Imposta comunale sugli immobili (ICI) relativa all'anno 1993 | Architetto.info

Imposta comunale sugli immobili (ICI) relativa all’anno 1993

Imposta comunale sugli immobili (ICI) relativa all'anno 1993 ed anni successivi - 1) Legittimita' delle tariffe d'estimo; 2) Conformita' alla Costituzione della disciplina sostanziale dell'imposta; 3) Conformita' alla Costituzione della assenza di una esenzione soggettiva per gli IACP. Istanze di rimborso presentate dai contribuenti: Rigetto.

MINISTERO DELLE FINANZE
CIRCOLARE 14 settembre 1999, n.185
Imposta comunale sugli immobili (ICI) relativa all’anno 1993 ed
anni successivi – 1) Legittimita’ delle tariffe d’estimo;
2) Conformita’ alla Costituzione della disciplina sostanziale
dell’imposta;
3) Conformita’ alla Costituzione della assenza di una esenzione
soggettiva per gli IACP. Istanze di rimborso presentate dai
contribuenti:
Rigetto. Ai comuni
e, per conoscenza:
Alle direzioni regionali delle entrate
All’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI)
Talune questioni generali di estrema rilevanza, aventi riflessi
anche sulla insussistenza del diritto del contribuente al rimborso
dell’ICI relativa all’anno 1993, le quali sono sorte nei primi
tempi di vigenza dell’imposta comunale sugli immobili, hanno poi
trovato soluzione o a livello legislativo oppure con pronunce della
Corte costituzionale.
La presente circolare e’ diretta a richiamare l’attenzione dei
comuni sui seguenti problemi, ricordandone le soluzioni
intervenute. 1. La questione della legittimita’ delle tariffe
d’estimo. In esecuzione del decreto del Ministro delle finanze 20
gennaio 1990 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del
successivo 7 febbraio), concernente la revisione delle tariffe
d’estimo delle unita’ immobiliari urbane, venne emanato il decreto
ministeriale 27 settembre 1991, con il quale furono determinate,
per l’intero territorio nazionale, le predette tariffe (alcune
rettifiche furono apportate, per taluni comuni delle province di
Trento, Bolzano, Lucca, Messina ed Enna, con i successivi decreti
ministeriali del 17 aprile 1992).
Le tariffe d’estimo in commento (sulla base delle quali sono state
quantificate ed inserite negli atti catastali le corrispondenti
rendite; rendite che, capitalizzate attraverso moltiplicatori di
100, 50 oppure 34, conducono alla determinazione del valore del
fabbricato, quale base imponibile ICI) hanno trovato immediata
applicazione fin dalla data di istituzione dell’imposta comunale
sugli immobili (1 gennaio 1993).
In alcuni comuni (all’incirca 1.400) le predette tariffe sono, poi,
state in parte rideterminate, in diminuzione, con il decreto
legislativo n. 568 del 28 dicembre 1993 e sue successive
modificazioni; eppero’, con effetto, per quanto riguarda l’ICI,
dall’anno di imposta 1994 (vedasi, piu’ ampiamente, in proposito,
la circolare di questo Dipartimento n. 179/E del 26 agosto 1999).
Quanto sopra sinteticamente premesso, si ricorda che il tribunale
amministrativo regionale del Lazio, nel maggio 1992, annullo’ i
precitati decreti del Ministro delle finanze 20 gennaio 1990 e 27
settembre 1991; la principale ragione dell’annullamento consisteva
nella rilevata inadeguatezza della fonte normativa (decreto
ministeriale) in una materia che richiedeva, invece, la forma della
legge.
A seguito di cio’ il Governo, pero’, intervenne con una serie di
decretilegge, l’ultimo dei quali e, cioe’, quello in data 23
gennaio 1993, n. 16, fu convertito nella legge n. 75 del 24 marzo
1993. Con l’art. 2 di tale decretolegge, infatti, venne recepito il
contenuto dei menzionati decreti ministeriali annullati,
conferendo, cosi’, ad essi il valore di legge; in altri termini,
siffatti decreti ministeriali vennero convalidati attraverso la
loro “legificazione”. La Corte costituzionale, chiamata a
pronunciarsi sulla legittimita’ dell’art. 2 del citato decreto-
legge n. 16/1993, particolarmente sotto il profilo che cosi’
operando si sarebbe verificato uno straripamento del potere
legislativo un un campo istituzionalmente riservato al potere
giudiziario, ha avuto modo di dichiarare manifestamente infondata
l’eccezione di incostituzionalita’, riconoscendo, fra l’altro, al
legislatore il potere di disciplinare settori per i quali vi sia
una insufficiente copertura legislativa (vedasi sentenza n. 263 del
20-24 giugno 1994, in Gazzetta Ufficiale – serie speciale,
destinata ai giudizi innanzi alla Corte costituzionale, n. 27 del
29 giugno 1994). Cio’ stante, sono perfettamente legittime le
tariffe d’estimo e le rendite determinate, in esecuzione del
predetto decreto ministeriale del 20 gennaio 1990, con i precitati
decreti del 27 settembre 1991 e 17 aprile 1992, nonche’ con il
summenzionato decreto legislativo n. 568 del 28 dicembre 1993 e sue
successive modificazioni. Per completezza di discorso si ricorda
che le predette tariffe d’estimo e rendite, la cui operativita’ era
