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MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO - DECRETO 18 settembre 2001, n.468 Regolamento recante: "Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale". (GU n. 13 del 16-1-2002- Suppl. Ordinario n.10)

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

DECRETO 18 settembre 2001, n.468

Regolamento recante: “Programma nazionale di bonifica e ripristino
ambientale”.

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE
E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni e
integrazioni;
Visto il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, recante
“attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti da
imballaggio” modificato con integrazioni dal decreto legislativo
8 novembre 1997, n. 389 e con la legge 9 dicembre 1998, n. 426, in
particolare gli articoli 17, 18 – comma 1, lettera n) e 22 – comma 5,
che dettano le disposizioni generali in materia di bonifica dei siti
inquinati;
Visto il decreto del Ministro dell’ambiente di concerto con il
Ministro dell’industria, commercio e artigianato e il Ministro della
sanita’ del 25 ottobre 1999, n. 471, che, in attuazione del citato
articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
disciplina i criteri, le procedure e le modalita’ per la messa in
sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati
ed in particolare l’articolo 15, comma 1, che individua i principi e
i criteri direttivi per la classificazione degli interventi di
interesse nazionale;
Vista la legge 9 dicembre 1998, n. 426, recante “Nuovi interventi
in campo ambientale”, ed in particolare l’articolo 1, che individua i
primi interventi di bonifica di interesse nazionale e prevede
l’adozione, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
previo parere delle competenti commissioni parlamentari, di un
programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti
inquinati;
Considerato che il Programma nazionale individua al medesimo
articolo 1 gli ulteriori interventi di bonifica di interesse
nazionale, gli interventi prioritari, i soggetti beneficiari, i
criteri di finanziamento dei singoli interventi, le modalita’ e il
trasferimento delle relative risorse, le modalita’ per il
monitoraggio e il controllo delle attivita’ di realizzazione degli
interventi previsti, i presupposti e le procedure per la revoca dei
finanziamenti e il riutilizzo delle risorse resesi disponibili;
Visti i decreti ministeriali di perimetrazione dei primi siti di
interesse nazionale individuati dalla legge n. 426/1998 e
precisamente: Cengio e Saliceto del 20 ottobre 1999; Massa e Carrara
del 21 dicembre 1999, Napoli orientale del 29 dicembre 1999; Pieve
Vergonte del 10 gennaio 2000; Balangero del 10 gennaio 2000; Casal
Monferrato del 10 gennaio 2000; Manfredonia del 10 gennaio 2000;
Litorale Domitio Flegreo ed Agro Aversano del 10 gennaio 2000;
Pitelli del 10 gennaio 2000; Taranto del 10 gennaio 2000 Brindisi del
10 gennaio 2000; Piombino del 10 gennaio 2000; Gela e Priolo del 10
gennaio 2000; Venezia-Porto Marghera del 23 febbraio 2000, con i
quali sono stati perimetrati, sentiti i comuni interessati, dal
Ministro dell’ambiente sulla base dei criteri di cui all’articolo 18,
comma 1, lettera n) del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e
successive modificazioni, i primi siti di interesse nazionale
individuati dall’articolo 1, comma 4, della legge n. 426/1998;
Vista la legge 23 dicembre 1999, n. 488;
Vista la legge 23 dicembre 2000, n. 388, ed in particolare
l’articolo 114, commi 24 e 25, che ha individuato tre nuovi siti di
interesse nazionale: Sesto San Giovanni, Napoli Bagnoli-Coroglio,
Pioltello e Rodano;
Viste le proposte presentate dalle regioni in merito agli
interventi da inserire nel Programma nazionale ai fini della
classificazione quali ulteriori interventi di interesse nazionale ed
atteso che tra gli ambiti identificati dalle regioni solo alcuni
presentano caratteristiche di rischio sanitario e ambientale, di
pregio ambientale, di rilevanza socio economica similari a quelle dei
siti gia’ individuati dal legislatore come di interesse nazionale;
Ritenuto di identificare, in ragione della predetta similitudine,
tra gli interventi proposti quali ulteriori interventi di interesse
nazionale quelli relativi ai seguenti siti: Basse di Stura (Torino),
Biancavilla, Bolzano, Cerro al Lambro, Cogoleto (Stoppani), basso
bacino del fiume Chienti, Crotone, Emarese (Aosta), Fibronit (Bari),
Fidenza, provincia di Frosinone, laguna di Grado e Marano, Guglionesi
II, Livorno, Mardimago e Ceregnano (Rovigo), Milano-Bovisa, fiumi
Saline e Alento, comprensorio Sassuolo-Scandiano, Sulcis
Iglesiente-Guspinese, Terni, Tito, Trento Nord, Trieste.
Tenuto conto che i nuovi siti di interesse nazionale individuati
dalla legge n. 388/2000 e i siti individuati dal presente Programma
nazionale di bonifica devono essere perimetrati secondo le medesime
procedure di cui alla legge n. 426/1998 e ritenuta l’opportunita’ di
allegare al Programma nazionale le schede tecniche illustrative dei
siti nazionali dalle quali risultano, tra l’altro, la situazione di
inquinamento, il costo di massima presunto degli interventi di
bonifica e ripristino ambientale nonche’ le motivazioni della
rilevanza nazionale degli stessi;
Considerato l’elevato numero dei siti, la complessita’ delle
situazioni presenti negli ambiti perimetrati, la mancanza di
indicatori puntuali dello stato di contaminazione degli stessi,
l’urgenza di avviare gli interventi di riduzione degli effetti
dell’inquinamento, la necessita’, a tali scopi, di individuare
puntualmente le aree e di identificare il tipo ed il livello di
contaminazione mediante adeguata caratterizzazione analitica;
Ritenuta l’opportunita’ di demandare alle regioni, sulla base di
appositi criteri, l’individuazione dei soggetti beneficiari nonche’
la definizione delle modalita’, le condizioni e i termini per
l’erogazione dei finanziamenti, trasferendo alle medesime, con
successivi decreti, le risorse finanziarie disponibili;
Ritenuta l’opportunita’, in fase di prima applicazione, di
ripartire le risorse disponibili sulla base dei seguenti criteri e
valutazioni:
a) criterio base di proporzionalita’, che tiene conto delle prime
indicazioni dei fabbisogni finanziari indicati dalle regioni, o
comunque risultanti dall’istruttoria o desunti in via presuntiva
sulla base dell’estensione del sito, delle conoscenze disponibili
sulle caratteristiche dell’inquinamento e della natura degli
interventi da realizzare, in modo da assicurare a ciascuno dei siti
nazionali un primo contributo che consenta di avviare o proseguire
l’attuazione degli interventi di messa in sicurezza d’emergenza e di
caratterizzazione;
b) criterio correttivo di natura tecnica, che tiene conto delle
caratteristiche di rischio sanitario e ambientale derivanti
dall’inquinamento del sito e dell’urgenza dell’intervento
limitatamente alla messa in sicurezza d’emergenza;
c) salvaguardia occupazionale;
d) finanziamenti pregressi;
e) accordi di programma stipulati;
f) appartenenza all’elenco dei primi siti di interesse nazionale
individuati dal legislatore;
g) somme gia’ stanziate a valere sulle risorse di cui alla legge
n. 426/1998;
Considerato che per la caratterizzazione delle aree marine
perimetrate sara’ necessario avvalersi dell’ICRAM sulla base di
apposita convenzione del Ministero dell’ambiente, che definira’ i
tempi, le modalita’ delle attivita’ di caratterizzazione nonche’ le
relative risorse;
Visto il parere della commissione Ambiente territorio e lavori
pubblici della Camera dei deputati espresso nella seduta del 14 marzo
2001, n. 805/COMM/VIII;
Visto il parere della commissione Territorio, ambiente, beni
ambientali del Senato della Repubblica espresso in data 21 marzo
2001, n. 19423/S;
Vista l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome espressa nella seduta del
8 marzo 2001, n. 1178;
Visti i pareri espressi dalla Sezione normativa del Consiglio di
Stato n. 122/01 del 14 maggio 2001 e n. 162/01 del 13 giugno 2001;
Viste le note in data 26 aprile 2001 prot. 4667/RIBO/M/DI/B,
prot. 4668/RIBO/M/DI/B e prot. 4666/RIBO/M/DI/B, con le quali il
Ministro ha chie-sto ai presidenti delle regioni Veneto, Lombardia e
Sardegna di comunicare le rispettive determinazioni in merito
all’integrazione del Programma nazionale, e piu’ precisamente
l’intesa ad inserire i siti indicati nei richiamati pareri espressi
dalle competenti commissioni parlamentari nell’elenco dei siti
nazionali individuati dal Programma, la indicazione delle somme da
destinare a tali nuovi siti con conseguente rimodulazione, a livello
di ciascuna delle tre regioni, delle somme ripartite dal Programma, e
le schede tecnico-descrittive dei siti medesimi;
Tenuto conto che i presidenti delle regioni Veneto, Lombardia e
Sardegna non hanno comunicato la rispettiva intesa all’integrazione
del Programma nazionale;

A d o t t a

il seguente regolamento:
Art. 1.

1. E’ approvato, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma
3, della legge 9 dicembre 1998 n. 426, il Programma nazionale di
bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati di interesse
nazionale, con i relativi allegati che costituiscono parte integrante
del presente decreto.

Avvertenza.
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
– Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).

Note alle premesse.
– La legge 8 luglio 1986, n. 349, reca: “Istituzione
del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno
ambientale”.
– La direttiva 91/156 e’ pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Comunita’ europea del 26 marzo 1991 n. L78.
– La direttiva 91/689 e’ pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Comunita’ europea del 31 dicembre 1991 n.
L377.
– La direttiva 94/62 e’ pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Comunita’ europea del 31 dicembre 1994 n.
L365.
– L’art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22 e’ il seguente:
“Art. 17 (Bonifica e ripristino ambientale dei siti
inquinati). – 1. Entro tre mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto il Ministro dell’ambiente,
avvalendosi dell’Agenzia nazionale per la protezione
dell’ambiente (ANPA), di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della
sanita’, sentita la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano, definisce:
a) i limiti di accettabilita’ della contaminazione
dei suoli, delle acque superficiali e delle acque
sotterranee in relazione alla specifica destinazione d’uso
dei siti;
b) le procedure di riferimento per il prelievo e
l’analisi dei campioni;
c) i criteri generali per la messa in sicurezza, la
bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati,
nonche’ per la redazione dei progetti di bonifica;
c-bis) tutte le operazioni di bonifica di suoli e
falde acquifere che facciano ricorso a batteri, a ceppi
batterici mutanti, a stimolanti di batteri naturalmente
presenti nel suolo al fine di evitare i rischi di
contaminazione del suolo e delle falde acquifere.
1-bis. I censimenti di cui al decreto del Ministro
dell’ambiente 16 maggio 1989, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 121 del 26 maggio 1989, sono estesi alle aree
interne ai luoghi di produzione, raccolta, smaltimento e
recupero dei rifiuti, in particolare agli impianti a
rischio di incidente rilevante di cui al D.P.R 17 maggio
1988, n. 175, e successive modificazioni. Il Ministro
dell’ambiente dispone, eventualmente attraverso accordi di
programma con gli enti provvisti delle tecnologie di
rilevazione piu’ avanzate, la mappatura nazionale dei siti
oggetto dei censimenti e la loro verifica con le regioni.
2. Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il
superamento dei limiti di cui al comma 1, lettera a),
ovvero determina un pericolo concreto ed attuale di
superamento dei limiti medesimi, e’ tenuto a procedere a
proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di
bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate e
degli impianti dai quali deriva il pericolo di
inquinamento. A tal fine:
a) deve essere data, entro 48 ore, notifica al
comune, alla provincia ed alla regione territorialmente
competenti, nonche’ agli organi di controllo sanitario e
ambientale, della situazione di inquinamento ovvero del
pericolo concreto ed attuale di inquinamento del sito;
b) entro le quarantotto ore successive alla notifica
di cui alla lettera a), deve essere data comunicazione al
comune ed alla provincia ed alla regione territorialmente
competenti degli interventi di messa in sicurezza adottati
per non aggravare la situazione di inquinamento o di
pericolo di inquinamento, contenere gli effetti e ridurre
il rischio sanitario ed ambientale;
c) entro trenta giorni dall’evento che ha determinato
l’inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione
di pericolo, deve essere presentato al comune ed alla
regione il progetto di bonifica delle aree inquinate.
3. I soggetti e gli organi pubblici che nell’esercizio
delle proprie funzioni istituzionali individuano siti nei
quali i livelli di inquinamento sono superiori ai limiti
previsti, ne danno comunicazione al comune, che diffida il
responsabile dell’inquinamento a provvedere ai sensi del
comma 2, nonche’ alla provincia ed alla regione.
4. Il comune approva il progetto ed autorizza la
realizzazione degli interventi previsti entro novanta
giorni dalla data di presentazione del progetto medesimo e
ne da’ comunicazione alla regione. L’autorizzazione indica
le eventuali modifiche ed integrazioni del progetto
presentato, ne fissa i tempi, anche intermedi, di
esecuzione, e stabilisce le garanzie finanziarie che devono
essere prestate a favore della regione per la realizzazione
e l’esercizio degli impianti previsti dal progetto di
bonifica medesimo. Se l’intervento di bonifica e di messa
in sicurezza riguarda un’area compresa nel territorio di
piu’ comuni il progetto e gli interventi sono approvati ed
autorizzati dalla regione.
5. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione
del progetto di bonifica la regione puo’ richiedere al
comune che siano apportate modifiche ed integrazioni ovvero
stabilite specifiche prescrizioni al progetto di bonifica.
6. Qualora la destinazione d’uso prevista dagli
strumenti urbanistici in vigore imponga il rispetto di
limiti di accettabilita’ di contaminazione che non possono
essere raggiunti neppure con l’applicazione delle migliori
tecnologie disponibili a costi sopportabili,
l’autorizzazione di cui al comma 4 puo’ prescrivere
l’adozione di misure di sicurezza volte ad impedire danni
derivanti dall’inquinamento residuo, da attuarsi in via
prioritaria con l’impiego di tecniche e di ingegneria
ambientale, nonche’ limitazioni temporanee o permanenti
all’utilizzo dell’area bonificata rispetto alle previsioni
degli strumenti urbanistici vigenti, ovvero particolari
modalita’ per l’utilizzo dell’area medesima. Tali
prescrizioni comportano, ove occorra, variazione degli
strumenti urbanistici e dei piani territoriali.
6-bis. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati
possono essere assistiti, sulla base di apposita
disposizione legislativa di finanziamento, da contributo
pubblico entro il limite massimo del 50 per cento delle
relative spese qualora sussistano preminenti interessi
pubblici connessi ad esigenze di tutela igienico-sanitaria
e ambientale o occupazionali. Ai predetti contributi
pubblici non si applicano le disposizioni di cui ai commi
10 e 11.
7. L’autorizzazione di cui al comma 4 costituisce
variante urbanistica, comporta dichiarazione di pubblica
utilita’, di urgenza e di indifferibilita’ dei lavori, e
sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le
concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri
e gli assensi previsti dalla legislazione vigente per la
realizzazione e l’esercizio degli impianti e delle
attrezzature necessarie all’attuazione del progetto di
bonifica.
8. Il completamento degli interventi previsti dai
progetti di cui al comma 2, lettera c), e’ attestato da
apposita certificazione rilasciata dalla Provincia
competente per territorio.
9. Qualora i responsabili non provvedano ovvero non
siano individuabili, gli interventi di messa in sicurezza,
di bonifica e di ripristino ambientale sono realizzati
d’ufficio dal comune territorialmente competente e ove
questo non provveda dalla regione, che si avvale anche di
altri enti pubblici. Al fine di anticipare le somme per i
predetti interventi le regioni possono istituire appositi
fondi nell’ambito delle proprie disponibilita’ di bilancio.
10. Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e
di ripristino ambientale nonche’ la realizzazione delle
eventuali misure di sicurezza costituiscono onere reale
sulle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3.
L’onere reale deve essere indicato nel certificato di
destinazione urbanistica ai sensi e per gli effetti
dell’art. 18, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
11. Le spese sostenute per la messa in sicurezza, la
bonifica ed il ripristino ambientale delle aree inquinate
nonche’ per la realizzazione delle eventuali misure di
sicurezza, ai sensi dei commi 2 e 3, sono assistite da
privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai
sensi e per gli effetti dell’art. 2748, secondo comma, del
Codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche in
pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile.
Le predette spese sono altresi’ assistite da privilegio
generale mobiliare.
11-bis. Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto
a sequestro, l’autorita’ giudiziaria che lo ha disposto
autorizza l’accesso al sito per l’esecuzione degli
interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino
ambientale delle aree, anche al fine di impedire
l’ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente
peggioramento della situazione ambientale.
12. Le regioni predispongono sulla base delle notifiche
dei soggetti interessati ovvero degli accertamenti degli
organi di controllo un’anagrafe dei siti da bonificare che
individui:
a) gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il
livello degli inquinanti presenti;
b) i soggetti cui compete l’intervento di bonifica;
c) gli enti di cui la regione intende avvalersi per
l’esecuzione d’ufficio in caso di inadempienza dei soggetti
obbligati;
d) la stima degli oneri finanziari.
13. Nel caso in cui il mutamento di destinazione d’uso
di un’area comporti l’applicazione dei limiti di
accettabilita’ di contaminazione piu’ restrittivi,
l’interessato deve procedere a proprie spese ai necessari
interventi di bonifica sulla base di un apposito progetto
che e’ approvato dal Comune ai sensi di cui ai commi 4 e 6.
L’accertamento dell’avvenuta bonifica e’ effettuato, dalla
provincia ai sensi del comma 8.
13-bis. Le procedure per gli interventi di messa in
sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale
disciplinate dal presente articolo possono essere comunque
utilizzate ad iniziativa degli interessati.
13-ter. Gli interventi di messa in sicurezza, di
bonifica e di ripristino ambientale previsti dal presente
articolo vengono effettuati indipendentemente dalla
tipologia, dalle dimensioni e dalle caratteristiche dei
siti inquinati nonche’ dalla natura degli inquinamenti.
14. I progetti relativi ad interventi di bonifica di
interesse nazionale sono presentati al Ministero
dell’ambiente ed approvati, ai sensi e per gli effetti
delle disposizioni che precedono, con decreto del Ministro
dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria,
del commercio e dell’artigianato e della sanita’, d’intesa
con la regione territorialmente competente. L’approvazione
produce gli effetti di cui al comma 7 e, con esclusione
degli impianti di incenerimento e di recupero energetico,
sostituisce, ove prevista per legge, la pronuncia di
valutazione di impatto ambientale degli impianti da
realizzare nel sito inquinato per gli interventi di
bonifica.
15. I limiti, le procedure, i criteri generali di cui
al comma 1 ed i progetti di cui al comma 14 relativi ad
aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento
sono definiti ed approvati di concerto con il Ministero
delle risorse agricole, alimentari e forestali.
15-bis. Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro dell’universita’ e della ricerca scientifica e
tecnologica e con il Ministro dell’industria, del commercio
e dell’artigianato, emana un decreto recante indicazioni ed
informazioni per le imprese industriali, consorzi di
imprese, cooperative, consorzi tra imprese industriali ed
artigiane che intendano accedere a incentivi e
finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove
tecnologie di bonifica previsti dalla vigente legislazione.
15-ter. Il Ministero dell’ambiente e le regioni rendono
pubblica, rispettivamente, la lista di priorita’ nazionale
e regionale dei siti contaminati da bonificare.
– La lettera n) del comma 1, dell’art. 18 del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e’ la seguente:
“1. Spettano allo stato:
a) – m) (omissis);
n) la determinazione d’intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano dei criteri
generali e degli standard di bonifica dei siti inquinati,
nonche’ la determinazione dei criteri per individuare gli
interventi di bonifica che, in relazione al rilievo
dell’impatto sull’ambiente connesso all’estensione
dell’area interessata, alla quantita’ e pericolosita’ degli
inquinanti presenti, rivestono interesse nazionale”.
– Il comma 5 dell’art. 22 del decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22 e’ il seguente:
“5. Costituiscono parte integrante del piano regionale
i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono
prevedere:
a) l’ordine di priorita’ degli interventi, basato su
un criterio di valutazione del rischio elaborato dall’ANPA;
b) l’individuazione dei siti da bonificare e delle
caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;
c) le modalita’ degli interventi di bonifica e
risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente
l’impiego di materiali provenienti da attivita’ di recupero
di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalita’ di smaltimento dei materiali da
asportare”.
– L’art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426 e’ il
seguente:
“Art. 1 (Interventi di bonifica e ripristino ambientale
dei siti inquinati). – 1. Al fine di consentire il concorso
pubblico nella realizzazione di interventi di bonifica e
ripristino ambientale dei siti inquinati, ivi compresi aree
e specchi d’acqua marittimi, lacuali, fluviali e lagunari
in concessione, anche in caso di loro dismissioni, nei
limiti e con i presupposti di cui all’art. 17, comma 6-bis,
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e
successive modificazioni, nonche’ per gli impegni attuativi
del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici di cui
alla deliberazione del Comitato interministeriale per la
programmazione economica (CIPE) del 3 dicembre 1997,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio
1998, del piano straordinario di completamento e
razionalizzazione dei sistemi di collettamento e
depurazione di cui all’art. 6 del decreto- legge 25 marzo
1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 maggio 1997, n. 135, e degli accordi e contratti di
programma di cui all’art. 25 del citato decreto legislativo
n. 22 del 1997, sono autorizzati limiti di impegno
ventennali di lire 27.000 milioni a decorrere dall’anno
1998, di lire 5.600 milioni a decorrere dall’anno 1999 e di
lire 16.200 milioni a decorrere dall’anno 2000. Per le
medesime finalita’ e’ altresi’ autorizzata la spesa di lire
130.000 milioni per l’anno 2000; per gli anni successivi,
al finanziamento degli interventi di cui al presente art.
si provvede ai sensi dell’art. 11, comma 3, lettera d),
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni ed integrazioni.
2. Alla realizzazione degli interventi di cui al comma
1 possono concorrere le ulteriori risorse destinate dal
CIPE al finanziamento di progetti di risanamento
ambientale, nonche’ quelle attribuite al Ministero
dell’ambiente in sede di riprogrammazione dei fondi
disponibili nell’ambito del quadro comunitario di sostegno
1994-1999.
3. Per la realizzazione degli interventi di cui al
comma 1 e per la utilizzazione delle relative risorse
finanziarie il Ministero dell’ambiente adotta, d’intesa con
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, previo parere delle competenti
Commissioni parlamentari, un programma nazionale di
bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, che
individua gli interventi di interesse nazionale, gli
interventi prioritari, i soggetti beneficiari, i criteri di
finanziamento dei singoli interventi e le modalita’ di
trasferimento delle relative risorse. Il programma tiene
conto dei limiti di accettabilita’, delle procedure di
riferimento e dei criteri definiti dal decreto ministeriale
di cui all’art. 17, comma 1, del decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni.
4. Sono considerati primi interventi di bonifica di
interesse nazionale quelli compresi nelle seguenti aree
industriali e siti ad alto rischio ambientale i cui ambiti
sono perimetrati, sentiti i comuni interessati, dal
Ministro dell’ambiente sulla base dei criteri di cui
all’art. 18, comma 1, lettera n), del decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni:
a) Venezia (Porto Marghera);
b) Napoli orientale;
c) Gela e Priolo;
d) Manfredonia;
e) Brindisi;
f) Taranto;
g) Cengio e Saliceto;
h) Piombino;
i) Massa e Carrara;
l) Casal Monferrato;
m) Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano
(Caserta-Napoli);
n) Pitelli (La Spezia);
o) Balangero;
p) Pieve Vergonte;
p-bis) Sesto San Giovanni (aree industriali e
relative discariche);
p-ter) Napoli Bagnoli-Coroglio (aree industriali);
p-quater) Pioltello e Rodano.
5. Il Ministero dell’ambiente, nell’ambito del
programma di cui al comma 3, determina altresi’ le
modalita’ per il monitoraggio e il controllo, con la
partecipazione delle regioni interessate, delle attivita’
di realizzazione delle opere e degli interventi previsti
nel programma stesso, ivi compresi i presupposti e le
procedure per la revoca dei finanziamenti e per il
riutilizzo delle risorse resesi, comunque disponibili,
assicurando il rispetto dell’originaria allocazione
regionale delle risorse. Per le attivita’ di cui al
presente comma il Ministero dell’ambiente si avvale
dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente
(ANPA) e delle Agenzie regionali per la protezione
dell’ambiente (ARPA).
6. Gli enti territoriali competenti, sulla base del
programma di cui al comma 3, sono autorizzati a contrarre
mutui o ad effettuare altre operazioni finanziarie con la
Cassa depositi e prestiti e altri istituti di credito. Le
regioni sono autorizzate a corrispondere, sulla base di
apposita rendicontazione degli enti territoriali
competenti, direttamente agli istituti mutuanti interessati
le rate di ammortamento per capitale e interessi,
avvalendosi delle quote di limiti di impegno
rispettivamente assegnate dal Ministero dell’ambiente.
7. Nel caso di cambio di destinazione, dei siti oggetto
degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e
ripristino ambientale ovvero di alienazione entro dieci
anni dall’effettuazione degli stessi in assenza di cambio
di destinazione, il contributo di cui all’art. 17, comma
6-bis, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e
successive modificazioni, e’ restituito allo Stato in
misura adeguata all’aumento di valore con seguito dall’area
al momento del cambio di destinazione, ovvero della sua
cessione, rispetto a quello dell’intervento di bonifica e
ripristino ambientale. Con decreto del Ministro
dell’ambiente, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, verranno
determinati i criteri e le modalita’ della restituzione.
(Omissis).
– Si riporta l’intero testo dell’art. 114 della legge
23 dicembre 2000, n. 388:
“Art. 114 (Disinquinamento, bonifica e ripristino
ambientale). – 1. All’art. 18 della legge 8 luglio 1986, n.
349, dopo il comma 9, sono aggiunti i seguenti:
“9-bis. Le somme derivanti dalla riscossione dei
crediti in favore dello Stato per il risanamento del danno
di cui al comma 1, ivi comprese quelle derivanti
dall’escussione di fidejussioni a favore dello Stato,
assunte a garanzia del risarcimento medesimo, sono versate
all’entrata del bilancio dello Stato, per essere
riassegnate, con decreto del Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, ad un fondo di
rotazione da istituire nell’ambito di apposita unita’
previsionale di base dello stato di previsione del
Ministero dell’ambiente, al fine di finanziare, anche in
via di anticipazione:
a) interventi urgenti di perimetrazione,
caratterizzazione e messa in sicurezza dei siti inquinati,
con priorita’ per le aree per le quali ha avuto luogo il
risarcimento del danno ambientale;
b) interventi di disinquinamento, bonifica e
ripristino ambientale delle aree per le quali abbia avuto
luogo il risarcimento del danno ambientale;
c) interventi di bonifica e ripristino ambientale
previsti nel programma nazionale di bonifica e ripristino
ambientale dei siti inquinati di cui all’art. 1, comma 3,
della legge 9 dicembre 1998 n. 426”.
“9-ter. Con decreto del Ministro dell’ambiente adottato
di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, sono disciplinate le
modalita’ di funzionamento e di accesso al predetto fondo
di rotazione, ivi comprese le procedure per il recupero
delle somme concesse a titolo di anticipazione”.
2. – 22. (Omissis).
23. Al comma 6-bis dell’art. 23 del decreto legislativo
11 maggio 1999, n. 152, introdotto dall’art. 7 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 258, le parole: “31 dicembre
2000” sono sostituite dalle seguenti: “30 giugno 2001”.
24. Ferme restando le disposizioni di cui al
decreto-legge 20 settembre 1996, n. 486, convertito, con
modificazioni, dalla legge 18 novembre 1996, n. 582,
all’art. 1, comma 4, della legge 9 dicembre 1998, n. 426,
sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:
“p-bis) Sesto San Giovanni (aree industriali e relative
discariche).
p-ter) Napoli Bagnoli-Coroglio (aree industriali)”.
25. All’art. 1, comma 4, della legge 9 dicembre 1998,
n. 426, e’ aggiunta, in fine, la seguente lettera:
“p-quater). Pioltello e Rodano”.
26. – 28. (Omissis).
– La legge 23 dicembre 1999, n. 488, reca:
“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2000)”.

