COMUNICATO: Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del personale del comparto Sanita' stipulato il 7 aprile 1999 | Architetto.info

COMUNICATO: Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del personale del comparto Sanita’ stipulato il 7 aprile 1999

COMUNICATO: Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del personale del comparto Sanita' stipulato il 7 aprile 1999 (GU n. 248 del 24-10-2001- Suppl. Ordinario n.240)

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

COMUNICATO

Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del
personale del comparto Sanita’ stipulato il 7 aprile 1999

Titolo I
NORME GENERALICapo I
A seguito del parere favorevole espresso in data 20 giugno 2001
dal Comitato di settore sul testo dell’accordo integrativo del CCNL
del personale del comparto Sanita’, stipulato il 7 aprile 1999
nonche’ dell’ulteriore atto di indirizzo dello stesso in data
16 luglio 2001 e dell’autorizzazione governativa intervenuta il
7 settembre 2001, la Corte dei conti, in data 20 settembre 2001, ha
certificato l’attendibilita’ dei costi quantificati per il medesimo
accordo e sulla loro compatibilita’ con gli strumenti di
programmazione e di bilancio.

Lo stesso giorno 20 settembre 2001, alle ore 18, ha avuto luogo
l’incontro tra:
l’A.RA.N.:
nella persona del presidente, avv. Guido Fantoni
e le seguenti organizzazioni e confederazioni sindacali:

=====================================================================
Organizzazioni|sindacali|Confederazioni|sindacali
=====================================================================
CGIL FP Sanità |firmato |CGIL |firmato
———————————————————————
CISL FPS |firmato |CISL |firmato
———————————————————————
UIL FPL |firmato |UIL |firmato
———————————————————————
RSU Snatoss, Adass, Fase, Fapas, | | |
Sunas, Soi |firmato |USAE |firmato
———————————————————————
FIALS |firmato |CONFSAL |firmato

Al termine della riunione, le parti suindicate, dopo aver dato
corso alla correzione degli errori materiali di seguito elencati,
hanno sottoscritto l’allegato Contratto collettivo nazionale di
lavoro integrativo del CCNL del 7 aprile 1999.
Errori materiali corretti nel testo del CCNL:
art. 7 (servizio di pronta disponibilita), comma 14, ultimo
rigo, il comma cui deve farsi riferimento e’ il n. 6 e non il 4;
art. 12 (aspettativa), comma 10, dopo le parole “l’art. 27 del
CCNL 1 settembre 1995” aggiungere “come modificato ed integrato dal
CCNL del 22 maggio 1997.”;
art. 44 (trattamento di trasferta), comma 11, la parola
“indennita’” va sostituita con la parola “trattamento”;
art. 45 (trattamento di trasferimento), comma 5, il comma cui
deve farsi riferimento e’ il n. 2 e non il 3.

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO INTEGRATIVO DEL CCNL DEL
PERSONALE DEL COMPARTO SANITA’ STIPULATO IL 7 APRILE 1999.

Art. 1.
Campo di applicazione e finalita’

1. Il presente contratto si applica a tutto il personale
destinatario del CCNL stipulato il 7 aprile 1999 ed ha le seguenti
finalita’:
a) completare il processo di trasformazione della disciplina del
rapporto di lavoro riconducendo alla disciplina pattizia gli istituti
non ancora regolati dai contratti collettivi vigenti;
b) disciplinare gli istituti relativi alle flessibilita’ del
rapporto di lavoro;
c) armonizzare con i CCNL della dirigenza gli istituti comuni al
comparto;
d) modificare ed integrare la normativa contrattuale vigente
considerando gli eventuali mutamenti legislativi.
2. Per quanto riguarda i riferimenti normativi e le abbreviazioni
si richiama l’art. 1 del CCNL del 7 aprile 1999, precisando che i
riferimenti normativi si intendono, comunque, comprensivi di tutte le
modificazioni ed integrazioni nel frattempo intervenute. Il decreto
legislativo 19 giugno 1999, come modificato ed integrato dai decreti
legislativi n. 49, 168 e 254 tutti del 2000, viene indicato con
decreto legislativo n. 229 del 1999. Le leggi n. 53/2000, n.
1204/1971 e successive modificazioni ed integrazioni citate nel
presente contratto sono confluite nel testo unico n. 151/2001.

Capo II
Diritti sindacali
Art. 2.
Diritto di assemblea

1. I dipendenti hanno diritto a partecipare, durante l’orario di
lavoro, ad assemblee sindacali, in idonei locali concordati con le
aziende per dodici ore annue pro capite senza decurtazione della
retribuzione.
2. Le assemblee che riguardano la generalita’ dei dipendenti o
gruppi di essi possono essere indette con specifico ordine del giorno
su materie di interesse sindacale e del lavoro:
– singolarmente o congiuntamente da una o piu’ organizzazioni
sindacali rappresentative nel comparto ai sensi dell’art. 1, comma 5,
del CCNQ del 9 agosto 2000 sulle prerogative sindacali;
– dalla R.S.U. nel suo complesso e non dai singoli componenti, con
le modalita’ dell’art. 8, comma 1, dell’accordo quadro sulla elezione
delle R.S.U. del 7 agosto 1998;
– da una o piu’ organizzazioni sindacali rappresentative del
comparto, di cui al primo alinea, congiuntamente con la R.S.U.
3. Per quanto non previsto e modificato dal presente articolo resta
ferma la disciplina del diritto di assemblea prevista dall’art. 2 del
CCNQ 7 agosto 1998 sulle modalita’ di utilizzo dei distacchi,
aspettative e permessi nonche’ delle altre prerogative sindacali.
4. E’ disapplicato l’art. 26 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.

Art. 3.
Patronato sindacale

1. I dipendenti in attivita’ o in quiescenza possono farsi
rappresentare dai sindacati ammessi alle trattative nazionali, ai
sensi dell’art. 47-bis del decreto legislativo n. 29/1993 o
dall’istituto di patronato sindacale, per l’espletamento delle
procedure riguardanti prestazioni assistenziali e previdenziali,
davanti ai competenti organi dell’azienda.
2. E’ disapplicato l’art. 33 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.

Titolo II
DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVOROCapo IClassificazione del personale
Art. 4.
Modifiche ed integrazioni alla categoria B:
operatore socio-sanitario

1. Ad integrazione dell’art. 19 del CCNL 7 aprile 1999 e’ istituito
il profilo dell’operatore socio-sanitario, inserito nella categoria
B, livello economico Bs. Di conseguenza l’allegato 1 al CCNL del
7 aprile 1999, dove sono ricomprese le declaratorie della relativa
categoria e dei profili e’ modificato dall’allegato 1 al presente
CCNL.
2. Il profilo di operatore tecnico addetto all’assistenza, inserito
nella categoria B livello iniziale e’ considerato ad esaurimento con
l’istituzione, nelle dotazioni organiche di ciascuna azienda, del
profilo dell’operatore socio-sanitario.
3. Le aziende provvedono con oneri a proprio carico alla
istituzione nella dotazione organica del nuovo profilo ritenuto
necessario sulla base delle proprie esigenze organizzative.
4. Alle selezioni per la copertura dei posti di operatore
socio-sanitario sono ammessi gli operatori tecnici addetti
all’assistenza sino al loro completo esaurimento, in possesso dello
specifico titolo di operatore socio-sanitario. Per i passaggi dalla
posizione economica B alla posizione Bs si applicano le procedure
previste dall’art. 15, comma 2, del CCNL 7 aprile 1999.
5. Per il primo biennio dal termine di cui al com-ma 2, possono,
altresi’, partecipare alle selezioni interne di cui al comma 4 anche
i dipendenti collocati in categoria A, in possesso dello specifico
titolo di operatore socio-sanitario e cinque anni di esperienza
professionale, ferma rimanendo la priorita’ di passaggio degli
operatori tecnici addetti all’assistenza in quanto ad esaurimento.

Art. 5.
Modifiche alle categorie C e D:
profili sanitari e dell’assistente sociale

1. Per effetto di quanto previsto dall’art. 9 del CCNL – II biennio
economico 2000-2001, con il passaggio dalla categoria C alla
categoria D degli operatori professionali sanitari e dell’operatore
professionale assistente sociale, l’allegato 1 al CCNL del 7 aprile
1999 e’ sostituito dall’allegato 1 al presente contratto, con le
seguenti modifiche:
a) sono soppressi i profili professionali degli operatori
professionali sanitari e dell’operatore professionale assistente
sociale presenti nella declaratoria della categoria C;
b) gli stessi profili sono inseriti nella categoria D, con la
denominazione, rispettivamente, di collaboratore professionale
sanitario e di collaboratore professionale assistente sociale;
c) la descrizione dei profili, delle attivita’ di competenza e
dei requisiti di accesso dall’esterno e dall’interno indicate
nell’allegato 1 al CCNL del 7 aprile 1999 e’ sostituita dall’allegato
di cui al comma 1 che modifica le categorie C e D.
2. La posizione di coordinatore prevista dall’art. 10, del CCNL –
II biennio economico 2000-2001 e’ conferita dalle aziende al
personale appartenente ai profili interessati in possesso di una
esperienza professionale complessiva in categoria C e/o D di cinque
anni. Tale esperienza e’ ridotta di un anno per il personale in
possesso del certificato di abilitazione a funzioni direttive. I
criteri generali per il conferimento sono definiti dalle aziende con
le procedure di concertazione di cui all’art. 6, comma 1, lettera b),
del CCNL 7 aprile 1999.
3. In deroga all’art. 16 del CCNL 7 aprile 1999, ed esclusivamente
per i profili professionali dell’infermiere e dell’infermiere
pediatrico, sono ammessi alle selezioni interne previste dalla stessa
disposizione i dipendenti inseriti nelle categorie B ed A in possesso
dei diplomi abilitanti, di cui ai rispettivi decreti regolanti la
professione.

Capo II
Mansioni
Art. 6.
Mutamento di profilo per inidoneita’ psico-fisica

1. Nei confronti del dipendente riconosciuto non idoneo in via
permanente allo svolgimento delle mansioni del proprio profilo
professionale ma idoneo a proficuo lavoro, l’azienda non potra’
procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro per inidoneita’
fisica o psichica prima di aver esperito ogni utile tentativo per
recuperarlo al servizio attivo nelle strutture organizzative dei vari
settori, anche in posizioni lavorative di minor aggravio ove comunque
possa essere utilizzata la professionalita’ espressa dal dipendente.
2. A tal fine, in primo luogo, l’azienda, per il tramite del
collegio medico legale della azienda sanitaria competente per
territorio, accerta quali siano le mansioni che il dipendente in
relazione alla categoria, posizione economica e profilo professionale
di ascrizione, sia in grado di svolgere senza che cio’ comporti
mutamento di profilo.
3. In caso di mancanza di posti, ovvero nell’impossibilita’ di
rinvenire mansioni compatibili con lo stato di salute ai sensi del
comma 2, previo consenso dell’interessato e purche’ vi sia la
disponibilita’ organica, il dipendente puo’ essere impiegato in un
diverso profilo di cui possieda i titoli, anche collocato in un
livello economico immediatamente inferiore della medesima categoria
oppure in un profilo immediatamente inferiore della categoria
sottostante, assicurandogli un adeguato percorso di qualificazione.
Il soprannumero e’ consentito solo congelando un posto di
corrispondente categoria e posizione economica.
4. La procedura dei commi precedenti e’ attivata anche nei casi in
cui il dipendente sia riconosciuto temporalmente inidoneo allo
svolgimento delle proprie mansioni. In tal caso anche l’inquadramento
nella posizione economica inferiore ha carattere temporaneo ed il
posto del dipendente e’ indisponibile ai fini della sua copertura. La
restituzione del dipendente allo svolgimento delle originarie
mansioni del profilo di provenienza avviene al termine fissato
dall’organo collegiale come idoneo per il recupero della piena
efficienza fisica.
5. Nel caso in cui il dipendente venga collocato nella posizione
economica inferiore ha diritto alla conservazione del piu’ favorevole
trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza, ai sensi
dell’art. 4, comma 4, della legge n. 68/1999. Dal momento del nuovo
inquadramento il dipendente segue la dinamica retributiva del nuovo
livello economico conseguito ai sensi del comma 3 senza alcun
riassorbimento del trattamento in godimento, fatto salvo quanto
previsto dalle norme in vigore in materia di infermita’ per causa di
servizio.
6. Al dipendente idoneo a proficuo lavoro ai sensi del comma 1 che
non possa essere ricollocato nell’ambito dell’azienda di appartenenza
con le modalita’ previste dai commi precedenti, si applica, in quanto
compatibile, la disciplina di cui all’art. 21.
7. Sull’applicazione dell’istituto l’azienda fornisce informazione
successiva ai soggetti di cui all’art. 9, comma 2, del CCNL 7 aprile
1999.
8. Sono disapplicati l’art. 16 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 761/1979 e art. 16 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.

Capo III
Struttura del rapporto di lavoro
Art. 7.
Servizio di pronta disponibilita’

1. Il servizio di pronta disponibilita’ e’ caratterizzato dalla
immediata reperibilita’ del dipendente e dall’obbligo per lo stesso
di raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalita’
stabilite ai sensi del comma 3.
2. All’inizio di ogni anno le aziende predispongono un piano
annuale per affrontare le situazioni di emergenza in relazione alla
dotazione organica, ai profili professionali necessari per
l’erogazione delle prestazioni nei servizi e presidi individuati dal
piano stesso ed agli aspetti organizzativi delle strutture.
3. Le modalita’ di cui al comma 1 ed i piani per l’emergenza sono
definiti con le procedure della concertazione di cui all’art. 6,
comma 1, lettera b), del CCNL 7 aprile 1999.
4. Sulla base del piano di cui al comma 2, sono tenuti a svolgere
il servizio di pronta disponibilita’ solo i dipendenti in servizio
presso le unita’ operative con attivita’ continua ed in numero
strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali
dell’unita’.
5. Il servizio di pronta disponibilita’ e’ organizzato utilizzando
di norma personale della stessa unita’ operativa.
6. Il servizio di pronta disponibilita’ va limitato ai turni
notturni ed ai giorni festivi. Nel caso in cui esso cada in giorno
festivo spetta un riposo compensativo senza riduzione del debito
orario settimanale. La pronta disponibilita’ ha durata di dodici ore
e da’ diritto ad una indennita’ di L. 40.000 per ogni dodici ore.
7. Due turni di pronta disponibilita’ sono prevedibili solo nei
giorni festivi.
8. Qualora il turno sia articolato in orari di minore durata, i
quali, comunque, non possono essere inferiori alle quattro ore,
l’indennita’ e’ corrisposta proporzionalmente alla sua
durata, maggiorata del 10%.
9. In caso di chiamata l’attivita’ viene computata come lavoro
straordinario ai sensi dell’art. 34 del CCNL 7 aprile 1999, come
modificato dall’art. 39 del presente contratto, ovvero trova
applicazione l’art. 40.
10. Di regola non potranno essere previsti per ciascun dipendente
piu’ di sei turni di pronta disponibilita’ al mese.
11. Possono svolgere la pronta disponibilita’ solo i dipendenti
addetti alle attivita’ operatorie e nelle strutture di emergenza.
Sono, pertanto esclusi:
a) tutto il personale delle categorie A, B, C e D, profili del
ruolo amministrativo;
b) il personale appartenente alle categorie A, C e D, profili del
ruolo tecnico;
c) per il personale del ruolo sanitario appartenenti alla
categoria D, i profili della riabilitazione e delle caposala.
12. Ai seguenti profili professionali e’ consentita la pronta
disponibilita’ per eccezionali esigenze di funzionalita’ della
struttura:
a) personale del ruolo tecnico appartenente alla categoria B di
entrambe le posizioni economiche B e Bs;
b) personale del ruolo sanitario appartenente alla categoria D,
livello economico Ds.
13. Le aziende potranno valutare con le procedure di cui all’art.
6, comma 1, lettera b), CCNL 7 aprile 1999, eventuali ulteriori
situazioni in cui ammettere la pronta disponibilita’, in base alle
proprie esigenze organizzative.
14. Ai compensi di cui al presente articolo si provvede con le
risorse del fondo di cui all’art. 38, comma 1, del CCNL 7 aprile
1999. La contrattazione integrativa, in base ai modelli organizzativi
adottati dall’azienda con riguardo alla razionalizzazione dell’orario
di lavoro e dei servizi di pronta disponibilita’ che abbiano
carattere di stabilita’, potra’ destinare in tutto o in parte i
relativi risparmi alle finalita’ dell’art. 39, comma 4, lettera d),
del CCNL 7 aprile 1999 ovvero a rideterminare l’importo
dell’indennita’ di cui al comma 6 del presente articolo.
15. E’ disapplicato l’art. 18 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 270/1987.

Art. 8.
Compensi per ferie non godute

1. Il compenso sostitutivo delle ferie non fruite, nel caso di
cessazione del rapporto di lavoro, e’ determinato, per ogni giornata,
con riferimento all’anno di mancata fruizione, prendendo a base di
calcolo la nozione di retribuzione di cui all’art. 37, comma 2,
lettera c); trova in ogni caso applicazione la disciplina di cui al
comma 3 del medesimo articolo.
2. Il presente articolo entra in vigore dal 31 dicembre 2001.

Art. 9.
Riposo compensativo per le giornate festive lavorate

1. Ad integrazione di quanto previsto dall’ art. 20 del CCNL 1
settembre 1995, e 34 del CCNL 7 aprile 1999, l’attivita’ prestata in
giorno festivo infrasettimanale da’ titolo, a richiesta del
dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo
compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro
straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro
straordinario festivo.
2. L’attivita’ prestata in giorno feriale non lavorativo, a seguito
di articolazione di lavoro su cinque giorni, da’ titolo, a richiesta
del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla
corresponsione del compenso per lavoro straordinario non festivo.

Art. 10.
Lavoro notturno

1. Svolgono lavoro notturno i lavoratori tenuti ad operare su turni
a copertura delle ventiquattro ore.
2. Eventuali casi di adibizione al lavoro notturno, ai sensi
dell’art. 2, comma 1, lettera b), punto 2, del decreto legislativo
26 novembre 1999, n. 532, sono individuati dalla contrattazione
integrativa.
3. Per quanto attiene alle limitazioni al lavoro notturno, alla
tutela della salute, all’introduzione di nuove forme di lavoro
notturno, ai doveri del datore di lavoro, anche con riferimento alle
relazioni sindacali, si applicano le disposizioni del decreto
legislativo 26 novembre 1999, n. 532. In quanto alla durata della
prestazione rimane salvaguardata l’attuale organizzazione del lavoro
dei servizi assistenziali che operano nei turni a copertura delle
ventiquattro ore.
4. Nel caso in cui sopraggiungano condizioni di salute che
comportano l’inidoneita’ alla prestazione di lavoro notturno,
accertata dal medico competente, si applicano le disposizioni
dell’art. 6, comma 1, del decreto legislativo 26 novembre 1999, n.
532. E’ garantita al lavoratore l’assegnazione ad altro lavoro o a
lavori diurni.
5. Al lavoratore notturno sono corrisposte le indennita’ previste
dall’art. 44, comma 11, del CCNL 1 settembre 1995.

