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Ministero dei lavori pubblici

Ministero dei lavori pubblici - Opere igieniche di interesse degli enti locali.

Circolare 16 giugno 1958 n. 7283

Ministero dei lavori pubblici –
Opere igieniche di interesse degli enti locali.

Come messo in
rilievo nella prima parte della circolare ministeriale 10-9-1949, n.
21274/61-AI, con le provvidenze disposte con la legge 3-8-1949, n.
589, modificata ed integrata dalla successiva legge 15-2-1953, n. 184,
lo Stato si è proposto di agevolare l’esecuzione di talune opere
pubbliche di interesse locale, e precisamente di quelle che più
attengono ad esigenze essenziali del vivere civile, quali la viabilità
minore, le opere igieniche, l’edilizia scolastica, l’illuminazione
pubblica, le opere marittime minori, ecc.
Per quanto riguarda le opere
igieniche ed, in particolare, gli acquedotti, le fognature ed i
cimiteri, l’art.3 della cennata legge n. 589 autorizza il Ministero
dei lavori pubblici a concedere contributi trentacinquennali nella
spesa prevista per la realizzazione delle opere stesse.
La misura
percentuale del contributo non _, però , eguale per tutte le opere di
cui innanzi. E infatti, il legislatore ha distinto due ipotesi:
– la
prima riguarda il caso di enti che provvedono alla costruzione di tali
opere per il capoluogo o per le frazioni che ne siano “sprovvisti”;

la seconda concerne il caso di enti che provvedono ad ampliare e
migliorare opere già esistenti, cioè di comuni “provvisti” di tali
opere, le quali siano però abbisognevoli di ampliamento o
miglioramento.
La percentuale del concorso annuo dello Stato è
stabilita per la prima ipotesi in una misura superiore a quella della
seconda; ed i motivi che hanno indotto ad un trattamento più
favorevole ai lavori di nuova costruzione rispetto a quelli di
ampliamento o di miglioramento sono di facile intuizione.
E’ evidente,
infatti, che il problema di dotare di tali indispensabili opere
igieniche i centri abitati che ne sono sprovvisti ha carattere di
maggiore preminenza, urgenza e necessità rispetto alla esigenza di
ampliare o migliorare opere del genere, già esistenti.
Ora, nella
pratica, i criteri di distinzione, enunciati dalla legge per
l’attribuzione delle varie misure del contributo, non si sono rivelati
di facile applicazione.
Infatti, l’interpretazione grammaticale del
primo capoverso del primo comma del citato art. 3 della legge n. 589
indurrebbe a ritenere che la condizione unica ed indispensabile perché
i comuni possano beneficiare del contributo previsto nel comma stesso
è quella che essi siano comunque “sprovvisti” di un’opera del genere
di quella per la cui realizzazione il contributo viene richiesto.
Ma
una siffatta interpretazione appare senz’altro illogica, perché,
porterebbe a considerare esclusi dal beneficio molte opere,
l’importanza, l’urgenza e la necessità delle quali non potevano
sfuggire al legislatore.
N, sembra accoglibile, al fine di temperare
la rigidità della norma, far ricorso al criterio, non di rado
adottato, di considerare come “ampliamento” o “miglioramento”
qualsiasi lavoro, afferente ad acquedotti, fognature o cimiteri, che
venga eseguito in un capoluogo od in una frazione comunque provvisti
di tali opere.
Le categorie dei lavori di “ampliamento” e di
“miglioramento”, nella loro accezione letterale e nella pratica della
gestione delle opere pubbliche, hanno una configurazione ben definita
e non è pensabile che il legislatore le abbia esplicitamente
richiamate, dando ad esse un significato ed una portata diversa da
quelli comunemente e pacificamente accolti.
“Ampliamento”, nel caso di
cui trattasi, implica senz’altro il carattere di estensione in
superficie ed attiene alla larghezza e lunghezza dell’opera.
Così si
amplia un acquedotto o una fognatura estendendo le opere stesse a
nuove strade o a nuovi rioni; ma l’estensione deve essere contenuta in
limiti ragionevoli, deve essere, proporzionatamente rapportata
all’opera di “ampliamento”. Giustamente, infatti, il legislatore non
considera ampliamento, ma nuova costruzione, l’opera intesa
all’approvvigionamento idrico di una frazione che ne sia sprovvista,
ancorché l’acqua venga derivata dall’acquedotto di cui il capoluogo o
altra frazione siano già provvisti.
“Miglioramento” _, invece,
concetto che attiene alla efficienza di una opera, gi…, peraltro,
del tutto completa e funzionale. I lavori di miglioramento hanno, in
sostanza, esclusivamente lo scopo di realizzare una più efficiente
utilizzazione delle opere dal lato sia tecnico che igienico,
specialmente nel caso di opere che, per essere state costruite da
tempo, non rispondono più completamente alle attuali esigenze
funzionali, di decoro o di igiene.
Chiariti i concetti di ampliamento
e miglioramento, è opportuno precisare anche quello di
“completamento”. Questo si ha ogni volta che un’opera non sia stata
realizzata nella sua interezza, anche se la parte costruita consente
un minimo di funzionalità; è evidente che ciò può essersi verificato
sia perché le limitate disponibilità di mezzi hanno indotto l’ente
interessato a prevedere sin dall’inizio uno sviluppo ridotto, sia
perché le stesse cause od anche altre non hanno consentito la
realizzazione dell’intera opera progettata. Nell’uno e nell’altro il
completamento va considerato come una vera e propria costruzione
nuova.
Alla stessa conclusione deve logicamente giungersi quando
un’opera si renda indispensabile perché quella esistente, per vetustà
ovvero per deficienza tecnica, sia in condizioni tali da sconsigliarne
la utilizzazione anche parziale. In tali casi, in cui un
miglioramento, come sopra inteso, non è possibile, l’opera deve essere
considerata, ad ogni effetto, una nuova costruzione.
Premesso quanto
sopra, affinché questo Ministero sia messo in condizione di applicare
i criteri sopraenunciati, in sede di emissione dei provvedimenti
formali di concessione dei contributi di cui all’art. 3 della legge n.
589, è necessario che gli uffici del genio civile, nelle relazioni a
corredo degli atti progettuali riguardanti i lavori afferenti ad
acquedotti, fognature e cimiteri, forniscano esaurienti e dettagliati
elementi di giudizio ed esprimano il loro motivato parere circa la
misura del contributo concedibile nella specie.
Analogamente, in
proposito, dovranno esprimere esplicito parere i comitati
tecnico-amministrativi per i progetti che siano sottoposti all’esame
di detti consessi, ed il Consiglio superiore dei lavori pubblici, per
quelli per i quali sia richiesto il parere del Consiglio stesso.

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