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TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 15 aprile 2002, n.63: Testo del ...

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 15 aprile 2002, n.63: Testo del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, coordinato con la legge di conversione 15 giugno 2002, n. 112 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale - alla pag. 3), recante: 'Disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture.' (GU n. 139 del 15-6-2002)

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 15 aprile 2002, n.63

Testo del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, coordinato con la
legge di conversione 15 giugno 2002, n. 112 (in questa stessa
Gazzetta Ufficiale – alla pag. 3), recante: “Disposizioni finanziarie
e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del
sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici,
adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni,
valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture.”

Avvertenza:
Il testo coordinato qui pubblicato e’ stato redatto dal Ministero
della giustizia ai sensi dell’art. 11, comma 1, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, nonche’ dell’art. 10, commi 2 e 3, del medesimo testo
unico, al solo fine di facilitare la lettura sia delle disposizioni
del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate dalla legge
di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel decreto,
trascritte nelle note. Restano invariati il valore e l’efficacia
degli atti legislativi qui riportati.
Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate
con caratteri corsivi.

Sul terminale tali modifiche sono riportate tra i segni ((…))

A norma dell’art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400
(Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di
conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua
pubblicazione.

Art. 1.
Ristrutturazione delle procedure di versamento
e di riscossione

1. Nell’articolo 21 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241,
dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: “2-bis. Con convenzione,
fermi restando i termini fissati dai commi 1 e 2, puo’ essere
stabilito che:
a) entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello di
ricevimento della delega, la banca comunica alla struttura di
gestione l’importo presuntivo delle somme che versera’ ai sensi del
comma 1;
b) entro il terzo giorno lavorativo successivo a quello di
ricevimento della delega, la banca versa almeno l’80 per cento delle
predette somme”.
2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell’economia e delle finanze sono stabilite modalita’ di
riscossione, che prevedano anche sistemi di rateazione e di
compensazione di entrate anche di natura non tributaria, ((anche
degli enti territoriali)), o non erariale.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 21 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241, recante “Norme di semplificazione degli
adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e
dell’imposta sul valore aggiunto, nonche’ di modernizzazione del
sistema di gestione delle dichiarazioni”, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 28 luglio 1997, n. 174, supplemento ordinario, cosi’ come
modificato dal presente articolo:
“Art. 21. (Adempimenti delle banche). – 1. Entro il quinto giorno
lavorativo successivo a quello di ricevimento della delega, la banca
versa le somme riscosse alla tesoreria dello Stato o alla Cassa
regionale siciliana di Palermo, al netto del compenso ad essa
spettante. Si considerano non lavorativi i giorni di sabato e quelli
festivi.
2. Entro il termine di cui al comma 1, la banca predispone ed
invia telematicamente alla struttura di gestione di cui all’art. 22 i
dati riepilogativi delle somme a debito e a credito complessivamente
evidenziate nelle deleghe di pagamento, distinte per ciascun ente
destinatario.
2-bis. Con convenzione, fermi restando i termini fissati dai
commi 1 e 2, puo’ essere stabilito che:
a) entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello di
ricevimento della delega, la banca comunica alla struttura di
gestione l’importo presuntivo delle somme che versera’ ai sensi del
comma 1;
b) entro il terzo giorno lavorativo successivo a quello di
ricevimento della delega, la banca versa almeno l’80% delle predette
somme.
3. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i
Ministri del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale, sono
stabilite le modalita’ applicative nonche’ i criteri per i controlli
relativi all’esecuzione del servizio da parte delle banche e le
modalita’ di scambio dei dati fra gli interessati.”.

Art. 2.
Concentrazione del versamento delle imposte dirette
in un termine unico

1. L’articolo 17 del ((regolamento di cui al)) decreto del
Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, e’ sostituito
dal seguente:
“Art. 17. (Razionalizzazione dei termini di versamento) – 1. Il
versamento del saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei
redditi ed a quella dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive
da parte delle persone fisiche e delle societa’ o associazioni di cui
all’articolo 5 ((del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al)) decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917, compresa quella unificata, e’ effettuato entro il 20 giugno
dell’anno di presentazione della dichiarazione stessa. Il versamento
del saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all’imposta sul
reddito delle persone giuridiche ed a quella dell’imposta regionale
sulle attivita’ produttive, compresa quella unificata, e’ effettuato
entro il giorno 20 del sesto mese successivo a quello di chiusura del
periodo d’imposta. I soggetti che in base a disposizioni di legge
approvano il bilancio oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura
dell’esercizio, versano il saldo dovuto in base alla dichiarazione
relativa all’imposta sul reddito delle persone giuridiche ed a quella
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, compresa quella
unificata, entro il giorno 20 del mese successivo a quello di
approvazione del bilancio. Se il bilancio non e’ approvato nel
termine stabilito, in base alle disposizioni di legge di cui al
precedente periodo, il versamento e’ comunque effettuato entro il
giorno 20 del mese successivo a quello di scadenza del termine
stesso.
2. I versamenti di cui al comma 1 possono essere effettuati entro
il trentesimo giorno successivo ai termini ivi previsti, maggiorando
le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse
corrispettivo.
3. I versamenti di acconto dell’imposta sul reddito delle persone
fisiche e dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche dovuti ai
sensi della legge 23 marzo 1977, n. 97, e successive modificazioni,
nonche’ quelli relativi all’imposta regionale sulle attivita’
produttive, sono effettuati in due rate salvo che il versamento da
effettuare alla scadenza della prima rata non superi euro 103. Il
quaranta per cento dell’acconto dovuto e’ versato alla scadenza della
prima rata e il residuo importo alla scadenza della seconda. Il
versamento dell’acconto e’ effettuato, rispettivamente:
a) per la prima rata, nel termine previsto per il versamento
del saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all’anno
d’imposta precedente;
b) per la seconda rata, nel mese di novembre, ad eccezione di
quella dovuta dai soggetti all’imposta sul reddito delle persone
giuridiche e all’imposta regionale sulle attivita’ produttive il cui
periodo d’imposta non coincide con l’anno solare, che effettuano il
versamento di tale rata entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese
dello stesso periodo d’imposta”.

Riferimenti normativi:
– Il decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n.
435, recante “Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente
della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, nonche’ disposizioni per la
semplificazione e razionalizzazione di adempimenti tributari”, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 dicembre 2001, n. 292.

Art. 3.
Razionalizzazione del sistema dei costi
dei prodotti farmaceutici

1. Il prezzo di vendita al pubblico dei medicinali di cui alla
lettera a) dell’articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993,
n. 537, ivi compresi quelli previsti dal decreto del Ministro della
salute 4 dicembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 33
dell’8 febbraio 2002, e’ ridotto, ((fino al 31 dicembre 2002)), del 5
per cento al netto dell’IVA.
2. Sono esclusi dalla riduzione del prezzo di cui al comma 1 i
medicinali emoderivati estrattivi e da DNA ricombinante ((nonche’ i
medicinali da DNA ricombinante inseriti nell’allegato 2 al decreto
del Ministro della sanita’ 22 dicembre 2000, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio
2001, e i farmaci il cui prezzo di vendita al pubblico e’ inferiore a
cinque euro.))
3. Alle imprese farmaceutiche titolari dell’autorizzazione
all’immissione in commercio di medicinali, e’ consentito di
organizzare o contribuire a realizzare mediante finanziamenti anche
indiretti all’estero per l’anno 2002 congressi, convegni o riunioni
ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 541, nella misura massima del 50 per cento di quelli notificati al
Ministero della salute nell’anno 2001 o autorizzati ai sensi del
comma 7 del citato articolo 12.
4. La spesa delle imprese farmaceutiche per la organizzazione,
partecipazione e il finanziamento anche indiretto di convegni,
congressi, seminari o riunioni ((di cui al comma 3)) per l’esercizio
2002 non potra’ eccedere il 50 per cento delle spese sostenute e
documentate per il medesimo fine nell’esercizio 2001.
5. Per le imprese farmaceutiche di nuova costituzione le stesse
spese non potranno comunque eccedere ((l’8 per cento)) del fatturato
annuo.
6. Il rapporto percentuale tra il fatturato globale dell’anno 2002
e la differenza tra la spesa sostenuta dalla singola impresa
farmaceutica per la organizzazione, la partecipazione e il
finanziamento anche indiretto di convegni, congressi, seminari o
riunioni ((di cui al comma 3)) per l’anno 2002 e la stessa spesa
relativa all’anno 2001, comportera’, a decorrere dal 1 gennaio 2003,
la riduzione percentuale di pari entita’ del prezzo di vendita al
pubblico dei medicinali di cui al comma 1.
7. Sono precluse la organizzazione e la partecipazione a congressi,
convegni o riunioni eccedenti la percentuale di cui al comma 3, fatti
salvi quelli gia’ regolarmente notificati o autorizzati dal Ministro
della salute alla data di entrata in vigore del presente decreto.
8. Al fine di adeguare progressivamente la durata della copertura
brevettuale complementare a quella prevista dalla normativa
comunitaria le disposizioni di cui alla legge 19 ottobre 1991, n.
349, ed al regolamento (CEE) n. 1768/1992 del Consiglio, del
18 giugno 1992, trovano attuazione attraverso una riduzione della
“protezione complementare” pari ((a sei mesi per ogni anno solare, a
decorrere dal 1 gennaio 2004)), fino al completo allineamento alla
normativa europea. Le aziende che intendono produrre specialita’
farmaceutiche al di fuori della copertura brevettuale possono avviare
la procedura di registrazione del prodotto contenente il principio
attivo in anticipo di un anno rispetto alla scadenza della copertura
brevettuale complementare del principio attivo.
8-bis. ((E’ consentito a soggetti terzi che intendano produrre per
l’esportazione principi attivi coperti dai certificati complementari
di protezione di cui all’articolo 4 della legge 19 ottobre 1991, n.
349, nonche’ all’articolo 4-bis del regio decreto 29 giugno 1939, n.
1127, introdotto dall’articolo 1 della citata legge n. 349 del 1991,
di avviare con i titolari dei certificati suddetti, presso il
Ministero delle attivita’ produttive, una procedura per il rilascio
di licenze volontarie a titolo oneroso nel rispetto della
legislazione vigente in materia.))
8-ter. ((Le licenze di cui al comma 8-bis sono comunque valide
unicamente per l’esportazione verso Paesi nei quali la protezione
brevettuale dei relativi principi attivi sia scaduta, ivi compreso
l’eventuale certificato complementare di protezione, e in conformita’
alle normative vigenti nei Paesi di destinazione.))
8-quater. ((Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro
delle attivita’ produttive, sentiti i settori interessati, definisce
i criteri di funzionamento della procedura di cui al comma 8-bis.))
9. A partire dal 1 gennaio 2003 le confezioni dei farmaci, ((ad
esclusione di quelli di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 539)), debbono riportare sulle
confezioni e sulle istruzioni, nonche’ nelle forme consentite di
pubblicita’, ((dopo l’indicazione del marchio)), la sigla
classificativa internazionale corrispondente alla denominazione
comune internazionale cosiddetta “anatomico-terapeutico-chimica”
(ATC), seguita dal corrispondente nome chimico del prodotto. La
denominazione commerciale – se presente – deve essere stampata al di
sotto di sigla e della denominazione chimica in corpo ((uguale a
quello)) del nome chimico; sino ad esaurimento delle scorte e’
consentita la vendita di confezioni che riportino la sola
denominazione commerciale solo se confezionate prima del 1 novembre
2002.
9-bis. ((Il collegio sindacale delle aziende sanitarie e delle
aziende ospedaliere segnala periodicamente al direttore generale
dell’azienda, al presidente della regione e al Ministero
dell’economia e delle finanze gli eventuali scostamenti della spesa
effettuata rispetto ai livelli programmati nei documenti contabili
vigenti di finanza pubblica. Il direttore generale dell’azienda da’
comunicazione dei provvedimenti adottati per assicurare il rispetto
dei limiti di spesa previsti.))
9-ter. ((Le deliberazioni della Commissione unica del farmaco
concernenti riclassificazione dei farmaci ovvero nuove ammissioni
alla rimborsabilita’, con effetto dal 1 giugno 2002, sono approvate
con decreto del Ministro della salute, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano. Al decreto e’ allegata una relazione
tecnica, verificata dal Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, avente ad oggetto
gli effetti finanziari dello stesso. In particolare la relazione
tecnica attesta che dalle deliberazioni non derivano oneri maggiori
rispetto ai livelli di spesa programmati nei documenti contabili
vigenti di finanza pubblica nonche’, in particolare, rispetto a
quelli definiti nell’accordo tra Governo, regioni e province autonome
dell’8 agosto 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del
6 settembre 2001. I decreti di approvazione sono trasmessi alla Corte
dei conti per la relativa registrazione.))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 8, comma 10, della legge
24 dicembre 1993, n. 537, recante “Interventi correttivi di finanza
pubblica”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 28 dicembre 1993, n.
303, supplemento ordinario:
“10. Entro il 31 dicembre 1993, la Commissione unica del farmaco
di cui all’art. 7 del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266,
procede alla riclassificazione delle specialita’ medicinali e dei
preparati galenici di cui al comma 9 del presente articolo,
collocando i medesimi in una delle seguenti classi:
a) farmaci essenziali e farmaci per malattie croniche;
b) farmaci, diversi da quelli di cui alla lettera a), di
rilevante interesse terapeutico;
c) altri farmaci privi delle caratteristiche indicate alle
lettere a) e b).”.
– Il decreto 4 dicembre 2001 del Ministero della salute –
Commissione unica del farmaco -, recante “Riclassificazione dei
medicinali ai sensi della legge 16 novembre 2001, n. 405, di
conversione, con modifiche, del decreto-legge 18 settembre 2001, n.
347”, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio
2002.
– Si riporta il testo dell’allegato 2 al decreto del Ministero
della sanita’ 22 dicembre 2000 recante “Revisione delle note
riportate nel provvedimento 30 dicembre 1993 di riclassificazione dei
medicinali e successive modificazioni”, e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2001 – Supplemento Ordinario n. 4:

“ALLEGATO 2
Elenco dei medicinali per i quali, previa eventuale prescrizione
su diagnosi e piano terapeutico di centri specializzati, universitari
o delle aziende sanitarie, individuati dalle regioni e dalle province
autonome di Trento e Bolzano, e’ prevista la possibilita’ di
distribuzione diretta anche da parte delle strutture pubbliche.
Criterio di inclusione: quando la complessita’ clinica e
gestionale della patologia trattata preveda un periodico ricorso alla
struttura.

=====================================================================
Tipologia dei pazienti | Principi attivi |Piano terapeutico
=====================================================================
Pazienti affetti da: | |
———————————————————————
|Buserelina, Leuprorelina,|
|Goserelina, Triptorelina |
malattie neoplastiche | Tretinoina |
———————————————————————
malattie ematologiche | Mesna |
———————————————————————
|Filgrastim, Lenograstim, |
malattie endocrinologiche| Molgramostim | si
———————————————————————
| Octreotide, Lanreotide, |
insufficienza renale | Somatropina |
cronica in trattamento | Eritropoietina alfa e |
dialitico | beta, Sevelamer |
———————————————————————
| Interferoni, Lamivudina |
malattie epatiche | Gonadorelina |
———————————————————————
Pazienti affetti da | |
narcolessia | Modafinil | si
———————————————————————
Pazienti affetti da | Ganciclovir, Foscarnet, |
immunodepressione | Pentamidina | si
———————————————————————
| Metadone, Naltrexone, |
Pazienti seguiti dai SERT| Buprenorfina* | no
———————————————————————
Pazienti seguiti dai | |
centri Trapianto | Tacrolimus | si
———————————————————————
Pazienti seguiti da | |
centri per la fibrosi | |
cistica | Dornase alfa | si
———————————————————————
Pazienti seguiti da | |
centri per la talassemia | Deferoxamina | si
———————————————————————
| cl inibitore, Complesso |
| protrombinico umano, |
| Complesso protrombinico |
| antiemofilico umano |
|attivato, Desmopressina, |
| Fattore VII di |
| coagulazione nat., |
| Fattore VIII di |
|coagulazione nat. e ric.,|
| Fattore IX di |
|coagulazione nat. e ric.,|
|Fibrinogeno umano liof., |
Pazienti seguiti da | Immunoglobulina anti-D |
centri ematologici | (rh) | si
———————————————————————
Pazienti seguiti da | |
servizi psichiatrici e di| Clozapina Olanzapina |
igiene mentale | Risperidone, Quetiapina | si
———————————————————————
| Follitropina alfa |
| ricombinante, |
Pazienti seguiti da | Follitropina beta |
centri per la cura |Ricombinante, Menotropina|
dell’infertilita’ | Urofollitropina | si