Capo IV
Cause di sospensione del rapporto di lavoro
Art. 11.
Assenze per malattia

1. Dopo il comma 6 dell’art. 23 del CCNL del 1 settembre 1995, e’
inserito il seguente comma:
“6-bis. In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita
ed altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni dell’ufficio
medico legale della azienda sanitaria competente per territorio, come
ad esempio l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento per
l’infezione da HIV- AIDS nelle fasi a basso indice di disabilita’
specifica (attualmente indice di Karnosky), ai fini del presente
articolo, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia
i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed i
giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati
dalla competente azienda sanitaria locale o struttura convenzionata.
In tali giornate il dipendente ha diritto in ogni caso all’intera
retribuzione prevista dal comma 6, lettera a). Per agevolare il
soddisfacimento di particolari esigenze collegate a terapie o visite
specialistiche, le aziende favoriscono un’idonea articolazione
dell’orario di lavoro nei confronti dei soggetti interessati. La
procedura per il riconoscimento della grave patologia e’ attivata dal
dipendente e, ove ottenuto, il beneficio decorre dalla data della
domanda di accertamento”.

Art. 12.
Aspettativa

1. Al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che
ne faccia formale e motivata richiesta possono essere concessi,
compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio, periodi
di aspettativa per esigenze personali o di famiglia senza
retribuzione e senza decorrenza dell’anzianita’, per una durata
complessiva di dodici mesi in un triennio.
2. Il dipendente rientrato in servizio non puo’ usufruire di un
altro periodo di aspettativa per motivi di famiglia, anche per cause
diverse, ovvero delle aspettative di cui al comma 8, lettera a) e b),
se non siano intercorsi almeno quattro mesi di servizio attivo, fatto
salvo quanto previsto dal comma 8, lettera c).
3. Al fine del calcolo del triennio, di cui al comma 1, si
applicano le medesime regole previste per le assenze per malattia.
4. L’aspettativa di cui al comma 1, fruibile anche frazionatamente,
non si cumula con le assenze per malattia previste dagli articoli 23
e 24 del CCNL 1 settembre 1995 e si ritiene fruibile decorsi trenta
giorni dalla domanda, salvo diverso accordo tra le parti.
5. Qualora l’aspettativa per motivi di famiglia venga richiesta per
l’educazione e l’assistenza dei figli fino al sesto anno di eta’,
tali periodi pur non essendo utili ai fini della retribuzione e
dell’anzianita’, sono utili ai fini degli accrediti figurativi per il
trattamento pensionistico, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lettere a)
e b), della legge n. 335/1995 e successive modificazioni ed
integrazioni e nei limiti ivi previsti.
6. L’azienda, qualora durante il periodo di aspettativa vengano
meno i motivi che ne hanno giustificato la concessione, invita il
dipendente a riprendere servizio con un preavviso di dieci giorni. Il
dipendente per le stesse motivazioni e negli stessi termini puo’
riprendere servizio di propria iniziativa.
7. Nei confronti del dipendente che, salvo casi di comprovato
impedimento, non si presenti per riprendere servizio alla scadenza
del periodo di aspettativa o del termine di cui al comma 6, il
rapporto di lavoro e’ risolto, senza diritto ad alcuna indennita’
sostitutiva di preavviso, con le procedure dell’art. 29 del CCNL 1
settembre 1995.
8. L’aspettativa, senza retribuzione e senza decorrenza
dell’anzianita’, e’, altresi’, concessa al dipendente con rapporto di
lavoro a tempo indeterminato:
a) per un periodo massimo di sei mesi se assunto presso la stessa
azienda o ente del medesimo comparto ovvero ente o amministrazione di
comparto diverso con rapporto di lavoro a tempo indeterminato a
seguito di vincita di pubblico concorso per la durata del periodo di
prova;
b) per tutta la durata del contratto di lavoro a termine se
assunto presso la stessa o altra azienda o ente del comparto ovvero
in altre pubbliche amministrazioni di diverso comparto o in organismi
della comunita’ europea con rapporto di lavoro ed incarico a tempo
determinato;
c) per la durata di due anni e per una sola volta nell’arco della
vita lavorativa per i gravi e documentati motivi di famiglia,
individuati – ai sensi dell’art. 4, commi 2 e 4, della legge n.
53/2000 – dal regolamento interministeriale del 21 luglio 2000, n.
278, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 238
dell’11 ottobre 2000. Tale aspettativa puo’ essere fruita anche
frazionatamene e puo’ essere cumulata con l’aspettativa di cui al
comma 1 se utilizzata allo stesso titolo.
9. E’ disapplicato l’art. 47 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 761/1979.
10. Il presente articolo sostituisce l’art. 27 del CCNL 1 settembre
1995, come modificato ed integrato dal CCNL del 22 maggio 1997.

Art. 13.
Altre aspettative previste da disposizioni di legge

1. Le aspettative per cariche pubbliche elettive, per la
cooperazione con i Paesi in via di sviluppo restano disciplinate
dalle vigenti disposizioni di legge e loro successive modificazioni
ed integrazioni. Le aspettative ed i distacchi per motivi sindacali
sono regolati dai CCNQ sottoscritti il 7 agosto 1998 ed il 9 agosto
2000.
2. I dipendenti con rapporto a tempo indeterminato ammessi ai corsi
di dottorato di ricerca, ai sensi della legge 13 agosto 1984, n. 476,
oppure che usufruiscano delle borse di studio di cui alla legge
30 novembre 1989, n. 398, sono collocati, a domanda, in aspettativa
per motivi di studio senza assegni per tutto il periodo di durata del
corso o della borsa.
3. Il dipendente con rapporto a tempo indeterminato, il cui coniuge
o convivente stabile presti servizio all’estero, puo’ chiedere una
aspettativa, senza assegni, per il tempo di permanenza all’estero del
coniuge, qualora non sia possibile il suo trasferimento nella
localita’ in questione in amministrazione di altro comparto.
4. L’aspettativa concessa ai sensi del comma 3 puo’ avere una
durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la
situazione che l’ha originata. Essa puo’ essere revocata in qualunque
momento per imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con
preavviso di almeno quindici giorni, o in difetto di effettiva
permanenza all’estero del dipendente in aspettativa.
5. Il dipendente non puo’ usufruire continuativamente di periodi di
aspettativa per motivi di famiglia ovvero per la cooperazione con i
paesi in via di sviluppo e quelli previsti dai commi 2 e 3 senza aver
trascorso un periodo di servizio attivo di almeno sei mesi. La
disposizione non si applica alle altre aspettative previste dal
presente articolo nonche’ alle assenze di cui alla legge n.
1204/1971.
6. Sono disapplicati gli articoli 47 e 79 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 761/1979.

Art. 14.
Tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche

1. Allo scopo di favorire la riabilitazione e il recupero dei
dipendenti a tempo indeterminato nei confronti dei quali sia stato
accertato, da una struttura sanitaria pubblica o convenzionata in
base alle leggi nazionali e regionali vigenti, lo stato di
tossicodipendenza o di alcolismo cronico e che si impegnino a
sottoporsi a un progetto terapeutico di recupero predisposto dalle
predette strutture, sono stabilite le seguenti misure di sostegno
secondo le modalita’ di sviluppo ed esecuzione del progetto:
a) il diritto alla conservazione del posto per l’intera durata
del progetto di recupero, con corresponsione del trattamento
economico previsto dall’art. 23, comma 6, del CCNL del 1 settembre
1995; i periodi eccedenti i diciotto mesi non sono retribuiti;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel
limite massimo di due ore, per la durata del progetto;
c) riduzione dell’orario di lavoro, con l’applicazione degli
istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto di lavoro a
tempo parziale, limitatamente alla durata del progetto di recupero;
d) assegnazione del lavoratore a compiti diversi da quelli
abituali, quando tale misura sia individuata dalla struttura che
gestisce il progetto di recupero come supporto della terapia in atto.
2. I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in
mancanza, entro il terzo grado ovvero i conviventi stabili si trovino
nelle condizioni previste dal comma 1 ed abbiano iniziato a dare
attuazione al progetto di recupero, possono fruire dell’aspettativa
di cui all’art. 12, comma 8, lettera c), nei limiti massimi ivi
previsti.
3. Qualora risulti – su segnalazione della struttura che segue il
progetto – che i dipendenti di cui al comma 1 non si sottopongono per
loro volonta’ alle previste terapie, l’azienda dispone, con le
modalita’ previste dalle norme vigenti, l’accertamento dell’idoneita’
allo svolgimento della prestazione lavorativa.
4. Il dipendente deve riprendere servizio presso l’azienda nei
quindici giorni successivi alla data di completamento del progetto di
recupero.
5. E’ disapplicato l’art. 21 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.

Art. 15.
Tutela dei dipendenti portatori di handicap

1. Allo scopo di favorire la riabilitazione e il recupero dei
dipendenti a tempo indeterminato nei confronti dei quali sia stato
accertato, da una struttura sanitaria pubblica o convenzionata in
base alle leggi nazionali o regionali vigenti, la condizione di
portatore di handicap e che debbano sottoporsi ad un progetto
terapeutico di riabilitazione predisposto dalle predette strutture,
sono stabilite le seguenti misure di sostegno secondo le modalita’ di
sviluppo ed esecuzione del progetto:
a) il diritto alla conservazione del posto per l’intera durata
del progetto di recupero, con corresponsione del trattamento
economico previsto dall’art. 23, comma 6, del CCNL del 1 settembre
1995; i periodi eccedenti i diciotto mesi non sono retribuiti;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel
limite massimo di due ore, per la durata del progetto;
c) riduzione dell’orario di lavoro, con l’applicazione degli
istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto di lavoro a
tempo parziale, limitatamente alla durata del progetto di recupero;
d) assegnazione del lavoratore a compiti diversi da quelli
abituali, quando tale misura sia individuata dalla struttura che
gestisce il progetto di recupero come supporto della terapia in atto.
2. I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in
mancanza, entro il terzo grado, ovvero i conviventi stabili si
trovino nelle condizioni previste dal comma 1 ed abbiano iniziato a
dare attuazione al progetto di recupero, possono fruire
dell’aspettativa di cui all’art. 12, comma 8, lettera c), nei limiti
massimi ivi previsti.
3. Qualora risulti – su segnalazione della struttura che segue il
progetto – che i dipendenti di cui al comma 1 non si sottopongono per
loro volonta’ alle previste terapie, l’azienda dispone, con le
modalita’ previste dalle norme vigenti, l’accertamento dell’idoneita’
allo svolgimento della prestazione lavorativa.
4. Il dipendente deve riprendere servizio presso l’azienda nei
quindici giorni successivi alla data di completamento del progetto di
recupero.
5. Durante la realizzazione dei progetti di recupero i benefici
previsti dalla legge n. 104/1992 in tema di permessi non si cumulano
con quelli previsti dal presente articolo.
6. E’ disapplicato l’art. 22 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.

Art. 16.
Congedi per eventi e cause particolari

1. I dipendenti hanno diritto ai permessi e ai congedi per eventi e
cause particolari previsti dall’art. 4, comma 1, della legge n.
53/2000.
2. Per i casi di decesso del coniuge, di un parente entro il
secondo grado o del convivente stabile, pure previsti nel citato art.
4 della legge n. 53/2000 trova, invece applicazione la generale
disciplina dei permessi per lutto, contenuta nel comma 1, secondo
alinea dell’art. 21 del CCNL del 1 settembre 1995.
3. Resta confermata la disciplina dei permessi retribuiti contenuta
nell’art. 21 del CCNL del 1 settembre 1995, con la precisazione che
il permesso retribuito di quindici giorni consecutivi in occasione
del matrimonio puo’ essere richiesto anche entro i trenta giorni
successivi all’evento.

Art. 17.
Congedi dei genitori

1. Al personale dipendente si applicano le vigenti disposizioni in
materia di tutela della maternita’ contenute nella legge n.
1204/1971, come modificata ed integrata dalle leggi n. 903/1977 e n.
53/2000. Nel testo il richiamo delle disposizioni della legge n.
1204/1971 va, pertanto, inteso comprensivo di tutte le modificazioni,
integrazioni e sostituzioni introdotte dalle citate leggi
sopravvenute.
2. Oltre a quanto previsto dalle leggi di cui al com-ma 1, ai fini
del trattamento economico le parti concordano quanto segue:
a) nel periodo di astensione obbligatoria, ai sensi degli
articoli 4 e 5 della legge n. 1204/1971, alla lavoratrice o al
lavoratore, anche nell’ipotesi di cui all’art. 6-bis della legge n.
903/1977, spettano l’intera retribuzione fissa mensile, di cui alle
voci previste dall’art. 32 del CCNL del 7 aprile 1999, alle lettere
da a) a d) e per le lettere e) ed i), ove spettanti, tenuto conto
delle modifiche apportate dall’art. 10 del CCNL relativo al II
biennio economico 2000-2001, nonche’ le quote di incentivo
eventualmente previste dalla contrattazione integrativa;
b) in caso di parto prematuro, alle lavoratrici spettano comunque
i mesi di astensione obbligatoria non goduti prima della data
presunta del parto. Qualora il figlio nato prematuro abbia necessita’
di un periodo di degenza presso una struttura ospedaliera pubblica o
privata, la madre ha la facolta’ di rientrare in servizio,
richiedendo, previa presentazione di un certificato medico attestante
la sua idoneita’ al servizio, la fruizione del restante periodo di
congedo obbligatorio post-parto ed il periodo ante-parto, qualora non
fruito a decorrere dalla data di effettivo rientro a casa del
bambino;
c) nell’ambito del periodo di astensione facoltativa dal lavoro
previsto dall’art. 7, comma 1, lettera a), della legge n. 1204/1971,
per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i
primi trenta giorni di assenza, computati complessivamente per
entrambi i genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono
le ferie, sono valutati ai fini dell’anzianita’ di servizio. Per tale
assenza spetta l’intera retribuzione, di cui alla lettera a) del
presente comma;
d) successivamente al periodo di astensione di cui alla lettera
a) e sino al compimento del terzo anno di vita del bambino, nei casi
previsti dall’art. 7, comma 4, della legge n. 1204/1971, alle
lavoratrici madri ed ai lavoratori padri sono riconosciuti trenta
giorni per ciascun anno di eta’ del bambino computati
complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita
secondo le modalita’ indicate nella stessa lettera c);
e) i periodi di assenza di cui alle lettere c) e d), nel caso di
fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni
festivi che ricadano all’interno degli stessi. Tale modalita’ di
computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata,
ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno
al lavoro del lavoratore o della lavoratrice;
f) ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di
astensione dal lavoro, di cui all’art. 7, comma 1, della legge n.
1204/1971, la lavoratrice madre o il lavoratore padre presentano la
relativa domanda, con la indicazione della durata, all’ufficio di
appartenenza di norma quindici giorni prima della data di decorrenza
del periodo di astensione. La domanda puo’ essere inviata anche a
mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento purche’ sia
assicurato comunque il rispetto del termine minimo di quindici
giorni. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di proroga
dell’originario periodo di astensione;
g) in presenza di particolari e comprovate situazioni personali
che rendano impossibile il rispetto della disciplina di cui alla
lettera f), la domanda puo’ essere presentata entro le quarantotto
ore precedenti l’inizio del periodo di astensione dal lavoro;
h) in caso di parto plurimo i periodi di riposo di cui all’art.
10 della legge n. 1204/1971 sono raddoppiati e le ore aggiuntive
rispetto a quelle previste dal com-ma 1 dello stesso art. 10 possono
essere utilizzate anche dal padre.
3. Ferma restando l’applicazione dell’art. 3 della legge n.
1204/1971, qualora durante il periodo della gravidanza e per tutta la
durata del periodo di allattamento si accerti che l’espletamento
dell’attivita’ lavorativa comporta una situazione di danno o di
pericolo per la gestazione o la salute della lavoratrice madre,
l’azienda provvede al temporaneo impiego della medesima e con il suo
consenso in altre attivita’ – nell’ambito di quelle disponibili – che
comportino minor aggravio psico-fisico.
4. La presente disciplina sostituisce quella contenuta nell’art. 25
del CCNL del 1 settembre 1995, come integrata dall’art. 7 del CCNL
integrativo 1994-1997 del 22 maggio 1997.

Capo V
Mobilita’
Art. 18.
Mobilita’ interna

1. La mobilita’ all’interno dell’azienda concerne l’utilizzazione
sia temporanea che definitiva del personale in struttura ubicata in
localita’ diversa da quella della sede di assegnazione. Essa avviene
nel rispetto della categoria, profilo professionale, disciplina ove
prevista e posizione economica di appartenenza del dipendente.
2. Rientra nel potere organizzatorio dell’azienda l’utilizzazione
del personale nell’ambito delle strutture situate nel raggio di dieci
chilometri dalla localita’ di assegnazione del dipendente stesso.
Detta utilizzazione e’ disposta, previa informazione ai soggetti di
cui all’art. 9, comma 2, del CCNL 7 aprile 1999. Non e’ considerata
mobilita’ lo spostamento del dipendente all’interno della struttura
di appartenenza anche se in ufficio o servizio diverso da quello di
assegnazione.
3. La mobilita’ interna si distingue in mobilita’ di urgenza e
ordinaria e viene attuata secondo le seguenti procedure:
a) mobilita’ di urgenza:
essa avviene nei casi in cui sia necessario soddisfare le
esigenze funzionali delle strutture aziendali in presenza di eventi
contingenti e non prevedibili; ha carattere provvisorio, essendo
disposta per il tempo strettamente necessario al perdurare delle
situazioni di emergenza e non puo’ superare il limite massimo di un
mese nell’anno solare salvo consenso del dipendente. La mobilita’ di
urgenza puo’ essere disposta nei confronti dei dipendenti di tutte le
categorie. Al personale interessato, se ed in quanto dovuta spetta
l’indennita’ di missione prevista dall’art. 44 per la durata della
assegnazione provvisoria;
b) mobilita’ ordinaria, a domanda:
le aziende, prima dell’assegnazione dei dipendenti assunti a
seguito di procedure selettive ai sensi della legge n. 56/1987, o
concorsuali, possono attivare procedure di mobilita’ interna
ordinaria con le seguenti modalita’ e criteri:
1) tempestiva informazione sulle disponibilita’ dei posti da
ricoprire;
2) domanda degli interessati. In caso di piu’ domande, per i
dipendenti inclusi nelle categorie C e D dovra’ essere effettuata una
valutazione positiva e comparata del curriculum degli aspiranti in
relazione al posto da ricoprire. Per i dipendenti delle categorie A e
B dovranno essere compilate graduatorie sulla base dell’anzianita’ di
servizio nel solo profilo di appartenenza del dipendente, tenendo
conto anche della sua situazione personale e familiare nonche’ della
residenza anagrafica secondo criteri di priorita’ definiti in sede di
contrattazione integrativa;
c) mobilita’ d’ufficio:
le aziende, in mancanza di domande per la mobilita’ volontaria,
possono disporre d’ufficio per motivate esigenze di servizio misure
di mobilita’ interna del personale sulla base di criteri da definirsi
in sede di contrattazione integrativa.
4. Alla contrattazione per la definizione dei criteri di cui alle
lettere b), punto 2, e c) del comma precedente si applica la
procedura dell’art. 4, comma 5, del CCNL 7 aprile 1999.
5. La mobilita’ interna dei dirigenti sindacali indicati nell’art.
10 del CCNQ del 7 agosto 1998 ed accreditati con le modalita’ ivi
previste, fatta salva la mobilita’ d’urgenza, puo’ essere predisposto
solo previo nulla osta delle rispettive organizzazioni sindacali di
appartenenza e della RSU ove il dirigente ne sia componente, ai sensi
dell’art. 18, comma 4, del medesimo CCNQ.
6. Sono abrogati l’art. 39 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 761/1979 e l’art. 11 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.

