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N. 150 ORDINANZA (Atto di promovimento) 18 febbraio 2002. Ordin...

N. 150 ORDINANZA (Atto di promovimento) 18 febbraio 2002. Ordinanza emessa il 18 febbraio 2002 dal collegio arbitrale nell'arbitrato in corso tra Consorzio CPR2 e Comune di Napoli Arbitrato - Controversie relative all'esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamita' naturali - Divieto di devoluzione a collegi arbitrali - Possibilita' di transazione limitata ai giudizi arbitrali in corso

N. 150 ORDINANZA (Atto di promovimento) 18 febbraio 2002.

Ordinanza emessa il 18 febbraio 2002 dal collegio arbitrale
nell’arbitrato in corso tra Consorzio CPR2 e Comune di Napoli

Arbitrato – Controversie relative all’esecuzione di opere pubbliche
comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da
calamita’ naturali – Divieto di devoluzione a collegi arbitrali –
Possibilita’ di transazione limitata ai giudizi arbitrali in corso
o alle istanze di accessi arbitrali notificate prima dell’entrata
in vigore del d.l. n. 180/1998 – Irragionevolezza e contrasto con
il quadro normativo complessivo teso a favorire la composizione
delle liti tra P.A. e privati in sede alternativa a quella
giudiziaria – Incidenza sul diritto di azione e sui principi di
imparzialita’ e buon andamento della P.A. – Eccesso di delega.
– Decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, art. 3, comma 2, convertito,
con modificazioni, nella legge 3 agosto 1998, n. 267; decreto
legislativo 20 settembre 1999, n. 354, art. 8, comma 1, lett. d).
– Costituzione, artt. 3, 24, 25, 41 e 97.

(GU n. 15 del 10-4-2002)
IL COLLEGIO ARBITRALE

Costituito per la risoluzione della controversia insorta tra il
Consorzio CPR2, con sede in Napoli alla via Morgantini n. 3, in
persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa
dagli avv. Domenico di Falco e Gennaro Micillo, presso i quali
elettivamente domicilia in Pozzuoli (Napoli) alla via Celle n. 21, e
il Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato
per la carica presso la casa comunale, rappresentato e difeso
dall’avv. Edoardo Barone dell’avvocatura municipale, presso il quale
domicilia in Napoli, Palazzo San Giacomo, in relazione alla
convenzione per la “concessione della realizzazione del Programma di
edilizia residenziale da attuarsi nel comune di Napoli ai sensi del
titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219 – Comparto n. 7, Zona
di S. Pietro a Patierno, rif. cart. D7-E5” rep. n. 4 del 31 luglio
1981 e successive varianti.