Per i medicinali a base di Didanosina, Zidovudina, Zalcitabina
permane la possibilita’ di distribuzione diretta anche da parte delle
strutture pubbliche fino all’entrata in vigore del decreto di
riclassificazione di cui all’art. 2, comma 2 del presente decreto
(entro il 1 giugno 2001).
Una revisione periodica della lista sara’ orientata a comprendere
i farmaci innovativi per i quali la distribuzione da parte delle
strutture pubbliche per un periodo di tempo determinato e’
finalizzata ad una migliore definizione del profilo
beneficio-rischio.
(*): I medicinali a base di Buprenorfina indicati nella “terapia
sostitutiva nella dipendenza da oppiacei all’interno di un
trattamento medico, sociale e psicologico restano classificati in
classe H fino all’entrata in vigore del decreto di riclassificazione
di cui all’art. 2 comma 4 del presente decreto (entro 1 giugno
2001).”.
– Si riporta il testo dell’art. 12 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 541, recante “Attuazione della direttiva n.
92/28/CEE concernente la pubblicita’ dei medicinali per uso umano”,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1993, n. 7,
supplemento ordinario:
“Art. 12 (Convegni o congressi riguardanti i medicinali). 1.
Ogni impresa farmaceutica titolare dell’autorizzazione all’immissione
in commercio di medicinali che organizzi o contribuisca a realizzare,
mediante finanziamenti anche indiretti, in Italia o all’estero un
congresso, un convegno o una riunione su tematiche comunque attinenti
all’impiego di medicinali, deve trasmettere al competente ufficio del
Ministero della sanita’, almeno sessanta giorni prima della data
dell’inizio del congresso o incontro, una comunicazione, con firma
autenticata, contenente i seguenti elementi:
a) propria denominazione o ragione sociale, codice fiscale e
sede;
b) sede e data della manifestazione;
c) destinatari dell’iniziativa;
d) oggetto della tematica trattata e correlazione esistente fra
questa e i medicinali di cui l’impresa e’ titolare;
e) qualificazione professionale e scientifica dei relatori;
f) preventivo analitico delle spese; quando l’impresa si limiti
a fornire un contributo agli organizzatori, devono essere indicati
l’entita’ e le modalita’ dello stesso, nonche’ eventuali diritti o
facolta’ concessi dagli organizzatori come corrispettivo.
2. Per le riunioni di non piu’ di dieci medici organizzate
direttamente dall’impresa farmaceutica, la comunicazione di cui al
comma 1 deve pervenire al Ministero della sanita’ almeno quindici
giorni prima della data di svolgimento.
3. Quando alla realizzazione di uno stesso congresso, convegno o
riunione contribuiscono piu’ imprese farmaceutiche, le comunicazioni
di cui al comma 1 devono pervenire congiuntamente, per il tramite
degli organizzatori, con un prospetto riepilogativo delle imprese
partecipanti. Le comunicazioni inviate in difformita’ da quanto
stabilito dal presente comma sono prive di efficacia.
4. Le manifestazioni di cui ai commi 1 e 2 devono attenersi a
criteri di stretta natura tecnica ed essere orientate allo sviluppo
delle conoscenze nei settori della chimica, tecnica farmaceutica,
biochimica, fisiologia, patologia e clinica. E’ vietata la
partecipazione di imprese farmaceutiche a convegni o riunioni di
carattere sindacale.
5. Nell’ambito delle manifestazioni di cui ai commi 1 e 2,
eventuali oneri per spese di viaggio o per ospitalita’ devono essere
limitati agli operatori del settore qualificati e non possono essere
estesi ad eventuali accompagnatori. Detti oneri non possono
riguardare medici generici. L’ospitalita’ non puo’, inoltre, eccedere
il periodo di tempo compreso tra le dodici ore precedenti l’inizio
del congresso e le dodici ore successive alla conclusione del
medesimo, ne’ presentare caratteristiche tali da prevalere sulle
finalita’ tecnico-scientifiche della manifestazione.
6. L’impresa farmaceutica puo’ realizzare o contribuire a
realizzare il congresso, il convegno o la riunione se, entro
quarantacinque giorni dalla comunicazione di cui al comma 1 o,
nell’ipotesi disciplinata dal comma 2, non oltre cinque giorni prima
della data della riunione, il Ministero della sanita’ non comunica la
propria motivata opposizione.
7. Per le manifestazioni che si svolgono all’estero e per quelle
che comportano, per l’impresa farmaceutica, un onere superiore a
cinquanta milioni, l’impresa stessa deve ottenere espressa
autorizzazione dal Ministero della sanita’, il quale adotta le
proprie determinazioni entro quarantacinque giorni dalla
comunicazione di cui al comma 1. Nelle ipotesi disciplinate dal
presente comma la comunicazione predetta deve essere redatta in carta
legale ed essere corredata dell’attestazione del pagamento, ai sensi
dell’art. 5, comma 12, della legge 29 dicembre 1990, n. 407,
dell’importo di lire tremilioni.
8. Le somme di cui al comma 7 dovranno affluire all’entrata del
bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione ai competenti
capitoli dello stato di previsione del Ministero della sanita’
relativi alla pubblicazione del bollettino d’informazione sui farmaci
del Ministero stesso e ad altre iniziative ministeriali in materia di
informazione degli operatori sanitari e di farmacovigilanza.
9. In ogni caso, in seno al congresso o al convegno, o
collateralmente allo stesso, non puo’ essere effettuata alcuna forma
di distribuzione o esposizione di campioni medicinali o di materiale
illustrativo di farmaci, ad eccezione del riassunto delle
caratteristiche del prodotto, approvato dal Ministero della sanita’
ai sensi dell’art. 9, comma 5, del decreto legislativo 29 maggio
1991, n. 178, degli atti congressuali e di lavori scientifici,
purche’ integrali e regolarmente depositati presso il Ministero della
sanita’ ai sensi dell’art. 8, comma 1. Limitatamente ai congressi
internazionali, e’ consentita la divulgazione, nelle lingue
originali, di materiale informativo conforme alle autorizzazioni
all’immissione in commercio del medicinale rilasciate in altri paesi,
purche’ medici provenienti da questi ultimi risultino presenti alla
manifestazione.
10. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai
congressi, convegni e riunioni di farmacisti su tematiche comunque
attinenti ai medicinali.
11. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai
congressi, convegni e riunioni che si svolgono in data successiva al
30 giugno 1993.”.
– Il Regolamento (CEE) n. 1768/92 del Consiglio del 18 giugno
1992 sull’istituzione di un certificato protettivo complementare per
i medicinali, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Comunita’
europee 2 luglio 1992, n. 182, ed e’ entrato in vigore il 2 gennaio
1993.
– Si riporta il testo degli articoli 1 e 4 della legge 19 ottobre
1991, n. 349, recante “Disposizioni per il rilascio di un certificato
complementare di protezione per i medicamenti o i relativi
componenti, oggetto di brevetto”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
4 novembre 1991, n. 258:
“Art. 1 (Rilascio del certificato di protezione brevettale).
– 1. Dopo l’art. 4 del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127, e’
aggiunto il seguente:
“Art. 4-bis. – 1. I titolari di un brevetto per invenzione
industriale, che ha effetti in Italia e ha per oggetto un
medicamento, un prodotto che entra nella composizione di un
medicamento, una utilizzazione di un prodotto come medicamento o un
procedimento per la sua fabbricazione, possono ottenere un
certificato complementare di protezione dopo aver ottenuto la
registrazione ai fini dell’immissione in commercio del medicamento
stesso rilasciata ai sensi dell’art. 162 del testo unico delle leggi
sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, come
sostituito dall’art. 4 della legge 1 maggio 1941, n. 422.
2. La domanda di certificato complementare di protezione deve
essere presentata dal titolare del brevetto all’Ufficio centrale
brevetti entro e non oltre centottanta giorni dalla data del decreto
ministeriale con cui viene concessa la prima autorizzazione
all’immissione in commercio di cui al comma 1 e, comunque, almeno
centottanta giorni prima della scadenza del brevetto. Se la prima
autorizzazione all’immissione in commercio di cui al comma 1 e’
concessa prima del rilascio del relativo brevetto, la domanda di
certificato complementare di protezione deve essere presentata entro
e non oltre sei mesi a decorrere dalla data del rilascio del
brevetto. La domanda deve essere depositata direttamente all’Ufficio
centrale brevetti e deve contenere le indicazioni e la documentazione
di cui al regio decreto 5 febbraio 1940, n. 244, e successive
modificazioni ed integrazioni.
3. L’Ufficio centrale brevetti, verificata la regolarita’ della
domanda e della relativa documentazione, provvede al rilascio del
certificato complementare di protezione o ne motiva il rifiuto entro
e non oltre la scadenza del brevetto. Contro il rifiuto puo’ essere
fatto ricorso alla commissione di cui all’art. 71. L’Ufficio centrale
brevetti e’ tenuto a rendere noti, mediante la pubblicazione di un
bollettino mensile, i medicamenti per i quali e’ stato chiesto il
rilascio o e’ stato rilasciato il certificato complementare di
protezione e il relativo brevetto a cui e’ stato fatto riferimento
per l’ottenimento di detto certificato. Tale bollettino deve essere
reso disponibile al pubblico entro il mese successivo al mese durante
il quale le domande sono state depositate e i certificati sono stati
concessi.
4. Al certificato complementare di protezione e alle domande per
il suo ottenimento si applica il regime giuridico, con gli stessi
diritti esclusivi ed obblighi, del brevetto e delle domande di
brevetto. Il certificato complementare di protezione produce gli
stessi effetti del brevetto al quale si riferisce limitatamente alla
parte o alle parti di esso relative al medicamento oggetto
dell’autorizzazione all’immissione in commercio.
5. Gli effetti del certificato complementare di protezione
decorrono dal momento in cui il brevetto perviene al termine della
sua durata legale e si estendono per una durata pari al periodo
intercorso tra la data del deposito della domanda del brevetto e la
data del decreto con cui viene concessa la prima autorizzazione
all’immissione in commercio del medicamento. La durata del
certificato complementare di protezione non puo’ in ogni caso essere
superiore a diciotto anni a decorrere dalla data in cui il brevetto
perviene al termine della sua durata legale. Se la domanda di
certificato complementare di protezione e’ stata presentata nei
termini stabiliti e resa nota mediante il bollettino mensile e alla
scadenza del brevetto non e’ ancora stato concesso il certificato
complementare di protezione, alla domanda si attribuiscono
provvisoriamente gli stessi effetti del certificato complementare di
protezione. I diritti esclusivi considerati dal comma 4 vengono
conferiti con la concessione del certificato complementare di
protezione .”.
“Art. 4 (Disposizioni transitorie). – 1. I titolari di brevetti o
domande di brevetto, relativi a medicamenti per i quali alla data di
entrata in vigore della presente legge sia gia’ stata concessa
l’autorizzazione all’immissione in commercio, possono presentare
domanda per ottenere il certificato complementare di protezione di
cui all’art. 4-bis del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127,
aggiunto dall’art. 1 della presente legge.
2. La domanda di cui al comma 1 deve essere presentata entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge e comunque almeno centottanta giorni prima della data di
scadenza del brevetto.”.
– Si riporta il testo dell’art. 4-bis del regio decreto 29 giugno
1939, n. 1127, recante “Testo delle disposizioni legislative in
materia di brevetti per invenzioni industriali”, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 14 agosto 1939, n. 189:
“Art. 4-bis. – 1. I titolari di un brevetto per invenzione
industriale, che ha effetti in Italia e ha per oggetto un
medicamento, un prodotto che entra nella composizione di un
medicamento, una utilizzazione di un prodotto come medicamento o un
procedimento per la sua fabbricazione, possono ottenere un
certificato complementare di protezione dopo aver ottenuto la
registrazione ai fini dell’immissione in commercio del medicamento
stesso rilasciata ai sensi dell’art. 162 del testo unico delle leggi
sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, come
sostituito dall’art. 4 della legge 1 maggio 1941, n. 422.
2. La domanda di certificato complementare di protezione deve
essere presentata dal titolare del brevetto all’Ufficio centrale
brevetti entro e non oltre centottanta giorni dalla data del decreto
ministeriale con cui viene concessa la prima autorizzazione
all’immissione in commercio di cui al comma 1 e, comunque, almeno
centottanta giorni prima della scadenza del brevetto. Se la prima
autorizzazione all’immissione in commercio di cui al comma 1 e’
concessa prima del rilascio del relativo brevetto, la domanda di
certificato complementare di protezione deve essere presentata entro
e non oltre sei mesi a decorrere dalla data del rilascio del
brevetto. La domanda deve essere depositata direttamente all’Ufficio
centrale brevetti e deve contenere le indicazioni e la documentazione
di cui al regio decreto 5 febbraio 1940, n. 244, e successive
modificazioni ed integrazioni.
3. L’Ufficio centrale brevetti, verificata la regolarita’ della
domanda e della relativa documentazione, provvede al rilascio del
certificato complementare di protezione o ne motiva il rifiuto entro
e non oltre la scadenza del brevetto. Contro il rifiuto puo’ essere
fatto ricorso alla commissione di cui all’art. 71. L’Ufficio centrale
brevetti e’ tenuto a rendere noti, mediante la pubblicazione di un
bollettino mensile, i medicamenti per i quali e’ stato chiesto il
rilascio o e’ stato rilasciato il certificato complementare di
protezione e il relativo brevetto a cui e’ stato fatto riferimento
per l’ottenimento di detto certificato. Tale bollettino deve essere
reso disponibile al pubblico entro il mese successivo al mese durante
il quale le domande sono state depositate e i certificati sono stati
concessi.
4. Al certificato complementare di protezione e alle domande per
il suo ottenimento si applica il regime giuridico, con gli stessi
diritti esclusivi ed obblighi, del brevetto e delle domande di
brevetto. Il certificato complementare di protezione produce gli
stessi effetti del brevetto al quale si riferisce limitatamente alla
parte o alle parti di esso relative al medicamento oggetto
dell’autorizzazione all’immissione in commercio.
5. Gli effetti del certificato complementare di protezione
decorrono dal momento in cui il brevetto perviene al termine della
sua durata legale e si estendono per una durata pari al periodo
intercorso tra la data del deposito della domanda del brevetto e la
data del decreto con cui viene concessa la prima autorizzazione
all’immissione in commercio del medicamento. La durata del
certificato complementare di protezione non puo’ in ogni caso essere
superiore a diciotto anni a decorrere dalla data in cui il brevetto
perviene al termine della sua durata legale. Se la domanda di
certificato complementare di protezione e’ stata presentata nei
termini stabiliti e resa nota mediante il bollettino mensile e alla
scadenza del brevetto non e’ ancora stato concesso il certificato
complementare di protezione, alla domanda si attribuiscono
provvisoriamente gli stessi effetti del certificato complementare di
protezione. I diritti esclusivi considerati dal comma 4 vengono
conferiti con la concessione del certificato complementare di
protezione.”.
– Si riporta il testo dell’art. 3, comma 1, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 539, recante “Attuazione della
direttiva 92/26/CEE riguardante la classificazione nella fornitura
dei medicinali per uso umano”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
11 gennaio 1993, n. 7, supplemento ordinario:
“1. I medicinali non soggetti a prescrizione medica di cui
all’art. 2, lettera a), sono i medicinali che non rispondono ai
criteri indicati negli articoli 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10. Nell’ambito di
questi, si definiscono medicinali da banco o di automedicazione i
medicinali che, per la loro composizione e il loro obiettivo
terapeutico, sono concepiti e realizzati per essere utilizzati senza
intervento di un medico per la diagnosi, la prescrizione o la
sorveglianza nel corso del trattamento e, se necessario, con il
consiglio del farmacista.”.
– Per il testo dell’Accordo 8 agosto 2001 tra Governo, regioni e
le province autonome di Trento e Bolzano recante “Integrazioni e
modifiche agli accordi sanciti il 3 agosto 2000 (repertorio atti
1004) e il 22 marzo 2001 (repertorio atti 1210) in materia
sanitaria”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del
6 settembre, si rinvia alle note all’art. 4-bis.

Art. 4.
Concorso delle regioni al rispetto degli obiettivi
di finanza pubblica

1. Le disposizioni di cui all’art. 40 della legge 28 dicembre 2001,
n. 448, concernenti taluni obblighi a carico delle regioni e delle
province autonome per l’anno 2001, funzionali al rispetto degli
obiettivi di finanza pubblica, sono estese anche agli anni 2002, 2003
e 2004, intendendosi quale livello di finanziamento da ripristinarsi
nel caso di inadempimento da parte delle medesime, quello considerato
dall’accordo tra Governo, regioni e province autonome del 3 agosto
2000, come integrato dall’articolo 85, comma 6, della legge
23 dicembre 2000, n. 388, rivalutato per i predetti anni, secondo le
percentuali stabilite dall’articolo 85, comma 8, della legge
23 dicembre 2000, n. 388.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 40 della legge 28 dicembre 2001,
n. 448, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)”, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301, supplemento ordinario:
“Art. 40 (Concorso delle regioni al rispetto degli obiettivi). –
1. Il mancato rispetto degli impegni indicati al punto 19
dell’Accordo tra Governo, regioni e province autonome dell’8 agosto
2001 in materia sanitaria, comporta, per il finanziamento della spesa
nel settore, il ripristino per la regione e le province autonome
inadempienti del livello stabilito nell’Accordo tra Governo, regioni
e province autonome del 3 agosto 2000, come integrato dall’art. 85,
comma 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.”.
– Si riporta il testo dell’art. 85, commi 6 e 8, della legge
23 dicembre 2000, n. 388, recante “Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)”,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2000, n. 302,
supplemento ordinario:
“6. Le risorse disponibili per il Servizio sanitario nazionale
sono aumentate di lire 1.900 miliardi per l’anno 2001, di lire 1.875
miliardi per l’anno 2002, di lire 2.375 miliardi per l’anno 2003 e di
lire 2.165 miliardi a decorrere dall’anno 2004.
7. (Omissis).
8. Per effetto delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 7 le
previsioni programmatiche della spesa sanitaria previste per gli anni
2002, 2003 e 2004 sono rideterminate, rispettivamente, nella misura
del 3,5, del 3,45 e del 2,9 per cento.”.

Art. 4-bis.
Finanziamento della spesa sanitaria

1. ((Alla definitiva copertura delle maggiori occorrenze
finanziarie del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2000 e 2001
si fa fronte, in conformita’ all’accordo tra Governo, regioni e
province autonome sancito l’8 agosto 2001 dalla Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, come segue:
a) quanto a Euro 1.394.433.627,55 per l’anno 2000 e quanto a Euro
3.412.747.189,18 per l’anno 2001 con oneri a carico del bilancio
dello Stato;
b) per l’importo residuo, con oneri a carico delle regioni e
delle province autonome, che vi provvedono con propri mezzi di
bilancio, inclusi, limitatamente all’anno 2000, quelli eventualmente
derivanti da operazioni di indebitamento.
2. Per le ulteriori specifiche esigenze del Policlinico Umberto I
di Roma, lo Stato provvede ad attribuire alla regione Lazio:
a) l’importo di Euro 156.486.440,42 a titolo di acconto del
disavanzo provvisorio registrato in sede di accertamento della massa
attiva e passiva relativa alla gestione liquidatoria dell’azienda
universitaria Policlinico Umberto I a tutto il 31 dicembre 1999, che
residua dopo l’assegnazione della quota parte di risorse attribuite
alla regione Lazio, ai sensi del decreto di cui all’articolo 1, comma
2, del decreto-legge 19 febbraio 2001, n. 17, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 marzo 2001, n. 129;
b) l’importo di Euro 205.033.388,94 a titolo di ripiano dei
disavanzi dell’azienda ospedaliera Policlinico Umberto I, per gli
anni 2000 e 2001, in conformita’ all’accordo di cui al comma 1.
3. Le regioni Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia e le province
autonome di Trento e di Bolzano provvedono al finanziamento dei loro
disavanzi ai sensi della normativa vigente. Non si applica il
disposto di cui all’articolo 19, comma 1, del decreto-legge 2 marzo
1989, n. 65, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile
1989, n. 155.
4. Le disponibilita’ finanziarie di cui al comma 1 sono ripartite
tra le regioni:
a) per l’anno 2000, secondo i criteri utilizzati per il riparto
del Fondo sanitario nazionale per il medesimo anno;
b) per l’anno 2001, secondo la proposta delle regioni di cui alla
riunione della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 17 gennaio
2002.
5. I presidenti delle regioni Sicilia e Sardegna comunicano ai
Ministeri della salute e dell’economia e delle finanze le quote del
finanziamento della spesa sanitaria posta a proprio carico nonche’ la
completa utilizzazione di dette quote.
6. Il Ministero dell’economia e delle finanze e’ autorizzato:
a) ad erogare alle regioni, a titolo di acconto delle somme
spettanti ai sensi del comma 4 per il ripiano dei disavanzi di parte
corrente degli anni 2000 e 2001, gli importi indicati rispettivamente
nelle colonne 3 e 4 della tabella A allegata al presente decreto; la
liquida-zione del saldo per l’anno 2000 e’ subordinata alla
comunicazione da parte dei presidenti delle regioni dell’avvenuta
assunzione dei provvedimenti a copertura della quota di ripiano del
residuo disavanzo posta a loro carico; per l’anno 2001, e’
subordinata al rispetto degli impegni indicati al punto 19
dell’accordo di cui al comma 1;
b) ad erogare alla regione Lazio, a titolo di acconto delle somme
spettanti, ai sensi del comma 2, lettera a), per la parziale
copertura del disavanzo a tutto il 31 dicembre 1999, l’importo
indicato nella colonna 6 della tabella A allegata al presente
decreto; il saldo e’ erogato sulla base del definitivo accertamento
della massa attiva e passiva dell’azienda universitaria Policlinico
Umberto I da parte del commissario liquidatore;
c) ad erogare alla regione Lazio l’intero importo di cui al comma
2, lettera b), indicato nella colonna 7 della tabella A allegata al
presente decreto, a titolo di ripiano dei disavanzi dell’azienda
ospedaliera Policlinico Umberto I per gli anni 2000 e 2001.
7. Qualora l’erogazione dell’acconto abbia determinato a favore di
una regione un importo superiore a quello spettante ai sensi del
comma 4, l’eccedenza e’ posta in detrazione in occasione del riparto
del Fondo sanitario nazionale a qualunque titolo spettante alle
regioni e contestualmente riassegnata a favore delle regioni per le
finalita’ del presente decreto.
8. Alla copertura degli oneri a carico dello Stato derivanti
dall’attuazione dei commi da 1 a 7, pari a complessivi Euro
5.168.700.646,09, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004,
nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di conto capitale “Fondo
speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e
delle finanze per l’anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando
l’accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro
dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
9. I residui crediti dei cessati enti ospedalieri, accertati dalle
regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi
dell’art. 10, comma 1, e dell’articolo 11, comma 1, del decreto-legge
19 settembre 1987, n. 382, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 ottobre 1987, n. 456, restano acquisiti ai bilanci delle aziende
sanitarie in cui sono confluiti i predetti enti ospedalieri, per
essere utilizzati per spese d’investimento. Le somme assegnate alle
regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi
dell’articolo 10, comma 2, del citato decreto-legge n. 382 del 1987,
rimaste inutilizzate, sono dalle medesime regioni e province autonome
destinate alle spese d’investimento delle aziende sanitarie. Le somme
assegnate alle unita’ sanitarie locali ai sensi dell’articolo 4,
comma 1, del decreto-legge 25 gennaio 1985, n. 8, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 marzo 1985, n. 103, rimaste
inutilizzate, restano acquisite alle gestioni liquidatorie delle
soppresse unita’ sanitarie locali.
10. Per le attivita’ di valutazione, in relazione alle risorse
definite, dei fattori scientifici, tecnologici edeconomici relativi
alla definizione e all’aggiornamento dei livelli essenziali di
assistenza e delle prestazioni in essi contenute, e’ istituita una
apposita commissione, nominata e presieduta dal Ministro della salute
e composta da quattordici esperti titolari e da altrettanti
supplenti, di cui un titolare ed un supplente designati dal Ministro
dell’economia e delle finanze e sette titolari e altrettanti
supplenti designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e
delle province autonome di Trento e di Bolzano. La commissione, che
puo’ articolarsi in sottocommissioni, dura in carica tre anni; i
componenti possono essere confermati una sola volta. Su richiesta
della maggioranza dei componenti, alle riunioni della commissione
possono essere invitati, per fornire le proprie valutazioni, esperti
esterni competenti nelle specifiche materie di volta in volta
trattate. Alle riunioni della commissione partecipano il direttore
della competente direzione generale del Ministero della salute,
presso la quale e’ incardinata la segreteria dell’organo collegiale,
e il direttore dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali. Alle
deliberazioni della commissione e’ data attuazione con decreto di
natura non regolamentare del Ministro della salute, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze, da trasmettere alla Corte
dei conti per la relativa registrazione.))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’Accordo 8 agosto 2001 tra Governo,
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano recante
“Integrazioni e modifiche agli accordi sanciti il 3 agosto 2000
(repertorio atti 1004) e il 22 marzo 2001 (repertorio atti 1210) in
materia sanitaria”, gia’ citato nelle note all’art. 3:

“LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E
LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO

Visto l’art. 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, che affida a questa Conferenza il compito di
promuovere e sancire accordi secondo quanto disposto dall’art. 4 del
medesimo decreto;
Visto l’art. 4, comma 1, del predetto decreto legislativo, nel
quale si prevede che, in questa Conferenza, Governo, regioni e
province autonome, in attuazione del principio di leale
collaborazione, possano concludere accordi al fine di coordinare
l’esercizio di rispettive competenze per svolgere attivita’ di
interesse comune;
Visto l’accordo del 22 marzo 2001 tra i Ministri del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, della sanita’ e le regioni
e province autonome di Trento e di Bolzano in materia di spesa
sanitaria, sancito da questa Conferenza il 3 agosto 2000 (repertorio
atti 1004);
Visto l’accordo tra i Ministri del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, della sanita’ e le regioni e province
autonome di Trento e di Bolzano in materia, che integra il predetto
accordo sancito da questa Conferenza il 3 agosto 2000;
Vista la proposta di integrazioni e modifiche al richiamato
accordo trasmessa il 3 agosto u.s. dal Ministro dell’economia e delle
finanze;
Visto lo schema di accordo predisposto a seguito delle riunioni
del 7 agosto u.s. e dell’8 agosto 2001, presso il Ministero
dell’economia e delle finanze nonche’, da ultimo, nel corso della
seduta;
Considerato che, nell’odierna seduta, i presidenti delle regioni
hanno reso alcune dichiarazioni a verbale e presentato un documento
relativo alle misure di contenimento per la spesa farmaceutica;
Considerato altresi’ che, nel corso della medesima seduta, il
Ministro dell’economia e delle finanze ha dichiarato di condividere
sia le dichiarazioni a verbale avanzate dalle regioni che le
richieste avanzate in materia di spesa farmaceutica;
Acquisito l’assenso del Governo e dei presidenti delle regioni e
province autonome, espresso ai sensi dell’art. 4, comma 2, del
richiamato decreto legislativo;
Sancisce il seguente accordo tra Governo, regioni e province
autonome di Trento e di Bolzano nei termini sottoindicati:
Considerato che si e’ verificata una costante sottostima delle
risorse pubbliche destinate al finanziamento del Servizio sanitario
nazionale, con una crescita della spesa sanitaria superiore al 7%
annuo e altresi’ che, nell’anno 2001, e’ proseguita la persistente
divaricazione tra costi previsti per l’erogazione delle prestazioni
sanitarie con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale e
l’effettiva spesa, con conseguente superamento dei limiti fissati
nell’accordo del 3 agosto 2000 tra Stato, regioni e province
autonome;
Considerata inoltre la persistente incertezza riguardante
l’individuazione dei livelli essenziali di assistenza e la necessita’
che gli stessi vengano quanto prima definiti;
Considerata la necessita’ di definire un quadro stabile di
evoluzione delle risorse pubbliche destinate al finanziamento del
Servizio sanitario nazionale, che, tenendo conto degli impegni
assunti con il patto di stabilita’ e crescita, consenta di
migliorarne l’efficienza razionalizzando i costi;
Governo, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano
convengono, nel rivedere l’accordo sancito il 3 agosto 2000, quanto
segue:
Il presente accordo dirime definitivamente qualsiasi controversia
relativa all’accordo del 3 agosto 2000 per le responsabilita’ del
Governo e delle regioni circa la congruita’ delle risorse finanziarie
statali relative all’anno 2001, convenendo che eventuali ulteriori
eccedenze di spesa resteranno a carico dei bilanci regionali;
Allo scopo di rendere realistica l’entita’ dei finanziamenti
statali, eliminando gli inconvenienti derivanti da sottostime delle
esigenze finanziarie e conferire stabilita’ alla spesa in un arco
almeno triennale, nell’ambito delle compatibilita’ di finanza
pubblica e nel quadro di un rinnovato patto di stabilita’ interno, e’
incrementata la quantificazione delle risorse previste per l’anno
2001 a chiusura definitiva tra Governo e regioni della partita
finanziaria e sulla base del principio della corrispondenza delle
risorse alle responsabilita’. Le regioni, da parte loro, si impegnano
a far fronte alle eventuali ulteriori esigenze finanziarie con mezzi
propri, ai sensi del successivo punto 2. In ogni caso, adotteranno
tutte le iniziative possibili per la corretta ed efficiente gestione
del servizio, al fine di contenere le spese nell’ambito delle risorse
disponibili;
Secondo quanto sopra convenuto, si intendono, con il presente
accordo, definitivamente risolte tutte le questioni inerenti tutti i
disavanzi del settore sanita’ al 31 dicembre 2001;
Con successivo accordo, da sancirsi in questa Conferenza, saranno
definiti i livelli essenziali di assistenza prima che gli stessi
vengano adottati dal Governo con un provvedimento formale entro il
30 novembre 2001, d’intesa con questa Conferenza, a stralcio delle
procedure di approvazione del Piano sanitario nazionale previste
dalle norme vigenti in materia;
Si conviene pertanto che la validita’ del presente accordo sia
subordinata all’attuazione di quanto sopra convenuto relativamente
all’adozione del nuovi livelli essenziali di assistenza;
Governo, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano
convengono, inoltre, quanto segue:
1. Il Governo si impegna ad incrementare il concorso dello Stato
al finanziamento del Servizio sanitario nazionale per l’anno 2001 con
riferimento ad un livello di spesa pari a lire 138.000 miliardi, in
caso di emersione di disavanzi rispetto alla nuova somma determinata
in questa sede, le regioni, al verificarsi delle condizioni previste
dal presente accordo assumono a proprio carico la copertura degli
oneri relativi, facendo ricorso alle misure di cui al successivo
punto 2, ai sensi dell’art. 83, comma 4, della legge 23 dicembre
2000, n. 388.
2. L’incremento delle risorse finanziarie a carico del bilancio
dello Stato avverra’ a condizione che le regioni abbiano adottato
misure di anticipazione di verifica degli andamenti della spesa del
2001, ai sensi dell’art. 83 della legge n. 388 del 2000, abbiano
aderito alle convenzioni in tema di acquisti di beni e servizi,
restando inteso che la spesa eccedente non potra’ essere finanziata a
carico dello Stato, abbiano adempiuto agli obblighi informativi sul
monitoraggio della spesa, si adeguino alle prescrizioni del patto di
stabilita’ interno, abbiano sottoscritto l’impegno a mantenere
l’erogazione delle prestazioni ricomprese nei livelli essenziali di
assistenza, si impegnino a mantenere la stabilita’ della gestione,
applicando direttamente misure di contenimento della spesa stessa –
che potranno riguardare l’introduzione di strumenti di controllo
della domanda, la riduzione della spesa sanitaria o in altri settori,
ovvero l’applicazione di un’addizionale regionale all’IRPEF o altri
strumenti fiscali previsti dalla normativa vigente, nella misura
necessaria a coprire l’incremento di spesa – e abbiano fatto fronte
alla quantificazione dei maggiori oneri a loro carico, indicandone i
mezzi di copertura.
3. Scopo della revisione dell’accordo del 3 agosto 2000 e’ quello
di definire regole compatibili con gli obiettivi di finanza pubblica
e con il patto di stabilita’ e crescita sottoscritto in sede europea
per la determinazione senza sottostime del livello della spesa
sanitaria a cui concorre lo Stato: a tal fine, concordano che,
compatibilmente con le condizioni di finanza pubblica e con il
miglioramento qualitativo e quantitativo del servizio,
tendenzialmente il rapporto tra finanziamento del Servizio sanitario
nazionale e PIL debba attestarsi, entro un arco temporale
ragionevole, ad un valore del 6 per cento, comprese le entrate
proprie quantificate nella misura corrispondente all’importo
considerato per la determinazione della copertura del fabbisogno
finanziario del 2001.
4. Tenendo conto dell’esigenza di dare stabilita’ e certezza al
finanziamento del Servizio sanitario nazionale, e della necessita’ di
adeguare il finanziamento del medesimo servizio per il 2001 e gli
anni successivi, anche in considerazione della maggiore spesa
realizzatasi e prevedibile nei medesimi esercizi, come conseguenza
dei recenti provvedimenti nazionali, preliminare alla definizione
dell’entita’ delle risorse e’ l’individuazione delle responsabilita’,
attribuibili alle regioni o allo Stato, degli sfondamenti relativi
all’anno 2001 dei limiti di spesa cosi’ come definiti nel predetto
accordo e successivamente nella legge finanziaria per il 2001. La
definizione della quota di eccesso di spesa imputabile alla
responsabilita’ di ciascuno dei due livelli per l’anno 2001 consente
di definire il nuovo livello spesa sanitaria cui concorre lo Stato
per l’anno medesimo, che resta definito come “anno zero” nel rapporto
tra Stato e regioni per la prefissione dell’entita’ complessiva dei
finanziamenti a carico dello Stato.
5. Tenuto conto dei risultati dei tavoli di monitoraggio, del
livello di responsabilita’ di Stato e regioni relativamente al
superamento dei limiti di spesa prefissati per l’anno 2001, si
stabilisce che lo Stato integrera’ il finanziamento definito
nell’accordo del 3 agosto 2000, e successivamente integrato nella
legge finanziaria per il 2001, fino ad un totale di lire 138.000
miliardi. Resta in ogni caso salva la possibilita’ di modificare il
paniere di imposte da cui provengono le risorse destinate al
finanziamento delle regioni.
6. In tale prospettiva, con l’obiettivo di una evoluzione dei
finanziamenti che mantenga un quadro stabile nel tempo, e’ definito,
per il triennio 2002-2004, il quadro finanziario complessivo ed
esaustivo delle risorse statali utilizzabili per finanziare la spesa
sanitaria pubblica, che si basa sulla quota, per il 2001,
incrementata, di anno in anno, in relazione all’andamento del P.I.L.
cosi’ come previsto nel DPEF 2002-2006. Si conviene pertanto di
determinare la disponibilita’ complessiva ed onnicomprensiva di
risorse da destinare al finanziamento del Servizio sanitario
nazionale per gli anni dal 2002 al 2004 nelle seguenti somme: lire
144.376 miliardi per l’anno 2002, lire 150.122 miliardi per l’anno
2003 e lire 155.871 miliardi per l’anno 2004. Si conviene inoltre di
destinare una quota aggiuntiva rispettivamente pari a 2.000 miliardi
per l’anno 2002 e per l’anno 2003 e 1.500 miliardi per l’anno 2004
quali risorse specificamente destinate alle finalita’ espresse nei
successivi punti 16 e 17.
7. Per quanto riguarda specificamente l’anno 2000 si conviene
che, a fronte del maggior fabbisogno evidenziato dalle regioni pari a
lire 7.080 miliardi, il Governo si impegna a mettere a disposizione
delle regioni stesse, con le procedure di cui alla legge n. 129 del
2001, subordinatamente all’adozione da parte delle regioni dei
provvedimenti di copertura del residuo disavanzo posto a loro carico,
una somma sino ad un massimo di lire 2.700 miliardi, anche attraverso
il ricorso all’indebitamento. Il Governo si impegna ad adottare i
relativi provvedimenti legislativi.
8. I risultati del procedimento di verifica per l’anno 2001, ai
sensi dell’art. 83, comma 4, della legge n. 388 del 2000, dovranno
essere comunicati al Ministero dell’economia e delle finanze ed al
Ministero della salute entro quarantacinque giorni dalla data di
entrata in vigore dello strumento legislativo di cui al successivo
punto. Per gli anni successivi al 2001 tale comunicazione dovra’
essere effettuata contestualmente alla conclusione del procedimento
di verifica e comunque non oltre il 30 settembre di ciascun anno.
9. Al fine di consentire alle regioni di mantenere i tetti
prefissati da verificarsi ogni anno entro il mese di settembre e nel
2001 con apposita procedura anticipatrice di quella prevista nella
legge finanziaria per il 2001, il Governo procedera’, mediante
appositi e separati strumenti legislativi di urgenza o con corsia
preferenziale, all’adozione di una serie di misure, indirizzate
principalmente alle seguenti finalita’:
a) la definizione di meccanismi di contenimento della spesa e
di monitoraggio delle prescrizioni;
b) l’attribuzione alle regioni della potesta’ autorizzatoria in
materia di sperimentazioni gestionali ex art. 9-bis del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dall’art. 10
del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229;
c) l’attribuzione alle regioni della piena potesta’ di
riconoscimento ai presidi ospedalieri dello status di azienda
ospedaliera, con modifica dell’art. 4 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502;
d) l’adeguamento delle previsioni normative concernenti la
dotazione dei posti letto ospedalieri per acuti fissando il nuovo
parametro di riferimento a 4 posti letto per mille abitanti;
e) la definizione di misure di contenimento della spesa
farmaceutica.
Inoltre, al fine di una piu’ efficace ed efficiente
programmazione e gestione delle risorse umane, anche attraverso un
nuovo approccio alla problematica degli incrementi contrattuali, le
parti si impegnano a dare indicazioni al comitato di settore
affinche’, le risorse finalizzate ai rinnovi, nei limiti previsti e
nell’ambito delle risorse destinate al finanziamento della spesa
sanitaria, vengano avviate, di concerto con le parti sociali, a
rinegoziazione su due livelli cosi’ riferibili:
centrale, per le risorse finalizzate alla tutela del potere di
acquisto del personale dipendente cosi’ come definito nell’intesa sul
costo del lavoro del 23 luglio 1993;
regionale/aziendale, per le risorse rivolte alla remunerazione
degli incrementi di produttivita’ o al raggiungimento di
progetti-obiettivo, comprese le eventuali maggiori dotazioni
finanziarie legate alla crescita economica, nel rispetto dei vincoli
connessi al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica
nazionale e regionale.
Il Governo si impegna ad attribuire alle regioni, fermo restando
quanto gia’ richiamato nelle lettere b) e c) del presente punto,
autonomia nel settore dell’organizzazione della sanita’.
Dalla combinazione degli effetti di tali misure potranno derivare
per le regioni effetti di risparmio o incrementi di entrate, che
potranno essere acquisiti direttamente nei bilanci delle regioni
stesse o essere utilizzati prioritariamente per il finanziamento
della copertura dei disavanzi della spesa sanitaria;
10. Il Governo si adoperera’ per ottenere l’assenso dell’Unione
europea a misure che prevedano la non assoggettabilita’ all’IVA,
almeno per un triennio sperimentale, dei contratti di fornitura di
servizi alle aziende sanitarie. L’esito della trattativa non
pregiudica il presente accordo.
11. Il Governo, intendendo salvaguardare il personale del
settore, d’intesa con le regioni e di concerto con le parti sociali,
si fara’ carico di definire strumenti normativi e finanziari, nei
limiti delle risorse disponibili per il settore stesso, atti a
consentire la riqualificazione, riconversione, mobilita’, anche
intersettoriale e/o intercompartimentale, delle risorse umane che
risultassero eventualmente eccedenti a seguito della rideterminazione
della programmazione nelle singole realta’ regionali.
12. Il Governo si riserva di introdurre coerentemente con il
patto di stabilita’ possibili modifiche delle norme vigenti (art. 2,
comma 2-sexies, lettera g), punti 1 e 2, del decreto legislativo n.
502 del 1992) in materia di anticipazioni di cassa e accensione di
mutui o altre forme di indebitamento da parte delle aziende
sanitarie.
13. Il Governo si impegna ad emanare, previa intesa con le
regioni, entro il 31 dicembre 2001, tutti i provvedimenti necessari a
riconfermare la piena riconduzione delle attivita’ assistenziali
svolte dalle aziende ospedaliere universitarie (miste e/o
policlinici) alla programmazione regionale, prevedendo una adeguata
corresponsabilizzazione finanziaria delle universita’ per la loro
parte. Per quanto riguarda l’esigenza espressa dalla regione Lazio
circa gli oneri connessi ai policlinici a gestione diretta –
condivisa da altre regioni in situazioni similari – il Governo si
impegna a definire, compatibilmente con le condizioni di finanza
pubblica, e previa presentazione di un piano di risanamento da parte
della regione interessata, uno specifico stanziamento pluriennale, il
cui onere dovra’ essere coperto con risorse finanziarie aggiuntive
rispetto a quelle riportate nel presente accordo.
14. La soppressione dei ticket sulla diagnostica sara’
dilazionata di un anno, al fine di consentire una piu’ accurata
valutazione delle implicazioni finanziarie del provvedimento.
15. Il Governo si impegna ad adottare, entro il 30 novembre 2001,
un provvedimento per la definizione dei livelli essenziali di
assistenza, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, a stralcio del
piano sanitario nazionale. Governo e regioni concordano che i livelli
siano definiti – ai sensi dell’art. 1 del decreto legislativo
19 giugno 1999, n. 229 – e in relazione con le risorse di cui al
punto 6, Governo e regioni si impegnano, in sede di prima
applicazione dei nuovi LEA ad attivare un tavolo di monitoraggio e
verifica, presso la segreteria della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano, tra Ministeri della salute e dell’economia e le regioni e le
province autonome, con il supporto dell’agenzia per i servizi
sanitari regionali – anche ad integrazione di quanto previsto
dall’art. 19-ter del richiamato decreto legislativo n. 229 del 1999 –
sui suddetti livelli effettivamente erogati e sulla corrispondenza ai
volumi di spesa stimati e previsti, articolati per fattori produttivi
e responsabilita’ decisionali, al fine di identificare i determinanti
di tale andamento a garanzia dell’efficienza e dell’efficacia del
Servizio sanitario nazionale.
Governo e regioni si impegnano inoltre a valutare congiuntamente,
nella stessa sede, gli effetti degli interventi concordati ai fini
del controllo della spesa per la farmaceutica, per gli altri beni e
servizi e per il personale.
Tutto cio’ al fine del conseguimento di una effettiva congruita’
tra prestazioni da garantire e risorse finanziarie messe a
disposizione del Servizio sanitario nazionale.
Il Governo si impegna ad accompagnare eventuali variazioni in
incremento dei livelli essenziali di assistenza, decise a livello
centrale, con le necessarie risorse aggiuntive.
16. In base all’accordo sui livelli, il riparto delle risorse
verra’ operato tra le regioni, tenendo conto della necessita’ di
addivenire ad un riequilibrio tra le regioni medesime in un arco di
tempo predefinito, che tenga anche conto della necessita’ di
incentivare i comportamenti virtuosi, di rimuovere le situazioni di
svantaggio e migliorare la qualita’ dei servizi. In questo contesto
le regioni si impegnano a rivedere i parametri di ponderazione di cui
all’art. 34 della legge n. 662 del 1996.
17. Nell’ambito della somma globalmente definita al punto 6, per
gli stessi anni, sono ricomprese risorse per far fronte ai maggiori
oneri relativi alle spese per l’esclusivita’ di rapporto per gli
ospedali classificati religiosi, gli IRCCS, la componente
universitaria delle aziende miste e dei policlinici.
18. Per le regioni Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e le
province autonome di Trento e di Bolzano, che attualmente provvedono
con risorse proprie al finanziamento del loro servizio sanitario, il
Governo si impegna a verificare l’opportunita’ di rivedere i rapporti
finanziari con lo Stato, al fine di pervenire a finanziamenti
coerenti con le intese raggiunte con le altre regioni.
19. Relativamente all’integrazione del finanziamento statale
riferito all’anno 2001, l’ulteriore somma a carico dello Stato, da
definirsi in sede di legge finanziaria per il 2002, verra’ erogata a
condizione che siano rispettati gli impegni di cui ai punti 2 e 15.
20. Resta stabilito che, addivenendosi all’accordo novativo di
quello del 3 agosto 2000, resta valido il principio dell’attribuzione
della responsabilita’ degli sfondamenti della spesa al livello
istituzionale che li ha provocati.
21. Il Governo si impegna ad adottare ogni provvedimento,
normativo e/o amministrativo, necessario all’attuazione del presente
accordo, anche a modifica, integrazione o abrogazione di norme
vigenti incompatibili con quanto convenuto nel presente accordo.”.
– Si riporta il testo dell’art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge
19 febbraio 2001, n. 17, recante “Interventi per il ripiano dei
disavanzi del Servizio sanitario nazionale al 31 dicembre 1999,
nonche’ per garantire la funzionalita’ dell’Agenzia per i servizi
sanitari regionali”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 febbraio
2001, n. 42, e convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1
della legge 28 marzo 2001, n. 129, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 19 aprile 2001, n. 91:
“1. Lo Stato, le regioni e le province autonome provvedono al
ripiano dei disavanzi di parte corrente del Servizio sanitario
nazionale alla data del 31 dicembre 1994 ed al periodo concernente
gli anni 1995-1999, in conformita’ con l’accordo sancito in data
3 agosto 2000 dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
2. Con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, di concerto con il Ministro della sanita’,
da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, d’intesa con la Conferenza
permanente indicata al comma 1, sono stabiliti:
a) l’importo del disavanzo residuo, per ciascuna regione, alla
data del 31 dicembre 1994 e l’importo a carico dello Stato;
b) le modalita’ di individuazione del disavanzo relativo al
periodo 1995-1999, l’importo a carico dello Stato e le modalita’ di
ripartizione dello stesso tra le regioni;
c) le modalita’ di erogazione dell’importo a carico dello Stato
nei limiti delle risorse indicate per ciascun esercizio dal comma 4;
d) le modalita’ di finanziamento del residuo disavanzo;
e) le altre disposizioni necessarie per l’attuazione del
comma 1.”.
– Si riporta il testo dell’art. 19, comma 1, del decreto-legge
2 marzo 1989, n. 65, recante “Disposizioni in materia di finanza
pubblica”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 marzo 1989, n. 51, e
convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della
legge 26 aprile 1989, n. 155, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
2 maggio 1989, n. 100:
“1. L’atto ricognitivo delle spese e delle entrate deliberato dai
comitati di gestione delle unita’ sanitarie locali ai fini delle
leggi di ripiano dei disavanzi di amministrazione e controfirmato dal
coordinatore amministrativo e dal presidente del collegio dei
revisori, che congiuntamente ne attestano la corrispondenza alle
scritture e documentazioni contabili, deve essere portato a
conoscenza dell’assemblea del consiglio comunale o dell’assemblea
della comunita’ montana o dell’assemblea dell’associazione
intercomunale competente e deve essere trasmesso, unitamente alla
documentazione afferente la gestione cui si riferisce il ripiano,
alla delegazione regionale della Corte dei conti per il controllo di
regolarita’ contabile di legittimita’. La determinazione e le
eventuali osservazioni della Corte debbono essere allegate agli atti
da inviarsi alla regione.”.
– Si riporta il testo degli articoli 10, commi 1 e 2, e 11, comma
1, del decreto-legge 19 settembre 1987, n. 382, recante “Misure
necessarie per il ripiano dei bilanci delle unita’ sanitarie locali e
di altri enti che erogano assistenza sanitaria per gli anni 1985 e
1986 nonche’ per il ripianamento dei debiti degli ex enti
ospedalieri”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19 settembre 1987,
n. 219 e convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, primo
comma, della legge 29 ottobre 1987, n. 456, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 6 novembre 1987, n. 260:
“Art. 10. – 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, con la collaborazione dei comuni e delle unita’ sanitarie
locali, accertano l’effettiva consistenza degli ulteriori crediti e
debiti dei cessati enti ospedalieri, con la esclusione di quelli di
cui agli articoli 8 e 9, e trasmettono al Ministero del tesoro –
Ragioneria generale dello Stato, entro trenta giorni dal termine di
cui al comma 1 dell’art. 8, apposita dichiarazione sottoscritta dal
presidente della giunta regionale o provinciale, il cui contenuto e’
stabilito con il decreto del Ministro del tesoro previsto al citato
art. 8, comma 2.
2. Alla estinzione delle esposizioni debitorie risultanti dalle
dichiarazioni di cui al comma 1 provvedono direttamente le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano con i mezzi finanziari
all’uopo messi a disposizione dal Ministero del tesoro nel triennio
1987-1989 mediante la utilizzazione delle somme di cui al comma 3
dell’art. 13. Le modalita’ per i trasferimenti delle somme occorrenti
alle regioni ed alle province autonome di Trento e di Bolzano ai
sensi del presente comma saranno indicate nel decreto del Ministro
del tesoro previsto all’art. 8, comma 2.”.
“Art. 11. – 1. Tutte le somme derivanti dalla gestione dei
cessati enti ospedalieri che alla data di entrata in vigore del
presente decreto risultino depositate presso le aziende di credito,
ad esclusione di quelle riservate alle attivita’ a destinazione
finalizzata, devono essere versate, entro i successivi trenta giorni,
compresi gli interessi maturati fino alla data del versamento stesso,
a cura delle aziende di credito medesime al conto corrente di cui al
comma 3 dell’art. 13, con le modalita’ stabilite nel decreto del
Ministro del tesoro di cui al comma 2 dell’art. 8. Con le stesse
modalita’ dovranno essere versati, man mano che si realizzano, i
crediti accertati ai sensi del comma 1 dell’art. 10.”.
– Si riporta il testo dell’art. 4, comma 1, del decreto-legge
25 gennaio 1985, n. 8, recante “Ripiano dei disavanzi di
amministrazione delle unita’ sanitarie locali al 31 dicembre 1983 e
norme in materia di convenzioni sanitarie”, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 28 gennaio 1985, n. 23, e convertito in legge, con
modificazioni, con legge 27 marzo 1985, n. 103, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 29 marzo 1985, n. 76:
“1. Al ripiano del residuo disavanzo di amministrazione delle
unita’ sanitarie locali, ivi compresa la quota parte per la quale i
tesorieri non hanno ritenuto di esercitare la facolta’ di cui
all’art. 26, legge 27 dicembre 1983, n. 730, come modificato
dall’art. 1 del presente decreto, entro il 14 dicembre 1984, provvede
il Ministero del tesoro all’uopo utilizzando le somme di cui al comma
2 del successivo art. 7, nonche’ le disponibilita’ eventualmente
risultanti dopo la effettuazione delle operazioni di cui all’art. 2
del presente decreto. Dette disponibilita’ affluiscono al conto
corrente di cui al comma 2 del richiamato art. 7.”.