Art. 19.
Mobilita’ volontaria tra aziende
ed enti del comparto
e con altre amministrazioni di comparti diversi

1. La mobilita’ volontaria dei dipendenti tra le aziende e tutti
gli enti del comparto di cui al CCNQ del 2 giugno 1998 – anche di
regioni diverse – in presenza della relativa vacanza di organico
avviene a domanda del dipendente che abbia superato il periodo di
prova, con l’assenso dell’azienda di destinazione e nel rispetto
della categoria, profilo professionale, disciplina ove prevista e
posizione economica di appartenenza del dipendente stesso.
2. Il nulla osta dell’azienda o ente di appartenenza, qualora non
venga concesso entro dieci giorni dalla richiesta, e’ sostituito dal
preavviso di un mese.
3. Nel caso in cui il nulla osta venga concesso, ma sia rinviato ad
una data posteriore a quella richiesta dal dipendente, il posticipo
non puo’ essere superiore a tre mesi.
4. La mobilita’ non comporta novazione del rapporto di lavoro. Il
fascicolo personale segue il dipendente trasferito.
5. Al fine di favorire la mobilita’ esterna, le aziende ed enti,
nell’ambito della programmazione annuale del fabbisogno del personale
individuano i posti da mettere a disposizione a detto titolo nelle
varie categorie e profili professionali. Le aziende possono ricorrere
anche ad apposito bando al quale deve essere data la maggiore
pubblicita’ possibile. In tal caso, in mancanza di domande pervenute
nei termini, procedono sulla base delle domande eventualmente
presentate anche dopo la scadenza.
6. In caso di piu’ domande rispetto ai posti messi a disposizione
l’azienda procede ad una valutazione positiva e comparata da
effettuarsi in base al curriculum di carriera e professionale del
personale interessato in rapporto al posto da ricoprire. A parita’ di
valutazione possono altresi’ essere prese in considerazione
documentate situazioni familiari (ricongiunzione del nucleo
familiare, numero dei famigliari, distanza tra le sedi ecc.) o
sociali.
7. Il comma 1 si applica anche nel caso di mobilita’
intercompartimentale dei dipendenti purche’ le amministrazioni
interessate abbiano dato il proprio nulla osta. La comunicazione del
nulla osta o del suo diniego da parte dell’azienda di appartenenza e’
effettuata entro un mese dalla data della domanda.
8. Sono disapplicati gli articoli 40, 41, 42 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 761/1979 e gli articoli 12, 13, 14, 15
del decreto del Presidente della Repubblica n. 384/1990 e art. 9 del
CCNL del 22 maggio 1997.

Art. 20.
Comando

1. Per comprovate esigenze di servizio dell’azienda la mobilita’
del dipendente puo’ essere attuata anche attraverso l’istituto del
comando tra aziende ed enti del comparto anche di diversa regione
ovvero da e verso altre amministrazioni di diverso comparto, che
abbiano dato il loro assenso, nel rispetto della categoria, profilo
professionale e disciplina, ove prevista, del dipendente.
2. Il comando e’ disposto per tempo determinato ed in via
eccezionale con il consenso del dipendente alla cui spesa provvede
direttamente ed a proprio carico l’azienda o l’amministrazione di
destinazione. Il servizio prestato in posizione di comando e’
equiparato al servizio prestato presso l’azienda di provenienza.
3. Il posto lasciato disponibile dal dipendente comandato non puo’
essere coperto per concorso o qualsiasi altra forma di mobilita’.
4. I posti vacanti, temporaneamente ricoperti dal dipendente
comandato, sono considerati disponibili sia ai fini concorsuali che
dei trasferimenti.
5. Il comando puo’ essere disposto anche nei confronti del
dipendente per il quale sia in corso il periodo di prova, purche’ la
conseguente esperienza professionale sia considerata utile a tal fine
dall’azienda e previa individuazione delle modalita’ con le quali le
amministrazioni interessate ne formalizzeranno l’avvenuto
superamento.
6. Per finalita’ di aggiornamento, il dipendente puo’ chiedere un
comando finalizzato per periodi di tempo determinato presso centri,
istituti e laboratori nazionali ed internazionali od altri organismi
di ricerca che abbiano dato il proprio assenso.
7. Il comando del comma 6 e’ senza assegni e non puo’ superare il
periodo di due anni nel quinquennio, ferma restando l’anzianita’ di
servizio maturata nel periodo di comando agli effetti concorsuali.
8. Ove il comando sia giustificato dall’esigenza dell’azienda per
il compimento di studi speciali o per l’acquisizione di tecniche
particolari, al dipendente comandato sono corrisposti gli assegni e,
per un periodo non superiore a sei mesi, il trattamento di missione.
9. Sono disapplicati gli articoli 44 e 45, commi 4 e seguenti, del
decreto del Presidente della Repubblica n. 761/1979.

Art. 21.
Passaggio diretto ad altre amministrazioni
del personale in eccedenza

1. E’ confermata la disciplina degli accordi di mobilita’ di cui
all’art. 33 del CCNL del 1 settembre 1995, che a decorrere dal
presente contratto possono essere stipulati anche tra amministrazioni
di comparti diversi.
2. In relazione a quanto previsto dall’art. 35, com-ma 6, del
decreto legislativo n. 29/1993, conclusa la procedura di cui ai commi
3, 4 e 5 dello stesso articolo, allo scopo di facilitare il passaggio
diretto del personale dichiarato in eccedenza ad altre aziende del
comparto e di evitare il collocamento in disponibilita’ del personale
che non sia possibile impiegare diversamente nel proprio ambito,
l’azienda interessata comunica a tutte le aziende ed enti del
comparto operanti nell’ambito regionale, l’elenco del personale in
eccedenza distinto per categoria e profilo professionale per
conoscere la loro disponibilita’ al passaggio diretto, in tutto o in
parte, di tale personale.
3. Analoga richiesta viene rivolta anche agli altri enti o
amministrazioni di diverso comparto di cui all’art. 1, comma 2, del
decreto legislativo n. 29/1993 presenti sempre a livello provinciale
e regionale, al fine di accertare ulteriori disponibilita’ di posti
per i passaggi diretti.
4. Le aziende del comparto comunicano, entro il termine di trenta
giorni dalla richiesta di cui al comma 1, l’entita’ dei posti vacanti
nella dotazione organica di ciascuna categoria, profilo e posizione
economica, per i quali, tenuto conto della programmazione dei
fabbisogni, sussiste l’assenso al passaggio diretto del personale in
eccedenza. Le amministrazioni di altri comparti, qualora interessate,
seguono le medesime procedure.
5. I posti disponibili sono comunicati ai lavoratori in eccedenza
che possono indicare le relative preferenze e chiederne le
conseguenti assegnazioni; con la specificazione di eventuali
priorita’; l’azienda dispone i trasferimenti nei quindici giorni
successivi alla richiesta.
6. Qualora si renda necessaria una selezione tra piu’ aspiranti
allo stesso posto, l’azienda di provenienza forma una graduatoria
sulla base dei seguenti criteri:
– dipendenti portatori di handicap;
– situazione di famiglia, privilegiando il maggior numero di
familiari a carico e/o se il lavoratore sia unico titolare di
reddito;
– maggiore anzianita’ lavorativa presso la pubblica
amministrazione;
– particolari condizioni di salute del lavoratore, dei familiari e
dei conviventi stabili; la stabile convivenza, nel caso qui
disciplinato e in tutti gli altri casi richiamati nel presente
contratto, e’ accertata sulla base della certificazione anagrafica
presentata dal dipendente;
– presenza in famiglia di soggetti portatori di handicap.
La ponderazione dei criteri e la loro integrazione viene definita
in sede di contrattazione integrativa.
7. Per la mobilita’ del personale in eccedenza, la contrattazione
integrativa puo’ prevedere specifiche iniziative di formazione e
riqualificazione, al fine di favorirne la ricollocazione e
l’integrazione nel nuovo contesto organizzativo, anche in relazione
al modello di classificazione vigente.

Capo VI
Formazione
Art. 22.
Diritto allo studio

1. Ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono
concessi – anche in aggiunta alle attivita’ formative programmate
dall’azienda – appositi permessi retribuiti, nella misura massima di
centocinquanta ore individuali per ciascun anno e nel limite massimo
del 3% del personale in servizio a tempo indeterminato presso
ciascuna azienda all’inizio di ogni anno, con arrotondamento
all’unita’ superiore.
2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la partecipazione
a corsi destinati al conseguimento di titoli di studio universitari,
post-universitari, di scuola di istruzione primaria, secondaria e di
qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente
riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio
legali o attestati professionali riconosciuti dall’ordinamento
pubblico nonche’ per sostenere i relativi esami. Nell’ambito della
contrattazione integrativa potranno essere previste ulteriori
tipologie di corsi di durata almeno annuale per il conseguimento di
particolari attestati o corsi di perfezionamento anche organizzati
dall’Unione europea anche finalizzati alla acquisizione di specifica
professionalita’ ovvero, infine, corsi di formazione in materia di
integrazione dei soggetti svantaggiati sul piano lavorativo, nel
rispetto delle priorita’ di cui al comma 4.
3. Il personale interessato ai corsi ha diritto all’assegnazione a
turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi stessi e la
preparazione agli esami e non puo’ essere obbligato a prestazioni di
lavoro straordinario ne’ al lavoro nei giorni festivi o di riposo
settimanale.
4. Qualora il numero delle richieste superi le disponibilita’
individuate ai sensi del comma 1, per la concessione dei permessi si
rispetta il seguente ordine di priorita’:
a) dipendenti che frequentino l’ultimo anno del corso di studi e,
se studenti universitari o post-universitari, abbiano superato gli
esami previsti dai programmi relativi agli anni precedenti;
b) dipendenti che frequentino per la prima volta gli anni di
corso precedenti l’ultimo e successivamente quelli che, nell’ordine,
frequentino, sempre per la prima volta, gli anni ancora precedenti
escluso il primo, ferma restando, per gli studenti universitari e
postuniversitari, la condizione di cui alla lettera a);
c) dipendenti ammessi a frequentare le attivita’ didattiche, che
non si trovino nelle condizioni di cui alle lettere a) e b).
5. Nell’ambito di ciascuna delle fattispecie di cui al comma 4, la
precedenza e’ accordata, nell’ordine, ai dipendenti che frequentino
corsi di studio della scuola media inferiore, della scuola media
superiore, universitari o post-universitari, sulla base di
un’adeguata ripartizione tra i dipendenti dei vari ruoli.
6. Qualora a seguito dell’applicazione dei criteri indicati nei
commi 4 e 5 sussista ancora parita’ di condizioni, sono ammessi al
beneficio i dipendenti che non abbiano mai usufruito dei permessi
relativi al diritto allo studio per lo stesso corso e, in caso di
ulteriore parita’, secondo l’ordine decrescente di eta’. Ulteriori
condizioni che diano titolo a precedenza sono definite nell’ambito
delle procedure di cui all’art. 4, comma 2, punto V del CCNL 7 aprile
1999.
7. L’applicazione dei predetti criteri e la relativa graduatoria
formano oggetto di informazione successiva ai soggetti sindacali di
cui all’art. 9, comma 2, del CCNL 7 aprile 1999.
8. Per la concessione dei permessi di cui ai commi precedenti i
dipendenti interessati debbono presentare, prima dell’inizio dei
corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi,
l’attestato di partecipazione agli stessi o altra idonea
documentazione preventivamente concordata con l’azienda, l’attestato
degli esami sostenuti, anche se con esito negativo. In mancanza delle
predette certificazioni, i permessi gia’ utilizzati vengono
considerati come aspettativa per motivi personali o, a domanda, come
ferie o riposi compensativi per straordinario gia’ effettuato.
9. Nel caso in cui il conseguimento del titolo preveda l’esercizio
di un tirocinio, l’amministrazione potra’ valutare con il dipendente,
nel rispetto delle incompatibilita’ e delle esigenze di servizio,
modalita’ di articolazione della prestazione lavorativa che
facilitino il conseguimento del titolo stesso.
10. Per sostenere gli esami relativi ai corsi indicati nel comma 2
il dipendente in alternativa ai permessi previsti nel presente
articolo puo’ utilizzare, per il solo giorno della prova, anche i
permessi per esami previsti dall’art. 21, comma 1, primo alinea del
CCNL del 1 settembre 1995.
11. Sono disapplicati l’art. 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, e l’art. 20 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 384/1990.

Art. 23.
Congedi per la formazione

1. I congedi per la formazione dei dipendenti, disciplinati dagli
articoli 5 e 6 della legge n. 53/2000 per quanto attiene alle
finalita’ e durata, sono concessi salvo comprovate esigenze di
servizio.
2. Ai lavoratori, con anzianita’ di servizio di almeno cinque anni
presso la stessa azienda o ente del comparto, possono essere concessi
a richiesta congedi per la formazione nella misura percentuale
complessiva del 10% del personale delle diverse aree in servizio con
rapporto di lavoro a tempo indeterminato; il numero complessivo dei
congedi viene verificato annualmente sulla base della consistenza del
personale al 31 dicembre di ciascun anno. La contrattazione
integrativa definisce i criteri per la distribuzione e utilizzazione
della percentuale.
3. Per la concessione dei congedi di cui al comma 1, i lavoratori
interessati ed in possesso della prescritta anzianita’, devono
presentare all’azienda o ente una specifica domanda, contenente
l’indicazione dell’attivita’ formativa che intendono svolgere, della
data di inizio e della durata prevista della stessa. Tale domanda
deve essere presentata almeno trenta giorni prima dell’inizio delle
attivita’ formative.
4. La contrattazione integrativa di cui all’art. 4, comma 2, punto
V, del CCNL 7 aprile 1999 individua i criteri da adottare nel caso in
cui le domande presentate siano eccedenti rispetto alla percentuale
di cui al comma 2.
5. Al fine di contemperare le esigenze organizzative dei servizi ed
uffici con l’interesse formativo del lavoratore, qualora la
concessione del congedo possa determinare un grave pregiudizio alla
funzionalita’ del servizio, non risolvibile durante la fase di
preavviso di cui al comma 3, l’azienda puo’ differire motivatamente
– comunicandolo per iscritto – la fruizione del congedo stesso fino
ad un massimo di sei mesi. Su richiesta del dipendente tale periodo
puo’ essere piu’ ampio per consentire la utile partecipazione al
corso.
6. Al lavoratore durante il periodo di congedo si applica l’art. 5,
comma 3, della legge n. 53/2000. Nel caso di infermita’ previsto
dallo stesso art. 5, comma 3, relativamente al periodo di comporto,
alla determinazione del trattamento economico, alle modalita’ di
comunicazione all’azienda ed ai controlli si applicano le
disposizioni contenute negli articoli 23 e 24 del CCNL del 1
settembre 1995.
7. Il lavoratore che abbia dovuto interrompere il congedo formativo
ai sensi dei commi 5 e 6 puo’ rinnovare la domanda per un successivo
ciclo formativo con diritto di priorita’.

Capo VII
Disposizioni di particolare interesse
Art. 24.
Ricostituzione del rapporto di lavoro

1. Il dipendente che abbia interrotto il rapporto di lavoro per
proprio recesso o per motivi di salute puo’ richiedere, entro due
anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, la
ricostituzione dello stesso.
2. L’azienda si pronuncia entro sessanta giorni dalla richiesta; in
caso di accoglimento il dipendente e’ ricollocato nella categoria e
profilo rivestiti al momento delle dimissioni, secondo il sistema di
classificazione applicato nell’azienda all’atto della ricostituzione
del rapporto di lavoro. Allo stesso e’ attribuito il trattamento
economico iniziale del profilo, con esclusione delle fasce
retributive e della RIA a suo tempo eventualmente maturate.
3. La stessa facolta’ di cui al comma 1 e’ data al dipendente,
senza limiti temporali, nei casi previsti dalle disposizioni di legge
relative all’accesso al lavoro presso le pubbliche amministrazioni in
correlazione al riacquisto della cittadinanza italiana o di uno dei
paesi dell’Unione europea.
4. Nei casi previsti dai precedenti commi, la ricostituzione del
rapporto di lavoro e’, in ogni caso, subordinata alla disponibilita’
del corrispondente posto nella dotazione organica dell’azienda ed al
mantenimento del possesso dei requisiti generali per l’assunzione da
parte del richiedente nonche’ all’accertamento dell’idoneita’ fisica
se la cessazione del rapporto sia stata causata da motivi di salute.
5. Qualora il dipendente riammesso goda gia’ di trattamento
pensionistico si applicano le vigenti disposizioni in materia di
ricongiunzione e di divieto di cumulo. Allo stesso, fatte salve le
indennita’ percepite agli effetti del trattamento di previdenza per
il periodo di servizio prestato prima della ricostituzione del
rapporto di lavoro, si applica l’art. 46.
6. E’ disapplicato l’art. 59 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 761/1979.

Art. 25.
Copertura assicurativa

1. Le aziende assumono tutte le iniziative necessarie per garantire
la copertura assicurativa della responsabilita’ civile dei
dipendenti, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell’art. 26,
per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei
terzi, relativamente alla loro attivita’ senza diritto di rivalsa,
salvo le ipotesi di dolo o colpa grave.
2. Nell’ambito della Commissione paritetica nazionale prevista
dagli articoli 24 dei CC.NN.LL. delle aree dirigenziali del Servizio
sanitario nazionale, stipulati l’8 giugno 2000, le parti potranno
valutare l’opportunita’ di provvedere alla tutela assicurativa
aggiuntiva di cui ai citati articoli 24, comma 3, anche per il
personale della categoria D di cui al presente CCNL, in misura media
pro capite di L. 10.000 mensili su base volontaria.
3. Le aziende stipulano apposita polizza assicurativa in favore dei
dipendenti autorizzati a servirsi, in occasione di trasferte o per
adempimenti di servizio fuori dall’ufficio, del proprio mezzo di
trasporto, limitatamente al tempo strettamente necessario per le
prestazioni di servizio. In tali casi e’ fatto salvo il diritto del
dipendente al rimborso delle altre spese documentate ed autorizzate
dall’azienda per lo svolgimento del servizio.
4. La polizza di cui al comma 3 e’ rivolta alla copertura dei
rischi, non compresi nell’assicurazione obbligatoria, di terzi, di
danneggiamento del mezzo di trasporto di proprieta’ del dipendente,
nonche’ di lesioni o decesso del medesimo e delle persone di cui sia
autorizzato il trasporto.
5. Le polizze di assicurazione relative ai mezzi di trasporto di
proprieta’ dell’azienda sono in ogni caso integrate con la copertura
nei limiti e con le modalita’ di cui al comma 2, dei rischi di
lesioni o di decesso del dipendente addetto alla guida e delle
persone di cui sia stato autorizzato il trasporto.
6. I massimali delle polizze di cui al comma 5 non possono eccedere
quelli previsti, per i corrispondenti danni, dalla legge per
l’assicurazione obbligatoria.
7. Gli importi liquidati dalle societa’ assicuratrici per morte o
gli esiti delle lesioni personali, in base alle polizze stipulate da
terzi responsabili e di quelle previste dal presente articolo, sono
detratti – sino alla concorrenza – dalle somme eventualmente
spettanti a titolo di equo indennizzo per lo stesso evento.
8. Sono disapplicati l’art. 28, comma 2, del decreto del Presidente
della Repubblica n. 761/1979 e l’art. 19 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 384/1990.

