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AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI

AUTORITA' PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI - DETERMINAZIONE 5 dicembre 2001: Requisiti per la partecipazione alle gare di appalto e di concessione di lavori pubblici. (Determinazione n. 16/23). (GU n. 300 del 28-12-2001)

AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI

DETERMINAZIONE 5 dicembre 2001

Requisiti per la partecipazione alle gare di appalto e di
concessione di lavori pubblici. (Determinazione n. 16/23).

IL CONSIGLIO DELL’AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI

Sono pervenute a questa Autorita’ per la vigilanza sui lavori
pubblici numerose richieste da parte di stazioni appaltanti di
chiarimenti in merito all’applicazione dell’art. 75 del decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, e successive
modificazioni. Al riguardo il consiglio dell’Autorita’, nella
riunione del 5 dicembre 2001, al solo fine di fornire indicazioni per
un’interpretazione uniforme, ha adottato la seguente determinazione.
I
In base al disposto di cui all’art. 8, comma 9, della legge
11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, a decorrere dal
1 gennaio 2000, i lavori pubblici possono essere affidati
esclusivamente a soggetti qualificati ai sensi dei commi 2 e 3 dello
stesso articolo e non esclusi dalle gare per inaffidabilita’ morale,
finanziaria e professionale.
Gia’ all’atto della qualificazione, le imprese, in conformita’
all’art. 17 del decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio
2000, n. 34, oltre che requisiti economico-finanziari e
tecnico-organizzativi, devono dimostrare di possedere requisiti di
carattere generale che attengono, piu’ propriamente, all’indicata
affidabilita’ morale, economica e professionale dell’esecutore. Con
determinazione 12 ottobre 2000, n. 47, l’Autorita’ per la vigilanza
sui lavori pubblici ha stabilito quale debba essere la
“documentazione mediante la quale i soggetti che intendono
qualificarsi dimostrano l’esistenza dei prescritti requisiti d’ordine
generale”.
Requisiti di carattere generale, inerenti all’affidabilita’ del
contraente, oltre a dover sussistere alla data di sottoscrizione del
contratto per il rilascio dell’attestazione di qualificazione, devono
permanere al momento della partecipazione alle specifiche procedure
di affidamento e di stipulazione dei contratti. Ai sensi dell’art. 75
del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554,
nel testo introdotto dall’art. 2 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 agosto 2000, n. 412, vanno, infatti, “esclusi dalla
partecipazione alle procedure di affidamento degli appalti e delle
concessioni e non possono stipulare i relativi contratti” le imprese
che versano in una delle, successivamente elencate, situazioni di
incompatibilita’. In base, poi, al disposto di cui al gia’ richiamato
art. 8, comma 7, della legge n. 109/1994 e successive modificazioni,
il potere di esclusione dalle gare, a decorrere dal 1 gennaio 2000,
compete alle stazioni appaltanti.
Per gli appalti relativi a lavori di importo pari o inferiori a
euro 150.000, per i quali il sistema di qualificazione non e’
obbligatorio, alle stazioni appaltanti puo’ competere anche la
verifica, per i soggetti non in possesso di attestazione di
qualificazione, dei requisiti tecnico-organizzativi.
Va poi richiamata, per completezza di analisi, la disciplina
relativa al “Casellario informatico delle imprese qualificate” nel
quale vanno inseriti dati e notizie concernenti le imprese e
rilevanti al fine della ammissione alle gare e che “sono a
disposizione di tutte le stazioni appaltanti per l’individuazione
delle imprese nei cui confronti sussistono cause di esclusione dalle
procedure di affidamento di lavori pubblici” (art. 27, comma 5,
decreto del Presidente della Repubblica n. 34/2000).
Cio’ premesso, dal confronto delle norme di cui agli indicati
articoli 17 e 27 del decreto del Presidente della Repubblica n.
34/2000 e 75 del decreto del Presidente della Repubblica n. 554/1999
e successive modificazioni, e’ dato rilevare che, pur non essendovi
perfetta coincidenza tra le ivi descritte fattispecie, le stesse sono
tutte relative a medesimi fatti e circostanze incidenti
sull’affidabilita’ morale, economica e professionale del concorrente.
Alcune delle fattispecie attengono alla persona fisica
dell’imprenditore, altre, invece, ineriscono specificamente alla
attivita’ di impresa e trovano applicazione indipendentemente dalla
relativa titolarita’. Tali fatti e circostanze – se ritenuti
insussistenti – portano, al momento della qualificazione delle
imprese, ad una certificazione di idoneita’ di tipo statico,
implicante una generale capacita’ giuridica alla stipulazione dei
contratti, sia pure limitata alla durata dell’efficacia
dell’attestazione. Gli stessi, inoltre, in occasione della singola
gara, formano oggetto di una verifica di tipo dinamico sulla
perdurante attualita’ di detta idoneita’ e si riflettono sulla
legittimazione a contrarre del concorrente. Infine, con riferimento
al “Casellario informatico delle imprese qualificate”, detti dati
sono oggetto di raccolta, documentazione e rappresentazione alle
stazioni appaltanti al fine indicato della “individuazione delle
imprese nei cui confronti sussistono cause di esclusione dalle
procedure di affidamento di lavori pubblici”.
Altra considerazione di carattere generale e’ che la mancata
qualificazione o mancata ammissione alla singola gara non ha il
carattere di sanzione punitiva, con la necessita’, pertanto, di fare
sempre e comunque applicazione dei principi propri del sistema
sanzionatorio. La disciplina in esame e’ posta a garanzia
dell’elemento fiduciario che caratterizza il contratto di appalto e
comporta, conseguentemente, una forma di autotutela per l’ente
aggiudicatore che, nella ricorrenza di oggettivi e definitivamente
acclarati presupposti, puo’ precludere la partecipazione e consente
il rifiuto della stipulazione del contratto.
Da tenere presente, infine, che dette disposizioni, le quali
trovano applicazione indipendentemente dall’importo dei lavori,
costituiscono, per molti aspetti, l’esatta riproduzione della
normativa di cui all’art. 24 della direttiva CEE 14 giugno 1993, n.
37, che disciplina, per le gare sopra soglia, le ipotesi in cui
l’imprenditore puo’ essere escluso dalla partecipazione all’appalto e
che, secondo la giurisprudenza prevalente, conterrebbe un’elencazione
tassativa delle cause di esclusione dalle gare; tassativita’ che non
ha precluso logiche deroghe da parte del legislatore nazionale, il
quale ha inserito, per ragioni di diritto interno, ipotesi di
esclusione – es. applicazione delle misure antimafia, violazione
delle intestazioni fiduciarie-aggiuntive rispetto al contenuto della
direttiva comunitaria indicata.
Ulteriore considerazione di carattere generale e’ che i requisiti
in esame, in caso di partecipazione di imprese associate ovvero tra
loro consorziate o che intendono associarsi o consorziarsi, devono
essere posseduti da tutte le imprese facenti parte dell’associazione
o consorzio, in quanto la collaborazione tra le imprese, tipica di
detti fenomeni, non puo’ implicare una deroga alla regola della
necessaria affidabilita’ morale, professionale e tecnica di tutti i
soggetti contraenti a qualsiasi titolo con l’amministrazione.

