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Circolare Ministero dell’industria 22 marzo 1991

Circolare Ministero dell'industria 22 marzo 1991 n. 3239/C Legge 5-3-1990, n. 46. Norme per la sicurezza degli impianti.

Circolare Ministero dell’industria 22 marzo 1991 n. 3239/C

Legge
5-3-1990, n. 46. Norme per la sicurezza degli impianti.

Di seguito
alla circolare n. 3209/C del 21-5-1990 relativa all’argomento di cui
all’oggetto ed in relazione ai numerosi quesiti formulati sul medesimo
argomento da molte di codeste Camere di Commercio, si fa presente
quanto segue in merito ai singoli argomenti più sotto evidenziati:
1)
Commissione di cui al primo comma dell’art. 4 della legge n. 46/1990,
per l’accertamento dei requisiti tecnico-professionali per le imprese
non artigiane:
a) la nomina della Commissione è disposta dalla Giunta
della Camera di Commercio con proprio provvedimento sulla base delle
designazioni acquisite, a cura della stessa Camera di Commercio,
direttamente dagli Ordini, dai Collegi, dagli Enti e dalle
Organizzazioni indicati dallo stesso primo comma;
b) nel caso in cui,
rispettivamente, gli Ordini, i Collegi e gli Enti interessati
designino più di un nominativo, la nomina avviene per univoca scelta
della Giunta della Camera di Commercio nell’ambito della rosa dei nomi
proposti per ciascun settore di rappresentanza;
c) per quanto concerne
le organizzazioni delle categorie più rappresentative a livello
nazionale degli esercenti le attività disciplinate dalla legge, nel
richiamare quanto già comunicato con la circolare telegrafica n.
3224/C del 12-10-1990 circa l’esclusione dalle commissioni camerali
dei rappresentanti delle categorie artigiane, si ritiene, avendo
sentito al riguardo anche il Ministero del Lavoro e della Previdenza
Sociale ed avendo fatto le necessarie verifiche e valutazioni, che ai
fini della composizione delle citate commissioni debbano essere
interessate: la CONFINDUSTRIA (ASSISTAL – Associazione Nazionale
Costruttori di Impianti – nelle componenti di specializzazione per i
settori elettrico, termico e condizionamento); la CONFAPI; l’ANACAM
(Associazione Nazionale Imprese Costruzione e Manutenzione Ascensori);
l’ANCISS (Associazione Nazionale dei Costruttori ed Installatori di
Sistemi di Sicurezza);
d) riguardo al numero dei componenti in
rappresentanza di dette organizzazioni, si rileva che lo stesso, nel
rispetto dei vincoli posti dal primo comma dell’art. 4, può variare da
un minimo di due ad un massimo di sei; sembrerebbe comunque opportuno
consentire la presenza di tutte le Organizzazioni interessate
nell’ambito provinciale se complessivamente non superiori a sei;
e)
ogni valutazione circa il numero dei componenti da nominare e le
associazioni da cui acquisire i nominativi spetta alla Giunta
camerale. Le relative designazioni dovranno essere formulate dalle
rappresentanze di livello provinciale, ove presenti;
f) nell’atto
della nomina sarà inoltre opportuno fissare una durata di carica
analoga a quella prevista per le Commissioni Provinciali per
l’Artigianato (C.P.A.) (cinque anni). Nessun vincolo sembra sussistere
in ordine alla possibilità di conferma nell’incarico;
g) stante la
lettera della norma, si precisa di ritenere che il presidente sia un
componente aggiuntivo rispetto a quelli indicati nello stesso art. 4
(quindi, i membri, compreso il presidente, risulterebbero al massimo 9
+ 1);
h) la segreteria della commissione deve essere assicurata dagli
uffici della Camera di Commercio e, quale segretario, si suggerisce di
nominare, anche a fini di coordinamento (sentito il presidente della
C.P.A.), il funzionario camerale che svolge le funzioni di segretario
della C.P.A., compatibilmente con le attività svolte per conto della
stessa C.P.A. Si suggerisce inoltre di prevedere la figura di un
supplente;
i) la legge nulla dice circa la possibilità di nominare
componenti supplenti; peraltro, in relazione alla opportunità di
assicurare continuità al funzionamento delle commissioni stesse, si
ritiene che, in relazione alle particolari situazioni locali, con il
provvedimento istitutivo della commissione, la Giunta camerale possa
disporre anche la nomina di membri supplenti.
2) Natura dei soggetti
abilitati e dei soggetti che devono possedere i requisiti
tecnico-professionali:
a) l’accertamento dei requisiti non può non
precedere l’avvio dell’attività . In via preliminare si ritiene
indispensabile, ai fini di una corretta applicazione della normativa
in argomento, pervenire al suo inquadramento nell’ambito delle leggi
già esistenti, e certamente non modificate dalla legge n. 46/1990,
regolanti il Registro delle Ditte e l’Albo delle Imprese Artigiane;
b)
l’art.2, concernente l’individuazione dei soggetti abilitati e l’art.4
concernente l’accertamento dei requisiti tecnico-professionali
sembrano individuare direttamente quale destinataria delle
disposizioni relative al possesso dei requisiti stessi l’impresa e non
la persona fisica che, nell’ambito dell’impresa stessa è portatrice
dei requisiti; ci si riferisce al titolare dell’impresa, nel caso di