Art. 5.
Adempimenti comunitari iniziali
a seguito di condanna per aiuti di Stato

1. In attuazione della decisione della Commissione delle Comunita’
europee dell’11 dicembre 2001, relativa al regime di aiuti di Stato
che l’Italia ha reso disponibile in favore delle banche, ed in attesa
della definizione dei ricorsi promossi contro la medesima decisione
innanzi alle autorita’ giudiziarie dell’Unione europea, il regime
delle agevolazioni rese disponibili in favore delle banche in forza
della legge 23 dicembre 1998, n. 461, e, conseguentemente, degli
articoli 16, commi 3 e 5, 22, comma 1, 23, comma 1, e 24, comma 1,
del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, e’ sospeso a
decorrere dal periodo d’imposta per il quale, alla data di entrata in
vigore del presente decreto, e’ ancora aperto il termine per la
presentazione della relativa dichiarazione dei redditi. E’
analogamente sospeso il regime di agevolazione reso disponibile in
forza dell’articolo 27, comma 2, del citato decreto legislativo n.
153 del 1999, nella misura in cui la duplice operazione costituita
dall’attribuzione delle quote di partecipazione al capitale della
Banca d’Italia alla societa’ conferitaria e dal successivo
trasferimento alla fondazione produca effetti sul bilancio della
societa’ conferitaria. I periodi d’imposta per i quali operano tali
sospensioni, ivi incluso il periodo di imposta 2001, non sono
computati ai fini della consecutivita’ di cui all’articolo 22, comma
1, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. ((Resta fermo
quanto disposto dalla citata legge n. 461 del 1998 e dal medesimo
decreto legislativo n. 153 del 1999, in tema di fondazioni, in
ragione del loro regime giuridico privatistico, speciale rispetto a
quello delle altre fondazioni, in quanto ordinato per legge in
funzione: a) della loro particolare operativita’, inclusa la
possibilita’ di partecipare al capitale della Banca d’Italia; b)
della struttura organizzativa, basata sulla previsione di organi
obbligatori e su uno specifico regime di requisiti di
professionalita’, di onorabilita’ e di incompatibilita’; c) dei
criteri obbligatori di gestione del patrimonio e di dismissione dei
cespiti; d) della facolta’ di emettere titoli di debito convertibili
o con opzioni di acquisto; e) dei vincoli di economicita’ della
gestione e di separazione patrimoniale; f) dei vincoli di
destinazione del reddito, delle riserve e degli accantonamenti; g)
delle speciali norme in materia di contabilita’ e di vigilanza; h)
del criterio secondo cui le norme del codice civile si applicano alle
fondazioni bancarie solo in via residuale e in quanto compatibili. La
disposizione di cui al precedente periodo costituisce norma di
interpretazione autentica della legge 23 dicembre 1998, n. 461, e del
decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153.))
2. Le somme recuperate ai sensi del presente articolo sono versate
in apposita contabilita’ speciale di tesoreria. Con successivo
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite le
modalita’ contabili di acquisizione delle relative somme.

Riferimenti normativi:
– La legge 23 dicembre 1998, n. 461, recante “Delega al Governo
per il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti
conferenti, di cui all’art. 11, comma 1, del decreto legislativo
20 novembre 1990, n. 356, e della disciplina fiscale delle operazioni
di ristrutturazione bancaria”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
7 gennaio 1999, n. 4.
– Si riporta il testo degli articoli 16, commi 3 e 5; 22, comma
1; 23, comma 1; 24, comma 1 e 27, comma 2, del decreto legislativo
17 maggio 1999, n. 153, recante “Disciplina civilistica e fiscale
degli enti conferenti di cui all’art. 11, comma 1, del decreto
legislativo 20 novembre 1990, n. 356, e disciplina fiscale delle
operazioni di ristrutturazione bancaria, a norma dell’art. 1 della
legge 23 dicembre 1998, n. 461”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
31 maggio 1999, n. 125:
“Art. 16 (Assegnazione). – 1. 2. (Omissis).
3. Per la Societa’ conferitaria, l’assegnazione prevista al comma
1 non da’ luogo a componenti positive o negative di reddito ai fini
dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche ne’ a componenti
positive o negative della base imponibile ai fini dell’imposta
regionale sulle attivita’ produttive; non si applica l’imposta sul
valore aggiunto. La diminuzione del patrimonio netto prevista dal
comma 2 non concorre, in ogni caso, alla formazione del reddito
imponibile ai fini delle imposte dirette.
4. (Omissis).
5. Per le assegnazioni previste al comma 1 le imposte di
registro, ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa. Ai
fini dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili,
le assegnazioni non si considerano atti di alienazione e si applicano
le disposizioni degli articoli 3, secondo comma, secondo e terzo
periodo, e 6, settimo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, e successive modificazioni.
6. (Omissis).”.
“Art. 22 (Fusioni e altre operazioni di concentrazione
strutturale). – 1. Il reddito complessivo netto dichiarato dalle
banche risultanti da operazioni di fusione, nonche’ da quelle
beneficiarie di operazioni di scissione ovvero destinatarie di
conferimenti, sempre che tali operazioni abbiano dato luogo a
fenomeni di concentrazione, e’ assoggettabile all’imposta sul reddito
delle persone giuridiche con l’aliquota del 12,5 per cento per cinque
periodi d’imposta consecutivi, a partire da quello nel quale e’ stata
perfezionata l’operazione, per la parte corrispondente agli utili
destinati, ad una speciale riserva denominata con riferimento alla
presente legge. La tassazione ridotta spetta entro il limite massimo
complessivo dell’1,2 per cento della differenza tra: a) la
consistenza complessiva dei crediti e dei debiti delle banche o delle
aziende bancarie che hanno partecipato alla fusione o alle operazioni
di scissione o di conferimento, e che risultano dai rispettivi ultimi
bilanci precedenti alle operazioni stesse, e b) l’analogo aggregato
risultante dall’ultimo bilancio della maggiore banca o azienda
bancaria che hanno partecipato a tali operazioni. Gli utili destinati
alla speciale riserva non possono comunque eccedere un quinto del
limite massimo complessivo consentito per i cinque periodi d’imposta.
2-5.(Omissis).
Art. 23 (Operazioni di concentrazione non strutturale). – 1. Le
disposizioni dell’art. 22 si applicano anche alle banche che abbiano
acquisito la partecipazione di controllo di altra banca, ai sensi
dell’art. 23 del testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, approvato con decreto legislativo 1 settembre 1993, n.
385, nonche’, per le operazioni che hanno dato luogo all’aggregazione
di una pluralita’ di banche, alle banche presenti nel gruppo
bancario, di cui all’art. 60 del medesimo decreto legislativo n. 385
del 1993, nella qualita’ di controllate o di controllanti. La
tassazione ridotta spetta, nel primo caso, alla banca che ha
acquisito la partecipazione di controllo e, nel secondo caso, a
ciascuna banca presente nel gruppo bancario, in misura proporzionale
alla consistenza complessiva dei rispettivi crediti e debiti. Nel
secondo caso, la societa’ controllante, se esercente attivita’
bancaria, puo’ optare, in tutto o in parte, per l’applicazione della
tassazione ridotta nei suoi confronti; l’opzione va esercitata nella
dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del
quale si e’ perfezionata l’operazione che ha dato luogo
all’aggregazione di una pluralita’ di banche e comunicata alle banche
controllate per le eventuali limitazioni parziali o totali del
beneficio disposto dal presente comma. La tassazione ridotta spetta,
in entrambi i casi, entro il limite massimo complessivo dell’1,2 per
cento della differenza tra a) la consistenza complessiva dei crediti
e dei debiti delle banche interessate alle operazioni, risultanti dai
rispettivi ultimi bilanci precedenti alle operazioni stesse, e b)
l’analogo aggregato risultante dall’ultimo bilancio della maggiore
banca interessata a tali operazioni.
2. (Omissis).
Art. 24 (Regime speciale ai fini delle imposte indirette). – 1.
Per le fusioni, le scissioni, i conferimenti e le cessioni di aziende
poste in essere nell’ambito di operazioni di ristrutturazione del
settore bancario le imposte di registro, ipotecarie e catastali si
applicano in misura fissa. Ai fini dell’imposta comunale
sull’incremento di valore degli immobili, i conferimenti e le
cessioni di aziende non si considerano atti di alienazione e si
applicano le disposizioni degli articoli 3, secondo comma, secondo e
terzo periodo, e 6, settimo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, e successive modificazioni.”.
“Art. 27 (Partecipazione al capitale della Banca d’Italia).
– 1. (Omissis).
2. Il trasferimento delle quote di partecipazione al capitale
della Banca d’Italia agli enti di cui al comma 1 non costituisce
presupposto per l’applicazione dell’imposta sul reddito delle persone
giuridiche, dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive,
dell’imposta sul valore aggiunto e delle altre imposte sui
trasferimenti.
3.-4. (Omissis).”.

Art. 6.
Progressivo adeguamento ai principi comunitari
del regime tributario delle societa’ cooperative

1. L’art. 12 della legge 16 dicembre 1977, n. 904, si applica in
ogni caso alla quota degli utili netti annuali destinati alla riserva
minima obbligatoria.
2. Le somme di cui all’art. 3, comma 2, lettera b), della legge
3 aprile 2001, n. 142, e all’art. 12 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, destinate ad aumento del
capitale sociale, non concorrono a formare il reddito imponibile ai
fini delle imposte sui redditi e il valore della produzione netta dei
soci. Le stesse somme, se imponibili al momento della loro
attribuzione, sono soggette ad imposta secondo la disciplina
dell’art. 7, comma 3, della legge 31 gennaio 1992, n. 59. Le
disposizioni del presente comma si applicano a decorrere dal periodo
d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2001.
3. La ritenuta prevista dall’art. 26, comma 5, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, si applica in
ogni caso a titolo d’imposta sugli interessi corrisposti dalle
societa’ cooperative e loro consorzi ai propri soci persone fisiche
residenti nel territorio dello Stato, relativamente ai prestiti
erogati alle condizioni stabilite dall’art. 13 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.
4. In attesa di un piu’ compiuto riordino del trattamento
tributario delle societa’ cooperative e loro consorzi, in coerenza
con la generale riforma della disciplina delle societa’ cooperative
di cui al titolo VI del libro V del codice civile, per i due periodi
d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2001:
a) l’articolo 12 della legge 16 dicembre 1977, n. 904, salvo
quanto previsto dal comma 1, si applica al 39 per cento della
rimanente quota degli utili netti annuali destinati a riserva
indivisibile;
b) per le cooperative agricole e della piccola pesca e loro
consorzi la quota di cui alla lettera a) e’ elevata al 60 per cento;
c) non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 10,
limitatamente alle precedenti lettere a) e b), e 11 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601; per le
cooperative di produzione e di lavoro e loro consorzi resta ferma
l’applicazione del predetto articolo 11 relativamente al reddito
imponibile derivante dall’indeducibilita’ dell’imposta regionale
sulle attivita’ produttive.
5. Per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al
31 dicembre 2001, l’acconto dell’imposta sul reddito delle persone
giuridiche dovuto dalle societa’ cooperative e loro consorzi e’
calcolato, in base alle disposizioni della legge 23 marzo 1977, n.
97, assumendo come imposta del periodo precedente quella che si
sarebbe applicata in conformita’ alle disposizioni del comma 4.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano alle
cooperative e loro consorzi soggetti alla disciplina di cui alla
legge 31 gennaio 1992, n. 59, ad eccezione dei commi 4 e 5 che non si
applicano alle cooperative e loro consorzi di cui alla legge
8 novembre 1991, n. 381. In ogni caso, le disposizioni del presente
articolo non si applicano alle societa’ cooperative di garanzia
collettiva fidi di primo e secondo grado e loro consorzi, previste
dagli articoli 29 e 30 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, iscritte
nell’apposita sezione dell’elenco previsto dall’articolo 106 del
((testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui))
al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 12 della legge 16 dicembre 1977,
n. 904, recante “Modificazioni alla disciplina dell’imposta sul
reddito delle persone giuridiche e al regime tributario dei dividendi
e degli aumenti di capitale, adeguamento del capitale minimo delle
societa’ e altre norme in materia fiscale e societaria”, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 17 dicembre 1977, n. 343:
“Art. 12. – Fermo restando quanto disposto nel titolo III del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e
successive modificazioni ed integrazioni, non concorrono a formare il
reddito imponibile delle societa’ cooperative e dei loro consorzi le
somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia
esclusa la possibilita’ di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi
forma, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo
scioglimento.”.
– Si riporta il testo dell’art. 3, comma 2, della legge 3 aprile
2001, n. 142, recante “Revisione della legislazione in materia
cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del
socio lavoratore”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 23 aprile
2001, n. 94:
“2. Trattamenti economici ulteriori possono essere deliberati
dall’assemblea e possono essere erogati:
a) a titolo di maggiorazione retributiva, secondo le modalita’
stabilite in accordi stipulati ai sensi dell’art. 2;
b) in sede di approvazione del bilancio di esercizio, a titolo
di ristorno, in misura non superiore al 30 per cento dei trattamenti
retributivi complessivi di cui al comma 1 e alla lettera a), mediante
integrazioni delle retribuzioni medesime, mediante aumento gratuito
del capitale sociale sottoscritto e versato, in deroga ai limiti
stabiliti dall’art. 24 del decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, ratificato, con modificazioni,
dalla legge 2 aprile 1951, n. 302, e successive modificazioni, ovvero
mediante distribuzione gratuita dei titoli di cui all’art. 5 della
legge 31 gennaio 1992, n. 59.”.
– Si riporta il testo dell’art. 12 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, recante “Disciplina delle
agevolazioni tributarie”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
16 ottobre 1973, n. 268, supplemento ordinario n. 2:
“Art. 12 (Somme ammesse in deduzione dal reddito). – Per le
societa’ cooperative e loro consorzi sono ammesse in deduzione dal
reddito le somme ripartite tra i soci sotto forma di restituzione di
una parte del prezzo dei beni e servizi acquistati o di maggiore
compenso per i conferimenti effettuati. Le predette somme possono
essere imputate ad incremento delle quote sociali.”.
– Si riporta il testo dell’art. 7, comma 3, della legge
31 gennaio 1992, n. 59, recante “Nuove norme in materia di societa’
cooperative”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 7 febbraio 1992, n.
31, supplemento ordinario:
“3. La quota di utili destinata ad aumento del capitale sociale,
nei limiti di cui al comma 1, non concorre a formare il reddito
imponibile ai fini delle imposte dirette; il rimborso del capitale e’
soggetto a imposta, ai sensi del settimo comma dell’art. 20 del
decretolegge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, e successive modificazioni, a
carico dei soli soci nel periodo di imposta in cui il rimborso viene
effettuato fino a concorrenza dell’ammontare imputato ad aumento
delle quote o delle azioni.”.
– Per il testo dell’art. 26, comma 5, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante “Disposizioni
comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 16 ottobre 1973, n. 268,
supplemento ordinario n. 1, si rinvia alle note all’art. 8.
– Si riporta il testo degli articoli 10, 11 e 13 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, sopra citato:
“Art. 10 (Cooperative agricole e della piccola pesca). – Sono
esenti dall’imposta sul reddito delle persone giuridiche e
dall’imposta locale sui redditi conseguiti da societa’ cooperative
agricole e loro consorzi mediante l’allevamento di animali con
mangimi ottenuti per almeno un quarto dai terreni dei soci nonche’
mediante la manipolazione, trasformazione e alienazione, nei limiti
stabiliti alla lettera c) dell’art. 28 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 597, di prodotti agricoli e
zootecnici e di animali conferiti dai soci nei limiti della
potenzialita’ dei loro terreni.
Se le attivita’ esercitate dalla cooperativa o dai soci eccedono
i limiti di cui al precedente comma ed alle lettere b) e c) dell’art.
28 del predetto decreto, l’esenzione compete per la parte del reddito
della cooperativa o del consorzio corrispondente al reddito agrario
dei terreni dei soci.
I redditi conseguiti dalle cooperative della piccola pesca e dai
loro consorzi sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone
giuridiche e dall’imposta locale sui redditi. Sono considerate
cooperative della piccola pesca quelle che esercitano
professionalmente la pesca marittima con l’impiego esclusivo di navi
assegnate alle categorie 3 e 4 di cui all’art. 8 del decreto del
Presidente della Repubblica 2 ottobre 1968, n. 1639, o la pesca in
acque interne.”.
“Art. 11 (Cooperative di produzione e di lavoro). – I redditi
conseguiti dalle societa’ cooperative di produzione e lavoro e loro
consorzi sono esenti dalla imposta sul reddito delle persone
giuridiche e dalla imposta locale sui redditi se l’ammontare delle
retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci che prestano la loro
opera con carattere di continuita’, comprese le somme di cui
all’ultimo comma, non e’ inferiore al cinquanta per cento
dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli
relativi alle materie prime e sussidiarie. Se l’ammontare delle
retribuzioni e’ inferiore al cinquanta per cento ma non al
venticinque per cento dell’ammontare complessivo degli altri costi
l’imposta sul reddito delle persone giuridiche e l’imposta locale sui
redditi sono ridotte alla meta’.
Per le societa’ cooperative di produzione le disposizioni del
comma precedente si applicano a condizione che per i soci ricorrano
tutti i requisiti previsti, per i soci delle cooperative di lavoro,
dall’art. 23 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato
14 dicembre 1947, n. 1577, e successive modificazioni.
Nella determinazione del reddito delle societa’ cooperative di
produzione e lavoro e loro consorzi sono ammesse in deduzione le
somme erogate ai soci lavoratori a titolo di integrazione delle
retribuzioni fino al limite dei salari correnti aumentati del venti
per cento.”.
“Art. 13 (Finanziamenti dei soci). – Sono esenti dall’imposta
locale sui redditi gli interessi sulle somme che, oltre alle quote di
capitale sociale, i soci persone fisiche versano alle societa’
cooperative e loro consorzi o che questi trattengono ai soci stessi,
a condizione:
a) che i versamenti e le trattenute siano effettuati
esclusivamente per il conseguimento dell’oggetto sociale e non
superino, per ciascun socio, la somma di lire quaranta milioni. Tale
limite e’ elevato a lire ottanta milioni per le cooperative di
conservazione, lavorazione, trasformazione ed alienazione di prodotti
agricoli e per le cooperative di produzione e lavoro;
b) che gli interessi corrisposti sulle predette somme non
superino la misura massima degli interessi spettanti ai detentori dei
buoni postali fruttiferi.”.
– La legge 23 marzo 1977, n. 97, recante “Disposizioni in materia
di riscossione delle imposte sui redditi”, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 5 aprile 1977, n. 92.
– La legge 8 novembre 1991, n. 381, recante “Disciplina delle
cooperative sociali”, e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
3 dicembre 1991, n. 283.
– Si riporta il testo degli articoli 29 e 30 della legge
5 ottobre 1991, n. 317, recante “Interventi per l’innovazione e lo
sviluppo delle piccole imprese” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
9 ottobre 1991, n. 237, supplemento ordinario:
“Art. 29 (Consorzi di garanzia collettiva fidi). – 1. Ai fini
dell’ammissione ai benefici di cui all’art. 31, si considerano
consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi i consorzi, le
societa’ consortili e le cooperative di cui all’art. 30 che abbiano
come scopi sociali:
a) l’attivita’ di prestazione di garanzie collettive per
favorire la concessione di finanziamenti da parte di aziende e
istituti di credito, di societa’ di locazione finanziaria, di
societa’ di cessione di crediti di imprese e di enti parabancari alle
piccole imprese associate;
b) l’attivita’ di informazione, di consulenza e di assistenza
alle imprese consorziate per il reperimento e il migliore utilizzo
delle fonti finanziarie, nonche’ le prestazioni di servizi per il
miglioramento della gestione finanziaria delle stesse imprese. A tale
attivita’, in quanto connessa e complementare a quella di prestazione
di garanzie collettive, si applicano le disposizioni tributarie
specificamente previste per quest’ultima.
2. Sono ammessi ai medesimi benefici di cui all’art. 31 i
consorzi e le cooperative di garanzia collettiva fidi ai quali, alla
data del 30 giugno 1990, partecipano piccole imprese industriali con
non piu’ di trecento dipendenti, fermo il limite del capitale
investito di cui all’art. 1, in misura non superiore ad un sesto del
numero complessivo delle aziende consorziate.
2-bis. Ai consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi
possono continuare a partecipare le imprese associate che superino i
limiti dimensionali indicati dall’Unione europea per le piccole e
medie imprese e non quelli previsti per gli interventi della Banca
europea degli investimenti (BEI) a favore delle piccole e medie
imprese, purche’ complessivamente non rappresentino piu’ del 5 per
cento delle imprese associate. Per dette imprese i consorzi e le
cooperative di garanzia collettiva fidi non possono beneficiare degli
interventi agevolati previsti per le piccole e medie imprese.”.
“Art. 30 (Ammissione alle agevolazioni statali). – 1. Le
cooperative, i consorzi e le societa’ consortili, anche in forma
cooperativa, che svolgono le attivita’ di cui all’art. 29 sono
ammessi a beneficiare dell’intervento dello Stato previsto dalle
disposizioni del presente Capo se costituiti da almeno 50 piccole
imprese industriali, commerciali e di servizi e da imprese artigiane
di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, anche a carattere
intersettoriale e dispongono di fondi di garanzia monetari (fondi
rischi) costituiti da versamenti delle stesse imprese consorziate di
importo non inferiore a lire 50 milioni.”.
– Per il testo dell’art. 106 del decreto legislativo 1
settembre 1993, n. 385, recante “Testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
30 settembre 1993, n. 230, supplemento ordinario, si rinvia alle note
all’art. 8.