Note all’art. 1:
– Il comma 3, dell’art. 1 della legge 9 dicembre 1998,
n. 426 e’ riportato nelle note alle premesse.

Art. 2.
Contenuti del programma nazionale

1. Il programma nazionale provvede alla:
a) individuazione degli interventi di interesse nazionale
relativi a siti ulteriori rispetto a quelli di cui all’articolo 1,
comma 4, della legge 9 dicembre 1998, n. 426 e all’articolo 114,
commi 24 e 25 della legge 23 dicembre 2000, n. 388;
b) definizione degli interventi prioritari;
c) determinazione dei criteri per l’individuazione dei soggetti
beneficiari;
d) determinazione dei criteri di finanziamento dei singoli
interventi e delle modalita’ di trasferimento delle risorse;
e) disciplina delle modalita’ per il monitoraggio e il controllo
sull’attuazione degli interventi;
f) determinazione dei presupposti e delle procedure per la revoca
dei finanziamenti e per il riutilizzo delle risorse resesi comunque
disponibili, nel rispetto dell’originaria allocazione regionale delle
risorse medesime;
g) individuazione delle fonti di finanziamento;
h) prima ripartizione delle risorse disponibili per gli
interventi prioritari.

Art. 3.
Interventi di interesse nazionale

1. Gli interventi di interesse nazionale, per i quali il presente
programma disciplina e prevede il concorso pubblico, sono quelli di
messa in sicurezza d’emergenza, di bonifica, di messa in sicurezza
permanente e di ripristino ambientale, relativi ai seguenti siti:
a) i siti di interesse nazionale individuati dall’articolo 1,
comma 4, della legge n. 426/1998, come precisati nella tabella
riportata nell’allegato A e nelle schede descrittive dell’allegato B;
b) i siti di interesse nazionale individuati dall’articolo 114,
commi 24 e 25 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, quali risultano
elencati nell’allegato C, e meglio descritti nelle apposite schede
riportate nell’allegato D;
c) i siti di interesse nazionale individuati dal presente
programma sulla base dei criteri stabiliti dall’articolo 18, comma 1,
lettera n) del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e
dall’articolo 15 del decreto ministeriale n. 471/1999, quali
risultano elencati nell’allegato E, e meglio descritti dalle apposite
schede riportate nell’allegato F.
2. I siti di cui alle lettere b) e c) del comma 1 sono perimetrati
con la procedura di cui all’articolo 1, comma 4, della legge n.
426/1998.

Note all’art. 3:
– Il comma 4 dell’art. 1 della legge n. 426/1998 e’
riportato nelle note alle premesse.
– Il testo dell’art. 114 commi 24 e 25 della legge
23 dicembre 2000, n. 388 e’ riportato nelle note alle
premesse.
– Il testo dell’art. 18, comma 1, lettera n) del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e’ riportato
nelle note alle premesse.
– L’art. 15 del decreto ministeriale 25 ottobre 1999,
n. 471 (Regolamento recante criteri, procedure e modalita’
per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino
ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell’art. 17 del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e
successivemodificazioni e integrazioni), e’ il seguente:
“Art. 15 (Interventi di interesse nazionale). – 1. Gli
interventi di interesse nazionale sono individuabili in
relazione alle caratteristiche del sito inquinato, alle
quantita’ e pericolosita’ degli inquinanti presenti nel
sito medesimo, al rilievo dell’impatto sull’ambiente
circostante al sito inquinato in termini di rischio
sanitario ed ecologico nonche’ di pregiudizio per i beni
culturali ed ambientali secondo i seguenti principi e
criteri direttivi, ai sensi dell’art. 18, comma 1, lettera
n), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22:
a) la bonifica riguardi aree e territori, compresi i
corpi idrici, di particolare pregio ambientale;
b) la bonifica riguardi aree e territori tutelati ai
sensi del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito,
con modificazioni, nella legge 8 agosto 1985, n. 431;
c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva
dall’inquinamento risulti particolarmente elevato in
ragione della densita’ della popolazione o dell’estensione
dell’area interessata;
d) l’impatto socioeconomico causato dall’inquinamento
dell’area sia rilevante;
e) l’inquinamento costituisca un rischio per i beni
di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale;
f) la bonifica riguardi siti compresi nel territorio
di piu’ regioni.
2. Il responsabile presenta al Ministero dell’ambiente
il piano di caratterizzazione, il progetto preliminare e il
progetto definitivo predisposti secondo i criteri generali
stabiliti dall’allegato 4, nei termini e secondo le
modalita’ di cui all’art. 10, comunicando, altresi’, le
informazioni relative agli interventi di messa in sicurezza
adottati ai sensi dell’art. 7 o dell’art. 8. Nel caso in
cui il responsabile non provveda o non sia individuabile e
non provveda il proprietario del sito inquinato ne’ altro
soggetto interessato, i progetti sono predisposti dal
Ministero dell’ambiente, che si avvale dell’A.N.P.A,
dell’Istituto superiore di sanita’ e dell’E.N.E.A.
3. Per l’istruttoria tecnica degli elaborati
progettuali di cui al comma 2 il Ministero dell’ambiente si
avvale dell’A.N.P.A., delle A.R.P.A delle regioni
interessate e dell’Istituto superiore di sanita’.
4. Il Ministro dell’ambiente, di concerto con i
Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e
della sanita’, d’intesa con la regione territorialmente
competente, approva il progetto definitivo, tenendo conto
delle conclusioni dell’istruttoria tecnica e autorizza la
realizzazione dei relativi interventi.
5. Qualora gli interventi di bonifica e ripristino
ambientale prevedano la realizzazione di opere sottoposte a
procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi
della normativa vigente, l’approvazione di cui al comma 4
e’ subordinata all’acquisizione della relativa pronuncia di
compatibilita’. In tali casi i termini previsti dal
presente decreto sono sospesi sino alla conclusione della
procedura di valutazione di impatto ambientale.
6. L’autorizzazione del progetto definitivo produce gli
effetti di cui all’art. 10, comma 10”.

Art. 4.
Interventi prioritari

1. Ai fini del presente decreto sono considerati prioritari gli
interventi di messa in sicurezza d’emergenza e di caratterizzazione,
oppure, nel caso in cui siano gia’ stati realizzati interventi di
messa in sicurezza d’emergenza e di caratterizzazione, gli interventi
di bonifica o di messa in sicurezza permanente e di ripristino
ambientale.

Art. 5.
Soggetti beneficiari

1. Il concorso pubblico, nella realizzazione degli interventi di
messa in sicurezza, di caratterizzazione, di bonifica e ripristino
ambientale, e’ ammesso nei confronti dei seguenti soggetti
beneficiari, alle condizioni rispettivamente indicate:
a) pubbliche amministrazioni, per interventi aventi ad oggetto
aree o beni pubblici;
b) pubbliche amministrazioni, per interventi in danno aventi ad
oggetto beni privati, effettuati nel caso in cui il responsabile non
provveda o non sia individuabile e non provveda nessun altro soggetto
interessato;
c) soggetti privati titolari di diritti reali su beni immobili
sui quali insistano manufatti ad uso residenziale, a condizione che
la costruzione dei predetti manufatti o il cambio di destinazione
d’uso siano avvenuti anteriormente all’entrata in vigore del decreto
ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471, e risultino comunque conformi
alla vigente normativa urbanistica ed edilizia;
d) soggetti privati titolari di diritti reali su immobili
destinati ad uso diverso da quello residenziale.
2. Non possono in ogni caso beneficiare del contributo pubblico di
cui all’articolo 17, comma 6-bis, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22 e successive modifiche e integrazioni:
a) i soggetti privati che, in relazione a siti inquinati in data
anteriore all’entrata in vigore del regolamento di cui al decreto
ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471, risultino a qualsiasi titolo
responsabili di atti e fatti costituenti illecito penale o
amministrativo posti in essere in violazione di norme di tutela
ambientale che abbiano cagionato danno ambientale, ai sensi
dell’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, nonche’ gli altri
soggetti privati responsabili dell’inquinamento, verificatosi prima
dell’entrata in vigore del decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n.
471, e non integrante la fattispecie illecita di cui all’articolo 18
della legge 8 luglio 1986, n. 349, che non abbiano posto in essere
gli interventi e le iniziative previsti dall’articolo 9, commi 1, 2 e
3 del decreto ministeriale anzi detto;
b) i soggetti privati che si siano resi, a qualunque titolo, per
atti inter vivos, acquirenti o cessionari, in data successiva
all’entrata in vigore del decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n.
471, di diritti reali o personali d’uso relativamente alle aree
inquinate.
3. Le ipotesi di esclusione di cui alle precedenti lettere a) e b)
del comma 2 si estendono altresi’ alle persone giuridiche che si
trovino in una delle condizioni di controllo o di collegamento di cui
all’articolo 2359 del codice civile rispetto al soggetto responsabile
dell’inquinamento.

Note all’art. 5:
– Per il decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471,
vedi note all’art. 3.
– Per l’art. 17, comma 6-bis, del decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22, vedasi nelle note alle premesse.
– L’art. 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e’ il
seguente:
“Art. 18. – 1. Qualunque fatto doloso o colposo in
violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti
adottati in base a legge che comprometta l’ambiente, ad
esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o
distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l’autore del
fatto al risarcimento nei confronti dello Stato.
2. Per la materia di cui al precedente comma 1 la
giurisdizione appartiene al giudice ordinario, ferma quella
della Corte dei conti, di cui all’art. 22 del decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.
3. L’azione di risarcimento del danno ambientale, anche
se esercitata in sede penale, e’ promossa dallo Stato,
nonche’ dagli enti territoriali sui quali incidano i beni
oggetto del fatto lesivo.
4. Le associazioni di cui al precedente art. 13 e i
cittadini, al fine di sollecitare l’esercizio dell’azione
da parte dei soggetti legittimati, possono denunciare i
fatti lesivi di beni ambientali dei quali siano a
conoscenza.
5. Le associazioni individuate in base all’art. 13
della presente legge possono intervenire nei giudizi per
danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione
amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi.
6. Il giudice, ove non sia possibile una precisa
quantificazione del danno, ne determina l’ammontare in via
equitativa, tenendo comunque conto della gravita’ della
colpa individuale, del costo necessario per il ripristino e
del profitto conseguito dal trasgressore in conseguenza del
suo comportamento lesivo dei beni ambientali.
7. Nei casi di concorso nello stesso evento di danno,
ciascuno risponde nei limiti della piu’ propria
responsabilita’ individuale.
8. Il giudice, nella sentenza di condanna, dispone, ove
possibile, il ripristino dello stato dei luoghi a spese del
responsabile.
9. Per la riscossione dei crediti in favore dello Stato
risultanti dalle sentenze di condanna si applicano le norme
di cui al testo unico delle disposizioni di legge relative
alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato,
approvato con regio decreto 14 aprile 1910, n. 639.
9-bis. Le somme derivanti dalla riscossione dei crediti
in favore dello Stato per il risarcimento del danno di cui
al comma 1, ivi comprese quelle derivanti dall’escussione
di fidejussioni a favore dello Stato, assunte a garanzia
del risarcimento medesimo, sono versate all’entrata del
bilancio dello Stato, per essere riassegnate, con decreto
del Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, ad un fondo di rotazione da
istituire nell’ambito di apposita unita’ previsionale di
base dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente,
al fine di finanziare, anche in via di anticipazione:
a) interventi urgenti di perimetrazione,
caratterizzazione e messa in sicurezza dei siti inquinati,
con priorita’ per le aree per le quali ha avuto luogo il
risarcimento del danno ambientale;
b) interventi di disinquinamento, bonifica e
ripristino ambientale delle aree per le quali abbia avuto
luogo il risarcimento del danno ambientale;
c) interventi di bonifica e ripristino ambientale
previsti nel programma nazionale di bonifica e ripristino
ambientale dei siti inquinati di cui all’art. 1, comma 3,
della legge 9 dicembre 1998 n. 426.
9-ter. Con decreto del Ministro dell’ambiente, adottato
di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, sono disciplinate le
modalita’ di funzionamento e di accesso al predetto fondo
di rotazione, ivi comprese le procedure per il recupero
delle somme concesse a titolo di anticipazione”.
– I commi 1, 2 e 3 dell’art. 9 del decreto ministeriale
25 ottobre 1999, n. 471, sono i seguenti:
“1. Il proprietario di un sito o altro soggetto che, al
di fuori dei casi di cui agli articoli 7 e 8, intenda
attivare di propria iniziativa le procedure per gli
interventi di messa in sicurezza d’emergenza, di bonifica e
di ripristino ambientale, ai sensi dell’art. 17, comma
13-bis del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e
del presente regolamento, e’ tenuto a comunicare alla
regione, alla provincia ed al comune la situazione di
inquinamento, rilevata nonche’ gli eventuali interventi di
messa in sicurezza d’emergenza necessari per assicurare la
tutela della salute e dell’ambiente adottati e in fase di
esecuzione. La comunicazione deve essere accompagnata da
idonea documentazione tecnica dalla quale devono risultare
le caratteristiche dei suddetti interventi.
2. Entro trenta giorni dal ricevimento della
comunicazione di cui al comma 1, il comune o, se
l’inquinamento interessa il territorio di piu’ comuni, la
regione verifica l’efficacia degli interventi di messa in
sicurezza d’emergenza adottati e puo’ fissare prescrizioni
ed interventi integrativi, con particolare riferimento alle
misure di monitoraggio da attuare per accertare le
condizioni di inquinamento ed ai controlli da effettuare
per verificare l’efficacia degli interventi attuati a
protezione della salute pubblica e dell’ambiente
circostante.
3. Qualora il proprietario o altro soggetto interessato
proceda ai sensi dei commi 1 e 2 entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, la decorrenza
dell’obbligo di bonifica verra’ definita dalla regione
territorialmente competente in base alla pericolosita’ del
sito determinata con i criteri di cui all’art. 14, comma 3,
nell’ambito del Piano regionale o di suoi eventuali
stralci, salva in ogni caso la facolta’ dell’interessato di
procedere agli interventi di bonifica e ripristino
ambientale prima del suddetto termine”.

Art. 6.
Criteri di finanziamento

1. In fase di prima applicazione, le risorse finanziarie
disponibili di cui al successivo articolo 9, comma 1, lettere a) e
b), sono ripartite tra i siti di cui all’art. 3 secondo quanto
previsto nell’allegato G; tali risorse sono destinate in via
prioritaria al finanziamento degli interventi di messa in sicurezza
d’emergenza e di caratterizzazione, relativi ad aree o beni pubblici
o effettuati in danno di soggetti inadempienti da parte delle
pubbliche amministrazioni.
2. L’individuazione dei soggetti beneficiari nonche’ le modalita’,
le condizioni e i termini per l’erogazione dei finanziamenti sono
disciplinati dalle regioni, anche mediante il ricorso agli strumenti
di programmazione negoziata di cui all’articolo 2, comma 203, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, nel rispetto di quanto previsto dal
precedente articolo 5, ed in particolare dei seguenti criteri di
finanziamento e modalita’ di erogazione, salvo quanto previsto al
comma 3:
a) finanziamento degli interventi, nel rispetto della priorita’
di cui al comma 1, all’approvazione dei relativi interventi di messa
in sicurezza, piani e progetti e previa approvazione del relativo
quadro economico delle spese da parte della regione, o del
commissario delegato, relativo alle diverse fasi; la regione o il
commissario delegato provvedera’ anche alle successive variazioni
economiche qualora queste non comportino modifiche progettuali o di
intervento;
b) erogazione dei finanziamenti per stati di avanzamento lavori
nella esecuzione degli interventi, sulla base di idonea verifica in
corso d’opera, secondo quanto disciplinato dalle regioni;
c) rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di
affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture
strumentali alla realizzazione degli interventi, nel caso in cui il
soggetto attuatore sia tenuto, nella scelta del contraente,
all’applicazione della suddetta normativa;
d) concessione dei finanziamenti ai beneficiari sulla base della
valutazione della congruita’ dei quadri economici di spesa relativa
ai singoli progetti approvati, nonche’ di una relazione
tecnico-economica comprensiva del cronogramma degli interventi e del
termine di fine lavori.
3. Per i soggetti pubblici l’erogazione avverra’ per fasi
successive, previa verifica in corso d’opera e le regioni possono
concedere anticipazioni per indagini preliminari, per piani di
caratterizzazione e per progettazione preliminare e definitiva.

