LEGGE 28 gennaio 1977, n. 10 (2a) (3a): Norme per la edificabilità dei suoli | Architetto.info

LEGGE 28 gennaio 1977, n. 10 (2a) (3a): Norme per la edificabilità dei suoli

LEGGE 28 gennaio 1977, n. 10 (2a) (3a): Norme per la edificabilità dei suoli - (G.U. n. 27, 29 gennaio 1977, Serie Generale)

LEGGE 28 gennaio 1977, n. 10 (2a) (3a)

Norme per la edificabilità dei
suoli

(G.U. n. 27, 29 gennaio 1977, Serie Generale)

(2a) Per il
controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate
sostanze pericolose, vedi art. 26, comma 3, lett. h), D.Lgs. 17 agosto
1999, n. 334.

(3a) A norma dell’art. 51, L. 21 novembre 2000, n. 342,
la cessione di aree o di opere di urbanizzazione nei confronti dei
comuni come scomputo di contributi di urbanizzazione o in esecuzione
di convenzioni di lottizzazione non è da intendere rilevante ai fini
dell’imposta sul valore aggiunto, neppure agli effetti delle
limitazioni del diritto alla detrazione.

La Camera dei deputati ed il
Senato della Repubblica hanno approvato
IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:

Art. 1

(Trasformazione
urbanistica del territorio e concessione di
edificare)(41)

(41)Articolo abrogato dall’art. 136, commi 1, lett. c)
e 2, lett. c), D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, come modificato da
errata-corrige pubblicata nella G.U. 10 novembre 2001, n. 262, a
decorrere dal 1° gennaio 2002; successivamente, tale ultimo termine è
stato prorogato al 30 giugno 2002, dall’art. 5-bis, comma 1, D.L. 23
novembre 2001, n. 411, convertito dalla L. 31 dicembre 2001, n.
463.

Art. 1

(Trasformazione urbanistica del territorio e concessione
di edificare)(40)

Ogni attività comportante trasformazione
urbanistica ed edilizia del territorio comunale partecipa agli oneri
ad essa relativi e la esecuzione delle opere è subordinata a
concessione da parte del sindaco, ai sensi della presente
legge.

(40)Testo precedente le modifiche apportate dal D.P.R. 6
giugno 2001, n. 380.

Art. 2

(Piani di zona e demani comunali di
aree)

Per le aree comprese nei piani di zona di cui alla legge 8
aprile 1962, n. 167, e per quelle acquisite ai sensi degli artt. 27 e
51 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, resta fermo il regime previsto
dalle norme della stessa legge n. 865.

Anche per tali aree è
necessario il provvedimento del sindaco di cui all’art. 1 della
presente legge.

Il primo comma dell’art. 3 della legge 18 aprile
1962, n. 167, già sostituito dall’art. 29 della legge 22 ottobre 1971,
n. 865, è sostituito dal seguente: “L’estensione delle zone da
includere nei piani è determinata in relazione alle esigenze
dell’edilizia economica e popolare per un decennio e non può essere
inferiore al 40 per cento e superiore al 70 per cento di quella
necessaria a soddisfare il fabbisogno complessivo di edilizia
abitativa nel periodo considerato.”

L’art. 26 della legge 22 ottobre
1971, n. 865, è abrogato. Le aree già vincolate ai sensi di detto
articolo sono assoggettate al regime previsto dall’art. 35 della legge
22 ottobre 1971, n. 865, salvo quanto previsto nell’undicesimo, nel
sedicesimo e nel diciottesimo comma dello stesso art. 35 per ciò che
concerne i requisiti soggettivi.

(24)

(24)Comma abrogato dall’art.
2, comma 70, L. 23 dicembre 1996, n. 662.

Art. 2

(Piani di zona e
demani comunali di aree(25))

Per le aree comprese nei piani di zona
di cui alla legge 8 aprile 1962, n. 167, e per quelle acquisite ai
sensi degli artt. 27 e 51 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, resta
fermo il regime previsto dalle norme della stessa legge n. 865.

Anche
per tali aree è necessario il provvedimento del sindaco di cui
all’art. 1 della presente legge.

Il primo comma dell’art. 3 della
legge 18 aprile 1962, n. 167, già sostituito dall’art. 29 della legge
22 ottobre 1971, n. 865, è sostituito dal seguente: “L’estensione
delle zone da includere nei piani è determinata in relazione alle
esigenze dell’edilizia economica e popolare per un decennio e non può
essere inferiore al 40 per cento e superiore al 70 per cento di quella
necessaria a soddisfare il fabbisogno complessivo di edilizia
abitativa nel periodo considerato.”

L’art. 26 della legge 22 ottobre
1971, n. 865, è abrogato. Le aree già vincolate ai sensi di detto
articolo sono assoggettate al regime previsto dall’art. 35 della legge
22 ottobre 1971, n. 865, salvo quanto previsto nell’undicesimo, nel
sedicesimo e nel diciottesimo comma dello stesso art. 35 per ciò che
concerne i requisiti soggettivi.

Nei comuni con popolazione superiore
a ventimila abitanti, secondo i dati risultanti dall’ultimo
censimento, l’art. 51 legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive
modificazioni, si applica fino alla data del 31 dicembre
1980(2).

(25)Testo precedente le modifiche apportate dalla L. 23
dicembre 1996, n. 662.

(2)Termine prorogato al 31 dicembre 1990
dall’art. 1, comma 3-bis, D.L. 30 dicembre 1985, n. 791, convertito,
con modificazioni, dalla L. 28 febbraio 1986, n. 46, al 31 dicembre
1991 dall’ art. 4, L. 20 maggio 1991, n. 158 e, successivamente, al 31
dicembre 1995 dall’art. 22, comma 1, L. 17 febbraio 1992, n.
179.

