DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 - Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009 | Architetto.info

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 - Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009 )

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009 , n. 30

Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione
delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento.
(09G0038)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 25 febbraio 2008, n. 34, e in particolare l’Allegato
B;
Vista la direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 12 dicembre 2006, sulla protezione delle acque
sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento;
Vista la direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa a standard di qualita’
ambientali nel settore della politica delle acque, recante modifica e
successiva abrogazione delle direttive del Consiglio 82/176/CEE,
83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 86/280/CEE, nonche’ modifica
della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni, recante norme in materia ambientale;
Visto il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 18 dicembre 2008;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 22 gennaio 2009;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 13 marzo 2009;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con i Ministri dello sviluppo economico, del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, delle politiche agricole alimentari e
forestali, degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e
delle finanze e per i rapporti con le regioni;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

Campo di applicazione e finalita’

1. Il presente decreto si applica ai corpi idrici sotterranei
identificati sulla base dei criteri tecnici riportati all’Allegato 1.
2. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui agli articoli
76 e 77 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, di seguito
denominato: «decreto legislativo n. 152 del 2006», e successive
modificazioni, il presente decreto, ad integrazione delle
disposizioni di cui alla Parte terza del medesimo decreto legislativo
n.152 del 2006, definisce misure specifiche per prevenire e
controllare l’inquinamento ed il depauperamento delle acque
sotterranee, quali:
a) criteri per l’identificazione e la caratterizzazione dei corpi
idrici sotterranei;
b) standard di qualita’ per alcuni parametri e valori soglia per
altri parametri necessari alla valutazione del buono stato chimico
delle acque sotterranee;
c) criteri per individuare e per invertire le tendenze
significative e durature all’aumento dell’inquinamento e per
determinare i punti di partenza per dette inversioni di tendenza;
d) criteri per la classificazione dello stato quantitativo;
e) modalita’ per la definizione dei programmi di monitoraggio
quali-quantitativo.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE)
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Si riporta il testo dell’allegato B, della legge 25
febbraio 2008, n. 34, recante: «Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia alle Comunita’ europee. (Legge comunitaria
2007). Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 6 marzo 2008, n.
56, S.O.».
«Allegato B