II
A) Quanto alle specifiche ipotesi considerate dall’indicato art. 75
del decreto del Presidente della Repubblica n. 554/1999 e successive
modificazioni, non da’ luogo a particolari problemi interpretativi
quella concernente lo stato di affidabilita’ economica delle imprese,
per cui non sono ammesse a partecipare alle gare, ne’ possono
stipulare i relativi contratti, quelle “che si trovano in stato di
fallimento, di liquidazione coatta, di amministrazione controllata o
di concordato preventivo o nei cui confronti sia in corso un
procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni”
(relativo comma 1, lettera a). Elencazione, quella indicata, che e’
similare a quella scrutinata ai fini della verifica del requisito
dell’affidabilita’ economica al momento della qualificazione, la
quale fa riferimento alla “inesistenza di procedure dello stato di
fallimento, di liquidazione o di cessazione dell’attivita’” e
“inesistenza di procedure di fallimento, di concordato preventivo, di
amministrazione controllata e di amministrazione straordinaria” (art.
17, comma 1, lettera g) ed h), del decreto del Presidente della
Repubblica n. 34/2000) ed e’ piu’ puntuale rispetto a quella
descritta ai fini dell’iscrizione nel “Casellario informatico delle
imprese qualificate” individuata come “eventuale stato di
liquidazione o cessazione di attivita’; eventuali procedure
concorsuali pendenti” (art. 27, comma 2, lettera n) ed o), del
decreto del Presidente della Repubblica n. 34/2000). L’elencazione
dell’art. 75 citato, poi, si presenta aderente al testo comunitario,
secondo cui puo’ essere escluso dalla partecipazione all’appalto
l’imprenditore “relativamente al quale sia in corso una procedura di
dichiarazione di fallimento, di amministrazione controllata, di
concordato preventivo oppure ogni altra procedura della stessa natura
prevista dalle legislazioni e regolamentazioni nazionali” (art. 24,
comma 1, lettera a), della direttiva CEE n. 37/1993).
Vanno, pertanto, escluse dalla partecipazione alle gare per
l’affidamento di appalti e concessioni di lavori pubblici non
soltanto le imprese nei cui confronti sia stato dichiarato con
sentenza uno stato di insolvenza ma anche quelle nei cui confronti
“sia in corso un procedimento” per tale dichiaraz…

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