stata limitata, con l’art. 2 del decreto-legge n. 16/1993, fino al
31 dicembre 1994, sono state successivamente prorogate fino al 31
dicembre 1996 (art. 1, comma 5, del decreto-legge n. 250 del 28
giugno 1995, reiterativo di precedenti decretilegge, convertito
dalla legge n. 349 dell’8 agosto 1995) e, ultimamente, con la legge
n. 662 del 23 dicembre 1996, fino a quando sara’ attuata la
revisione generale delle zone censuarie, delle tariffe d’estimo,
della qualificazione, classificazione e classamento delle unita’
immobiliari; revisione generale che, finora, non e’ stata ancora
disposta. (Con la stessa legge n. 662/1996 venne previsto,
altresi’, che le rendite in questione dovevano essere rivalutate,
ai fini dell’applicazione dell’ICI e di ogni altra imposta, del 5
per cento a decorrere dall’anno 1997). In considerazione di quanto
sopra illustrato i comuni (ai quali l’art. 3 della legge n. 146
dell’8 maggio 1998 ha attribuito, tra l’altro, la competenza in
materia di rimborsi dell’ICI indebitamente versata per l’anno di
imposta 1993, salvo restando il recupero nei confronti dello Stato
della quota parte corrispondente all’aliquota del 4 per mille)
devono rigettare le istanze (che risultano essere abbastanza
numerose) con le quali i contribuenti chiedono il rimborso dell’ICI
corrisposta per l’anno 1993, motivate sulla base del predetto
annullamento da parte del T.A.R. Lazio o, in genere, di pretese
illegittimita’ delle tariffe d’estimo e rendite catastali. Cio’,
ripetesi, in quanto le tariffe d’estimo e le rendite attualmente in
vigore, e fin dalla data di istituzione dell’ICI (1 gennaio 1993),
sono perfettamente legittime. Ovviamente, per le stesse ragioni, i
comuni rigetteranno le analoghe istanze di rimborso dell’ICI
corrisposta per gli anni 1994 e successivi. 2.La questione della
legittimita’ costituzionale della struttura dell’ICI. Sono state
sollevate varie questioni di legittimita’ costituzionale della
disciplina dell’ICI recata dal decreto legislativo n. 504 del 30
dicembre 1992, particolarmente sotto i profili: della limitazione
dell’oggetto della tassazione esclusivamente agli immobili
posseduti, e cioe’ ad una sola componente del patrimonio
complessivo del soggetto passivo; delle modalita’ di determinazione
del valore imponibile, le quali non tengono conto delle eventuali
passivita’ che il proprietario ha dovuto contrarre per acquistare o
costruire il bene; della vincolativita’ e incontrovertibilita’ dei
valori dei fabbricati, ottenuti attraverso la capitalizzazione, con
moltiplicatori fissi, delle rendite catastali; della elevatezza
delle aliquote che, assommata all’esistenza di ulteriori
imposizioni fiscali sugli immobili, condurrebbe ad un effetto
espropriativo. La Corte costituzionale si e’ gia’ pronunciata,
dichiarando la infondatezza delle sollevate questioni e, quindi,
riconoscendo la conformita’ con le norme ed i principi
costituzionali della struttura sostanziale dell’ICI, quale
disciplinata dal decreto legislativo n. 504/1992 (vedasi, fra le
altre, la sentenza n. 111 del 9-22 aprile 1997, in Gazzetta
Ufficiale – serie speciale, destinata ai giudizi innanzi alla Corte
costituzionale, n. 18 del 30 aprile 1997). Pertanto, i comuni
devono rigettare le istanze (anche queste risultanti molto
numerose) con le quali i contribuenti chiedono il rimborso dell’ICI
corrisposta per l’anno 1993, motivate sulla base di una pretesa
incostituzionalita’ della disciplina sostanziale dell’imposta.
Chiaramente, per le stesse ragioni sovraillustrate, i comuni
rigetteranno le analoghe istanze di rimborso dell’ICI versata per
gli anni 1994 e successivi.
3.La questione della soggettivita’ passiva degli Istituti autonomi
per le case popolari (IACP).
E’ stata sollevata questione di legittimita’ costituzionale della
disciplina dell’ICI stabilita dal decreto legislativo n. 504/1992,
nella parte in cui non prevede l’esenzione dall’imposta per gli
immobili appartenenti agli Istituti autonomi per le case popolari.
La Corte costituzionale si e’ gia’ pronunciata, dichiarando la
infondatezza della sollevata questione, con la sentenza n. 113 del
28 marzo-12 aprile 1996, pubblicata in Gazzetta Ufficiale – serie
speciale, destinata ai giudizi innanzi alla Corte costituzionale,
n. 16 del 17 aprile 1996.
Pertanto, i comuni devono rigettare le istanze con le quali gli
IACP chiedono il rimborso dell’ICI versata per l’anno 1993,
motivate su una pretesa incostituzionalita’ della disciplina
dell’ICI in quanto non prevedente per essi l’esenzione soggettiva
dal tributo. Ovviamente, possono esserci anche altre cause di
rigetto delle istanze di rimborso, quale l’infondatezza della
pretesa circa l’esistenza di un trattamento esentivo per gli
immobili degli IACP; trattamento esonerativo che la stessa Corte
costituzionale ha riconosciuto non essere contemplato nel decreto
legislativo n. 504/1992.
Per le stesse ragioni sovraesposte, i comuni rig…

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