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Decreto Ministeriale 18/03/1996

Decreto Ministeriale 18/03/1996 - Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi.

D.M. 18 MARZO 1996
Preambolo
Il Ministro dell’interno: Vista la legge
27 dicembre 1941, n. 1570; Vista la legge 13 maggio 1961, n. 469, art.
1; Vista la legge 26 luglio 1965, n. 966, art. 2; Visto il decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577; Visto il regio
decreto 18 giugno 1931, n. 773, e relativo regolamento di esecuzione;
Vista la legge 2 febbraio 1939, n. 302, e 2 aprile 1968, n. 526 e
successive integrazioni; Visto il proprio decreto 25 agosto 1989;
Rilevata la necessità di apportare al predetto decreto modificazioni
ed integrazioni specificatamente in ordine alla sicurezza degli
spettatori durante lo svolgimento di manifestazioni sportive;
Ravvisata l’opportunità di emanare un testo coordinato delle norme di
sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi;
Espletata la procedura di informazione prevista dalla legge 21 giugno
1986, n. 317; Decreta:
Art. 1. Campo di applicazione.
Sono soggetti
alle presenti disposizioni i complessi e gli impianti sportivi di
nuova costruzione e quelli esistenti, già adibiti a tale uso anche se
inseriti in complessi non sportivi, nei quali si intendono realizzare
variazioni distributive e/o funzionali, eccetto gli interventi di
manutenzione ordinaria di cui all’art. 31, lettera a) della legge del
5 agosto 1978, n. 457, nei quali si svolgono manifestazioni e/o
attività sportive regolate dal C.O.N.I. e dalle Federazioni Sportive
Nazionali riconosciute dal C.O.N.I., riportate nell’allegato, ove è
prevista la presenza di spettatori in numero superiore a 100. I
suddetti complessi o impianti sportivi, nel seguito denominati
impianti sportivi, devono essere conformi oltre che alle presenti
disposizioni anche ai regolamenti del C.O.N.I. e delle Federazioni
Sportive Nazionali e Internazionali. Per i complessi e gli impianti
ove è prevista la presenza di spettatori non superiore a 100 o privi
di spettatori, si applicano le disposizioni di cui al successivo art.
20.
Art. 2. Definizioni.
Si fa riferimento ai termini, definizioni
generali, simboli grafici di prevenzione incendi e tolleranze
dimensionali di cui al decreto del Ministro dell’interno 30 novembre
1983 ed alle seguenti ulteriori definizioni: Spazio di attività
sportiva. Spazio conformato in modo da consentire la pratica di una o
più attività sportive; nel primo caso lo spazio è definito
monovalente, nel secondo polivalente; più spazi di attività sportiva
contingui costituiscono uno spazio sportivo polifunzionale. Zona di
attività sportiva. Zona costituita dallo spazio di attività sportiva e
dai servizi di supporto. Spazio riservato agli spettatori. Spazio
riservato al pubblico per assistere alla manifestazione sportiva. Zona
spettatori. Zona riservata al pubblico che comprende lo spazio
riservato agli spettatori, i servizi di supporto ad essi dedicati, gli
eventuali spazi e servizi accessori con i relativi percorsi. Spazi e
servizi di supporto. Spazi e servizi direttamente funzionali
all’attività sportiva o alla presenza di pubblico. Spazi e servizi
accessori. Spazi e servizi, non strettamente funzionali, accessibili
al pubblico o dallo stesso fruibili. Impianto sportivo. Insieme di uno
o più spazi di attività sportiva dello stesso tipo o di tipo diverso,
che hanno in comune i relativi spazi e servizi accessori, preposto
allo svolgimento di manifestazioni sportive. L’impianto sportivo
comprende: a) lo spazio o gli spazi di attività sportiva; b) la zona
spettatori; c) eventuali spazi e servizi accessori; d) eventuali spazi
e servizi di supporto. Impianto sportivo all’aperto. Impianto sportivo
avente lo spazio di attività scoperto. Questa categoria comprende
anche gli impianti con spazio riservato agli spettatori coperto.
Impianto sportivo al chiuso. Tutti gli altri impianti non ricadenti
nella tipologia degli impianti all’aperto. Complesso sportivo. Uno o
più impianti sportivi contigui aventi in comune infrastrutture e
servizi; il complesso sportivo è costituito da uno o più impianti
sportivi e dalle rispettive aree di servizio annesse. Area di servizio
annessa. Area di pertinenza dell’impianto o complesso sportivo
recintata per controllarne gli accessi. Area di servizio esterna. Area
individuata temporaneamente, annettibile all’impianto o complesso
sportivo mediante recinzione mobile. Zona esterna. Area pubblica
circostante o prossima all’impianto o complesso sportivo che consente
l’avvicinamento allo stesso, e lo stazionamento di servizi pubblici o
privati. Spazi di soccorso. Spazi raggiungibili dai mezzi di soccorso
e riservati alla loro sosta e manovra. Via d’uscita. Percorso senza
ostacoli al deflusso che conduce dall’uscita dello spazio riservato
agli spettatori e dallo spazio di attività sportiva all’area di
servizio annessa o all’area di servizio esterna. Spazio calmo. Luogo
sicuro statico contiguo e comunicante con una via di esodo verticale