2006/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 marzo 2006, sulle norme minime per l’applicazione dei
regolamenti n. 3820/85/CEE e n. 3821/85/CEE del Consiglio
relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei
trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE
del Consiglio.
2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva
84/253/CEE del Consiglio.
2006/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
14 giugno 2006, che modifica le direttive del Consiglio
78/660/CEE, relativa ai conti annuali di taluni tipi di
societa’, 83/349/CEE, relativa ai conti consolidati,
86/635/CEE, relativa ai conti annuali e ai conti
consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari,
e 91/674/CEE, relativa ai conti annuali e ai conti
consolidati delle imprese di assicurazione.
2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6
settembre 2006, relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti
di pile e accumulatori e che abroga la direttiva
91/157/CEE.
2006/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6
settembre 2006, che modifica la direttiva 77/91/CEE del
Consiglio relativamente alla costituzione delle societa’
per azioni nonche’ alla salvaguardia e alle modificazioni
del loro capitale sociale.
2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006, che
modifica la direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda talune
misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione
dell’imposta sul valore aggiunto e di contribuire a
contrastare la frode o l’evasione fiscale e che abroga
talune decisioni che autorizzano misure derogatorie.
2006/86/CE della Commissione, del 24 ottobre 2006, che
attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni in tema di
rintracciabilita’, la notifica di reazioni ed eventi
avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la
codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e
la distribuzione di tessuti e cellule umani.
2006/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, che fissa i requisiti tecnici per le navi
della navigazione interna e che abroga la direttiva
82/714/CEE del Consiglio.
2006/88/CE del Consiglio, del 24 ottobre 2006, relativa
alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle
specie animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti,
nonche’ alla prevenzione di talune malattie degli animali
acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie.
2006/88/CE del Consiglio, del 24 ottobre 2006, relativa
alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle
specie animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti,
nonche’ alla prevenzione di talune malattie degli animali
acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie.
2006/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, sulla disciplina dell’utilizzazione degli
aerei di cui all’allegato 16 della convenzione
sull’aviazione civile internazionale, volume 1, parte II,
capitolo 3, seconda edizione (1988) (versione codificata).
2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006,
relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto.
2006/117/EURATOM del Consiglio, del 20 novembre 2006,
relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni
di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito.
2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, sulla protezione delle acque sotterranee
dall’inquinamento e dal deterioramento.
2006/121/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 dicembre 2006, che modifica la direttiva 67/548/CEE del
Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni
legislative, regolamentari ed amministrative relative alla
classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle
sostanze pericolose per adattarla al regolamento (CE) n.
1907/2006 concernente la registrazione, la valutazione,
l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche
(REACH) e istituisce un’Agenzia europea per le sostanze
chimiche.
2007/16/CE della Commissione, del 19 marzo 2007, recante
modalita’ di esecuzione della direttiva 85/611/CEE del
Consiglio concernente il coordinamento delle disposizioni
legislative, regolamentari ed amministrative in materia di
taluni organismi d’investimento collettivo in valori
mobiliari (OICVM) per quanto riguarda il chiarimento di
talune definizioni.».
– La direttiva 2006/118/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
27 dicembre 2006, n. L 372.
– La direttiva 2008/105 e’ pubblicata nella G.U.C.E. 24
dicembre 2008, n. L 348.
– La direttiva 82/176/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
27 marzo 1982, n. 81.
– La direttiva 83/513/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
24 ottobre 1983 , n. L 29.
– La direttiva 84/156 e’ pubblicata nella G.U.C.E. 17
marzo 1984, n. L 74.
– La direttiva 84/491/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
17 ottobre 1984, n. L 274.
– La direttiva 86/280/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E. 4
luglio 1986, n. L 181.
– La direttiva 2000/60/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
22 dicembre 2000, n. L 327.
– Il decreto legislativo, 3 aprile 2006, n. 152, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88,
S.O.
– Il decreto-legge 30 dicembre 2008, n.208, e’
pubblicato nella 31 dicembre 2008, n. 304.
Nota all’art. 1:
– Gli articoli 76 e 77, del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, citato nelle premesse, cosi’ recitano:
«Art. 76 (Disposizioni generali). – 1. Al fine della
tutela e del risanamento delle acque superficiali e
sotterranee, la parte terza del presente decreto individua
gli obiettivi minimi di qualita’ ambientale per i corpi
idrici significativi e gli obiettivi di qualita’ per
specifica destinazione per i corpi idrici di cui all’art.
78, da garantirsi su tutto il territorio nazionale.
2. L’obiettivo di qualita’ ambientale e’ definito in
funzione della capacita’ dei corpi idrici di mantenere i
processi naturali di autodepurazione e di supportare
comunita’ animali e vegetali ampie e ben diversificate.
3. L’obiettivo di qualita’ per specifica destinazione
individua lo stato dei corpi idrici idoneo ad una
particolare utilizzazione da parte dell’uomo, alla vita dei
pesci e dei molluschi.
4. In attuazione della parte terza del presente decreto
sono adottate, mediante il Piano di tutela delle acque di
cui all’art. 121, misure atte a conseguire gli obiettivi
seguenti entro il 22 dicembre 2015:
a) sia mantenuto o raggiunto per i corpi idrici
significativi superficiali e sotterranei l’obiettivo di
qualita’ ambientale corrispondente allo stato di “buono”;
b) sia mantenuto, ove gia’ esistente, lo stato di
qualita’ ambientale “elevato” come definito nell’Allegato 1
alla parte terza del presente decreto;
c) siano mantenuti o raggiunti altresi’ per i corpi
idrici a specifica destinazione di cui all’art. 79 gli
obiettivi di qualita’ per specifica destinazione di cui
all’Allegato 2 alla parte terza del presente decreto, salvi
i termini di adempimento previsti dalla normativa
previgente.
5. Qualora per un corpo idrico siano designati obiettivi
di qualita’ ambientale e per specifica destinazione che
prevedono per gli stessi parametri valori limite diversi,
devono essere rispettati quelli piu’ cautelativi quando
essi si riferiscono al conseguimento dell’obiettivo di
qualita’ ambientale; l’obbligo di rispetto di tali valori
limite decorre dal 22 dicembre 2015.
6. Il Piano di tutela provvede al coordinamento degli
obiettivi di qualita’ ambientale con i diversi obiettivi di
qualita’ per specifica destinazione.
7. Le regioni possono definire obiettivi di qualita’
ambientale piu’ elevati, nonche’ individuare ulteriori
destinazioni dei corpi idrici e relativi obiettivi di
qualita’.».
«Art. 77 (Individuazione e perseguimento dell’obiettivo
di qualita’ ambientale). – 1. Entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della parte terza del presente
decreto, sulla base dei dati gia’ acquisiti e dei risultati
del primo rilevamento effettuato ai sensi degli articoli
118 e 120, le regioni che non vi abbiano provveduto
identificano per ciascun corpo idrico significativo, o
parte di esso, la classe di qualita’ corrispondente ad una
di quelle indicate nell’Allegato 1 alla parte terza del
presente decreto.
2. In relazione alla classificazione di cui al comma 1 ,
le regioni stabiliscono e adottano le misure necessarie al
raggiungimento o al mantenimento degli obiettivi di
qualita’ ambientale di cui all’art. 76, comma 4, lettere a)
e b), tenendo conto del carico massimo ammissibile, ove
fissato sulla base delle indicazioni delle Autorita’ di
bacino, e assicurando in ogni caso per tutti i corpi idrici
l’adozione di misure atte ad impedire un ulteriore degrado.
3. Al fine di assicurare entro il 22 dicembre 2015 il
raggiungimento dell’obiettivo di qualita’ ambientale
corrispondente allo stato di “buono”, entro il 31 dicembre
2008 ogni corpo idrico superficiale classificato o tratto
di esso deve conseguire almeno i requisiti dello stato di
“sufficiente” di cui all’Allegato 1 alla parte terza del
presente decreto.
4. Le acque ricadenti nelle aree protette devono essere
conformi agli obiettivi e agli standard di qualita’ fissati
nell’Allegato i alla parte terza del presente decreto,
secondo le scadenze temporali ivi stabilite, salvo diversa
disposizione della normativa di settore a norma della quale
le singole aree sono state istituite.
5. La designazione di un corpo idrico artificiale o
fortemente modificato e la relativa motivazione sono
esplicitamente menzionate nei piani di bacino e sono
riesaminate ogni sei anni. Le regioni possono definire un
corpo idrico artificiale o fortemente modificato quando:
a) le modifiche delle caratteristiche idromorfologiche
di tale corpo, necessarie al raggiungimento di un buono
stato ecologico, abbiano conseguenze negative rilevanti:
1) sull’ambiente in senso ampio;
2) sulla navigazione, comprese le infrastrutture
portuali, o sul diporto;
3) sulle attivita’ per le quali l’acqua e’ accumulata,
quali la fornitura di acqua potabile, la produzione di
energia o l’irrigazione;
4) sulla regolazione delle acque, la protezione dalle
inondazioni o il drenaggio agricolo;
5) su altre attivita’ sostenibili di sviluppo umano
ugualmente importanti;
b) i vantaggi cui sono finalizzate le caratteristiche
artificiali o modificate del corpo idrico non possono, per
motivi di fattibilita’ tecnica o a causa dei costi
sproporzionati, essere raggiunti con altri mezzi che
rappresentino un’opzione significativamente migliore sul
piano ambientale.
6. Le regioni possono motivatamente prorogare il termine
del 23 dicembre 2015 per poter conseguire gradualmente gli
obiettivi dei corpi idrici purche’ non si verifichi un
ulteriore deterioramento dello stato dei corpi idrici e
sussistano tutte le seguenti condizioni:
a) i miglioramenti necessari per il raggiungimento del
buono stato di qualita’ ambientale non possono essere
raggiunti entro i termini stabiliti almeno per uno dei
seguenti motivi:
1) i miglioramenti dello stato dei corpi idrici
possono essere conseguiti per motivi tecnici solo in fasi
successive al 23 dicembre 2015;
2) il completamento dei miglioramenti entro i termini
fissati sarebbe sproporzionalmente costoso;
3) le condizioni naturali non consentono il
miglioramento del corpo idrico nei tempi richiesti;
b) la proroga dei termini e le relative motivazioni
sono espressamente indicate nei piani di cui agli articoli
117 e 121;
c) le proroghe non possono superare il periodo
corrispondente a due ulteriori aggiornamenti dei piani di
cui alla lettera b), fatta eccezione per i casi in cui le
condizioni naturali non consentano di conseguire gli
obiettivi entro detto periodo;
d) l’elenco delle misure, la necessita’ delle stesse
per il miglioramento progressivo entro il termine previsto,
la giustificazione di ogni eventuale significativo ritardo
nella attuazione delle misure, nonche’ il relativo
calendario di attuazione delle misure devono essere
riportati nei piani di cui alla lettera b). Le informazioni
devono essere aggiornate nel riesame dei piani.
7. Le regioni, per alcuni corpi idrici, possono
stabilire di conseguire obiettivi ambientali meno rigorosi
rispetto a quelli di cui al comma 4, qualora, a causa delle
ripercussioni dell’impatto antropico rilevato ai sensi
dell’art. 118 o delle loro condizioni naturali, non sia
possibile o sia esageratamente oneroso il loro
raggiungimento. Devono, in ogni caso, ricorrere le seguenti
condizioni:
a) la situazione ambientale e socioeconomica non
consente di prevedere altre opzioni significativamente
migliori sul piano ambientale ed economico;
b) la garanzia che:
1) per le acque superficiali venga conseguito il
migliore stato ecologico e chimico possibile, tenuto conto
degli impatti che non potevano ragionevolmente essere
evitati per la natura dell’attivita’ umana o
dell’inquinamento;
2) per le acque sotterranee siano apportate modifiche
minime al loro stato di qualita’, tenuto conto degli
impatti che non potevano ragionevolmente essere evitati per
la natura dell’attivita’ umana o dell’inquinamento;
c) per lo stato del corpo idrico non si verifichi alcun
ulteriore deterioramento;
d) gli obiettivi ambientali meno rigorosi e le relative
motivazioni figurano espressamente nel piano di gestione
del bacino idrografico e del piano di tutela di cui agli
articoli 117 e 121 e tali obiettivi sono rivisti ogni sei
anni nell’ambito della revisione di detti piani.
8. Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 7, la
definizione di obiettivi meno rigorosi econsentita purche’
essi non comportino l’ulteriore deterioramento dello stato
del corpo idrico e, fatto salvo il caso di cui alla lettera
b) del medesimo comma 7, purche’ non sia pregiudicato il
raggiungimento degli obiettivi fissati dalla parte terza
del presente decreto in altri corpi idrici compresi nello
stesso bacino idrografico.
9. Nei casi previsti dai commi 6 e 7, i Piani di tutela
devono comprendere le misure volte alla tutela del corpo
idrico, ivi compresi i provvedimenti integrativi o
restrittivi della disciplina degli scarichi ovvero degli
usi delle acque. I tempi e gli obiettivi, nonche’ le
relative misure, sono rivisti almeno ogni sei anni ed ogni
eventuale modifica deve essere inserita come aggiornamento
del piano.
10. Il deterioramento temporaneo dello stato del corpo
idrico dovuto a circostanze naturali o di forza maggiore
eccezionali e ragionevolmente imprevedibili, come alluvioni
violente e siccita’ prolungate, o conseguente a incidenti
ragionevolmente imprevedibili, non da’ luogo a una
violazione delle prescrizioni della parte terza del
presente decreto, purche’ ricorrano tutte le seguenti
condizioni:
a) che siano adottate tutte le misure volte ad impedire
l’ulteriore deterioramento dello stato di qualita’ dei
corpi idrici e la compromissione del raggiungimento degli
obiettivi di cui all’art. 76 ed al presente articolo in
altri corpi idrici non interessati alla circostanza;
b) che il Piano di tutela preveda espressamente le
situazioni in cui detti eventi possono essere dichiarati
ragionevolmente imprevedibili o eccezionali, anche
adottando gli indicatori appropriati;
c) che siano previste ed adottate misure idonee a non
compromettere il ripristino della qualita’ del corpo idrico
una volta conclusisi gli eventi in questione;
d) che gli effetti degli eventi eccezionali o
imprevedibili siano sottoposti a un riesame annuale e, con
riserva dei motivi di cui all’art. 76, comma 4, lettera a),
venga fatto tutto il possibile er ripristinare nel corpo
idrico, non appena cio’ sia ragionevolmente fattibile, lo
stato precedente tali eventi;
e) che una sintesi degli effetti degli eventi e delle
misure adottate o da adottare sia inserita nel successivo
aggiornamento del Piano di tutela.
10-bis. Le regioni non violano le disposizioni del
presente decreto nei casi in cui:
a) il mancato raggiungimento del buon stato delle acque
sotterranee, del buono stato ecologico delle acque
superficiali o, ove pertinente, del buon potenziale
ecologico ovvero l’incapacita’ di impedire il
deterioramento del corpo idrico superficiale e sotterraneo
sono dovuti a nuove modifiche delle caratteristiche fisiche
di un corpo idrico superficiale o ad alterazioni
idrogeologiche dei corpi idrici sotterranei;
b) l’incapacita’ di impedire il deterioramento da uno
stato elevato ad un buono stato di un corpo idrico
superficiale sia dovuto a nuove attivita’ sostenibili di
sviluppo umano purche’ sussistano le seguenti condizioni:
1) siano state avviate le misure possibili per
mitigare l’impatto negativo sullo stato del corpo idrico;
2) siano indicate puntualmente ed illustrate nei piani
di cui agli articoli 11 7 e 121 le motivazioni delle
modifiche o delle alterazioni e gli obiettivi siano rivisti
ogni sei anni;
3) le motivazioni delle modifiche o delle alterazioni
di cui alla lettera b) siano di prioritario interesse
pubblico ed i vantaggi per l’ambiente e la societa’,
risultanti dal conseguimento degli obiettivi di cui al
comma i , siano inferiori rispetto ai vantaggi derivanti
dalle modifiche o dalle alterazioni per la salute umana,
per il mantenimento della sicurezza umana o per lo sviluppo
sostenibile;
4) per motivi di fattibilita’ tecnica o di costi
sproporzionati, i vantaggi derivanti dalle modifiche o
dalle alterazioni del corpo idrico non possano essere
conseguiti con altri mezzi che garantiscono soluzioni
ambientali migliori.».

Art. 2.