Art. 7.
Patrimonio dello Stato S.p.a.

1. Per la valorizzazione, gestione ed alienazione del patrimonio
dello Stato ((e nel rispetto dei requisiti e delle finalita’ propri
dei beni pubblici)) e’ istituita una societa’ per azioni, che assume
la denominazione di “Patrimonio dello Stato S.p.a.”.
2. Il capitale sociale e’ stabilito in 1.000.000 di euro.
3. Le azioni sono attribuite al Ministero dell’economia e delle
finanze. Il Ministero puo’ trasferire a titolo gratuito la totalita’
delle azioni, o parte di esse, ((ad altre societa’ di cui il
Ministero detenga direttamente l’intero capitale sociale.))
4. La societa’ opera secondo gli indirizzi strategici stabiliti dal
Ministero, ((previa definizione da parte del CIPE delle direttive di
massima.))
5. L’approvazione dello statuto e la nomina dei componenti degli
organi sociali previsti dallo statuto stesso sono effettuati dalla
prima assemblea, che il Ministro dell’economia e delle finanze
convoca entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente provvedimento.
6. Il rapporto di lavoro del personale dipendente della societa’ e’
disciplinato dalle norme di diritto privato e dalla contrattazione
collettiva.
7. La pubblicazione del presente decreto tiene luogo degli
adempimenti in materia di costituzione di societa’ per azioni
previsti dalle vigenti disposizioni.
8. Gli atti posti in essere in attuazione del presente articolo per
la costituzione della societa’ sono esclusi da ogni tributo o
diritto.
9. All’onere derivante dal presente articolo, pari a 1.000.000 di
euro, si provvede per l’anno 2002, mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2002-2004, nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di conto
capitale “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, utilizzando per
1.000.000 di euro l’accantonamento relativo al Ministero medesimo. Il
Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
10. Alla Patrimonio dello Stato S.p.a. possono essere trasferiti
diritti pieni o parziali sui beni immobili facenti parte del
patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato, sui beni immobili
facenti parte del demanio dello Stato e comunque sugli altri beni
compresi nel conto generale del patrimonio dello Stato di cui
all’articolo 14 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, ovvero
ogni altro diritto costituito a favore dello Stato. Modalita’ e
valori di trasferimento e di iscrizione dei beni nel bilancio della
societa’ sono definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, anche in deroga agli articoli 2254, 2342 e seguenti, del
codice civile. Il trasferimento puo’ essere operato con le modalita’
e per gli effetti previsti dall’articolo 3, commi 1, 16, 17, 18 e 19,
del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, ((escluse le
norme concernenti la garanzia per vizi e per evizione previste dal
citato comma 19.)) Il trasferimento di beni di particolare valore
artistico e storico e’ effettuato di intesa con il Ministro per i
beni e le attivita’ culturali. Il trasferimento non modifica il
regime giuridico, previsto dagli articoli 823 e 829, primo comma, del
codice civile, dei beni demaniali trasferiti. Restano comunque fermi
i vincoli gravanti sui beni trasferiti e, sino al termine di scadenza
prevista nel titolo, i diritti di godimento spettanti a terzi.
10-bis. ((Il comma 4 dell’articolo 24 della legge 23 dicembre 1999,
n. 488, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
“4. Con riferimento agli immobili utilizzati dalle Amministrazioni
dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e dalle Agenzie di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, appartenenti al demanio o
comunque in uso gratuito, il Ministro dell’economia e delle finanze,
con uno o piu’ decreti aventi natura non regolamentare, individua
singoli beni o categorie di beni per i quali, a decorrere dal
1 gennaio dell’anno successivo, e’ dovuto un canone d’uso determinato
con i decreti stessi con riferimento ai fitti di mercato dei beni
medesimi”.))
11. La societa’ puo’ effettuare operazioni di cartolarizzazione,
alle quali si applicano le disposizioni contenute nel decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2001, n. 410.
12. I beni della Patrimonio dello Stato S.p.a. possono essere
trasferiti esclusivamente a titolo oneroso alla societa’ di cui
all’articolo 8 con le modalita’ previste al comma 10.
12-bis. ((Il conto consuntivo, economico e patrimoniale, della
Patrimonio dello Stato S.p.a. e’ allegato, ogni anno, al rendiconto
generale dello Stato. Un apposito allegato al rendiconto generale
dello Stato contiene il conto consolidato della gestione di bilancio
statale e della gestione della Patrimonio dello Stato S.p.a.))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 14 del decreto legislativo
7 agosto 1997, n. 279, recante “Individuazione delle unita’
previsionali di base del bilancio dello Stato, riordino del sistema
di tesoreria unica e ristrutturazione del rendiconto generale dello
Stato”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 agosto 1997, n. 195,
supplemento ordinario:
“Art. 14 (Conto generale del patrimonio). – 1. Ferma restando
l’attuale distinzione in categorie dei beni dello Stato, al fine di
consentire l’individuazione di quelli suscettibili di utilizzazione
economica e’ introdotta nel conto generale del patrimonio
un’ulteriore classificazione secondo la tipologia esposta nella
tabella C allegata al presente decreto legislativo. Con decreto del
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica di
concerto con i Ministri interessati possono essere apportate
modifiche e integrazioni alla predetta tabella.
2. Ai fini della loro gestione economica i beni di cui all’art.
822 del codice civile, fermi restando la natura giuridica e i vincoli
cui sono sottoposti dalle vigenti leggi, sono valutati in base a
criteri economici ed inseriti nel Conto generale del patrimonio dello
Stato.
3. Per l’analisi economica della gestione dei beni dello Stato,
al conto generale del patrimonio e’ allegato un documento contabile
in cui sono rappresentati i componenti positivi e negativi, nonche’
gli indici di redditivita’ della gestione stessa.
4. Le competenti ragionerie vigilano affinche’ siano osservate le
leggi e le disposizioni in materia di conservazione ed utilizzazione
economica dei beni dello Stato, avvalendosi a tal fine anche dei dati
che le amministrazioni interessate sono tenute a trasmettere.
5. Con successivi decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, di concerto con i Ministri
interessati, si provvede a dettare norme applicative per l’attuazione
delle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4.”.
– Si riporta il testo degli articoli 823, 829, comma 1, 2254 e
2342 del codice civile:
“Art. 823 (Condizione giuridica del demanio pubblico). – I beni
che fanno parte del demanio pubblico, sono inalienabili e non possono
formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei
limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano.
Spetta all’autorita’ amministrativa la tutela dei beni che fanno
parte del demanio pubblico. Essa ha facolta’ sia di procedere in via
amministrativa, sia di valersi dei mezzi ordinari a difesa della
proprieta’ e del possesso regolati dal presente codice.”.
“Art. 829 (Passaggio di beni dal demanio al patrimonio). – Il
passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio dello Stato
dev’essere dichiarato dall’autorita’ amministrativa. Dell’atto deve
essere dato annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
(Omissis).”.
“Art. 2254 (Garanzia e rischi dei conferimenti). – Per le cose
conferite in proprieta’ la garanzia dovuta dal socio e il passaggio
dei rischi sono regolati dalle norme sulla vendita.
Il rischio delle cose conferite in godimento resta a carico del
socio che le ha conferite. La garanzia per il godimento e’ regolata
dalle norme sulla locazione.”.
“Art. 2342 (Conferimenti). – Se nell’atto costitutivo non e’
stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.
Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano le
disposizioni degli articoli 2254 e 2255. Le azioni corrispondenti a
tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento
della sottoscrizione.
Non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di
opera o di servizi.”.
– Per il testo dell’art. 3, commi 1, 16, 17, 18 e 19 del
decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, recante “Disposizioni
urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio
immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento
immobiliare”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 settembre 2001,
n. 224, e convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della
legge 23 novembre 2001, n. 410, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
24 novembre 2001, n. 274, si rinvia alle note all’art. 9.
– Si riporta il testo dell’art. 24 della legge 23 dicembre 1999,
n. 488, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato. (Legge finanziaria 2000)”, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1999, n. 302, supplemento
ordinario, cosi’ come modificato dal presente articolo:
“Art. 24 (Affitti e fitti figurativi). – 1. Il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, con il
supporto dell’Agenzia del demanio o di apposita struttura individuata
dal Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, che puo’ avvalersi eventualmente di fornitori esterni
specializzati scelti con le modalita’ di cui all’art. 26 della
presente legge adotta con proprio decreto, anche nell’ambito delle
azioni e misure elaborate ed attuate ai sensi dell’art. 55, comma 9,
della legge 27 dicembre 1997, n. 449, misure finalizzate a ridurre
gradualmente, almeno del 3 per cento nel corso dell’anno 2000 e
almeno del 5 per cento per ciascuno degli anni 2001 e 2002,
l’ammontare dei metri quadri degli immobili utilizzati dall’insieme
delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.
2. Le spese di manutenzione degli immobili in uso alle
amministrazioni di cui al comma 1 devono comunque essere contenute
nelle stesse quote percentuali di cui al medesimo comma 1.
3. Le amministrazioni di cui al comma 1, previa predisposizione
di piani di razionalizzazione degli spazi e dei sistemi di
manutenzione, sulla base di piani di razionalizzazione e di
ottimizzazione degli immobili in uso, definiti di concerto con
l’Agenzia del demanio o con l’apposita struttura di cui al medesimo
comma 1, rinegoziano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, i contratti di affitto di locali attualmente in
essere allo scopo di contenerne la relativa spesa.
4. Con riferimento agli immobili utilizzati dalle
Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e dalle
Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300,
appartenenti al demanio o comunque in uso gratuito, il Ministro
dell’economia e delle finanze, con uno o piu’ decreti aventi natura
non regolamentare, individua singoli beni o categorie di beni per i
quali, a decorrere dal 1 gennaio dell’anno successivo, e’ dovuto un
canone d’uso determinato con i decreti stessi con riferimento ai
fitti di mercato dei beni medesimi.
5. Negli stati di previsione della spesa delle amministrazioni di
cui al comma 1 verranno introdotte, nell’ambito delle unita’
previsionali di competenza, le poste corrispondenti al costo d’uso
degli immobili di cui al comma 4.
6. Per l’esercizio finanziario 2000 il costo d’uso viene
transitoriamente determinato in L. 10.000 al metro quadro annuo e gli
stanziamenti per spese di funzionamento non aventi natura
obbligatoria vengono ridotti per importo corrispondente con decreto
del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, su proposta del Ministro competente.”.