Note all’art. 6:
– Il comma 203 dell’art. 2 della legge 23 dicembre
1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza
pubblica), e’ il seguente:
“203. Gli interventi che coinvolgono una molteplicita’
di soggetti pubblici e privati ed implicano decisioni
istituzionali e risorse finanziarie a carico delle
amministrazioni statali, regionali e delle province
autonome nonche’ degli enti locali possono essere regolati
sulla base di accordi cosi’ definiti:
a) “Programmazione negoziata”, come tale intendendosi
la regolamentazione concordata tra soggetti pubblici o tra
il soggetto pubblico competente e la parte o le parti
pubbliche o private per l’attuazione di interventi diversi,
riferiti ad un’unica finalita’ di sviluppo, che richiedono
una valutazione complessiva delle attivita’ di competenza;
b) “Intesa istituzionale di programma”, come tale
intendendosi l’accordo tra amministrazione centrale,
regionale o delle province autonome con cui tali soggetti
si impegnano a collaborare sulla base di una ricognizione
programmatica delle risorse finanziarie disponibili, dei
soggetti interessati e delle procedure amministrative
occorrenti, per la realizzazione di un piano pluriennale di
interventi d’interesse comune o funzionalmente collegati.
La gestione finanziaria degli interventi per i quali sia
necessario il concorso di piu’ amministrazioni dello Stato,
nonche’ di queste ed altre amministrazioni, enti ed
organismi pubblici, anche operanti in regime privatistico,
puo’ attuarsi secondo le procedure e le modalita’ previste
dall’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica
20 aprile 1994, n. 367;
c) “Accordo di programma quadro”, come tale
intendendosi l’accordo con enti locali ed altri soggetti
pubblici e privati promosso dagli organismi di cui alla
lettera b), in attuazione di una intesa istituzionale di
programma per la definizione di un programma esecutivo di
interventi di interesse comune o funzionalmente collegati.
L’accordo di programma quadro indica in particolare: 1) le
attivita’ e gli interventi da realizzare, con i relativi
tempi e modalita’ di attuazione e con i termini ridotti per
gli adempimenti procedimentali; 2) i soggetti responsabili
dell’attuazione delle singole attivita’ ed interventi; 3)
gli eventuali accordi di programma ai sensi dell’art. 27
della legge 8 giugno 1990, n. 142; 4) le eventuali
conferenze di servizi o convenzioni necessarie per
l’attuazione dell’accordo; 5) gli impegni di ciascun
soggetto, nonche’ del soggetto cui competono poteri
sostitutivi in caso di inerzie, ritardi o inadempienze; 6)
i procedimenti di conciliazione o definizione di conflitti
tra i soggetti partecipanti all’accordo; 7) le risorse
finanziarie occorrenti per le diverse tipologie di
intervento, a valere sugli stanziamenti pubblici o anche
reperite tramite finanziamenti privati; 8) le procedure ed
i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica
dei risultati. L’accordo di programma quadro e’ vincolante
per tutti i soggetti che vi partecipano. I controlli sugli
atti e sulle attivita’ posti in essere in attuazione
dell’accordo di programma quadro sono in ogni caso
successivi. Limitatamente alle aree di cui alla lettera f),
gli atti di esecuzione dell’accordo di programma quadro
possono derogare alle norme ordinarie di amministrazione e
contabilita’, salve restando le esigenze di
concorrenzialita’ e trasparenza e nel rispetto della
normativa comunitaria in materia di appalti, di ambiente e
di valutazione di impatto ambientale. Limitatamente alle
predette aree di cui alla lettera f), determinazioni
congiunte adottate dai soggetti pubblici interessati
territorialmente e per competenza istituzionale in materia
urbanistica possono comportare gli effetti di variazione
degli strumenti urbanistici gia’ previsti dall’art. 27,
commi 4 e 5, della legge 8 giugno 1990, n. 142;
d) “Patto territoriale”, come tale intendendosi
l’accordo, promosso da enti locali, parti sociali, o da
altri soggetti pubblici o privati con i contenuti di cui
alla lettera c), relativo all’attuazione di un programma di
interventi caratterizzato da specifici obiettivi di
promozione dello sviluppo locale;
e) “Contratto di programma”, come tale intendendosi
il contratto stipulato tra l’amministrazione statale
competente, grandi imprese, consorzi di medie e piccole
imprese e rappresentanze di distretti industriali per la
realizzazione di interventi oggetto di programmazione
negoziata;
f) “Contratto di area”, come tale intendendosi lo
strumento operativo, concordato tra amministrazioni, anche
locali, rappresentanze dei lavoratori e dei datori di
lavoro, nonche’ eventuali altri soggetti interessati, per
la realizzazione delle azioni finalizzate ad accelerare lo
sviluppo e la creazione di una nuova occupazione in
territori circoscritti, nell’ambito delle aree di crisi
indicate dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministero del bilancio e della programmazione
economica e sentito il parere delle competenti Commissioni
parlamentari, che si pronunciano entro quindici giorni
dalla richiesta, e delle aree di sviluppo industriale e dei
nuclei di industrializzazione situati nei territori di cui
all’obiettivo 1 del Regolamento CEE n. 2052/1988, nonche’
delle aree industrializzate realizzate a norma dell’art. 32
della legge 14 maggio 1981, n. 219, che presentino
requisiti di piu’ rapida attivazione di investimenti di
disponibilita’ di aree attrezzate e di risorse private o
derivanti da interventi normativi. Anche nell’ambito dei
contratti d’area dovranno essere garantiti ai lavoratori i
trattamenti retributivi previsti dall’art. 6, comma 9,
lettera c), del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989,
n. 389″.

Art. 7.
Monitoraggio e controllo

1. Il monitoraggio sulla attuazione del Programma nazionale e’
svolto, anche ai fini dell’attivazione delle procedure di revoca dei
finanziamenti, dalle regioni, che si possono avvalere delle ARPA.
2. I controlli sulla conformita’ degli interventi ai progetti
approvati sono effettuati dalla provincia territorialmente competente
ai sensi dell’articolo 12 del decreto ministeriale 25 ottobre 1999,
n. 471.
3. I soggetti beneficiari, ogni sei mesi, predispongono e
trasmettono alla regione territorialmente competente una relazione
sullo stato dei lavori che ne evidenzi l’avanzamento fisico e
finanziario.
4. Le regioni provvedono annualmente a trasmettere al Ministero
dell’ambiente una relazione sullo stato di avanzamento degli
interventi finanziati e sulle somme effettivamente erogate.
5. Il Ministero dell’ambiente, anche avvalendosi dell’ANPA, ove
rilevi gravi inadempienze da parte del soggetto beneficiano, propone
alla regione competente l’adozione delle procedure di revoca e di
riassegnazione delle risorse di cui al successivo articolo 8, comma
3.

Note all’art. 7:
– L’art. 12 del decreto ministeriale 25 ottobre 1999,
n. 471, e’ il seguente:
“Art. 12 (Controlli). – 1. La documentazione relativa
al Piano della caratterizzazione, al Progetto preliminare,
al Progetto definitivo, comprensivo delle misure di
sicurezza, dei monitoraggi da effettuare, delle limitazioni
d’uso e delle prescrizioni eventualmente dettate, sono
trasmessi alla provincia ai fini dell’effettuazione dei
controlli sulla conformita’ degli interventi ai progetti
approvati.
2. Il completamento degli interventi di bonifica e
ripristino ambientale e la conformita’ degli stessi al
progetto approvato sono accertati dalla provincia mediante
apposita certificazione predisposta in conformita’ ai
criteri ed ai contenuti indicati nell’allegato 5. Il
completamento degli interventi di messa in sicurezza
permanente e la conformita’ degli stessi al progetto
approvato non puo’ comunque essere accertato se non decorsi
cinque anni dall’effettuazione del primo controllo ai sensi
del comma 4.
3. La certificazione di cui al comma 2 costituisce
titolo per lo svincolo delle garanzie finanziarie di cui
all’art. 10, comma 9.
4. Per gli interventi di cui agli articoli 5 e 6 la
provincia e’ altresi’ tenuta ad effettuare controlli e
verifiche periodiche sull’efficacia delle misure di
sicurezza adottate e degli interventi di messa in sicurezza
permanente, anche al fine di accertare, con cadenza almeno
biennale, che le caratteristiche del sito sottoposto ai
predetti interventi siano corrispondenti alla destinazione
d’uso prevista e non comportino rischi per la salute e per
l’ambiente, tenuto anche conto delle conoscenze tecniche e
scientifiche nel frattempo intervenute”.

Art. 8.
Procedure di revoca dei finanziamenti e procedure di riassegnazione

1. I finanziamenti concessi ai sensi del presente Programma sono
revocati con provvedimento motivato della regione territorialmente
competente, d’intesa con il Ministero dell’ambiente, nelle ipotesi di
sopravvenienza delle cause di esclusione di cui all’articolo 5, comma
2, nonche’ nei casi di mancato rispetto della tempistica degli
interventi stabiliti imputabile al beneficiario, ovvero nel caso in
cui contravvengano alle previsioni di cui all’articolo 1, comma 7,
della legge 9 dicembre 1998, n. 426.
2. La revoca puo’ altresi’ essere disposta in ogni altra ipotesi di
grave inadempienza del soggetto beneficiario o di violazione degli
obblighi assunti, nonche’ in casi di forza maggiore ostativi alla
realizzazione dell’intervento anche non imputabili al soggetto
beneficiario.
3. Le risorse finanziarie revocate sono restituite dai soggetti,
titolari degli interventi di bonifica, alla regione o al commissario
delegato competente, che provvede alla riassegnazione ad altri
interventi possibilmente nell’ambito dello stesso sito oppure per
interventi in altri siti ricompresi nel Programma nazionale.
4. Le minori spese risultanti dai relativi quadri economici nonche’
quelle risultanti dall’avvenuta realizzazione sono utilizzate dalla
regione con le stesse modalita’ di cui all’articolo 6 per altri
interventi da realizzarsi nello stesso sito o in altri siti
ricompresi nel Programma nazionale.

Note all’art. 8:
– Il testo dell’art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n.
426, e’ riportato nelle note alle premesse.
– Il testo dell’art. 1 della legge n. 426/1998 e’
riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 49 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e’ il
seguente:
“Art. 49 (Programmi di tutela ambientale). – 1. Per il
finanziamento degli accordi di programma tra Stato e
regioni di cui all’art. 72 e dei programmi di tutela
ambientale di cui all’art. 73 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112, del programma nazionale di bonifica
e ripristino ambientale dei siti inquinati, dei programmi
di difesa del mare e delle riserve marine statali, dei
programmi di competenza del Ministero dell’ambiente di cui
alla deliberazione del CIPE data 3 dicembre 1997, attuativi
degli impegni assunti nella Conferenza di Kyoto, del piano
straordinario di completamento e razionalizzazione dei
sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue
di cui all’art. 6 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997,
n. 135, come modificato dall’art. 8 della legge 8 ottobre
1997, n. 344, degli accordi e contratti di programma di cui
all’art. 25 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
si provvede a norma dell’art. 11-quater, comma 3, della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni e
integrazioni. Le risorse relative ai programmi regionali di
tutela ambientale sono ripartite e trasferite alle regioni
ed alle province autonome entro il 31 gennaio di ciascun
anno, con decreto del Ministro dell’ambiente, previa intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
2. All’art. 57, comma 5, del decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22, come modificato da ultimo dal comma
14 dell’art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426, le
parole: “31 dicembre 1998” sono sostituite dalle seguenti:
“30 giugno 1999”.

Art. 9.
Fonti di finanziamento e modalita’ di trasferimento delle risorse

1. Il programma nazionale di bonifica e di ripristino ambientale
dei siti inquinati e’ finanziato con le risorse finanziarie
rivenienti:
a) dall’articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426;
b) dall’articolo 49 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, cosi’
come rifinanziato dalla tabella “D” della legge 23 dicembre 1999, n.
488 e, per gli anni successivi, dall’annuale legge finanziaria in
relazione agli obiettivi determinati nel Documento di programmazione
economica e finanziaria;
c) dal fondo di rotazione di cui all’articolo 18, comma 9-bis,
della legge n. 349/1986, come introdotto dall’art. 114, comma 1,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388;
d) dalle deliberazioni del CIPE destinate al finanziamento di
progetti e di interventi di risanamento ambientale;
e) dal quadro comunitario di sostegno 2000-2006, approvato con
decisione comunitaria n. 2050 del 1 agosto 2000;
f) dalle somme disponibili a qualsiasi titolo per la
realizzazione degli interventi di bonifica, assegnate dalla U.E.,
dallo Stato, dalle regioni, dagli enti locali;
2. Le risorse finanziarie di cui all’articolo 6, com-ma 1, nel
rispetto dei criteri di ripartizione ivi stabiliti, sono trasferite
alle regioni e alle province autonome con decreto del Ministero
dell’ambiente. Per le regioni e i siti di interesse nazionale oggetto
di commissariamento, le risorse sono assegnate alla contabilita’
speciale dei commissari delegati, che opereranno nel rispetto dei
criteri di cui all’articolo 6, comma 2. Le risorse sono assegnate
entro sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto di approvazione
del presente Programma nazionale.
3. Le ulteriori risorse disponibili saranno ripartite e trasferite,
tenendo conto dello stato di attuazione degli interventi gia’
finanziati e di appositi piani finanziari, predisposti dalle regioni
o dalle strutture commissariali, relativi ai singoli ulteriori
interventi di messa in sicurezza d’emergenza, di caratterizzazione,
di bonifica o di messa in sicurezza permanente e di ripristino
ambientale, nel rispetto dei preminenti interessi pubblici connessi
ad esigenze di tutela sanitaria, ambientale e occupazionale.
4. I limiti di impegno, di cui all’articolo 1 della legge n.
426/1998, destinati alla contrazione da parte degli enti locali
territoriali competenti di mutui ventennali ed altre operazioni
finanziarie con la Cassa depositi e prestiti ed altri istituti di
credito, sono trasferiti, sulla base delle assegnazioni di cui alla
tabella di ripartizione (allegato G), alle regioni o ai commissari
delegati, che provvedono a regolare direttamente con gli istituti
mutuanti l’ammortamento dei mutui per capitale ed interessi.

Art. 10.
Convenzione con ICRAM

La convenzione con l’ICRAM per la caratterizzazione e gli
interventi sulle aree marine e’ stipulata dal Ministero
dell’ambiente.

Art. 11.
Norme relative alle province autonome di Trento e Bolzano

In relazione a quanto disposto dall’articolo 49 della legge
23 dicembre 1998, n. 448, ai fini della utilizzazione dei
finanziamenti assegnati dal presente decreto a favore delle province
autonome di Trento e Bolzano resta ferma l’applicazione delle
disposizioni stabilite dall’articolo 5 della legge 30 novembre 1989,
n. 386 e dall’articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n.
268.

Note all’art. 11:
– Il testo dell’art. 49 della legge 23 dicembre 1998,
n. 448, e’ riportato nelle note all’art. 9.
– L’art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 386 e’ il
seguente:
“Art. 5. – 1. Le province autonome partecipano alla
ripartizione di fondi speciali istituiti per garantire
livelli minimi di prestazioni in modo uniforme su tutto il
territorio nazionale, secondo criteri e le modalita’ per
gli stessi previsti.
2. I finanziamenti recati da qualunque altra
disposizione di legge statale, in cui sia previsto il
riparto o l’utilizzo a favore delle regioni, sono assegnati
alle province autonome ed affluiscono al bilancio delle
stesse per essere utilizzati, secondo normative
provinciali, nell’ambito del corrispondente settore, con
riscontro nei conti consuntivi delle rispettive province.
3. Per l’assegnazione e l’erogazione dei finanziamenti
di cui al comma 2, si prescinde da qualunque adempimento
previsto dalle stesse leggi ad eccezione di quelli relativi
all’individuazione dei parametri o delle quote di riparto”.
– La legge 30 novembre 1989, n. 386, reca “Norme per il
coordinamento della finanza della regione Trentino-Alto
Adige e delle province autonome di Trento e di Bolzano con
la riforma tributaria”.
– L’art. 12 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n.
268 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il
Trentino-Alto Adige in materia di finanza regionale e
provinciale), e’ il seguente:
“Art. 12. – 1. Le disposizioni in ordine alle procedure
ed alla destinazione dei fondi di cui all’art. 5 della
legge 30 novembre 1989, n. 386, si applicano con
riferimento alle leggi statali di intervento previste,
anche se le stesse non sono espressamente richiamate.
2. Le disposizioni di cui all’art. 4, comma 3, del
decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266, non concernono
l’attribuzione o la ripartizione di fondi statali a favore
della provincia per scopi determinati dalle leggi statali.
A detti fondi continuano ad applicarsi le disposizioni di
cui all’art. 5, comma 2, della legge 30 novembre 1989, n.
386.
3. In caso di assegnazione di finanziamenti ai sensi
dell’art. 5, comma 2, della legge 30 novembre 1989, n. 386,
i relativi stanziamenti di spesa sono comunque iscritti nel
bilancio provinciale nella misura necessaria per far fronte
rispettivamente agli impegni ed ai pagamenti previsti per
l’esercizio in corso, salvo l’obbligo di compensare gli
eventuali minori stanziamenti rispetto alle assegnazioni
con maggiori stanziamenti negli esercizi successivi.
4. Le somme assegnate ai sensi dell’art. 5, comma 2,
della legge 30 novembre 1989, n. 386, sono erogate in una o
piu’ soluzioni, prescindendo da qualunque altro
adempimento”.

Art. 12.
Disposizioni finali

1. Agli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti
inquinati previsti dal Programma nazionale si applicano le
definizioni, i limiti di accettabilita’, i criteri, le procedure e le
modalita’ stabiliti nel regolamento di cui al decreto ministeriale
25 ottobre 1999, n. 471.
2. Con la medesima procedura di cui all’articolo 1, comma 3, della
legge n. 426/1998 si provvede all’integrazione del programma allegato
al presente decreto.
3. Con successivi decreti si provvedera’ al trasferimento delle
risorse alle regioni o alla contabilita’ speciale dei commissari
delegati per l’emergenza rifiuti nonche’ all’ulteriore ripartizione
delle risorse disponibili.
4. Sono fatti salvi i poteri attribuiti ai commissari delegati
dalle ordinanze di protezione civile.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Roma, 18 settembre 2001

Il Ministro: Matteoli

Visto, il Guardasigilli: Castelli
Registrato alla Corte dei conti il 30 ottobre 2001
Ufficio di controllo sugli atti dei Ministeri delle infrastrutture ed
assetto del territorio, registro n. 5, foglio n. 296

Allegato A

INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
(Art 1 – legge n. 426/1998)

=====================================================================
Regione | Denominazione sito
=====================================================================
Veneto | Venezia (Porto Marghera
———————————————————————
Campania | Napoli Orientale
———————————————————————
Sicilia | Gela
———————————————————————
Sicilia | Priolo
———————————————————————
Puglia | Manfredonia
———————————————————————
Puglia | Brindisi
———————————————————————
Puglia | Taranto
———————————————————————
Liguria-Piemonte| Cengio e Saliceto
———————————————————————
Toscana | Piombino
———————————————————————
Toscana | Massa e Carrara
———————————————————————
Piemonte | Casal Monferrato
———————————————————————
| Litorale Domizio Flegreo ed Agro Aversano
Campania |(Caserta-Napoli)
———————————————————————
Liguria | Pitelli (La Spezia)
———————————————————————
Piemonte | Balangero
———————————————————————
Piemonte | Pieve Vergonte

Allegato B

INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
(Art. 1 – legge n. 426/1998)

Schede descrittive

———
VENEZIA (Porto Marghera)

Comune – Localita’.
Venezia.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dell’area industriale di Porto
Marghera, dei sedimenti lagunari nonche’ di altre aree inquinate
(Cassa di colmata, isola Sacca Fisola, discarica di S. Giuliano).

Perimetrazione.
In data 23 febbraio 2000 e’ stato pubblicato il decreto di
perimetrazione, a firma del Ministro dell’ambiente delle aree
potenzialmente inquinate.
L’area perimetrata si estende per 3595 ha di cui 479 ha
rappresentati da canali e 3116 ha da suoli.
Tali dimensioni pur vastissime non esauriscono probabilmente
l’intero perimetro del sito da bonificare.
Esso infatti comprende i siti interessati da smaltimento abusivo
dei rifiuti industriali (discariche) e le aree comunque interessate
dalla diffusione dei contaminanti.
Si ricorda che, al fine di contenere la diffusione
dell’inquinamento ed avviare l’azione di risanamento, il Ministro
dell’ambiente con ordinanza del 1 ottobre 1996 dispose che venissero
avviati:
gli interventi di escavo dei canali industriali;
la conterminazione/banchinamento delle sponde di detti canali;
la messa in sicurezza e bonifica delle discariche abusive.
Per avviare queste iniziative il Ministero dell’ambiente ha gia’
stanziato 106,5 miliardi di lire.
Con “l’Accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera” le
aziende firmatarie si sono impegnate a procedere alla
caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree, ivi
comprese quelle dismesse e/o in via di dismissione (aree
“Petrolchimico Uno”: 50 ha; aree “Depositi petroliferi”: 26 ha).
In data 28 novembre 2000 e’ stato siglato l’Accordo di programma
integrativo sulla chimica di Porto Marghera al fine di uniformare le
procedure previste dall’Accordo di programma originario con quelle
del decreto ministeriale n. 471/1999.
Attesa la vastita’ delle aree interessate, la molteplicita’ di
lavorazioni (chimica, petrolchimica, metallurgia, elettrometallurgia,
meccanica, cantieri navali, produzione di energia elettrica) che
sulle stesse si sono attuate, la numerosita’ e pericolosita’ degli
inquinanti connessi con dette lavorazioni (metalli pesanti, cianuri,
IPA, diossine, PCB, solventi clorurati, clorofenoli, benzene e suoi
derivati, BTEX, CVM, pesticidi, etc.), la molteplicita’ di soggetti
privati e pubblici coinvolti, e’ ragionevole ritenere che
l’intervento in questione richiedera’ tempi lunghi, lo sviluppo di
attivita’ di ricerca e sperimentazione, l’impiego di tecnologie
avanzate e di ingenti risorse finanziarie. Ma soprattutto appare
indispensabile che venga assicurata una gestione coordinata degli
interventi che garantisca uniformita’ di approccio sia nelle fasi di
individuazione e dimensionamento dell’inquinamento (perimetrazione e
caratterizzazione) che nella fase di attuazione degli interventi di
messa in sicurezza e bonifica.
Lo stato di contaminazione delle aree industriali di Porto
Marghera e’ connesso non solo alle attivita’ industriali, che sulle
stesse si sono svolte, ma anche all’utilizzo massiccio di rifiuti
industriali per l’ampliamento delle aree.

Principali caratteristiche ambientali.
La vulnerarabilita’ del sistema lagunare rende particolarmente
preoccupanti gli apporti di inquinanti che continuano a giungere nei
sedimenti lagunari a causa del dilavamento delle aree inquinate. E’
necessario per altro sottolineare che la concentrazione di attivita’
industriali altamente inquinanti e la contemporanea coesistenza nella
stessa area lagunare a basso ricambio di centrali termiche, che
scaricano imponenti quantita’ di acque calde, rende l’impatto sulla
laguna realmente drammatico.
L’area industriale e’ caratterizzata dalla presenza di un sistema
acquifero multistrato ad elementi sovrapposti ed idraulicamente ben
definiti; in particolare, sono individuabili tre corpi acquiferi
distinti: superficiale, primario e secondario e profondo (confinato).
I livelli impermeabili continui separanti i corpi acquiferi sono
costituiti da: livello impermeabile superiore, interposto tra
acquifero superficiale (materiale di riporto) e acquifero primario
sabbioso; livello impermeabile intermedio posto alla base
dell’acquifero primario; livello impermeabile inferiore posto alla
base dell’acquifero secondario.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
La regione Veneto ha formulato per l’escavo dei canali e
banchinamento, la bonifica delle aree pubbliche e la bonifica delle
aree private una stima di costo di larga massima pari a 1457 miliardi
di lire, considerando un costo di dragaggio e bonifica dei canali
industriali pari a 900 mld riducibile alla meta’ sulla base
dell’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili (stima A.P.V.).