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto, si applicano, oltre alle
definizioni di cui agli articoli 54 e 74 del decreto legislativo n.
152 del 2006, le seguenti definizioni:
a) standard di qualita’ delle acque sotterranee: uno standard di
qualita’ ambientale, definito a livello comunitario, come la
concentrazione di un determinato inquinante, di un gruppo di
inquinanti o un indicatore di inquinamento nelle acque sotterranee
che non dovrebbe essere superato al fine di proteggere la salute
umana e l’ambiente;
b) valore soglia: lo standard di qualita’ ambientale delle acque
sotterranee stabilito a livello nazionale conformemente alle
disposizioni dell’articolo 3, comma 3; valori soglia possono essere
definiti dalle regioni limitatamente alle sostanze di origine
naturale sulla base del valore di fondo;
c) buono stato chimico: lo stato chimico di un corpo idrico
sotterraneo che risponde alle condizioni di cui agli articoli 3 e 4
ed all’Allegato 3, Parte A;
d) buono stato quantitativo: stato definito all’Allegato 3, Parte
B;
e) tendenza significativa e duratura all’aumento
dell’inquinamento: qualsiasi aumento significativo, dal punto di
vista ambientale e statistico, della concentrazione di un inquinante,
di un gruppo di inquinanti o di un indicatore di inquinamento delle
acque sotterranee per il quale e’ individuata come necessaria
l’inversione di tendenza in conformita’ all’articolo 5;
f) scarico nelle acque sotterranee: lo scarico definito
all’articolo 74, comma 1, lettera ff), del decreto legislativo n. 152
del 2006, come modificato dall’articolo 2, comma 5, del decreto
legislativo 16 gennaio 2008, n. 4;
g) immissione indiretta nelle acque sotterranee: l’immissione,
risultante dall’attivita’ umana, di inquinanti nelle acque
sotterranee attraverso il suolo o il sottosuolo;
h) concentrazione di fondo: la concentrazione di una sostanza o il
valore di un indicatore in un corpo idrico sotterraneo corrispondente
all’assenza di alterazioni antropogeniche o alla presenza di
alterazioni estremamente limitate rispetto a condizioni inalterate;
i) livello di base: il valore medio misurato almeno durante gli
anni di riferimento 2007 e 2008 sulla base di programmi di
monitoraggio attuati ai sensi del punto B.4 dell’Allegato 1, della
Parte Terza del decreto legislativo n. 152 del 2006 o, in caso di
sostanze individuate dopo tali anni di riferimento, durante un
periodo rappresentativo di due anni di monitoraggio effettuato in
conformita’ all’Allegato 4;
l) corpi idrici sotterranei a rischio: sono i corpi idrici le cui
condizioni qualitative e/o quantitative possono pregiudicare il
raggiungimento ovvero il mantenimento degli obiettivi ambientali di
cui agli articoli 76 e 77 del decreto legislativo n. 152 del 2006;
m) acquifero: uno o piu’ strati sotterranei di roccia o altri
strati geologici di permeabilita’ sufficiente da consentire un flusso
significativo di acque sotterranee o l’estrazione di quantita’
significative di acque sotterranee.

