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N. 212 ORDINANZA (Atto di promovimento) 15 marzo 2002. Ordinanz...

N. 212 ORDINANZA (Atto di promovimento) 15 marzo 2002. Ordinanza emessa il 15 marzo 2002 dal tribunale di Pordenone nel procedimento penale a carico di Manente Gianfranco Edilizia e urbanistica - Regione Friuli-Venezia Giulia - Previsione con norma regionale dell'autorizzazione edilizia in precario - Conseguente depenalizzazione degli interventi edilizi soggetti a concessione edilizia in base alla normativa statale - Violazione del.....

N. 212 ORDINANZA (Atto di promovimento) 15 marzo 2002.

Ordinanza emessa il 15 marzo 2002 dal tribunale di Pordenone nel
procedimento penale a carico di Manente Gianfranco

Edilizia e urbanistica – Regione Friuli-Venezia Giulia – Previsione
con norma regionale dell’autorizzazione edilizia in precario –
Conseguente depenalizzazione degli interventi edilizi soggetti a
concessione edilizia in base alla normativa statale – Violazione
del principio di uguaglianza, per il diverso trattamento di
situazioni identiche in base alla localizzazione territoriale degli
edifici abusivi – Violazione del principio della riserva di legge
statale in materia penale – Esorbitanza dai limiti della competenza
regionale – Incidenza sul principio di obbligatorieta’ dell’azione
penale.
– Legge Regione Friuli-Venezia Giulia, 19 novembre 1991, n. 52, art.
81, commi 1 e 2.
– Costituzione, artt. 3, commi primo e secondo, 25, 112 e 117.