Piano di caratterizzazione.
Aree industriali – Accordo di programma della chimica.
E’ stata completata, da parte delle aziende interessate, la
caratterizzazione dei siti secondo una maglia 100 imes 100 m,
con i relativi piezometri in ragione di uno ogni dieci punti di
campionamento.
Canali industriali:
E’ stato completato l’accertamento dello stato qualitativo dei
sedimenti dei canali industriali. Dai dati sinora raccolti, si stima
un quantitativo di sedimenti ad alta contaminazione pari a circa 2
milioni di metri cubi, mentre il quantitativo totale di sedimenti da
rimuovere e’ stimato intorno a 6 milioni di metri cubi.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
A seguito dell’atto di intesa stipulato tra il Magistrato alle
acque e l’Autorita’ portuale, risultano di competenza del Magistrato
alle acque gli interventi di banchinamento relativi ai seguenti
canali: canale industriale Sud (sponde Nord e Sud), canale S.
Leonardo Marghera (sponda Ovest), canale industriale Ovest (sponda
Sud), Canale Brentella (sponde), canale industriale Nord (sponda
Nord), sponde Isola Petroli; risultano di competenza dell’Autorita’
portuale i seguenti banchinamenti: testata Molo Sali, sistemazione
della sponda Sud del canale industriale Nord, banchina Grandi Molini
in canale Ovest (in concessione a privati), banchina Trento al molo
A, banchina Sali in bacino molo A, banchina Liguria (secondo tratto)
in canale Ovest.
E’ stata affidata al concessionario la progettazione preliminare
per gli interventi di “marginamento” delle sponde dei canali:
Industriale Sud (lato sud), Malamocco-Marghera (lato ovest),
Industriale Ovest (lato sud) ed Isola dei Petroli (lato est), il cui
completamento dei progetti esecutivi e’ previsto entro il 31 dicembre
2000. La copertura finanziaria di tali interventi (stimata in 50
miliardi) e’ assicurata attraverso i fondi della legge speciale
assegnati al Magistrato alle acque.
E’ stato anche definito il crono-programma degli interventi da
finanziare con le risorse CIPE (legge n. 641/1996), mentre si prevede
a breve l’avvio dell’appalto concorso (fase di preselezione) per
l’intervento di bonifica del canale Lusore-Brentelle, il dragaggio
della darsena della Rana nel canale Industriale Ovest e la
sistemazione delle banchine di detta darsena, compresa la bonifica
preliminare dei fondali da corpi estranei nonche’ di eventuali
ordigni bellici; il costo stimato e’ di 45 miliardi. Sono invece
ancora da definire, in accordo con l’Autorita’ portuale, gli
interventi relativi agli altri canali, mentre e’ in corso di
redazione da parte del personale tecnico del Magistrato alle acque il
progetto degli interventi relativi alla sponda est del canale
Industriale Ovest di Porto Marghera.
L’Associazione Industriali di Venezia ha in corso di
presentazione il progetto di intervento relativo allo smantellamento
degli impianti per i primi 50 ettari del Petrolchimico Uno.
In sede di conferenza di servizi decisoria sono stati finora
approvati, con prescrizioni, i seguenti progetti:
progetto di bonifica delle aree TD12 – Enichem finalizzata alla
realizzazione di un nuovo impianto di produzione di ossido di
carbonio e idrogeno;
progetto definitivo di bonifica dell’area Corti Femminili,
predisposto dal comune di Venezia;
piano di caratterizzazione dell’area compresa nel Parco di S.
Giuliano (Lotti A1 e A2).
In data dicembre 2000, e’ stato siglato l’Accordo integrativo di
programma sulla chimica di Porto Marghera.

NAPOLI ORIENTALE

Comune – Localita’.
Napoli

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale dismessa ed
area marina antistante comprensiva dell’area portuale.

Perimetrazion.
In deroga alla normativa vigente (ordinanza n. 2948, art. 8 –
comma 3, del 25 febbraio 1998), la perimetrazione e’ di competenza
del commissario delegato – Sindaco di Napoli, acquisita l’intesa del
Ministro dell’ambiente. L’intesa e’ stata data dal Ministro
dell’ambiente al commissario delegato in data 24 settembre 1999. In
data 31 dicembre 1999 e’ stata emanata la relativa ordinanza
commissariale di perimetrazione.
L’area a prevalente destinazione industriale, cosi’ come definita
dal P.R.G. vigente (zone N e F2) compresa all’interno del perimetro
individuato (vedi figura allegata) puo’ essere suddivisa in quattro
grandi sub-aree:
polo petrolifero (estensione di circa 345 ettari) dove sono
localizzate le principali aziende petrolchimiche (Kuwait, Esso,
Italcost, IP, Shell, Agip) e le grandi industrie meccaniche e di
mezzi di trasporto;
zona Gianturco (estensione di circa 175 ettari), dove sono
localizzate le attivita’ manifatturiere ed il commercio all’ingrosso;
zona Pazzigno (estensione di circa 200 ettari), dove sono
localizzate aziende di piccole dimensioni con attivita’ di settore
prevalentemente imperniate sui materiali ferrosi, non ferrosi e
meccanici;
fascia litoranea del quartiere S. Giovanni, che si estende
dalla darsena petroli a Pietrarsa vicino al confine comunale
(estensione di circa 100 ettari), dove sono ubicati gli insediamenti
dismessi dell’industria metallurgica e metalmeccanica, la centrale
Enel di Vigliena e il depuratore di Napoli;
area marina antistante nel limite di 3000 metri dalla linea di
costa e comunque entro la batimetrica dei 50 metri.
L’area ha una estensione complessiva di circa 820 ettari.
L’indagine eseguita in occasione della stesura del P.R.G. di
Napoli, ha individuato nel suo complesso 34 aree di impianti
produttivi dismessi, per una superficie complessiva di circa 130
ettari di cui ben 77 localizzati all’interno della prima sub-area (40
ettari rappresentati dall’area dismessa degli impianti chimici e di
raffinazione della Kuwait) e con una volumetria di fabbricati di
circa 3,5 milioni di mc. E’ quindi evidente che l’area e’ investita
da un processo di svuotamento e ridimensionamento dell’apparato
produttivo originario che ha conseguentemente determinato un forte
stato di abbandono e di degrado. Sono significative a tale proposito
le gravi condizioni di degrado e di inquinamento provocate dalle
antiche attivita’ industriali e dalla vicinanza della foce del fiume
Sarno su un ampio tratto di spiaggia nel quartiere S. Giovanni.
Di qui l’esigenza di procedere ad interventi di caratterizzazione
puntuali al fine di evidenziare lo stato di inquinamento delle aree
in vista della riqualificazione del paesaggio urbano e della
costituzione di un grande parco attrezzato a scala urbana e
territoriale nonche’ della ricostituzione della fascia litoranea.

Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica:
Il valore globale pari a 345 mld e’ costituito dalla somma degli
interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica e
ripristino ambientale, stimata dal sindaco di Napoli – commissario
delegato per l’emergenza.

Piani di caratterizzazione.
E’ stato predisposto e consegnato al Commissario un protocollo di
linee guida per la caratterizzazione delle aree a terra e a mare.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
In fase di elaborazione.
In merito alla destinazione dell’area una volta bonificata, il
commissario ha trasmesso un documento nel quale viene evidenziato
quanto segue. La variante urbanistica prevede la costituzione di un
insediamento universitario nel complesso Cirio, la realizzazione di
un approdo per imbarcazioni da diporto nello specchio antistante
l’industria Corradini, la ristrutturazione della centrale elettrica
Enel di Vigliena, la realizzazione di una struttura per lo spettacolo
ed il tempo libero, la riconfigurazione della spiaggia, dove
possibile, con il ripascimento di tutto il tratto di litorale non
impegnato dall’approdo.

GELA

Comune – Localita’.
Gela.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali ed area
marina antistante, bonifica di aree umide e di corpi idrici
superficiali, bonifica di discariche.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
un polo industriale di rilevanti dimensioni, costituito da
grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie e
stabilimenti petrolchimici. Le produzioni in essi attuate sono:
prodotti chimici di base quali etilene, acrilonitrile, glicoli etc,
polimeri, raffinazione di petrolio greggio, fertilizzanti, acido
fosforico e solforico;
centri di stoccaggio oli e relative pipeline;
discarica di rifiuti industriali;
area marina compresa tra la foce del torrente Gattano e quella
del torrente Acate o Dirillo;
area umida (Biviere);
tratti terminali del fiume Gela e dei torrenti Gattano ed Acate
o Dirillo.
In particolare all’interno dell’area industriale vengono
effettuate le seguenti produzioni:
Area Polimeri Europa: produzione di polietilene; oltre
all’etilene vengono impiegati principalmente perossidi, eptano, shell
sol (taglio idrocarburico C12 – isododecano), ammide oleica e
propionato di ottodecile;
Area Isaf in liquidazione (impianti inattivi): produzione di
zolfo fuso, acido solforico e acido fosforico; le sostanze coinvolte
nel processo produttivo sono l’ammoniaca, il pentossido di vanadio,
le fosforiti e l’acido fluorosilicico.
Area Agricoltura in liquidazione (impianto inattivo):
produzione ammoniaca e concimi complessi; sono stati impiegati
inoltre acido fosforico, ammoniaca, sali di potassio, solfato
ammonico, urea e sostanze organiche quali coiattolo e sanse di olive;
Area Agip Petroli presente in sito con impianti di
raffinazione;
Area Eni – Divisione Agip: estrazione greggio;
Area EniChem: produzione di etilene, propilene, mix C4, fok e
fuel gas, benzina pirolitica e idrogeno (sostanze coinvolte sono BTX,
virgin nafta, olii lubrificanti, olio fok e quench oil), ossido di
etilene (sostanze coinvoite sono ammine, alcoli superiori,
etossilati, acido acetico), acrilonitrile da propilene, ammoniaca,
acetonitrile e solfato ammonico (prodotti secondari sono acido
cianidrico, acroleina, acetone e cianidrine), idrato sodico.
L’area privata ha un’estensione complessiva di circa 470 ettari.
L’area perimetrata e’ compresa nel territorio del comune di Gela
(provincia di Caltanissetta), dichiarato “Area di elevato rischio di
crisi ambientale” nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della
Repubblica 17 gennaio 1995 e’ stato approvato il “Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Caltanissetta – Sicilia Orientale”.
L’analisi ambientale contenuta nel citato “Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Caltanissetta – Sicilia Orientale” gia’ evidenziava, in relazione
allo stato dei suoli, la presenza di siti potenzialmente contaminati,
uno interno allo stabilimento ENICHEM, uno costituito dalla discarica
autorizzata nell’area industriale di Gela. L’intera area e’ inoltre
interessata da un vasto e generalizzato fenomeno di abbandono di
rifiuti di varia natura; sono stati censiti 47 luoghi di abbandono
abituale di rifiuti. Sono inoltre presenti aree adibite
all’estrazione non regolamentata di inerti, che finiscono spesso per
divenire zone di deposito incontrollato di rifiuti e di progressivo
dissesto idrogeologico localizzato.
Per quanto concerne le acque sotterranee, non possono essere
esclusi fenomeni di inquinamento localizzato derivante da dispersione
di liquami civili, da pratiche agricole e da spargimento di liquami
zootecnici.
L’inquinamento dei corpi idrici superficiali e’ prevalentemente
riconducibile al recapito negli stessi di reflui civili non depurati
e di liquami zootecnici nonche’ al dilavamento di terreni agricoli
sottoposti a trattamenti con pesticidi, erbicidi e fertilizzanti.
I principali fenomeni di inquinamento dell’ambiente marino
costiero nel golfo di Gela sono legati allo scarico delle acque di
processo e di raffreddamento delle produzioni del polo industriale,
alle attivita’ portuali, al recapito in mare di reflui civili
scarsamente o per nulla depurati, al recapito in mare delle acque di
dilavamento dei terreni agricoli.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area in oggetto e’ costituita da depositi continentali
(alluvioni fluvio-lacustri in prevalenza argillose e limose, con
lenti di sabbie e ghiaie), che si alternano, soprattutto lungo la
fascia costiera, a depositi marini di litorale in gran parte
sabbiosi.
Da un punto di vista morfologico il motivo dominante e’
rappresentato da una vasta zona pianeggiante in cui sono presenti gli
insediamenti industriali e alcune zone seminative ed aree incolte con
l’affioramento di litotipi a bassa permeabilita’, in cui e’ possibile
l’accumulo di acque superficiali che possono dar luogo a vere e
proprie paludi; sono presenti inoltre alcuni rilievi collinari di
altezza limitata e la fascia dunare costiera che si estende fino a
800 m dalla linea di spiaggia.
In generale, le zone pianeggianti sono costituite da alluvioni
attuali e recenti, di cui i depositi piu’ antichi sono ricollegabili
alla rete idrografica dei paleoalvei fluviali oppure a vecchi fondi
lacustri. La fascia di transizione tra la zona di pianura ed i
rilievi della zona est dell’insediamento industriale e’ costituita da
alluvioni terrazzate. I rilievi collinari ad est comprendono sabbie
gialle, con conglomerati e calcari sabbiosi, passanti verso il basso
ad argille sabbiose. La fascia dunare e’ costituita essenzialmente da
sabbie sciolte. La successione stratigrafica sottostante l’area dello
stabilimento e’ costituita, dall’alto verso il basso, da:
strato esiguo di materiale di riporto;
alternanza di depositi sabbiosi ed argillosi fino a 15/20 metri
dal p.c.; tale orizzonte corrisponde all’unica formazione acquifera
rinvenibile nel sottosuolo dell’area;
formazione a bassa permeabilita’, che funge da basamento
impermeabile dell’acquifero sovrastante. Pertanto da un punto di
vista idrogeologico l’area dello stabilimento e’ interessata dalla
presenza di un’unica falda contenuta in un orizzonte in prevalenza
sabbioso. La falda e’ sostenuta alla base da una formazione
essenzialmente argillosa.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia d’inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 93 miliardi.

Piani di caratterizzazione.
E’ stato presentato, dai soggetti titolari dell’intervento, il
progetto di caratterizzazione delle aree industriali. In particolare
il progetto prevede che vengano effettuate le seguenti indagini:
caratterizzazione terreni (su maglia 100 imes 100),
mediante analisi chimiche sull’aliquota a granulometria inferiore a 2
mm;
caratterizzazione acque superficiali;
caratterizzazione acque sotterranee (un piezometro ogni dieci
stazioni di campionamento dei suoli, in fori di sondaggio che
raggiungono il basamento impermeabile della falda freatica);
caratterizzazione sedimenti marini in corrispondenza delle
piattaforme off-shore;
In data 13 novembre 2000 sono stati approvati i piani di
caratterizzazione delle Aziende Agip Petroli, Agricoltura S.p.a.,
Enichem, Polimeri Europa, Isaf, Eni-Div. Agip.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
I soggetti privati titolari dell’intervento hanno presentato
un’ipotesi progettuale di “Potenziamento del sistema di contenimento
dell’acquifero sottostante la raffineria di Gela”, proponendo
l’adeguamento dell’esistente diaframma plastico, realizzato tra lo
stabilimento e la costa all’inizio degli anni 80 al fine di
intercettare le acque di falda inquinate. Il progetto definitivo
prendera’ in considerazione l’ipotesi di estendere la barriera
impermeabile parallela alla linea di costa a tutto il fronte dello
stabilimento. Sara’ inoltre previsto un emungimento dell’acqua di
falda a monte della barriera impermeabile. Sara’ valorizzato al
massimo il riutilizzo all’interno dello stabilimento dell’acqua
emunta al fine di limitare le quantita’ scaricate, che comunque
rispetteranno rigorosamente i limiti tabellari previsti dalla
normativa vigente.

PRIOLO
Comune – Localita’.
Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali ed area
marina antistante, bonifica area umida, bonifica discariche.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente sono presenti:
1) un polo industriale di rilevanti dimensioni, costituito da
grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie,
stabilimenti petrolchimici e cementerie. Le produzioni in essi
attuate sono:
prodotti chimici di base;
raffinazione di petrolio greggio;
ossido di magnesio,
cemento.
2) area marina antistante comprensiva delle aree portuali di
Siracusa ed Augusta;
3) discariche di rifiuti pericolosi;
4) stabilimento Eternit di Siracusa;
5) area umida (Salina).
L’area perimetrata e’ ubicata all’interno dei territori dei
comuni di Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino
siti (provincia di Siracusa), dichiarati “Area di elevato rischio di
crisi ambientale” nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della
Repubblica 17 gennaio 1995 e’ stato approvato il “Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Siracusa – Sicilia Orientale”.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area si estende tra le strutture dei monti Iblei ad ovest ed il
Mare Ionio ad est.
I terreni affioranti presentano una permeabilita’ piuttosto
elevata, che rendono la falda freatica in essi ubicata molto
vulnerabile.
L’analisi ambientale riportata nel citato “Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Siracusa – Sicilia Orientale” gia’ evidenziava, per quanto attiene lo
stato dei suoli, la presenza di 22 siti interessati da deposito
incontrollato di rifiuti. Risultano inoltre presenti tre discariche
autorizzate di rifiuti all’interno dei siti industriali e cinque siti
potenzialmente contaminati. Sono inoltre presenti aree adibite
all’estrazione non regolamentata di inerti che finiscono spesso per
divenire zone di deposito incontrollato di rifiuti e di progressivo
dissesto idrogeologico localizzato.
Per quanto concerne le acque sotterranee, secondo quanto
riportato nel piano, si evidenzia un elevato tenore di cloruri,
soprattutto nelle aree costiere, riconducibile ad intrusione del
cuneo salino conseguente all’abbassamento della falda provocato
dall’eccesso di prelievo per scopi industriali ed irrigui. La
permeabilita’ dei terreni superficiali favorisce inoltre fenomeni di
inquinamento localizzato della falda soprattutto in corrispondenza
delle aree abitate, dei terreni agricoli sottoposti a fertilizzazione
e trattamento con pesticidi, degli allevamenti zootecnici.
I corpi idrici superficiali presentano fenomeni di inquinamento
di natura organica ed in corrispondenza della foce, dove sono
insediati gli stabilimenti industriali, anche di inquinamento da
parte di sostanze chimiche.
I principali fenomeni di inquinamento dell’ambiente marino si
riscontrano nella rada di Augusta, nel contiguo seno di Priolo e
nell’area portuale di Siracusa. Nella rada i principali fenomeni di
degrado sono l’inquinamento da petrolio, l’inquinamento termico e
l’eutrofizzazione. Si evidenzia inoltre una contaminazione dei
sedimenti da metalli pesanti e da idrocarburi. L’area di Siracusa
risulta invece caratterizzata da una diffusa condizione di
eutrofizzazione riconducibile a recapito di scarichi civili
scarsamente o per nulla depurati oltre che da scarichi incontrollati
di materiali a base di amianto provenienti dallo stabilimento ex
Eternit.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 100 miliardi.

Piani di caratterizzazione.
E’ stato presentato dai soggetti titolari dell’intervento il
progetto di caratterizzazione delle aree industriali, in particolare
il progetto prevede che vengano effettuate le seguenti indagini:
caratterizzazione terreni (su maglia 100 imes 100),
mediante analisi chimiche sull’aliquota a granulometria inferiore a 2
mm;
caratterizzazione acque superficiali;
caratterizzazione acque sotterranee (un piezometro ogni dieci
stazioni di campionamento dei suoli, in fori di sondaggio che
raggiungono il basamento impermeabile della falda freatica).
In data 13 novembre 2000 sono stati approvati i piani di
caratterizzazione delle aziende Agip Petroli, Erg Petroli, Isab
Energy, Esso, IAS, Somicem, Condea.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
In corso di elaborazione.

MANFREDONIA

Comune – Localita’.
Manfredonia, Monte Sant’Angelo.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica area industriale con discariche annesse, tratto di mare
antistante lo stabilimento industriale; bonifica delle discariche di
RSU Conte di Troia, Pariti I e Pariti II.

Perimetrazione del sito.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
stabilimento agricoltura S.p.a. in liquidazione, ex Enichem;
area di proprieta’ Enel;
tratto di mare antistante lo stabilimento industriale, esteso
per 3 km dalla linea di costa.
La superficie dell’area perimetrata e’ pari a circa 201 ettari
mentre l’area a mare e’ pari a circa 8,6 km2.
Lo stabilimento ex Enichem e’ ubicato in localita’ Macchia di
Monte Sant’Angelo, a circa 1,2 Km da Manfredonia e 15 Km da Monte
Sant’Angelo.
Lo stabilimento e’ suddiviso in dieciassette aree denominate
Isole separate da strade. A servizio della strutuira industriale sono
disponibili un raccordo ferroviario ed il porto industriale.
Lo stabilimento negli ultimi cinque anni di produzione ha
prodotto fertilizzanti azotati per uso agricolo, prodotti chimici
utilizzati nel settore delle fibre artificiali e tecnopolimeri e/o
nel settore degli intermedi aromatici: urea, solfato ammonico,
fertilizzanti composti, ammoniaca, caprolattame, acido benzoico e
benzaldeide. I principali impianti produttivi presenti nello
stabilimento sono costituiti da:
centrale termica;
impianti urea 1 e 2, ammoniaca, purificazione caprolattame,
polimerizzazione caprolattame, benzaldeide, trattamento acque di
scarico e trattamento fanghi biologici;
stoccaggi di ammoniaca, toluolo, fuel oil, cloro, soda caustica
e caprolattame;
discariche di seconda categoria tipo B e C;
inceneritore di reflui industriali.
Attualmente lo stabilimento, in via di liquidazione, ha sospeso
tutte le attivita’ produttive mantenendo in vita la centrale a
vapore, per il riscaldamento di alcuni apparati di sicurezza, e
l’impianto di trattamento “TAS”, utilizzato in passato per il
trattamento delle acque di scarico degli impianti.
Nel 1976 ci fu un’esplosione nella colonna 71/C dell’impianto di
ammoniaca, che procuro’ la fuoriuscita di arsenico.
L’area di proprieta’ ENEL, ubicata ad est dello stabilimento
agricoltura, non e’ mai stata oggetto di insediamenti produttivi.
Le discariche di RSU, Conte di Troia, Pariti I e Pariti II
presentano le seguenti caratteristiche:
Conte di Troia: cava dismessa di calcarenite (tufo calcare)
adibita a discarica dal 1988 e dismessa nel 1991;
Pariti I: cava dismessa di calcarenite (tufo calcare) adibita a
discarica nei primi anni 1960 e dismessa nel 1988;
Pariri II: discarica autorizzata nel 1993, salvo che per un
modulo attivato ex art. 12 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 915/1982, realizzata all’interno di una cava dismessa
di calcarenite (tufo calcare). E’ ancora in esercizio solo il terzo
lotto funzionale.