Art. 26.
Patrocinio legale

1. L’azienda, nella tutela dei propri diritti ed interessi, ove si
verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilita’ civile o
penale nei confronti del dipendente per fatti o atti connessi
all’espletamento del servizio ed all’adempimento dei compiti di
ufficio, assume a proprio carico, a condizione che non sussista
conflitto di interesse, ogni onere di difesa fin dall’apertura del
procedimento e per tutti i gradi del giudizio, facendo assistere il
dipendente da un legale, previa comunicazione all’interessato per il
relativo assenso.
2. Qualora il dipendente intenda nominare un legale di sua fiducia
in sostituzione di quello indicato dall’azienda o a supporto dello
stesso, i relativi oneri saranno interamente a carico
dell’interessato. Nel caso di conclusione favorevole del
procedimento, l’azienda procede al rimborso delle spese legali nel
limite massimo della tariffa a suo carico qualora avesse trovato
applicazione il comma 1, che comunque, non potra’ essere inferiore
alla tariffa minima ordinistica. Tale ultima clausola si applica
anche nei casi in cui al dipendente, prosciolto da ogni addebito, non
sia stato possibile applicare inizialmente il comma 1 per presunto
conflitto di interesse.
3. L’azienda dovra’ esigere dal dipendente, eventualmente
condannato con sentenza passata in giudicato per i fatti a lui
imputati per averli commessi con dolo o colpa grave, tutti gli oneri
sostenuti dall’azienda per la sua difesa.
4. E’ disapplicato l’art. 41 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 270/1987.

Art. 27.
Clausole speciali

1. Per ciascun dipendente l’ufficio del personale
dell’amministrazione di appartenenza conserva in apposito fascicolo
personale tutti gli atti e documenti prodotti dall’azienda o dallo
stesso dipendente ed attinenti all’attivita’ da lui svolta e ai fatti
piu’ significativi che lo riguardano.
2. Relativamente agli atti e documenti conservati nel fascicolo
personale e’ assicurata la riservatezza dei dati personali secondo le
disposizioni vigenti in materia. Il dipendente, a richiesta, puo’
prendere liberamente visione del proprio fascicolo personale e
richiedere copia a proprie spese di tutti o parte dei documenti ivi
inseriti eccetto il caso in cui essi siano utilizzati per le
progressioni interne.
3. Al personale cui durante il servizio e’ fatto obbligo di
indossare una divisa o indumenti di lavoro e calzature appropriate in
relazione al tipo delle prestazioni, provvede l’azienda, con oneri a
proprio carico. Ai dipendenti addetti a particolari servizi sono,
inoltre, forniti tutti gli indumenti e mezzi protettivi contro
eventuali rischi ed infezioni, tenendo conto del decreto legislativo
n. 626/1994 e delle leggi in materia antinfortunistica, igiene e
sicurezza nei luoghi di lavoro.
4. L’azienda, con oneri a proprio carico, puo’ disciplinare per
speciali esigenze connesse al particolare tipo di mansioni svolte da
categorie di personale previamente individuate, l’uso di alloggi di
servizio.

Art. 28.
Diritti derivanti da invenzione industriale

1. Qualora il dipendente, nello svolgimento del rapporto di lavoro,
effettui una invenzione industriale, si applicano le disposizioni
dell’art. 2590 del codice civile e quelle speciali che regolano i
diritti di invenzione nell’ambito dell’impresa.
2. In relazione all’importanza dell’invenzione rispetto
all’attivita’ istituzionale dell’azienda, la contrattazione
integrativa puo’ individuare i criteri ai fini della corresponsione
di speciali compensi per la produttivita’ nell’ambito delle risorse
destinate alla retribuzione accessoria.

Art. 29.
M e n s a

1. Le aziende, in relazione al proprio assetto organizzativo e
compatibilmente con le risorse disponibili, possono istituire mense
di servizio o, in alternativa, garantire l’esercizio del diritto di
mensa con modalita’ sostitutive.
2. Hanno diritto alla mensa tutti i dipendenti, ivi compresi quelli
che prestano la propria attivita’ in posizione di comando, nei giorni
di effettiva presenza al lavoro, in relazione alla particolare
articolazione del-l’orario.
3. Il pasto va consumato al di fuori dell’orario di lavoro. Il
tempo impiegato per il consumo del pasto e’ rilevato con i normali
mezzi di controllo dell’orario e non deve essere superiore a trenta
minuti.
4. Il costo del pasto determinato in sostituzione del servizio
mensa non puo’ superare L. 10.000. Il dipendente e’ tenuto a
contribuire in ogni caso nella misura fissa di L. 2000 per ogni
pasto. Il pasto non e’ monetizzabile.
5. Sono disapplicati gli articoli 33 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 270/1987, e 68, com-ma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica n. 384/1990.

Art. 30.
Attivita’ sociali, culturali e ricreative

1. Le attivita’ sociali, culturali e ricreative, promosse nelle
aziende, sono gestite da organismi formati a maggioranza da
rappresentanti dei dipendenti in conformita’ a quanto previsto
dall’art. 11 della legge n. 300/1970.
2. Sono disapplicati gli articoli 34 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 270/1987, e 68, com-ma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica n. 384/1990.

Titolo III
Flessibilita’ del rapporto di lavoroCapo IRapporti a termine
Art. 31.
Assunzioni a tempo determinato

1. L’art. 17 del CCNL del 1 settembre 1995, come modificato ed
integrato dal CCNL stipulato il 22 maggio 1997, nonche’ dall’art. 41,
comma 5, del CCNL 7 aprile 1999, e’ cosi’ sostituito:
“1. In applicazione e ad integrazione di quanto previsto dalla
legge n. 230/1962 e successive modificazioni ed integrazioni e
dell’art. 23, comma 1, della legge 27 febbraio 1987, n. 56, l’azienda
o ente puo’ stipulare contratti individuali per l’assunzione di
personale a tempo determinato nei seguenti casi:
a) in sostituzione di personale assente, quando l’assenza superi
i quarantacinque giorni consecutivi, per tutta la durata del restante
periodo di conservazione del posto dell’assente;
b) in sostituzione di personale assente per gravidanza e
puerperio, per astensione obbligatoria o facoltativa previste dalle
leggi n. 1204 del 1971 e n. 903 del 1977;
c) per assunzioni legate a particolari punte di attivita’ per
esigenze straordinarie nel limite massimo di sei mesi, quando alle
stesse non sia possibile far fronte con il personale in servizio;
d) temporanea copertura di posti vacanti nei singoli profili
professionali per un periodo massimo di otto mesi, purche’ sia gia’
stato bandito il pubblico concorso o sia gia’ stata avviata la
procedura di selezione per la copertura dei posti stessi;
e) per attivita’ connesse allo svolgimento dei progetti
finalizzati secondo la disciplina dell’art. 7, com-ma 6, della legge
28 dicembre 1988, n. 554, in base alle vigenti disposizioni”.
“2. Per la selezione del personale da reclutare in attuazione del
comma 1, le aziende ed enti applicano i principi previsti dall’art. 9
della legge 20 maggio 1985, n. 207”.
“3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a) e b), nel contratto
individuale e’ specificato per iscritto il nominativo del dipendente
sostituito”.
“4. Il rapporto di lavoro si risolve automaticamente, senza diritto
al preavviso, alla scadenza indicata nel contratto individuale ovvero
anche prima di tale data con il rientro in servizio del lavoratore
sostituito. In nessun caso il rapporto di lavoro a tempo determinato
puo’ trasformarsi in rapporto di lavoro a tempo indeterminato”.
“5. L’assunzione puo’ avvenire con rapporto di lavoro a tempo pieno
o parziale per le figure per le quali tale rapporto puo’ essere
costituito”.
“6. Al personale assunto a tempo determinato si applica il
trattamento economico e normativo previsto dal presente contratto per
il personale assunto a tempo indeterminato, con le seguenti
precisazioni:
le ferie sono proporzionali al servizio prestato;
in caso di assenza per malattia, fermi rimanendo i criteri
stabiliti dagli articoli 23 e 24 del CCNL 1 settembre 1995, in quanto
compatibili, si applica l’art. 5 del decreto-legge 12 settembre 1983,
n. 463, convertito, con modificazioni, nella legge 11 novembre 1983,
n. 638. I periodi di trattamento economico intero o ridotto sono
stabiliti in misura proporzionale secondo i criteri di cui all’art.
23, comma 6, del CCNL 1 settembre 1995, salvo che non si tratti di un
periodo di assenza inferiore a due mesi. Il trattamento economico non
puo’ comunque essere erogato oltre la cessazione del rapporto di
lavoro. Il periodo di conservazione del posto e’ pari alla durata del
contratto e non puo’ in ogni caso superare il termine massimo fissato
dall’art. 23 del CCNL 1 settembre 1995;
possono essere concessi permessi non retribuiti fino a un massimo
di dieci giorni, salvo il caso di matrimonio in cui si applica l’art.
21 del CCNL 1 settembre 1995;
non possono essere concesse le aspettative di cui all’art. 12”.
“7. Il contratto a termine e’ nullo e produce unicamente gli
effetti dell’art. 2126 del codice civile quando:
a) l’apposizione del termine non risulta da atto scritto;
b) sia stipulato al di fuori delle ipotesi previste nei commi
precedenti”.
“8. Nelle ipotesi previste dall’art. 2, comma 2, della legge n.
230/1962, la proroga o il rinnovo del contratto a termine sono nulli
ed il rapporto di lavoro si estingue alla scadenza originaria”.
“9. Nel caso in cui la durata complessiva del contratto a termine
superi i quattro mesi e fermi restando i limiti e le modalita’ di
legge, il lavoratore dovra’ essere informato di quanto disposto
dall’art. 23, comma 4, della legge n. 56/1987 in materia di
iscrizione nella lista di collocamento e relativa graduatoria”.
“10. Ai sensi dell’art. 2 della legge n. 230/1962, il termine del
contratto a tempo determinato puo’ essere eccezionalmente prorogato,
con il consenso del dipendente, non piu’ di una volta e per un
periodo non superiore alla durata del contratto iniziale, quando la
proroga stessa sia richiesta da esigenze contingenti ed imprevedibili
e si riferisca alla stessa attivita’ lavorativa, anche se rientrante
in un’altra fattispecie tra quelle previste nel comma 1, sempre che
il dipendente assente sia lo stesso”.
“11. Il medesimo dipendente puo’ essere riassunto con un ulteriore
contratto a tempo determinato dopo l’applicazione del comma 10, solo
dopo il decorso di dieci ovvero di venti giorni dalla data di
scadenza del precedente contratto di durata, rispettivamente,
inferiore o superiore a sei mesi, nel rispetto delle norme di
assunzione vigenti”.
“12. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 10, la proroga o il
rinnovo del contratto a termine sono nulli quando si tratti di
assunzioni successive a termine intese ad eludere disposizioni di
legge o del presente contratto”.
“13. Il rispetto del termine di quarantacinque giorni previsto dal
comma 1, non e’ richiesto ove sussistano documentati motivi di
urgenza”.
“14. I documenti di cui all’art. 14 del CCNL 1 settembre 1995, per
motivi di urgenza nella copertura del posto, possono essere
presentati entro trenta giorni dalla data di presa di servizio. La
mancata presentazione dei documenti o l’accertata carenza di uno dei
requisiti prescritti per l’assunzione determina la risoluzione
immediata del rapporto di lavoro che produce esclusivamente gli
effetti di cui all’art. 2126 del codice civile per il periodo
effettivamente lavorato. Tale clausola deve risultare espressamente
nel contratto individuale sottoscritto ai sensi dell’art. 14 del CCNL
1 settembre 1995”.
“15. Al dipendente a tempo indeterminato, puo’ essere concesso
dall’azienda o ente di provenienza un periodo di aspettativa, ai
sensi dell’art. 12, comma 8, lettera b), del presente contratto, per
la durata del contratto di lavoro a tempo determinato eventualmente
stipulato con la stessa o altra azienda o ente del medesimo o di
altro comparto”.

Art. 32.
Contratto di fornitura di lavoro temporaneo

1. Le aziende possono stipulare contratti di lavoro temporaneo,
secondo la disciplina della legge n. 196/1997, per soddisfare
esigenze a carattere non continuativo e/o a cadenza periodica, o
collegate a situazioni di urgenza non fronteggiabili con il personale
in servizio o attraverso le modalita’ del reclutamento ordinario
previste dal decreto legislativo n. 29/1993.
2. I contratti di lavoro temporaneo sono stipulati nelle ipotesi di
seguito illustrate e nel rispetto dei criteri generali indicati nel
comma 1:
a) nei casi di temporanea utilizzazione in profili non previsti
dagli assetti organici;
b) nei casi di sostituzione dei lavoratori assenti;
c) per far fronte a punte di attivita’ e, per un periodo massimo
di sessanta giorni, per attivita’ connesse ad esigenze straordinarie,
derivanti anche da innovazioni legislative o da afflussi straordinari
di utenza che comportino l’attribuzione di nuove funzioni, alle quali
non possa momentaneamente farsi fronte con il personale in servizio;
d) in presenza di eventi eccezionali e motivati non considerati
in sede di programmazione dei fabbisogni, per la temporanea copertura
di posti vacanti, per un periodo massimo di sessanta giorni e a
condizione che siano state avviate le procedure per la loro
copertura; il limite temporale e’ elevato a centottanta giorni per la
temporanea copertura di posti relativi a profili professionali non
facilmente reperibili o comunque necessari a garantire standard
definiti di prestazione, in particolare nell’ambito dei servizi
assistenziali;
e) per soddisfare specifiche esigenze di supporto tecnico nel
campo della prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, purche’
l’autonomia professionale e le relative competenze siano acquisite
dal personale in servizio entro e non oltre quattro mesi.
3. Il numero dei contratti di fornitura di lavoro temporaneo non
puo’ superare il tetto massimo del 7% calcolato su base mensile dei
lavoratori in servizio a tempo indeterminato presso l’azienda,
arrotondato in caso di frazioni all’unita’.
4. Ai sensi dell’art. 2 del CCNQ, sottoscritto in data 9 agosto
2000, e’ escluso il ricorso al lavoro temporaneo per il personale
appartenente ai profili professionali delle categorie A e B,
posizione economica iniziale, fino alla quarta qualifica del sistema
di classificazione di cui al CCNL stipulato il 7 aprile 1999 ovvero a
profili professionali anche delle categorie C e D addetti alla
vigilanza ed a compiti ispettivi. E’ rimessa alla valutazione delle
aziende la possibilita’ di ricorrere alla forma di flessibilita’ di
cui al presente articolo per le esigenze dei servizi di emergenza.
5. Il contratto di fornitura di lavoro temporaneo non e’
utilizzabile per fronteggiare stabilmente le carenze di organico.
L’azienda puo’ ricorrere a tale flessibilita’, tenendo conto
dell’economicita’ dello strumento e della programmabilita’ delle
urgenze.
6. Le aziende sono tenute, nei riguardi dei lavoratori temporanei,
ad assicurare tutte le misure, le informazioni e gli interventi di
formazione relativi alla sicurezza e prevenzione previsti dal decreto
legislativo n. 626/1994, in particolare per quanto concerne i rischi
specifici connessi all’attivita’ lavorativa cui sono impegnati.
7. La contrattazione integrativa definisce le condizioni, i criteri
e le modalita’ per l’utilizzo dei servizi sociali eventualmente
previsti per il personale. E’ possibile la corresponsione di
eventuali trattamenti accessori nell’ambito delle finalita’ previste
dall’art. 38 del CCNL 7 aprile 1999. Le relative risorse sono
previste nel finanziamento complessivo del progetto di utilizzo del
lavoro temporaneo.
8. L’azienda comunica tempestivamente all’impresa fornitrice,
titolare del potere disciplinare nei confronti dei lavoratori
temporanei, le circostanze di fatto disciplinarmente rilevanti da
contestare al lavoratore temporaneo ai sensi dell’art. 7 della legge
n. 300/1970.
9. I lavoratori temporanei hanno diritto di esercitare presso le
aziende utilizzatrici i diritti di liberta’ e di attivita’ sindacale
previsti dalla legge n. 300/1970 e possono partecipare alle assemblee
del personale dipendente.
10. Le aziende provvedono alla tempestiva e preventiva informazione
e consultazione ai soggetti sindacali di cui all’art. 9, comma 2, del
CCNL 7 aprile 1999, sul numero, sui motivi, sul contenuto e sul tipo
di profilo, anche economico, sulla durata prevista dei contratti di
lavoro temporaneo e sui relativi costi. Nei casi di motivate ragioni
d’urgenza le aziende forniscono l’informazione in via successiva,
comunque non oltre i cinque giorni successivi alla stipulazione dei
contratti di fornitura, ai sensi dell’art. 7, comma 4, punto a) della
legge 24 giugno 1997, n. 196.
11. Alla fine di ciascun anno, le aziende forniscono ai soggetti
sindacali firmatari del presente CCNL tutte le informazioni
necessarie alla verifica del rispetto della percentuale fissata dal
comma 3 nonche’ quelle di cui al comma 8.
12. In conformita’ alle vigenti disposizioni di legge, e’ fatto
divieto alle aziende di attivare rapporti per l’assunzione di
personale di cui al presente articolo con soggetti diversi dalle
agenzie abilitate alla fornitura di lavoro temporaneo dal Ministero
del lavoro e della previdenza sociale, fatto salvo quanto previsto
dall’art. 2 del decreto legislativo del 28 luglio 2000, n. 254.
13. Per quanto non previsto dal presente articolo si rinvia alle
disposizione della legge n. 196/1997 e all’Accordo quadro stipulato
il 9 agosto 2000.