Nota all’art. 2:
– L’art. 54 del decreto legislativo n. 152, citato nelle
premesse, cosi’ recita:
«Art. 54 (Definizioni). – 1. Ai fini della presente
sezione si intende per:
a) suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli
abitati e le opere infrastrutturali;
b) acque: le acque meteoriche e le acque superficiali e
sotterranee come di seguito specificate;
c) acque superficiali: le acque interne, ad eccezione
delle sole acque sotterranee, le acque di transizione e le
acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato
chimico, in relazione al quale sono incluse anche le acque
territoriali;
d) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano
sotto la superficie del suolo nella zona di saturazione e a
contatto diretto con il suolo o il sottosuolo;
e) acque interne: tutte le acque superficiali correnti
o stagnanti e tutte le acque sotterranee all’interno della
linea di base che serve da riferimento per definire il
limite delle acque territoriali;
f) fiume: un corpo idrico interno che scorre
prevalentemente in superficie, ma che puo’ essere
parzialmente sotterraneo;
g) lago: un corpo idrico superficiale interno fermo;
h) acque di transizione: i corpi idrici superficiali in
prossimita’ della foce di un fiume, che sono parzialmente
di natura salma a causa della loro vicinanza alle acque
costiere, ma sostanzialmente influenzati dai flussi di
acqua dolce;
i) acque costiere: le acque superficiali situate
all’interno rispetto a una retta immaginaria distante, in
ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal
punto piu’ vicino della linea di base che serve da
riferimento per definire il limite delle acque
territoriali, e che si estendono eventualmente fino al
limite esterno delle acque di transizione;
l) corpo idrico superficiale: un elemento distinto e
significativo di acque superficiali, quale un lago, un
bacino artificiale, un torrente, un fiume o canale, parte
di un torrente, fiume o canale, nonche’ di acque di
transizione o un tratto di acque costiere;
m) corpo idrico artificiale: un corpo idrico
superficiale creato da un’attivita’ umana;
n) corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico
superficiale la cui natura, a seguito di alterazioni
fisiche dovute a un’attivita’ umana, e’ sostanzialmente
modificata;
o) corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di
acque sotterranee contenute da una o piu’ falde acquifere;
p) falda acquifera: uno o piu’ strati sotterranei di
roccia o altri strati geologici di porosita’ e
permeabilita’ sufficiente da consentire un flusso
significativo di acque sotterranee o l’estrazione di
quantita’ significative di acque sotterranee;
q) reticolo idrografico: l’insieme degli elementi che
costituiscono il sistema drenante alveato del bacino
idrografico;
r) bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono
tutte le acque superficiali attraverso una serie di
torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare
in un’unica foce, a estuario o delta;
s) sottobacino o sub-bacino: il territorio nel quale
scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie
di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare in
un punto specifico di un corso d’acqua, di solito un lago o
la confluenza di un fiume;
t) distretto idrografico: area di terra e di mare,
costituita da uno o piu’ bacini idrografici limitrofi e
dalle rispettive acque sotterranee e costiere che
costituisce la principale unita’ per la gestione dei bacini
idrografici;
u) difesa del suolo: il complesso delle azioni ed
attivita’ riferibili alla tutela e salvaguardia del
territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli
specchi lacuali, delle lagune, della fascia costiera, delle
acque sotterranee, nonche’ del territorio a questi
connessi, aventi le finalita’ di ridurre il rischio
idraulico, stabilizzare i fenomeni di dissesto geologico,
ottimizzare l’uso e la gestione del patrimonio idrico,
valorizzare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche
collegate;
v) dissesto idrogeologico: la condizione che
caratterizza aree ove processi naturali o antropici,
relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei
versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio;
z) opera idraulica: l’insieme degli elementi che
costituiscono il sistema drenante alveato del bacino
idrografico.».
– Il testo vigente dell’art. 74, del decreto legislativo
n. 152, del 2006, citato nelle premesse, cosi’ come
modificato dal presente decreto (v. art. 9), cosi’ recita:
«Art. 74 (Definizioni). – 1. Ai fini della presente
sezione si intende per:
a) abitante equivalente: il carico organico
biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno
a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno;
b) acque ciprinicole: le acque in cui vivono o possono
vivere pesci appartenenti ai ciprinidi (Cyprinidae) o a
specie come i lucci, i pesci persici e le anguille;
c) acque costiere: le acque superficiali situate
all’interno rispetto a una retta immaginaria distante, in
ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal
punto piu’ vicino della linea di base che serve da
riferimento per definire il limite delle acque territoriali
e che si estendono eventualmente fino al limite esterno
delle acque di transizione;
d) acque salmonicole: le acque in cui vivono o possono
vivere pesci appartenenti a specie come le trote, i temoli
e i coregoni;
e) estuario: l’area di transizione tra le acque dolci e
le acque costiere alla foce di un fiume, i cui limiti
esterni verso il mare sono definiti con decreto del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio; in
via transitoria tali limiti sono fissati a cinquecento
metri dalla linea di costa;
f) acque dolci: le acque che si presentano in natura
con una concentrazione di sali tale da essere considerate
appropriate per l’estrazione e il trattamento al fine di
produrre acqua potabile;
g) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da
insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti
prevalentemente dal metabolismo umano e da attivita’
domestiche;
h) “acque reflue industriali”: qualsiasi tipo di acque
reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono
attivita’ commerciali o di produzione di beni, diverse
dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di
dilavamento;
“i) acquifero: uno o piu’ strati sotterranei di roccia
o altri strati geologici di permeabilita’ sufficiente da
consentire un flusso significativo di acque sotterranee o
l’estrazione di quantita’ significative di acque
sotterranee”;
l) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano al
di sotto della superficie del suolo, nella zona di
saturazione e in diretto contatto con il suolo e il
sottosuolo;
m) acque termali: le acque minerali naturali di cui
all’art. 2, comma 1, lettera a), della legge 24 ottobre
2000, n. 323, utilizzate per le finalita’ consentite dalla
stessa legge;
n) agglomerato: l’area in cui la popolazione, ovvero le
attivita’ produttive, sono concentrate in misura tale da
rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente in
rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane
verso un sistema di trattamento o verso un punto di
recapito finale;
o) applicazione al terreno: l’apporto di materiale al
terreno mediante spandimento e/o mescolamento con gli
strati superficiali, iniezione, interramento;
p) utilizzazione agronomica: la gestione di effluenti
di allevamento, acque di vegetazione residuate dalla
lavorazione delle olive, acque reflue provenienti da
aziende agricole e piccole aziende agro-alimentari, dalla
loro produzione fino all’applicazione al terreno ovvero al
loro utilizzo irriguo o fertirriguo, finalizzati
all’utilizzo delle sostanze nutritive e ammendanti nei
medesimi contenute;
q) autorita’ d’ambito: la forma di cooperazione tra
comuni e province per l’organizzazione del servizio idrico
integrato;
r) gestore del servizio idrico integrato: il soggetto
che gestisce il servizio idrico integrato in un ambito
territoriale ottimale ovvero il gestore esistente del
servizio pubblico soltanto fino alla piena operativita’ del
servizio idrico integrato;
s) bestiame: tutti gli animali allevati per uso o
profitto;
t) composto azotato: qualsiasi sostanza contenente
azoto, escluso quello allo stato molecolare gassoso;
u) concimi chimici: qualsiasi fertilizzante prodotto
mediante procedimento industriale;
v) effluente di allevamento: le deiezioni del bestiame
o una miscela di lettiera e di deiezione di bestiame, anche
sotto forma di prodotto trasformato, ivi compresi i reflui
provenienti da attivita’ di piscicoltura;
z) eutrofizzazione: arricchimento delle acque di
nutrienti, in particolare modo di composti dell’azoto e/o
del fosforo, che provoca una abnorme proliferazione di
alghe e/o di forme superiori di vita vegetale, producendo
la perturbazione dell’equilibrio degli organismi presenti
nell’acqua e della qualita’ delle acque interessate;
aa) fertilizzante: fermo restando quanto disposto dalla
legge 19 ottobre 1984, n. 748, le sostanze contenenti uno o
piu’ composti azotati, compresi gli effluenti di
allevamento, i residui degli allevamenti ittici e i fanghi,
sparse sul terreno per stimolare la crescita della
vegetazione;
bb) fanghi: i fanghi residui, trattati o non trattati,
provenienti dagli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane;
cc) inquinamento: l’introduzione diretta o indiretta, a
seguito di attivita’ umana, di sostanze o di calore
nell’aria, nell’acqua o nel terreno che possono nuocere
alla salute umana o alla qualita’ degli ecosistemi
acquatici o degli ecosistemi terrestri che dipendono
direttamente da ecosistemi acquatici, perturbando,
deturpando o deteriorando i valori ricreativi o altri
legittimi usi dell’ambiente;
dd) “rete fognaria”: un sistema di condotte per la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane;
ee) fognatura separata: la rete fognaria costituita da
due canalizzazioni, la prima delle quali adibita alla
raccolta ed al convogliamento delle sole acque meteoriche
di dilavamento, e dotata o meno di dispositivi per la
raccolta e la separazione delle acque di prima pioggia, e
la seconda adibita alla raccolta ed al convogliamento delle
acque reflue urbane unitamente alle eventuali acque di
prima pioggia;
ff) scarico: qualsiasi immissione effettuata
esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento
che collega senza soluzione di continuita’ il ciclo di
produzione del refluo con il corpo ricettore acque
superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria,
indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche
sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono
esclusi i rilasci di acque previsti all’art. 114;
gg) acque di scarico: tutte le acque reflue provenienti
da uno scarico;
hh) scarichi esistenti: gli scarichi di acque reflue
urbane che alla data del 13 giugno 1999 erano in esercizio
e conformi al regime autorizzativo previgente e gli
scarichi di impianti di trattamento di acque reflue urbane
per i quali alla stessa data erano gia’ state completate
tutte le procedure relative alle gare di appalto e
all’affidamento dei lavori, nonche’ gli scarichi di acque
reflue domestiche che alla data del 13 giugno 1999 erano in
esercizio e conformi al previgente regime autorizzativo e
gli scarichi di acque reflue industriali che alla data del
13 giugno 1999 erano in esercizio e gia’ autorizzati;
ii) trattamento appropriato: il trattamento delle acque
reflue urbane mediante un processo ovvero un sistema di
smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformita’
dei corpi idrici recettori ai relativi obiettivi di
qualita’ ovvero sia conforme alle disposizioni della parte
terza del presente decreto;
ll) trattamento primario: il trattamento delle acque
reflue che comporti la sedimentazione dei solidi sospesi
mediante processi fisici e/o chimico-fisici e/o altri, a
seguito dei quali prima dello scarico il BOD5 delle acque
in trattamento sia ridotto almeno del 20 per cento ed i
solidi sospesi totali almeno del 50 per cento;
mm) trattamento secondario: il trattamento delle acque
reflue mediante un processo che in genere comporta il
trattamento biologico con sedimentazione secondaria, o
mediante altro processo in cui vengano comunque rispettati
i requisiti di cui alla tabella 1 dell’Allegato 5 alla
parte terza del presente decreto;
nn) stabilimento industriale, stabilimento: tutta
l’area sottoposta al controllo di un unico gestore, nella
quale si svolgono attivita’ commerciali o industriali che
comportano la produzione, la trasformazione e/o
l’utilizzazione delle sostanze di cui all’Allegato 8 alla
parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro
processo produttivo che comporti la presenza di tali
sostanze nello scarico;
oo) valore limite di emissione: limite di
accettabilita’ di una sostanza inquinante con tenuta in uno
scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per
unita’ di prodotto o di materia prima lavorata, o in massa
per unita’ di tempo; i valori limite di emissione possono
essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o
categorie di sostanze. I valori limite di emissione delle
sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita
delle emissioni dall’impianto, senza tener conto
dell’eventuale diluizione; l’effetto di una stazione di
depurazione di acque reflue puo’ essere preso in
considerazione nella determinazione dei valori limite di
emissione dell’impianto, a condizione di garantire un
livello equivalente di protezione dell’ambiente nel suo
insieme e di non portare carichi inquinanti maggiori
nell’ambiente;
pp) zone vulnerabili: zone di territorio che scaricano
direttamente o indirettamente composti azotati di origine
agricola o zootecnica in acque gia’ inquinate o che
potrebbero esserlo in conseguenza di tali tipi di scarichi.
2. Ai fini della presente sezione si intende inoltre
per:
a) acque superficiali: le acque interne ad eccezione di
quelle sotterranee, le acque di transizione e le acque
costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in
relazione al quale sono incluse anche le acque
territoriali;
b) acque interne: tutte le acque superficiali correnti
o stagnanti, e tutte le acque sotterranee all’interno della
linea di base che serve da riferimento per definire il
limite delle acque territoriali;
c) fiume: un corpo idrico interno che scorre
prevalentemente in superficie ma che puo’ essere
parzialmente sotterraneo;
d) lago: un corpo idrico superficiale interno fermo;
e) acque di transizione: i corpi idrici superficiali in
prossimita’ della foce di un fiume, che sono parzialmente
di natura salma a causa della loro vicinanza alle acque
costiere, ma sostanzialmente influenzate dai flussi di
acqua dolce;
f) corpo idrico artificiale: un corpo idrico
superficiale creato da un’attivita’ umana;
g) corpo idrico fortemente modificato: un corpo idrico
superficiale la cui natura, a seguito di alterazioni
fisiche dovute a un’attivita’ umana, e’ sostanzialmente
modificata, come risulta dalla designazione fattane
dall’autorita’ competente in base alle disposizioni degli
articoli 118 e 120;
h) corpo idrico superficiale: un elemento distinto e
significativo di acque superficiali, quale un lago, un
bacino artificiale, un torrente, fiume o canale, parte di
un torrente, fiume o canale, acque di transizione o un
tratto di acque costiere;
i) falda acquifera: uno o piu’ strati sotterranei di
roccia o altri strati geologici di porosita’ e
permeabilita’ sufficiente da consentire un flusso
significativo di acque sotterranee o l’estrazione di
quantita’ significative di acque sotterranee;
l) corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di
acque sotterranee contenute da una o piu’ falde acquifere;
m) bacino idrografico: il territorio nel quale scorrono
tutte le acque superficiali attraverso una serie di
torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare
in un’unica foce, a estuario o delta;
n) sotto-bacino idrografico: il territorio nel quale
scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie
di torrenti, fiumi e laghi per sfociare in un punto
specifico di un corso d’acqua, di solito un lago o la
confluenza di un fiume;
o) distretto idrografico: l’area di terra e di mare,
costituita da uno o piu’ bacini idrografici limitrofi e
dalle rispettive acque sotterranee e costiere che
costituisce la principale unita’ per la gestione dei bacini
idrografici;
p) stato delle acque superficiali: l’espressione
complessiva dello stato di un corpo idrico superficiale,
determinato dal valore piu’ basso del suo stato ecologico e
chimico;
q) buono stato delle acque superficiali: lo stato
raggiunto da un corpo idrico superficiale qualora il suo
stato, tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello
chimico, possa essere definito almeno “buono”;
r) stato delle acque sotterranee: l’espressione
complessiva dello stato di un corpo idrico sotterraneo,
determinato dal valore piu’ basso del suo stato
quantitativo e chimico;
s) buono stato delle acque sotterranee: lo stato
raggiunto da un corpo idrico sotterraneo qualora il suo
stato, tanto sotto il profilo quantitativo quanto sotto
quello chimico, possa essere definito almeno “buono”;
t) stato ecologico: l’espressione della qualita’ della
struttura e del funzionamento degli ecosistemi acquatici
associati alle acque superficiali, classificato a norma
dell’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
u) buono stato ecologico: lo stato di un corpo idrico
superficiale classificato in base all’Allegato 1 alla parte
terza del presente decreto;
v) buon potenziale ecologico: lo stato di un corpo
idrico artificiale o fortemente modificato, cosi’
classificato in base alle disposizioni pertinenti
dell’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto;
z) buono stato chimico delle acque superficiali: lo
stato chimico richiesto per conseguire gli obiettivi
ambientali per le acque superficiali o fissati dal
presento, ossia lo stallo raggiunto da un corpo idrico
superficiale nel quale la concentrazione degli inquinanti
noti supera gli standard di qualita’ ambientali fissati
dall’Allegato 1 alla parte terza del presente decreto,
Tabella 1/A ed ai sensi della parte terza del presente
decreto;
aa) buono stato chimico delle acque sotterranee: lo
stato chimico di un corpo idrico sotterraneo che risponde a
tutte le condizioni di cui alla tabella B.3.2 dell’Allegato
1 alla parte terza del presente decreto;
bb) stato quantitativo: l’espressione del grado in cui
un corpo idrico sotterraneo e’ modificato da estrazioni
dirette e indirette;
cc) risorse idriche sotterranee disponibili: il
risultato della velocita’ annua media di ravvenamento
globale a lungo termine del corpo idrico sotterraneo meno
la velocita’ annua media a lungo termine del flusso
necessario per raggiungere gli obiettivi di qualita’
ecologica per le acque superficiali connesse, di cui
all’art. 76, al fine di evitare un impoverimento
significativo dello stato ecologico di tali acque, nonche’
danni rilevanti agli ecosistemi terrestri connessi;
dd) buono stato quantitativo: stato definito nella
tabella B.1.2 dell’Allegato 1 alla parte terza del presente
decreto;
ee) sostanze pericolose: le sostanze o gruppi di
sostanze tossiche, persistenti e bio-accumulabili e altre
sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a
preoccupazioni analoghe;
ff) sostanze prioritarie e sostanze pericolose
prioritarie: le sostanze individuate con disposizioni
comunitarie ai sensi dell’art. 16 della direttiva
2000/60/CE;
gg) inquinante: qualsiasi sostanza che possa inquinare,
in particolare quelle elencate nell’Allegato 8 alla parte
terza del presente decreto;
hh) immissione diretta nelle acque sotterranee:
l’immissione di inquinanti nelle acque sotterranee senza
infiltrazione attraverso il suolo o il sottosuolo;
ii) obiettivi ambientali: gli obiettivi fissati dal
titolo II della parte terza del presente decreto;
ll) standard di qualita’ ambientale: la concentrazione
di un particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle
acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere
superata per tutelare la salute umana e l’ambiente;
mm) approccio combinato: l’insieme dei controlli, da
istituire o realizzare, salvo diversa indicazione delle
normative di seguito citate, entro il 22 dicembre 2012,
riguardanti tutti gli scarichi nelle acque superficiali,
comprendenti i controlli sulle emissioni basati sulle
migliori tecniche disponibili, quelli sui pertinenti valori
limite di emissione e, in caso di impatti diffusi, quelli
comprendenti, eventualmente, le migliori prassi ambientali;
tali controlli sono quelli stabiliti:
1) nel decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
sulla prevenzione e la riduzione integrate
dell’inquinamento;
2) nella parte terza del presente decreto in materia
di acque reflue urbane, nitrati provenienti da fonti
agricole, sostanze che presentano rischi significativi per
l’ambiente acquatico o attraverso l’ambiente acquatico,
inclusi i rischi per le acque destinate alla produzione di
acqua potabile e di scarichi di Hg, Cd, HCH, DDT, PCP,
aldrin, dieldrin, endrin, HCB, HCBD, cloroformio,
tetracloruro di carbonio, EDC, tricloroetilene, TCB e
percloroetilene;
nn) acque destinate al consumo umano: le acque
disciplinate dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n.
31;
oo) servizi idrici: tutti i servizi che forniscono alle
famiglie, agli enti pubblici o a qualsiasi attivita’
economica:
1) estrazione, arginamento, stoccaggio, trattamento e
distribuzione di acque superficiali o sotterranee;
2) strutture per la raccolta e il trattamento delle
acque reflue, che successivamente scaricano nelle acque
superficiali;
pp) utilizzo delle acque: i servizi idrici unitamente
agli altri usi risultanti dall’attivita’ conoscitiva di cui
all’art. 118 che incidono in modo significativo sullo stato
delle acque. Tale nozione si applica ai fini dell’analisi
economica di cui all’Allegato 10 alla parte terza del
presente decreto;
qq) [valori limite di emissione: la massa espressa in
rapporto a determinati parametri specifici, la
concentrazione e/o il livello di un’emissione che non
devono essere superati in uno o piu’ periodi di tempo. I
valori limite di emissione possono essere fissati anche per
determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze. I
valori limite di emissione delle sostanze si applicano di
norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni
dall’impianto, senza tener conto dell’eventuale diluizione;
per gli scarichi indiretti nell’acqua, l’effetto di una
stazione di depurazione di acque reflue puo’ essere preso
in considerazione nella determinazione dei valori limite di
emissione dell’impianto, a condizione di garantire un
livello equivalente di protezione dell’ambiente nel suo
insieme e di non portare a carichi inquinanti maggiori
nell’ambiente]. Lettera abrogata dall’art. 2, comma 7,
decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4;
rr) controlli delle emissioni: i controlli che
comportano una limitazione specifica delle emissioni, ad
esempio un valore limite delle emissioni, oppure che
definiscono altrimenti limiti o condizioni in merito agli
effetti, alla natura o ad altre caratteristiche di
un’emissione o condizioni operative che influiscono sulle
emissioni;
ss) costi ambientali: i costi legati ai danni che
l’utilizzo stesso delle risorse idriche causa all’ambiente,
agli ecosistemi e a coloro che usano l’ambiente;
tt) costi della risorsa: i costi delle mancate
opportunita’ imposte ad altri utenti in conseguenza dello
sfruttamento intensivo delle risorse al di la’ del loro
livello di ripristino e ricambio naturale;
uu) impianto: l’unita’ tecnica permanente in cui sono
svolte una o piu’ attivita’ di cui all’Allegato I del
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e qualsiasi
altra attivita’ accessoria, che siano tecnicamente connesse
con le attivita’ svolte in uno stabilimento e possono
influire sulle emissioni e sull’inquinamento; nel caso di
attivita’ non rientranti nel campo di applicazione del
decreto legislativo i 8 febbraio 2005, n. 59, l’impianto si
identifica nello stabilimento. Nel caso di attivita’ di cui
all’Allegato I del predetto decreto, l’impianto si
identifica con il complesso assoggettato alla disciplina
della prevenzione e controllo integrati dell’inquinamento.
– L’art. 2, comma 5, del decreto legislativo l6 gennaio
2008, n. 4, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 gennaio
2008, n. 24, S.O., cosi’ recita:
«Art. 2 (Modifiche alle Parti terza e quarta del decreto
legis1ativo 3 aprile 2006, n. 152). – Omissis.
5. All’art. 74, comma 1, lettera ff), le parole:
“qualsiasi immissione di acque reflue in” sono sostituite
dalle seguenti: “qualsiasi immissione effettuata
esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento
che collega senza soluzione di continuita’ il ciclo di
produzione del refluo con il corpo ricettore”.
Omissis».
– L’allegato 1, Parte Terza B.4, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, citato nella premesse, reca:

