri).
Ora, come esattamente osserva la ricorrente, e’ il legislatore
nazionale che, per raggiungere lo scopo dell’autosufficienza
nazionale allo smaltimento, ha introdotto distinzioni sconosciute al
diritto comunitario, come quella tra rifiuti urbani e speciali, da
cui discendono i diversi principi in materia di circolazione interna
che costituiscono il parametro di legittimita’ costituzionale della
disposizione regionale, come del resto risulta dalle pronunce del
giudice costituzionale richiamate infra, con la conseguenza che non
sussiste nella specie alcuna necessita’ di un rinvio pregiudiziale.
Dispone dunque l’art. 33 della legge regionale del Veneto 21
gennaio 2000, n. 3:
1. – Ferme restando le disposizioni di cui all’art. n. 5, comma
6, del d.lgs. n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni, le
nuove discariche per rifiuti speciali, diverse da quelle per rifiuti
inerti di seconda categoria tipo A ai sensi della deliberazione
Comitato Interministeriale del 27 luglio 1984, possono essere
realizzate da:
a) soggetti singoli o associati per lo sm…

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