Art. 33.
Contratto di formazione e lavoro

1. Nell’ambito della programmazione del fabbisogno di personale,
previa informazione ai soggetti sindacali di cui all’art. 9, comma 2,
del CCNL 7 aprile 1999, le aziende possono stipulare contratti di
formazione e lavoro nel rispetto delle disposizioni di cui all’art. 3
del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, e all’art. 16
del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451. Il numero dei
contratti di formazione e lavoro stipulabili e’ definito nell’ambito
dei progetti previsti dall’art. 3, comma 3, della legge n. 863/1984.
2. Non possono stipulare contratti di formazione e lavoro le
aziende che si trovino nelle condizioni previste dall’art. 34 del
decreto legislativo n. 29/1993 o che abbiano proceduto a
dichiarazioni di eccedenza o a collocamento in disponibilita’ di
proprio personale nei dodici mesi precedenti la richiesta, a meno che
l’assunzione avvenga per l’acquisizione di profili professionali
diversi da quelli dichiarati in eccedenza, fatti salvi i posti
necessari per la ricollocazione del personale ai sensi dell’art. 21.
3. Le selezioni dei candidati destinatari del contratto di
formazione e lavoro avvengono nel rispetto della normativa generale
vigente in tema di reclutamento nelle aziende del comparto, ivi
comprese le disposizioni di legge riferite a categorie riservatarie,
precedenze e preferenze, utilizzando procedure semplificate.
4. Il contratto di formazione e lavoro puo’ essere stipulato:
a) per l’acquisizione di professionalita’ elevate;
b) per agevolare l’inserimento professionale mediante
un’esperienza lavorativa che consenta un adeguamento delle capacita’
professionali al contesto organizzativo e di servizio.
Le esigenze organizzative che giustificano l’utilizzo dei contratti
di formazione e lavoro non possono contestualmente essere utilizzate
per altre assunzioni a tempo determinato.
5. Ai fini del comma 4, in relazione al vigente sistema di
classificazione del personale, sono considerate elevate le
professionalita’ inserite nella categoria D. Il contratto di
formazione e lavoro non puo’ essere stipulato per l’acquisizione di
professionalita’ ricomprese nelle categorie A e B, posizione
economica iniziale.
6. Per i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro ai
sensi del comma 4, lettera a), nell’ambito del periodo stabilito di
durata del rapporto, e’ previsto un periodo obbligatorio di
formazione che esclude ogni prestazione lavorativa, non inferiore a
centotrenta ore complessive; per i lavoratori assunti ai sensi del
comma 4, lettera b), il suddetto periodo non puo’ essere inferiore a
venti ore ed e’ destinato alla formazione di base relativa alla
disciplina del rapporto di lavoro, l’organizzazione del lavoro, la
prevenzione ambientale ed anti-infortunistica.
7. Le eventuali ore aggiuntive destinate alla formazione rispetto a
quelle previste dall’art. 16, comma 5, del decreto-legge 16 maggio
1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1994, n. 451, non sono retribuite.
8. Il contratto di formazione e lavoro e’ stipulato in forma
scritta, secondo i principi di cui all’art. 14 del CCNL del 1
settembre 1995, e deve contenere l’indicazione delle caratteristiche,
della durata e della tipologia dello stesso. In particolare la durata
e’ fissata in misura non superiore a ventiquattro mesi, nel caso
previsto dal comma 4, lettera a), e in misura non superiore a dodici
mesi, nel caso previsto dal comma 4, lettera b). Copia del contratto
di formazione e lavoro deve essere consegnata al lavoratore.
9. Ai lavoratori assunti con i contratti di formazione e lavoro
previsti dal comma 4 e’ attribuito il trattamento del livello
economico corrispondente al profilo di assunzione (Bs, C, D o Ds) dal
CCNL del 7 aprile 1999 come integrato dal CCNL relativo al II biennio
economico 2000-2001. Spettano, inoltre, l’indennita’ integrativa
speciale, e la tredicesima mensilita’. La contrattazione integrativa
puo’ disciplinare la attribuzione di compensi per particolari
condizioni di lavoro, nell’ambito delle risorse previste nel
finanziamento del progetto di formazione e lavoro, nonche’ la
fruizione dei servizi sociali eventualmente previsti per il
personale, nell’ambito del finanziamento del progetto di formazione e
lavoro.
10. La disciplina normativa e’ quella prevista per i lavoratori a
tempo determinato di cui all’art. 17 del CCNL 1 settembre 1995, come
riprodotto all’art. 31 del presente contratto, con le seguenti
eccezioni:
– il periodo di prova e’ stabilito in un mese nei contratti di
prestazione effettiva per i contratti di cui al comma 4, lettera b);
di due mesi per i contratti stipulati ai sensi dello stesso comma
lettera a);
– nelle ipotesi di malattia o di infortunio, il lavoratore non in
prova ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un
periodo pari alla meta’ del contratto di formazione di cui e’
titolare.
11. Nella predisposizione dei progetti di formazione e lavoro
devono essere rispettati i principi di non discriminazione diretta ed
indiretta di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125.
12. Il contratto di formazione e lavoro si risolve automaticamente
alla scadenza prefissata e non puo’ essere prorogato o rinnovato. Ai
soli fini del completamento della formazione prevista, in presenza
dei seguenti eventi oggettivamente impeditivi della formazione il
contratto puo’ essere prorogato per un periodo corrispondente a
quello di durata della sospensione stessa:
– malattia;
– gravidanza e puerperio;
– astensione facoltativa post partum;
– servizio militare di leva e richiamo alle armi;
– infortunio sul lavoro.
13. Prima della scadenza del termine stabilito nel comma 8 il
contratto di formazione e lavoro puo’ essere risolto esclusivamente
per giusta causa.
14. Al termine del rapporto l’azienda e’ tenuta ad attestare
l’attivita’ svolta ed i risultati formativi conseguiti dal
lavoratore. Copia dell’attestato e’ rilasciata al lavoratore.
15. Il rapporto di formazione e lavoro puo’ essere trasformato in
contratto di lavoro a tempo indeterminato ai sensi dell’art. 3, comma
11, del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863. Le aziende
disciplinano, previa concertazione ai sensi dell’art. 6, com-ma 1,
lettera B), del CCNL del 7 aprile 1999, il procedimento ed i criteri
per l’accertamento selettivo dei requisiti attitudinali e
professionali richiesti in relazione alle posizioni di lavoro da
ricoprire, assicurando la partecipazione alle selezioni anche ai
lavoratori di cui al comma 12.
16. Nel caso in cui il rapporto di formazione e lavoro si trasformi
in rapporto a tempo indeterminato, il periodo di formazione e lavoro
viene computato a tutti gli effetti nell’anzianita’ di servizio.
17. Non e’ consentita la stipula di contratti di formazione e
lavoro da parte delle aziende che non confermano almeno il 60% dei
lavoratori il cui contratto sia scaduto nei ventiquattro mesi
precedenti, fatti salvi i casi di comprovata impossibilita’ correlati
ad eventi eccezionali e non prevedibili, informandone i soggetti
sindacali.
18. I lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro
esercitano i diritti di liberta’ e di attivita’ sindacale previsti
dalla legge n. 300 del 1970.

Capo II
Rapporto di lavoro a tempo parziale
Art. 34.
Orario del rapporto di lavoro a tempo parziale

1. Con riferimento alle modalita’ di cui all’art. 23, comma 12, del
CCNL 7 aprile 1999 le parti specificano che la comunicazione
dell’azienda e’ conseguenza dell’accordo intercorso tra essa ed il
dipendente ai sensi dell’art. 23, commi 2 e 3, del citato CCNL.
2. L’art. 24 del CCNL del 7 aprile 1999 e’ cosi’ integrato:
A) al comma 2 e’ aggiunta la seguente lettera:
“c) con eventuale combinazione delle due modalita’ indicate nelle
lettere a) e b)”;
B) il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
“I dipendenti che hanno trasformato il rapporto di lavoro da
tempo pieno a tempo parziale hanno diritto di tornare a tempo pieno
alla scadenza di un biennio dalla trasformazione anche in
soprannumero oppure prima della scadenza del biennio a condizione che
vi sia la disponibilita’ del posto in organico ovvero della frazione
di orario corrispondente al completamento del tempo pieno ai sensi
dell’art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 61/2000”;
C) dopo il comma 4 e’ aggiunto il seguente:
“5. I dipendenti assunti con rapporto di lavoro a tempo parziale
hanno diritto di ottenere la trasformazione del rapporto a tempo
pieno decorso un triennio dalla data di assunzione purche’ vi sia
disponibilita’ del posto di organico o della frazione di orario
corrispondente al completamento del tempo pieno ai sensi dell’art. 6,
comma 1, del decreto legislativo n. 61/2000”.

Art. 35.
Trattamento economico-normativo
del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale

1. Al fine di adeguare al decreto legislativo n. 61/2000 la
disciplina del trattamento economico e normativo del personale con
rapporto di lavoro a tempo parziale, l’art. 25 del CCNL del 7 aprile
1999 e’ sostituito dal seguente:
“1. Nell’applicazione degli istituti normativi previsti dal
presente contratto, tenendo conto della ridotta durata della
prestazione e della peculiarita’ del suo svolgimento, si applicano,
in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali
dettate per il rapporto di lavoro a tempo pieno ivi compreso il
diritto allo studio”.
“2. Il dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo
orizzontale, previo suo consenso, puo’ essere chiamato a svolgere
prestazioni di lavoro supplementare di cui all’art. 1, comma 2,
lettera e), del decreto legislativo n. 61/2000, nella misura massima
del 10% della durata di lavoro a tempo parziale riferita a periodi
non superiori ad un mese e da utilizzare nell’arco di piu’ di una
settimana. Il ricorso al lavoro supplementare e’ ammesso per
eccezionali, specifiche e comprovate esigenze organizzative o in
presenza di particolari situazioni di difficolta’ organizzative
derivanti da concomitanti assenze di personale non prevedibili ed
improvvise”.
“3. Le ore di lavoro supplementare sono retribuite con un
compenso pari alla retribuzione oraria calcolata sulle voci di cui
all’art. 37, comma 2, lettera b), maggiorata di una percentuale pari
al 15%. I relativi oneri sono a carico delle risorse destinate ai
compensi per lavoro straordinario”.
“4. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo
verticale puo’ effettuare prestazioni di lavoro straordinario nelle
sole giornate di effettiva attivita’ lavorativa entro il limite
massimo individuale annuo di venti ore, retribuite con il compenso di
cui al comma 3”.
“5. Le ore di lavoro supplementare o straordinario fatte svolgere
in eccedenza rispetto ai commi 3 e 4 sono retribuite con un compenso
pari alla retribuzione oraria maggiorata di una percentuale del 50%”.
“6. Nel caso in cui il lavoro supplementare o straordinario sia
svolto in via non meramente occasionale per piu’ di sei mesi,
l’azienda consolida il relativo orario di lavoro a domanda del
dipendente”.
“7. Il trattamento economico, anche accessorio, del personale con
rapporto di lavoro a tempo parziale e’ proporzionale alla prestazione
lavorativa, con riferimento a tutte le competenze fisse e periodiche,
ivi compresa l’indennita’ integrativa speciale, l’eventuale
retribuzione individuale di anzianita’ e le indennita’ professionali
specifiche e l’indennita’ di rischio radiologico ove spettanti,
corrisposte al personale con rapporto di lavoro a tempo pieno
appartenente alla stessa posizione economica e profilo
professionale”.
“8. La contrattazione integrativa stabilisce i criteri per
l’attribuzione ai dipendenti a tempo parziale dei trattamenti
accessori collegati al raggiungimento di obiettivi o alla
realizzazione di progetti nonche’ di altri istituti non collegati
alla durata della prestazione lavorativa ed applicabili anche in
misura non frazionata e non direttamente proporzionale al regime
orario adottato”.
“9. Al ricorrere delle condizioni di legge, al lavoratore a tempo
parziale sono corrisposte per intero le aggiunte di famiglia”.
“10. Il trattamento previdenziale e di fine rapporto e’
disciplinato dall’art. 8 della legge 554 del 1988 e successive
modificazioni ed integrazioni e dalle vigenti disposizioni”.
“11. I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad
un numero di giorni di ferie pari a quello dei lavoratori a tempo
pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un
numero di giorni di ferie e di festivita’ soppresse proporzionato
alle giornate di lavoro prestate nell’anno ed il relativo trattamento
economico e’ commisurato alla durata della prestazione giornaliera.
Per tempo parziale verticale analogo criterio di proporzionalita’ si
applica anche per le altre assenze dal servizio previste dalla legge
e dai CCNL, ivi comprese le assenze per malattia. In presenza di
part-time verticale, e’ comunque riconosciuto per intero il periodo
di astensione obbligatoria dal lavoro previsto dalla legge n.
1204/1971, anche per la parte non cadente in periodo lavorativo ed il
relativo trattamento economico, spettante per l’intero periodo di
astensione obbligatoria, e’ commisurato alla durata prevista per la
prestazione giornaliera; il permesso per matrimonio, l’astensione
facoltativa, i permessi per maternita’ e i permessi per lutto,
spettano per intero solo per i periodi coincidenti con quelli
lavorativi, fermo restando che il relativo trattamento economico e’
commisurato alla durata prevista per la prestazione giornaliera. In
presenza di part-time verticale non si riducono i termini previsti
per il periodo di prova e per il preavviso che vanno calcolati con
riferimento ai periodi effettivamente lavorati”.
“12. Per tutto quanto non disciplinato dalle clausole del
presente contratto e del CCNL 7 aprile 1999, in materia di rapporto
di lavoro a tempo parziale si applicano le disposizioni contenute nel
decreto legislativo n. 61/2000”.
2. Il compenso per lavoro supplementare o straordinario di cui ai
commi 3 e 4 del sostituito art. 25 del CCNL 7 aprile 1999 avviene con
la tariffa prevista dall’art. 34, commi 7 ed 8, del citato contratto
sino al 30 dicembre 2001. Dal 31 dicembre la tariffa e’ aggiornata ai
sensi dell’art. 39 del presente contratto.

Capo III
Discipline sperimentali
Art. 36.
Disciplina sperimentale del telelavoro

1. Il telelavoro determina una modificazione del luogo di
adempimento della prestazione lavorativa, realizzabile con l’ausilio
di specifici strumenti telematici, nelle forme seguenti:
a) telelavoro domiciliare, che comporta la prestazione
dell’attivita’ lavorativa dal domicilio del dipendente;
b) altre forme del lavoro a distanza come il lavoro decentrato da
centri satellite, i servizi di rete e altre forme flessibili anche
miste, ivi comprese quelle in alternanza, che comportano la
effettuazione della prestazione in luogo idoneo e diverso dalla sede
dell’ufficio al quale il dipendente e’ assegnato.
2. Le aziende, consultano preventivamente i soggetti sindacali di
cui all’art. 9, comma 2, CCNL 7 aprile 1999, sui contenuti dei
progetti per la sperimentazione del telelavoro previsti dall’art. 3
del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70, nei
limiti e con le modalita’ stabilite dall’art. 3 del CCNQ sottoscritto
il 23 marzo 2000, al fine di razionalizzare l’organizzazione del
lavoro e di realizzare economie di gestione attraverso l’impiego
flessibile delle risorse umane.
3. La postazione di lavoro deve essere messa a disposizione,
installata e collaudata a cura e a spese dell’azienda, sulla quale
gravano i costi di manutenzione e di gestione dei sistemi di supporto
per i lavoratori. Nel caso di telelavoro a domicilio, puo’ essere
installata una linea telefonica dedicata presso l’abitazione del
lavoratore con oneri di impianto e di esercizio a carico delle
aziende, espressamente preventivati nel progetto di telelavoro. Lo
stesso progetto prevede l’entita’ dei rimborsi, anche in forma
forfetaria, delle spese sostenute dal lavoratore per consumi
energetici e telefonici.
4. I partecipanti ai progetti sperimentali di telelavoro sono
individuati secondo le previsioni di cui all’art. 4 del CCNQ del
23 marzo 2000.
5. Le aziende definiscono, in relazione alle caratteristiche dei
progetti da realizzare, di intesa con i dipendenti interessati, la
frequenza dei rientri nella sede di lavoro originaria, che non puo’
essere inferiore ad un giorno per settimana, nell’ambito dei criteri
definiti ai sensi del comma 2.
6. L’orario di lavoro, a tempo pieno o nelle diverse forme del
tempo parziale, viene distribuito nell’arco della giornata a
discrezione del dipendente in relazione all’attivita’ da svolgere,
fermo restando che in ogni giornata di lavoro il dipendente deve
essere a disposizione per comunicazioni di servizio in due periodi di
un’ora ciascuno concordati con l’azienda nell’ambito dell’orario di
servizio; per il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale
orizzontale, il periodo e’ unico con durata di un’ora. Per effetto
della autonoma distribuzione del tempo di lavoro, non sono
configurabili prestazioni supplementari, straordinarie notturne o
festive ne’ permessi brevi ed altri istituti che comportano riduzioni
di orario.
7. Ai fini della richiesta di temporaneo rientro del lavoratore
presso la sede di lavoro, di cui all’art. 6, comma 1, ultimo periodo,
dell’accordo quadro del 23 marzo 2000, per “fermo prolungato per
cause strutturali”, si intende una interruzione del circuito
telematico che non sia prevedibilmente ripristinabile entro la stessa
giornata lavorativa.
8. L’azienda definisce in sede di contrattazione integrativa, le
iniziative di formazione che assumono carattere di specificita’ e di
attualita’ nell’ambito di quelle espressamente indicate dall’art. 5,
commi 5 e 6, dell’accordo quadro del 23 marzo 2000; utilizza, a tal
fine, le risorse destinate al progetto di telelavoro.
9. Nel caso di rientro definitivo nella sede ordinaria di lavoro e
qualora siano intervenuti mutamenti organizzativi, le aziende
attivano opportune iniziative di aggiornamento professionale dei
lavoratori interessati per facilitarne il reinserimento.
10. Il lavoratore ha il dovere di riservatezza su tutte le
informazioni delle quali venga in possesso per il lavoro assegnatogli
e di quelle derivanti dall’utilizzo delle apparecchiature, dei
programmi e dei dati in essi contenuti. In nessun caso il lavoratore
puo’ eseguire lavori per conto proprio o per terzi utilizzando le
attrezzature assegnategli senza previa autorizzazione dell’azienda.
11. Le aziende, nell’ambito delle risorse destinate al
finanziamento della sperimentazione del telelavoro, stipulano polizze
assicurative per la copertura dei seguenti rischi:
– danni alle attrezzature telematiche in dotazione del lavoratore,
con esclusione di quelli derivanti da dolo o colpa grave;
– danni a cose o persone, compresi i familiari del lavoratore,
derivanti dall’uso delle stesse attrezzature;
– copertura assicurativa INAIL.
12. La verifica delle condizioni di lavoro e dell’idoneita’
dell’ambiente di lavoro avviene all’inizio dell’attivita’ e
periodicamente ogni sei mesi, concordando preventivamente con
l’interessato i tempi e le modalita’ di accesso presso il domicilio.
Copia del documento di valutazione del rischio, ai sensi dell’art. 4,
comma 2, decreto legislativo n. 626/1994, e’ inviata ad ogni
dipendente per la parte che lo riguarda, nonche’ al rappresentante
della sicurezza.
13. La contrattazione integrativa definisce il trattamento
accessorio compatibile con la specialita’ della prestazione
nell’ambito delle finalita’ indicate nell’art. 38 del CCNL del
7 aprile 1999. Le relative risorse sono ricomprese nel finanziamento
complessivo del progetto.
14. E’ garantito al lavoratore l’esercizio dei diritti sindacali e
la partecipazione alle assemblee. In particolare, ai fini della sua
partecipazione all’attivita’ sindacale, il lavoratore e’ informato
anche attraverso i mezzi informatici a disposizione.
15. E’ istituito, presso l’A.RA.N., un osservatorio nazionale a
composizione paritetica con la partecipazione di rappresentanti del
comitato di settore e delle organizzazioni sindacali firmatarie del
presente CCNL che, con riunioni almeno annuali, verifica l’utilizzo
dell’istituto nel comparto e gli eventuali problemi.
16. Per tutto quanto non previsto dal presente articolo si rinvia
al CCNQ sottoscritto in data 23 marzo 2000 e al decreto del
Presidente della Repubblica n. 70/1999.

Titolo IV
TRATTAMENTO ECONOMICOCapo IIstituti particolari
Art. 37.
Retribuzione e sue definizioni

1. La retribuzione e’ corrisposta mensilmente, salvo quelle voci
del trattamento economico accessorio per le quali la contrattazione
integrativa prevede diverse modalita’ temporali di erogazione.
2. Sono definite le seguenti nozioni di retribuzione:
a) retribuzione mensile che e’ costituita dal valore economico
tabellare mensile previsto per la posizione iniziale di ogni
categoria (A, B, C, D) nonche’ per i livelli economici Bs e Ds che
attualmente sono riportati nella tabella B, colonna C, prospetto n.
2, allegata al CCNL relativo al II biennio economico 2000-2001;
b) retribuzione base mensile che e’ costituita dal valore della
retribuzione mensile di cui alla lettera a) e dalle fasce economiche
di cui all’art. 30, comma 1, del CCNL 7 aprile 1999 nonche’
dall’indennita’ integrativa speciale di cui alla tabella allegato 2
al presente contratto;
c) retribuzione individuale mensile che e’ costituita dalla
retribuzione base mensile di cui alla lettera b), dal valore comune
delle indennita’ di qualificazione professionale di cui alla tabella
B, colonna D, prospetto 2, allegata al CCNL relativo al II biennio
economico 2000-2001, dalla retribuzione individuale di anzianita’,
dalla indennita’ di posizione organizzativa di cui all’art. 20 del
CCNL 7 aprile 1999 ove spettante, e da altri eventuali assegni
personali o indennita’ in godimento a carattere fisso e continuativo
comunque denominati, corrisposti per tredici mensilita’;
d) retribuzione globale di fatto annuale: e’ costituita
dall’importo della retribuzione individuale mensile per dodici
mensilita’, cui si aggiunge il rateo della tredicesima mensilita’ per
le voci che sono corrisposte anche a tale titolo nonche’ l’importo
annuo della retribuzione variabile e delle indennita’ contrattuali
percepite nell’anno di riferimento non ricomprese nella lettera b);
sono escluse le somme corrisposte a titolo di rimborso spese per il
trattamento di trasferta fuori sede o come equo indennizzo.
3. La retribuzione giornaliera si ottiene dividendo le
corrispondenti retribuzioni mensili di cui al comma 2 per 26.
4. La retribuzione oraria si ottiene dividendo le corrispondenti
retribuzioni mensili di cui al comma 2 per 156. Per il personale che
fruisce della riduzione di orario di cui all’art. 27 del CCNL del
7 aprile 1999 il valore del divisore e’ fissato in 151.
5. Le clausole contrattuali indicano di volta in volta a quale base
retributiva debba farsi riferimento per calcolare la retribuzione
giornaliera od oraria.