Principali caratteristiche ambientali.
Lo stabilimento Enichem sorge ai piedi del promontorio garganico,
su un tratto di piana costiera che si raccorda ai rilievi calcarei
dell’entroterra attraverso una ripida ed estesa scarpata. In
corrispondenza della piana costiera, tali rocce costituiscono il
letto di una estesa copertura ghiaioso sabbiosa e limosa, di origine
prevalentemente alluvionale o detritica, il cui spessore, in
corrispondenza dello stabilimento, raggiunge i 25 m s.l.m.
La successione stratigrafica e’ quindi costituita, dal basso
verso l’alto, da:
calcari ben stratificati, fratturati e a lungo carsificati;
copertura di ciottoli calcarei a spigoli arrotondati immersi in
una matrice sabbioso-limosa (70% del deposito).
La notevole eterogeneita’ e la spiccata anisotropia del mezzo non
consentono di valutare con precisione il coefficiente di
permeabilita’ dell’acquifero; vista la limitata estensione del bacino
e i bassi valori delle portate emunte si puo’ dire che l’acquifero e’
a bassa potenzialita’ idrica e a permeabilita’ non elevata.
La permeabilita’ aumenta ad est dello stabilimento nella zona
inizialmente scelta per l’insediamento dell’impianto termoelettrico
(Enel), con calcari a luoghi intensamente carsificati con cavita’
anche comunicanti con l’esterno. La falda idrica e’ sostenuta
dall’acqua di mare, che si rinviene anche a distanza dalla costa (10
– 15 km); la superficie piezometrica degrada verso il livello del
mare in cui si riversa (con flusso idrico in direzione sub
perpendicolare alla costa).
L’acqua di mare penetra piuttosto profondamente all’interno del
territorio. La contaminazione non permette l’utilizzazione irrigua
dell’acqua di falda: secondo il piano di risanamento delle acque
della regione Puglia si tratta di “zone a vietato emungimento”: a
pagina 280 del volume IV del piano si legge infatti che: “le aree
dell’hinterland di Manfredonia corrispondono a quelle nelle quali
forti fenomeni di contaminazione salina vietano oggi l’impiego delle
acque sotterranee per qualsiasi uso, nelle quali il divieto di
emungimento deve essere posto con l’obiettivo di limitare l’ulteriore
propagazione del fenomeno nell’entroterra”.
La piovosita’ media annua varia fortemente di anno in anno,
influenzando in modo significativo l’entita’ delle acque disponibili
per la formazione di risorse idriche sia superficiali che
sotterranee.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime indicano un fabbisogno di circa duecento miliardi.

Piano di caratterizzazione.
A seguito dell’approvazione formale del piano di
caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda e’ stata
effettuata la loro caratterizzazione nelle aree interne allo
stabilimento Enichem, comprese le aree vendute a terzi.
In particolare sono state effettuate le seguenti indagini:
caratterizzazione dei terreni (su maglia 25×25);
caratterizzazione delle acque sotterranee (1 piezometro ogni
dieci stazioni di campionamento dei suoli);
caratterizzazione delle discariche secondo i criteri della
norma UNI 10802/1999;
Sono in corso di svolgimento le indagini di caratterizzazione
sulle seguenti aree:
tratto di mare antistante lo stabilimento;
area di proprieta’ Enel.
La caratterizzazione dei sedimenti marini prevede il
campionamento dell’intero fronte di affaccio dello stabilimento, in
ragione di 3 prelievi ogni 100 metri;
Per quanto riguarda l’area ENEL non sono presenti indizi di
contaminazione dei terreni, fatta eccezione per un settore
localizzato a ridosso del confine meridionale dell’area Enichem (100
x 10 m), dove e’ stata riscontrata una concentrazione di IPA piu’
tossici (crisene) e di fenoli superiore a quelle indicate dal D.M. n.
471/1999 per le aree a destinazione d’uso industriale; per quanto
concerne l’acqua sotterranea, in un campione prelevato da una cavita’
carsica presente nel sito e’ stato riscontrato un elevato contenuto
salino (solfati e cloruri), dovuto presumibilmente all’ingressione
delle acque marine, ed il superamento della concentrazione limite per
l’ammoniaca e per alcuni solventi aromatici (toluene e xilene).

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E’ stata completata la rimozione degli stoccaggi di sali sodici
per un totale di circa 30.000 t.
Per i seguenti progetti e’ in corso l’attivita’ istruttoria:
progetto preliminare di messa in sicurezza della falda mediante
barriera idraulica, realizzata attraverso sessantasei pozzi di
ricarica con acque di caratteristiche conformi alla tabella 21
dell’allegato 1 del decreto legislativo n. 152/1999 (portata totale
immessa pari a circa 200 mc/ora);
progetto preliminare di bonifica della falda con emunzione a
monte della barriera di immissione. L’acqua emunta dovra’ essere
trattata al livello delle migliori tecnologie disponibili;
messa in sicurezza dei terreni (impermeabilizzazione
superficiale delle aree contaminate con raccolta e trattamento delle
acque meteoriche): pavimentazione in c.a., asfaltatura e posa di
materassini bentonitici delle isole 12, 14, 16 e 17 nonche’ dell’area
s.o.;
messa in sicurezza delle discariche: svuotamento di quelle
contenenti rifiuti pericolosi, impermeabilizzazione della discarica
di inerti, smaltimento dei rifiuti contaminati da arsenico in una
discarica esterna allo stabilimento di tipologia adeguata
(presumibilmente 2C). In alternativa e’ in studio la possibilita’ di
detossificare i rifiuti al fine di smaltirli in una discarica 2B,
interna allo stabilimento; saranno eliminate le discariche ubicate
nelle isole 12, 14 e 17;
progetto preliminare di bonifica dei terreni: decorticazione
dei terreni contaminati da arsenico sino a raggiungere i valori
previsti nel regolamento per i siti industriali e loro conferimento
in discarica, previo trattamento di detossificazione; bonifica e
ripristino ambientale dei terreni inquinati da caprolattame mediante
processo di landfarming.
Per quanto concerne le discariche esterne e’ stato predisposto
dal comune di Manfredonia un progetto di bonifica riguardante le
discariche Conte di Troia e Pariti I. Per Pariti II e’ stato
predisposto il progetto di messa in sicurezza del lotto attivato ex
art. 12, decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982.

BRINDISI

Comune – Localita’.
Brindisi.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dell’area industriale, bonifica
dell’area marina antistante comprensiva dell’area portuale, bonifica
dell’invaso del Cillarese.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
stabilimento petrolchimico;
industrie metallurgiche;
industrie farmaceutiche;
centrali per la produzione dell’energia elettrica;
discarica di idrossido di calcio (V = 1,5 milioni di mc);
area agricola compresa tra la centrale Enel di Brindisi Nord,
il polo chimico e la centrale Enel di Cerano Brindisi Nord;
discarica abusiva di rifiuti urbani;
aree di abbandono di rifiuti provenienti da demolizioni
industriali e non;
bacino artificiale del Cillarese;
grandi fosse settiche di sedimentazione dei reflui organici
della citta’ di Brindisi;
capannoni della ex SACA, contenenti residui di amianto;
area marina antistante comprensiva dell’area portuale.
Il territorio in questione che ha un’estensione complessiva di
aree private pari a circa 21 km2 e pubbliche di circa 93 km2 e si
affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con uno sviluppo
costiero di circa 30 km.
La popolazione residente nelle zone limitrofe al sito in oggetto
costituisce circa 1/3 dell’intera popolazione regionale.
Il territorio e’ compreso nell’area dichiarata “Area ad elevato
rischio di crisi ambientale” nel 1990. La dichiarazione e’ stata
reiterata nel luglio del 1997. Con decreto del Presidente della
Repubblica 23 aprile 1998 e’ stato approvato il “Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Brindisi”.
Pur in assenza di un censimento puntuale dei siti degradati, e’
nota la presenza nel territorio in questione di zone, interessate da
attivita’ estrattive (cave attive e/o esaurite) e non, che presentano
fenomeni di degrado e dissesto localizzato. Molte di esse sono state
infatti utilizzate come discariche abusive di rifiuti; basti
ricordare l’ansa valliva di fiume Grande, colmata da terreni
riportati di dubbia origine, e la sponda destra del canale di fiume
Piccolo, oggetto di sversamenti di oli combustibili. Discariche di
rifiuti industriali sono state individuate nell’area Montedison
(fanghi al mercurio, ceneri, scorie di forni e delle colonne di
distillazione, etc.). Coperture in eternit da sottoporre a bonifica
sono presenti in aree industriali ed in area portuale. Risultano
inoltre presenti nell’area industriale oltre 100.000 tonnellate di
rifiuti speciali e pericolosi in parte derivanti da attivita’
produttive dismesse.
La discarica di idrossido di calcio, che ha una superficie di
circa 50 ettari, occupa parte dell’area umida nota come “Saline
Foggia di Frau”, di interesse regionale e nazionale, mentre “l’area
agricola e’ soggetta a fall-out delle particelle solide provenienti
dalle emissioni delle centrali termoelettriche e dell’industria
chimica. Il bacino del Cillarese e’ inquinato sul fondo dalle
particelle solide dei reflui organici provenienti dal comune di
Mesagne (Brindisi). Le grandi fosse settiche venivano utilizzate
dall’acquedotto pugliese per la sedimentazione dei reflui organici
della citta’ di Brindisi prima dello smaltimento in mare;
attualmente, dopo la realizzazione dell’impianto di depurazione di
fiume Grande, sono in stato di abbandono con forte inquinamento dei
terreni circostanti le vasche stesse. I capannoni ex SACA, ubicati
nell’ansa valliva del canale Cillarese, hanno coperture costituite da
materiali a base di amianto ed inoltre e’ probabile che nelle
immediate vicinanze di essi siano stati smaltiti rifiuti pericolosi
(fonte comune di Brindisi).
Si hanno inoltre evidenze di inquinamento salino e batteriologico
della falda riconducibili rispettivamente a emungimenti abusivi,
dispersione di reflui non adeguatamente depurati, infiltrazioni di
prodotti chimici utilizzati in agricoltura, dispersione nel suolo e
nel sottosuolo di liquami zootecnici, rilascio di percolato
proveniente da discariche con il fondo non impermeabilizzato o
abusive.
Le analisi effettuate in passato sui corsi d’acqua superficiali
hanno comunque evidenziato un notevole livello di inquinamento
batteriologico ed una rilevante presenza di sostanza organica. Le
cause identificabili sono le immissioni di reflui civili non
adeguatamente trattati, gli scarichi industriali, gli scarichi non
collegati alla rete fognaria, gli sversamenti abusivi di acque di
vegetazione.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area si affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con
un notevole sviluppo costiero (circa 30 km).
Il territorio e’ caratterizzato da un andamento geomorfologico
regolare e piuttosto pianeggiante, con scarso sviluppo di corsi
d’acqua, generalmente a carattere torrentizio.
Per quanto riguarda l’uso del territorio prevalgono le superfici
agricole mentre le aree urbane e industriali risultano concentrate
prevalentemente in corrispondenza della citta’ di Brindisi. E’
caratteristica nel brindisino l’elevata percentuale di utilizzazione
della superficie agricola disponibile; complessivamente prevale la
copertura a seminativo.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 100 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
Il Ministero dell’ambiente ha predisposto e consegnato ai
soggetti titolari un documento di linee guida per la
caratterizzazione dei suoli e delle acque nonche’ per la
caratterizzazione delle aree marine.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
L’Enichem ha assunto un impegno finanziario di circa ventiquattro
miliardi di lire per la messa in sicurezza, mediante
impermeabilizzazione, di due aree individuate al bordo meridionale
del polo petrolchimico, fortemente inquinate e destinate a discariche
abusive; tali interventi sono inseriti nel piano di risanamento
dell’area a rischio ambientale del territorio di Brindisi.

TARANTO

Comune – Localita’.
Taranto, Statte.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali, di specchi
marini (Mar Piccolo) e salmastri (Salina grande)

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto dei Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
un polo industriale di rilevanti dimensioni, con grandi
insediamenti produttivi, e differenti tipologie di aree, quali:
industria siderurgica (ILVA), raffineria (AGIP), industria cementiera
(CEMENTIR);
lo specchio di mare antistante l’area industriale comprensiva
dell’area portuale (Mar Grande);
alcune discariche;
lo specchio marino rappresentato dal Mar Piccolo;
la Salina Grande;
cave dismesse.
Il comparto siderurgico (ILVA) e’ il piu’ grande polo nazionale.
Nell’area sono inoltre presenti industrie manufatturiere di
dimensioni medio-piccole. Il porto di Taranto, che movimenta da 30 a
40 milioni di tonnellate di merci, ed i cantieri militari e civili
presenti nell’area, costituisce un’attivita’ industriale primaria a
rilevante impatto ambientale. La superficie interessata dagli
interventi di bonifica e ripristino ambientale e’ pari a circa 22,0
km2 (aree private), 10,0 km2 (aree pubbliche), 22,0 km2 (Mar
Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo
costiero e’ di circa 17 km.
Il territorio perimetrato e’ compreso nell’area dichiarata “Area
ad elevato rischio di crisi ambientale” nel novembre 1990. La
dichiarazione e’ stata reiterata nel luglio 1997.
Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 e’
stato approvato il “Piano di disinquinamento per il risanamento del
territorio della provincia di Taranto”.
Le interferenze con l’ambiente prodotte dalle attivita’
industriali sono di cospicua entita’ ed interessano tutti i comparti
ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate
dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere.

Principali caratteristiche ambientali.
Il sito interessato si estende su una vasta area pianeggiante,
prospiciente il golfo di Taranto. Gli insediamenti industriali
presenti influenzano pesantemente il quadro socioeconomico,
ambientale e paesaggistico.
L’elevata antropizzazione rappresenta inoltre un ulteriore
aspetto di pericolo per gli ecosistemi.
L’area perimetrata racchiude aree che possiedono elevato
interesse ai fini della conservazione del patrimonio naturale.
I biotopi presenti comprendono zone umide, tratti di corsi
d’acqua e di costa sia di natura sabbiosa che rocciosa; di
particolare interesse sono le aree del mar Piccolo e le saline. Per
quanto attiene lo stato dei suoli, pur mancando un quadro organico di
informazioni, sono state gia’ evidenziate zone interessate da cave
che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato e
necessitano di interventi di bonifica. Sono inoltre presenti siti di
discarica di rifiuti urbani non adeguatamente conterminati e numerosi
siti di smaltimento abusivo di rifiuti di varia provenienza.
I corsi d’acqua superficiali a carattere esclusivamente
torrentizio sono recapito di reflui diversi scarsamente o per nulla
depurati. Particolarmente compromessa appare la situazione del
Paternisco e del canale di Aiedda, che recapita nel bacino ad elevata
vulnerabilita’ del Mar Piccolo con evidenti risvolti sulla qualita’
dei sedimenti.
Il Mar Piccolo risulta quindi gravemente compromesso dalla
pessima qualita’ degli affluenti in esso recapitanti, che determinano
un grave stato eutrofico, accentuato dalla particolare morfologia del
bacino stesso.
La situazione del mare presenta, dal punto di vista della
qualita’ delle acque notevoli criticita’ dovute prevalentemente al
carico dei bacini portuali. Il Mar Grande nel quale e’ localizzato il
porto commerciale ed industriale riceve le acque depurate
dei maggiori insediamenti industriali dell’area e diversi carichi non
depurati provenienti dalla rete fognaria cittadina oltre ai gia’
citato problema dell’inquinamento da sedimenti. Sono stati
evidenziati un graduale depauperamento della flora acquatica tipica
ed un peggioramento della qualita’ delle acque.
Per quanto attiene le acque sotterranee, manca la conoscenza
dello stato della falda sottostante le aree industriali; sono stati
gia’ evidenziati fenomeni di inquinamento diffuso di origine agricola
e concentrato dovuto a rilasci di percolato da discariche
incontrollate e da pozzi neri non adeguatamente impermeabilizzati.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 100 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
Il Ministero dell’ambiente ha predisposto e consegnato ai
soggetti titolari un documento di linee guida per la
caratterizzazione dei suoli e delle acque nonche’ per la
caratterizzazione delle aree marine.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Da elaborare.

CENGIO E SALICETO

Comune – Localita’.
Cengio (SV), Saliceto (AL).

Tipologia dell`intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte
dismessa, di una discarica di rifiuti industriali e del fiume
Bormida. Il sito e’ sottoposto a ordinanza commissariale con nomina
di un commissario delegato.

Perimetrazione.
Il decreto di perimetrazione e stato firmato dal Ministro
dell’ambiente in data 20 ottobre 1999 ed e’ stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1999.
L’area perimetrata comprende un vasto territorio che si estende
tra le regioni Liguria e Piemonte, lungo la direttrice rappresentata
dal fiume Bormida e parte dei territori delle province di Savona,
Alessandria, Cuneo ed Asti. In particolare sono interessati i comuni
di Cengio (SV) e Saliceto (CN).
In tale perimetraziorie l’area e’ stata suddivisa in tre zone:
Zona A – Area di elevato rischio: da sud a nord ricomprende le
aree occupate dall’insediamento industriale, la discarica di Pian
Rocchetta e l’alveo del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto
immediatamente a monte della presa di acqua dello stabilimento ACNA
di Cengio, fino al punto di restringimento morfologico della valle
sul fiume stesso a monte dell’abitato di Saliceto. Lungo questa
direttrice ricomprende alla destra orografica del fiume Bormida ramo
di Millesimo il territorio fino alla strada statale n. 339 e alla
sinistra orografica l’area interessata da tutti i depositi
alluvionali, secondo quanto riportato nella carta geologica d’Italia,
a scala 1:100.000. La superficie delle aree private perimetrate
(stabilimento e discarica di Pian Rocchetta) e’ di circa 122 ettari.
Zona B – Area di medio rischio: ricomprende l’alveo del Fiume
Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente successivo a
quello dove termina la zona A, fino al limite amministrativo tra i
comuni di Monesiglio e Prunetto. Per alveo del fiume si intende lo
spazio compreso fra la linea di massima piena del fiume sulle sponde
destra e sinistra del fiume stesso, nonche’ le aree esondabili
demaniali.
Zona C – Area di possibile rischio: ricomprende l’alveo come
definito nella zona B del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto
immediatamente successivo a quello dove termina la zona B, fino alla
confluenza con il ramo di Spigno.
Inoltre nel decreto di perimetrazione, al comma 2 dell’articolo
unico, viene decretato che “Ai fini del monitoraggio delle acque del
fiume Bormida, il commissario delegato si avvarra’ delle risultanze
fornite dalla stazione di monitoraggi o di Cassine”.
Lo stabilimento ACNA C.O. di Cengio e la discarica di Pian
Rocchetta, si trovano nel bacino idrografico del fiume Bormida. La
storia dell’ACNA inizia nel 1882, quando la SIPE apre a Cengio uno
stabilimento per la produzione di esplosivi destinati alle forze
armate: gia’ a partire dal 1909 si osservano i primi effetti degli
scarichi inquinanti riversati nel fiume, tanto da indurre il pretore
di Mondovi’ ad emanare una ordinanza nella quale si dichiaravano non
utilizzabili, perche’ inquinati, i pozzi di acqua potabile di tre
comuni situati lungo il corso del Bormida a valle di Cengio.
Nel 1912 rileva lo stabilimento l’ACNA (Azienda coloranti
nazionali ed affini) ed avvia la produzione di coloranti. Nel 1938,
le acque del fiume non vengono piu’ utilizzate per l’irrigazione.
Nel 1986 i sindaci della Valle Bormida presentano un esposto alla
magistratura nel quale accusano l’ACNA di scaricare nel Bormida
sostanze inquinanti con concentrazioni superiori a quelle previste
dalla allora vigente legge Merli.
Lo stabilimento ACNA, nell’ultimo periodo di attivita’, produceva
circa 30.000 t/a di intermedi organici, in particolare derivati dalla
naftalina (naftalenici) e dal benzene (benzenici) utilizzando
processi di solforazione, fusione alcalina, nitrazione, amminazione,
condensazione. I prodotti piu’ importanti sono: betaftanolo, acido
bon, tobias, isogamma, alfamminoantrachione ptalocianina
metamminofenolo, ammine. Questi prodotti intermedi, vengono
utilizzati per la produzione di prodotti finiti quali: coloranti,
pigmenti, prodotti per l’agricoltura, farmaceutici, intermedi per
gomma. L’acido isogamma e tobias, sono le principali materie prime
per la produzione dei coloranti reattivi; il betaftanolo l’acido bon
e l’acido tobias, sono gli intermedi essenziali per la produzione di
pigmenti rossi per vernici e per la colorazione della plastica; il
betaftanolo viene anche impiegato nella industria farmaceutica per la
produzione di antinfiammatori ed antipiretici di larghissimo consumo;
la ptalocianina trova applicazione nella produzione di inchiostri.

Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista geologico il sito ACNA e’ interessato dalle
seguenti formazioni geologiche:
terreni di riporto, costituiti sia da materiale inerte che da
residui di natura industriale su tutta la superficie, ad esclusione
di alcune zone all’esterno del muro di cinta;
depositi alluvionali, costituiti da sabbie con ghiaia e
ciottoli, limi sabbiosi, sabbie sciolte, ghiaie in matrice sabbioso
limosa;
substrato marnoso/arenaceo, con al tetto consistenza liroide o
in scaglia, che costituisce la base impermeabile ai terreni/depositi
soprastanti.
Idrogeologicamente la circolazione idrica sotterranea avviene
attraverso i materiali di riporto ed i depositi alluvionali del fiume
Bormida: l’acquifero non confinato presenta modesto spessore con
valori che variano da 0 a 7 metri e la soggiacenza della falda
superficiale (alimentata principalmente dall’infiltrazione delle
acque meteoriche nell’area dello stabilimento, dalle acque di
ruscellamento superficiale dei rilievi circostanti e dalle acque del
Bormida che penetrano dalla zona orientale; lato Ponte Donegani), e’
intorno ai 5 m dal p.c. e’ funzione della morfologia di superficie.
Il deflusso della falda freatica, influenzato dall’assetto
geologico-strutturale e dagli interventi antropici come per esempio
le opere di contenimento del percolato, e’ in generale centrifugo
rispetto allo stabilimento.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Sulla base dell’accordo di programma e delle risorse gia’
destinate al commissario delegato per l’emergenza ACNA e’ stato
stimato un fabbisogno di larga massima pari a 370 miliardi.
In particolare per il sito di Pian Rocchetta e’ stato previsto un
costo complessivo di bonifica pari a 7 miliardi e per l’asta fluviale
del Bormida le regioni hanno individuato un fabbisogno di 10
miliardi.