impresa individuale o al preposto (di cui al secondo comma dell’art.
2) nel caso dell’impresa costituita in forma societaria e nel caso di
impresa individuale o familiare, qualora il titolare non possieda
personalmente i requisiti stessi;
c) l’art.3 individua, come peraltro
implicitamente il secondo comma dell’art. 2, i requisiti
tecnico-professionali che per loro natura (lauree, diplomi, esperienze
lavorative, etc.) non sono ascrivibili alle imprese, intese come
momento organizzato per la produzione di beni o la fornitura di
servizi, bensì a persone fisiche;
d) pertanto, ad avviso dello
scrivente – considerato che le denunce di iscrizione al Registro delle
Ditte e le domande di iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane
(A.I.A.) debbono avvenire, per le imprese individuali, solo ad
attività già avviata [art. 48 del regio decreto 20-9-1934, n. 2011 e
art. 2 del decreto ministeriale 9-3-1982 ], è impossibile limitare al
solo soggetto impresa la richiesta di riconoscimento dei requisiti
tecnico-professionale. Ne discende che tale richiesta pu· essere
presentata anche da singole persone, ancorché prive della qualifica di
imprenditori, sulla base di una dichiarazione di intento di avviare,
una volta avvenuto l’accertamento dei requisiti, una delle attività
imprenditoriali di cui all’art. 1 della legge n. 46/1990 o di
disponibilità ad essere preposto quale responsabile tecnico.
Naturalmente tale dichiarazione di intenti non pregiudica
l’accertamento, sulla base delle vigenti disposizioni di legge, della
natura artigiana o meno dell’impresa individuale richiedente.
3)
Requisiti tecnico-professionali di cui all’art. 3:
a) titoli di
studio: si richiama quanto già comunicato con le lettere – circolari
n. 278712 del 29-8-1990 e n. 280065 del 13-11-1990, in merito ai
titoli di studio da prendere in considerazione ai fini del
riconoscimento del possesso degli stessi requisiti e con riferimento
agli specifici settori di attività ;
b) prestazioni lavorative da
intendersi idonee ai fini di quanto previsto alle lettere b), c) e d)
di cui all’art. 3: la dizione alle dirette dipendenze di una impresa
del settore di cui allo stesso art. 3, lettere b) e c), ad avviso
dello scrivente, deve ritenersi come ricomprendente non solo il
rapporto di lavoro subordinato ma altresì ogni altra forma di
collaborazione tecnica continuativa con l’impresa da parte del
titolare, dei soci o dei familiari;
c) ovviamente il requisito
connesso alle prestazioni lavorative ai fini dell’acquisizione
dell’abilitazione all’esercizio delle attività di cui all’art. 1, deve
coniugarsi con il requisito del titolo di studio da cui discende la
durata minima delle prestazioni lavorative utili ai fini della legge
(un anno nel caso di diploma di scuola secondaria superiore, due anni
in caso di titolo o attestato di formazione professionale, tre anni,
escluso il periodo computato ai fini dell’apprendistato, in caso di
inesistenza dei suddetti titoli di studio);
d) per quanto riguarda il
titolare di una impresa individuale iscritta al Registro delle Ditte
che intenda trasformare la propria impresa in forma societaria (o per
quanto concerne il conferimento di una impresa individuale in
un’impresa di forma societaria) per il quale non ci sia già stata la
fase dell’accertamento dei requisiti tecnico-professionali,
considerato che in base alla normativa del Registro delle Ditte tale
trasformazione comporta la cessazione dell’impresa individuale e la
nascita di una nuova impresa, si ritiene che occorra verificare, ai
fini dell’accertamento del possesso dei requisiti
tecnico-professionali, il possesso del titolo di studio e verificare
che, in base alla natura dello stesso titolo di studio (o in caso di
mancanza dello stesso), il periodo di iscrizione al Registro delle
Ditte sia sufficiente a soddisfare le condizioni di cui alle lettere
b), c) e d) dell’art. 3 della legge. L’interessato deve naturalmente
poter attestare, con le modalità previste dalla legge n. 15/1968, di
aver collaborato, nell’ambito della propria impresa, in via
continuativa all’attività tecnica nei settori di cui all’art. 1 della
legge per i quali soltanto potrà richiedere l’iscrizione al Registro
delle Ditte;
e) per quanto riguarda i soci ed i collaboratori
familiari che decidessero di avviare autonomamente una delle attività
di cui all’art. 1 e quindi richiedessero l’accertamento del possesso
dei requisiti di cui all’art. 3, tale possesso deve ritenersi
implicito nel riconoscimento della qualità di socio o di collaboratore
familiare semprechè gli stessi siano in grado di dimostrare di aver
fornito, per il minimo di anni necessari e nei settori indicati
all’art. 1 della legge, la propria collaborazione tecnica continuativa
con l’impresa.
4) Responsabile tecnico:
a) stanti le prerogative e le
incombenze specificatamente previste dalla legge in capo al
responsabile tecnico, si ritiene che, in linea generale, una stessa
persona non possa assumere tale incarico per conto di più imprese e
ciò anche in…

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