Art. 38.
Struttura della busta paga

1. Al dipendente deve essere consegnata mensilmente una busta paga,
in cui devono essere distintamente specificati: la denominazione
dell’azienda, il nome e la categoria del lavoratore, il codice
fiscale, il periodo di paga cui la retribuzione si riferisce,
l’importo dei singoli elementi che concorrono a formularla
(stipendio, retribuzione individuale di anzianita’, indennita’
integrativa speciale, straordinario, turnazione, ecc.) e
l’elencazione delle trattenute di legge e di contratto (ivi comprese
le quote sindacali) sia nell’aliquota applicata che nella cifra
corrispondente. All’interno della busta paga sono evidenziate anche
le ore accantonate in applicazione dell’art. 40.
2. In conformita’ alle normative vigenti, resta la possibilita’ del
lavoratore di avanzare reclami per eventuali irregolarita’
riscontrate.
3. L’azienda adotta tutte le misure idonee ad assicurare il
rispetto del diritto del lavoratore alla riservatezza su tutti i
propri dati personali, ai sensi della legge n. 675/1996.

Art. 39.
Lavoro straordinario

1. Con decorrenza 31 dicembre 2001, la misura oraria dei compensi
per lavoro straordinario di cui all’art. 34, comma 7, del CCNL
7 aprile 1999, e’ rideterminata dividendo per 156 la retribuzione
base mensile di cui all’art. 37, comma 2, lettera b), del presente
CCNL, comprensiva del rateo di tredicesima mensilita’ ad essa
riferita. Tale misura e maggiorata ai sensi del comma 8 del citato
art. 34. Per il personale che fruisce della riduzione di orario di
cui all’art. 27 del CCNL del 7 aprile 1999 il valore del divisore e’
fissato in 151.
2. Il comma 7 dell’art. 34 del CCNL 7 aprile 1999 e’ disapplicato
dal 31 dicembre 2001.

Art. 40.
Banca delle ore

1. Al fine di mettere i lavoratori in grado di fruire delle
prestazioni di lavoro straordinario o supplementare, in modo
retribuito o come permessi compensativi, e’ istituita la banca delle
ore, con un conto individuale per ciascun lavoratore.
2. Nel conto ore confluiscono, su richiesta del lavoratore, le ore
di prestazione di lavoro straordinario o supplementare, debitamente
autorizzate nei limiti e con le procedure di cui all’art. 34, comma
3, del CCNL del 7 aprile del 1999, da utilizzarsi entro l’anno
successivo a quello di maturazione. L’eventuale richiesta di
pagamento, perche’ avvenga entro l’anno, deve essere inoltrata entro
il 15 novembre dell’anno stesso.
3. Le ore accantonate possono essere richieste da ciascun
lavoratore o in retribuzione o come permessi compensativi, escluse
le maggiorazioni di cui all’art. 34, comma 8, del CCNL del 7 aprile
1999, che in rapporto alle ore accantonate vengono pagate il mese
successivo alla prestazione lavorativa.
4. L’azienda rende possibile l’utilizzo delle ore come riposi
compensativi tenendo conto delle esigenze tecniche, organizzative e
di servizio, con riferimento ai tempi, alla durata ed al numero dei
lavoratori contemporaneamente ammessi alla fruizione. Il differimento
e’ concordato tra il responsabile della struttura ed il dipendente.
5. A livello di azienda sono realizzati incontri fra le parti
finalizzati al monitoraggio dell’andamento della banca delle ore ed
all’assunzione di iniziative tese a favorirne l’utilizzazione. Nel
rispetto dello spirito della norma, possono essere eventualmente
individuate finalita’ e modalita’ aggiuntive, anche collettive, per
l’utilizzo dei riposi accantonati. Sull’applicazione dell’istituto
l’azienda fornisce informazione successiva ai soggetti di cui
all’art. 9, comma 2, del CCNL 7 aprile 1999.
6. La disciplina del presente articolo decorre dall’entrata in
vigore del presente contratto.
7. Rimane fermo quanto previsto dall’art. 34, com-ma 6, del CCNL
del 7 aprile 1999 nei confronti dei lavoratori che non abbiano
aderito alla banca delle ore ed i relativi riposi compensativi
possono essere usufruiti compatibilmente con le esigenze di servizio
anziche’ entro il mese successivo entro il termine massimo di tre
mesi.

Art. 41.
Bilinguismo

1. Al personale in servizio nelle aziende e negli enti aventi sede
nella regione autonoma a statuto speciale Valle d’Aosta e nelle
province autonome di Trento e Bolzano, nonche’ nelle altre regioni a
statuto speciale in cui vige istituzionalmente, con carattere di
obbligatorieta’, il sistema del bilinguismo e’ confermata l’apposita
indennita’ di bilinguismo, collegata alla professionalita’, nella
stessa misura e con le stesse modalita’ previste per il personale
della regione a statuto speciale Trentino-Alto Adige.
2. La presente disciplina produce effetti qualora l’istituto non
risulti disciplinato da disposizioni speciali.

Art. 42.
Trattenute per scioperi brevi
1. Per gli scioperi di durata inferiore alla giornata lavorativa,
le relative trattenute sulle retribuzioni sono limitate alla
effettiva durata della astensione dal lavoro e, comunque, in misura
non inferiore a un’ora. In tal caso, la trattenuta per ogni ora e’
pari alla misura oraria della retribuzione di cui all’art. 37, comma
2, lettera b).

Art. 43.
Trattamento economico dei dipendenti
in distacco sindacale

1. Al personale che usufruisce del distacco sindacale compete il
trattamento economico complessivo in atto goduto al momento del
distacco, con esclusione dei compensi e delle indennita’ per il
lavoro straordinario e di quelli collegati all’effettivo svolgimento
delle prestazioni.
2. Nel trattamento economico spettante all’atto del distacco, al
dipendente cui sia stato conferito l’incarico di posizione
organizzativa da almeno un anno, l’indennita’ di funzione, dovra’
essere corrisposta solo nella quota prevista dall’art. 36, comma 3,
del CCNL 7 aprile 1999.
3. Ai sensi dell’art. 5 del CCNQ del 7 agosto 1998, i periodi di
distacco sindacale sono equiparati a tutti gli effetti, ivi compresi
quelli attinenti al sistema classificatorio del CCNL 7 aprile 1999,
al servizio prestato nell’azienda, anche ai fini della mobilita’
salvo che per il diritto alle ferie e per il compimento del periodo
di prova, ove previsto, in caso di vincita di concorso.
4. Il presente articolo sostituisce l’art. 41, comma 9, del CCNL
7 aprile 1999 dall’entrata in vigore del presente contratto.

Art. 44.
Trattamento di trasferta

1. Il presente articolo si applica ai dipendenti comandati a
prestare la propria attivita’ lavorativa in localita’ diversa dalla
dimora abituale e distante piu’ di dieci chilometri dalla ordinaria
sede di servizio. Nel caso in cui il dipendente venga inviato in
trasferta in un luogo compreso tra la localita’ sede di servizio e
quella di dimora abituale, la distanza si computa dalla localita’
piu’ vicina a quella della trasferta. Ove la localita’ della
trasferta si trovi oltre la localita’ di dimora abituale, le distanze
si computano da quest’ultima localita’.
2. Al personale di cui al comma 1, oltre alla normale retribuzione,
compete:
a) una indennita’ di trasferta pari a:
– L. 40.000 per ogni periodo di ventiquattro ore di trasferta;
– un importo determinato proporzionalmente per ogni ora di
trasferta, in caso di trasferte di durata inferiore alle ventiquattro
ore o per le ore eccedenti le ventiquattro ore, in caso di trasferte
di durata superiore alle ventiquattro ore;
b) il rimborso delle spese effettivamente sostenute per i viaggi
in ferrovia, aereo, nave ed altri mezzi di trasporto extraurbani, nel
limite del costo del biglietto; per i viaggi in aereo la classe di
rimborso e’ individuata in relazione alla durata del viaggio;
c) un’indennita’ supplementare pari al 5% del costo del biglietto
aereo e del 10% del costo per treno e nave;
d) il rimborso delle spese per i mezzi di trasporto urbano o dei
taxi nei casi preventivamente individuati ed autorizzati
dall’azienda;
e) il compenso per lavoro straordinario, in presenza delle
relative autorizzazioni nel caso che l’attivita’ lavorativa nella
sede della trasferta si protragga per un tempo superiore al normale
orario di lavoro previsto per la giornata. Si considera, a tal fine,
solo il tempo effettivamente lavorato;
f) nel caso degli autisti si considera attivita’ lavorativa anche
il tempo occorrente per il viaggio e quello impiegato per la
sorveglianza e custodia del mezzo.
3. Per le trasferte di durata non inferiore a otto ore compete solo
il rimborso per un pasto nel limite attuale di L. 43.100. Per le
trasferte di durata superiore a dodici ore, al dipendente spetta il
rimborso della spesa sostenuta per il pernottamento in un albergo
fino a quattro stelle e della spesa, nel limite attuale di
complessive L. 85.700, per i due pasti giornalieri. Le spese vanno
debitamente documentate.
4. Nei casi di missione continuativa nella medesima localita’ di
durata non inferiore a trenta giorni e’ consentito il rimborso della
spesa per il pernottamento in residenza turistico-alberghiera di
categoria corrispondente a quella ammessa per l’albergo, purche’
risulti economicamente piu’ conveniente rispetto al costo medio della
categoria consentita nella medesima localita’.
5. I dipendenti che svolgono le attivita’ in particolarissime
situazioni operative che non consentono di fruire, durante le
trasferte, del pasto o del pernottamento per mancanza di strutture e
servizi di ristorazione hanno titolo alla corresponsione della somma
forfetaria di L. 40.000 lorde giornaliere in luogo dei rimborsi di
cui al comma 3.
6. A titolo meramente esemplificativo tra le attivita’ indicate nel
comma 5 sono ricomprese le seguenti:
– attivita’ di protezione civile nelle situazioni di prima urgenza;
– assistenza ed accompagnamento di pazienti ed infermi durante il
trasporto di emergenza od in particolari condizioni di sicurezza;
– attivita’ che comportino imbarchi brevi;
– interventi in zone particolarmente disagiate quali lagune, fiumi,
boschi e selve.
7. Nel caso in cui il dipendente fruisca del rimborso di cui al
comma 3, spetta l’indennita’ di cui al comma 2, lettera a), primo
alinea, ridotta del 70%. Non e’ ammessa in nessun caso l’opzione per
l’indennita’ di trasferta in misura intera.
8. Il dipendente inviato in trasferta ai sensi del presente
articolo ha diritto ad una anticipazione non inferiore al 75% del
trattamento complessivo presumibilmente spettante per la trasferta.
9. Ai soli fini del comma 2, lettera a), nel computo delle ore di
trasferta si considera anche il tempo occorrente per il viaggio.
10. Le aziende stabiliscono le condizioni per il rimborso delle
spese relative al trasporto del materiale e degli strumenti
occorrenti al personale per l’espletamento dell’incarico affidato.
11. Il trattamento di trasferta non viene corrisposto in caso di
trasferte di durata inferiore alle quattro ore o svolte come normale
servizio d’istituto, nell’ambito territoriale di competenza
dell’azienda.
12. L’indennita’ di trasferta cessa di essere corrisposta dopo i
primi duecentoquaranta giorni di trasferta continuativa nella
medesima localita’.
13. Per quanto non previsto dai precedenti articoli, il trattamento
di trasferta ivi compreso quello relativo alle missioni all’estero,
rimane disciplinato dalle leggi n. 836 del 18 dicembre 1973, n. 417
del 26 luglio 1978 e decreto del Presidente della Repubblica n.
513/1978 e successive modificazioni ed integrazioni, nonche’ dalle
norme regolamentari vigenti, anche in relazione a quanto previsto
dall’art. 50, comma 2, ultimo periodo.
14. Agli oneri derivanti dal presente articolo si fa fronte nei
limiti delle risorse gia’ previste nei bilanci delle singole aziende
per tale specifica finalita’.
15. Sono disapplicati l’art. 43 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 761/1979 e l’art. 18 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 384/1990.
16. Gli incrementi delle voci di cui al comma 2, lettera a), primo
alinea ed al comma 5 decorrono dal 31 dicembre 2001.

Art. 45
Trattamento di trasferimento

1. Al dipendente trasferito ad altra sede della stessa azienda per
motivi organizzativi o di servizio, quando il trasferimento comporti
il cambio della sua residenza, deve essere corrisposto il seguente
trattamento economico:
– indennita’ di trasferta per se’ ed i familiari;
– rimborso spese di viaggio per se’ ed i familiari nonche’ di
trasporto di mobili e masserizie;
– rimborso forfetario di spese di imballaggio, presa e resa a
domicilio etc.;
– indennita’ chilometrica nel caso di trasferimento con autovettura
di proprieta’ per se’ ed i familiari;
– indennita’ di prima sistemazione.
2. Il dipendente che versa nelle condizioni di cui al comma 1 ha,
altresi’, titolo al rimborso delle eventuali spese per anticipata
risoluzione del contratto di locazione della propria abitazione,
regolarmente registrato.
3. Agli oneri derivanti dall’applicazione del presente articolo si
fa fronte nei limiti delle risorse gia’ previste nei bilanci dalle
singole aziende per tale specifica finalita’, con le risorse di cui
all’art. 1, comma 59, della legge n. 662 del 1996 e successive
modificazioni ed integrazioni.
4. Per le modalita’ di erogazione e le misure economiche del
trattamento di cui al comma 1 si rinvia a quanto previsto dalle leggi
n. 836 del 18 dicembre 1973, n. 417, del 26 luglio 1978 e decreto del
Presidente della Repubblica n. 513/1978 e successive modificazioni ed
integrazioni.
5. Il comma 2 decorre dal 31 dicembre 2001.

Art. 46.
Trattamento di fine rapporto di lavoro

1. La retribuzione annua da prendersi a base per la liquidazione
del trattamento di fine rapporto di lavoro ricomprende le seguenti
voci:
a) trattamento economico iniziale di cui alla tabella B, colonna
E, prospetto n. 2 del CCNL relativo al II biennio economico
2000-2001;
b) fasce economiche di sviluppo professionale in godimento ai
sensi dell’art. 30, comma 1, lettera b), del CCNL 7 aprile 1999;
c) indennita’ integrativa speciale;
d) tredicesima mensilita’;
e) retribuzione individuale di anzianita’;
f) eventuali assegni ad personam, ove spettanti, sia non
riassorbibili che riassorbibili limitatamente alla misura ancora in
godimento all’atto della cessazione dal servizio;
g) indennita’ di funzione per posizione organizzativa;
h) indennita’ professionali specifiche;
i) indennita’ di coordinamento di cui all’art. 10 del CCNL
relativo al II biennio economico 2000-2001.
2. Il presente articolo entra in vigore dal 31 dicembre 2001.

Titolo V
DISPOSIZIONI FINALICapo INorme finali e transitorie
Art. 47.
Modalita’ di applicazione di benefici economici
previsti da discipline speciali

1. In favore del personale riconosciuto, con provvedimento formale,
invalido o mutilato per causa di servizio e’ riconosciuto un
incremento percentuale, nella misura rispettivamente del 2,50% e
dell’1,25% del trattamento tabellare in godimento alla data di
presentazione della relativa domanda, a seconda che l’invalidita’ sia
stata ascritta alle prime sei categorie di menomazione ovvero alle
ultime due. Il predetto incremento, non riassorbibile, viene
corrisposto a titolo di salario individuale di anzianita’.
2. Nulla e’ innovato per quanto riguarda tutta la materia relativa
all’accertamento dell’infermita’ per causa di servizio, al rimborso
delle spese di degenza per causa di servizio e all’equo indennizzo
che rimangono regolate dalle seguenti leggi e loro successive
modificazioni, che vengono automaticamente recepite nella disciplina
pattizia: decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n.
686; legge 27 luglio 1962, n. 1116, e successivo decreto del
Presidente della Repubblica del 5 luglio 1965; art. 50 decreto del
Presidente della Repubblica n. 761/1979; decreto del Presidente della
Repubblica 20 aprile 1994, n. 349; decreto del Presidente della
Repubblica n. 834/1981 (tabelle); art. 22, commi da 27 a 31, legge
23 dicembre 1994, n. 724; art. 1, commi da 119 a 122, della legge
23 dicembre 1996, n. 662. Con riferimento alla misura dell’equo
indennizzo, le parti concordano, inoltre, quanto segue:
a) per la determinazione dell’equo indennizzo si considera il
trattamento economico iniziale di cui all’art. 30, comma 1, lettera
a), del CCNL del 7 aprile 1999, della categoria e posizione economica
di appartenenza maggiorata dell’80%;
b) la misura dell’equo indennizzo per le menomazioni
dell’integrita’ fisica, iscritte alla prima categoria della tabella A
allegata al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978,
n. 915, e’ pari a 2,5 volte l’importo dello stipendio determinato a
norma del punto a);
c) per la liquidazione dell’equo indennizzo si fa riferimento in
ogni caso al trattamento economico corrispondente alla posizione di
appartenenza del dipendente al momento della presentazione della
domanda;
d) restano ferme le percentuali di riduzione stabilite dalle
vigenti norme per le menomazioni dell’integrita’ fisica inferiori a
quelle di prima categoria.
L’azienda ha diritto di dedurre dall’importo dell’equo indennizzo e
fino a concorrenza del medesimo, eventuali somme percepite allo
stesso titolo dal dipendente per effetto di assicurazione
obbligatoria o facoltativa i cui contributi o premi siano stati
corrisposti dall’azienda stessa.
Nel caso che per effetto di tali assicurazioni l’indennizzo venga
liquidato al dipendente sotto la forma di rendita vitalizia, il
relativo recupero avverra’ capitalizzando la rendita stessa in
relazione all’eta’ dell’interessato. Sono disapplicati l’art. 49 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 761/1979 e l’art. 63 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 270/1987.
3. Per quanto riguarda la disciplina della tredicesima mensilita’
si continua a fare riferimento al decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato 25 ottobre 1946, n. 263, e successive
modificazioni ed integrazioni.
4. La misura dell’indennita’ integrativa speciale e’ stabilita
dalla tabella allegato 2.
5. In materia di congedo per cure degli invalidi si rinvia alle
seguenti leggi: legge 30 marzo 1971, n. 118; decreto del Presidente
della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032; decreto-legge
12 settembre 1983, n. 463, convertito in legge 11 novembre 1983, n.
638; decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509; decreto-legge
25 novembre 1989, n. 382, convertito in legge 25 gennaio 1990, n. 8;
legge 24 dicembre 1993, n. 537.
6. Nei confronti del personale del comparto continua a trovare
applicazione la disciplina degli articoli 1 e 2 della legge n.
336/1970 e successive modificazioni e integrazioni; in particolare,
il previsto incremento di anzianita’ viene equiparato ad
una maggiorazione della retribuzione individuale di anzianita’ pari
al 2,50% della nozione di retribuzione di cui all’art. 37, comma 2,
lettera b), per ogni biennio considerato o in percentuale
proporzionalmente ridotta, per periodi inferiori al biennio.