«Parte Terza

Allegato 1

Monitoraggio e classificazione delle acque in funzione
degli obiettivi di qualita’ ambientale.
B.4. Monitoraggio dello stato chimico delle acque
sotterranee».
– Per gli articoli 76 e 77, del decreto legislativo n.
152 del 2006, vedi note all’art. 1.

Art. 3.

Criteri per valutare lo stato chimico delle acque sotterranee

1. Ai fini della valutazione dello stato chimico di un corpo o di
un gruppo di corpi idrici sotterranei, le regioni adottano gli
standard di qualita’ ambientale ed i valori soglia indicati
rispettivamente dalle tabelle 2 e 3 della Parte A dell’Allegato 3.
2. I valori soglia e gli standard di qualita’ di cui al comma 1 si
applicano limitatamente alle sostanze, ai gruppi di sostanze ed agli
indicatori di inquinamento che, a seguito dell’attivita’ di
caratterizzazione effettuata ai sensi dell’Allegato 1, Parte B,
risultino determinare il rischio di non raggiungimento degli
obiettivi ambientali di cui agli articoli 76 e 77 del decreto
legislativo n. 152 del 2006.
3. I valori soglia di cui all’Allegato 3, Parte A, Tabella 3, sono
definiti a livello nazionale secondo i criteri riportati allo stesso
Allegato 3, Parte A.2. La fissazione di detti valori, necessaria
all’identificazione del buono stato chimico per alcune sostanze,
tiene conto della protezione del corpo idrico sotterraneo in
relazione all’impatto e al rapporto tra acque sotterranee e acque
superficiali, acque sotterranee ed ecosistemi terrestri ed acquatici
ad esse connessi e delle conoscenze tossicologiche ed
ecotossicologiche.
4. Qualora un corpo idrico sotterraneo sia designato per
l’estrazione di acqua destinata al consumo umano, restano valide le
disposizioni di cui all’articolo 82, comma 3, del decreto legislativo
n. 152 del 2006.
5. Per i corpi idrici sotterranei condivisi tra l’Italia e uno o
piu’ Stati membri della Unione europea ovvero uno o piu’ Paesi non
appartenenti all’Unione europea, la fissazione dei valori soglia e’
soggetta a un coordinamento tra il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, le Regioni interessate e gli Stati
confinanti.
6. Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
del 2006 riportano nei piani di gestione di bacino idrografico e nei
piani di tutela di cui agli articoli 117 e 121 del decreto
legislativo n. 152 del 2006 gli standard di qualita’ ed i valori
soglia di cui all’Allegato 3 come obiettivo da raggiungere entro il
22 dicembre 2015, nonche’ l’elenco delle sostanze rilevate nei corpi
idrici sotterranei ricadenti nel territorio di competenza.
7. Le regioni, per le sostanze presenti nelle acque sotterranee
ricadenti nel territorio di propria competenza non ricomprese
nell’Allegato 3, richiedono la fissazione dei relativi valori soglia
al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
che li definisce sulla base delle conoscenze scientifiche e
tecnologiche disponibili, avvalendosi, senza nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica, dell’Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), dell’Istituto superiore
di sanita’ (ISS) e del Consiglio nazionale delle ricerche-Istituto di
ricerca sulle acque (CNR-IRSA).

