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Circolare Ministero dell’Industria 30 aprile 1992

Circolare Ministero dell'Industria 30 aprile 1992 n. 3282/C Legge 5-3-1990, n. 46 - Norme per la sicurezza degli impianti.

Circolare Ministero dell’Industria 30 aprile 1992 n. 3282/C

Legge
5-3-1990, n. 46 – Norme per la sicurezza degli impianti.

Di seguito
alle circolari n. 3239/C del 22-3-1991 e 3253/C del 10-9-1991 relative
all’argomento di cui all’oggetto (delle quali si seguono i criteri
medesimi ed, ove ricorrenti, le medesime intestazioni e numerazioni)
ed in relazione ai numerosi quesiti formulati sullo stesso argomento
da molte di codeste Camere di commercio anche a seguito dell’avvenuta
emanazione del regolamento di attuazione approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 6-12-1991, n. 447, si fa presente quanto
segue in merito ai singoli argomenti più sotto evidenziati. 2) Natura
dei soggetti abilitati e dei soggetti che devono possedere i requisiti
tecnico-professionali. 2e) L’ambito di applicazione della legge
5-3-1990 n. 46 è stato definito dall’art. 1 della stessa legge che
oltre ad elencare gli impianti sottoposti alla relativa disciplina
precisa che trattasi in ogni caso, salvo l’eccezione prevista dal
secondo comma dello stesso art. 1 per gli impianti elettrici, di
“impianti relativi agli edifici adibiti ad uso civile”. Tale ambito di
applicazione, ridefinito in modo dettagliato dall’art. 2 del
regolamento di attuazione approvato con il decreto del Presidente
della Repubblica 6-12-1991, n. 447, non esaurisce le potenzialità
operative delle imprese interessate alle attività impiantistiche. Ne
consegue che non esiste un divieto assoluto all’esercizio delle
attività impiantistiche da parte di imprese prive dell’abilitazione di
cui all’art. 2 della legge. Beninteso a condizione che tali attività
vengano esercitate in ambiti diversi da quelli di cui all’art. 1 della
legge e all’art. 1 del regolamento di attuazione. Pertanto codeste
Camere possono accogliere denunce di iscrizione al Registro delle
ditte presentate da imprese “installatrici” prive dei requisiti
previsti dalla legge n. 46/1990 purché venga precisato, con
riferimento alla natura delle attività svolte, che le stesse sono
esclusivamente esercitate al di fuori degli ambiti di applicazione
della legge stessa. Naturalmente a tali imprese in nessun caso potrà
essere rilasciato il “certificato di riconoscimento” previsto dal
secondo comma dell’art. 4 della legge e dall’art. 3 del regolamento di
attuazione. 2f) L’art. 7, secondo comma, del regolamento di attuazione
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6-12-1991, n.
447 testualmente recita: “La dichiarazione di conformità è rilasciata
anche sugli impianti realizzati dagli uffici tecnici interni delle
ditte non installatrici, intendendosi per uffici tecnici interni le
strutture aziendali preposte all’impiantistica”. Dal testo normativo
sembra potersi dedurre che i servizi interni delle imprese non di
settore che dispongono di propri uffici tecnici adibiti
all’impiantistica siano abilitati all’esercizio delle relative
attività anche negli ambiti di applicazione definiti dall’art. 1 della
legge, così come specificati dall’art. 1 del regolamento di
attuazione, purché ricadenti all’interno dell’impresa stessa;
naturalmente a tali uffici, che si ribadisce possono operare solo
all’interno dell’impresa di appartenenza, dovrà essere preposta, ai
sensi del secondo comma dell’art. 2 della legge n. 46/1990, una
persona in possesso dei requisiti tecnico-professionali di cui
all’art. 3 della stessa legge, previo accertamento da parte della
Commissione camerale di cui all’art. 4. 2g) Il secondo comma dell’art.
7 del regolamento di attuazione, come più sopra evidenziato, elimina
ogni dubbio interpretativo circa la legittimità dell’esercizio delle
attività disciplinata dalla legge n. 46/1990 anche da parte di imprese
non di settore dotate delle strutture tecniche necessarie purché le
stesse operino al proprio interno e rispettino ogni altra condizione
recata dalla legge stessa. Ciò premesso si comunica di ritenere
altrettanto legittimo che, alle stesse condizioni, anche soggetti
giuridici privi della qualificazione di impresa e comunque non
soggetti all’obbligo di iscrizione al Registro delle ditte, quali ad
esempio le aziende agricole, gli ospedali o, più in generale, le
pubbliche amministrazioni, esercitino al proprio interno le attività
disciplinate dalla legge n. 46/1990. 2h) I soggetti di cui ai numeri
2f) e 2g) non hanno alcun particolare obbligo nei confronti del
Registro delle ditte. 2i) Con il cessare del regime transitorio di cui
all’art. 5 e di cui all’art. 18 la legge è definitivamente entrata a
regime. Ne discende – ferma restando la facoltà di singole persone di
chiedere alla Commissione camerale l’accertamento dei requisiti
tecnico-professionali di cui all’art. 3 della legge n. 46/1990
indipendentemente dalla manifestazione di un interesse immediato
all’avvio di una attività – che allo stato attuale le richieste di