Art. 48.
Codice di comportamento relativo
alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro

1. Le aziende, nel rispetto delle forme di partecipazione di cui al
CCNL del 7 aprile 1999, adottano con proprio atto, il codice di
condotta relativo ai provvedimenti da assumere nella lotta contro le
molestie sessuali nei luoghi di lavoro, come previsto dalla
raccomandazione della Commissione del 27 novembre 1991, n.
92/131/CEE. Le parti, allo scopo di fornire linee guida uniformi in
materia, allegano a titolo esemplificativo il codice-tipo.

Art. 49.
Errata corrige

1. All’art 36, comma 1, del CCNL 7 aprile 1999, dopo le parole
“livello di appartenenza” va aggiunta una virgola seguita dalle
parole “alla fascia economica in godimento”.
2. All’art. 44, comma 1, lettera e), del CCNL 7 aprile 1999 e’
aggiunto l’art. 34 del decreto del Presidente della Repubblica n.
761/1979 e alla lettera d) del medesimo comma e’ aggiunto l’art. 29
del decreto del Presidente della Repubblica n. 761/1979.

Art. 50.
Norma speciale per le A.R.P.A.

1. Ad integrazione di quanto previsto dal CCNL del 27 gennaio 2000
relativo al personale confluito nelle A.R.P.A. e fermo rimanendo
quanto stabilito dal medesimo accordo in tema di struttura della
retribuzione ed inquadramento del personale, al presente contratto
viene allegata la tabella allegato n. 4 di equiparazione del
personale confluito nell’Arpa del FriuliVenezia Giulia proveniente
dall’Osservatorio meteorologico regionale (OSMER).
2. Con riferimento ai profili di collaboratore tecnico
professionale e di collaboratore tecnico professionale esperto le
A.R.P.A., in relazione ai propri settori di attivita’ e tenuto conto
dell’autonomia regolamentare in tema di reclutamento del personale,
possono prevedere, tra i requisiti di accesso, anche ulteriori corsi
di laurea oltre quelli indicati per i succitati profili dalle
declaratorie allegato n. 1 al presente contratto.

Art. 51.
Procedure di conciliazione ed arbitrato

1. Con l’entrata in vigore del CCNQ stipulato il 23 gennaio 2001
sulle procedure di conciliazione ed arbitrato si e’ completato il
quadro normativo previsto dall’art. 69-bis del decreto legislativo n.
29 del 1993 in tema di tutela dei lavoratori nelle controversie
individuali sul rapporto di lavoro.
2. Le sanzioni disciplinari, ai sensi dell’art. 6 del CCNQ di cui
al comma 1 sono impugnabili con le procedure previste dall’accordo
stesso ovvero dinanzi al soggetto di cui all’art. 59, commi 8 e 9,
del predetto decreto, richiamati dall’art. 6, comma 1, lettera c),
punto b), del CCNL del 7 aprile 1999.

Art. 52.
Disapplicazioni

1. Dalla data di stipulazione del presente CCNL, ai sensi dell’art.
72, comma 1, del decreto legislativo n. 29/1993, sono disapplicate
tutte le norme contenute:
a) nel decreto del Presidente della Repubblica n. 270/1987, le
quali sono state esplicitamente disapplicate dal CCNL 1 settembre
1995 e successive integrazioni, dal CCNL 7 aprile 1999 e dal presente
nei singoli articoli di riferimento. Le disposizioni non menzionate
nei suddetti contratti collettivi sono state superate dal decreto del
Presidente della Repubblica n. 384/1990 di cui alla successiva
lettera b) o, data la loro natura transitoria e contingente, hanno
cessato di produrre i propri effetti;
b) nel decreto del Presidente della Repubblica n. 494/1987, gli
articoli da 46 a 51, in quanto disapplicati o hanno esaurito i propri
effetti;
c) nel decreto del Presidente della Repubblica n. 384/1990, le
quali sono state esplicitamente disapplicate dal CCNL 1 settembre
1995 e successive integrazioni, dal CCNL 7 aprile 1999 e dal presente
nei singoli articoli di riferimento. Le disposizioni del decreto del
Presidente della Repubblica n. 384/1990 non menzionate nei suddetti
contratti collettivi e nel presente, data la loro natura transitoria
e contingente, hanno cessato di produrre i propri effetti ovvero sono
state superate dal decreto legislativo n. 502/1992 e successive
modificazioni ed integrazioni e dal decreto legislativo n. 626/1996.
Sono, in particolare, disapplicati, l’art. 17 in quanto gia’
sostituito dall’art. 17 del CCNL del 7 aprile 1999 e gli articoli da
24 a 32 e da 35 a 38, in quanto sostituiti dalla disciplina generale
dei CCNQ dell’8 febbraio 1996 e del 7 agosto 1998, come integrato e
modificato dai CCNQ 27 gennaio 1999 e 9 agosto 2000;
d) nel decreto del Presidente della Repubblica n. 761/1979, ivi
compreso il rinvio alle disposizioni del testo unico del 3 gennaio
1957 degli impiegati civili dello Stato, espressamente menzionate nei
CCNL citati nelle precedenti lettere e nel presente contratto.
2. Ai sensi dell’art. 72 del decreto legislativo n. 29/1993, come
modificato dall’art. 71, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e limitatamente agli istituti del rapporto di lavoro,
cessano, altresi’, di produrre effetti le norme generali e speciali
del pubblico impiego ancora vigenti ed espressamente applicabili
anche al personale del Servizio sanitario nazionale esplicitamente
disapplicate. Con riferimento all’art. 44, per le missioni all’estero
continuano ad essere applicati il regio decreto 3 giugno 1926, n.
941, la legge 6 marzo 1958, n. 176, la legge 28 dicembre 1989, n.
425, e successive modificazioni ed integrazioni, nonche’ le relative
disposizioni regolamentari.
3. Ai sensi del comma 2, le parti si danno atto che eventuali
lacune che si dovessero verificare nell’ambito della disciplina del
rapporto di lavoro per effetto della generale disapplicazione delle
norme di cui ai precedenti commi ovvero ulteriori eventuali
disapplicazioni saranno oggetto di appositi contratti collettivi
nazionali integrativi.

Allegato 1

DECLARATORIE DELLE CATEGORIE E PROFILI

Categoria A

Declaratoria.

Appartengono a questa categoria i lavoratori che ricoprono
posizioni di lavoro che richiedono capacita’ manuali generiche per lo
svolgimento di attivita’ semplici ed autonomia esecutiva e
responsabilita’, nell’ambito di istruzioni fornite, riferita al
corretto svolgimento della propria attivita’.

Profili professionali.
Ausiliario specializzato.
Svolge le attivita’ semplici di tipo manuale che richiedono una
normale capacita’ nella qualificazione professionale posseduta,
quali, ad esempio, l’utilizzazione di macchinari e attrezzature
specifici, la pulizia e il riordino degli ambienti interni ed esterni
e tutte le operazioni inerenti il trasporto di materiali in uso,
nell’ambito dei settori o servizi di assegnazione, le operazioni
elementari e di supporto richieste, necessarie al funzionamento
dell’unita’ operativa.
L’ausiliario specializzato operante nei servizi tecnico-economali
puo’ essere adibito alla conduzione di autoveicoli strumentali alla
propria attivita’ e alla loro piccola manutenzione;
L’ausiliario specializzato operante nei servizi
socio-assistenziali provvede all’accompagnamento o allo spostamento
dei degenti, in relazione alle tipologie assistenziali e secondo i
protocolli organizzativi delle unita’ operative interessate.
Commesso.
Svolge attivita’ di servizio e supporto nell’ambito dell’unita’
operativa di assegnazione quali, ad esempio, la apertura e la
chiusura degli uffici secondo gli orari stabiliti, il servizio
telefonico e di anticamera, nonche’ l’accesso del pubblico negli
uffici, il prelievo e la distribuzione della corrispondenza, la
riproduzione e il trasporto di fascicoli, documenti, materiale e
oggetti vari di ufficio, il mantenimento dell’ordine dei locali e
delle suppellettili di ufficio, disimpegnando mansioni elementari di
manovra di macchine ed apparecchiature.

Modalita’ di accesso alla categoria A.
Dall’esterno, attraverso le procedure della legge n. 56/1987 e
successive modificazioni ed integrazioni.

Requisiti culturali e professionali.
Assolvimento dell’obbligo scolastico o diploma di istruzione
secondaria di primo grado.

Categoria B

Declaratoria.
Appartengono a questa categoria i lavoratori che ricoprono
posizioni di lavoro che richiedono conoscenze teoriche di base
relative allo svolgimento dei compiti assegnati, capacita’ manuali e
tecniche specifiche riferite alle proprie qualificazioni e
specializzazioni professionali nonche’ autonomia e responsabilita’
nell’ambito di prescrizioni di massima.
Appartengono altresi’ a questa categoria – nel livello B super
(Bs) di cui alla tabella allegato 5 – i lavoratori che ricoprono
posizioni di lavoro che comportano il coordinamento di altri
lavoratori ed assunzione di responsabilita’ del loro operato ovvero
richiedono particolare specializzazione.

Profili professionali della categoria B.
Operatore tecnico.
Con riguardo ai rispettivi settori di attivita’ e mestiere di
appartenenza, individuati dalle singole aziende ed enti in base alle
proprie esigenze organizzative, svolge attivita’ ed esegue interventi
manuali e tecnici, anche di manutenzione, relativi al proprio
mestiere, con l’ausilio di idonee apparecchiature ed attrezzature
avendo cura delle stesse.
Operatore tecnico addetto all’assistenza.
Svolge le attivita’ alberghiere relative alla degenza comprese
l’assistenza ai degenti per la loro igiene personale, il trasporto
del materiale, la pulizia e la manutenzione di utensili e
apparecchiature. (*)
Coadiutore amministrativo.
Svolge nell’unita’ operativa di assegnazione attivita’
amministrative quali, ad esempio, la classificazione, la
archiviazione ed il protocollo di atti, la compilazione di documenti
e modulistica, con l’applicazione di schemi predeterminati,
operazioni semplici di natura contabile, anche con l’ausilio del
relativo macchinario, la stesura di testi mediante l’utilizzo di
sistemi di video-scrittura o dattilografia, la attivita’ di
sportello.

Modalita’ di accesso alla categoria B.
Dall’esterno: mediante le procedure previste dalla legge n.
56/1987 e successive modificazioni ed integrazioni o concorsuali
secondo le vigenti disposizioni.
Dall’interno: con le modalita’ previste dall’art. 16 del CCNL
7 aprile 1999 dalla categoria A verso la categoria B, livello
iniziale.

Requisiti culturali e professionali per l’accesso alla categoria B.
Dall’esterno:
– per l’operatore tecnico: assolvimento dell’obbligo scolastico o
diploma di istruzione secondaria di primo grado, unitamente – ove
necessari – a specifici titoli e abilitazioni professionali o
attestati di qualifica. Per l’operatore tecnico addetto
all’assistenza lo specifico titolo e’ quello previsto dal decreto
ministeriale n. 295/1991;
– per il coadiutore amministrativo, diploma di istruzione
secondaria di primo grado, unitamente – ove richiesti – da attestati
di qualifica.
Dall’interno:
– per l’operatore tecnico: assolvimento dell’obbligo scolastico o
diploma di istruzione secondaria di primo grado unitamente – ove
necessari – a specifici titoli e abilitazioni professionali o
attestati di qualifica. Per l’operatore tecnico addetto
all’assistenza lo specifico titolo e’ quello previsto dal decreto
ministeriale n. 295/1991. Ove non siano previsti specifici titoli,
cinque anni di esperienza professionale nella categoria A;
– per il coadiutore amministrativo: diploma di istruzione
secondaria di primo grado, unitamente – ove richiesti – da attestati
di qualifica. Ove non richiesti, ovvero in mancanza di essi o del
titolo di studio, devono essere posseduti cinque anni di esperienza
professionale nella categoria A.

Profili professionali del livello economico B super (Bs).
Puericultrice.
Svolge le funzioni previste dagli articoli 12-14 del regio
decreto 19 luglio 1940, n. 1098.
Operatore tecnico specializzato.
Con riguardo ai rispettivi settori di attivita’ e mestiere di
appartenenza, individuati dalle singole aziende ed enti in base alle
proprie esigenze organizzative, svolge attivita’ particolarmente
qualificate o che presuppongono specifica esperienza professionale ed
esegue interventi manuali e tecnici, anche di manutenzione, relativi
al proprio mestiere, con l’ausilio di idonee apparecchiature ed
attrezzature avendo cura delle stesse. A titolo esemplificativo si
indicano il conduttore di caldaie a vapore, il cuoco diplomato,
l’elettricista e l’idraulico impiantista manutentore, l’autista di
autoambulanza.
(*) Tale profilo diventa ad esaurimento, ai sensi
dell’art. 4, comma 2 del presente contratto.

Operatore socio-sanitario.
Svolge la sua attivita’ sia nel settore sociale che in quello
sanitario in servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitario
residenziali e non residenziali, in ambiente ospedaliero e al
domicilio dell’utente. Svolge la sua attivita’ su indicazione –
ciascuna secondo le proprie competenze – degli operatori
professionali preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale,
ed in collaborazione con gli altri operatori, secondo il criterio del
lavoro multiprofessionale. Le attivita’ dell’operatore
socio-sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita,
al fine di fornire:
a) assistenza diretta e di supporto alla gestione dell’ambiente
di vita;
b) intervento igienico sanitario e di carattere sociale;
c) supporto gestionale, organizzativo e formativo.
Coadiutore amministrativo esperto.
Svolge nell’unita’ operativa di assegnazione attivita’
amministrative di una certa complessita’, quali, ad esempio, la
compilazione di documenti e modulistica, con l’applicazione di schemi
anche non predeterminati, operazioni di natura contabile con
l’ausilio del relativo macchinario, la stesura di testi – anche di
autonoma elaborazione – mediante l’utilizzo di sistemi di
video-scrittura o dattilografia, la attivita’ di sportello.

Modalita’ di accesso al livello economico B super (Bs).
Dall’esterno: nel rispetto dell’art. 15, comma 2, del CCNL
7 aprile 1999.
Dall’interno: art. 17 del CCNL 7 aprile 1999;

Requisiti culturali e professionali per l’accesso al livello
economico B super (Bs).
Dall’esterno:
– per la puericultrice, diploma di cui al regio decreto n.
1098/1940 o di cui al decreto ministeriale sanita’ 21 ottobre 1991,
n. 458, art. 6, comma 2 (Gazzetta Ufficiale n. 75/1992);
– per l’operatore tecnico specializzato, assolvimento
dell’obbligo scolastico o diploma di istruzione secondaria di primo
grado, unitamente – ove necessari – a specifici titoli e abilitazioni
professionali o attestati di qualifica di mestiere gia’ indicate per
gli operatori tecnici, e cinque anni di esperienza professionale nel
corrispondente profilo in pubbliche amministrazioni o imprese
private. Per i seguenti mestieri occorre, in particolare il possesso
del titolo a fianco indicato:
– conduttore caldaie a vapore: abilitazione specifica;
– cuoco: diploma di scuola professionale alberghiera;
– elettricista e l’idraulico impiantista manutentore: attestato
di qualifica;
– autista di ambulanza: il titolo prescritto dalla vigente
normativa per la guida dei mezzi di emergenza;
– per l’operatore socio-sanitario: specifico titolo conseguito
a seguito del superamento del corso di formazione di durata annuale,
previsto dagli articoli 7 e 8 dell’accordo provvisorio tra il
Ministro della sanita’, il Ministro della solidarieta’ sociale e le
regioni e province autonome di Trento e Bolzano del 18 febbraio 2000;
– per il coadiutore amministrativo esperto, attestato di
superamento di due anni di scolarita’ dopo il diploma di istruzione
secondaria di primo grado.
Dall’interno:
– per la puericultrice, gli stessi previsti per le assunzioni
dall’esterno;
– per l’operatore tecnico specializzato, cinque anni di
esperienza professionale nel corrispondente profilo nell’azienda o
ente nella posizione B, fermi rimanendo per il conduttore di caldaie
a vapore, l’elettricista e l’idraulico impiantista manutentore e
l’autista di ambulanza il possesso degli attestati e diplomi indicati
per l’accesso dall’esterno. Per l’operatore tecnico, cuoco, non in
possesso del diploma di scuola alberghiera e’ richiesta una
anzianita’ di tre anni di esperienza professionale nel profilo
sottostante unitamente all’effettuazione di un corso di formazione
definito a livello aziendale;
– per l’operatore socio-sanitario, ai sensi dell’art. 4:
1) dalla categoria B, livello iniziale, con specifico titolo
conseguito a seguito del superamento del corso di formazione di
durata annuale, previsto dagli articoli 7 e 8 dell’accordo
provvisorio tra il Ministro della sanita’, il Ministro della
solidarieta’ sociale e le regioni e province autonome di Trento e
Bolzano del 18 febbraio 2000;
2) dalla categoria A, con cinque anni di anzianita’ di
servizio nella categoria ed il possesso dello specifico titolo di cui
al punto precedente;
– per il coadiutore amministrativo esperto, attestato di
superamento di due anni di scolarita’ dopo il diploma di istruzione
secondaria di primo grado o in mancanza, diploma di istruzione
secondaria di primo grado e cinque anni di esperienza professionale
nel corrispondente profilo della categoria B, livello iniziale.

Profili ad esaurimento di cui all’art 18, comma 5 del CCNL 7 aprile
1999.
Operatore professionale di II categoria.
Per il personale appartenente alle seguenti figure gia’
ricomprese nell’ex profilo professionale di operatore professionale
di II categoria, si riportano di seguito le disposizioni previgenti
cui fare riferimento per le mansioni proprie di tali figure:
infermiere generico art. 6 decreto del Presidente della
Repubblica 14 marzo 1974, n. 225, e successive modificazioni ed
integrazioni;
infermiere psichiatrico art. 24 regio decreto 16 agosto 1909,
n. 615, e successive modificazioni ed integrazioni (con un anno di
corso).
Nulla e’ innovato per i requisiti di accesso e i contenuti
professionali delle seguenti figure di cui si riportano le
disposizioni di riferimento:
massaggiatore art. 1 regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, e
successive modificazioni ed integrazioni;
massofisioterapista art. 1 legge 19 maggio 1971, n. 403, e
successive modificazioni ed integrazioni.

Categoria C

Declaratoria.
Appartengono a questa categoria i lavoratori che ricoprono
posizioni di lavoro che richiedono conoscenze teoriche specialistiche
di base, capacita’ tecniche elevate per l’espletamento delle
attribuzioni, autonomia e responsabilita’ secondo metodologie
definite e precisi ambiti di intervento operativo proprio del
profilo, eventuale coordinamento e controllo di altri operatori con
assunzione di responsabilita’ dei risultati conseguiti.