Art. 8.
Societa’ per il finanziamento delle infrastrutture

1. La Cassa depositi e prestiti e’ autorizzata a costituire, anche
con atto unilaterale, una societa’ finanziaria per azioni denominata
“Infrastrutture S.p.a.”; non si applicano le disposizioni
dell’articolo 2362 del codice civile. La societa’ ha sede a Roma. Il
capitale iniziale e’ pari a euro 1 milione, da versare interamente
all’atto della costituzione; i successivi aumenti del capitale sono
determinati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze
((e possono essere sottoscritti dalla Cassa depositi e prestiti,
anche a valere sulla cartolarizzazione di una parte dei propri
crediti, individuati tenendo conto dei principi di convenienza
economica e di salvaguardia delle finalita’ di interesse pubblico
della Cassa stessa.)) Le azioni della societa’ non possono formare
oggetto di diritti a favore di terzi; ne e’ ammesso il trasferimento
con la preventiva autorizzazione del Ministro dell’economia e delle
finanze.
2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ((puo’
essere disposta)) la garanzia dello Stato per i titoli e i
finanziamenti di cui al comma 5, per gli strumenti derivati impiegati
dalla societa’, nonche’ per le garanzie di cui al comma 3. ((Tale
garanzia e’ elencata nell’allegato allo stato di previsione del
Ministero dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 13 della
legge 5 agosto 1978, n. 468.))
3. La societa’, in via sussidiaria rispetto ai finanziamenti
concessi da banche e altri intermediari finanziari: a) finanzia sotto
qualsiasi forma le infrastrutture e le grandi opere pubbliche,
((purche’ suscettibili di utilizzazione economica;)) b) concede
finanziamenti sotto qualsiasi forma finalizzati ad investimenti per
lo sviluppo economico. Inoltre, la societa’ concede garanzie per le
finalita’ di cui alle lettere a) e b). La societa’ puo’ altresi’
assumere partecipazioni, ((che non dovranno essere di maggioranza ne’
comunque di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice
civile,)) detenere immobili e esercitare ogni attivita’ strumentale,
connessa o accessoria ai suoi compiti istituzionali. ((Per lo
svolgimento di tali attivita’ la societa’ puo’ altresi’ acquisire
quote azionarie di societa’ gia’ partecipate dalla Cassa depositi e
prestiti operanti nel settore delle infrastrutture.)) E’ preclusa
alla societa’ la raccolta di fondi a vista e la negoziazione per
conto terzi di strumenti finanziari.
4. Con uno o piu’ decreti del Ministro dell’economia e delle
finanze sono formulate le linee direttrici per l’operativita’ della
societa’. I finanziamenti di cui al comma 3, lettera a), possono
essere concessi anche per il tramite di banche e altre istituzioni
finanziarie. ((I finanziamenti di cui al comma 3, lettera b), sono
concessi per il tramite di banche, altre istituzioni finanziarie
ovvero sono messi a disposizione di soggetti istituzionalmente
deputati al sostegno dello sviluppo economico.)) I finanziamenti sono
a medio e lungo termine, salva diversa e motivata determinazione
dell’organo amministrativo della societa’. La societa’ puo’ destinare
i propri beni e i diritti relativi a una o piu’ operazioni di
finanziamento al soddisfacimento dei diritti dei portatori dei titoli
e dei concedenti i finanziamenti di cui al comma 5. I beni e i
diritti cosi’ destinati costituiscono patrimonio separato a tutti gli
effetti da quello della societa’ e da quelli relativi alle altre
operazioni. Dalla data dell’emissione dei titoli da parte della
societa’ o della concessione dei finanziamenti da essa assunti, su
ciascun patrimonio separato non sono ammesse azioni da parte di
qualsiasi creditore diverso dai portatori dei titoli emessi ovvero
dai concedenti i finanziamenti. Delle obbligazioni nei confronti dei
portatori dei titoli e dei concedenti i finanziamenti, nonche’ di
ogni altro creditore nell’ambito di ciascuna operazione, risponde
esclusivamente il patrimonio separato con i beni e i diritti
destinati. Per ciascuna operazione puo’ essere nominato un
rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale ne cura gli
interessi e in loro rappresentanza esclusiva esercita i poteri
stabiliti in sede di nomina e approva le modificazioni delle
condizioni dell’operazione. Le cessioni di beni in favore della
societa’ da parte dello Stato, degli enti pubblici non territoriali e
di societa’ interamente controllate dallo Stato sono operate con le
modalita’ di cui ((ai commi 10 e 12 dell’articolo 7. Restano ferme le
competenze in materia di gestione di beni demaniali attribuite agli
enti locali dalle norme vigenti.)) Si applicano ai finanziamenti di
cui al comma 3 le disposizioni di cui all’articolo 42, commi 3 e 4,
del ((testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di
cui)) al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385.
5. La societa’ raccoglie la provvista necessaria mediante
l’emissione di titoli e l’assunzione di finanziamenti. I titoli sono
strumenti finanziari e agli stessi si applicano le disposizioni del
((testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria, di cui al)) decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.
L’organo amministrativo delibera sull’emissione e le caratteristiche
dei titoli. ((Alla societa’ si applicano il comma 2 dell’articolo 5
della legge 30 aprile 1999, n. 130, e le disposizioni contenute nel
titolo V del testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385,
ad esclusione dell’articolo 106, commi 2, 3, lettere b) e c), e 4,
nonche’ le corrispondenti norme sanzionatorie previste dal titolo
VIII del medesimo testo unico. La societa’ si iscrive nell’elenco
speciale di cui all’articolo 107, comma 1, del citato testo unico di
cui al decreto legislativo n. 385 del 1993. La Banca d’Italia, tenuto
conto dei compiti istituzionali della societa’ e delle linee
direttrici formulate dal Ministro dell’economia e delle finanze ai
sensi del comma 4, adotta i provvedimenti specifici nei confronti
della societa’ in materia di vigilanza prudenziale e comunicazioni
alla Banca d’Italia.))
6. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono
regolati la composizione del consiglio di amministrazione e del
collegio sindacale della societa’ e la durata in carica dei
rispettivi membri. E’ ammessa la delega dei poteri dell’organo
amministrativo a un comitato esecutivo o a uno o piu’ dei suoi
membri.
7. Lo statuto della societa’ e’ approvato con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze.
8. Il bilancio della societa’ e’ redatto secondo le disposizioni
applicabili relative ai soggetti operanti nel settore finanziario.
9. Gli utili netti della societa’ sono destinati a riserva se non
altrimenti determinato dall’organo amministrativo della societa’.
10. Ai titoli e ai finanziamenti di cui al comma 5 si applica lo
stesso trattamento previsto nell’articolo 2, comma 5, del
decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. Le cessioni a
qualsiasi titolo in favore della societa’, le operazioni di
provvista, quelle di finanziamento, nonche’ quelle relative a
strumenti finanziari derivati, e tutti i provvedimenti, atti,
contratti, trasferimenti, prestazioni e formalita’ inerenti alle
cessioni e operazioni medesime, alla loro esecuzione, modificazione
ed estinzione, alle garanzie di qualunque tipo da chiunque e in
qualsiasi momento prestate e alle loro eventuali surroghe,
sostituzioni, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche
parziali (ivi incluse le cessioni di credito stipulate in relazione a
tali operazioni e le cessioni, anche parziali, dei crediti e dei
contratti ad esse relativi), sono esenti dall’imposta di registro,
dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni
altra imposta indiretta, nonche’ ogni altro tributo o diritto. Non si
applica la ritenuta prevista dai commi 2 e 3 dell’articolo 26 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
sugli interessi e altri proventi dei conti correnti bancari della
societa’. Ciascun patrimonio separato di cui al comma 4 non e’
soggetto alle imposte sui redditi ne’ all’imposta regionale sulle
attivita’ produttive. Sono esclusi dall’applicazione dell’imposta sul
valore aggiunto i trasferimenti di immobili alla societa’ e le
locazioni in favore di amministrazioni dello Stato, enti pubblici
territoriali e altri soggetti pubblici.
11. La societa’ e’ posta sotto la vigilanza del Ministero
dell’economia e delle finanze, che puo’ adottare, ove la situazione
lo richieda, provvedimenti specifici nei confronti della societa’ al
fine di assicurare che i comportamenti operativi della stessa siano
conformi alla legge, alle disposizioni attuative, nonche’ allo
statuto, e siano coerenti con le linee strategiche indicate nei
decreti di cui al primo periodo del comma 4.
12. La societa’ non puo’ sciogliersi se non per legge.
12-bis. ((Resta fermo quanto previsto dalla vigente disciplina
sostanziale in materia di infrastrutture.))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo degli articoli 2359 e 2362 del codice
civile:
“Art. 2359 (Societa’ controllate e societa’ collegate). – Sono
considerate societa’ controllate:
1) le societa’ in cui un’altra societa’ dispone
della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
2) le societa’ in cui un’altra societa’ dispone di voti
sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea
ordinaria;
3) le societa’ che sono sotto influenza dominante di un’altra
societa’ in virtu’ di particolari vincoli contrattuali con essa.
Ai fini dell’applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma si
computano anche i voti spettanti a societa’ controllate, a societa’
fiduciarie e a persona interposta; non si computano i voti spettanti
per conto di terzi.
Sono considerate collegate le societa’ sulle quali un’altra
societa’ esercita un’influenza notevole. L’influenza si presume
quando nell’assemblea ordinaria puo’ essere esercitato almeno un
quinto dei voti ovvero un decimo se la societa’ ha azioni quotate in
borsa.”.
“Art. 2362 (Unico azionista). – In caso d’insolvenza della
societa’, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le
azioni risultano essere appartenute ad una sola persona, questa
risponde illimitatamente.”.
– Si riporta il testo dell’art. 13 della legge 5 agosto 1978, n.
468, recante “Riforma di alcune norme di contabilita’ generale dello
Stato in materia di bilancio”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
22 agosto 1978, n. 233:
“Art. 13 (Garanzie statali). – In allegato allo stato di
previsione della spesa del Ministero del tesoro sono elencate le
garanzie principali e sussidiarie prestate dallo Stato a favore di
enti o altri soggetti.”.
– Si riporta il testo dell’art. 42, commi 3 e 4, del decreto
legislativo 1 settembre 1993, n. 385, recante “Testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia”, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 30 settembre 1993, n. 230, supplemento ordinario:
“3. I finanziamenti possono essere assistiti dal privilegio
previsto dall’art. 46.
4. Quando i finanziamenti siano garantiti da ipoteca su immobili,
si applica la disciplina prevista dalla presente sezione per le
operazioni di credito fondiario.”.
– Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, recante “Testo
unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria,
ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52”,
e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 marzo 1998, n. 71,
supplemento ordinario.
– Si riporta il testo dell’art. 5, comma 2, della legge 30 aprile
1999, n. 130, recante “Disposizioni sulla cartolarizzazione dei
crediti”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14 maggio 1999, n. 111:
“2. Alle emissioni dei titoli non si applicano il divieto di
raccolta di risparmio tra il pubblico previsto dall’art. 11, comma 2,
del testo unico bancario, ne’ i limiti quantitativi alla raccolta
prescritti dalla normativa vigente; non trovano altresi’ applicazione
gli articoli da 2410 a 2420 del codice civile.”.
– Il decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, recante “Testo
unico delle leggi in materia bancaria e creditizia”, e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 30 settembre 1993, n. 230, supplemento
ordinario. La rubrica del titolo V (articoli 106-114), reca “Soggetti
operanti nel settore finanziario”, e quella del titolo VIII (articoli
130-145), reca “Sanzioni”.
– Si riporta il testo degli articoli 106 e 107, comma 1, del
sopra citato decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385:
“Art. 106 (Elenco generale). – 1. L’esercizio nei confronti del
pubblico delle attivita’ di assunzione di partecipazioni, di
concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di
servizi di pagamento e di intermediazione in cambi e’ riservato a
intermediari finanziari iscritti in un apposito elenco tenuto
dall’UIC.
2. Gli intermediari finanziari indicati nel comma 1 possono
svolgere esclusivamente attivita’ finanziarie, fatte salve le riserve
di attivita’ previste dalla legge.
3. L’iscrizione nell’elenco e’ subordinata al ricorrere delle
seguenti condizioni:
a) forma di societa’ per azioni, di societa’ in accomandita per
azioni, di societa’ a responsabilita’ limitata o di societa’
cooperativa;
b) oggetto sociale conforme al disposto del comma 2;
c) capitale sociale versato non inferiore a cinque volte il
capitale minimo previsto per la costituzione delle societa’ per
azioni;
d) possesso da parte dei partecipanti al capitale e degli
esponenti aziendali dei requisiti previsti dagli articoli 108 e 109.
4. Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’UIC:
a) specifica il contenuto delle attivita’ indicate nel comma 1,
nonche’ in quali circostanze ricorra l’esercizio nei confronti del
pubblico. Il credito al consumo si considera comunque esercitato nei
confronti del pubblico anche quando sia limitato all’ambito dei soci;
b) per gli intermediari finanziari che svolgono determinati
tipi di attivita’, puo’, in deroga a quanto previsto dal comma 3,
vincolare la scelta della forma giuridica, consentire l’assunzione di
altre forme giuridiche e stabilire diversi requisiti patrimoniali.
5. L’UIC indica le modalita’ di iscrizione nell’elenco e da’
comunicazione delle iscrizioni alla Banca d’Italia e alla CONSOB.
6. Al fine di verificare il rispetto dei requisiti per
l’iscrizione nell’elenco, l’UIC puo’ chiedere agli intermediari
finanziari dati, notizie, atti e documenti e, se necessario, puo’
effettuare verifiche presso la sede degli intermediari stessi, anche
con la collaborazione di altre autorita’.
7. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione
e controllo presso gli intermediari finanziari comunicano all’UIC,
con le modalita’ dallo stesso stabilite, le cariche analoghe
ricoperte presso altre societa’ ed enti di qualsiasi natura.”.
“Art. 107 (Elenco speciale). – 1. Il Ministro del tesoro, sentite
la Banca d’Italia e la CONSOB, determina criteri oggettivi,
riferibili all’attivita’ svolta, alla dimensione e al rapporto tra
indebitamento e patrimonio, in base ai quali sono individuati gli
intermediari finanziari che si devono iscrivere in un elenco speciale
tenuto dalla Banca d’Italia.
2-7. (Omissis).”.
– Si riporta il testo dell’art. 2, comma 5, del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, recante “Disposizioni urgenti in materia
di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare
pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare”,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 settembre 2001, n. 224, e
convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge
23 novembre 2001, n. 410, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
24 novembre 2001, n. 274:
“5. I titoli emessi dalle societa’ di cui al comma 1 sono
assimilati ai fini fiscali ai titoli di cui all’art. 31 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e si
considerano emessi all’estero qualora siano ammessi a quotazione in
almeno un mercato regolamentato estero ovvero ne sia previsto il
collocamento anche sui mercati esteri. Gli interessi e altri proventi
corrisposti in relazione ai finanziamenti effettuati da soggetti non
residenti, esclusi i soggetti residenti negli Stati o nei territori
aventi un regime fiscale privilegiato, individuati dal decreto
4 maggio 1999 del Ministro delle finanze pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999, e raccolti dalle societa’ di cui
al comma 1 ai fini delle operazioni di cartolarizzazione ivi
indicate, non sono soggetti alle imposte sui redditi.”.
– Si riporta il testo dell’art. 26, commi 2, 3 e 5 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante
“Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui
redditi”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 16 ottobre 1973, n.
268, supplemento ordinario n. 1, gia’ citato nelle note all’art. 6:
“2. L’Ente Poste Italiane e le banche operano una ritenuta del 27
per cento, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi
corrisposti ai titolari di conti correnti e di depositi, anche se
rappresentati da certificati. La predetta ritenuta e’ operata dalle
banche anche sui buoni fruttiferi da esse emessi. Non sono soggetti
alla ritenuta:
a) gli interessi e gli altri proventi corrisposti da banche
italiane o da filiali italiane di banche estere a banche con sede
all’estero o a filiali estere di banche italiane;
b) gli interessi derivanti da depositi e conti correnti
intrattenuti tra le banche ovvero tra le banche e l’Ente Poste
Italiane;
c) gli interessi a favore del Tesoro sui depositi e conti
correnti intestati al Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, nonche’ gli interessi sul “Fondo di
ammortamento dei titoli di Stato” di cui al comma 1 dell’art. 2 della
legge 27 ottobre 1993, n. 43, e sugli altri fondi finalizzati alla
gestione del debito pubblico.
3. Quando gli interessi ed altri proventi di cui al comma 2 sono
dovuti da soggetti non residenti, la ritenuta ivi prevista e’ operata
dai soggetti di cui all’art. 23 che intervengono nella loro
riscossione. Qualora il rimborso delle obbligazioni e titoli similari
con scadenza non inferiore a diciotto mesi emessi da soggetti non
residenti, abbia luogo prima di tale scadenza, e’ dovuta dai
percipienti una somma pari al 20 per cento degli interessi e degli
altri proventi maturati fino al momento dell’anticipato rimborso.
Tale somma e’ prelevata dai soggetti di cui all’art. 23 che
intervengono nella riscossione degli interessi ed altri proventi
ovvero nel rimborso nei confronti di soggetti residenti.
3-bis – 4. (Omissis).
5. I soggetti indicati nel primo comma dell’art. 23 operano una
ritenuta del 12,50 per cento a titolo d’acconto, con obbligo di
rivalsa, sui redditi di capitale da essi corrisposti, diversi da
quelli indicati nei commi precedenti e da quelli per i quali sia
prevista l’applicazione di altra ritenuta alla fonte o di imposte
sostitutive delle imposte sui redditi. Se i percipienti non sono
residenti nel territorio dello Stato o stabili organizzazioni di
soggetti non residenti la predetta ritenuta e’ applicata a titolo
d’imposta ed e’ operata anche sui proventi conseguiti nell’esercizio
d’impresa commerciale. L’aliquota della ritenuta e’ stabilita al 27
per cento se i percipienti sono residenti negli Stati o territori a
regime fiscale privilegiato individuati con il decreto del Ministro
delle finanze emanato ai sensi del comma 7-bis dell’art. 76 del testo
unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. La predetta ritenuta e’
operata anche sugli interessi ed altri proventi dei prestiti di
denaro corrisposti a stabili organizzazioni estere di imprese
residenti, non appartenenti all’impresa erogante, e si applica a
titolo d’imposta sui proventi che concorrono a formare il reddito di
soggetti non residenti ed a titolo d’acconto, in ogni altro caso.”.

Art. 9.
Disposizioni in materia di privatizzazione, liquidazione e
finanziamento di enti pubblici e di societa’ interamente controllate
dallo Stato, nonche’ di cartolarizzazione di immobili

1. Il termine previsto dall’articolo 2, comma 2, del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, per la privatizzazione,
trasformazione e fusione degli enti pubblici indicati nella tabella A
del predetto decreto legislativo, e’ differito al 31 dicembre 2002,
fatta salva, comunque, la possibilita’ di applicare anche ai predetti
enti quanto previsto dagli articoli 28 e 29 della legge 28 dicembre
2001, n. 448.
1-bis. ((Gli enti pubblici di cui alla legge 4 dicembre 1956, n.
1404, sono definitivamente soppressi. Conseguentemente:
a) i loro immobili possono essere alienati con le modalita’
previste al capo I del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
I relativi decreti dirigenziali sono adottati dal Ministero
dell’economia e delle finanze – Dipartimento della ragioneria
generale dello Stato. I proventi delle vendite degli immobili ed ogni
altra somma derivata e derivante dalla liquidazione sono versati
all’entrata del bilancio dello Stato;
b) il personale finora adibito alle procedure di liquidazione
previste dalla citata legge n. 1404 del 1956 e’ destinato
prioritariamente ad altre attivita’ istituzionali del Ministero
dell’economia e delle finanze;
c) ferma restando la titolarita’, in capo al Ministero
dell’economia e delle finanze, dei rapporti giuridici attivi e
passivi, la gestione della liquidazione nonche’ del contenzioso puo’
essere da questo affidata ad una societa’, direttamente o
indirettamente controllata dallo Stato, scelta in deroga alle norme
di contabilita’ generale dello Stato. La societa’ si avvale
dell’assistenza, della rappresentanza e della difesa in giudizio
dell’Avvocatura dello Stato alle stesse condizioni e con le stesse
modalita’ con le quali se ne avvalgono, ai sensi della normativa
vigente, le Amministrazioni dello Stato. La societa’ esercita ogni
potere finora attribuito all’Ispettorato generale per la liquidazione
degli enti disciolti del Dipartimento della ragioneria generale dello
Stato. Sulla base di criteri di efficacia ed economicita’ e al fine
di eliminare il contenzioso pendente, evitando l’instaurazione di
nuove cause, la societa’ puo’ compiere qualsiasi atto di diritto
privato, ivi incluse transazioni relative a rapporti concernenti
differenti procedure di liquidazione, cessioni di aziende, cessioni
di crediti in blocco pro soluto e rinunce a domande giudiziali. Sulle
transazioni la societa’ puo’ chiedere il parere all’Avvocatura dello
Stato. La societa’ puo’ anche rinunciare a crediti al di fuori delle
ipotesi previste dal terzo comma dell’articolo 9 della citata legge
n. 1404 del 1956. In base ad una apposita convenzione, sono
disciplinati i rapporti con il Ministero dell’economia e delle
finanze e, in particolare, il compenso spettante alla societa’, i
profili contabili del rapporto, nonche’ le modalita’ di
rendicontazione e di controllo.
1-ter. Il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della ragioneria generale dello Stato, con provvedimento da emanare
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, individua le liquidazioni
gravemente deficitarie per le quali si fa luogo alla liquidazione
coatta amministrativa ovvero le liquidazioni per le quali e’ comunque
opportuno che la gestione liquidatoria resti distinta. Per queste
liquidazioni lo Stato risponde delle passivita’ nei limiti
dell’attivo della singola liquidazione. Nelle more della
individuazione della societa’ di cui alla lettera c) del comma 1-bis,
l’Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti del
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato prosegue le
procedure di liquidazione con i poteri previsti dal terzo, quarto e
quinto periodo della medesima lettera c) del comma 1-bis.
1-quater. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da
emanare ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, sono approvate le nuove dotazioni organiche
del personale del Ministero dell’economia e delle finanze.
1-quinquies. Nella citata legge n. 1404 del 1956 sono abrogati:
a) il secondo comma dell’articolo 14;
b) l’articolo 15.
1-sexies. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis, lettera c), del
presente articolo, determinati nella misura massima di 1,5 milioni di
euro annui a decorrere dall’anno 2002, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unita’ previsionale di
base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del
Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero
medesimo.))
2. Al pagamento dei creditori dell’EFIM in liquidazione coatta
amministrativa e delle societa’ in liquidazione coatta amministrativa
interamente possedute, direttamente o indirettamente, dall’EFIM
continua ad applicarsi la garanzia dello Stato prevista
dall’articolo 5 del decreto-legge 19 dicembre 1992, n. 487,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1993, n. 33, e
successive modificazioni.
3. Al fine di favorire il processo di ricapitalizzazione,
funzionale al raggiungimento degli obiettivi previsti nel piano
biennale 2002-2003, il Ministero dell’economia e delle finanze e’
autorizzato a sottoscrivere nell’anno 2002 un aumento di capitale
della societa’ Alitalia S.p.a. nella misura massima di 893,29 milioni
di euro, in aggiunta a quanto gia’ previsto dall’articolo 1, comma 4,
della legge 18 giugno 1998, n. 194.
4. All’onere derivante dal comma 3 si provvede per l’anno 2002,
quanto a 250 milioni di euro mediante corrispondente riduzione
dell’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 50, comma 1,
lettera c), della legge 23 dicembre 1998, n. 448; quanto a 550
milioni di euro mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione
di spesa di cui all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, e
quanto a 93,290 milioni di euro mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2002-2004, nell’ambito dell’unita’ previsionale di base di conto
capitale “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, utilizzando per 40,822
milioni di euro l’accantonamento relativo al Ministero medesimo e per
52,468 milioni di euro l’accantonamento relativo al Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio. Il Ministro
dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
4-bis. ((All’articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n.
351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.
410, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 5, dopo il secondo periodo, e’ inserito il seguente:
“La vendita si considera frazionata esclusivamente nel caso in cui
ciascuna unita’ immobiliare sia offerta in vendita singolarmente a
condizioni specificatamente riferite a tale unita’”;
b) dopo il comma 7, e’ inserito il seguente:
“7-bis. Ai conduttori delle unita’ immobiliari ad uso diverso da
quello residenziale, nell’ipotesi di vendita in blocco, spetta il
diritto di opzione all’acquisto a mezzo di mandato collettivo, a
condizione che questo sia conferito dai conduttori che rappresentino
il 100 per cento delle unita’ facenti parte del blocco oggetto di
vendita. Il prezzo di acquisto e’ quello risultante all’esito della
procedura competitiva. Le modalita’ ed i termini di esercizio del
diritto di opzione stabilito dal presente comma sono determinati con
i decreti di cui al comma 1”.))
5. All’articolo 6 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410,
il comma 3-bis e’ sostituito dal seguente:
“3-bis. Alle cessioni ed ai conferimenti ai fondi di investimento
immobiliare istituiti ai sensi degli articoli 37 del testo unico
delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e 14-bis della legge
25 gennaio 1994, n. 86, si applica l’articolo 37-bis del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Ai
conferimenti di beni ai medesimi fondi non si applicano, in ogni
caso, le disposizioni del decreto legislativo 8 ottobre 1997, n.
358”.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 2 e della tabella A del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, recante “Riordinamento del
sistema degli enti pubblici nazionali, a norma degli articoli 11 e 14
della legge 15 marzo 1997, n. 59”, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 15 novembre 1999, n. 268:
“Art. 2 (Privatizzazione, trasformazione, fusione di enti). –
1. Relativamente agli enti pubblici di cui alla tabella A allegata al
presente decreto, con le modalita’ di cui al comma 2, possono essere
adottate, in esito ad istruttoria dei Ministeri competenti,
comprensiva di consultazione degli enti stessi e di acquisizione di
parere delle commissioni parlamentari competenti per materia, le
seguenti misure di razionalizzazione:
a) privatizzazione di enti, secondo le modalita’ di cui
all’art. 3;
b) trasformazione di enti in strutture scientifiche
universitarie, alle condizioni e secondo le modalita’ di cui all’art.
4;
c) fusione o unificazione strutturale di enti appartenenti allo
stesso settore di attivita’, in conformita’ ai criteri e secondo le
modalita’ di cui all’art. 5.
2. L’individuazione degli enti oggetto delle misure di cui al
comma 1 e’ effettuata con uno o piu’ elenchi approvati, entro il
30 giugno 2001, con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri. La privatizzazione o la trasformazione degli enti decorre
dal 1 gennaio 2002.”.