(GU n. 20 del 22-5-2002)
IL TRIBUNALE

Ha emesso la seguente ordinanza nel procedimento penale n. 978/01
rg Trib. a carico di Manente Gianfranco, imputato del reato di cui
all’art. 20 lett. b) legge n. 47/1985 perche’, nella qualita’ sua di
amministratore e legale rappresentante della ditta “Corman S.r.l.”
con sede in Maron di Brugnera, in forza di autorizzazione edilizia in
precario rilasciata in data 22 giugno 1995, ai sensi dell’art. 81
l.r. n. 52/1991, realizzava un manufatto, ancorato al piazzale
tramite viti bullonate, delle dimensioni di mt. 20,00×10,00×5,80
(struttura costituita da 4 pilastri in ferro zincato sovrastati da
una capriata con tetto a falda in ferro, il tutto tamponato e coperto
con materiale in p.v.c.), destinato ed utilizzato a deposito/ricovero
materiale in legno semilavorato, manufatto che non veniva
tempestivamente demolito alla scadenza del termine di eccezionale
validita’ dell’autorizzazione in precario, come per ben due volte
prorogato, termine che veniva a fissarsi al 26 giugno 1998 ( in
Brugnera-fraz. “Maron”, in area censita al fg. 26 mapp.li
214-218-223, sino al 3 agosto 1998),
Sulla eccezione di illegittimita’ costituzionale dell’art. 81
della l.r. Friuli-Venezia Giulia n. 52/91 formulata dal p.m. in esito
all’istruttoria dibattimentale espletata nel citato giudizio avanti
al Tribunale di Pordenone in composizione monocratica, eccezione con
la quale il p.m. chiedeva di sollevare in via incidentale questione
di legittimita’ costituzionale dell’art. 81 l.r. cit.
Rilevato che il p.m. a sostegno ed argomentazione della propria
eccezione produceva una prima memoria del seguente tenore:
“Oggetto del presente giudizio penale e’ il reato di cui
all’art. 20 lett. b) legge n. 47/1985 (oggi p. e p. ex art. 44
lett. b) d.P.R. n. 380/2001) che punisce l’esecuzione di lavori
(urbanisticamente rilevanti) in assenza della concessione edilizia
(oggi, ex d.P.R. n. 308/01, permesso di costruire); effettivamente e’
questa (e non potrebbe essere altrimenti) la fattispecie di reato
contestata all’imputato Manente Gianfranco, risultando l’opera dallo
stesso realizzata soltanto in forza di (mera) “autorizzazione
edilizia in precario , atto/istituto previsto esclusivamente dal
legislatore regionale e certamente non equipollente ne’ sostitutivo
della concessione edilizia (oggi, permesso di costruire) prevista con
tutela penale dal legislatore statale.
Nella concreta vicenda oggetto del presente giudizio, i lavori
furono eseguiti a seguito del rilascio di “autorizzazione ed in
precario datata 22 giugno 1995; ad opera (manufatto, delle dimensioni
di mt 20x10x5.80 adibito a deposito del materiale in legno
semilavorato, costituente ampliamento dell’insediamento produttivo
gia’ utilizzato dalla ditta “Corman S.r.l. ) gia’ realizzata, la
stessa fu formalmente legittimato, dapprima con il rilascio del
provvedimento di “prima proroga dell’autorizzazione suindicata
(provvedimento rilasciato dall’Autorita’ comunale in data 26 giugno
1996, con espressa indicazione di “validita’ sino al 22 giugno 1997),
successivamente con il rilascio del provvedimento di “seconda proroga
(provvedimento rilasciato in data 29 maggio 1997, con espressa
indicazione di “validita’ sino al 26 giugno 1998).
Trattasi, all’evidenza, di un caso di concreta applicazione del
disposto normativo di cui all’art. 81, commi 1 e 2, della legge
regionale F.V.G. n. 52/1991 e successive mod. ed integr. (recante
norme regionali in materia di pianificazione territoriale ed
urbanistica), che testualmente recita:
“1. Possono essere autorizzati a titolo precario gli
interventi soggetti a concessione od autorizzazione edilizia, benche’
difformi dalle previsioni degli strumenti urbanistici approvati od
adottati, qualora siano destinati al soddisfacimento di esigenze di
carattere improrogabile e transitorio, non altrimenti realizzabili.
“2. All’autorizzazione deve essere apposta una specifica
clausola che determini il periodo di validita’ dell’atto nel massimo
di un anno, prorogabile, per comprovati motivi, per non piu’ di due
volte. .
Dei profili di illegittimita’ costituzionale delle citate norme
di legge, che certamente tanti dubbi sollevano sotto molteplici
aspetti, puo’ parlarsi con rilevanza nell’ambito del giudizio penale
soltanto, ovviamente, con riferimento agli interventi “soggetti a
concessione edilizia che vengano ad essere in concreto assentiti con
autorizzazione in precario, trattandosi soltanto in tal caso di
fattispecie penalmente rilevante (diversamente nel caso degli
interventi “soggetti ad autorizzazione edilizia , trattandosi in
questo caso difattispecie che non assurgono a penale rilevanza).
In termini generali, per quanto attiene all’indirizzo della
giurisprudenza penale di legittimita’ relativamente alle ipotesi di
autorizzazione provvisoria “in precario con la quale
l’amministrazione comunale consenta una situazione di contrasto con
le prescrizioni urbanistiche sulla base dell’obbligo/impegno del
costruttore di rimuovere in futuro i manufatti abusivi merita di
essere segnalata, da ultimo, la sent. n. 111 della Cassazione pen.,
Sez. III, 27 marzo 2000, che sottolinea come un simile provvedimento
sia, “non soltanto extra legem in quanto non previsto da alcuna
disposizione legislativa, ma anche contra legem in quanto destinato a
consentire una situazione di palese abuso edilizio . Trattasi,
peraltro, di indirizzo conforme e corrispondente a quello espresso
dal Consiglio di Stato con la sent. Sz.V n. 363 dell’11 marzo 1995
(“E’ illegittima la concessione edilizia c.d. “in precario ,
caratterizzata dalla durata e revocabilita’ dell’atto concessivo in
una situazione di contrasto con le prescrizioni urbanistiche di zona
e dall’impegno del costruttore di rimuovere in futuro i manufatti su
richiesta del comune, in quanto tale provvedimento atipico – oltre a
snaturare la tipicita’ della concessione/permesso di costruire – non
potrebbe avere altra funzione che quella di tollerare una situazione
di evidente abuso edilizio )…
Con riferimento alle norme regionali in discussione si configura,
certamente, una specifica previsione legislativa (valida, ovviamente,
nel solo ambito territoriale della Regione F.V.G.) dell’istituto
dell’autorizzazione edilizia “in precario restando pero’ fondata la
questione se la censura di evidente illegittimita’ affermata dalla
citata sentenza della Corte di cass. non possa riproporsi, sotto il
profilo dell’illegittimita’ costituzionale, proprio con riguardo alle
stesse norme di legge in discussione.
Piu’ in particolare, in sede di giudizio penale, dovra’ porsi la
questione se le citate norme legislative regionali non costituiscano
concreto contrasto e violazione ai principi costituzionali della
riserva di legge statale in materia penale (artt. 25 e 117, comma 2
lett. l), Cost.) e del connesso obbligo/potere di esercizio
dell’azione penale riservato all’Autorita’ giudiziaria statale
(art. 112 Cost.).
Premesso che i principi costituzionali appena ricordati
costituiscono indubbio limite alla potesta’ legislativa regionale
(anche quando tale potesta’ venga ad essere esercitata da regione a
statuto speciale quale potesta’ legislativa esclusiva in una
determinata materia), giova subito precisare che tale limitazione si
esprime (anche) nell’impossibilita’ per la legge regionale di
considerare leciti fatti penalmente sanzionati dalla legge dello
Stato, ovvero, e comunque, di modificare i presupposti per
l’applicazione della legge penale statale. In tal senso, piu’ volte
la Corte costituzionale ha affermato: che la fonte del potere
punitivo risiede solo nella legislazione statale e che le regioni non
dispongono della possibilita’ di comminare, rimuovere o variare con
proprie leggi le pene previste in una data materia (sentenza n. 79
del 1977); che entro il sistema di scelte sanzionatorie previsto
dalla normativa statale non si possono introdurre arbitrarie
distinzioni in quanto risulterebbe sconvolta la complessiva logica
della legge (statale) diretta ad assicurare un’uniformita’ di
trattamento in tutto il territorio nazionale; che la potesta’
legislativa regionale e’ destinata a cedere all’intervento
legislativo statale ispirato a criteri di omogeneita’ ed univocita’
di indirizzo e generalita’ di applicazione in tutto il territorio
nazionale con specifiche norme che riguardano (anche) i risvolti
penali del problema (sentenza n. 179 del 1986).
Ebbene, quanto sopra premesso e considerato e’ convinzione d…

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