Delibera CIPE | Architetto.info

Delibera CIPE

Delibera CIPE - Regolamentazione dell'istituto del "patto territoriale"

DELIBERA CIPE 10/5/1995

IL COMITATO INTERMINISTERIALE
PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA
Vista la legge 30 dicembre 1986, n. 936, recante norme sul
Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro;
Visto l’art. 1 del decreto-legge 8 febbraio 1995, n. 32, convertito
nella legge 7 aprile 1995, n. 104, che tra l’altro individua e
definisce gli strumenti per una più efficace attuazione delle
politiche di intervento nelle aree depresse del territorio;
Visto l’art. 7 del decreto-legge 24 aprile 1995, n. 123, che, ad
integrazione del predetto art. 1 definisce l’istituto del “patto
territoriale” demandando al CIPE la regolamentazione generale e
l’approvazione dei singoli patti;
Vista la determinazione in data 21 novembre 1994 del presidente del
CNEL che istituisce un apposito comitato composto da settantadue
membri, denominato “Consulta per il Mezzogiorno” con funzione tra
l’altro di promozione dei patti territoriali quali strumenti
finalizzati allo sviluppo dell’economia e della società
meridionale;
Considerato che il suddetto comitato si è posto il compito di
favorire la formazione di iniziative di concertazione tra le parti
sociali e le autonomie locali;
Ritenuto che il patto territoriale si qualifichi, rispetto agli
altri strumenti della programmazione negoziata previsti dal citato
art. 1 del decreto-legge n. 32/1995, proprio per le presenze delle
parti sociali, la cui partecipazione si estrinseca sia nel momento
di iniziativa che in quello attuativo, con l’assunzione di impegni
vincolanti;
Ritenuto opportuno coordinare i vari strumenti di programmazione
negoziata previsti dall’art. 1 del decreto-legge n. 32/1995
(intese, accordi, contratti e patti territoriali), demandando a tal
fine al Ministero del bilancio il compito di individuare criteri e
procedure di utilizzo di tali strumenti, anche allo scopo di
orientare proficuamente gli investimenti pubblici nelle aree
depresse del territorio nazionale;
Delibera:
1. I patti territoriali, di cui all’art. 7 del decreto-legge 24
aprile 1995, n. 123, rappresentano – nel rispetto delle competenze
dei diversi livelli istituzionali – lo strumento per
l’individuazione di un complesso coordinato di interventi di tipo
produttivo e promozionale, nonché di quelli infrastrutturali ad
essi funzionali, ai quali concorra il finanziamento pubblico.
I patti sono finalizzati allo sviluppo integrato di aree
territoriali delimitate a livello sub-regionale, costituendo
fondamentale espressione del principio di partenariato sociale.
2. I patti territoriali:
a) sono promossi e redatti da una o più amministrazioni pubbliche
locali, nonché dalle camere di commercio, anche per iniziativa di
operatori economici, di rappresentanze di categoria o sindacali.
L’amministrazione promotrice può indire, ove del caso, anche
conferenze di servizi, ai sensi e per gli effetti di cui all’art.
14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni ed
integrazioni;
b) sono sottoscritti dalle amministrazioni pubbliche locali
promotrici, dai soggetti privati e/o dalle rappresentanze di
categoria interessate;
c) hanno l’effetto di vincolare le parti sottoscrittrici al
rispetto degli impegni assunti per la realizzazione degli
interventi di rispettiva competenza.
3. I patti territoriali, predisposti secondo l’allegato modello che
fa parte integrante della presente delibera, sono trasmessi dai
soggetti promotori, anche accompagnati da attestazione
dell’avvenuta concertazione delle parti sociali da parte della
Consulta per il Mezzogiorno costituita nell’ambito del CNEL, al
Ministero del bilancio e della programmazione economica per
l’approvazione da parte del CIPE.
Qualora gli interventi oggetto del patto territoriale siano
proposti ai fini del finanziamento pubblico, le amministrazioni
competenti per la concessione del finanziamento ne assicureranno la
più tempestiva istruttoria, nel rispetto delle procedure e delle
modalità previste dalle normative vigenti.
5. Il soggetto responsabile dell’attuazione del patto territoriale
comunica semestralmente lo stato di avanzamento degli interventi al
Ministero del bilancio e della programmazione economica, che ne
informa la Consulta nazionale per il Mezzogiorno, operante presso
il CNEL.
Nel caso di sostanziali modifiche al quadro originario, il patto
deve essere riportato all’esame del CIPE, previo rinnovo della fase
di concertazione.
6. Il Ministro del bilancio entro sessanta giorni dalla data di
pubblicazione della presente delibera, proporrà al CIPE criteri e
indirizzi per l’orientamento ed il coordinamento degli investimenti
pubblici oggetto delle singole forme di programmazione negoziata
(accordi, intese, contratti, patti).
Allegato
Schema tipo di patto territoriale