“Tabella A
(prevista dall’art. 2, comma 1)
Giunta centrale per gli studi storici
Deputazioni e societa’ di storia patria
Istituto italiano di numismatica
Istituto storico italiano per il medio evo
Istituto storico italiano per l’eta’ moderna e contemporanea
Istituto italiano per la storia antica
Istituto per la storia del Risorgimento italiano
Ente per le ville vesuviane
Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”
Ente “Casa di Oriani”
Centro nazionale di studi leopardiani
Istituto di studi filosofici “Enrico Castelli”
Istituto italiano per la storia della musica
Istituto italiano di studi germanici (Roma)
Istituto nazionale di studi verdiani (Parma)
Centro nazionale di studi manzoniani (Milano)
Ente “Casa Buonarroti” (Firenze)
Ente “Domus Galileana” (Pisa)
Istituto “Domus mazziniana” (Pisa)
Centro nazionale di studi alfieriani (Asti)
Istituto nazionale di studi sul rinascimento (Firenze)
Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in
Italia (Milano)
Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte (Roma)
Centro internazionale di studi di architettura “Andrea Palladio”
(Vicenza)
Istituto internazionale di studi giuridici (Roma)
Centro italiano di studi sull’alto medioevo (Roma)
Erbario tropicale di Firenze
Ente nazionale della cinofilia italiana”.
– Si riporta il testo degli articoli 28 e 29 della legge
28 dicembre 2001, n. 448, recante “Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)”,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301,
supplemento ordinario:
“Art. 28 (Trasformazione e soppressione di enti pubblici). –
1. Al fine di conseguire gli obiettivi di stabilita’ e crescita, di
ridurre il complesso della spesa di funzionamento delle
amministrazioni pubbliche, di incrementarne l’efficienza e di
migliorare la qualita’ dei servizi, con uno o piu’ regolamenti, da
emanare ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, il Governo, su proposta dei Ministri dell’economia e delle
finanze e per la funzione pubblica, di concerto con il Ministro
interessato, individua gli enti pubblici, le amministrazioni, le
agenzie e gli altri organismi ai quali non siano affidati compiti di
garanzia di diritti di rilevanza costituzionale, finanziati
direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato o di
altri enti pubblici, disponendone la trasformazione in societa’ per
azioni o in fondazioni di diritto privato, la fusione o
l’accorpamento con enti od organismi che svolgono attivita’ analoghe
o complementari, ovvero la soppressione e messa in liquidazione,
sentite le organizzazioni sindacali per quanto riguarda i riflessi
sulla destinazione del personale.
2. Dalle trasformazioni o soppressioni di cui al comma 1 sono
esclusi gli enti, gli istituti, le agenzie e gli altri organismi
pubblici che:
a) gestiscono a livello di primario interesse nazionale la
previdenza sociale;
b) sono essenziali per le esigenze della difesa o la cui natura
pubblica e’ garanzia per la sicurezza;
c) svolgono funzioni di prevenzione e vigilanza per la salute
pubblica.
3. Gli schemi dei regolamenti di cui al comma 1 del presente
articolo, al comma 5, dell’art. 29 e all’art. 33 sono trasmessi al
Parlamento per l’acquisizione del parere delle competenti
Commissioni. Quest’ultimo e’ espresso entro trenta giorni dalla data
di trasmissione degli schemi di regolamento. Le Commissioni possono
richiedere una sola volta ai Presidenti delle Camere una proroga di
venti giorni per l’adozione del parere, qualora cio’ si renda
necessario per la complessita’ della materia o per il numero di
schemi di regolamento trasmessi nello stesso periodo all’esame delle
Commissioni.
4. Qualora sia richiesta, ai sensi del comma 3, la proroga per
l’adozione del parere, e limitatamente alle materie per cui essa sia
concessa, i termini per l’emanazione dei regolamenti previsti dal
comma 1 sono prorogati di 20 giorni. Trascorso il termine di cui al
comma 3, secondo periodo, ovvero quello prorogato ai sensi del terzo
periodo del medesimo comma 3, i regolamenti possono comunque essere
emanati.
5. La trasformazione di cui al comma 1 e’ subordinata alla
verifica che i servizi siano piu’ proficuamente erogabili al di fuori
del settore pubblico.
6. Alla soppressione e messa in liquidazione di cui al comma 1 si
provvede con le modalita’ stabilite dalla legge 4 dicembre 1956, n.
1404, e successive modificazioni.
7. Tutti gli atti connessi alle operazioni di trasformazione non
rilevano ai fini fiscali.
8. La disposizione di cui al comma 1 si applica in via
sperimentale, sentite le regioni interessate, anche agli istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico, ferma restando la natura
pubblica degli istituti medesimi, di cui all’art. 1 del decreto
legislativo 30 giugno 1993, n. 269.
9. I bilanci consuntivi delle Autorita’ indipendenti sono
annualmente pubblicati in allegato allo stato di previsione della
spesa del Ministero dell’economia e delle finanze.
10. La disposizione di cui al comma 7 si applica anche agli atti
connessi alle operazioni di trasformazione effettuate dalle regioni e
dalle province autonome.
11. Gli enti competenti, nell’esercizio delle funzioni e dei
compiti in materia di approvvigionamento idrico primario per uso
plurimo e per la gestione delle relative infrastrutture, opere ed
impianti, possono avvalersi degli enti preposti al prevalente uso
irriguo della risorsa idrica attraverso apposite convenzioni e
disciplinari tecnici.
Art. 29 (Misure di efficienza delle pubbliche amministrazioni). –
1. Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche’ gli enti
finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello
Stato sono autorizzati, anche in deroga alle vigenti disposizioni, a:
a) acquistare sul mercato i servizi, originariamente prodotti
al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di
gestione;
b) costituire, nel rispetto delle condizioni di economicita’ di
cui alla lettera a), soggetti di diritto privato ai quali affidare lo
svolgimento di servizi, svolti in precedenza;
c) attribuire a soggetti di diritto privato gia’ esistenti,
attraverso gara pubblica, ovvero con adesione alle convenzioni
stipulate ai sensi dell’art. 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488,
e successive modificazioni, e dell’art. 59 della legge 23 dicembre
2000, n. 388, lo svolgimento dei servizi di cui alla lettera b).
2. Le amministrazioni di cui al comma 1 possono inoltre ricorrere
a forme di autofinanziamento al fine di ridurre progressivamente
l’entita’ degli stanziamenti e dei trasferimenti pubblici a carico
del bilancio dello Stato, grazie ad entrate proprie, derivanti dalla
cessione dei servizi prodotti o dalla compartecipazione alle spese da
parte degli utenti del servizio.
3. Ai trasferimenti di beni effettuati a favore dei soggetti di
diritto privato, costituiti ai sensi del comma 1, lettera b), si
applica il regime tributario agevolato previsto dall’art. 90 della
legge 23 dicembre 2000, n. 388.
4. Al comma 23 dell’art. 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: “tremila abitanti” sono sostituite dalle
seguenti: “cinquemila abitanti”;
b) le parole: “che riscontrino e dimostrino la mancanza non
rimediabile di figure professionali idonee nell’ambito dei
dipendenti,” sono soppresse.
5. Con regolamento, emanato ai sensi dell’art. 17, comma 1, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta
del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro interessato e con il Ministro per la funzione pubblica, si
provvede a definire la tipologia dei servizi trasferibili, le
modalita’ per l’affidamento, i criteri per l’esecuzione del servizio
e per la determinazione delle relative tariffe nonche’ le altre
eventuali clausole di carattere finanziario, fatte salve le funzioni
delle regioni e degli enti locali.
6. Alla Concessionaria servizi informatici pubblici (CONSIP)
S.p.a. sono trasferiti i compiti attribuiti al centro tecnico di cui
all’art. 17, comma 19, della legge 15 maggio 1997, n. 127, non
attinenti ad attivita’ di indirizzo e certificazione. Per il migliore
perseguimento dei propri fini istituzionali, le pubbliche
amministrazioni possono stipulare con tale societa’ specifiche
convenzioni. L’applicazione delle disposizioni di cui al presente
comma e’ subordinata all’entrata in vigore di un regolamento
governativo, da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del
Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
per l’innovazione e le tecnologie.
7. Al fine di migliorare la qualita’ dei servizi e di
razionalizzare la spesa per l’informatica, il Ministro per
l’innovazione e le tecnologie:
a) definisce indirizzi per l’impiego ottimale
dell’informatizzazione nelle pubbliche amministrazioni, sentita la
Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281;
b) definisce programmi di valutazione tecnica ed economica dei
progetti in corso e di quelli da adottare da parte delle
amministrazioni statali anche ad ordinamento autonomo e degli enti
pubblici non economici nazionali, nonche’ assicura la verifica ed il
monitoraggio dell’impiego delle risorse in relazione ai progetti
informatici eseguiti, ove necessario avvalendosi delle strutture
dell’Autorita’ per l’informatica nella pubblica amministrazione
(AIPA); le risorse, eventualmente accertate dal Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per
l’innovazione e le tecnologie, quali economie di spesa, sono
destinate al finanziamento di progetti innovativi nel settore
informatico.”.
– Il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, piu’ avanti citato,
alla rubrica del Capo I (articoli 1- 4), reca “Disposizioni in
materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio
immobiliare pubblico”.
– Si riporta il testo dell’art. 9, terzo comma, della legge
4 dicembre 1956, n. 1404, recante “Soppressione e messa in
liquidazione di enti di diritto pubblico e di altri enti sotto
qualsiasi forma costituiti, soggetti a vigilanza dello Stato e
comunque interessanti la finanza statale”, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 28 dicembre 1956, n. 325:
“Non si fa luogo a recupero di crediti o a pagamento di debiti
delle gestioni di liquidazioni di cui ai precedenti articoli quando
gli importi delle singole partite non superino le L. 200.000. I
crediti di difficile ed onerosa esazione, o assolutamente
inesigibili, anche per l’inesistenza o l’irreperibilita’ della
necessaria documentazione probatoria, possono essere dichiarati
estinti. All’annullamento di tali crediti devono provvedere i
dirigenti preposti ai competenti settori di attivita’ liquidatoria.”.
– Si riporta il testo dell’art. 6, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante “Norme generali
sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni
pubbliche”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 maggio 2001, n.
106, supplemento ordinario:
“2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo, si applica l’art. 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto
1988, n. 400. La distribuzione del personale dei diversi livelli o
qualifiche previsti dalla dotazione organica puo’ essere modificata
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
del Ministro competente di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, ove comporti riduzioni di
spesa o comunque non incrementi la spesa complessiva riferita al
personale effettivamente in servizio al 31 dicembre dell’anno
precedente.”.
– Si riporta il testo dell’art. 14, cosi’ come modificato dal
presente articolo, della sopra citata legge 4 dicembre 1956, n. 1404:
“Art. 14. Gli avanzi finali delle liquidazioni degli enti per i
quali siano adottati i provvedimenti previsti dalla presente legge,
sono devoluti, salvo diversa specifica destinazione stabilita dalle
norme istitutive degli enti medesimi o da norme speciali, allo Stato.
(Detti avanzi sono fatti affluire in un conto di Tesoreria dal
quale potranno essere eseguiti i prelevamenti per la copertura di
disavanzi, ai fini della sistemazione di singole liquidazioni
deficitarie previste dall’art. 15) Comma soppresso.”.
– Si riporta il testo dell’art. 5 del decreto-legge 19 dicembre
1992, n. 487, recante “Soppressione dell’Ente partecipazioni e
finanziamento industria manifatturiera EFIM”, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 19 dicembre 1992, n. 298 e convertito in legge,
con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 17 febbraio
1993, n. 33, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 17 febbraio 1993, n.
39:
“Art. 5. – 1. Nell’ambito delle previsioni di cui al comma 3 e
con le modalita’ indicate nei commi 4 e 6, il commissario liquidatore
provvede al pagamento:
a) dei debiti dell’ente soppresso, compresi quelli derivanti
dalle garanzie da esso rilasciate;
b) dei debiti, compresi quelli derivanti dalle garanzie
rilasciate, delle societa’ controllate assunti nel periodo in cui le
azioni delle societa’ stesse sono appartenute per intero,
direttamente o indirettamente, all’ente soppresso, quando nel
programma di cui all’art. 2, comma 2, ne venga prevista la
liquidazione.
2. Su motivata proposta del commissario liquidatore e al fine di
agevolare il compimento delle operazioni del programma di cui
all’art. 2, comma 2, e dei progetti di cui all’art. 3, comma 2, il
Tesoro dello Stato, nei limiti consentiti dalla disciplina
comunitaria e con modalita’ determinate con decreti del Ministro del
tesoro, puo’ garantire in tutto o in parte i debiti contratti con
istituzioni creditizie necessari al finanziamento delle operazioni di
cui all’art. 3.
2-bis. Sono assistiti dalla garanzia dello Stato gli impegni
assunti dal commissario liquidatore in ordine al trasferimento di
aziende o di societa’ previsti dal programma di cui all’art. 2,
comma 2, e dai progetti di cui all’art. 3, comma 2, nonche’ dal
progetto di ristrutturazione del comparto ferroviario che dovra’
avere i contenuti di cui all’art. 3, comma 2, ed essere approvato a
norma dell’art. 4, comma 1.
2-ter. Nel quadro della riorganizzazione delle societa’ e aziende
di cui all’art. 4, comma 2, sono garantite dallo Stato le
obbligazioni assunte, o comunque facenti carico all’EFIM, e alle
societa’ dal medesimo controllate di cui all’art. 2, comma 1, nonche’
a societa’ da queste ultime controllate, sia quali fornitrici
principali, sia quali cofornitrici o subfornitrici per materiale
bellico, in dipendenza di contratti di fornitura stipulati in data
anteriore al 31 dicembre 1992 con i governi degli Stati dell’Iraq,
Iran, Libia, Peru’, Venezuela e Indonesia, e con committenti,
pubblici o privati, appartenenti agli Stati sopra elencati.
2-quater. Tutti i rapporti giuridici attivi e passivi e tutte le
poste patrimoniali, attive e passive, facenti capo all’EFIM ed alle
societa’ dal medesimo controllate di cui all’art. 2, comma 1, nonche’
a societa’ da queste ultime controllate, ed attinenti ai rapporti di
fornitura, cofornitura o subfornitura per materiale bellico, in
dipendenza di contratti di fornitura stipulati in data anteriore al
31 dicembre 1992 con i governi degli Stati dell’Iraq, Iran, Libia,
Peru’, Venezuela e Indonesia e con committenti, pubblici o privati,
appartenenti ai predetti Stati, sono trasferiti dal commissario
liquidatore, anche in deroga al programma di cui all’art. 2, comma 2,
ed ai progetti di cui all’art. 3, comma 2, in una o piu’ societa’
all’uopo costituite, anche mediante scissione e previa individuazione
con decreto del Ministro del tesoro su proposta del commissario
liquidatore degli elementi patrimoniali da trasferire. Il
trasferimento dei predetti elementi patrimoniali e’ effettuato ai
valori di libro risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Sono
trasferiti anche i crediti e le disponibilita’ rivenienti dalla
cessione, anche parziale, dei beni prodotti in esecuzione dei
predetti contratti di fornitura.
2-quinquies. Alle operazioni di trasferimento di cui al comma
2-quater si applicano le norme di cui all’art. 7, comma 1, della
legge 30 luglio 1990, n. 218, e successive modificazioni, come per le
operazioni previste dall’art. 4, comma 9.
2-sexies. Il decreto del Ministro del tesoro, di cui al comma
2-quater, tiene luogo a tutti gli effetti degli atti previsti dal
codice civile per la realizzazione del trasferimento dei rapporti
giuridici e delle poste patrimoniali di cui al comma 2-quater, ivi
comprese le perizie e le relazioni. Il termine previsto dall’art.
2503 del codice civile per l’opposizione dei creditori e’ ridotto a
quindici giorni. Il capitale sociale della societa’ risultante
dall’operazione di trasferimento sara’ corrispondente alla somma dei
valori di libro degli elementi patrimoniali, attivi e passivi
trasferiti.
2-septies. Le societa’ risultanti dalle operazioni di
trasferimento di cui al comma 2-quater, direttamente o
indirettamente, riconducibili all’ente soppresso sono escluse dalla
procedura di attuazione della liquidazione dell’ente soppresso e sono
trasferite al Ministero del tesoro.
3. Ai fini di cui al presente articolo, la Cassa depositi e
prestiti e’ autorizzata alla emissione di obbligazioni e alla
contrazione di prestiti per un controvalore di non meno di lire 9.000
miliardi e comunque nei limiti della compatibilita’ di bilancio
indicate dal comma 9. Nell’ambito della predetta somma la Cassa
depositi e prestiti e’ autorizzata ad effettuare anticipazioni di
cassa, nei limiti di importo complessivi stabiliti con decreti del
Ministro del tesoro. Le condizioni di scadenza e di tasso di
interesse sono determinate con decreti del Ministro del tesoro. Una
somma non inferiore a lire 1.000 miliardi e’ riservata ai pagamenti
con le modalita’ di cui all’art. 4, comma 12, primo periodo, nonche’
al pagamento di acconti alle imprese che esercitano attivita’
commerciale con meno di 50 dipendenti ed alle societa’ di servizi con
meno di 100 dipendenti creditrici dell’ente soppresso e delle
societa’ di cui all’art. 2, comma 1, nonche’ a professionisti e
lavoratori autonomi.
4. Le richieste dei pagamenti di cui al comma 1 e quelle di cui
all’art. 6, comma 4, sono presentate al commissario liquidatore da
coloro che hanno diritti da far valere entro dieci giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, ove non vi abbiano gia’
provveduto. Su proposta del commissario liquidatore, da presentare
entro il termine di sessanta giorni dal termine fissato per la
presentazione delle domande, il Ministro del tesoro approva l’elenco
dei crediti ammessi e di quelli non ammessi, dando comunicazione agli
interessati delle decisioni adottate, a mezzo di raccomandata con
avviso di ricevimento da inviarsi dal commissario liquidatore. Questi
determina, non oltre trenta giorni dal termine per la presentazione
delle domande degli interessati, le modalita’ per l’accertamento dei
crediti, per la rinunzia ad eventuali garanzie ed azioni giudiziarie,
nonche’ le modalita’ di pagamento in relazione alle ipotesi di cui
all’art. 6, comma 4. In pendenza dell’approvazione dell’elenco di cui
al presente comma, il commissario liquidatore, qualora lo ritenga
necessario per motivi di urgenza, puo’ procedere comunque al
pagamento di debiti di cui al comma 1, lettere a) e b), nonche’ dei
debiti di cui all’art. 6, comma 4, nei confronti di societa’
controllate.
4-bis. L’elenco dei crediti di cui al comma 4 puo’ essere
aggiornato per tenere conto sia di eventuali variazioni di importo
determinate dalla maturazione fino alla data di godimento della prima
cedola delle obbligazioni di cui al comma 3, ovvero del pagamento in
contanti, degli interessi corrispettivi ai tassi pattuiti e degli
altri oneri relativi ai rapporti di cui all’art. 6, comma 4, ovvero
degli interessi corrispettivi comunque non superiori a quelli legali
per i crediti originati da rapporti diversi da quelli di cui all’art.
6, comma 4, sia delle eventuali variazioni determinate da accordi
transattivi, dalla correzione di errori materiali, ovvero da altri
fatti o atti sopravvenuti, ivi compresa la messa in liquidazione di
altre societa’ comprese tra quelle di cui al comma 1, lettera b). Le
predette modifiche ed integrazioni vengono proposte dal commissario
liquidatore ed approvate dal Ministro del tesoro conformemente alle
modalita’ e secondo le procedure di cui al comma 4.
4-ter. L’elenco dei crediti sorti prima del 18 luglio 1992,
relativi a societa’ di cui al comma 1, lettera b), poste in
liquidazione coatta amministrativa, e’ approvato dal Ministro del
tesoro, su proposta del commissario liquidatore dell’EFIM. Il
predetto elenco deve essere trasmesso al commissario liquidatore
dell’EFIM dal commissario liquidatore delle societa’ poste in
liquidazione coatta entro il termine previsto dal primo comma
dell’art. 209 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. La medesima
procedura si applica per le eventuali modifiche ed integrazioni
dell’elenco. L’estinzione, ai sensi del comma 1, dei debiti
risultanti dal predetto elenco viene effettuata mediante consegna di
obbligazioni emesse dalla Cassa depositi e prestiti ai sensi del
comma 3, con decorrenza degli interessi a favore dei singoli
creditori a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in
cui e’ effettuato il deposito dell’elenco ai sensi del primo comma
dell’art. 209 del citato regio decreto n. 267 del 1942.
4-quater. Nei confronti delle societa’ di cui al comma 4-ter non
si applicano gli articoli 66 e 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n.
267, per i pagamenti relativi a crediti sorti successivamente al
18 luglio 1992.
4-quinquies. Per le societa’ di cui al comma 4-ter l’estinzione
dei debiti sorti dopo il 18 luglio 1992 e’ effettuata a valere sulle
disponibilita’ di cassa, anche derivanti dalla liquidazione
dell’attivo, nonche’ dai trasferimenti disposti dal commissario
liquidatore dell’EFIM della provvista derivante da anticipazioni
della Cassa depositi e prestiti.
4-sexies. Fatti salvi gli effetti di cui all’art. 6, comma 4, e
le altre deroghe espressamente previste, la procedura di liquidazione
coatta amministrativa delle societa’ di cui al comma 4-ter e’
regolata dalle disposizioni di cui al titolo V del regio decreto
16 marzo 1942, n. 267.
5. Il Ministro del tesoro provvede, a decorrere dal 1994 e per un
massimo di venti anni, al rimborso alla Cassa depositi e prestiti dei
titoli emessi, dei prestiti contratti e delle somme anticipate,
secondo modalita’ da stabilirsi con propri decreti. Gli interessi di
preammortamento, calcolati applicando lo stesso tasso del rimborso
dei titoli emessi, dei prestiti contratti o delle anticipazioni, sono
predeterminati e capitalizzati con valuta coincidente all’inizio
dell’ammortamento e sono corrisposti con le stesse modalita’, anche
di tasso e di tempo.
6. I titoli, i prestiti e le somme anticipate possono essere in
lire o in valuta.
7. Gli importi delle anticipazioni concesse dalla Cassa depositi
e prestiti al commissario liquidatore, ad esclusione di quelle
relative ai pagamenti diretti disposti nei confronti dell’ente
soppresso, devono affluire in apposito conto corrente infruttifero
aperto presso la Tesoreria centrale dello Stato, intestato all’EFIM
in liquidazione. Allo stesso conto corrente devono essere versate
tutte le disponibilita’ di spettanza dell’ente soppresso e del
commissario liquidatore depositate presso il sistema bancario. Con
decreto del Ministro del tesoro puo’ essere fissato l’importo massimo
delle disponibilita’ depositate presso il sistema bancario per le
piu’ urgenti ed improcrastinabili esigenze del commissario
liquidatore.
8. Fermo restando quanto previsto dal presente articolo,
eventuali accordi transattivi relativi ai debiti di cui al comma 1,
lettere a) e b), su richiesta del commissario liquidatore, possono,
con decreto del Ministro del tesoro, essere assistiti da garanzia del
Tesoro dello Stato.
9. All’onere complessivo derivante dall’applicazione del presente
articolo, valutato in lire 1.500 miliardi a decorrere dall’anno 1994,
si provvede mediante utilizzo parziale delle proiezioni per gli anni
1994 e 1995 dell’accantonamento relativo al Ministero del tesoro,
iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856
dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993.
10. Ai fini delle imposte sui redditi le sopravvenienze attive
derivanti dalle anticipazioni di cui al comma 3 nonche’ quelle
previste dall’art. 20 del decreto-legge 19 novembre 1992, n. 440, non
concorrono a formare il reddito di impresa dei soggetti che le
conseguono.”.
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 4, della legge 18 giugno
1998, n. 194, recante “Interventi nel settore dei trasporti”,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 25 giugno 1998, n. 146:
“4. In relazione al processo di liberalizzazione e di
privatizzazione del mercato del trasporto aereo, il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto
con il Ministro dei trasporti e della navigazione, e’ autorizzato ad
erogare somme per la ricapitalizzazione delle societa’ di trasporto
aereo di cui all’art. 2, comma 192, della legge 23 dicembre 1996, n.
662, nel limite di spesa di lire 196 miliardi per l’anno 1998, di
lire 322 miliardi per l’anno 1999, di lire 500 miliardi per l’anno
2000 e di lire 500 miliardi per l’anno 2001. Il Ministro dei
trasporti e della navigazione riferisce ogni sei mesi al Parlamento
in merito all’andamento del predetto processo.”.
– Si riporta il testo dell’art. 50, comma 1, lettera c), della
legge 23 dicembre 1998, n. 448, recante “Misure di finanza pubblica
per la stabilizzazione e lo sviluppo”, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 29 dicembre 1998, n. 302, supplemento ordinario:
“1. Al fine di agevolare lo sviluppo dell’economia e
dell’occupazione, sono disposti i seguenti finanziamenti:
a)-b) (omissis);
c) per l’attuazione del programma decennale di interventi in
materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico
del patrimonio sanitario pubblico di cui all’art. 20 della legge
11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni, ivi compresi gli
interventi finalizzati all’adeguamento della sicurezza di cui al
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modificazioni, e’ autorizzata la spesa di lire 1.200 miliardi per
l’anno 1999, di lire 1.165 miliardi per l’anno 2000 e di lire 1.300
miliardi per l’anno 2001;
d)-m) (omissis).
– Si riporta il testo dell’art. 5 della legge 16 aprile 1987, n.
183, recante “Coordinamento delle politiche riguardanti
l’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee ed adeguamento
dell’ordinamento interno agli atti normativi comunitari”, pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 13 maggio 1987, n.
109:
“Art. 5 (Fondo di rotazione). – 1. E’ istituito, nell’ambito del
Ministero del tesoro – Ragioneria generale dello Stato, un fondo di
rotazione con amministrazione autonoma e gestione fuori bilancio, ai
sensi dell’art. 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.
2. Il fondo di rotazione di cui al comma 1 si avvale di un
apposito conto corrente infruttifero, aperto presso la tesoreria
centrale dello Stato denominato “Ministero del tesoro – fondo di
rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie”, nel quale
sono versate:
a) le disponibilita’ residue del fondo di cui alla legge
3 ottobre 1977, n. 863, che viene soppresso a decorrere dalla data di
inizio della operativita’ del fondo di cui al comma 1;
b) le somme erogate dalle istituzioni delle Comunita’ europee
per contributi e sovvenzioni a favore dell’Italia;
c) le somme da individuare annualmente in sede di legge
finanziaria, sulla base delle indicazioni del Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ai sensi
dell’art. 2, comma 1, lettera c), nell’ambito delle autorizzazioni di
spesa recate da disposizioni di legge aventi le stesse finalita’ di
quelle previste dalle norme comunitarie da attuare;
d) le somme annualmente determinate con la legge di
approvazione del bilancio dello Stato, sulla base dei dati di cui
all’art. 7.
3. Restano salvi i rapporti finanziari direttamente intrattenuti
con le Comunita’ europee dalle amministrazioni e dagli organismi di
cui all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile
1971, n. 321, ed alla legge 26 novembre 1975, n. 748.”.
– Si riporta il testo degli articoli 3 e 6 del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, recante “Disposizioni urgenti in materia
di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare
pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare”,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 settembre 2001, n. 224 e
convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge
23 novembre 2001, n. 410, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
24 novembre 2001, n. 274, cosi’ come modificati dal presente
articolo:
“Art. 3 (Modalita’ per la cessione degli immobili). – 1. I beni
immobili individuati ai sensi dell’art. 1 possono essere trasferiti a
titolo oneroso alle societa’ costituite ai sensi del comma 1
dell’art. 2 con uno o piu’ decreti di natura non regolamentare del
Ministro dell’economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale. L’inclusione nei decreti produce il passaggio dei beni al
patrimonio disponibile. Con gli stessi decreti sono determinati:
a) il prezzo iniziale che le societa’ corrispondono a titolo
definitivo a fronte del trasferimento dei beni immobili e le
modalita’ di pagamento dell’eventuale residuo, che puo’ anche essere
rappresentato da titoli;
b) le caratteristiche dell’operazione di cartolarizzazione che
le societa’ realizzano per finanziare il pagamento del prezzo.
All’atto di ogni operazione di cartolarizzazione e’ nominato un
rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale, oltre ai
poteri stabiliti in sede di nomina a tutela dell’interesse dei
portatori dei titoli, approva le modificazioni delle condizioni
dell’operazione;
c) l’immissione delle societa’ nel possesso dei beni immobili
trasferiti;
d) la gestione dei beni immobili trasferiti e dei contratti
accessori, da regolarsi in via convenzionale con criteri di
remunerativita’;
e) le modalita’ per la valorizzazione e la rivendita dei beni
immobili trasferiti.
1-bis. Per quanto concerne i beni immobili di enti pubblici
soggetti a vigilanza di altro Ministero, i decreti del Ministro
dell’economia e delle finanze sono adottati di concerto con il
Ministro vigilante. Per i beni dello Stato di particolare valore
artistico e storico i decreti del Ministro dell’economia e delle
finanze sono adottati di concerto con il Ministro per i beni e le
attivita’ culturali.
2. Fino alla rivendita dei beni immobili trasferiti ai sensi del
comma 1 i gestori degli stessi, individuati ai sensi del comma 1,
lettera d), sono responsabili a tutti gli effetti ed a proprie spese
per gli interventi necessari di manutenzione ordinaria e
straordinaria, nonche’ per l’adeguamento dei beni alla normativa
vigente.
3. E’ riconosciuto in favore dei conduttori delle unita’
immobiliari ad uso residenziale il diritto di opzione per l’acquisto,
in forma individuale e a mezzo di mandato collettivo, al prezzo
determinato secondo quanto disposto dai commi 7 e 8. Le modalita’ di
esercizio dell’opzione sono determinate con i decreti di cui al comma
1. Sono confermate le agevolazioni di cui al comma 8 dell’art. 6 del
decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104.
4. E’ riconosciuto il diritto dei conduttori delle unita’
immobiliari ad uso residenziale, con reddito familiare complessivo
annuo lordo, determinato con le modalita’ previste dall’art. 21 della
legge 5 agosto 1978, n. 457, e successive modificazioni, inferiore a
19.000 euro, al rinnovo del contratto di locazione per un periodo di
nove anni, a decorrere dalla prima scadenza del contratto successiva
al trasferimento dell’unita’ immobiliare alle societa’ di cui al
comma 1 dell’art. 2, con applicazione del medesimo canone di
locazione in atto alla data di scadenza del contratto. Per le
famiglie con componenti ultrasessantacinquenni o con componenti
disabili il limite del reddito familiare complessivo lordo,
determinato con le modalita’ indicate nel periodo precedente, e’ pari
a 22.000 euro. Per le unita’ immobiliari occupate da conduttori
ultrasessantacinquenni e’ consentita l’alienazione della sola nuda
proprieta’, quando essi abbiano esercitato il diritto di opzione e
prelazione di cui al comma 5 con riferimento al solo diritto di
usufrutto.
5. E’ riconosciuto il diritto di prelazione in favore dei
conduttori delle unita’ immobiliari ad uso residenziale, solo per il
caso di vendita degli immobili ad un prezzo inferiore a quello di
esercizio dell’opzione. Il diritto di prelazione eventualmente
spettante ai sensi di legge ai conduttori delle singole unita’
immobiliari ad uso diverso da quello residenziale puo’ essere
esercitato unicamente nel caso di vendita frazionata degli immobili.
La vendita si considera frazionata esclusivamente nel caso in cui
ciascuna unita’ immobiliare sia offerta in vendita singolarmente a
condizioni specificatamente riferite a tale unita’. Il diritto di
prelazione sussiste anche se la vendita frazionata e’ successiva ad
un acquisto in blocco. Le modalita’ di esercizio della prelazione
sono determinate con i decreti di cui al comma 1.
6. I diritti dei conduttori sono riconosciuti se essi sono in
regola con il pagamento dei canoni e degli oneri accessori e sempre
che non sia stata accertata l’irregolarita’ della locazione. Sono
inoltre riconosciuti i diritti dei conduttori delle unita’
immobiliari ad uso residenziale purche’ essi o gli altri membri
conviventi del nucleo familiare non siano proprietari di altra
abitazione adeguata alle esigenze del nucleo familiare nel comune di
residenza. I diritti di opzione e di prelazione spettano anche ai
familiari conviventi, nonche’ agli eredi del conduttore con lui
conviventi ed ai portieri degli stabili oggetto della vendita, in
caso di eliminazione del servizio di portineria.
7. Il prezzo di vendita degli immobili e delle unita’ immobiliari
e’ determinato in ogni caso sulla base delle valutazioni correnti di
mercato, prendendo a riferimento i prezzi effettivi di compravendite
di immobili e unita’ immobiliari aventi caratteristiche analoghe. Le
unita’ immobiliari libere, quelle occupate ad uso diverso da quello
residenziale e quelle ad uso residenziale, per le quali i conduttori
non hanno esercitato il diritto di opzione per l’acquisto, sono poste
in vendita al miglior offerente individuato con procedura
competitiva, le cui caratteristiche sono determinate dai decreti di
cui al comma 1, fermo restando il diritto di prelazione di cui al
comma 5.
7-bis. Ai conduttori delle unita’ immobiliari ad uso diverso da
quello residenziale, nell’ipotesi di vendita in blocco, spetta il
diritto di opzione all’acquisto a mezzo di mandato collettivo, a
condizione che questo sia conferito dai conduttori che rappresentino
il 100 per cento delle unita’ facenti parte del blocco oggetto di
vendita. Il prezzo di acquisto e’ quello risultante all’esito della
procedura competitiva. Le modalita’ ed i termini di esercizio del
diritto di opzione stabilito dal presente comma sono determinati con
i decreti di cui al comma 1.
8. Il prezzo di vendita delle unita’ immobiliari ad uso
residenziale, escluse quelle di pregio ai sensi del comma 13, offerte
in opzione ai conduttori che acquistano in forma individuale e’ pari
al prezzo di mercato delle stesse unita’ immobiliari libere diminuito
del 30 per cento. Per i medesimi immobili e’ altresi’ confermato
l’ulteriore abbattimento di prezzo, secondo i coefficienti in vigore,
in favore esclusivamente dei conduttori che acquistano a mezzo di
mandato collettivo unita’ immobiliari ad uso residenziale che
rappresentano almeno l’80 per cento delle unita’ residenziali
complessive dell’immobile, al netto di quelle libere.
9. La determinazione esatta del prezzo di vendita di ciascun bene
immobile e unita’ immobiliare, nonche’ l’espletamento, ove
necessario, delle attivita’ inerenti l’accatastamento dei beni
immobili trasferiti e la ricostruzione della documentazione ad essi
relativa, possono essere affidati all’Agenzia del territorio e a
societa’ aventi particolare esperienza nel settore immobiliare,
individuate con procedura competitiva, le cui caratteristiche sono
determinate dai decreti di cui al comma 1.
10. I beni immobili degli enti previdenziali pubblici ricompresi
nei programmi straordinari di dismissione di cui all’art. 7 del
decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni,
dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni, che
non sono stati aggiudicati alla data del 31 ottobre 2001, sono
alienati con le modalita’ di cui al presente decreto.
11. I beni immobili degli enti previdenziali pubblici, diversi da
quelli di cui al comma 10 e che non sono stati venduti alla data del
31 ottobre 2001, sono alienati con le modalita’ di cui al presente
decreto. La disposizione non si applica ai beni immobili ad uso
prevalentemente strumentale. Il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali emana direttive agli enti previdenziali pubblici per
l’unificazione dei rispettivi uffici, sedi e sportelli.
12. Il prezzo per il trasferimento dei beni immobili e’
corrisposto agli enti previdenziali titolari dei beni medesimi. Le
relative disponibilita’ sono acquisite al bilancio per essere
accreditate su conti di tesoreria vincolati intestati all’ente
venditore; sulle giacenze e’ riconosciuto un interesse annuo al tasso
fissato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. E’
abrogato il comma 3 dell’art. 2 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
La copertura delle riserve tecniche e delle riserve legali degli enti
previdenziali pubblici vincolati a costituirle e’ realizzata anche
utilizzando il corrispettivo di cui al comma 1, lettera a), e i
proventi di cui all’art. 4. Viene estesa all’INPDAI la facolta’ di
accesso alla Tesoreria centrale dello Stato per anticipazioni
relative al fabbisogno finanziario delle gestioni previdenziali, ai
sensi di quanto disposto dall’art. 16 della legge 12 agosto 1974, n.
370, nonche’ dell’art. 35 della legge 23 dicembre 1998, n. 448.
13. Con i decreti di cui al comma 1, su proposta
dell’Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti
previdenziali, di concerto con l’Agenzia del territorio, sono
individuati gli immobili di pregio. Si considerano comunque di pregio
gli immobili situati nei centri storici urbani, ad eccezione di
quelli individuati nei decreti di cui al comma 1, su proposta
dell’Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti
previdenziali, di concerto con l’Agenzia del territorio.
14. Sono nulli gli atti di disposizione degli immobili acquistati
per effetto dell’esercizio del diritto di opzione e del diritto di
prelazione prima che siano trascorsi cinque anni dalla data
dell’acquisto.
15. Ai fini della valorizzazione dei beni il Ministero
dell’economia e delle finanze convoca una o piu’ conferenze di
servizi o promuove accordi di programma per sottoporre
all’approvazione iniziative per la valorizzazione degli immobili
individuati ai sensi dell’art. 1. Con i decreti di cui al comma 1
sono stabiliti i criteri per l’assegnazione agli enti territoriali
interessati dal procedimento di una quota, non inferiore al 5 per
cento e non superiore al 15 per cento, del ricavato attribuibile alla
rivendita degli immobili valorizzati.
16. La pubblicazione dei decreti di cui al comma 1 produce gli
effetti previsti dall’art. 2644 del codice civile in favore della
societa’ beneficiaria del trasferimento. Si applica la disposizione
di cui al comma 4 dell’art. 1.
17. Il diritto di prelazione, eventualmente spettante a terzi sui
beni immobili trasferiti ai sensi del comma 1, non si applica al
trasferimento ivi previsto e puo’ essere esercitato all’atto della
successiva rivendita dei beni da parte delle societa’. I
trasferimenti di cui al comma 1 e le successive rivendite non sono
soggetti alle autorizzazioni previste dal testo unico di cui al
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, ne’ a quanto disposto
dal comma 113 dell’art. 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
concernente il diritto di prelazione degli enti locali territoriali,
e dall’art. 19 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, come modificato
dall’art. 1 della legge 2 aprile 2001, n. 136, concernente la
proposizione di progetti di valorizzazione e gestione di beni
immobili statali. Le amministrazioni dello Stato, gli enti pubblici
territoriali e gli altri soggetti pubblici non possono in alcun caso
rendersi acquirenti dei beni immobili di cui al presente decreto. Il
divieto previsto nel terzo periodo del presente comma non si applica
agli enti pubblici territoriali che intendono acquistare beni
immobili ad uso non residenziale per destinarli a finalita’
istituzionali degli enti stessi.
18. Lo Stato e gli altri enti pubblici sono esonerati dalla
consegna dei documenti relativi alla proprieta’ dei beni e alla
regolarita’ urbanistica-edilizia e fiscale. Restano fermi i vincoli
gravanti sui beni trasferiti. Con i decreti di cui al comma 1 puo’
essere disposta in favore delle societa’ beneficiarie del
trasferimento la garanzia di un valore minimo dei beni ad esse
trasferiti e dei canoni di locazione.
19. Per la rivendita dei beni immobili ad esse trasferiti, le
societa’ sono esonerate dalla garanzia per vizi e per evizione e
dalla consegna dei documenti relativi alla proprieta’ dei beni e alla
regolarita’ urbanistica-edilizia e fiscale. La garanzia per vizi e
per evizione e’ a carico dello Stato ovvero dell’ente pubblico
proprietario del bene prima del trasferimento a favore delle
societa’. Le disposizioni di cui all’art. 2, comma 59, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, si applicano alle rivendite da parte delle
societa’ di tutti i beni immobili trasferiti ai sensi del comma 1.
Gli onorari notarili relativi alla vendita dei beni immobiliari di
cui al presente articolo sono ridotti alla meta’. La stessa riduzione
si applica agli onorari notarili per la stipulazione di mutui
collegati agli atti di vendita medesimi, anche fuori dalle ipotesi
disciplinate dal testo unico di cui al decreto legislativo
1 settembre 1993, n. 385. In caso di cessione ai conduttori detti
onorari sono ridotti al 25 per cento. I notai, in occasione degli
atti di rivendita, provvederanno a curare le formalita’ di
trascrizione, di intavolazione e di voltura catastale relative ai
provvedimenti e agli atti previsti dai commi 1 e 2 dell’art. 1 e dai
commi 1 e 1-bis del presente articolo se le stesse non siano state
gia’ eseguite.
20. Le unita’ immobiliari definitivamente offerte in opzione
entro il 26 settembre 2001 sono vendute, anche successivamente al
31 ottobre 2001, al prezzo e alle altre condizioni indicati
nell’offerta. Le unita’ immobiliari, escluse quelle considerate di
pregio ai sensi del comma 13, per le quali i conduttori, in assenza
della citata offerta in opzione, abbiano manifestato volonta’ di
acquisto entro il 31 ottobre 2001 a mezzo di lettera raccomandata con
avviso di ricevimento, sono vendute al prezzo e alle condizioni
determinati in base alla normativa vigente alla data della predetta
manifestazione di volonta’ di acquisto. Per gli acquisti in forma non
individuale, l’ulteriore abbattimento di prezzo di cui al secondo
periodo del comma 8 e’ confermato limitatamente ad acquisti di sole
unita’ immobiliari optate e purche’ le stesse rappresentino almeno
l’80 per cento delle unita’ residenziali complessive dell’immobile,
al netto di quelle libere.”.
“Art. 6 (Regime tributario del fondo ai fini delle imposte sui
redditi). – 1. I fondi comuni d’investimento immobiliare istituiti ai
sensi dell’art. 37 del testo unico di cui al decreto legislativo
24 febbraio 1998, n. 58, e dell’art. 14-bis della legge 25 gennaio
1994, n. 86, non sono soggetti alle imposte sui redditi e all’imposta
regionale sulle attivita’ produttive. Le ritenute operate sui redditi
di capitale sono a titolo d’imposta. Non si applicano le ritenute
previste dall’art. 26, commi 2, 3, 3-bis e 5, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonche’ le
ritenute previste dall’art. 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77.
2. Sull’ammontare del valore netto contabile del fondo, la
societa’ di gestione preleva annualmente un ammontare pari all’1 per
cento a titolo di imposta sostitutiva. Il valore netto del fondo deve
essere calcolato come media annua dei valori risultanti dai prospetti
periodici redatti ai sensi dell’art. 6, comma 1, lettera c), numero
3), del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998,
n. 58, tenendo anche conto dei mesi in cui il fondo non ha avuto
alcun valore perche’ avviato o cessato in corso d’anno. Ai fini
dell’applicazione della presente disposizione non concorre a formare
il valore del patrimonio netto l’ammontare dell’imposta sostitutiva
dovuta per il periodo d’imposta e accantonata nel passivo.
3. L’imposta sostitutiva di cui al comma 2 e’ corrisposta entro
il 20 febbraio dell’anno successivo. Per l’accertamento, la
riscossione, le sanzioni e i rimborsi dell’imposta sostitutiva si
applicano le disposizioni stabilite in materia di imposte sui
redditi.
3-bis. Alle cessioni ed ai conferimenti ai fondi di investimento
immobiliare istituiti ai sensi degli articoli 37 del testo unico
delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e 14-bis della legge
25 gennaio 1994, n. 86, si applica l’art. 37-bis del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Ai
conferimenti di beni ai medesimi fondi non si applicano, in ogni
caso, le disposizioni del decreto legislativo 8 ottobre 1997, n.
358.”.

