DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 dicembre 2010, n. 277 - Regolamento recante criteri e modalita' per la concessione dei contributi di cui all'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (11G0103) - (GU n. 101 del 3-5-2011 | Architetto.info

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 dicembre 2010, n. 277 – Regolamento recante criteri e modalita’ per la concessione dei contributi di cui all’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (11G0103) – (GU n. 101 del 3-5-2011

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 dicembre 2010, n. 277 - Regolamento recante criteri e modalita' per la concessione dei contributi di cui all'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (11G0103) - (GU n. 101 del 3-5-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/05/2011

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 dicembre 2010 ,
n. 277

Regolamento recante criteri e modalita’ per la concessione dei
contributi di cui all’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53.
(11G0103)

Capo I Disposizioni comuni

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Viste le conclusioni adottate dal Consiglio Europeo di Lisbona del
23 e 24 marzo 2000 che hanno ribadito l’importanza della
conciliazione tra vita professionale e vita familiare, in vista del
raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di occupazione
femminile, nel rispetto dei principi di pari opportunita’;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400
recante “Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri”;
Visto l’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53 recante
“Disposizioni per il sostegno della maternita’ e della paternita’,
per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei
tempi delle citta’”, come modificato dall’articolo 38 della legge 18
giugno 2009, n. 69;
Visto, in particolare, il comma 4 dell’articolo 9 della legge 8
marzo 2000, n. 53, che rinvia ad un successivo decreto per la
definizione dei nuovi criteri e modalita’ per la concessione dei
contributi ivi previsti;
Visto l’articolo 1, comma 19 del decreto-legge 18 maggio 2006, n.
181, recante “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle
attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei
ministeri”, che attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri,
tra le altre, le competenze statali in materia di conciliazione dei
tempi di lavoro e dei tempi di cura della famiglia, convertito in
legge, con modificazioni, dall’articolo 1 della legge 17 luglio 2006,
n. 233;
Visto l’articolo 1, comma 14, lett. b) del decreto-legge 16 maggio
2008, n. 85, recante “Disposizioni urgenti per l’adeguamento delle
strutture di Governo in applicazione dell’articolo 1, commi 376 e 377
della legge 24 dicembre 2007, n. 244”, convertito in legge, con
modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 14 luglio 2008,
n. 121;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica del 12 maggio
2008, con il quale il sen. Carlo Amedeo Giovanardi e’ stato nominato
Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13
giugno 2008, di delega delle funzioni del Presidente del Consiglio
dei Ministri al Sottosegretario di Stato sen. Carlo Amedeo
Giovanardi, ed in particolare l’articolo 1, comma 2, lett. e);
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29
ottobre 2009 che istituisce il Dipartimento per le politiche della
famiglia tra le strutture generali della Presidenza del Consiglio dei
Ministri;
Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante “Disposizioni
urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la
razionalizzazione della spesa pubblica, nonche’ interventi in materia
di entrate e di contrasto all’evasione fiscale” ed in particolare
l’articolo 19, che istituisce il Fondo per le politiche della
famiglia;
Visto l’articolo 1, commi 1250 e 1252 della legge 27 dicembre 2006,
n. 296 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato”(legge finanziaria 2007);
Visto il decreto del 15 maggio 2001 del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro per la solidarieta’
sociale ed il Ministro per le pari opportunita’, di prima attuazione
dell’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53;
Visto il parere reso dalla Conferenza unificata in data 29 aprile
2010;
Visto il parere interlocutorio reso dal Consiglio di Stato
nell’adunanza del 24 maggio e trasmesso in data 9 giugno 2010;
Visto il parere interlocutorio reso dal Consiglio di Stato
nell’adunanza del 22 luglio e trasmesso in data 3 agosto 2010;
Visto il parere reso dal Consiglio di Stato nell’adunanza dell’8
novembre e trasmesso in data 23 novembre 2010;
Di concerto con il Ministro per le pari opportunita’ e con il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali;

Adotta

il seguente regolamento:

Art. 1

Definizioni

1. Ai sensi del presente regolamento si intende per:
a) legge: la legge 8 marzo 2000, n. 53;
b) ufficio: il Dipartimento per le politiche della famiglia,
competente per la gestione del procedimento di cui all’articolo 9
della legge;
c) pubblici registri: i documenti che assolvono ad una funzione
di certezza pubblica o legale, ivi compresi il registro delle
imprese, il repertorio economico amministrativo, i registri regionali
delle fondazioni e delle associazioni e gli albi professionali;
d) azioni positive: le misure dirette a sostenere i soggetti con
responsabilita’ genitoriali o familiari, attraverso la rimozione
degli ostacoli alla realizzazione del principio di uguaglianza
sostanziale in ambito familiare e lavorativo e la promozione della
qualita’ delle relazioni familiari grazie ad un maggiore equilibrio
tra vita privata e vita professionale;
e) reti: partenariati o altri sistemi di partecipazione integrata
di soggetti pubblici e privati alla progettazione, realizzazione o
finanziamento di azioni positive per la conciliazione tra vita
professionale e vita familiare;
f) sostituzione del titolare di impresa, del libero
professionista o del lavoratore autonomo: azione con cui il
promotore, instaurando un rapporto di natura autonoma, incarica un
soggetto in possesso dei necessari requisiti professionali, di
svolgere la totalita’ delle proprie attivita’ lavorative, in modo da
liberare tempo per la cura dei figli minori o figli disabili, senza
pregiudicare l’andamento della propria vita professionale;
g) collaborazione con il titolare di impresa, il libero
professionista o il lavoratore autonomo: azione con cui il promotore,
instaurando un rapporto di natura autonoma o dipendente, incarica un
soggetto in possesso dei necessari requisiti professionali, di
svolgere parte delle proprie attivita’ lavorative, in modo da
liberare tempo per la cura dei figli minori o figli disabili, senza
pregiudicare l’andamento della propria vita professionale.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art.10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine
di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse
– Il Consiglio europeo ha tenuto una sessione
straordinaria il 23 e 24 marzo 2000 a Lisbona per
concordare un nuovo obiettivo strategico per l’Unione al
fine di sostenere l’occupazione, le riforme economiche e la
coesione sociale nel contesto di un’economia basata sulla
conoscenza. In relazione allo sviluppo di una politica
attiva dell’occupazione, il Consiglio e la Commissione sono
invitati, tra l’altro, a favorire tutti gli aspetti della
parita’ di opportunita’, compresa la riduzione della
segregazione occupazionale, rendendo piu’ facile conciliare
la vita professionale con la vita familiare.
– L’art. 17, comma 3, della Legge 23 agosto 1988, n.
400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri), disciplina i
regolamenti ministeriali ed interministeriali.
– Si riporta il testo dell’art. 9 della legge 8 marzo
2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternita’
e della paternita’, per il diritto alla cura e alla
formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta’),
come modificato dall’art. 38 della legge 18 giugno 2009, n.
69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitivita’ nonche’ in materia di
processo civile):
«Art. 9. Misure per conciliare tempi di vita e tempi di
lavoro – 1. Al fine di promuovere e incentivare azioni
volte a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro,
nell’ambito del Fondo per le politiche per la famiglia di
cui all’articolo 19 del decreto-legge 4 luglio 2006, n.
223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto
2006, n. 248, e’ destinata annualmente una quota
individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri o del Ministro delegato alle politiche per la
famiglia, al fine di erogare contributi in favore di datori
di lavoro privati, ivi comprese le imprese collettive,
iscritti in pubblici registri, di aziende sanitarie locali,
di aziende ospedaliere e di aziende ospedaliere
universitarie i quali attuino accordi contrattuali che
prevedano le seguenti tipologie di azione positiva:
a) progetti articolati per consentire alle lavoratrici
e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di
flessibilita’ degli orari e dell’organizzazione del lavoro,
quali part time reversibile, telelavoro e lavoro a
domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o
in uscita, sui turni e su sedi diverse, orario concentrato,
con specifico interesse per i progetti che prevedano di
applicare, in aggiunta alle misure di flessibilita’,
sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e
dei risultati;
b) programmi ed azioni volti a favorire il
reinserimento delle lavoratrici e dei lavoratori dopo un
periodo di congedo parentale o per motivi comunque legati
ad esigenze di conciliazione;
c) progetti che, anche attraverso l’attivazione di reti
tra enti territoriali, aziende e parti sociali, promuovano
interventi e servizi innovativi in risposta alle esigenze
di conciliazione dei lavoratori. Tali progetti possono
essere presentati anche da consorzi o associazioni di
imprese, ivi comprese quelle temporanee, costituite o
costituende, che insistono sullo stesso territorio, e
possono prevedere la partecipazione degli enti locali anche
nell’ambito dei piani per l’armonizzazione dei tempi delle
citta’.
2. Destinatari dei progetti di cui al comma 1 sono
lavoratrici o lavoratori, inclusi i dirigenti, con figli
minori, con priorita’ nel caso di disabilita’ ovvero di
minori fino a dodici anni di eta’, o fino a quindici anni
in caso di affidamento o di adozione, ovvero con a carico
persone disabili o non autosufficienti, ovvero persone
affette da documentata grave infermita’.
3. Una quota delle risorse di cui al comma 1, da
stabilire con il provvedimento di cui al comma 4, e’,
inoltre, impiegata per l’erogazione di contributi in favore
di progetti che consentano ai titolari di impresa, ai
lavoratori autonomi o ai liberi professionisti, per
esigenze legate alla maternita’ o alla presenza di figli
minori ovvero disabili, di avvalersi della collaborazione o
sostituzione di soggetti in possesso dei necessari
requisiti professionali.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri o del Ministro delegato alle politiche per la
famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali e con il Ministro per le
pari opportunita’, sentita la Conferenza unificata, nei
limiti delle risorse di cui al comma 1, sono definiti i
criteri e le modalita’ per la concessione dei contributi di
cui al presente articolo e, in particolare, la percentuale
delle risorse da destinare a ciascuna tipologia
progettuale, l’importo massimo finanziabile per ciascuna
tipologia progettuale e la durata delle azioni progettuali.
In ogni caso, le richieste dei contributi provenienti dai
soggetti pubblici saranno soddisfatte a concorrenza della
somma che residua una volta esaurite le richieste di
contributi dei soggetti privati.
5. Le risorse di cui al comma 1 possono essere, in
misura non superiore al 10 per cento, destinate alle
attivita’ di promozione delle misure in favore della
conciliazione, di consulenza alla progettazione, di
monitoraggio delle azioni da effettuare anche attraverso
reti territoriali».
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 19, del
decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181 (Disposizioni urgenti
in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza
del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri), convertito,
con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233:
«19. Sono attribuite al Presidente del Consiglio dei
Ministri:
a) le funzioni di competenza statale attribuite al
Ministero per i beni e le attivita’ culturali dagli
articoli 52, comma 1, e 53 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300, in materia di sport. Entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, lo statuto dell’Istituto
per il credito sportivo e’ modificato al fine di prevedere
la vigilanza da parte del Presidente del Consiglio dei
Ministri e del Ministro per i beni e le attivita’
culturali;
b) le funzioni di vigilanza sull’Agenzia dei segretari
comunali e provinciali nonche’ sulla Scuola superiore per
la formazione e la specializzazione dei dirigenti della
pubblica amministrazione locale;
c) l’iniziativa legislativa in materia di
individuazione e allocazione delle funzioni fondamentali di
comuni, province e citta’ metropolitane di cui all’articolo
117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, nonche’
le competenze in materia di promozione e coordinamento
relativamente all’attuazione dell’articolo 118, primo e
secondo comma, della Costituzione;
d) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia
di politiche giovanili, nonche’ le funzioni di competenza
statale attribuite al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali dall’articolo 46, comma 1, lettera c),
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in materia
di coordinamento delle politiche delle giovani generazioni,
ivi comprese le funzioni di indirizzo e vigilanza
sull’Agenzia nazionale italiana del programma comunitario
gioventu’, esercitate congiuntamente con il Ministro della
solidarieta’ sociale. La Presidenza del Consiglio dei
Ministri puo’ prendere parte alle attivita’ del Forum
nazionale dei giovani;
e) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia
di politiche per la famiglia nelle sue componenti e
problematiche generazionali nonche’ le funzioni di
competenza statale attribuite al Ministero del lavoro e
delle politiche sociali dall’articolo 46, comma 1, lettera
c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in
materia di coordinamento delle politiche a favore della
famiglia, di interventi per il sostegno della maternita’ e
della paternita’, di conciliazione dei tempi di lavoro e
dei tempi di cura della famiglia, di misure di sostegno
alla famiglia, alla genitorialita’ e alla natalita’, di
supporto all’Osservatorio nazionale sulla famiglia. La
Presidenza del Consiglio dei Ministri subentra al Ministero
del lavoro e delle politiche sociali in tutti i suoi
rapporti con l’Osservatorio nazionale sulla famiglia e
tiene informato il Ministero della solidarieta’ sociale
della relativa attivita’. La Presidenza del Consiglio dei
Ministri, unitamente al Ministero della solidarieta’
sociale, fornisce il supporto all’attivita’
dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e del Centro
nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia di
cui agli articoli 2 e 3 della legge 23 dicembre 1997, n.