1. Presentazione del patto.
1.A. Premessa di intenti.
Le ragioni che hanno motivato il ricorso al patto territoriale ed
il contenuto operativo del patto stesso.
1.B. Il territorio e le sue caratteristiche.
L’ambito territoriale su cui opera il patto: descrizione
“geografica”, con le potenzialità e gli ostacoli allo sviluppo.
1.C. La gerarchia degli interessi: gli obiettivi del patto.
Lo sviluppo integrato del territorio; la valorizzazione delle
risorse locali; la valorizzazione e la promozione del fattore
umano.
Occorre evidenziare e motivare il legame fra gli obiettivi e gli
interventi ed i connessi investimenti.
1.D. I progetti del patto e gli interventi necessari.
Il complesso degli investimenti e degli interventi, con i tempi di
avvio e di completamento, l’evoluzione dell’occupazione, la
redditività e le fonti finanziarie. (Esempio: nuovi impianti,
ampliamenti, infrastrutture materiali e immateriali, formazione,
mezzi propri, incentivi, finanziamenti, autorizzazioni
amministrative, ecc.).
2. I firmatari.
2.A. L’elencazione.
Indicazione dei soggetti privati, delle rappresentanze territoriali
di categoria e delle amministrazioni pubbliche locali che
sottoscrivono il patto.
2.B. Gli impegni dei firmatari.
Associazioni sindacali dei lavoratori. (Esempio: avviamento
professionale, flessibilità del mercato del lavoro, ottimizzazione
della produttività, ecc.).
Imprese ed associazioni di imprese (industria, agricoltura,
servizi, commercio, cooperazione ed artigianato). (Esempio: nuove
iniziative imprenditoriali, creazione di consorzi – a
partecipazione anche nazionale od estera -, sostegno
all’occupazione, riqualificazione professionale, ecc.).
Provincia. (Esempio: costituzione di condizioni ambientali
favorevoli allo sviluppo degli investimenti ed al potenziamento del
tessuto economico locale, creazione di un adeguato sistema di
trasporti; formazione professionale; implementazione del ruolo di
programmazione previsto dalla legge n. 142/1990, ecc).
Comune. (Esempio: accelerazione delle procedure di autorizzazione
per la allocazione degli insediamenti produttivi, più in generale
snellimento degli iter burocratici relativi, ecc.).
Camera di commercio. (Esempio: potenziamento del ruolo di servizio
alle imprese; creazione di strumenti innovativi a sostegno
dell’imprenditoria; creazione di organismi consortili per la
gestione dei progetti a corredo del patto territoriale, ecc.).
Comunità montane. (Esempio: adeguamento dei piani zonali e dei
piani annuali di sviluppo alle finalità del patto; incentivi alle
iniziative di natura economica che si insedieranno nel comprensorio
della comunità; opere di bonifica, infrastrutture e servizi
necessari per l’attuazione del patto, ecc.).
3. Il soggetto responsabile e la documentazione del patto.
3.A. Caratteristiche del soggetto responsabile.
Il patto territoriale deve espressamente indicare il soggetto
responsabile del coordinamento degli interventi e della loro
diretta gestione, complessiva o di parti, soggetto che può essere
costituito da una società, eventualmente anche di natura
consortile.
Il soggetto responsabile deve rispondere alle seguenti
caratteristiche:
rappresentare al proprio interno gli interessi sociali ed economici
coinvolti dagli interventi;
mobilitare risorse professionali, organizzative e tecniche che
consentano l’espletamento delle funzioni ad esso riconosciute e la
valorizzazione delle risorse mobilitate;
assicurare risorse finanziarie tali da consentire l’anticipazione
e/o il cofinanziamento di eventuali contribuzioni nazionali e
comunitarie.
Il soggetto responsabile può avvalersi di apposite società di
servizi, anche in linea con quanto disposto dall’art. 4, comma 9,
del decreto-legge 31 gennaio 1995, n. 26, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 marzo 1995, n. 95, che prevede, in
relazione ad iniziative ammissibili ai cofinanziamenti comunitari,
la possibilità di ricorrere a società di servizi per il supporto di
amministrazioni, di enti pubblici, ivi compresi quelli territoriali
e di imprese.
3.B. La documentazione sugli interventi.
L’amministrazione promotrice o, ove già operativo, il soggetto
responsabile curano la predisposione della documentazione relativa
ai vari interventi costituenti il patto, ivi comprese le proposte
di investimento con le relative analisi di redditività.
3.C. Il quadro finanziario.
Il patto territoriale, nella valutazione del complessivo
investimento oggetto del patto e delle relative fonti di copertura,
deve indicare esplicitamente ed analiticamente, per ciascun
intervento previsto, l’entità delle risorse finanziarie necessarie,
le fonti di natura pubblica, con le relative normative di
riferimento, ed il concorso assicurato dal capitale di rischio
privato.
3.D. I tempi ed i percorsi at…

[Continua nel file zip allegato]

Delibera CIPE

Architetto.info