Art. 3

(Contributo per il rilascio della
concessione)(47)

(47)Articolo abrogato dall’art. 136, comma 2, lett.
c), D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, come modificato da errata-corrige
pubblicata nella G.U. 10 novembre 2001, n. 262, a decorrere dal 1°
gennaio 2002; successivamente, tale ultimo termine è stato prorogato
al 30 giugno 2002, dall’art. 5-bis, comma 1, D.L. 23 novembre 2001, n.
411, convertito dalla L. 31 dicembre 2001, n. 463.

Art.
3

(Contributo per il rilascio della concessione)(46)

La concessione
comporta la corresponsione di un contributo commisurato all’incidenza
delle spese di urbanizzazione nonché al costo di
costruzione.

(46)Testo precedente le modifiche apportate dal D.P.R. 6
giugno 2001, n. 380.

Art. 4

(Caratteristiche della
concessione)

(48)

(48)

(43)

(43)

(43)

(48)

(48)

(48)

(43)Comma
abrogato dall’art. 136, comma 1, lett. c), D.P.R. 6 giugno 2001, n.
380, a decorrere dal 1° gennaio 2002; successivamente, tale ultimo
termine è stato prorogato al 30 giugno 2002, dall’art. 5-bis, comma 1,
D.L. 23 novembre 2001, n. 411, convertito dalla L. 31 dicembre 2001,
n. 463.

(48)Comma abrogato dall’art. 136, comma 2, lett. c), D.P.R. 6
giugno 2001, n. 380, come modificato da errata-corrige pubblicata
nella G.U. 10 novembre 2001, n. 262, a decorrere dal 1° gennaio 2002;
successivamente, tale ultimo termine è stato prorogato al 30 giugno
2002, dall’art. 5-bis, comma 1, D.L. 23 novembre 2001, n. 411,
convertito dalla L. 31 dicembre 2001, n. 463.

Art.
4

(Caratteristiche della concessione)(42)

La concessione è data dal
sindaco al proprietario dell’area o a chi abbia titolo per richiederla
con le modalità, con la procedura e con gli effetti di cui all’art. 31
della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni ed
integrazioni, in conformità alle previsioni degli strumenti
urbanistici e dei regolamenti edilizi e, nei comuni sprovvisti di
detti strumenti, a norma dell’art. 41 – quinquies, primo e terzo
comma, della legge medesima, nonché delle ulteriori norme
regionali.

Per gli immobili di proprietà dello Stato la concessione è
data a coloro che siano muniti di titolo, rilasciato dai competenti
organi dell’amministrazione, al godimento del bene.

Nell’atto di
concessione sono indicati i termini di inizio e di ultimazione dei
lavori.

Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore
ad un anno; il termine di ultimazione, entro il quale l’opera deve
essere abitabile o agibile, non può essere superiore a tre anni e può
essere prorogato, con provvedimento motivato, solo per fatti estranei
alla volontà del concessionario, che siano sopravvenuti a ritardare i
lavori durante la loro esecuzione. Un periodo più lungo per
l’ultimazione dei lavori può essere concesso esclusivamente in
considerazione della mole dell’opera da realizzare o delle sue
particolari caratteristiche tecnico-costruttive; ovvero quando si
tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più
esercizi finanziari.

Qualora i lavori non siano ultimati nel termine
stabilito, il concessionario deve presentare istanza diretta ad
ottenere una nuova concessione; in tal caso la nuova concessione
concerne la parte non ultimata.

La concessione è trasferibile ai
successori o aventi causa. Essa non incide sulla titolarità della
proprietà o di altri diritti reali relativi agli immobili realizzati
per effetto del suo rilascio ed è irrevocabile, fatti salvi i casi di
decadenza ai sensi della presente legge e le sanzioni previste
dall’art. 15 della stessa. Resta fermo inoltre il disposto di cui al
penultimo comma dell’art. 31 della legge 17 agosto 1942, n. 1150.

La
regione stabilisce le forme e le modalità d’esercizio dei poteri
sostitutivi nel caso di mancato rilascio della concessione nei termini
di legge.

A decorrere dal 1° gennaio 1979, salva l’applicazione
dell’art. 4 della legge 1° giugno 1971, n. 291, nei comuni sprovvisti
degli strumenti urbanistici generali e in mancanza di norme regionali
e fino all’entrata in vigore di queste, la concessione deve osservare
i seguenti limiti:

a) fuori del perimetro dei centri abitati
definito ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765,
l’edificazione a scopo residenziale non può superare l’indice di metri
cubi 0,03, per metro quadrato di area edificabile;

b) nell’ambito
dei centri abitati definiti ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto
1967, n. 765, sono consentite soltanto opere di restauro e di
risanamento conservativo, di manutenzione ordinaria o straordinaria,
di consolidamento statico e di risanamento igienico;

c) le
superfici coperte degli edifici o dei complessi produttivi non possono
superare un decimo dell’area di proprietà.

(42)Testo precedente le
modifiche apportate dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

Art.
5

(eterminazione degli oneri di urbanizzazione)(50)

(50)Articolo
abrogato dall’art. 136, comma 2, lett. c), D.P.R. 6 giugno 2001, n.
380, come modificato da errata-corrige pubblicata nella G.U. 10
novembre 2001, n. 262, a decorrere dal 1° gennaio 2002;
successivamente, tale ul…

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