Svolgimento del processo

I. – Con domanda di arbitrato del 10 novembre 1999, il CPR2,
concessionario dei lavori relativi alla costruzione di alloggi ed
opere di urbanizzazione primaria e secondaria del Comparto n. 7
(localita’ S. Pietro a Patierno) in virtu’ di Convenzione del 14
maggio 1981 rep. n. 4, avente come oggetto, tra l’altro, “le
procedure di espropriazione ed il pagamento delle indennita’”, e di
successivi atti aggiuntivi del 7 febbraio 1985 rep. n. 4 e del 15
gennaio 1986 rep. n. 82, dichiarava che successivamente alla stipula
della convenzione, nell’espletamento delle procedure espropriative
affidategli erano state incontrate maggiori difficolta’ non previste
ne’ prevedibili al momento della stipula della convenzione, e
pertanto avanzava richiesta al riconoscimento di maggiori compensi
rispetto a quelli contrattualmente previsti e maggiori oneri per
ritardi subiti.
Con lo stesso atto il CPR2 nominava quale proprio arbitro l’avv.
Paolo Di Martino, invitando il comune alla nomina del proprio al fine
della costituzione del collegio arbitrale previsto per la risoluzione
di eventuali controversie dall’art. 28 della Convenzione.
II. – Omessa la nomina da parte del Comune di Napoli, il
Presidente del Tribunale di Napoli, con ordinanza ex art. 810 c.p.c.
del 27 giugno 2000, nominava quale arbitro del comune l’avv. Gaspare
Dalia.
Con atto di nomina in data 23 ottobre 2000, i due arbitri
nominati designavano quale Presidente del collegio arbitrale l’avv.
Giuseppe Di Rienzo.
III. – In pari data, avendo il Presidente designato accettato la
nomina, si costituiva il collegio arbitrale fissando la propria sede
in Napoli, alla via Ventaglieri n. 27 (presso lo studio dell’avv. Di
Rienzo) e designando quale segretario del collegio l’avv. Mario
Valentino.
Venivano quindi assegnati alle parti termini per lo svolgimento
del procedimento arbitrale.
Le parti, pertanto, provvedevano a depositare memorie e relative
repliche.
Il CPR2, con la prima memoria del 10 gennaio 2001, depositata il
15 gennaio 2001, rilevava, fra l’altro, l’assoluta infondatezza
dell’eccezione (che assumeva gia’ allora sollevata dal comune) di
improcedibilita’ dell’azione in relazione all’art. 3, comma 2, del
d.l. n. 180 dell’11 giugno 1998, convertito in legge n. 267 del 3
agosto 1998, e all’art. 8, comma 1, del d.lgs. n. 354 del 20
settembre 1999. Una tal eccezione veniva di fatto esplicitata dal
comune con la seconda memoria conclusionale del 28 dicembre 2001, con
la quale la difesa dell’ente locale richiamava precedenti memorie, e
“in particolare modo quelle concernenti la piu’ volte contestata
improcedibilita’ dell’arbitrato ed incompetenza del collegio
arbitrale, pienamente fondate alla luce della recente e nota sentenza
della Corte costituzionale 22-28 ottobre 2001, n. 376” (recte: 22-28
novembre 2001).
IV. – In data 26 marzo 2001 si teneva, presso la sede del
Collegio arbitrale, l’udienza di discussione, previo il previsto
tentativo di conciliazione e audizione personale delle parti. Il
collegio, riservato ogni provvedimento, fissava termini alle parti
per il deposito di atto contenente la precisazione delle conclusioni
e poi memoria conclusionale.
Con successiva ordinanza in data 24 maggio 2001, il collegio
decideva di procedere con l’istruttoria, e ammetteva consulenza
tecnica di ufficio, designando il C.T.U. e rinviando all’udienza del
12 giugno 2001 per il conferimento dell’incarico.
Espletata e depositata la C.T.U., previa concessione dalle parti
di proroga del termine per il deposito del lodo, all’udienza di
discussione del 10 dicembre 2001 il collegio concedeva ulteriore
termine al perito di ufficio per il deposito di relazione di
chiarimenti, e contestualmente alle parti di memoria conclusionale,
fissando altresi’ la data dell’udienza di discussione.
All’udienza di discussione dell’8 gennaio 2002, il Collegio si
riservava.
V. – Il collegio, riunito in conferenza riservata, ha preso atto
della sentenza della Corte costituzionale n. 376 del 28 novembre
2001, con la quale la Consulta ha affermato che “gli arbitri rituali
possono e debbono sollevare incidentalmente questione di legittimita’
costituzionale delle norme di legge che sono chiamati ad applicare,
quando risulti impossibile superare il dubbio attraverso l’opera
interpretativa”, dichiarando altresi’ “non fondata la questione di
legittimita’ costituzionale degli artt. 3, comma 2, del decreto-legge
11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio
idrogeologico ed a favore delle zone colpite dai disastri franosi
nella Regione Campania), convertito, con modificazioni, in legge 3
agosto 1998, n. 267, e 8, comma 1, lettera d) del decreto legislativo
20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura
del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14
maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell’art.
42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144), sollevata, in
riferimento agli artt. 3, 24, 76, 77 e 97 della Costituzione, dal
Collegio arbitrale di Napoli con l’ordinanza in epigrafe”.
Pur trattandosi di sentenza cd. “interpretativa di rigetto” – non
determinante quindi un effetto erga omnes -, il collegio non puo’
ignorare che, sulla base della interpretazione allo stato fornita dal
giudice delle leggi, sussiste nell’ordinamento una norma (l’art. 3,
comma 2, del d.l. n. 180/1998 su richiamato) che esclude la potestas
iudicandi del Giudice arbitrale sulle “controversie relative alle
opere pubbliche comprese in tutti i programmi di ricostruzione di
territori colpiti da calamita’ naturali” (cfr. sentenza n. 376/2001),
attinenti quindi anche alle opere pubbliche promosse ai sensi del
titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive
modificazioni, qual e’ quella sulla quale esso e’ chiamato a
decidere.
Nella sentenza n. 376/2001 la Corte costituzionale si e’ espressa
sulla q.l.c. sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 77 e 97
della Carta, da un collegio arbitrale costituito ai fini della
risoluzione di una controversia attinente alla realizzazione di
un’opera pubblica ex titolo VIII della legge n. 219/1981, che aveva –
tra l’altro – dubitato della riferibilita’ della normativa sospettata
a controversie attinenti ad opere aventi titolo su detta legge, in
quanto non solo lex specialis, ma anche perche’ il citato titolo VIII
attiene non a “programmi di ricostruzione di territori colpiti da
calamita’ naturali” (questo il dettato della norma recante il divieto
di affidamento ad arbitri delle controversie), bensi’ alla
realizzazione di un programma straordinario di edilizia residenziale
nell’area metropolitana di Napoli.
Tale norma riveste dunque carattere essenziale anche ai fini
della decisione del giudizio arbitrale, investendo addirittura il
potere di decidere del collegio stesso.
VI. – Sulla rilevanza della questione di legittimita’
costituzionale – Il collegio arbitrale ritiene rilevante per il
giudizio la questione dell’applicabilita’ della normativa di cui al
combinato disposto degli artt. 3, comma 2, del d.l. 11 giugno 1998,
n. 180 (“Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico
ed a favore delle zone colpite dai disastri franosi nella Regione
Campania”) – convertito, con modificazioni, in legge 3 agosto 1998,
n. 267 -, e 8, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 20
settembre 1999, n. 354 (“Disposizioni per la definitiva chiu…

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