451, ed esercita altresi’ le funzioni di espressione del
concerto in sede di esercizio delle funzioni di competenza
statale attribuite al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale in materia di «Fondo di previdenza per
le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti
derivanti da responsabilita’ familiari», di cui al decreto
legislativo 16 settembre 1996, n. 565;
f) le funzioni di espressione del concerto in sede di
esercizio delle funzioni di competenza statale attribuite
al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dagli
articoli 8, 9, 10, 11, 18, 19, 20, 43, 44, 45, 46, 47 e 48
del codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, di cui
al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198;
g) le funzioni di competenza statale attribuite al
Ministero delle attivita’ produttive dalla legge 25
febbraio 1992, n. 215, e dagli articoli 21, 22, 52, 53, 54
e 55 del citato codice di cui al decreto legislativo 11
aprile 2006, n. 198.».
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 14, del
decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85 (Disposizioni urgenti
per l’adeguamento delle strutture di Governo in
applicazione dell’articolo 1, commi 376 e 377, della legge
24 dicembre 2007, n. 244), convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 luglio 2008, n. 121:
«14. Sono, in ogni caso, attribuite al Presidente del
Consiglio dei Ministri:
a) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia
di politiche giovanili, nonche’ le funzioni di competenza
statale attribuite al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali dall’articolo 46, comma 1, lettera c),
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in materia
di coordinamento delle politiche delle giovani generazioni;
le funzioni gia’ attribuite al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale dall’articolo 1, commi 72, 73 e 74,
della legge 24 dicembre 2007, n. 247, in tema di
finanziamenti agevolati per sopperire alle esigenze
derivanti dalla peculiare attivita’ lavorativa svolta
ovvero per sviluppare attivita’ innovative e
imprenditoriali; le funzioni in tema di contrasto e
trattamento della devianza e del disagio giovanile. Per
l’esercizio delle funzioni di cui alla presente lettera la
Presidenza del Consiglio dei Ministri si avvale anche delle
relative risorse finanziarie, umane e strumentali, ivi
compresi l’Osservatorio per il disagio giovanile legato
alle dipendenze ed il relativo Fondo nazionale per le
comunita’ giovanili di cui al comma 556 dell’articolo 1
della legge 23 dicembre 2005, n. 266, delle risorse gia’
trasferite al Ministero della solidarieta’ sociale
dall’articolo 1, comma 6, del decreto-legge 18 maggio 2006,
n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17
luglio 2006, n. 233, nonche’ delle altre risorse inerenti
le medesime funzioni attualmente attribuite ad altre
amministrazioni;
b) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia
di politiche per la famiglia nelle sue componenti e
problematiche generazionali, nonche’ le funzioni di
competenza statale attribuite al Ministero del lavoro e
delle politiche sociali dall’articolo 46, comma 1, lettera
c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in
materia di coordinamento delle politiche a favore della
famiglia, di interventi per il sostegno della maternita’ e
della paternita’, di conciliazione dei tempi di lavoro e
dei tempi di cura della famiglia, di misure di sostegno
alla famiglia, alla genitorialita’ e alla natalita’,
nonche’ quelle concernenti l’Osservatorio nazionale sulla
famiglia di cui all’articolo 1, comma 1250, della legge 27
dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni. La
Presidenza del Consiglio dei Ministri esercita altresi’ le
funzioni di competenza del Governo per l’Osservatorio
nazionale per l’infanzia e l’adolescenza di cui agli
articoli 1 e 2 del decreto del Presidente della Repubblica
14 maggio 2007, n. 103, unitamente al Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali. La Presidenza del
Consiglio dei Ministri esercita altresi’ la gestione delle
risorse finanziarie relative alle politiche per la famiglia
ed, in particolare, la gestione dei finanziamenti di cui
all’articolo 1, commi 1250 e 1259, della legge 27 dicembre
2006, n. 296;
c) le funzioni concernenti il Centro nazionale di
documentazione e di analisi per l’infanzia e l’adolescenza
di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 14 maggio 2007, n. 103, esercitate unitamente al
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, e l’espressione del concerto in sede di esercizio
delle funzioni di competenza statale attribuite al
Ministero del lavoro e della previdenza sociale in materia
di «Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori
di cura non retribuiti derivanti da responsabilita’
familiari», di cui al decreto legislativo 16 settembre
1996, n. 565;
d) l’espressione del concerto in sede di esercizio
delle funzioni di competenza statale attribuite al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali dagli
articoli 8, 9, 10, 11, 18, 19, 20, 43, 44, 45, 46, 47 e 48
del codice delle pari opportunita’ tra uomo e donna, di cui
al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198;
e) le funzioni di competenza statale attribuite al
Ministero delle attivita’ produttive dagli articoli 52, 53,
54 e 55 del citato codice di cui al decreto legislativo 11
aprile 2006, n. 198. In ordine al Comitato per
l’imprenditoria femminile resta fermo quanto disposto dal
regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 14 maggio 2007, n. 101 ».
– Il Decreto del Presidente della Repubblica 12 maggio
2008 (Nomina dei Sottosegretari di Stato) contiene la
nomina a Sottosegretario di Stato del sen. Carlo Amedeo
Giovanardi.
– Il Decreto del .Presidente del Consiglio dei Ministri
13 giugno 2008 (Delega di funzioni del Presidente del
Consiglio dei Ministri al Sottosegretario di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri sen. Carlo Amedeo
Giovanardi) e’ pubblicato nella Gazz. Uff. 28 giugno 2008,
n. 150.
– Il Decreto del .Presidente del Consiglio dei Ministri
29 ottobre 2009 (Modifiche al D.P.C.M. 23 luglio 2002,
recante: «Ordinamento delle strutture generali della
Presidenza del Consiglio dei Ministri» e rideterminazione
delle dotazioni organiche dirigenziali) e’ pubblicato nella
Gazz. Uff. 30 dicembre 2009, n. 302.
– Si riporta il testo dell’art. 19 del decreto-legge 4
luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio
economico e sociale, per il contenimento e la
razionalizzazione della spesa pubblica, nonche’ interventi
in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale),
convertito, con modificazioni, dalla legge4 agosto 2006, n.
248:
«Art. 19. Fondi per le politiche della famiglia, per le
politiche giovanili e per le politiche relative ai diritti
e alle pari opportunita’ – 1. Al fine di promuovere e
realizzare interventi per la tutela della famiglia, in
tutte le sue componenti e le sue problematiche
generazionali, nonche’ per supportare l’Osservatorio
nazionale sulla famiglia, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri e’ istituito un fondo denominato
«Fondo per le politiche della famiglia», al quale e’
assegnata la somma di 3 milioni di euro per l’anno 2006 e
di dieci milioni di euro a decorrere dall’anno 2007.
2. Al fine di promuovere il diritto dei giovani alla
formazione culturale e professionale e all’inserimento
nella vita sociale, anche attraverso interventi volti ad
agevolare la realizzazione del diritto dei giovani
all’abitazione, nonche’ a facilitare l’accesso al credito
per l’acquisto e l’utilizzo di beni e servizi, presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri e’ istituito un fondo
denominato «Fondo per le politiche giovanili», al quale e’
assegnata la somma di 3 milioni di euro per l’anno 2006 e
di dieci milioni di euro a decorrere dall’anno 2007.
3. Al fine di promuovere le politiche relative ai
diritti e alle pari opportunita’, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri e’ istituito un fondo denominato
«Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari
opportunita’», al quale e’ assegnata la somma di 3 milioni
di euro per l’anno 2006 e di dieci milioni di euro a
decorrere dall’anno 2007. ».
– Si riportano i commi 1250 e 1252 della Legge 27
dicembre 2006, n. (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge
finanziaria 2007):
«1250. Il Fondo per le politiche della famiglia di cui
all’articolo 19, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006,
n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto
2006, n. 248, e’ incrementato di 210 milioni di euro per
l’anno 2007 e di 180 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2008 e 2009. Il Ministro delle politiche per la
famiglia utilizza il Fondo: per istituire e finanziare
l’Osservatorio nazionale sulla famiglia prevedendo la
rappresentanza paritetica delle amministrazioni statali da
un lato e delle regioni, delle province autonome di Trento
e di Bolzano e degli enti locali dall’altro, nonche’ la
partecipazione dell’associazionismo e del terzo settore;
per finanziare le iniziative di conciliazione del tempo di
vita e di lavoro di cui all’articolo 9 della legge 8 marzo
2000, n. 53; per sperimentare iniziative di abbattimento
dei costi dei servizi per le famiglie con numero di figli
pari o superiore a quattro; per sostenere l’attivita’
dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della
pornografia minorile di cui all’articolo 17 della legge 3
agosto 1998, n. 269, e successive modificazioni,
dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e del Centro
nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia di
cui alla legge 23 dicembre 1997, n. 451; per sviluppare
iniziative che diffondano e valorizzino le migliori
iniziative in materia di politiche familiari adottate da
enti pubblici e privati, enti locali, imprese e
associazioni; per sostenere le adozioni internazionali e
garantire il pieno funzionamento della Commissione per le
adozioni internazionali.»
«1252. Il Ministro delle politiche per la famiglia, con
proprio decreto, ripartisce gli stanziamenti del Fondo
delle politiche per la famiglia tra gli interventi di cui
ai commi 1250 e 1251.».
– Il decreto interministeriale 15 maggio 2001 reca:
“Approvazione delle modalita’ di erogazione dei contributi
ex art. 9, comma 2, della L. 8 marzo 2000, n. 53, che
dispone la concessione di contributi a carico del Fondo per
l’occupazione, in favore di aziende che applichino accordi
contrattuali che prevedono azioni positive per la
flessibilita’.”