Piani di caratterizzazione.
Sono stati elaborati piani di caratterizzazione, relativamente al
suolo, alle acque sotterranee e superficiali.
Tali elaborati, oggetto di istruttoria da parte del Ministero
ambiente, hanno permesso di evidenziare la carenza di dati necessari
soprattutto per la stima dei volumi di terreno contaminato e dei
rifiuti presenti, in modo particolare nelle aree denominate impianti,
servizi ed aree interne (bacini): a tale proposito e’ stata
evidenziata, la necessita’ di effettuare sondaggi geognostici su di
una maglia 25 imes 25 metri. Necessita inoltre l’adozione di
un criterio univoco per il prelievo del materiale e per la formazione
del campione da sottoporre ad analisi chimica, vista la difficolta’
ad oggi riscontrata, nel confrontare i valori degli analiti ricercati
nei campioni prelevati con metodi differenti, e dei quali e’ quindi
impossibile effettuare il confronto.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei rifiuti questa deve
essere effettuata su di un campione unico, a prescindere dalla sua
posizione stratigrafica, verificando la tossicita’ dei contaminanti
presenti.
Data la possibilita’ di rinvenimento di fusti sepolti, i
carotaggi non devono essere di tipo distruttivo.
Per quanto riguarda la situazione idrogeologica, vista la grande
mole di dati a disposizione, risulta necessaria la realizzazione di
un GIS per la lettura e l’interpretazione di tali dati.
Inoltre e’ necessaria la costruzione di una carta dell’andamento
del tetto delle marne, al fine di evidenziare eventuali
paleomorfologie presenti, fondamentali nella ricostruzioni della
circolazione idrica sotterranea.
Necessaria per la valutazione di eventuali interventi di messa in
sicurezza e/o bonifica, risulta essere la predisposizione di un
protocollo di monitoraggio piezometrico ed idrochimico dell’area in
esame.
La caratterizzazione delle acque superficiali, risulta
scarsamente analizzata e quindi deve essere soggetta ad ulteriori
indagini.
In data 7 marzo 2000 e’ stato approvato, in sede di Conferenza di
servizi, il piano di caratterizzazione delle aree pubbliche
predisposto dal commissario delegato.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
A partire dal 1984, sono state realizzate delle opere di
contenimento, al fine di impedire la filtrazione delle acque di falda
dall’area dello stabilimento verso l’esterno. Tali opere di
contenimento, costituite da una alternanza di opere in muratura,
calcestruzzo, diaframmi plastici, jet-groutings e trincee drenanti,
dovranno essere sostituite con uno sbarramento continuo costituito da
un diaframma plastico cemento-bentonite, che si intesti sul substrato
marmoso impermeabile, con interposto telo in HDPE.
Contemporaneamente, al fine di evitare possibilita’ di intrusione
delle acque del fiume Bormida all’interno dello stabilimento in caso
di esondazione sara’ necessario l’innalzamento/rafforzamento del muro
di cinta o la sostituzione dello stesso qualora risulti inidoneo e la
protezione spondale da erosione fluviale realizzata con massi di
cava.
In data 7 marzo 2000 sono stati approvati i progetti preliminari
relativi alla realizzazione del diaframma plastico e della trincea
drenante. Alcune attivita’ sono gia’ iniziate.

Briglie.
Per quanto riguarda la realizzazione delle briglie appare modesto
il contributo che forniscono in termini di incremento del livello di
falda di subalveo, bisogna quindi valutare attentamente la necessita’
dell’intervento anche in termini di rapporto costo/beneficio e le
conseguenze sull’equilibrio fisico ed ecologico dell’alveo.

Bacini.
In questo settore l’unico controllo di salvaguardia ambientale e’
il controllo indiretto, costituito dal monitoraggio del percolato in
ingresso al trattamento biologico. Delle impermeabilizzazioni
presenti e’ assolutamente ignota la loro efficacia. E’ in discussione
la completa rimozione dei bacini stessi e l’invio a idoneo
smaltimento.

Discarica di Pian Rocchetta.
Il progetto di massima prevede la messa in sicurezza provvisoria
mediante cinturazione con trincee di captazione.
In data 4 dicembre 2000 e’ stato firmato l’accordo di programma,
ai sensi dell’art. 9, comma 4, del decreto ministeriale n. 471/1999,
relativamente al completamento degli interventi di messa in sicurezza
d’emergenza nonche’ per la realizzazione degli interventi di bonifica
e ripristino ambientale del sito.

PIOMBINO

Comune – Localita’.
Piombino (LI).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale ed ex
industriale.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente sono presenti:
un polo industriale di notevoli dimensioni; che per ragioni
storiche si estende verso il centro urbano della citta’ e sul quale
sono state effettuate le seguenti attivita’ produttive: attivita’
siderurgiche a ciclo integrale, centrali termoelettriche, produzione
di laminati zincati e/o verniciati, produzione di gas tecnici e gas
medicali, produzioni di tubazioni zincate e con rivestimento
plastico;
area marina antistante;
aree di riempimento e colmata con materiali di riporto e
discariche di rifiuti prevalentemente industriali.
Le aree industriali in attivita’ e dismesse hanno una estensione
complessiva di circa 236 ha mentre le aree di colmata circa 567 ha e
le discariche circa 48 ha.
La presenza di aree industriali a ridosso delle zone urbanizzate
comporta un degrado ambientale e un rischio di eventi incidentali
sicuramente molto rilevante.
Alle attivita’ industriali, si aggiunge, in termini di impatto
ambientate, l’attivita’ portuale caratterizzata da notevole traffico
di materie prime destinate alle attivita’ industriali e da traffico
turistico commerciale di collegamento con le isole.
I principali problemi ambientali connessi con la presenza delle
predette attivita’ industriali possono essere cosi’ sintetizzati:
inquinamento atmosferico da polveri, IPA, benzene, NOx’,
SO2′;
accumulo di residui di lavorazioni attuali in situazioni di
rischio;
presenza di rilevati artificiali costituiti da residui di
lavorazioni industriali attuali e pregresse, con riduzione della
percolazione delle acque meteoriche nel suolo e formazione di falda
artificiale contaminata;
discariche industriali dismesse di rifiuti pericolosi ed ex
discariche di RSU in parte ancora da bonificare;
eccessivo emungimento delle acque di falda con conseguente
abbassamento del livello piezometrico ed intrusione di un cuneo di
acqua salmastra;
presenza nelle acque superficiali provenienti dalla zona di
riempimento interna allo stabilimento siderurgico di IPA ed altri
inquinanti tipici della distillazione del carbone;
pH elevato di tutte le acque di drenaggio dell’area.

Principali caratteristiche ambientali.
Gli interventi di riempimento realizzati nelle aree industriali
su terreni a bassissima permeabilita’, costituiti da limi compatti e
argille, hanno determinato una sorta di “falda sospesa artificiale”
che alimenta durante tutto l’anno emergenze, solo in parte
conosciute. Visti i materiali con cui il riporto e’ stato realizzato
queste emergenze sono fortemente alcaline ed in alcuni casi sono
caratterizzate dalla presenza di sostanze provenienti dalla
distillazione del carbon fossile.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di caratterizzazione sono stati valutati in circa 4,0
miliardi di lire. Le risorse necessarie per gli interventi prioritari
e quelli di medio periodo sono stimate in circa 50 miliardi di lire.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno
totale di larga massima pari a circa 87 miliardi.

Piani di caratterizzazione.
In corso di elaborazione.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
In parte elaborati, in parte in corso di elaborazione, in parte
da elaborare.

MASSA E CARRARA

Comune – Localita’.
Massa, Carrara.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica dell’area industriale, della falda idrica sottostante e
dell’area marina antistante ivi compresa l’area portuale.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 21 dicembre 1999 sono presenti:
diversi impianti industriali dismessi (farmaceutici,
petrolchimici, siderurgici, etc.);
una discarica di ceneri provenienti dall’inceneritore Cermec,
attualmente in disuso;
falda acquifera inquinata dalle attivita’ industriali sopra
indicate;
l’area marina antistante la zona industriale;
l’area portuale;
aree industriali marmifere (ravaneti).
In particolare, per quanto riguarda le aree industriali, sono
state individuate le seguenti aree di intervento:
area ex Enichem (167.000 m2);
area ex Italiana Coke (354.000 m2);
area ex Dalmine (187.000 m2);
discarica ex inceneritore Cermec (21.481 m2); sono quasi
conclusi i lavori di messa in sicurezza e deve essere completata la
messa a dimora dei rifiuti. E’ previsto un ulteriore intervento per
risanare le aree che non erano comprese nel primo intervento. Per la
conclusione complessiva dei lavori occorre aspettare le verifiche
sulla falda e sul nuovo progetto;
discarica Buca degli Sforza;
area ex Resine della Farmoplant (200.000 m2); l’area e’ stata
dichiarata bonificata con decreto regionale 9875/95 e sono in corso
lavori di risistemazione in vista del possibile riutilizzo;
area Sabed;
area Fibronit con presenza di lastre in cemento – amianto.
Il sito occupa un’area privata di 8,1 km2 e un’area pubblica
avente l’estensione di circa 2700 ettari.
L’articolo 8 del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito
con legge 3 luglio 1991, n. 195 ha disposto interventi per la
riqualificazione ed il risanamento ambientale degli stabilimenti
industriali della provincia di Massa Carrara considerata area ad
elevato rischio di crisi ambientale.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area ex Enichem presenta un’inquinamento dei terreni da
metalli, pesticidi ed un inquinamento della falda principalmente da
pesticidi.
L’area ex Italiana Coke risulta contaminata da IPA, metalli,
solventi e fenoli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria.
L’area ex Dalmine risulta contaminata da metalli e idrocarburi.
Le aree dei ravaneti sono caratterizzate da inquinamento delle
sorgenti di acqua potabile e dei corpi idrici superficiali da polveri
della lavorazione del marmo.
Dalle indagini preliminari risulta che l’acquifero superficiale
presente non e’ adeguatamente separato dalle falde piu’ profonde in
quanto mancante uno strato di base impermeabile continuo.
La stratigrafia generale puo’ essere schematizzata nei seguenti
orizzonti litologici:
materiale di riporto: spessore circa 2 metri;
strati a permeabilita’ variabile costituiti da alternanze di
argille sabbiose, sabbia e ghiaia e sabbie argillose;
deposito alluvionale costituito da alternanze di ghiaie e
sabbie.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 85 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
In corso di elaborazione.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Sono stati avviati interventi di bonifica dei siti industriali di
grandi dimensioni (Farmoplant, Italiana Coke, Enichem, Ferroleghe,
ILVA-Dalmine) nonche’ del sito dell’ex inceneritore del C.E.R.M.E.C.
Le bonifiche dei siti inquinati gia’ approvate ed iniziate prima
dell’entrata in vigore del decreto ministeriale 471/1999 debbono
essere riprese e portate a definitivo compimento. Il Ministero
dell’ambiente sta riconducendo tale procedimento all’interno di
quello delineato dalla legge 241/1990 mediante l’espletamento di
apposite Conferenze di Servizi.
Deve, peraltro, essere effettuato un piu’ puntuale lavoro di
accertamento e caratterizzazione di altri siti, attesi i problemi di
inquinamento della falda che si sono, nel frattempo, manifestati.

CASALE MONFERRATO

Comune – Localita’.
L’area comprende il territorio di 48 comuni, dei quali 45 in
provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in provincia
di Asti.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di un’area industriale dismessa
di lavorazione e produzione di manufatti di amianto e delle aree
cittadine contaminate da amianto.

Perimetrazione.
L’area all’interno del perimetro, definito dal decreto del
Ministro dell’ambiente del 10 gennaio 2000, e’ interessata da una
diffusa presenza di manufatti di amianto, alcuni dei quali ormai in
stato di avanzato degrado e pertanto altamente pericolosi. In
particolare nell’area sono presenti:
area industriale ex-Eternit, avente una superficie di 90.000 mq
circa;
territorio dei comuni compresi nella ex-USL 76. L’area, avente
una superficie di circa 738,95 km2, comprende circa 96.000 abitanti
(con una densita’ pari a 130 ab/km2) distribuiti in modo disomogeneo
sul territorio. Infatti 41.700 vivono a Casale Monferrato, 9.085 a
Trino e 3.755 a Moncalvo; la rimanente popolazione vive in 45 Comuni,
14 dei quali aventi meno di 1.000 abitanti e 11 meno di 500.
All’interno di questo territorio furono utilizzati polveri di
tornitura dei tubi Eternit, sfridi e scarti di lavorazione utilizzati
in sottotetti, cortili, strade, aree sportive, etc., per un volume
complessivo di circa 3.000 mc.
Nel territorio dei Comuni della ex-USL 76 sono presenti in modo
diffuso copertura di edifici pubblici e privati, aventi le seguenti
superfici:
edifici pubblici: 300.000 mq;
edifici privati, 1.700.000 mq.
Nel territorio perimetrato, vicino allo stabilimento Eternit, era
inoltre presente materiale da rimuovere lungo la sponda destra del
Po, il cui volume e’ stato stimato in 2.000 m3.
Il territorio di Casale Monferrato ed i territori facenti parte
della ex-USL 76 sono stati inseriti, con il decreto-legge 461/1996,
tra le “aree critiche ad elevata concentrazione di attivita’
industriali”.

Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista morfologico l’area e’ in parte pianeggiante
(territorio di 13 Comuni) ed in parte collinare (territorio di
35 Comuni).

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per il completamento degli interventi di messa in sicurezza e
bonifica e’ stato stimato un fabbisogno pari a 18,3 miliardi di lire
(approvazione mediante DGR n. 52-26047 del 23 novembre 1998).
In favore dell’area sono gia’ state assegnate dal Ministero
dell’ambiente risorse pari a 20 miliardi di lire per il finanziamento
dei primi interventi di risanamento previsti nel Piano all’uopo
predisposto dalla regione Piemonte ed adottato con delibera del
Consiglio regionale dell’11 dicembre 1996 per una somma globale di L.
79,8 mld di cui richiesti 46,8 mld, gia’ finanziati o cofinanziati
28,5 mld.

Piani di caratterizzazione.
Sono state individuate le zone da bonificare.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
La giunta regionale del Piemonte ha individuato, con DGR n.
104-20940 del 14 luglio 1997 e successive modifiche, l’elenco
generale degli interventi contemplati nel piano dell’area critica ad
elevata concentrazione di attivita’ industriali di Casale Monferrato,
poi approvato dal Ministero dell’ambiente con nota del 24 luglio 1997
(prot. n. 17566/ARS/M/DI/VDA): L. 137/1997.
Il Piano individua le attivita’ da intraprendere per la rimozione
dei fattori di criticita’ e, oltre al completamento delle opere di
bonifica dello stabilimento Eternit, prevede in via prioritaria
l’allestimento di una discarica monouso al servizio di tutto il
territorio, indispensabile per consentire l’avvio dell’opera di
risanamento ed idonea ad accogliere e smaltire grossi quantitativi di
rifiuti di amianto (circa 100.000 metri cubi). Di tale impianto e’
stata prevista una vasca di 5.000 mc con caratteristiche di discarica
di tipologia 2C per rifiuti gia’ classificabili tossico-nocivi,
destinata ad accogliere polverino e materiale di cemento – amianto
estremamente deteriorabile, rifiuti non altrimenti smaltibili,
sottoposta alla valutazione di impatto ambientale, conclusasi
favorevolmente con il Dec/VIA/5469 del 16 novembre 2000.
Le opere di bonifica saranno precedute da uno specifico
censimento delle fonti di inquinamento per stabilire le priorita’ di
intervento e vigilate in corso di esecuzione mediante idonee
attivita’ di monitoraggio.
Nel piano e’ stata altresi’ inserita l’attivita’ di
sperimentazione di procedimenti di inertizzazione termica
dell’amianto, finalizzata alla rimozione delle caratteristiche di
pericolo dell’amianto ed alla riduzione volumetrica dei rifiuti onde
facilitarne il recupero. In tale ottica sara’ allestito un impianto
pilota di inertizzazione termica delle fibre di amianto.
Le previste attivita’ di rimozione e smaltimento hanno finora
riguardato sia gli utilizzi impropri di polveri e scarti di
lavorazione che le coperture degli edifici pubblici e privati. Allo
stato sono stati bonificati 33.235 mq di coperture in cemento
amianto, sono state rimosse fonti inquinanti puntuali nello
stabilimento ex Eternit di Casale ed e’ stata bonificata la discarica
posta sulla sponda del fiume Po, in prossimita’ dello stabilimento
medesimo, oltre le avviate attivita’ di monitoraggio, censimento e
indagine epidemiologica.

LITORALE DOMITIO FLEGREO ED AGRO AVERSANO

Comune – Localita’.
L’area perimetrata comprende il territorio di 59 Comuni,
appartenenti alle province di Napoli e Caserta.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree inquinate dallo
smaltimento abusivo di rifiuti, fascia costiera antistante.

Perimetrazione.
Il Ministro dell’ambiente, in deroga alla normativa vigente,
definisce il perimetro dell’intervento d’intesa con il commissario
delegato – Presidente della regione Campania (Ordinanza n. 2948, art.
4, comma 2, del 25 febbraio 1999). Il decreto di perimetrazione e’
stato firmato in data 10 gennaio 2000.
L’area perimetrata e’ caratterizzata dalla presenza diffusa di
numerose discariche di rifiuti urbani ed industriali. L’attivita’
condotta dalla commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti ha
consentito di dare una dimensione alle discariche abusive effettuate
nel territorio in questione.
Ulteriori approfondimenti condotti nell’ambito delle attivita’
poste in essere con le ordinanze di Protezione civile relative alla
gestione dei rifiuti nel territorio della regione Campania hanno
aggiunto a quelli gia’ noti ulteriori siti.
Nel perimetro e’ anche compresa la fascia costiera che si estende
per circa 75 km.

Principali caratteristiche ambientali.
Lo smaltimento abusivo dei rifiuti ha comportato l’inquinamento
diffuso del suolo mentre la mancata tutela delle acque ha causato la
contaminazione dei sedimenti e delle acque dei bacini lacustri. Anche
le falde superficiali, a causa della presenza delle discariche di
rifiuti senza impermeabilizzazione di fondo, hanno subito gravi
fenomeni di compromissione della qualita’ delle acque.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Una stima preliminare effettuata dal commissario delegato –
Presidente della regione Campania quota a 150 mld il fabbisogno di
larga massima per la bonifica e ripristino ambientale dell’area.

Piani di caratterizzazione.
E’ stato predisposto e consegnato al commissario un protocollo di
linee guida per la caratterizzazione delle aree a terra e a mare.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Da elaborare.
Dopo la fase di razionalizzazione ed accelerazione del processo
d’individuazione e caratterizzazione dei siti inquinati sara’
necessario procedere alla progettazione degli interventi, utilizzando
a tal fine tutti gli strumenti disponibili per un accurata diagnosi e
tutela del territorio. Concomitanti attivita’ di progettazione nel
settore degli scarichi e della gestione dei rifiuti dovranno bloccare
nuovi inquinamenti.

PITELLI

Comune – Localita’.
La Spezia (localita’ Pitelli), Lerici (La Spezia), Arcola.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di discariche di rifiuti
pericolosi, di siti industriali e area marina antistante.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
discariche di rifiuti urbani speciali e pericolosi illegalmente
utilizzata per lo smaltimento di rifiuti altamente pericolosi
(Ruffino – IPODEC);
aree di smaltimento abusivo di rifiuti industriali (area “Tiro
al Piattello” e “Campetto”;
area Enel di produzione energia elettrica;
siti di stoccaggio (carbonili) della centrale a carbone
dell’Enel (1.200 MW);
area industriale Oto Breda per la produzione di armi;
area industriale PBO per la produzione di ossidi di piombo;
area Pertusola, dismessa da circa 30 anni, per la produzione di
piombo;
area cantieri navali dove, prima degli anni ’80, venivano
effettuate, tra l’altro, scoibentazioni di materiali a base di
amianto.
La superficie delle aree private e’ di circa 168 ettari, mentre
quella delle aree pubbliche e’ di 1.715 ettari. I rifiuti abbancati
dall’inizio dell’attivita’ della discarica sono costituiti da varie
tipologie di rifiuti industriali classificabili come pericolosi,
quali intermedi di lavorazione dei silani, residui di catalizzatore
di nichel esausto. I rifiuti sono stati altresi’ rinvenuti in un’area
adibita a parcheggio dei mezzi per la raccolta dei rifiuti.
Tale situazione ha comportato un inquinamento, non solo del suolo
e sottosuolo, ma anche delle falde acquifere superficiali e profonde
dove si e’ rilevata la presenza di alte concentrazioni di metalli
pesanti (mercurio, piombo, cadmio, cromo e nichel), oltre che
inquinanti di origine organica.
Il sito, gia’ oggetto di indagini dell’Autorita’ giudiziaria che,
a partire dal 1994, hanno portato ad avvisi di garanzia e
incriminazioni di tecnici e amministratori, e’ stato posto sotto
sequestro nell’ottobre 1996 e successivamente dissequestrato nel
1999.
Le indagini preliminari disposte dalla Magistratura hanno
riscontrato, nelle acque sotterranee del sito, alte concentrazioni di
piombo, di rame, di arsenico ed inoltre emissioni spontanee di gas
ammoniacale e miscele gassose di metano ed acetilene e di glicole
etilenico.
La Procura della Repubblica di La Spezia ha disposto, inoltre,
una perizia per incidente probatorio attuato da un collegio peritale
che ha effettuato indagini di caratterizzazione dei rifiuti
rinvenuti.
Il Ministero dell’ambiente si e’ costituito parte civile nel
procedimento penale aperto presso il Tribunale di La Spezia.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area in esame, ubicata nella parte orientale del territorio del
comune di La Spezia e per una piccola porzione nel comune di Lerici,
fa parte del promontorio del Golfo di La Spezia.
I litotipi in affioramento sono costituiti da rocce
prevalentemente a bassa permeabilita’, con conseguente circolazione
idrica sotterranea non ben definita ed assenza di sorgenti di
consistenza significativa. Nel sottosuolo del sito e’ possibile
distinguere due complessi idrogeologici a comportamento
diversificato:
substrato lapideo a permeabilita’ scarsa – media per
fratturazione,
complesso sedimentario costituito da depositi attuali
prevalentemente alluvionali (alvei minori) ed in parte dalle
alluvioni fluvio-lacustri di fondovalle.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica sono stati stimati pari a circa 75 miliardi
di lire.

Piani di caratterizzazione.
Nel novembre 2000 e’ stato presentato il piano di
caratterizzazione dell’area ex IPODEC.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Nel novembre 2000 e’ stato presentato un progetto preliminare per
la messa in sicurezza della discarica Ruffino-Pitelli.