Art. 10.
Disposizioni finanziarie

1. Per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004, le maggiori entrate
recate dal presente decreto, ad esclusione di quelle provenienti
dall’articolo 5, pari a milioni di euro 210,1 per il 2002, 264,7 per
il 2003 e 257,6 per il 2004, sono destinate alle finalita’ di cui
all’articolo 1, comma 6, della legge 28 dicembre 2001, n. 448.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 6, della legge
28 dicembre 2001, n. 448, recante “Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)”,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301,
supplemento ordinario:
“6. Per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004, le maggiori
entrate rispetto alle previsioni derivanti dalla normativa vigente
sono destinate prioritariamente al conseguimento della misura del
saldo netto da finanziare stabilita dai commi 1 e 2 del presente
articolo, salvo che si renda necessario finanziare interventi urgenti
ed imprevisti necessari per fronteggiare calamita’ naturali,
improrogabili esigenze connesse con la tutela della sicurezza del
Paese, situazioni di emergenza economico-finanziaria. In quanto
eccedenti rispetto agli obiettivi del saldo netto da finanziare di
cui al periodo precedente, le eventuali maggiore entrate a
legislazione vigente sono destinate a misure di riduzione della
pressione fiscale, finalizzate al conseguimento dei valori
programmatici fissati al riguardo nel Documento di programmazione
economico-finanziaria.”.

Art. 11.
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
in legge.

—-> vedere tabella a pag. 57 della G.U. allegata in formato zip

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