Capo I Disposizioni comuni

Art. 2

Ripartizione delle risorse tra tipologie progettuali

1. Le risorse disponibili sono destinate:
1) per il 90% al finanziamento delle tipologie di progetto
previste all’articolo 9, comma 1, della legge;
2) per il 10% al finanziamento dei progetti di cui all’articolo
9, comma 3, della legge.
2. Le quote percentuali da destinare alle diverse tipologie di
azione previste dalle lettere a), b) e c) dell’articolo 9, comma 1,
della legge sono stabilite con il decreto di cui al medesimo articolo
9, comma 1, primo alinea, sulla base dei seguenti criteri:
a) numero medio delle richieste di finanziamento ricevute
nell’anno precedente, in relazione a ciascuna tipologia di azione;
b) numero medio di progetti approvati e positivamente conclusi
nell’anno precedente, in relazione a ciascuna tipologia di azione;
risultati complessivi della sperimentazione per ciascuna tipologia di
azione.

Capo II Progetti per la flessibilita’, il reinserimento e
gli interventi innovativi in favore di lavoratori dipendenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 1, della legge

Art. 3

Azioni ammissibili, durata e importo finanziabile

1. I progetti disciplinati dal presente capo, sono finanziati per
un importo massimo di euro 500.000,00, hanno una durata massima di 24
mesi e devono prevedere almeno una delle seguenti tipologie di azioni
positive:
a) progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai
lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilita’ degli
orari e dell’organizzazione del lavoro, quali, a titolo
esemplificativo, part time reversibile, telelavoro e lavoro a
domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o in uscita,
su turni e su sedi diverse, orario concentrato, con specifico
interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle
misure di flessibilita’, sistemi innovativi per la valutazione della
prestazione e dei risultati, in base a quanto previsto dall’articolo
7, comma 2. L’elenco delle predette azioni di flessibilita’ non e’,
comunque, tassativo;
b) programmi ed azioni, comprese le attivita’ di formazione e
aggiornamento, volti a favorire il reinserimento delle lavoratrici e
dei lavoratori dopo un periodo di assenza dal lavoro non inferiore a
sessanta giorni a titolo di congedo di maternita’ e paternita’ o
parentale, o per altri motivi legati ad esigenze di conciliazione tra
vita professionale e vita familiare. Nel caso di congedo parentale o
per altri motivi legati alla conciliazione tra vita professionale e
vita familiare, il periodo di assenza non inferiore a sessanta giorni
deve riferirsi a un periodo continuativo;
c) progetti che, anche attraverso l’attivazione di reti tra enti
territoriali, aziende e parti sociali, promuovano interventi e
servizi innovativi in risposta alle esigenze di conciliazione tra
vita professionale e vita familiare delle lavoratrici e dei
lavoratori.

Capo II Progetti per la flessibilita’, il reinserimento e
gli interventi innovativi in favore di lavoratori dipendenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 1, della legge

Art. 4

Soggetti finanziabili

1. Possono presentare progetti di cui al presente capo, sulla base
di specifico accordo contrattuale, stipulato con le modalita’ di cui
all’articolo 6:
a) i datori di lavoro privati che esercitano attivita’ di
impresa, anche in forma collettiva (societa’), nonche’ i consorzi, i
gruppi di imprese e le associazioni di imprese, ivi comprese quelle
temporanee, costituite o costituende, anche ove prevedano la
partecipazione di enti locali cofinanziatori;
b) altri datori di lavoro privati non esercenti attivita’ di
impresa, a condizione che risultino iscritti in pubblici registri;
c) le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e le
aziende ospedaliere universitarie, a concorrenza della somma
eventualmente residua, una volta soddisfatte, per ciascuna scadenza,
le richieste di contributi presentate dai soggetti di cui alle
lettere a) e b) e dichiarate “ammissibili a finanziamento” ai sensi
dell’articolo 16, comma 3.
2. Gli enti pubblici diversi da quelli elencati al comma 1, lett.
c) non rientrano, comunque, tra i soggetti finanziabili, anche nel
caso in cui prendano parte a progetti promossi nell’ambito di una
rete o di un consorzio, ai sensi del comma 1, lett. a).
3. Parimenti, non sono finanziabili i soggetti che si trovino in
stato di fallimento, liquidazione, amministrazione controllata o
concordato preventivo o per i quali siano in corso procedimenti
diretti all’apertura di una delle predette procedure.
4. I soggetti che hanno gia’ usufruito di contributi ai sensi
dell’articolo 9 della legge possono presentare una nuova domanda di
finanziamento alle seguenti condizioni:
a) che il progetto finanziato sia realizzato in ogni sua fase, e
siano concluse le procedure di verifica, nonche’ sia rilasciata
l’autorizzazione al pagamento del saldo;
b) che il nuovo progetto presentato contenga e indichi
chiaramente elementi di novita’ sostanziale rispetto al precedente,
sviluppando un’azione riferita ad una diversa tipologia progettuale
ovvero, nell’ambito della medesima tipologia progettuale, ad una
differente azione positiva di flessibilita’, ovvero a diversi
destinatari.
5. In caso di progetti presentati da consorzi, gruppi di imprese e
associazioni temporanee di imprese finalizzate alla promozione di
azioni di conciliazione tra vita professionale e vita familiare per i
dipendenti delle aziende consorziate o partecipanti, le singole
aziende coinvolte possono presentare anche individualmente altri
progetti a valere sull’articolo 9 della legge, solo quando il
progetto comune sia stato concluso e sempre che il nuovo progetto sia
diverso dal precedente, nei termini di cui al comma 4.