BALANGERO

Comune – Localita’.
Balangero e Corio.

Tipologia dell’intervento.
Messa in sicurezza e bonifica miniera di estrazione amianto,
discariche annesse, vasche di decantazione fanghi, e stabilimento
industriale.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
zona di estrazione;
stabilimento ed impianti per la lavorazione dell’amianto;
due discariche lapidee;
vasche di decantazione fanghi.
La superficie dell’area perimetrata e’ pari a circa 310 ettari.
Nella miniera S. Vittore di Balangero e’ stato estratto amianto
di serpentino a partire dagli anni `20 sino al 1990, anno del
fallimento della societa’ Amiantifera di Balangero S.p.a. Tale
produzione ha comportato la messa a dimora nei siti limitrofi ai
bacini di coltivazione di circa 40 milioni di metri cubi di materiali
(di cui 800.000 metri cubi di amianto in fibra libera), proveniente
dal processo di arricchimento del minerale) e roccia a basso tenore
di minerale e terreni di copertura).
Le discariche insistenti sul versante Corio hanno un notevole
impatto visivo non essendo per nulla rivegetate ed avendo
un’inclinazione media degli accumuli decisamente superiore a quella
delle discariche sul lato Balangero. La situazione del versante
orientale della discarica e’ critica in quanto, mancando il gradone
di contenimento, il versante e’ soggetto a fenomeni di instabilita’
che hanno prodotto lo scivolamento verso valle di almeno 500.000
metri cubi di materiale.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area si estende sui due versanti di una dorsale montuosa che si
snoda nella direzione ovest-est e si articola in tre cime. Tra la
prima e la seconda cima e’ localizzato il bacino di coltivazione
della ex miniera avente un’area di circa 50 ettari (oggi divenuto un
lago di 10 ettari circa); tra la seconda e la terza, lungo una vasta
area quasi pianeggiante, e a valle di questa, a nord verso Corio e a
sud verso Balangero, e’ localizzata l’area di discarica. Gli
stabilimenti di lavorazione ed i depositi si trovano a sud del bacino
di coltivazione, sul lato Balangero.
La stratigrafia dei terreni puo’ essere cosi schematizzata (dal
basso verso l’alto):
substrato roccioso di rocce metamorfiche a bassa permeabilita’;
terreni sedimentari a bassa e media permeabilita’;
strati di ricopertura di sterili di cava e di lavorazione.
Attualmente le discariche ubicate sul versante Balangero
presentano problemi di carattere idrologico, in quanto, nel corso
degli anni, la rete di raccolta delle acque superficiali, gia’
sottodimensionata all’origine, ha perso la sua efficienza dando
origine a fenomeni erosivi che in alcuni settori hanno causato
instabilita’ anche severe se pur localizzate.
Recenti indagini geognostiche (gennaio 1999) hanno evidenziato
strati di ricopertura di sterili di cava e di lavorazione maggiori di
15 metri rispetto alla cartografia esistente.
Sull’intera discarica lato Corio manca ogni regimazione delle
acque superficiali, che scorrono libere su forti pendenze provocando
fenomeni erosivi del materiale detritico fino a determinare il
manifestarsi di fenomeni calancoidi.
Un ulteriore problema ambientale e’ rappresentato dalle vasche di
decantazione del materiale fine (fanghi) in localita’ “Rio Pramollo”.
Si tratta di sedimenti prevalentemente limosi, derivanti da attivita’
di recupero degli sterili a granulometria fine (30% di fibre di
amianto in fibre libere) e dalle acque di lavaggio degli sterili in
pezzatura grossolana, venduti a terzi come inerti. Il volume
accumulato e’ stimato intorno ai 15.000 metri cubi.
Le aree di accumulo sono prive di copertura vegetale, esposte
agli agenti atmosferici e quasi completamente essiccate in
superficie. Le analisi eseguite dall’ARPA mostrano che e’ in atto un
fenomeno di dilavamento dei sedimenti ad opera delle acque del rio
Pramollo.
Sei ulteriori bacini assimilabili a quelli sopra descritti sono
presenti nelle aree dell’ex miniera. Il volume accumulato e’ stimato
in 40.000 metri cubi. Anche in questo caso le aree di accumulo sono
attualmente esposte agli agenti atmosferici.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
La legge n. 257/1992 ha stanziato la somma di 30 miliardi. Il
progetto di massima per il risanamento ambientale dell’area fatto
redigere dalla regione Piemonte nel 1993 individua un fabbisogno
finanziario di lire 52 miliardi e 47 milioni. Recenti previsioni di
spesa stimano in lire 62 miliardi e 197 milioni il fabbisogno
globale. Dei 32 ulteriori miliardi sono impegnabili entro il 2000
circa 10 miliardi.

Piani di caratterizzazione.
Sono disponibili indagini geognostiche pregresse, sia per il
versante Balangero che per il versante Corio (12 sondaggi
stratigrafici) e nuove indagini geosismiche per il versante Corio.

Progetto di messa in sicurezza e bonifica.
L’intervento di bonifica e’ attualmente affidato alla R.S.A.
S.r.l., societa’ di scopo a capitale pubblico (enti locali)
costituita in attuazione del gia’ citato Accordo di programma
interministeriale.
Oltre ai gravi problemi di carattere statico, idrogeologico ed
idraulico degli accumuli di discarica sui versanti di Balangero e
Corio, il progetto di massima di bonifica suddetto individuava uno
stato di contaminazione diffusa da polvere di amianto in tutte le
aree dello stabilimento ed evidenziava l’assoluta necessita’ di una
messa in sicurezza dei fabbricati (superficie coperta di 60.000 mq
circa), preliminare alla loro demolizione. Per quanto attiene la zona
dell’ex bacino di coltivazione, il progetto redatto nel 1993 non
prevedeva alcuna misura di messa in sicurezza ma solo un divieto di
accesso all’area se non per interventi di manutenzione e controllo da
parte di addetti specializzati ed un sistema di monitoraggio continuo
delle condizioni statiche ed ambientali dell’area.
Purtroppo le demolizioni dei fabbricati sono state avviate da
soggetti terzi, aggiudicatari di asta fallimentare dei beni della
fallita Amiantifera Balangero, ed eseguite in difformita’ dalle norme
sull’igiene e sicurezza del lavoro. Per tale motivo, tale cantiere e’
stato lungamente sotto sequestro dell’Autorita’ giudiziaria.

Stato della progettazione degli interventi.
Progetto di massima redatto dalla Finpiemonte S.p.a. su incarico
della regione Piemonte, approvato dal Comitato tecnico operativo di
coordinamento previsto dal citato Accordo di programma tra Ministero
dell’ambiente, Ministero dell’industria, Ministero della sanita’,
regione Piemonte, Comunita’ montana Valli di Lanzo, comune di
Balangero e approvato dalla giunta regionale del Piemonte con DGR n.
206-29184 del 25 ottobre 1993.

Progettazioni per lotti funzionali redatte ai sensi della nuova
normativa sui lavori pubblici (legge n. 109/1994 e s.m.i.) e comunque
riportati nell’ambito del procedimento istruttorio e approvativo
condotto dal Ministero dell’ambiente nell’ambito della legge n.
241/1990.
Progetti preliminari:
opere di contenimento al piede discarica lato Balangero;
opere di bonifica e risanamento ambientale bacino Rio S. Biagio
e altri bacini (progettazione in corso).
Progetti definitivi:
sistemazione idrogeologica ed idraulica lato Corio: approvato
dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l’approvazione;
opere di messa in sicurezza e risanamento ambientale vasche Rio
Pramollo: approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per
l’approvazione;
canale scolmatore dell’ex bacino di coltivazione (lago):
approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l’approvazione;
recinzione fascia di rispetto versante lato Corio: approvato
dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l’approvazione.
Progetto esecutivo:
sistemazione idrogeologica ed idraulica lato Balangero:
approvato dal CTOC, approvato da una Conferenza dei servizi indetta
ai sensi dell’art. 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e inviato per
conoscenza al Min. Amb.; opere in fase di realizzazione.
Al momento attuale non sono stati redatti, per mancanza di
risorse, i progetti relativi alle seguenti opere, ritenute peraltro
indispensabili:
recinzione complessiva dell’area;
strada di accesso alle vasche di decantazione Rio Pramollo;
bonifica del bacino di coltivazione (lago di cava);
bonifica e demolizione impianti e magazzini.
Le progettazioni effettuate a tutto il giugno 2000 hanno
determinato una spesa di L. 1.300.000.000.

Interventi gia’ realizzati e appaltati.
La R.S.A. S.r.l. esegue una parte delle attivita’ di risanamento
ambientale in amministrazione diretta, attraverso personale operativo
composto da sette operai, un responsabile tecnico (in attuazione di
quanto indicato dall’art. 11 della legge n. 257/1992).
Le attivita’ svolte in amministrazione diretta, dal novembre 1995
al giugno 2000, hanno determinato opere ed investimenti finalizzati
alla loro realizzazione, ad oggi quantificabili in L. 5.600.000.000 e
sono sinteticamente le seguenti:
1) stesa collante con cadenza annuale mediante elicottero sulla
discarica versante di Corio per limitare la dispersione di fibre di
amianto nell’ambiente dal 1995 al 1999;
2) installazione ed esercizio rete di monitoraggio
meteorologico ambientale (cinque stazioni);
3) esecuzione campagne di rilievo inclinometrico e
installazione di cinque nuovi inclinometri;
4) installazione segnaletica dissuasiva dell’accesso alle aree
dell’ex miniera;
5) costruzione ed esercizio impianto logistico di cantiere per
le proprie maestranze ed in grado di ospitare i lavoratori delle
imprese appaltatrici dei lavori, per le operazioni di
decontaminazione da amianto di personale e mezzi d’opera;
6) messa in sicurezza di un cumulo di amianto in fibra (mc 130
ca.) abbandonato all’aperto;
7) allestimento ed esercizio due vivai per la sperimentazione
di specie erbacee, arboree ed arbustive, per gli interventi di
ingegneria naturalistica e la rivegetazione dei versanti di
discarica;
8) sistemazione rete viaria interna al sito e manutenzione
relativa;
9) messa in sicurezza di due silos contenenti amianto (300 mc
circa).
Sono, inoltre, in fase di realizzazione le opere previste dal
progetto per la sistemazione idrogeologica ed idraulica del versante
Balangero. Tali opere sono eseguite parte in amministrazione diretta,
parte in appalto. L’attivita’ in amministrazione diretta e’ iniziata
nel dicembre 1998 e nel luglio 1999 e’ avvenuta la consegna dei
lavori per le opere appaltati.
L’impegno complessivo di spesa per tale intervento e’ di
L. 3.470.000.000. Contestualmente sono state svolte le attivita’ di
integrazione alla progettazione per la messa in sicurezza del
versante Corio, disposte dalle Conferenze di servizi tenute in piu’
riprese, presso il Ministero ambiente, ai sensi della legge n.
241/1990. Per il mese di marzo 2001 e’ prevista l’approvazione del
progetto definitivo.

Ordinanze ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo n. 22/1997 e
art. 8 del decreto ministeriale n. 471/1999
Ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell’art. 17
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e decreto ministeriale
25 ottobre 1999, n. 471, il comune di Balangero ha notificato:
ordinanza n. 809 del 23 marzo 2000 nei confronti del signor
Paolo Diotti in qualita’ di amministratore delegato della I.C.R.
S.r.l., dell’avv. Giancarlo Castagni, in qualita’ di curatore del
fallimento dell’ex Miniera Amiantifera di Balangero e del sig.
Puccini Torello, in qualita’ di liquidatore dell’Amiantifera di
Balangero S.p.a.;
ordinanza n. 829 dell’11 ottobre 2000 nei confronti del signor
Puccini Torello, in qualita’ di liquidatore dell’Amiantifera di
Balangero S.p.a.;
ordinanza n. 828 dell’11 ottobre 2000 nei confronti del signor
Paolo Diotti in qualita’ di amministratore delegato della I.C.R.
S.r.l., dell’avv. Giancarlo Castagni, in qualita’ di curatore del
fallimento dell’ex Miniera Amiantifera di Balangero e del sig.
Puccini Torello, in qualita’ di liquidatore dell’Amiantifera di
Balangero S.p.a.;
ordinanza n. 830 dell’11 ottobre 2000 nei confronti del signor
Paolo Diotti in qualita’ di amministratore delegato della l.C.R.
S.r.l., dell’avv. Giancarlo Castagni, in qualita’ di curatore del
fallimento dell’ex Miniera Amiantifera di Balangero, del sig. Puccini
Torello, in qualita’ di liquidatore dell’Amiantifera di Balangero
S.p.a., del signor De Vecchi Diego, del sig. Rossetti Sergio e del
sig. Jochen Kiesel in qualita’ di titolare della Kiesel & Co.
A seguito di ricorsi giurisdizionali tempestivamente notificati
al comune di Balangero:
l’avv. Giancarlo Castagni chiedeva l’annullamento, previa
immediata sospensione, delle ordinanze n. 809 del 23 marzo 2000, n.
828 e 830 dell’11 ottobre 2000, la cui efficacia veniva sospesa dal
Tribunale regionale amministrativo del Piemonte con provvedimento del
22 febbraio 2001;
i signori De Vecchi e Rossetti chiedevano l’annullamento,
previa immediata sospensione, dell’ordinanza n. 830 dell’11 ottobre
2000, la cui efficacia veniva sospesa dal Tribunale regionale
amministrativo del Piemonte con provvedimento del 22 febbraio 2001;
la I.C.R. S.r.l. chiedeva l’annullamento, previa immediata
sospensione, delle ordinanze n. 828 e 830 dell’11 ottobre 2000 ed il
Tribunale regionale amministrativo del Piemonte rimetteva la propria
decisione ad una successiva sentenza.
Altre ordinanze sono in corso per garantire la fattibilita’
dell’intera area.

PIEVE VERGONTE

Comune – Localita’.
Pieve Vergonte (VCO), Vogogna, Piedimulera.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte
dismessa, del territorio comunale di Pieve Vergonte, del torrente
Marmazza, del fiume Toce, del lago Mergozzo, di una zona del lago
Maggiore e del conoide del torrente Anza.

Perimetrazione.
All’interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell’ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
gli insediamenti industriali dell’Enichem;
le zone di discarica;
il territorio comunale di Pieve Vergonte;
il conoide del torrente Anza;
il tratto del torrente Marmazza che scorre sotto lo
stabilimento fino alla confluenza con il fiume Toce;
il tratto dell’asta fluviale del fiume Toce compreso tra la
citata confluenza e la immissione nel lago Maggiore;
la porzione di lago Maggiore compresa tra Ispra (a sud) e
Ghiffa (a nord);
il lago di Mergozzo.
Lo stabilimento chimico dell’Enichem immediatamente ad est
dell’abitato di Pieve Vergonte, e’ sorto intorno al 1915,
sviluppandosi con produzioni collegate alle seguenti linee
principali:
clorosoda;
acido solforico con forni di arrostimento di pirite.
Durante la seconda guerra mondiale, fu attivato un centro chimico
militare di produzioni belliche, non note. Da informazioni verbali si
sono potute ricostruire le principali produzioni relative al periodo
1948-1960:
clorosoda con celle Krebs;
acido solforico con forni di arrostimento di pirite;
oleum;
acido clorosolfonico;
ammoniaca sintetica da craking metano;
solfuro di carbonio;
cloralio;
D.D.T.;
acido ossalico;
fertilizzanti a base di azoto-fosforo-potassio;
monoclorobenzeni e diclorobenzeni;
solfato ammonico;
tetracloruro di carbonio.
Le informazioni piu’ affidabili iniziano nel 1960. La produzione
di D.D.T. e’ stata fermata il 30 giugno 1996. Il 30 giugno 1997, sono
state fermate le produzioni di cloralio ed acido clorosolfonico.
Alla data 1 gennaio 1997, l’assetto produttivo era il seguente:

=====================================================================
Impianti | Prodotti
=====================================================================
Clorosoda | Cloro
| Soda caustica
| Ipoclorito di sodio
| Idrogeno
Acido solforico | Acido solforico
| Oleum
| Bisolfito sodico
Cloroaromatici | Clorobenzene
| Diclorobenzeni
| Clorotolueni
| Diclorotolueni
| Acido cloridrico

Lo stabilimento e’ inoltre dotato dei seguenti servizi ausiliari:
due centrali idroelettriche (Cepporelli e Megolo), che
consentono di coprire il 60% circa del fabbisogno dello stabilimento;
una centrale termica per la distribuzione del vapore. In essa
s’impiega metano (proveniente dal metanodotto SNAM), idrogeno
(proveniente dall’impianto Elettrolisi) e se necessario olio
combustibile;
caldaia per il recupero del calore di combustione dello zolfo,
installata nell’impianto acido solforico, con produzione di vapore
che viene immesso nella rete di distribuzione;
un termodistruttore in grado di trattare 1200 Nm3/h di off-gas,
dotato di recupero di calore con produzione di vapore immesso nella
rete di distribuzione.
Per quanto riguarda la tipologia degli inquinanti presenti, si
devono evidenziare seguenti composti chimici: DDT e suoi derivati,
composti organici anche clorurati e metalli pesanti (Fe, Cd, Hg. As,
…).

Principali caratteristiche ambientali.

Geologia.
Lo stabilimento Enichem ubicato nel tratto del fondovalle della
Val d’Ossola, alla destra idrografica del fiume Toce, si estende
nella pianura Ossolana, che nella zona di Pieve Vergonte ha una quota
di 230-250 metri. Le origini di tale pianura sono strettamente legate
all’orogenesi alpina; l’intensita’ di tali fenomeni e’ testimoniata
dalla morfologia impervia e dalla natura metamorfica ed intrusiva
delle rocce affioranti provenienti, in seguito a forti dislocazioni
verticali, da zone piuttosto profonde della crosta terrestre.
Tutte le coltri clastiche di copertura presenti nell’area
considerata sono riferibili al periodo Quaternario. Per quanto
riguarda le coltri di natura alluvionale insistenti lungo le aste
fluviali, si osserva che in corrispondenza del tronco medio-terminale
dal fiume Toce (ovvero nel tratto compreso tra Crevoladossola e
Fondotoce) si estende una copertura alluvionale di potenza rilevante,
valutata intorno ai 200-220 metri all’altezza di Pallanzeno. Lungo la
fascia alluvionale si osserva una netta transizione granulometrica in
senso verticale ed orizzontale in direzione di Fondotoce: infatti
spostandosi da monte a valle la componente clastica riduce fortemente
la propria taglia per cui, nella zona di Gravellona, i depositi
fluviali sono di natura sabbiosa.

Morfologia.
Morfologicamente l’area in esame rappresenta parte del bacino
idrografico del fiume Toce, che impostato sulla Linea Insubrica e’
stato caratterizzato da una impostazione glaciale cui si e’
sovraimposta una successiva fase fluvio-glaciale.
Le azioni di escavazione glaciale, insieme alla conformazione
tettonica e litologica delle masse geologiche, hanno favorito la
formazione di una valle principale di confluenza in cui si innestano
valli laterali sospese.
In corrispondenza delle confluenza tra il torrente Anza ed il
Toce (circa 1 km a nord di Pieve Vergonte) si e’ sviluppata
un’importante conoide di deiezione, la quale ha progressivamente
confinato il decorso del Toce lungo il versante opposto della valle.
In corrispondenza dei piu’ modesti bacini dei torrenti Arsa e San
Carlo (immediatamente a sud di Pieve Vergonte) giacciono, inoltre,
conoidi di dimensioni piu’ contenute.

Idrografia e idrologia.
Il bacino idrografico del fiume Toce si sviluppa prevalentemente
nel territorio della Val d’Ossola ed ha una estensione areale di
circa 1532 kmq, con uno sviluppo longitudinale massimo dell’asta del
fiume Toce di 75 km.
La rete idrografica che alimenta il fiume Toce e’ notevolmente
ramificata ed il Toce stesso riceve la portata di numerosi affluenti,
tra i quali il torrente Anza, il torrente Marmazza che si immette nel
Toce alcune centinaia di metri a valle dello stabilimento Enichem.
La portata media del Toce (stazione di Candoglia) nel periodo
1933-1963 e’ stata pari a 67 m3/s. In occasione dei fenomeni
meteorici piu’ significativi le portate che confluiscono dal Toce al
lago Maggiore arrivano ad oltre 3.000 m3/s. Nel tratto di Pieve
Vergonte la portata del fiume Toce e’ inferiore a quella sopra
riportata in quanto parte dell’acqua viene derivata nel canale di
derivazione. La derivazione arriva fino al comune di Megolo.
Sulla base delle informazioni raccolte le portate del canale non
sono registrate ma sono ricavabili in base all’energia prodotta. I
quantitativi sono comunque significativi e la portata media annua e’
di 40 m3/s, variabile da un minimo di 26 m3/s nel periodo autunnale
ed invernale e un massimo di 75 m3/s tra aprile ed agosto.
Il torrente Anza e’ il corso d’acqua che presenta le maggiori
portate nei mesi di maggio-giugno (scioglimento delle nevi) e magre
invernali ed estive.
Il torrente Marmazza, a differenza dell’Anza, drena un bacino
molto piccolo e normalmente ha una portata molto limitata o risulta
asciutto, presentando piene solo in concomitanza di precipitazioni
meteoriche particolarmente intense.

Idrogeologia.
Nell’area del sito e’ stato individuato un acquifero freatico il
cui livello si attesta ad una profondita’ media di 6 metri dal piano
campagna. La base dell’acquifero non e’ stata intercettata dai
sondaggi realizzati nell’area, che hanno raggiunto la profondita’
massima di 43 metri.
Il livello di base dell’acquifero nella zona dell’impianto e’ il
fiume Toce verso il quale drenano le acque sotterranee. Gli altri
corsi d’acqua presenti nella zona studiata, sono pensili e mostrano
cioe’ quote superiori (circa 2 metri) rispetto alla falda ed e’
pertanto ipotizzabile che le acque degli affluenti del fiume Toce
possano disperdersi parzialmente.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 108 miliardi.
In particolare i costi per lo studio di impatto dello
stabilimento sul territorio circostante e di caratterizzazione delle
aree esterne al sito sono stati stimati dalla regione Piemonte pari a
circa 2 miliardi di lire.

Piani di caratterizzazione.