accertamento del possesso dei requisiti tecnico professionali
dovrebbero provenire, in via prevalente, da parte di soggetti che
intendono avviare nuove imprese. 2l) Circa la procedura da seguire da
parte di chi intende avviare imprese individuali, considerato che
l’iscrizione di tali imprese al Registro delle ditte (o all’Albo delle
imprese artigiane) può avvenire, in base alle relative disposizioni di
legge, solo dopo l’avvenuto avvio dell’attività e che la legge n.
46/1990 riserva [salvo le eccezioni segnalate al numero 2e) della
presente circolare] l’esercizio delle attività di cui alle varie
lettere dell’art. 1 alle “…imprese, …, regolarmente iscritte al
Registro delle ditte… o all’Albo delle imprese artigiane…” il cui
titolare (o altra persona dallo stesso appositamente preposta) sia in
“….possesso dei requisiti tecnico-professionali di cui all’art.
3…”, si suggerisce quanto segue: a) l’interessato prima di avviare
l’attività (in caso contrario violerebbe la legge) presenta denuncia
al Registro delle ditte per l’esercizio di una, parte o tutte le
attività di cui all’art. 1 della legge n. 46/1990; b) l’ufficio del
Registro delle ditte della Camera di commercio provvede all’iscrizione
in via provvisoria, rilasciando la ricevuta di cui al primo comma
dell’art. 96 del regio decreto 4-1-1925, n. 29; c) l’iscrizione
definitiva è subordinata alla dimostrazione dell’avvenuto accertamento
in capo al titolare (o ad altra persona immedesimata nell’azienda) del
possesso dei requisiti tecnico professionali di cui all’art. 3 della
legge n. 46/1990 della data di riconoscimento alla denuncia di
avvenuto avvio dell’attività. Per quanto riguarda i soggetti che
intendono avviare le attività in questione nella forma dell’impresa
artigiana si ritiene che possa provvedersi da parte delle competenti
Commissioni secondo una procedura analoga a quella sopraesposta. 2m)
Nessun particolare problema sembra, invece, sussistere nei confronti
del Registro delle ditte (e si ritiene anche nei confronti dell’Albo
delle imprese artigiane) per l’iscrizione delle società costituite in
una delle forme previste dal codice civile e per le società
irregolari, atteso che le stesse debbono presentare denuncia allo
stesso Registro, indipendentemente dall’avvenuto avvio dell’attività,
entro 30 giorni, rispettivamente, dalla data di iscrizione nel
registro delle imprese e dalla data di registrazione dell’atto
costitutivo (art. 2 del decreto ministeriale 9-3-1982). Naturalmente
anche per le società l’accettazione della denuncia di avvio
dell’attività resta subordinata alla dimostrazione dell’avvenuto
accertamento, in capo a persona immedesimata nell’azienda, dei
requisiti tecnico-professionali di cui all’art. 3 della legge n.
46/1990. 2n) Si raccomandano le Commissioni di cui all’art. 4 della
legge n. 46/1990 che accertano il possesso dei requisiti tecnico –
professionali di cui all’art. 3 della stessa legge di utilizzare, ai
fini della relativa attestazione dell’art. 1 della legge. Al riguardo
si fa presente di ritenere che non esista alcun impedimento, sulla
base dei titoli di studio posseduti e dell’attività lavorativa
effettivamente svolta dai richiedenti, a riconoscere in capo agli
stessi il possesso di requisiti tecnico-professionali “abilitanti”
all’esercizio di alcune soltanto delle attività indicate dalle lettere
dell’art. 1 della legge n. 46/1990, ad esempio, con riferimento alla
lettera a), è ipotizzabile “un’abilitazione” limitata ai soli impianti
di utilizzazione dell’energia elettrica (e non anche a quelli di
produzione, di trasporto e di distribuzione), con riferimento alla
lettera b) è ipotizzabile “un’abilitazione” limitata all’installazione
di antenne e/o di impianti di protezione da scariche atmosferiche (e
non anche all’installazione di impianti radiotelevisivi ed
elettronici), ecc.; inoltre è ipotizzabile “un’abilitazione” alla sola
attività di manutenzione dei vari impianti (e non anche di
installazione, trasformazione ed ampliamento) e così via. Analogamente
si fa presente di ritenere che non esista alcun impedimento a che le
“abilitazioni” di che trattasi riguardino attività di installazione,
trasformazione, ampliamento e manutenzione trasversali rispetto agli
impianti indicati nelle singole lettere di cui all’art. 1 della legge;
ad esempio, ad avviso dello scrivente, è ipotizzabile che
l’abilitazione all’installazione di “impianti di protezione
antincendio” (di cui alla lettera g) si accompagni installazione di
“impianti radiotelevisivi ed elettronici in genere” [di cui alla
lettera b)]. Peraltro, fermo restando che è la situazione rilevata in
termini oggettivi all’atto dell’esame della relativa documentazione
che deve prevalere, si raccomanda alle competenti Commissioni, a fini
di chiarezza nell’interesse dell’utenza in genere ed in particolare
dei committenti, di fornire ai singoli richiedenti, ogni volta che ciò
sia possibile, “abilitazioni” che risultino omogenee ed esaustive nei
confronti delle singole lettere di cui all’art. 1 della…

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