Capo II Progetti per la flessibilita’, il reinserimento e
gli interventi innovativi in favore di lavoratori dipendenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 1, della legge

Art. 5

Destinatari

1. Destinatari dei progetti disciplinati dal presente capo sono le
lavoratrici ed i lavoratori dipendenti, inclusi i dirigenti, con
figli minori ovvero con a carico persone disabili o non
autosufficienti, ovvero persone affette da documentata grave
infermita’.
2. Tra i soggetti di cui al comma 1 sono compresi altresi’, alle
medesime condizioni, i soci lavoratori e le socie lavoratrici di
societa’ cooperative, le lavoratrici ed i lavoratori in
somministrazione, nonche’ i soggetti titolari di un rapporto di
collaborazione coordinata e continuativa nella modalita’ a progetto,
purche’ la natura del rapporto sia compatibile con la tipologia e con
la durata dell’azione proposta con la domanda di finanziamento.

Capo II Progetti per la flessibilita’, il reinserimento e
gli interventi innovativi in favore di lavoratori dipendenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 1, della legge

Art. 6

Accordo contrattuale

1. Per accordo contrattuale si intende, anche in via alternativa:
a) l’accordo con le organizzazioni di rappresentanza sindacale
firmatarie il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato in
azienda;
b) l’accordo collettivo di secondo livello stipulato con le
rappresentanze sindacali aziendali o con le rappresentanze sindacali
unitarie;
c) l’accordo collettivo di secondo livello stipulato con le
strutture territoriali di organizzazioni sindacali comparativamente
piu’ rappresentative sul piano nazionale;
d) l’accordo quadro stipulato a livello territoriale tra le
associazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali
comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale;
e) le intese definite dagli enti bilaterali per il comparto di
riferimento ovvero dagli organismi paritetici territoriali costituiti
tra le organizzazioni sindacali e le organizzazioni datoriali piu’
rappresentative a livello nazionale;
f) nel caso di datori che occupino alle loro dipendenze meno di
15 prestatori di lavoro, l’accordo tra il datore di lavoro e il
lavoratore interessato.
2. L’accordo contrattuale e’ presupposto indispensabile per
l’ammissibilita’ dei progetti disciplinati dal presente capo, in
funzione di garanzia dell’adattamento del contesto aziendale alle
esigenze di conciliazione tra vita professionale e vita familiare
espresse dai lavoratori.
3. Il predetto accordo fornisce soluzioni specifiche alle esigenze
individuali dei soggetti interessati alle misure di conciliazione tra
vita professionale e vita familiare ovvero introduce procedure
generali che consentano alle esigenze di conciliazione tra vita
professionale e vita familiare dei lavoratori di essere soddisfatte.
4. L’accordo illustra espressamente, in relazione ai singoli
interventi proposti, la valenza di azione positiva e l’innovazione
apportata dal progetto rispetto a quanto gia’ previsto dalla
legislazione vigente, dal contratto collettivo nazionale di
riferimento, ovvero, ove piu’ avanzata, dalla prassi gia’ adottata in
azienda.

Capo II Progetti per la flessibilita’, il reinserimento e
gli interventiinnovativi in favore di lavoratori dipendenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 1, della legge

Art. 7

Requisiti di priorita’ o preferenza

1. Per tutti i progetti disciplinati dal presente capo, e’
assegnato un punteggio addizionale nei casi in cui:
a) le azioni previste siano rivolte in misura prevalente a
destinatari che abbiano figli con disabilita’ ovvero figli minori
fino a dodici anni di eta’, o fino a quindici anni in caso di
affidamento o di adozione;
b) il proponente sia un’impresa che realizza un fatturato annuo o
un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro e che
si avvale dell’apporto complessivo di non piu’ di 50 persone, ivi
compreso il titolare che partecipi personalmente al lavoro aziendale
con carattere di abitualita’ e prevalenza.
2. Per i progetti di cui all’articolo 9, comma 1, lettera a), della
legge, e’ inoltre attribuito un punteggio aggiuntivo nel caso in cui,
contestualmente alle misure di flessibilita’, si preveda di applicare
sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e dei
risultati, tali da rimuovere gli ostacoli ad una piena valorizzazione
del contributo prestato dai soggetti beneficiari delle misure di
flessibilita’.
3. Per i progetti di cui all’articolo 9, comma 1, lettera b), della
legge, fermo restando quanto previsto dall’articolo 56 del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e’ inoltre attribuito un punteggio
aggiuntivo ai progetti che prevedano il rientro della lavoratrice o
del lavoratore nella medesima unita’ produttiva e con le funzioni
precedentemente svolte, ovvero condizioni di miglior favore.
4. Per i progetti di cui all’articolo 9, comma 1, lettera c), della
legge, e’ inoltre attribuito un punteggio aggiuntivo nel caso in cui
gli stessi prevedano l’attivazione di reti funzionali agli interventi
e ai servizi progettati.

Capo II Progetti per la flessibilita’, il reinserimento e
gli interventi innovativi in favore di lavoratori dipendenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 1, della legge

Art. 8

Criteri per la valutazione dei progetti

1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 7, per la
valutazione dei progetti di cui al comma 1 dell’articolo 9 della
legge, la commissione tecnica di cui all’articolo 15 utilizza i
seguenti criteri:
a) innovativita’ dell’azione, intesa come introduzione, non
sperimentata in precedenza, di pratiche o servizi migliorativi
rispetto a quelli gia’ in vigore in base alla legislazione, al
contratto collettivo e alle prassi applicate all’interno del luogo di
lavoro;
b) concretezza dell’azione, intesa come chiara individuazione e
coerenza delle azioni progettate e dei loro presupposti, con
particolare riguardo alle esigenze di conciliazione tra vita
professionale e vita familiare dei destinatari degli interventi;
c) efficacia dell’azione, intesa come idoneita’ delle azioni a
raggiungere gli specifici obiettivi del progetto, valutata anche alla
luce degli strumenti di monitoraggio predisposti e del grado di
coinvolgimento dei soggetti interessati;
d) economicita’ dell’azione, intesa come corretta articolazione e
congruita’ dei costi illustrati nel piano finanziario;
e) sostenibilita’ dell’azione, intesa come capacita’ di mantenere
i benefici nel tempo, anche in virtu’ dei contenuti dell’accordo
contrattuale e della presenza di reti in grado di sostenere
l’intervento ovvero della coerenza del progetto con le politiche di
conciliazione tra vita professionale e vita familiare attivate a
livello territoriale.