Nota all’art. 3:
– Per gli articoli 76 e 77, del decreto legislativo n.
152 del 2006, vedi note all’art. 1.
– L’art. 82, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del
2006, citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 82 (Acque utilizzate per l’estrazione di acqua
potabile). – Omissis.
3. Per i corpi idrici di cui al comma i deve essere
conseguito l’obiettivo ambientale di cui agli articoli 76 e
seguenti.».
– Gli articoli 117 e 121 , del decreto legislativo n.
152 del 2006, cosi’ recitano:
«Art. 117 (Piani di gestione e registro delle aree
protette). – 1. Per ciascun distretto idrografico e’
adottato un Piano di gestione, che rappresenta
articolazione interna del Piano di bacino distrettuale di
cui all’art. 65. Il Piano di gestione costituisce pertanto
piano stralcio del Piano di bacino e viene adottato e
approvato secondo le procedure stabilite per quest’ultimo
dall’art. 66. Le Autorita’ di bacino, ai fini della
predisposizione dei Piani di gestione, devono garantire la
partecipazione di tutti i soggetti istituzionali competenti
nello specifico settore.
2. Il Piano di gestione e’ composto dagli elementi
indicati nella parte A dell’Allegato 4 alla parte terza del
presente decreto.
3. L’Autorita’ di bacino, sentite le Autorita’ d’ambito
del servizio idrico integrato, istituisce entro sei mesi
dall’entrata in vigore della presente norma, sulla base
delle informazioni trasmesse dalle regioni, un registro
delle aree protette di cui all’Allegato 9 alla parte terza
del presente decreto, designate dalle autorita’ competenti
ai sensi della normativa vigente.».
«Art. 121 (Piani di tutela della acque). – 1. Il Piano
di tutela delle acque costituisce uno specifico piano di
settore ed e’ articolato secondo i contenuti elencati nel
presente articolo, nonche’ secondo le specifiche indicate
nella parte B dell’Allegato 4 alla parte terza del presente
decreto.
2. Entro il 31 dicembre 2006 le Autorita’ di bacino, nel
contesto delle attivita’ di pianificazione o mediante
appositi atti di indirizzo e coordinamento, sentite le
province e le Autorita’ d’ambito, definiscono gli obiettivi
su scala di distretto cui devono attenersi i piani di
tutela delle acque, nonche’ le priorita’ degli interventi.
Entro il 31 dicembre 2007, le regioni, sentite le province
e previa adozione delle eventuali misure di salvaguardia,
adottano il Piano di tutela delle acquee lo trasmettono al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
nonche’ alle competenti Autorita’ di bacino, per le
verifiche di competenza.
3. Il Piano di tutela contiene, oltre agli interventi
volti a garantire il raggiungimento o il mantenimento degli
obiettivi di cui alla parte terza del presente decreto, le
misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa
del sistema idrico.
4. Per le finalita’ di cui al comma 1 il Piano di tutela
contiene in particolare:
a) i risultati dell’attivita’ conoscitiva;
b) l’individuazione degli obiettivi di qualita’
ambientale e per specifica destinazione;
c) l’elenco dei corpi idrici a specifica destinazione e
delle aree richiedenti specifiche misure di prevenzione
dall’inquinamento e di risanamento;
d) le misure di tutela qualitative e quantitative tra
loro integrate e coordinate per bacino idrografico;
e) l’indicazione della cadenza temporale degli
interventi e delle relative priorita’;
f) il programma di verifica dell’efficacia degli
interventi previsti;
g) gli interventi di bonifica dei corpi idrici;
g-bis) i dati in possesso delle autorita’ e agenzie
competenti rispetto al monitoraggio delle acque di falda
delle aree interessate e delle acque potabili dei comuni
interessati, rilevati e periodicamente aggiornati presso la
rete di monitoraggio esistente, da pubblicare in modo da
renderli disponibili per i cittadini;
h) l’analisi economica di cui all’Allegato 10 alla
parte terza del presente decreto e le misure previste al
fine di dare attuazione alle disposizioni di cui all’art.
119 concernenti il recupero dei costi dei servizi idrici;
i) le risorse finanziarie previste a legislazione
vigente.
5. Entro centoventi giorni dalla trasmissione del Piano
di tutela le Autorita’ di bacino verificano la conformita’
del piano agli atti di pianificazione o agli atti di
indirizzo e coordinamento di cui al comma 2, esprimendo
parere vincolante. Il Piano di tutela e’ approvato dalle
regioni entro i successivi sei mesi e comunque non oltre il
31 dicembre 2008. Le successive revisioni e gli
aggiornamenti devono essere effettuati ogni sei anni.».

Art. 4.

Procedura di valutazione dello stato chimico delle acque sotterranee

1. Le regioni, ai fini della valutazione dello stato chimico delle
acque sotterranee, adottano la procedura di cui al comma 2 e possono
prevedere, nell’ambito delle attivita’ di monitoraggio, il
raggruppamento dei corpi idrici sotterranei secondo le modalita’
riportate all’Allegato 4, punto 4.1.
2. Un corpo o un gruppo di corpi idrici sotterranei sono
considerati in buono stato chimico quando ricorra una delle seguenti
condizioni :
a) sono rispettate le condizioni riportate all’Allegato 3, Parte
A, tabella 1;
b) sono rispettati, per ciascuna sostanza controllata, gli
standard di qualita’ ed i valori soglia di cui all’Allegato 3, Parte
A, tabelle 2 e 3, in ognuno dei siti individuati per il monitoraggio
del corpo idrico sotterraneo o dei gruppi di corpi idrici
sotterranei;
c) lo standard di qualita’ delle acque sotterranee o il valore
soglia e’ superato in uno o piu’ siti di monitoraggio, che comunque
rappresentino non oltre il 20 per cento dell’area totale o del volume
del corpo idrico, per una o piu’ sostanze ed un’appropriata indagine
svolta in conformita’ all’Allegato 5 conferma che:
1) sulla scorta della valutazione di cui all’Allegato 5, punto 3,
non si ritiene che le concentrazioni di inquinanti che superano gli
standard di qualita’ o i valori soglia delle acque sotterranee
definiti rappresentino un rischio ambientale significativo, tenendo
conto dell’estensione del corpo idrico sotterraneo interessato;
2) le altre condizioni per la valutazione del buono stato chimico
delle acque sotterranee riportate all’Allegato 3, Parte A, Tabella 1,
sono soddisfatte in conformita’ al punto 4 dell’Allegato 5;
3) i corpi idrici sotterranei utilizzati o che saranno utilizzati
per l’estrazione di acque destinate al consumo umano, che forniscono
in media oltre 10 m3/giorno o servono piu’ di 50 persone, sono
assoggettati ad una protezione tale che impedisca il peggioramento
della loro qualita’ o un aumento del livello di trattamento per la
potabilizzazione necessaria a garantire i requisiti di qualita’ di
cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31;
4) la capacita’ del corpo idrico sotterraneo o di ogni singolo
corpo del gruppo di corpi idrici sotterranei di sostenere gli usi
umani non e’ stata danneggiata in maniera significativa
dall’inquinamento.
3. I corpi idrici sotterranei sono assoggettati al monitoraggio da
effettuare secondo i criteri riportati all’Allegato 4, al fine di
acquisire i dati di monitoraggio rappresentativi per una conoscenza
corretta e complessiva dello stato chimico delle acque sotterranee.
4. Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
del 2006 riportano nei piani di gestione di bacino idrografico e nei
piani di tutela, la classificazione dei corpi idrici sotterranei
effettuata secondo la procedura di cui al comma 2, nonche’, qualora
ricorrano le condizioni di cui alla lettera c) del medesimo comma 2,
la sintesi della valutazione dello stato chimico contenente anche una
descrizione del metodo seguito nella valutazione finale, in
considerazione dei superamenti degli standard di qualita’ o dei
valori soglia per le acque sotterranee nei singoli siti di
monitoraggio.
5. Qualora un corpo idrico sotterraneo sia classificato in buono
stato chimico in conformita’ al comma 2, lettera c), al fine di
proteggere gli ecosistemi acquatici, terrestri e gli usi legittimi
delle acque sotterranee dipendenti dalla parte del corpo idrico
sotterraneo rappresentata dal sito o dai siti di monitoraggio in cui
e’ stato superato lo standard di qualita’ o il valore soglia, le
regioni attuano programmi di misure contenenti almeno quelle indicate
alla Parte Terza del decreto legislativo n.152 del 2006, nonche’
altre misure derivanti da specifiche normative che possono essere
messe in relazione alla tutela delle acque sotterranee.

Nota all’art. 4:
– Il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, reca:
«Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualita’
delle acque destinate al consumo umano. Pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2001, n. 52, S.O.».
– Per il decreto legislativo n. 152 del 2006, Parte
Terza, vedi note all’art. 2.

Art. 5.

Individuazione di tendenze significative e durature all’aumento delle
concentrazioni di inquinanti e determinazione dei punti di partenza
per le inversioni di tendenza

1. Le autorita’ di Bacino, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, sulla base dei dati derivati dalle attivita’ di
monitoraggio, individuano, conformemente all’Allegato 6, Parte A, le
tendenze significative e durature all’aumento delle concentrazioni di
inquinanti, di gruppi di inquinanti e di indicatori di inquinamento
rilevate nei corpi o nei gruppi di corpi idrici sotterranei che sono
stati identificati a rischio e determinano:
a) i punti di partenza per le inversioni di tendenza come una
percentuale del livello degli standard di qualita’ e dei valori
soglia delle acque sotterranee indicati all’Allegato 3, in base alla
tendenza individuata e al rischio ambientale ad essa associato,
conformemente all’Allegato 6, Parte B, punto 1;
b) le priorita’ di intervento.
2. Sulla base degli atti emanati in attuazione delle disposizioni
di cui al comma 1, le regioni, al fine di ridurre progressivamente
l’inquinamento, di prevenire il deterioramento delle acque
sotterranee e di invertire le tendenze che presentano un rischio
significativo di danno per la qualita’ degli ecosistemi acquatici o
degli ecosistemi terrestri, per la salute umana o per gli usi
legittimi, reali o potenziali, dell’ambiente acquatico, individuano
ed applicano, ove necessario, misure piu’ restrittive di quelle
indicate alla Parte Terza del decreto legislativo n.152 del 2006.
3. Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
del 2006 riportano nei piani di gestione di bacino idrografico e nei
piani di tutela, nell’ambito della revisione periodica degli stessi,
le misure adottate, indicando altresi’ una sintesi in cui si
evidenziano:
a) la metodologia utilizzata per la valutazione di tendenza nei
singoli siti di monitoraggio di un corpo idrico o di un gruppo di
corpi idrici sotterranei sulla base della quale gli stessi corpi
idrici sono soggetti ad una tendenza significativa e duratura
all’aumento della concentrazione di un inquinante o ad un’inversione
di tale tendenza;
b) i criteri su cui si e’ basata la determinazione dei punti di
partenza di cui al comma 1.
4. Le regioni, qualora necessario per determinare l’impatto dei
pennacchi di inquinamento riscontrati nei corpi idrici sotterranei
che possono compromettere il conseguimento degli obiettivi di
qualita’ di cui agli articoli 76 e 77 del decreto legislativo n. 152
del 2006 e, in particolare, i pennacchi risultanti da fonti puntuali
e da aree contaminate, svolgono controlli supplementari di
valutazioni di tendenza per gli inquinanti individuati, al fine di
verificare che i pennacchi non si espandano, non provochino un
deterioramento dello stato chimico del corpo o del gruppo di corpi
idrici sotterranei e non rappresentino un rischio per la salute umana
e per l’ambiente. I risultati di tali valutazioni sono sintetizzati
nei piani di gestione dei bacini idrografici e nei piani di tutela.