Profili professionali.
Personale tecnico.
Assistente tecnico:
esegue operazioni di rilevanza tecnica riferite alla propria
attivita’ quali, ad esempio, indagini, rilievi, misurazioni,
rappresentazioni grafiche, sopralluoghi e perizie tecniche, curando
la tenuta delle prescritte documentazioni, sovrintendendo alla
esecuzione dei lavori assegnati e garantendo l’osservanza delle norme
di sicurezza; assiste il personale delle posizioni superiori nelle
progettazioni e nei collaudi di opere e procedimenti, alla
predisposizione di capitolati, alle attivita’ di studio e ricerca,
alla sperimentazione di metodi, nuovi materiali ed applicazioni
tecniche.
Programmatore:
provvede, nell’ambito dei sistemi informativi, alla stesura dei
programmi, ne cura l’aggiornamento, la manutenzione ivi compresa la
necessaria documentazione; garantisce, per quanto di competenza, la
corretta applicazione dei programmi fornendo informazioni di supporto
agli utenti; collabora a sistemi centralizzati o distribuiti sul
territorio.
Personale amministrativo.
Assistente amministrativo:
svolge mansioni amministrativo-contabili complesse – anche
mediante l’ausilio di apparecchi terminali meccanografici od
elettronici o di altro macchinario, quali – ad esempio, ricezione e
l’istruttoria di documenti, compiti di segreteria, attivita’ di
informazione ai cittadini, collaborazione ad attivita’ di
programmazione, studio e ricerca.

Modalita’ di accesso alla categoria C.
Dall’esterno: mediante pubblico concorso.
Dall’interno: ai sensi dell’art. 16 del CCNL 7 aprile 1999.

Requisiti culturali e professionali per l’accesso alla categoria C.
Dall’esterno:
– per il profilo di assistente tecnico, il possesso del diploma
di istruzione secondaria di secondo grado, obbligatorio ove sia
abilitante per la specifica attivita’;
– per il profilo di programmatore, il possesso del diploma di
perito in informatica o altro equipollente con specializzazione in
informatica o altro diploma di scuola secondaria di secondo grado e
corso di formazione in informatica riconosciuto;
– per il profilo di assistente amministrativo, il possesso di
diploma di istruzione secondaria di secondo grado.
Dall’interno:
– per il profilo di assistente tecnico, il possesso del diploma
di istruzione secondaria di secondo grado, obbligatorio ove sia
abilitante per la specifica attivita’. Nei casi in cui il diploma non
sia abilitante, e’ richiesto il possesso: del diploma di istruzione
secondaria di primo grado unitamente ad esperienza professionale di
quattro anni – maturata nella categoria B in profilo ritenuto
corrispondente dall’azienda o ente – per il personale proveniente
dalla categoria B, livello super o di otto anni per il personale
proveniente dalla categoria B, livello iniziale;
– per il profilo di programmatore, il possesso del diploma e/o
titoli professionali richiesti per l’accesso dall’esterno o – in
mancanza – il possesso del diploma di scuola secondaria di primo
grado e corso di formazione in informatica riconosciuto unitamente ad
esperienza professionale di quattro anni – maturata nella categoria B
in profilo ritenuto corrispondente dall’azienda o ente – per il
personale proveniente dal livello super o di otto anni per il
personale proveniente dalla categoria B, livello iniziale;
– per il profilo di assistente amministrativo, il possesso di
diploma di istruzione secondaria di secondo grado ovvero, in
mancanza, il possesso del diploma di istruzione secondaria di primo
grado unitamente ad esperienza professionale di quattro anni maturata
nel corrispondente profilo della categoria B per il personale
proveniente dal livello super o di otto anni per il personale
proveniente dalla categoria B, livello iniziale.

Categoria D

Declaratorie.
Appartengono a questa categoria i lavoratori che, ricoprono
posizioni di lavoro che richiedono, oltre a conoscenze teoriche
specialistiche e/o gestionali in relazione ai titoli di studio e
professionali conseguiti, autonomia e responsabilita’ proprie,
capacita’ organizzative, di coordinamento e gestionali caratterizzate
da discrezionalita’ operativa nell’ambito di strutture operative
semplici previste dal modello organizzativo aziendale.
Appartengono altresi’ a questa categoria – nel livello
economico D super (Ds) – i lavoratori che ricoprono posizioni di
lavoro che, oltre alle conoscenze teoriche specialistiche e/o
gestionali in relazione ai titoli di studio e professionali
conseguiti, richiedono a titolo esemplificativo e anche
disgiuntamente: autonomia e responsabilita’ dei risultati conseguiti;
ampia discrezionalita’ operativa nell’ambito delle strutture
operative di assegnazione; funzioni di direzione e coordinamento,
gestione e controllo di risorse umane; coordinamento di attivita’
didattica; iniziative di programmazione e proposta.

Profili professionali.
Collaboratori professionali sanitari.
Personale infermieristico:
infermiere: decreto ministeriale n. 739/1994;
ostetrica: decreto ministeriale n. 740/1994;
dietista: decreto ministeriale n. 744/1994;
assistente sanitario: decreto ministeriale n. 69/1997;
infermiere pediatrico: decreto ministeriale n. 70/1997;
podologo: decreto ministeriale n. 666/1994;
igienista dentale: decreto ministeriale n. 669/1994.
Personale tecnico sanitario:
tecnico sanitario di laboratorio biomedico: decreto
ministeriale n. 745/1994;
tecnico sanitario di radiologia medica: decreto ministeriale n.
746/1994;
tecnico di neurofisiopatologia: decreto ministeriale n.
183/1995;
tecnico ortopedico: decreto ministeriale n. 665/1994;
tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione
cardiovascolare: decreto ministeriale n. 316/1998;
odontotecnico: art. 11 del regio decreto 31 maggio 1928, n.
1334, e decreto ministeriale 23 aprile 1992;
ottico: art. 12 del regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, e
decreto ministeriale 23 aprile 1992.
Personale della riabilitazione:
tecnico audiometrista: decreto ministeriale n. 667/1994;
tecnico audioprotesista: decreto ministeriale n. 668/1994;
fisioterapista: decreto ministeriale n. 741/1994;
logopedista: decreto ministeriale n. 742/1994;
ortottista: decreto ministeriale n. 743/1994;
terapista della neuro e psicomotricita’ dell’eta’ evolutiva:
decreto ministeriale n. 56/1997;
tecnico dell’educazione e riabilitazione psichiatrica e
psicosociale: decreto ministeriale n. 57/1997;
terapista occupazionale: decreto ministeriale n. 136/1997;
massaggiatore non vedente: legge 19 maggio 1971, n. 403;
educatore professionale: decreto ministeriale 10 febbraio 1984.
Personale di vigilanza ed ispezione:
tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro:
decreto ministeriale n. 58/1997.
Personale dell’assistenza sociale:
collaboratore professionale assistente sociale: art. 1 della
legge 23 marzo 1993, n. 84.
Collaboratori professionali sanitari.
Per le attribuzioni ed i requisiti culturali e professionali del
personale appartenente a tali profili, si fa rinvio ai decreti del
ministero della sanita’ o alle disposizioni di leggi e regolamenti
indicati a fianco di ciascuno. Tali profili, comunque, svolgono,
oltre alle attivita’ attinenti alla professionalita’ specifica
relativa al titolo abilitante, anche funzioni di carattere
strumentale – quali, ad esempio, la tenuta di registri – nell’ambito
delle unita’ operative semplici; assicurano i turni previsti dalle
modalita’ organizzative gia’ in atto presso le aziende ed, in
particolare, quelli che garantiscono l’assistenza sulle ventiquattro
ore; collaborano all’attivita’ didattica nell’ambito dell’unita’
operativa e, inoltre, possono essere assegnati, previa verifica dei
requisiti, a funzioni dirette di tutor in piani formativi;
all’interno delle unita’ operative semplici possono coordinare anche
l’attivita’ del personale addetto per predisporne i piani di lavoro
nel rispetto dell’autonomia operativa del personale assegnato e delle
esigenze del lavoro di gruppo.
Assistente religioso.
I contenuti e requisiti del profilo sono regolamentati ai sensi
dell’art. 38 della legge n. 833/1978.
Collaboratore professionale assistente sociale.
Sulla base dei contenuti e delle attribuzioni previste dall’art.
1 della legge 23 marzo 1993, n. 84, svolge le attivita’ attinenti
alla sua competenza professionale specifica; assicura i turni
previsti dalle modalita’ organizzative gia’ in atto presso le
aziende; svolge attivita’ didattico-formativa e di supervisione ai
tirocini specifici svolti nelle strutture del Servizio sanitario
nazionale; puo’ coordinare anche l’attivita’ degli addetti alla
propria unita’ operativa semplice, anche se provenienti da enti
diversi.
Collaboratore tecnico-professionale:
svolge attivita’ prevalentemente tecniche che comportano una
autonoma elaborazione di atti preliminari e istruttori dei
provvedimenti di competenza dell’unita’ operativa in cui e’ inserito;
collabora con il personale inserito nella posizione Ds e con i
dirigenti nelle attivita’ di studio e programmazione. Le attivita’
lavorative del collaboratore tecnico-professionale si svolgono
nell’ambito dei settori tecnico, informatico e professionale, secondo
le esigenze organizzative e funzionali delle aziende ed enti ed i
requisiti culturali e professionali posseduti dal personale
interessato.
Collaboratore amministrativo-professionale:
svolge attivita’ amministrative che comportano una autonoma
elaborazione di atti preliminari e istruttori dei provvedimenti di
competenza dell’unita’ operativa in cui e’ inserito; collabora con il
personale inserito nella posizione Ds e con i dirigenti nelle
attivita’ di studio e programmazione. Le attivita’ lavorative del
collaboratore amministrativo-professionale possono svolgersi – oltre
che nel settore amministrativo – anche nei settori statistico,
sociologico e legale, secondo le esigenze organizzative e funzionali
delle aziende ed enti nonche’ i requisiti culturali e professionali
posseduti dal personale interessato.

Modalita’ di accesso alla categoria D.
Dall’esterno: pubblico concorso.
Dall’interno: art. 16 del CCNL 7 aprile 1999.

Requisiti culturali e professionali per l’accesso alla categoria D.
Dall’esterno:
– per i collaboratori professionali di tutti i profili sanitari e
dell’assistente sociale il possesso dei diplomi di abilitazione alla
specifica professione previsti dalla vigente legislazione;
– per i collaboratori tecnico-professionali ed i collaboratori
amministrativo-professionali, il possesso del diploma di laurea
corrispondente allo specifico settore di attivita’ di assegnazione
(tecnico, professionale, informatico, statistico,
sociologico-amministrativo, legale), secondo le indicazioni del
bando, e corredato, ove previsto, dalle abilitazioni professionali.
Dall’interno:
– per i collaboratori professionali di tutti i profili sanitari e
dell’assistente sociale il possesso dei diplomi di abilitazione alla
specifica professione previsti dalla vigente legislazione;
– per i collaboratori tecnico-professionali ed i collaboratori
amministrativo-professionali, il possesso del diploma di laurea,
corrispondente allo specifico settore di attivita’ di assegnazione
(tecnico, professionale, informatico, statistico,
sociologico-amministrativo, legale) corredato – ove previsto – dalle
abilitazioni professionali, ovvero – in mancanza, fatti salvi i
diplomi abilitativi per legge – il possesso del diploma di istruzione
secondaria di secondo grado unitamente ad esperienza lavorativa
quinquennale maturata in profilo corrispondente della categoria C.

Profili professionali del livello economico D super (Ds).
Collaboratore professionale sanitario esperto.
Programma, nell’ambito dell’attivita’ di organizzazione dei
servizi sanitari la migliore utilizzazione delle risorse umane in
relazione agli obiettivi assegnati e verifica l’espletamento delle
attivita’ del personale medesimo. Collabora alla formulazione dei
piani operativi e dei sistemi di verifica della qualita’ ai fini
dell’ottimizzazione dei servizi sanitari. Coordina le attivita’
didattiche tecnico-pratiche e di tirocinio, di formazione (quali, ad
esempio, diploma universitario, formazione complementare, formazione
continua) del personale appartenente ai profili sanitari a lui
assegnate. Assume responsabilita’ diretta per le attivita’
professionali cui e’ preposto e formula proposte operative per
l’organizzazione del lavoro nell’ambito dell’attivita’ affidatagli.
Collaboratore professionale assistente sociale esperto.
Sulla base dei contenuti e delle attribuzioni previste dall’art.
1 della legge 23 marzo 1993, n. 84, svolge attivita’ di vertice nei
servizi sociali con particolare autonomia tecnico-professionale,
elevata professionalita’ ed assunzione di responsabilita’ dei
risultati conseguiti dall’unita’ operativa. Assume responsabilita’
diretta per le attivita’ professionali cui e’ preposto e formula
proposte operative per l’organizzazione del lavoro nell’ambito
dell’attivita’ affidatagli.
Collaboratore tecnico-professionale esperto.
Svolge attivita’ prevalentemente tecniche che comportano una
autonoma elaborazione di atti preliminari e istruttori dei
provvedimenti di competenza dell’unita’ operativa in cui e’ inserito;
collabora con i dirigenti nelle attivita’ di studio e programmazione
assicura, oltre all’espletamento dei compiti direttamente affidati,
il coordinamento ed il controllo delle attivita’ tecniche di unita’
operative semplici, avvalendosi della collaborazione di altro
personale del ruolo tecnico cui fornisce istruzioni; assume
responsabilita’ diretta per le attivita’ professionali cui e’
preposto formula proposte operative per l’organizzazione del lavoro
nell’ambito dell’attivita’ affidatagli e per la semplificazione o
snellimento delle procedure eventualmente connesse. Le attivita’
lavorative del collaboratore tecnico-professionale esperto si
svolgono nell’ambito dei settori tecnico, informatico e
professionale, secondo le esigenze organizzative e funzionali delle
aziende ed enti ed i requisiti culturali e professionali posseduti
dal personale interessato.
Collaboratore amministrativo-professionale esperto.
Assicura, oltre all’espletamento dei compiti direttamente
affidati, il coordinamento ed il controllo delle attivita’
amministrative e contabili di unita’ operative semplici, avvalendosi
della collaborazione di altro personale amministrativo cui fornisce
istruzioni; assume responsabilita’ diretta per le attivita’ cui e’
preposto. Formula proposte operative per l’organizzazione del lavoro
nelle attivita’ di competenza e per la semplificazione
amministrativa. Le attivita’ lavorative del collaboratore
professionale amministrativo esperto possono svolgersi – oltre che
nell’area amministrativa – anche nei settori statistico, sociologico
e legale, secondo le esigenze organizzative e funzionali delle
aziende ed enti ed i requisiti culturali e professionali posseduti
dal personale interessato.

Modalita’ di accesso al livello economico Ds.
Dall’esterno: mediante pubblico concorso nel rispetto dell’art.
15, comma 2, del CCNL 7 aprile 1999.
Dall’interno: ai sensi dell’art. 17 del CCNL 7 aprile 1999.

Requisiti culturali e professionali per l’accesso al livello
economico Ds.
Dall’esterno:
– per i collaboratori professionali sanitari esperti e per il
collaboratore professionale assistente sociale esperto il possesso
dei diplomi di abilitazione alla specifica professione previsti dalla
vigente legislazione, unitamente ad una esperienza professionale
complessiva di otto anni nei corrispondenti profili della categoria C
e/o della categoria D – livello iniziale – acquisita in aziende ed
enti del Servizio sanitario nazionale;
– per il solo profilo infermieristico, in alternativa, esperienza
triennale nel corrispondente profilo della categoria C e/o della
categoria D – livello iniziale – acquisita in aziende ed enti del
Servizio sanitario nazionale corredato del diploma di scuola diretta
a fini speciali nell’assistenza infermieristica;
– per il collaboratore tecnico-professionale esperto ed il
collaboratore amministrativo-professionale esperto, il possesso del
diploma di laurea previsto per lo specifico settore di attivita’ di
assegnazione, corredato – ove necessario – delle prescritta
iscrizione all’albo professionale da almeno tre anni.
Dall’interno:
– per i collaboratori professionali sanitari esperti dei servizi
infermieristici:
1. esperienza professionale complessiva di sei anni nel
corrispondente profilo della categoria C e/o della categoria D –
livello iniziale – acquisita in aziende ed enti del Servizio
sanitario nazionale;
2. esperienza professionale complessiva triennale nel
medesimo profilo della categoria C e/o della categoria D – livello
iniziale – acquisita in aziende ed enti del Servizio sanitario
nazionale corredato, del diploma di scuola diretta a fini speciali
nell’assistenza infermieristica;
3. esperienza professionale complessiva di tre anni nella
categoria D, livello economico iniziale nel corrispondente profilo
acquisita in aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale;
– per tutti gli altri collaboratori professionali sanitari
esperti e per il collaboratore professionale assistente sociale
esperto:
1. esperienza professionale complessiva di otto anni nel
corrispondente profilo della categoria C e/o della categoria D –
livello iniziale – acquisita in aziende ed enti del Servizio
sanitario nazionale;
2. esperienza professionale complessiva di tre anni nella
categoria D, livello economico iniziale nel corrispondente profilo
acquisita in aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale;
– per il collaboratore tecnico-professionale esperto ed il
collaboratore amministrativo-professionale esperto: in caso di
possesso del diploma di laurea previsto per lo specifico settore di
attivita’ di assegnazione (tecnico, professionale, informatico,
statistico, sociologico-amministrativo, legale), corredato della
abilitazione professionale ove prevista, e’ richiesta una esperienza
lavorativa biennale maturata nel corrispondente profilo della
categoria D iniziale. In mancanza, fatti salvi i diplomi
professionali abilitativi per legge, e’ richiesto il possesso del
diploma di istruzione secondaria di secondo grado unitamente ad
esperienza lavorativa quinquennale maturata nel corrispondente
profilo della categoria D iniziale.

Disposizioni finali.
1. In tutti i casi in cui nelle presenti declaratorie e/o
profili, con riferimento ai requisiti di accesso, si usa la dizione
“livello iniziale”, essa deve intendersi come posizione di accesso
alle categorie A, B, C, D oppure, ove articolate al loro interno, ai
livelli economici Bs e Ds. Tale dizione prescinde, ai fini
dell’ammissione alle selezioni, dal trattamento economico in
godimento del candidato che, pur appartenendo alla posizione iniziale
con riferimento all’accesso, potrebbe essere gia’ titolare di una
delle fasce previste per la progressione orizzontale.
2. Le parti, preso atto delle modifiche in atto dei percorsi
formativi di livello universitario nonche’ delle equipollenze
previste dalle vigenti disposizioni con riguardo alle denominazioni
dei titoli di studio e dei diplomi delle professioni sanitarie e
delle assistenti sociali, inseriti nella categoria D (livello
economico iniziale e livello super) richiesti per l’accesso,
ritengono che le aziende debbano provvedere all’automatico
aggiornamento delle relative dizioni nei relativi bandi di concorso.
3. Per quanto attiene ai diplomi di laurea richiesti per i
collaboratori tecnico-professionali e amministrativo-professionali
della categoria D, nel livello economico iniziale e nel livello super
di esperto, la dizione “diploma di laurea” richiesto per l’ammissione
dall’esterno o dall’interno e’ automaticamente adeguata alle nuove
denominazioni di legge di laurea di primo livello (denominata
“laurea”) e di secondo livello (denominata “laurea specialistica”).
Il bando di concorso dovra’ indicare il titolo richiesto.

Allegato 2

Tabelle indennita’ integrativa speciale per le diverse categorie

Categorie e posizioni economiche di sviluppo
(importi annui lordi dell’IIS)
—-> Vedere Tabella

COMUNICATO: Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del personale del comparto Sanita’ stipulato il 7 aprile 1999

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