Capo III Progetti di sostituzione o collaborazione in favore
di soggetti autonomi ai sensi dell’articolo 9, comma 3, della legge

Art. 9

Azioni ammissibili, durata e importo finanziabile

1. Per i progetti disciplinati dal presente capo, l’importo massimo
finanziabile e’ di euro 35.000,00; il compenso da corrispondere al
sostituto o al collaboratore non puo’ superare il reddito imponibile
relativo all’attivita’ svolta dall’interessato nell’anno precedente
ovvero, ove piu’ favorevole, la media dei redditi imponibili
dichiarati nei due anni antecedenti la domanda di agevolazione; tanto
nel caso di sostituzione, quanto nel caso di collaborazione, il
compenso non puo’, comunque, essere inferiore al minimo retributivo
previsto dal CCNL per il lavoratore subordinato che svolge funzioni
comparabili, con specifico riferimento, per i professionisti ed
eventuali categorie residuali, al CCNL per i dipendenti degli studi e
delle attivita’ professionali.
2. La durata massima, riferita alla coppia genitoriale, e’ fissata
in 12 mesi, anche frazionabili nell’arco di 24 mesi.
3. I progetti devono prevedere azioni che consentano ai titolari di
impresa, ai lavoratori autonomi o ai liberi professionisti, per
esigenze legate alla maternita’ o alla presenza di figli minori o
figli disabili, di attivare una sostituzione o una collaborazione, ai
sensi di quanto previsto dall’articolo 1, lettere f) e g).
4. I familiari partecipanti, i soci partecipanti all’impresa e gli
eventuali associati in partecipazione non possono, in nessun caso,
rivestire il ruolo di sostituti o di collaboratori.

Capo III Progetti di sostituzione o collaborazione in favore
di soggetti autonomi ai sensi dell’articolo 9, comma 3, della legge

Art. 10

Soggetti finanziabili

1. Possono presentare progetti disciplinati dal presente capo:
a) i liberi professionisti ed i lavoratori autonomi, ivi compresi
i lavoratori a progetto. Questi ultimi devono dimostrare l’assenso
esplicito del committente, al quale possono anche scegliere di
delegare integralmente gli adempimenti relativi alla presentazione e
alla gestione del progetto.
b) i titolari di impresa individuale;
c) i titolari di impresa collettiva, limitatamente ai casi in
cui:
1. partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere
di abitualita’ e prevalenza e risultino iscritti, da almeno 6 mesi,
ad un’assicurazione obbligatoria;
2. sussista l’autorizzazione da parte degli altri soci alla
sostituzione o alla collaborazione.
2. Sono equiparati ai soggetti di cui alla lettera c) del comma 1:
a) i liberi professionisti costituiti in associazione;
b) i familiari partecipanti all’impresa di cui all’articolo 230
bis del codice civile, nei limiti dallo stesso previsti;
c) gli associati in partecipazione di cui agli articoli 2549 e
seguenti del codice civile.
3. Tra i soggetti finanziabili sono soddisfatti, in via prioritaria
per ciascuna scadenza, coloro la cui media del reddito imponibile,
dichiarato negli ultimi due anni antecedenti alla domanda, non sia
superiore a euro 70.000,00, sempre che, laddove titolari di impresa
individuale o collettiva, la stessa si avvalga dell’apporto
lavorativo complessivo di non piu’ di dieci soggetti, ivi compresi il
titolare o i soci che partecipino personalmente al lavoro aziendale
con carattere di abitualita’ e prevalenza.
4. I soggetti che hanno gia’ usufruito di finanziamenti ai sensi
dell’articolo 9, comma 3, della legge possono presentare una nuova
domanda di finanziamento alle seguenti condizioni:
a) che il progetto finanziato sia realizzato in ogni sua fase, e
siano concluse le procedure di verifica, nonche’ sia rilasciata
l’autorizzazione al pagamento del saldo;
b) che si presenti una specifica esigenza di conciliazione tra
vita professionale e vita familiare legata ad un nuovo evento, quale
una nuova maternita’ o adozione.

Note all’art. 10:
– Si riporta l’art. 230 bis del codice civile:
«Art. 230 bis (Impresa familiare). – Salvo che sia
configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta
in modo continuativo la sua attivita’ di lavoro nella
famiglia o nell’impresa familiare ha diritto al
mantenimento secondo la condizione patrimoniale della
famiglia e partecipa agli utili dell’impresa familiare ed
ai beni acquistati con essi nonche’ agli incrementi
dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in
proporzione alla quantita’ e qualita’ del lavoro prestato.
Le decisioni concernenti l’impiego degli utili e degli
incrementi nonche’ quelle inerenti alla gestione
straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione
dell’impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari
che partecipano all’impresa stessa. I familiari
partecipanti all’impresa che non hanno la piena capacita’
di agire sono rappresentati nel voto da chi esercita la
potesta’ su di essi.
Il lavoro della donna e’ considerato equivalente a
quello dell’uomo.
Ai fini della disposizione di cui al primo comma si
intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo
grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare
quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo
grado, gli affini entro il secondo.
Il diritto di partecipazione di cui al primo comma e’
intrasferibile, salvo che il trasferimento avvenga a favore
di familiari indicati nel comma precedente col consenso di
tutti i partecipi. Esso puo’ essere liquidato in danaro
alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione del
lavoro, ed altresi’ in caso di alienazione dell’azienda. Il
pagamento puo’ avvenire in piu’ annualita’, determinate, in
difetto di accordo, dal giudice.
In caso di divisione ereditaria o di trasferimento
dell’azienda i partecipi di cui al primo comma hanno
diritto di prelazione sull’azienda. Si applica, nei limiti
in cui e’ compatibile, la disposizione dell’articolo 732.
Le comunioni tacite familiari nell’esercizio
dell’agricoltura sono regolate dagli usi che non
contrastino con le precedenti norme.».
– Si riporta il testo degli articoli 2549, 2550, 2551,
2552, 2553 e 2554 del codice civile:
«Art. 2549 (Nozione). – Con il contratto di
associazione in partecipazione l’associante attribuisce
all’associato una partecipazione agli utili della sua
impresa o di uno o piu’ affari verso il corrispettivo di un
determinato apporto.».
«Art. 2550 (Pluralita’ di associazioni). – Salvo patto
contrario, l’associante non puo’ attribuire partecipazioni
per la stessa impresa o per lo stesso affare ad altre
persone senza il consenso dei precedenti associati.».
«Art. 2551 (Diritti ed obbligazioni dei terzi). – I
terzi acquistano diritti e assumono obbligazioni soltanto
verso l’associante.».
«Art. 2552 (Diritti dell’associante e dell’associato).
– La gestione dell’impresa o dell’affare spetta
all’associante.
Il contratto puo’ determinare quale controllo possa
esercitare l’associato sull’impresa o sullo svolgimento
dell’affare per cui l’associazione e’ stata contratta.
In ogni caso l’associato ha diritto al rendiconto
dell’affare compiuto o a quello annuale della gestione se
questa si protrae per piu’ di un anno.».
«Art. 2553 (Divisione degli utili e delle perdite). –
Salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite
nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le
perdite che colpiscono l’associato non possono superare il
valore del suo apporto.».
«Art. 2554 (Partecipazione agli utili e alle perdite).
– Le disposizioni degli articoli 2551 e 2552 si applicano
anche al contratto di cointeressenza agli utili di una
impresa senza partecipazione alle perdite, e al contratto
con il quale un contraente attribuisce la partecipazione
agli utili e alle perdite della sua impresa, senza il
corrispettivo di un determinato apporto.
Per le partecipazioni agli utili attribuite ai
prestatori di lavoro resta salva la disposizione
dell’articolo 2102.».