Nota all’art. 5:
– Per il decreto legislativo n. 152 del 2006, Parte
Terza, vedi note all’art. 2.
– Per gli articoli 76 e 77 del decreto legislativo n.
152 del 2006, vedi note all’art. 1.

Art. 6.

Stato quantitativo delle acque sotterranee

1. Ai fini della valutazione del buono stato quantitativo di un
corpo idrico sotterraneo o di un gruppo di corpi idrici sotterranei,
le regioni si attengono ai criteri di cui all’Allegato 3, Parte B,
tabella 4.
2. Per i corpi idrici sotterranei condivisi tra l’Italia e uno o
piu’ Stati membri dell’Unione europea ovvero uno o piu’ Paesi non
appartenenti all’Unione europea, il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare e le regioni interessate avviano un
coordinamento con gli Stati confinanti ai fini della valutazione
dello stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei e
dell’individuazione delle misure necessarie alla tutela quantitativa
degli stessi.
3. I corpi idrici sotterranei sono assoggettati al monitoraggio da
effettuare secondo i criteri riportati all’Allegato 4, punto 4.3, al
fine di acquisire i dati di monitoraggio rappresentativi per una
conoscenza corretta e complessiva dello stato quantitativo delle
acque sotterranee.
4. Le autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo n. 152
del 2006 riportano nei piani di gestione di bacino idrografico e nei
piani di tutela, la classe di qualita’ dello stato quantitativo
nonche’ le misure individuate ai fini del raggiungimento o del
mantenimento del buono stato quantitativo per i corpi idrici
sotterranei ricadenti nel territorio di competenza.

Nota all’art. 6:
– Per il decreto legislativo n. 152 del 2006, vedi note
alle premesse.

Art. 7.

Misure per prevenire o limitare le immissioni di inquinanti nelle
acque sotterranee

1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 103 e 104
del decreto legislativo n. 152 del 2006, al fine di prevenire o di
limitare le immissioni di inquinanti nelle acque sotterranee e di
perseguire gli obiettivi di cui agli articoli 76 e 77 del decreto
legislativo n.152 del 2006, le regioni assicurano che il programma di
misure stabilito conformemente all’articolo 116 del medesimo decreto
legislativo comprenda:
a) tutte le misure necessarie a prevenire scarichi ed immissioni
indirette nelle acque sotterranee di sostanze pericolose di cui
articolo 74, comma 2, lettera ee), del decreto legislativo n. 152 del
2006. Le regioni individuano le sostanze pericolose tenendo conto, in
particolare, di quelle appartenenti alle famiglie o ai gruppi di
inquinanti tra quelle dell’Allegato 8, alla Parte Terza, punti da 1 a
9, del decreto legislativo n. 152 del 2006;
b) tutte le misure necessarie per limitare gli scarichi e le
immissioni indirette nelle acque sotterranee di sostanze non
considerate pericolose di cui al citato Allegato 8 del decreto
legislativo n. 152 del 2006 e di altri inquinanti non pericolosi, al
fine di evitare un deterioramento ed una significativa e duratura
tendenza all’aumento della concentrazione di inquinanti nelle acque
sotterranee. Nell’individuazione delle misure si tiene conto delle
migliori pratiche ambientali e delle migliori tecniche disponibili.
2. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui alle lettere
a) e b) del comma 1, e’ riportato all’Allegato 2 del presente decreto
un elenco indicativo minimo di sostanze pericolose.
3. Fatti salvi eventuali requisiti piu’ rigorosi fissati dalla
normativa nazionale o regionale di settore, le regioni possono
escludere dalle misure di cui al comma 1 gli scarichi e le immissioni
indirette di inquinanti che sono:
a) considerate essere in quantita’ e concentrazioni cosi’ piccole
da precludere qualsiasi attuale o futuro pericolo di deterioramento
della qualita’ delle acque sotterranee riceventi;
b) le conseguenze di incidenti o di circostanze naturali
eccezionali che non possano ragionevolmente essere previsti, evitati
o attenuati;
c) considerate come tecnicamente impossibili da prevenire o
limitare senza ricorrere a misure che aumenterebbero i rischi per la
salute umana o la qualita’ dell’ambiente nel suo complesso o a misure
sproporzionatamente onerose per rimuovere quantita’ di inquinanti da
terreni o sottosuoli contaminati o altrimenti controllare la loro
percolazione negli stessi;
d) il risultato degli interventi nelle acque superficiali intesi,
tra l’altro, a mitigare gli effetti di inondazioni e siccita’ e ai
fini della gestione delle acque e delle vie navigabili, anche a
livello internazionale; tali attivita’, che comprendono ad esempio,
le escavazioni, il dragaggio, il trasferimento ed il deposito di
sedimenti in acqua superficiale, sono condotte in conformita’ alla
normativa vigente, purche’ dette immissioni non compromettano il
raggiungimento degli obiettivi ambientali di cui agli articoli 76 e
77 del decreto legislativo n. 152 del 2006.
4. Le regioni possono ricorrere alle esenzioni di cui alle lettere
a), b) e c) del comma 3 solo se e’ in atto un efficiente monitoraggio
delle acque sotterranee ai sensi dell’Allegato 4.
5. Le regioni, qualora ricorrano alle esenzioni di cui al comma 3,
informano tempestivamente il Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare.
6. Il comma 3 dell’articolo 104 del decreto legislativo n. 152 del
2006 e’ sostituito dal seguente:
«3. In deroga a quanto previsto al comma 1, per i giacimenti a
mare, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico e, per i
giacimenti a terra, ferme restando le competenze del Ministero dello
sviluppo economico in materia di ricerca e coltivazione di
idrocarburi liquidi e gassosi, le regioni possono autorizzare lo
scarico di acque risultanti dall’estrazione di idrocarburi nelle
unita’ geologiche profonde da cui gli stessi idrocarburi sono stati
estratti ovvero in unita’ dotate delle stesse caratteristiche che
contengano, o abbiano contenuto, idrocarburi, indicando le modalita’
dello scarico. Lo scarico non deve contenere altre acque di scarico o
altre sostanze pericolose diverse, per qualita’ e quantita’, da
quelle derivanti dalla separazione degli idrocarburi. Le relative
autorizzazioni sono rilasciate con la prescrizione delle precauzioni
tecniche necessarie a garantire che le acque di scarico non possano
raggiungere altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi.».