od in essa inserito. Tale spazio non deve costituire intralcio alla
fruibilità delle vie di esodo ed avere caratteristiche tali da
garantire la permanenza di persone con ridotte o impedite capacità
motorie in attesa dei soccorsi. Percorso di smistamento. Percorso che
permette la mobilità degli spettatori all’interno dello spazio loro
riservato. Strutture pressostatiche. Coperture di spazi di attività
sostenute unicamente da aria immessa a pressione. Capienza. Massimo
affollamento ipotizzabile.
Art. 3. Norme di procedura per la
costruzione o modificazione di impianti sportivi.
Chi intende
costruire un impianto destinato ad attività sportiva con presenza di
spettatori in numero superiore a 100 deve presentare al comune,
unitamente alla domanda di autorizzazione, la seguente documentazione:
1) una planimetria rappresentante l’impianto o il complesso sportivo,
l’area di servizio annessa, ove necessaria, e la zona esterna; 2)
piante ai vari livelli rappresentanti l’impianto sportivo con gli
spazi e lo spazio di attività sportiva, la zona spettatori con
disposizione e numero di posti, spazi e servizi accessori e di
supporto, dimensioni e caratteristiche del sistema di vie d’uscita,
elementi di compartimentazione, impianti tecnici ed antincendio; 3)
sezioni longitudinali e trasversali dell’impianto sportivo; 4)
documento da cui risulti che il proprietario dell’impianto ha diritto
d’uso dell’area di servizio dell’impianto stesso; 5) dichiarazione
legale del locatore dalla quale risulti l’impegno contrattuale a
favore del richiedente, nonchè un titolo che dimostri la proprietà
dell’impianto da parte del locatore nel caso di domande presentate dal
locatario; 6) parere sul progetto da parte del C.O.N.I. ai sensi della
legge 2 febbraio 1939, n. 302 e successive modificazioni. Il comune
sottopone il progetto alla Commissione Provinciale di Vigilanza, per
l’esercizio da parte di quest’ultima delle attribuzioni di cui
all’art. 80 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza
approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, la quale redige
apposito verbale con motivato parere circa la conformità dell’impianto
alle presenti norme. Il verbale di cui innanzi deve essere allegato ai
documenti che a lavori ultimati il richiedente è tenuto a presentare
al comune per la domanda di visita di constatazione, unitamente alla
certificazione di idoneità statica ed impiantistica, nonchè agli
adempimenti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, ai fini della prevenzione incendi. La Commissione
Provinciale di Vigilanza esegue la visita di constatazione e redige
apposito verbale esprimendo il proprio parere di competenza ai sensi
delle combinate disposizioni di cui all’art. 80 del Testo Unico delle
leggi di Pubblica Sicurezza e all’art. 19 del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, che viene trasmesso al
Sindaco ai fini del rilascio della licenza di agibilità. Le procedure
di cui ai commi precedenti si applicano in tutti i casi di variazione
delle caratteristiche distributive e funzionali dell’impianto o quando
si verifichino sinistri che interessino le strutture e/o gli impianti.
Su specifica richiesta della Commissione Provinciale di Vigilanza, e
comunque ogni 10 anni a far data dal certificato di collaudo statico,
deve essere prodotto alla Prefettura competente per territorio, ed al
comune, un certificato di idoneità statica dell’impianto, rilasciato
da tecnico abilitato. Alla Commissione di Vigilanza deve essere
aggregato, a titolo consultivo, un rappresentante del C.O.N.I. dal
medesimo designato.
Art. 4. Ubicazione.
L’ubicazione dell’impianto o
del complesso sportivo deve essere tale da consentire l’avvicinamento
e la manovra dei mezzi di soccorso e la possibilità di sfollamento
verso aree adiacenti. L’area per la realizzazione di un impianto, deve
essere scelta in modo che la zona esterna garantisca, ai fini della
sicurezza, il rapido sfollamento. A tal fine eventuali parcheggi e le
zone di concentrazione dei mezzi pubblici devono essere situati in
posizione tale da non costituire ostacolo al deflusso. Gli impianti
devono essere provvisti di un luogo da cui sia possibile coordinare
gli interventi di emergenza; detto ambiente deve essere facilmente
individuabile ed accessibile da parte delle squadre di soccorso. Fatto
salvo quanto previsto dalle norme vigenti di prevenzione incendi per
le specifiche attività, gli impianti al chiuso possono essere ubicati
nel volume di altri edifici ove si svolgono attività di cui ai punti
64, 83, 84, 85, 86, 87, 89, 90, 91, 92, 94 e 95 del decreto del
Ministro dell’interno 16 febbraio 1982. La separazione da tali
attività deve essere realizzata con strutture REI 90; eventuali
comunicazioni sono ammesse tramite filtri a prova di fumo di stesse
caratteristiche di resistenza al fuoco. Gli impianti al chiuso non
possono avere lo spazio di attività sportiva ubicato oltre il primo
piano interrato a quota inferiore a 7,50 …

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