Capo III Progetti di sostituzione o collaborazione in favore
di soggetti autonomi ai sensi dell’articolo 9, comma 3, della legge

Art. 11

Requisiti di priorita’ o preferenza

1. Per i progetti disciplinati dal presente capo, e’ assegnato un
punteggio addizionale in presenza di figli fino a tre anni di eta’ o
figli disabili ovvero in presenza di particolari carichi di cura,
nonche’ nel caso in cui gli stessi siano promossi attraverso reti.

Capo III Progetti di sostituzione o collaborazione in favore
di soggetti autonomi ai sensi dell’articolo 9, comma 3, della legge

Art. 12

Criteri di valutazione e selezione dei progetti

1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 11, per la
valutazione dei progetti di cui al comma 3 dell’articolo 9 della
legge, la commissione tecnica di cui all’articolo 15 utilizza i
seguenti criteri:
a) concretezza dell’azione, intesa come chiara individuazione e
coerenza delle azioni progettate e dei loro presupposti, con
particolare riguardo alle esigenze di conciliazione tra vita
professionale e vita familiare del soggetto proponente;
b) efficacia dell’azione, intesa come idoneita’ delle azioni a
raggiungere gli specifici obiettivi del progetto, anche alla luce del
contesto familiare e lavorativo di riferimento;
c) economicita’ dell’azione, intesa come corretta articolazione e
congruita’ dei costi illustrati nel piano finanziario, con
particolare riguardo al compenso del sostituto.

Capo IV Presentazione, valutazione e selezione dei progetti

Art. 13

Modalita’ e termini di presentazione

1. I soggetti proponenti fanno pervenire all’ufficio i progetti,
allegando l’apposita domanda di ammissione a finanziamento e il
relativo piano finanziario, sulla base dei modelli predisposti e resi
disponibili dall’ufficio stesso.
2. Le domande sono presentate entro il 10 febbraio, il 10 giugno e
il 10 ottobre di ciascun anno, salva diversa indicazione contenuta
nell’avviso di finanziamento annuale.

Capo IV Presentazione, valutazione e selezione dei progetti

Art. 14

Condizioni di ammissibilita’

1. L’ufficio verifica la regolare presentazione dei progetti
pervenuti e li dichiara “non ammissibili a valutazione” in presenza
di una o piu’ delle seguenti condizioni:
a) la domanda di finanziamento e’ pervenuta fuori termine;
b) la domanda di finanziamento non risulta sottoscritta dal
proponente o dal suo legale rappresentante ovvero da altro soggetto
specificamente autorizzato;
c) il soggetto proponente non e’ fra quelli finanziabili;
d) le azioni proposte non rientrano tra quelle ammissibili;
e) manca il piano finanziario redatto in base al modello proposto
dall’ufficio e non e’ possibile operare un’esatta imputazione dei
costi alle attivita’, ne’ valutare la congruita’ dei costi stessi;
f) per i progetti di cui all’articolo 9, comma 1, della legge,
manca l’accordo contrattuale.
2. L’ufficio chiede l’integrazione della documentazione, da
produrre nel termine perentorio di quindici giorni, in presenza di
una o piu’ delle seguenti condizioni:
a) non e’ possibile risalire con evidenza ai soggetti
sottoscrittori dell’accordo contrattuale, purche’ gli stessi
risultino individuabili;
b) manca l’indicazione del CCNL o, in mancanza, dell’accordo
aziendale applicato dal proponente;
c) manca la documentazione giustificativa (delega o atto
costitutivo) che autorizza un soggetto diverso dal proponente alla
sottoscrizione della domanda di finanziamento, del piano finanziario
o dell’accordo contrattuale;
d) per i progetti di cui all’articolo 9, comma 3, della legge del
presente decreto, manca documentazione relativa al reddito imponibile
prodotto nei due anni precedenti alla presentazione della domanda di
finanziamento.

Capo IV Presentazione, valutazione e selezione dei progetti

Art. 15

Commissione tecnica di valutazione

1. La selezione e’ affidata ad un’apposita commissione nominata con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero dal Ministro
o Sottosegretario delegato alle politiche per la famiglia.
2. La commissione, la cui composizione e’ individuata nel
successivo decreto di nomina, e’ presieduta dal Capo del Dipartimento
per le politiche della famiglia o da un dirigente da lui delegato e
vede rappresentate le amministrazioni concertanti, nonche’ le regioni
e gli enti locali. La commissione puo’ avvalersi della consulenza di
esperti.
3. La commissione funziona a titolo gratuito. Il rimborso delle
eventuali spese di missione in favore dei componenti fuori sede e’ a
carico delle rispettive amministrazioni di appartenenza.
4. Ai fini della individuazione della composizione della
commissione, si terra’ conto dell’opportunita’ di garantire il
coordinamento con il Comitato nazionale per l’attuazione dei principi
di parita’ di trattamento ed uguaglianza di opportunita’ tra
lavoratori e lavoratrici di cui agli articoli 8, 9, 10 e 11 del
decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 e con il Comitato per
l’imprenditoria femminile di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 14 maggio 2007, n. 101.

Note all’art. 15:
– Gli articoli 8, 9, 10 e 11 del decreto legislativo 11
aprile 2006 n. 198 (Codice delle pari opportunita’ tra uomo
e donna, a norma dell’articolo 6 della L. 28 novembre 2005,
n. 246) disciplinano la costituzione, la composizione, la
convocazione, il funzionamento e i compiti del Comitato
nazionale per l’attuazione dei principi di parita’ di
trattamento ed uguaglianza di opportunita’ tra lavoratori e
lavoratrici, nonche’ il collegio istruttorio e la
segreteria tecnica (Libro I Disposizioni per la promozione
delle pari opportunita’ tra uomo e donna – Titolo II
Organizzazione per la promozione delle pari opportunita’ –
Capo III – Comitato nazionale per l’attuazione dei principi
di parita’ di trattamento ed uguaglianza di opportunita’
tra lavoratori e lavoratrici.).
– Il decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio
2007, n. 101 reca il Regolamento per il riordino della
Commissione per l’imprenditoria femminile, operante presso
il Dipartimento per i diritti e le pari opportunita’, a
norma dell’articolo 29 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n.
248.

