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N. 218 ORDINANZA (Atto di promovimento) 11 febbraio 2002. Ordin...

N. 218 ORDINANZA (Atto di promovimento) 11 febbraio 2002. Ordinanza emessa l'11 febbraio 2002 dal tribunale amministrativo regionale della Lombardia sul ricorso proposto da Gabri & C. S.a.s. contro Comune di Besnate Edilizia e urbanistica - Regione Lombardia - Previsione, con norma regionale di interpretazione autentica, della possibilita' di recupero, ai fini abitativi e in corso d'opera

N. 218 ORDINANZA (Atto di promovimento) 11 febbraio 2002.

Ordinanza emessa l’11 febbraio 2002 dal tribunale amministrativo
regionale della Lombardia sul ricorso proposto da Gabri & C. S.a.s.
contro Comune di Besnate

Edilizia e urbanistica – Regione Lombardia – Previsione, con norma
regionale di interpretazione autentica, della possibilita’ di
recupero, ai fini abitativi e in corso d’opera, dei sottotetti dei
quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura –
Dedotta ingiustificata deroga agli indici di fabbricabilita’ e alle
prescrizioni dirette ad assicurare l’equilibrio tra la dotazione di
aree per attrezzature pubbliche e l’edificazione a scopo
residenziale – Irragionevolezza – Incidenza sui principi di buon
andamento ed efficienza della pubblica amministrazione –
Interferenza sul potere giurisdizionale – Violazione dei principi
stabiliti dalle leggi statali in materia.
– Legge della Regione Lombardia 23 novembre 2001, n. 18, artt. 1 e 2.
– Costituzione, artt. 3, 97, 101, 102, 103, 104, 114 e 117.
In via subordinata: Edilizia e urbanistica – Regione Lombardia –
Interventi di ristrutturazione, di ampliamento e di nuova
costruzione – Previsione della procedura della denuncia di inizio
di attivita’ (DIA) anziche’ della concessione edilizia – Contrasto
con la normativa statale in materia (art. 19 legge n. 241/1990;
art. 4 d.l. n. 398/1993, convertita in legge n. 493/1993, come
sostituito dall’art. 2, comma 60, legge n. 662/1996).
– Legge della Regione Lombardia 19 novembre 1999, n. 22, art. 4,
comma 3; legge della Regione Lombardia 23 novembre 2001, n. 18,
art. 3.
– Costituzione, art. 117.

(GU n. 20 del 22-5-2002)
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

ha pronunciato la seguente ordinanza sul ricorso n. 3369/01,
proposto da Gabri & C. S.a.s. con sede in Castronno, in persona del
legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv.
Daniela Viva ed elettivamente domiciliata presso lo studio della
medesima in Milano, via Borgogna 9;
Contro comune di Besnate in persona del Sindaco pro tempore,
costituitosi in giudizio rappresentato e difeso dagli avv. Aldo Travi
e Michela Cerini ed elettivamente domiciliato presso la segreteria
del Tribunale amministrativo regionale, in Milano via Conservatorio
n. 13, per l’annullamento, previa sospensione del provvedimento
datato 17 luglio 2001 n. 7439-8246, con il quale il responsabile del
settore gestione del territorio ha ordinato di non effettuare i
lavori dichiarati con la D.I.A. presentata il 6 giugno 2001 per il
recupero ai fini abitativi di sottotetti;
per quanto occorrer possa, del provvedimento datato 26 giugno
2001 n. 6584-7439;
Visto il ricorso notificato in data 11 ottobre e depositato in
data 31 ottobre 2001;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del comune di Besnate;
Uditi alla camera di consiglio del 10 gennaio 2002. relatore il
cons. D. Giordano, gli avv. Guercio, in delega, per la ricorrente e
Travi per il comune resistente;
Visti gli atti tutti della causa;
Ritenuto quanto segue in:

Fatto e diritto

1. – La societa’ ricorrente e’ proprietaria in Besnate via
Vittorio Veneto di un terreno, distinto in catasto ai mapp. 2154-3582
fg-8, che e’ oggetto di un piano di lottizzazione approvato con
deliberazione del consiglio comunale n. 44 del 30 settembre 1996. Il
piano ammette un’edificabilita’ di mc. 5162,17, che e’ stata
interamente sfruttata, con la concessione edilizia n. 54/99 e
successive varianti, per la realizzazione di quattro edifici
residenziali.
Prima dell’ultimazione dei lavori, con le parti sottotetto ancora
al “rustico”, la societa’ ha presentato, in data 6 giugno 2001, una
denuncia di inizio attivita’ (di seguito: DIA) per poter recuperare a
fini abitativi, in applicazione della l.r. n. 15/96, i sottotetti di
tre dei quattro edifici assentiti con la suindicata concessione
edilizia. A tale iniziativa il comune replicava con provvedimento del
26 giugno 2001 per segnalare una serie di irregolarita’ formali
riscontrate nella pratica edilizia.
In data 4 luglio 2001 la societa’ presentava le integrazioni
richieste, manifestando la volonta’ di procedere all’esecuzione dei
lavori.
Con provvedimento 17 luglio 2001 il comune diffidava la
ricorrente a non dare corso alle opere di trasformazione del
sottotetto, sostenendo l’inapplicabilita’ della, l.r. n. 15/1996 ai
nuovi fabbricati in corso di costruzione e l’inammissibilita’ della
DIA, trattandosi di intervento in variante soggetto a concessione
edilizia.
2. – con il ricorso in epigrafe la societa’ ha chiesto
l’annullamento delle determinazioni comunali, deducendo le censure
seguenti: l’esecuzione dei lavori e’ stata vietata non in ragione di
prescrizioni ostative, ma mediante il richiamo a pronunce
giurisprudenziali cui e’ stato attribuito valore eccedente i limiti
soggettivi del giudicato (primo motivo); il provvedimento e’ stato
adottato in violazione dell’art. 4, terzo comma, l.r. n. 22/1999 che
ha esteso il regime della DIA a tutti gli interventi edilizi anche di
nuova costruzione, purche’ conformi alla strumentazione urbanistica
(secondo motivo); risulta violata anche la l.r. n. 15/1996, in quanto
il significato letterale e sistematico dell’espressione “sottotetti
esistenti”, per i quali e’ ammesso il recupero a fini abitativi, non
e’ limitato ai soli sottotetti esistenti alla data di entrata in
vigore della legge, ma va esteso a tutti quelli realizzati
successivamente purche’ esistenti al momento della domanda (terzo
motivo).
Il comune di Besnate si e’ costituito in giudizio
controdeducendo.
Il ricorso veniva chiamato alla odierna camera di consiglio per
l’esame della domanda di sospensione cautelare. Nel corso della
discussione, la difesa ricorrente si richiamava alla l.r. n. 18/2001
di interpretazione autentica della l.r. n. 15/1996 insistendo per
l’accoglimento della domanda. La difesa comunale sosteneva
l’incostituzionalita’ della legge sopravvenuta, per violazione
dell’art. 117 Cost. e del principio di ragionevolezza.
3. – Collegio e’ chiamato a pronunciarsi, in sede cautelare,
sulla legittimita’ di un provvedimento inserito nell’iter
procedimentale delineato dalla legge regionale della Lombardia n. 15
del 1996, recante la disciplina per il recupero ai fini abitativi dei
sottotetti esistenti.
L’art. 21 della l. n. 1034/1971, come modificato dall’art. 3 l.
n. 205/2000, stabilisce che la pronuncia sulla domanda cautelare
debba contenere la valutazione del pregiudizio allegato, nonche’
l’indicazione dei profili che, ad un sommario esame, inducono a una
ragionevole previsione sull’esito del ricorso.
Con riguardo alla sussistenza del requisito del danno, il
collegio ritiene che il provvedimento impugnato precluda alla
societa’ ricorrente l’ultimazione dei lavori diretti
all’utilizzazione residenziale dei sottotetti e debba, pertanto,
considerarsi produttivo di un pregiudizio grave e irreparabile.
Quanto al fumus boni juris, la fondatezza della tesi sostenuta
nel terzo motivo del ricorso e’ innegabile alla luce
dell’interpretazione autentica e dell’integrazione dell’art. 1 della
l.r. n. 15/1996, che e’ stata fornita dal legislatore regionale con
la l.r. n. 18/2001.
Nella situazione in esame questo giudice dovrebbe, quindi, dare
applicazione alle norme regionali che, allo stato, legittimano
l’intervento e accordare la misura cautelare richiesta dalla
ricorrente; tuttavia il collegio condivide i dubbi, che sono stati
enunciati dalla difesa comunale nella discussione in camera di
consiglio, sulla legittimita’ costituzionale della suindicata
previsione legislativa.
La rilevanza della questione nel presente giudizio e’ resa
manifesta dalla considerazione che i provvedimenti impugnati
contrastano con gli artt. 1 e 2 della l.r. n. 18/2001, per cui la
soluzione della controversia non puo’ prescindere dalla pronuncia
sulla legittimita’ costituzionale delle norme regionali, la cui
applicazione al caso di specie e’ stata invocata dalla difesa
ricorrente.
La soluzione della questione e’ propedeutica anche all’esame del
quesito relativo all’ammissibilita’ della DIA nella situazione
considerata, in quanto per riconoscere la possibilita’ di far ricorso
a detto strumento e’ necessario innanzitutto stabilire la conformita’
dell’intervento alla normativa urbanistica e, quindi, la legittimita’
costituzionale di quest’ultima.
La questione, oltre che rilevante, e’ anche non manifestamente
infondata, per profili che attengono alla ragionevolezza
dell’impianto normativo, alla lesione dell’autonomia comunale e della
funzione giurisdizionale, alla violazione del principio del buon
andamento e della logicita’ intrinseca del procedimento, nonche’ per
l’infrazione di principi fondamentali stabiliti dalle leggi statali.
Cio’ per le ragioni di seguito indicate.
4.- Con la legge regionale della Lombardia 15 luglio 1996 n. 15
e’ stata approvata la disciplina per il “recupero ai fini abitativi
dei sottotetti esistenti”; in particolare l’art. 2 ha consentito gli
interventi edilizi finalizzati al recupero del piano sottotetto
esistente, con apertura di finestre, lucernari, abbaini e terrazze,
nonche’ le modificazioni delle altezze, di colino e di gronda e delle
linee di pendenza delle falde; l’art. 3 ha poi assicurato un ampio
regime di deroga agli interventi di recupero dei sottotetti, i…

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