Nota all’art. 7:
– L’art. 103 del decreto legislativo n. 152 del 2006,
citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 103 (Scarichi sul suolo). – 1 . E’ vietato lo
scarico sul suolo o negli strati superficiali del
sottosuolo, fatta eccezione:
a) per i casi previsti dall’art. 100, comma 3;
b) per gli scaricatori di piena a servizio delle reti
fognarie;
c) per gli scarichi di acque reflue urbane e
industriali per i quali sia accertata l’impossibilita’
tecnica o l’eccessiva onerosita’, a fronte dei benefici
ambientali conseguibili, a recapitare in corpi idrici
superficiali, purche’ gli stessi siano conformi ai criteri
ed ai valori-limite di emissione fissati a tal fine dalle
regioni ai sensi dell’art. 101, comma 2. Sino
all’emanazione di nuove norme regionali si applicano i
valori limite di emissione della Tabella 4 dell’Allegato 5
alla parte terza del presente decreto;
d) per gli scarichi di acque provenienti dalla
lavorazione di rocce naturali nonche’ dagli impianti di
lavaggio delle sostanze minerali, purche’ i relativi fanghi
siano costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali
e non comportino danneggiamento delle falde acquifere o
instabilita’ dei suoli;
e) per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in
reti fognarie separate;
f) per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi
idrici, dalle operazioni di manutenzione delle reti
idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto.
2. Al di fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli
scarichi sul suolo esistenti devono essere convogliati in
corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero
destinati al riutilizzo in conformita’ alle prescrizioni
fissate con il decreto di cui all’art. 99, comma 1. In caso
di mancata ottemperanza agli obblighi indicati,
l’autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli
effetti revocata.
3. Gli scarichi di cui alla lettera c) del comma 1
devono essere conformi ai limiti della Tabella 4
dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.
Resta comunque fermo il divieto di scarico sul suolo delle
sostanze indicate al punto 2.1 dell’Allegato 5 alla parte
terza del presente decreto.».
– Il testo vigente dell’art. 104 del decreto legislativo
n. 152 del 2006, citato nelle premesse, cosi’ come
modificato dal presente decreto, cosi’ recita:
«Art. 104 (Scarichi nel sottosuolo e nelle acque
sotterranee). – 1 . E’ vietato lo scarico diretto nelle
acque sotterranee e nel sottosuolo.
2. In deroga a quanto previsto al comma 1, l’autorita’
competente, dopo indagine preventiva, puo’ autorizzare gli
scarichi nella stessa falda delle acque utilizzate per
scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o
cave o delle acque pompate nel corso di determinati lavori
di ingegneria civile, ivi comprese quelle degli impianti di
scambio termico.
“3. In deroga a quanto previsto al comma 1, per i
giacimenti a mare, il Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, d’intesa con il Ministero
dello sviluppo economico e per i giacimenti a terra, ferme
restando le competenze del Ministero dello sviluppo
economico in materia di ricerca e coltivazione di
idrocarburi liquidi e gassosi, le Regioni possono
autorizzare lo scarico di acque risultanti dall’estrazione
di idrocarburi nelle unita’ geologiche profonde da cui gli
stessi idrocarburi sono stati estratti ovvero in unita’
dotate delle stesse caratteristiche che contengano o
abbiano contenuto idrocarburi, indicando le modalita’ dello
scarico. Lo scarico non deve contenere altre acque di
scarico o altre sostanzepericolose diverse, per qualita’ e
quantita’, da quelle derivanti dalla separazione degli
idrocarburi. Le relative autorizzazioni sono rilasciate con
la prescrizione delle precauzioni tecniche necessarie a
garantire che le acque di scarico non possono raggiungere
altri sistemi idrici o nuocere ad altri ecosistemi”.
4. In deroga a quanto previsto al comma 1, l’autorita’
competente, dopo indagine preventiva anche finalizzata alla
verifica dell’assenza di sostanze estranee, puo’
autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque
utilizzate per il lavaggio e la lavorazione degli inerti,
purche’ i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente
da acqua ed inerti naturali ed il loro scarico non comporti
danneggiamento alla falda acquifera. A tal fine, l’Agenzia
regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) competente
per territorio, a spese del soggetto richiedente
l’autorizzazione, accerta le caratteristiche quantitative e
qualitative dei fanghi e l’assenza di possibili danni per
la falda, esprimendosi con parere vincolante sulla
richiesta di autorizzazione allo scarico.
5. Per le attivita’ di prospezione, ricerca e
coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare, lo
scarico delle acque diretto in mare avviene secondo le
modalita’ previste dal Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio con proprio decreto, purche’ la
concentrazione di olii minerali sia inferiore a 40 mg/l. Lo
scarico diretto a mare e’ progressivamente sostituito dalla
iniezione o reiniezione in unita’ geologiche profonde, non
appena disponibili pozzi non piu’ produttivi ed idonei
all’iniezione o reiniezione, e deve avvenire comunque nel
rispetto di quanto previsto dai commi 2 e 3.
6. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, in sede di autorizzazione allo scarico in
unita’ geologiche profonde di cui al comma 3, autorizza
anche lo scarico diretto a mare, secondo le modalita’
previste dai commi 5 e 7, per i seguenti casi:
a) per la frazione di acqua eccedente, qualora la
capacita’ del pozzo iniettore o reiniettore non sia
sufficiente a garantire la ricezione di tutta l’acqua
risultante dall’estrazione di idrocarburi;
b) per il tempo necessario allo svolgimento della
manutenzione, ordinaria e straordinaria, volta a garantire
la corretta funzionalita’ e sicurezza del sistema
costituito dal pozzo e dall’impianto di iniezione o di
reiniezione.
7. Lo scarico diretto in mare delle acque di cui ai
commi 5 e 6 e’ autorizzato previa presentazione di un piano
di monitoraggio volto a verificare l’assenza di pericoli
per le acquee per gli ecosistemi acquatici.
8. Al di fuori delle ipotesi previste dai commi 2, 3, 5
e 7, gli scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee,
esistenti e debitamente autorizzati, devono essere
convogliati in corpi idrici superficiali ovvero destinati,
ove possibile, al riciclo, al riutilizzo o
all’utilizzazione agronomica. In caso di mancata
ottemperanza agli obblighi indicati, l’autorizzazione allo
scarico e’ revocata.».
– Per gli articoli 76 e 77, del decreto legislativo n.
152, vedi note all’art. 1.
– L’art. 116 del decreto legislativo n. 152 del 2006,
citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 116 (Programmi di misure). – 1. Le regioni,
nell’ambito delle risorse disponibili, integrano i Piani di
tutela di cui all’art. 121 con i programmi di misure
costituiti dalle misure di base di cui all’Allegato 11 alla
parte terza del presente decreto e, ove necessarie, dalle
misure supplementari di cui al medesimo Allegato; tali
programmi di misure sono sottoposti per l’approvazione
all’Autorita’ di bacino. Qualora le misure non risultino
sufficienti a garantire il raggiungimento degli obiettivi
previsti, l’Autorita’ di bacino ne individua le cause e
indica alle regioni le modalita’ per il riesame dei
programmi, invitandole ad apportare le necessarie
modifiche, fermo restando il limite costituito dalle
risorse disponibili. Le misure di base e supplementari
devono essere comunque tali da evitare qualsiasi aumento di
inquinamento delle acque marine e di quelle superficiali. I
programmi sono approvati entro il 2009 ed attuati dalle
regioni entro il 2012; il successivo riesame deve avvenire
entro il 2015 e dev’essere aggiornato ogni sei anni.».
– Per l’art. 74, comma 2, lettera ee), del decreto
legislativo n. 152 del 2006, vedi note all’art. 2.
– L’Allegato 8, punti da 1 a 9, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, citato nelle premesse, cosi’ recitano:
«Allegato 8

Elenco indicativo dei principali inquinanti

1 . Composti organoalogenati e sostanze che possano dare
origine a tali composti nell’ambiente acquatico
2. Composti organofosforici
3 . Composti organostannici
4. Sostanze e preparati, o i relativi prodotti di
decomposizione, di cui e’ dimostrata la cancerogenicita’ o
mutagenicita’ e che possono avere ripercussioni sulle
funzioni steroidea, tiroidea, riproduttiva o su altre
funzioni endocrine connesse nell’ambiente acquatico o
attraverso di esso
5. Idrocarburi persistenti e sostanze organiche tossiche
persistenti e bioaccumulabili
6. Cianuri
7. Metalli e relativi composti
8. Arsenico e relativi composti
9. Biocidi e prodotti fitosanitari
Omissis.».

Art. 8.

Modifica degli Allegati

1. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, sentiti il Ministero dello sviluppo economico
ed il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, si
provvede alla modifica degli Allegati tecnici di cui al presente
decreto al fine di recepire modifiche relative a modalita’ esecutive
e a caratteristiche di ordine tecnico intervenute a livello
comunitario.
2. Con uno o piu’ regolamenti, adottati ai sensi dell’articolo 75,
comma 3, del decreto legislativo n.152 del 2006, si provvede alla
modifica degli Allegati tecnici di cui al presente decreto, al fine
di adeguarli a sopravvenute esigenze o a nuove acquisizioni
scientifiche e tecnologiche. Con i medesimi regolamenti si provvede,
sentiti il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali, almeno con cadenza
biennale, alla revisione della tabella 3 dell’Allegato 3 per
adempiere alle finalita’ di cui al comma 7 dell’articolo 3 ovvero per
stralciare sostanze individuate nella medesima tabella nel caso in
cui le stesse non costituiscono piu’ un rischio per i corpi idrici
sotterranei.
3. Le modifiche degli Allegati tecnici di cui al comma 2 sono
recepite dalle autorita’ competenti ai sensi del decreto legislativo
n. 152 del 2006 nei piani di gestione dei bacini idrografici e nei
piani di tutela attraverso la revisione periodica degli stessi.

Nota all’art. 8:
– L’art. 75, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del
2006, citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 75(Competenze). – Omissis.
3 . Le prescrizioni tecniche necessarie all’attuazione
della parte terza del presente decreto sono stabilite negli
Allegati al decreto stesso e con uno o piu’ regolamenti
adottati ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio previa intesa con la
Conferenza Stato-regioni; attraverso i medesimi regolamenti
possono altresi’ essere modificati gli Allegati alla parte
terza del presente decreto per adeguarli a sopravvenute
esigenze o a nuove acquisizioni scientifiche o
tecnologiche.
Omissis.».

Art. 9.

Modifiche alla Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e successive modificazioni

1. Alla Parte Terza del decreto legislativo n. 152 del 2006, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) le lettere i), aa) e dd) del comma 2 dell’articolo 74 sono
rispettivamente sostituite dalle lettere m), c) e d) dell’articolo 2
del presente decreto;
b) il punto 1.2 dell’Allegato 1 e’ sostituito dall’Allegato 1,
Parte A, al presente decreto;
c) la lettera B del punto 2 dell’Allegato 1 e’ sostituita dagli
Allegati 3 e 4 al presente decreto;
d) i punti 2.1 e 2.3 del punto 2 dell’Allegato 3 sono sostituiti
dall’Allegato 1, Parte B al presente decreto.

Nota all’art. 9:
– Per il punto 1 dell’art. 74, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, vedi note all’art. 2.

Art. 10.

Disposizioni transitorie e finali

1. Nei casi di deroga di cui agli articoli 103 e 104 del decreto
legislativo n. 152 del 2006 e nell’esercizio di attivita’ che possono
comportare immissioni indirette nelle acque sotterranee di
inquinanti, il rilascio ed il rinnovo delle autorizzazioni allo
scarico sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee, nel
periodo compreso tra la data di entrata in vigore del presente
decreto e il 22 dicembre 2013, tengono conto delle disposizioni degli
articoli 3, 4 e 5.
2. Le regioni trasmettono le informazioni relative all’attuazione
del presente decreto e, in particolare, l’elenco delle sostanze di
cui al comma 6 dell’articolo 3, secondo tempi e modalita’ individuati
dalla specifica normativa vigente.
3. Per le regioni a statuto speciale e le province autonome di
Trento e di Bolzano, ferme restando per queste ultime le disposizioni
di cui all’articolo 176, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del
2006, si applicano le norme dei rispettivi statuti e delle relative
norme di attuazione.

Nota all’art. 10:
– Per gli articoli 103 e 104, del decreto legislativo n.
152 del 2006, vedi note all’art. 7.
– L’ art. 176, comma 3 , del decreto legislativo n. 152
del 2006, citato nelle premesse, cosi’ recita:
«Art. 176 (Norma finale). – Omissis.
3 . Per le acque appartenenti al demanio idrico delle
province autonome di Trento e di Bolzano restano ferme le
competenze in materia di utilizzazione delle acque
pubbliche ed in materia di opere idrauliche previste dallo
statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige e dalle
relative norme di attuazione.

Art. 11.

Disposizioni finanziarie

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri, ne’ minori entrate, a carico della finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 16 marzo 2009

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Ronchi, Ministro per le politiche
europee
Prestigiacomo, Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare
Scajola, Ministro dello sviluppo
economico
Sacconi, Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali
Zaia, Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali
Frattini, Ministro degli affari esteri
Alfano, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze

Fitto, Ministro per i rapporti con le regioni

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Allegato 1

—-> Vedere allegato da pag. 6 a pag. 14 <---- Allegato 2 ----> Vedere allegato a pag. 15 <---- Allegato 3 ----> Vedere allegato da pag. 16 a pag. 22 <---- Allegato 4 ----> Vedere allegato da pag. 23 a pag. 37 <---- Allegato 5 ----> Vedere allegato a pag. 38 <---- Allegato 6 ----> Vedere allegato alle pagg. 39-40 <----

DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento. (09G0038) (GU n. 79 del 4-4-2009

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