Capo IV Presentazione, valutazione e selezione dei progetti

Art. 16

Formazione delle graduatorie

1. Le risorse annualmente disponibili per il finanziamento dei
progetti disciplinati, rispettivamente, al comma 1 ed al comma 3
dell’articolo 9 della legge sono ripartite, nei limiti delle quote
stabilite dall’articolo 2, comma 1, in base al numero di scadenze
fissate nell’arco dell’anno per la presentazione delle domande di
finanziamento.
2. I progetti riferiti alle due tipologie, una volta valutati, sono
inseriti in due elenchi distinti, all’interno dei quali sono formate
graduatorie prioritarie in relazione alle categorie di soggetti
individuati, rispettivamente, all’articolo 4, comma 1, lettere a) e
b) e all’articolo 10, comma 3.
3. Sono dichiarati “ammissibili a finanziamento” i progetti che
riportano un punteggio minimo di 50.
4. Sono, infine, “ammessi a finanziamento”, in ordine di punteggio,
i progetti dichiarati “ammissibili a finanziamento”, a partire dalle
graduatorie prioritarie di cui al comma 2 e fino ad esaurimento delle
risorse disponibili per la scadenza considerata.

Capo IV Presentazione, valutazione e selezione dei progetti

Art. 17

Scorrimento della graduatoria

1. Nel caso di risorse eccedenti rispetto alle somme richieste per
finanziare i progetti dichiarati “ammissibili a finanziamento” per
ciascuna scadenza, le stesse sono riportate sulla scadenza
successiva, nei limiti dell’anno di riferimento.
2. Nel caso di risorse insufficienti rispetto alle somme richieste
per finanziare tutti i progetti dichiarati “ammissibili a
finanziamento” per ciascuna scadenza, i progetti non finanziati
concorrono, nel rispetto dei requisiti di priorita’, a formare le
graduatorie della scadenza successiva, nei limiti dell’anno di
riferimento.
3. Quando le risorse che residuano dall’attribuzione progressiva
delle somme riconosciute dalla commissione ai singoli proponenti non
sono sufficienti a finanziare tutti i progetti che riportano il
medesimo punteggio nell’ambito della categoria di riferimento, detti
progetti concorrono, nel rispetto dei requisiti di priorita’, a
formare le graduatorie delle scadenze successive, sulle quali sono
altresi’ riportate le somme residue disponibili, nei limiti dell’anno
di riferimento.

Capo IV Presentazione, valutazione e selezione dei progetti

Art. 18

Modalita’ di erogazione del contributo

1. I progetti selezionati sono approvati e ammessi al rimborso
totale o parziale degli oneri connessi alla loro realizzazione, con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero del Ministro
o Sottosegretario delegato alle politiche per la famiglia, entro 180
giorni dalla data di scadenza prevista per la loro presentazione,
sulla base di una specifica convenzione predisposta dall’ufficio e
sottoscritta, per accettazione, dal proponente.
2. L’erogazione totale del contributo complessivamente destinato al
finanziamento di ciascun progetto e’ subordinata alla effettiva e
corretta attuazione e rendicontazione dello stesso, nonche’ all’esito
delle eventuali verifiche disposte dall’ufficio, anche tramite i
servizi ispettivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
3. In particolare, il contributo concesso e’ erogato in due quote
con le seguenti modalita’:
a) la prima quota, pari al 40% del contributo ammesso al
finanziamento, e’ corrisposta a titolo di anticipo, dopo la
comunicazione circa l’accoglimento della domanda, previa
presentazione di idonea fideiussione bancaria o assicurativa e della
ulteriore documentazione richiesta dall’ufficio;
b) il saldo, pari al 60% del contributo ammesso a finanziamento,
e’ corrisposto a conclusione di tutte le azioni programmate in
rapporto alle spese sostenute, certificate da un revisore dei conti e
dietro presentazione all’ufficio di apposita relazione, che, per i
progetti di cui all’articolo 9, comma 1, della legge, e’ sottoscritta
congiuntamente dal datore di lavoro e dai lavoratori interessati, con
dichiarazione sindacale di conformita’ al progetto concordato,
rilasciata dalla stessa struttura stipulante l’accordo.
4. L’ufficio competente puo’ rivolgersi, in ogni momento fino alla
corresponsione del saldo, ai servizi ispettivi del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, per la verifica presso il
proponente della corretta attuazione e rendicontazione del progetto.
5. I proponenti destinatari dei contributi sono tenuti a
collaborare alle attivita’ di monitoraggio qualitativo svolte
dall’ufficio competente.

Capo V Sanzioni e disposizioni finali

Art. 19

Sanzioni

1. In caso di mancata osservanza della convenzione ovvero di
irregolarita’ nell’attuazione o nella rendicontazione del progetto,
anche sulla base dei riscontri effettuati dai servizi ispettivi del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’ufficio, previo
preavviso ovvero diffida ad adempiere entro il termine perentorio di
10 giorni ed esaminate le eventuali osservazioni dell’interessato
rese ai sensi dell’articolo 10 bis della legge 241/1990, con decreto
motivato revoca il finanziamento e procede al recupero delle somme
eventualmente gia’ erogate, maggiorate degli interessi legali.

Note all’art. 19:
– Si riporta l’art. 10 bis della Legge 7 agosto 1990,
n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi.), cosi’ come aggiunto dall’art. 6 della
Legge 11 febbraio 2005, n. 15 (Modifiche ed integrazioni
alla L. 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali
sull’azione amministrativa):
«Art. 10 bis (Comunicazione dei motivi ostativi
all’accoglimento dell’istanza). – 1. Nei procedimenti ad
istanza di parte il responsabile del procedimento o
l’autorita’ competente, prima della formale adozione di un
provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli
istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda.
Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare
per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate
da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo
interrompe i termini per concludere il procedimento che
iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione
delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del
termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato
accoglimento di tali osservazioni e’ data ragione nella
motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di
cui al presente articolo non si applicano alle procedure
concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e
assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti
dagli enti previdenziali.».

Capo V Sanzioni e disposizioni finali

Art. 20

Abrogazioni

1. Il decreto interministeriale 15 maggio 2001 e’ abrogato.
Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sara’
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.
Roma, 23 dicembre 2010

p. il Presidente del Consiglio dei Ministri
il Sottosegretario delegato alle politiche per la famiglia
Giovanardi

Il Ministro per le pari opportunita’
Carfagna

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Sacconi

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Registrato alla Corte dei conti il 2 marzo 2011
Ministeri istituzionali, Presidenza del Consiglio dei Ministri,
registro n. 5, foglio n. 202

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 dicembre 2010, n. 277 – Regolamento recante criteri e modalita’ per la concessione dei contributi di cui all’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (11G0103) – (GU n. 101 del 3-5-2011

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