Suoli e rifiuti.
a) Relativamente all’area interna all’insediamento industriale,
la caratterizzazione deve essere completata in tutte le aree
accessibili secondo una maglia di 25x 25 metri, comprese le aree
occupate dagli impianti attivi Tessenderlo. Per quanto riguarda i
rifiuti vicini a fonti di contaminazione, questi devono essere
classificati utilizzando le classi 06 e 07 del codice CER, prima di
essere avviati allo smaltimento nel rispetto dei criteri indicati
dalla delibera 27 luglio 1984, mentre per i terreni risultanti dalla
bonifica che non risultano contaminati, la codifica CER da applicare
e’ la 170501 (terre e rocce). Su tutti i campioni, deve essere
inoltre effettuata la determinazione analitica dei contaminanti per
la frazione inferiore a 2 mm mentre per quella superiore (a 2 mm)
deve essere effettuata la prova dell’eluato alla CO2. Nel caso di
materiale da riporto non costituito da materiale vergine di cava, ma
da rifiuti derivanti dal ciclo produttivo, la caratterizzazione deve
essere effettuata sulla totalita’ del materiale indipendentemente
dalle dimensioni granulometriche.
b) Per l’area esterna, compresa nella perimetrazione, la
caratterizzazione dovra’ essere estesa secondo una maglia
100 imes 100 metri e con un numero minimo di campioni
conforme a quanto previsto dal regolamento bonifiche.

Acque del fiume Toce.
L’analisi di qualita’ delle acque e’ stata condotta dal Servizio
di igiene pubblica ossolano con il supporto tecnico dell’ASL 51
(Novara), ed ha comportato lo studio della popolazione di
microinvertebrati che vivono nell’alveo dei corsi d’acqua. Questo
tipo di analisi a carattere biologico, ha permesso di tastare lo
stato di salute, piu’ o meno buono, del fiume, permettendo di
valutare gli effetti di insieme dei prodotti inquinanti che nel tempo
sono stati immessi nel Toce.
In questa analisi il fiume e’ stato diviso in 5 categorie da “non
inquinato” (cat. 1a) a “fortemente inquinato” (cat. 5a). L’analisi
condotta il 23 agosto 1994 nei pressi di Pieve Vergonte ha indicato
che l’acqua del fiume Toce in questo sito e’ di categoria 4a e 5a
indicante un ambiente da molto inquinato a fortemente inquinato.
E’ stata inoltre richiesta alla Enichem la caratterizzazione
delle matrici ecologiche principali del torrente Marmazza, del lago
Maggiore e del lago Mergozzo.

Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Messa in sicurezza dei terreni dell’area industriale.
Si e’ operato in modo tale da impedire che l’infiltrazione delle
acque meteoriche nel sottosuolo possa produrre una ulteriore
contaminazione delle acque sotterranee per lisciviazione dei
contaminanti presenti nel suolo.
Sistemazione ricovero antiaereo.
Tale situazione e’ stata risanata mediante messa in sicurezza
intema (con asportazione dei fanghi con aspirazione e loro invio ad
idoneo smaltimento) ed esterna mediante riempimento con cemento,
ritombamento dell’ingresso e livellamento al piano campagna.
Bonifica e demolizione impianto DDT.
Le operazioni preliminari hanno riguardato la sistemazione delle
strutture pericolanti, l’intercettazione della rete fognaria, la
cordolatura perimetrale del fabbricato, l’impermeabilizzazione
dell’area, la tamponatura esterna, la pavimentazione di alcune aree.
Dopo gli interventi sugli impianti (preliminare lavaggio chimico,
rimozione coibentazione, drenaggio liquidi eventualmente presenti,
bonifica vapore delle apparecchiature e delle linee di processo,
etc.) e’ stata attuata la demolizione dei fabbricati e la rimozione
dei suoli, indirizzando il materiale al recupero o allo smaltimento
esterno.
Messa in sicurezza torrente Marmazza.
Tutti gli scarichi, le perdite e le infiltrazioni di acque degli
impianti, sono stati eliminati nelle prime fasi d’intervento
conseguenti alle ordinanze ministeriali. Sono previsti interventi nel
tratto tombato ed a valle dello stabilimento.
Impianto di confinamento dei terreni.
E’ stato ritenuto importante confinare con urgenza il materiale
contaminato da DDT proveniente dalla demolizione dei fabbricati e dei
terreni contaminati, progettando prioritariamente uno stoccaggio
provvisorio con una superficie di 7.000 m2 ed una volumetria
complessiva di circa 24.000 m3 che si integrera’ con le successive
opere di confinamento degli altri materiali. Si e’ progettata la
messa in sicurezza dell’impianto rispetto al torrente Marmazza con
una struttura laterale di protezione. L’impianto di confinamento e’
attualmente sottoposto alla procedura di VIA.
Messa in sicurezza della falda.
L’attuale impianto di trattamento (che deve procedere allo
scarico di DDT con valori di 50 ng/l) e’ costituito da due linee
gemelle e tre sezioni di deferizzazione chimica, desorbimento ed
adsorbimento e filtrazione: tale impianto e’ entrato in funzione
nel giugno 1998 con portate crescenti trattando l’acqua di 4 pozzi ed
arrivando nel novembre 1998 a circa 85 l/s per un totale di circa 3
kg di DDT ed 1 mg di composti organici estratti (marzo 1999). Allo
scopo di verificare l’efficacia della barriera idraulica sono stati
previsti 27 piezometri per la verifica della efficienza idraulica
dello sbarramento ed 11 piezometri a valle della barriera utilizzati
per la valutazione della efficacia idrochimica dell’intervento.
Interventi di bonifica della falda.
Sono stati utilizzati fino ad oggi i tradizionali sistemi di
bonifica in caso di presenza di composti organici volatili o
semivolatili, mentre rimane ancora da sviluppare un sistema che possa
garantire un intervento sulle acque sotterranee nei focolai
di maggiore contaminazione. Fin dal marzo 1998 e’ stata attivata una
rete di monitoraggio delle acque sotterranee misurante i parametri
quali-quantitativi dei contaminanti presenti (idrocarburi aromatici e
clorurati, DDT e suoi derivati).

Allegato C

INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
(art. 114, commi 24 e 25, legge n. 388/2000)

=====================================================================
Lombardia | Sesto San Giovanni
=====================================================================
Lombardia |Pioltello – Rodano
Campania |Napoli Bagnoli – Coroglio

Allegato D

INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
(art. 114, commi 24 e 25, legge n. 388/2000)

Schede descrittive

CAMPANIA

Comune – Localita’.
Napoli Bagnoli – Coroglio (aree industriali).
Tipologia dell’intervento:
Bonifica aree industriali, discariche, arenili e area marina
antistante.
Perimetrazione del sito.
L’area preliminarrnente individuata ai fini della futura
perimetrazione, e’ costituita dal territorio di Agnano e di Bagnoli,
con esclusione dell’abitato di Fuorigrotta, della Mostra d’Oltremare
e dell’Universita’ di Monte S. Angelo. All’interno di questa area
piu’ vasta sono stati individuate delle zone piu’ circoscritte che,
per rispetto alle possibili cause di inquinamento, sono riconducibili
in prima approssimazione a quattro grandi categorie:
siti industriali dismessi: area ex ILVA ed ex Eternit, di cui
alla legge n. 582/1996, stabilimento di produzione di fertilizzanti
(Federconsorzi) gia’ sottoposto ad un intervento di bonifica,
stabilimento di produzione del cemento (Cementir), colmata a mare
dell’Italsider,
spiagge e fondali marini,
basi militari: caserma C. Battisti, arsenale militare, ex
collegio Ciano, sede NATO in corso di dismissione,
conca di Agnano, comprendente le relative Terme.
In tale area sono inoltre presenti la ex discarica dell’Italsider
ed il deposito ANM.
Nell’ipotesi di conferma di tale perimetrazione il territorio
individuato si estenderebbe dalla linea di costa sud-occidentale ai
rilievi collinari settentrionali, per una superficie totale di circa
961 ettari.
Nel rapido e recente sviluppo urbanistico dell’area avvenuto
nell’arco di circa un secolo, le aree della Piana, ma in parte anche
le pendici collinari, sono state via via occupate da residenze,
industrie, basi militari, grandi infrastrutture per il trasporto su
ferro e su gomma, complessi fieristici, universitari, sportivi.
L’eccezionalita’ ambientale e paesistica del sito sopravvissuta
alle vicende urbanistiche, e’ stata fortemente compromessa, anche se
non in modo irreversibile, da quelle attivita’ che, a lungo
esercitate sull’area, sono oggi finalmente cessate o in via di
dismissione.
Per quanto riguarda l’inquinamento dell’area citata sono
disponibili i risultati della caratterizzazione su terreni di
riporto, suoli e acque sotterranee nella zona ex – ILVA:
riporti: presenza di metalli pesanti (As, Pb, Sn, Zn, Vn),
idrocarburi, IPA;
suoli: come sopra ma in quantita’ minori;
acque sotterranee: presenza di metalli pesanti (As, Fe e Mn),
idrocarburi, IPA, inquinamento da reflui urbani.
Oltre all’inquinamento derivante dalle lavorazioni effettuate sul
sito e’ stata verificata la presenza di amianto dovuto all’area
Eternit di produzione di manufatti in cemento-amianto.
Principali caratteristiche ambientali.
L’area occidentale di Napoli, risulta essere parte integrante dei
Campi Flegrei, un complesso paesaggio che si affaccia sul Golfo di
Pozzuoli, denso di presenze archeologiche, di fenomeni vulcanici
ancora attivi, di vulcani spenti, di acque termali, di laghi
costieri. Nell’area occidentale le principali unita’ paesistiche e
ambientali sono costituite da: Piana di Fuorigrotta e di Coroglio,
collina di Posillipo, fascia costiera con l’isola di Nisida, conca di
Agnano, Monte Spina e Monte S. Angelo.
Sull’area grava il vincolo della legge 1497/1939 per la
protezione delle bellezze naturali (fondali marini, conca di Agnano),
il piano paesistico di Posillipo e quello di Agnano – Camaldoli, il
parco regionale dei Campi Flegrei (litorale di Coroglio e Conca di
Agnano).
Il pregio ambientale dell’area, la vulnerabilita’ della falda e
dei corpi idrici superficiali, la pericolosita’ degli inquinanti, la
collocazione nel contesto urbano di Napoli, inducono a ritenere lo
stato di compromissione dell’area ad elevata pericolosita’ sanitaria
ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi totali di bonifica dell’area dello stabilimento Bagnoli,
in relazione alle due alternative descritte nel seguito, variano da
circa 650 a circa 550 miliardi. In funzione delle attivita’ gia’
eseguite, il fabbisogno residuo e’ stimabile in circa 300 MLD.
Piano di caratterizzazione.
E’ stato elaborato il piano di caratterizzazione dell’area dello
stabilimento di Bagnoli, inserito nel progetto di bonifica del sito
di Bagnoli. Il piano di caratterizzazione ha previsto l’esecuzione di
2300 carotaggi superficiali e l’analisi di circa 6.600 campioni di
suoli e riporti; sono stati inoltre realizzati 71 piezometri, dei
quali 18 profondi, dai quali sono stati prelevati circa 220 campioni,
sottoposti ad analisi chimiche, per un totale di circa 9.500
determinazioni analitiche.
Per quanto riguarda l’inquinamento dell’area perimetrata, la
caratterizzazione, effettuata su terreni di riporto, suoli e acque
sotterranee, ha evidenziato:
presenza di metalli pesanti (As, Pb, Sn, Zn, Vn), idrocarburi,
IPA nei riporti;
come sopra ma in quantita’ minori nei suoli;
presenza di metalli pesanti (As, Fe e Mn), idrocarburi, IPA,
inquinamento da reflui urbani nelle acque sotterranee.
Oltre all’inquinamento derivante dalle lavorazioni effettuate sul
sito e’ stata verificata la presenza di amianto dovuto all’area
Eternit di produzione di manufatti in cemento-amianto.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
La societa’ Bagnoli S.p.a. ha presentato un piano di
completamento comprendente un progetto preliminare di bonifica, nel
quale sono ipotizzate due alternative di intervento:
prelievo del suolo inquinato da idrocarburi e da focolai di
metalli pesanti fino alla falda, vagliatura e lavaggio con successiva
fase di desorbimento termico in cementifici; il quantitativo di
terreno da trattare e’ valutato in circa 2.500.000 mc e per il
completamento dell’intera operazione e’ stimato un tempo occorrente
di circa 50 mesi;
prelievo del suolo inquinato da idrocarburi e da focolai di
metalli pesanti fino alla falda nelle aree destinate ad insediamenti
integrati e spiaggia e fino a un metro sotto l’attuale piano campagna
nelle aree Parco e Parco Sport, vagliatura e lavaggio con successiva
fase di desorbimento termico in cementifici; il quantitativo di
terreno da trattare e’ valutato in circa 1.300.000 mc e per il
completamento dell’intera operazione e’ stimato un tempo occorrente
di circa 40 mesi.
In aggiunta alle due alternative e’ stato presentato inoltre un
intervento di messa in sicurezza d’emergenza nell’area di colmata,
mediante barriera idraulica, atto ad impedire che i contaminanti
organici, riscontrati nelle acque sotterranee e nei suoli, si
trasferiscano all’esterno del sito. E’ stato inoltre presentato un
progetto di rimozione integrale della colmata a mare.

LOMBARDIA

Comune – Localita’.
Sesto San Giovanni (MI) e Cologno Monzese (MI).
Tipologia dell’intervento.
Bonifica area industriale siderurgica Falck e relative
discariche.
Perimetrazione del sito.
Il sito e’ ubicato nella parte nord-est del comune di Sesto S.
Giovanni in provincia di Milano. L’attivita’ industriale della
societa’ Falck e’ iniziata nel 1906 su un’area con vocazione agricola
e boschiva; cio’ ha caratterizzato fortemente il territorio nel
periodo della rapida inurbazione dell’interland milanese.
Alla fine del 1995 sono state dismesse le attivita’ produttive
siderurgiche che occupavano gran parte delle aree di proprieta’ del
gruppo di Sesto S. Giovanni.
Le aree in oggetto risultano parte di una vasta zona industriale
in trasformazione, limitrofa ad una zona da adibire a verde pubblico
e ad aree a vocazione residenziale.
Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista idrologico l’elemento idrografico principale
e’ rappresentato dal fiume Lambro, posto immediatamente ad est della
proprieta’.
Non risulta che l’area abbia mai subito fenomeni alluvionali ne’
danni da eventi sismici. La vastita’ dell’area, la sua collocazione
nel contesto urbano, il pericolo connesso alla tipologia degli
inquinanti ed alla presenza di discariche industriali, la
vulnerabilita’ della falda connessa anche al fenomeno di risalita
della stessa, le ragioni occupazionali portano a ritenere che il sito
presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonfica.
Per la bonifica dell’area il Ministero dell’ambiente, con decreti
del 2 ottobre, 27 novembre 1997 e 20 marzo 1999, ha assegnato un
contributo di 25 miliardi di lire alla regione Lombardia per la
progettazione, pianificazione e per la realizzazione degli interventi
di bonifica del sito. L’estensione dell’area interessata dalle
attivita’ Falck permette comunque di affermare che saranno necessari
ulteriori finanziamenti per interventi urgenti, stimabili in 25
miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
E’ stato redatto ed approvato dalle amministrazioni locali
interessate un documento di linee guida per la caratterizzazione
dell’area.
In data 7 luglio 2000 e’ stato approvato con prescrizioni, in
sede di Conferenza di servizi regionale, il piano delle indagini
integrative di caratterizzazione ed autorizzazione alla realizzazione
degli interventi in esso previsti, relativo alla sotto area
“Vulcano”.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
In corso di elaborazione.

LOMBARDIA

Comune – Localita’.
Pioltello e Rodano (MI)
Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di un agglomerato industriale.
Bonifica di discariche industriali.
Perimetrazione.
Il polo chimico di Rodano Pioltello e’ ubicato ad est di Milano,
su un’area complessiva di ca. 700.000 mq, limitata a nord dalla linea
ferroviaria Torino-Venezia, a sud dalla s.p.. Rivoltana, ad est dalla
tenuta agricola Trenzanesio ad ovest dal centro abitato di Limito di
Pioltello.
Il sito, comprendente quattro societa’ produttive diverse, si
presenta come un agglomerato industriale omogeneo all’interno di un
perimetro definito.
All’interno del perimetro sono presenti:
1. Societa’ SISAS S.p.a. (SISAS group).
Si estende per oltre 300.000 mq; l’attivita’ e’ classificata come
“Industria a rischio di incidente rilevante”; la societa’ opera dal
1947 con diverse linee produttive, gli impianti principali sono:
impianti acido isoftalico e acetati;
impianti diacetonalcool, nonifenolo, idrogenati,
metilisobutilchetone, isoforone (reparto solventi);
impianto vinilacetato polimero;
impianto idrogeno.
2. Societa’ Carlo Erba Antibioticos.
Si estende per ca. 360.000 mq; l’attivita’ e’ classificata come
“Industria a rischio di incidente rilevante”, lo stabilimento di
Rodano opera dal 1959 nella produzione di:
materie prime per l’industria farmaceutica;
prodotti chimici reagenti per uso scientifico e industriale.
le produzioni piu’ significative in campo farmaceutico si hanno
nei seguenti campi:
antibiotici, antitumorali, antidiabetici, cardiovascolari,
chemioterapici, intermedi vari.
Per quanto riguarda la produzione di reagenti, vengono prodotti
circa 2500 sostanze di uso analistico e scientifico, sono presenti
impianti per solventi, sali ed acidi.
3. Societa’ Air Liquid.
Si estende per oltre 50.000 mq; l’attivita’ e’ classificata come
“Industria a rischio di incidente rilevante”, l’attuale proprieta’ ha
rilevato lo stabilimento di Pioltello nel 1975 e da allora si e’
sviluppata l’attivita’ attraverso il potenziamento degli impianti per
la produzione di gas tecnici e la loro distribuzione attraverso la
costruzione di oltre 500 km di ossigenodotto nel nord Italia.
I processi produttivi principali riguardano:
frazionamento dell’aria atmosferica;
compressione dell’ossigeno gassoso;
liquefazione di ossigeno ed azoto;
stoccaggio di ossigeno, azoto e argon allo stato liquido;
impianto di raffreddamento acqua in torri evaporative a
circuito semiaperto.
4. Societa’ CGT.
Si estende per ca. 10.000 mq, e’ stata costituita nel 1956 con la
finalita’ di recuperare l’esubero di gas acetilene proveniente da
SISAS, dal 1983 la societa’ si e’ dotata di impianti autonomi di
generazione di gas che utilizzano la reazione del carburo di calcio
con acqua, ottenendo:
acetilene, utilizzato prevalentemente per la saldatura ed il
taglio ossiacetilenico dei metalli;
l’idrato di calcio, quale correttore del pH degli impianti di
depurazione delle acque di scarico.
Gia’ da alcuni anni e’ attivo un sistema di monitoraggio delle
acque sotterranee, attivato con la collaborazione delle societa’ del
polo chimico; i risultati del monitoraggio hanno evidenziato una
contaminazione della falda riconducibile alle lavorazioni
Antibioticos (MMtTD prodotto intermedio per la produzione di
antibiotici) che si e’ estesa per molti chilometri a valle
dell’insediamento, probabilmente in relazione alla diffusione nei
corsi d’acqua superficiali.
Le attivita’ per il monitoraggio e la bonifica della falda sono
ancora in corso.
Per quanto riguarda la SISAS sono state rilevate negli anni
anomalie riferibili ad alcuni ftalati presenti negli scarichi ed
all’interno della discarica “C”. Le discariche SISAS “A” e “B”, sono
caratterizzate prevalentemente dalla presenza di nerofumo, scarto
della lavorazione dell’acetilene (dagli anni 80 questa produzione e’
stata abbandonata).
Altri parametri hanno evidenziato temporanei scostamenti dai
valori di fondo (IPA e Fenoli) e sono oggetto di monitoraggio.
Vista la gamma di sostanze presenti nei cicli produttivi sono
ancora ampi i margini di incertezza sulla presenza di sostanze
potenzialmente inquinanti nelle acque di scarico e di conseguenza
nella falda e nel sistema irriguo.
Principali caratteristiche ambientali.
Il territorio che ospita il polo chimico di Pioltello Rodano e’
caratterizzato idrogeologicamente da una elevata vulnerabilita’ della
falda freatica, connessa in particolare al limitato valore di
soggiacenza media durante l’anno che si aggira intorno ai – 5 m dal
piano campagna.
Altro elemento di vulnerabilita’ del sistema delle acque, e’
determinato dalla interconnessione delle acque sotterranee con il
sistema idrico superficiale. Infatti l’intero insediamento si trova
all’interno della fascia dei fontanili (emergenze naturali delle
acque sotterranee), anche se questi, allo stato attuale non sono piu’
attivi a causa dell’elevato grado di sfruttamento delle acque
sotterranee da parte degli insediamenti industriali.
Per contro la notevole “potenzialita’” (trasmissivita) della
falda garantisce un considerevole effetto di diluizione rispetto ai
contaminanti dispersi sul suolo e l’elevato prelievo delle acque di
falda determina indirettamente un effetto barriera rispetto ai
contaminanti dispersi in falda.
Inoltre, solo l’elevatissimo emungimento di acque sotterranee
(oltre 10 milioni di mc/anno) garantisce la base delle discariche e
gli eventuali terreni contaminati dall’entrare in diretto contatto
con le acque di falda nei periodi di minima soggiacenza della stessa.
Costi di messa in sicurezza e bonifica.
Si stima, sulla base delle informazioni preliminari, un costo
globale di bonifica pari a circa 30 MLD.
Il costo della bonifica Sisas, gia’ approvata, si attesta sui 7
miliardi (e’ stata depositata una fideiussione di 4 MLD).
Piano di caratterizzazione.
Per quanto riguarda la situazione di contaminazione da MMTtD
nelle acque di falda e nello scarico Antibioticos, attraverso un
gruppo di lavoro appositamente istituito, sono state effettuate
campagne di monitoraggio piezometrico ed idrochimico, sono stati
inoltre effettuati carotaggi sui terreni sottostanti la zona di
scarico delle acque di processo; ulteriori azioni sono state svolte
in collaborazione con il Consorzio di erogazione dell’acqua per la
sicurezza degli approvvigionamenti idropotabili localizzati a valle
della zona dello scarico stesso, sono stati inoltre mappati i terreni
irrigati dalle acque provenienti dallo scarico suddetto.
Progetto di messa in sicurezza e bonifica.
Gli interventi gia’ individuati o in atto riguardano la bonifica
di discariche della societa’ Sisas contenenti scarti di lavorazione
accumulati nei decenni passati. Sono inoltre in atto monitoraggio e
sistemi di messa in sicurezza per la falda superficiale coinvolta da
fenomeni di contaminazione da sostanze diverse.
Sono prevedibili azioni di bonifica dei terreni coinvolti dai
processi produttivi e dagli stoccaggi di sostanze primarie e di
scarto. Un altro ambito di intervento riguarda il sistema delle acque
superficiali nel quale confluiscono gli scarichi industriali, ed il
loro rapporto con le colture agricole a valle.
Attraverso un lungo percorso legale ed amministrativo si e’
giunti alla presentazione di un progetto di bonifica con misure di
sicurezza della discarica “C” SISAS, che e’ stato approvato dalla
regione Lombardia nel dicembre 1999.
Attualmente la societa’ SISAS si trova in uno stato di
amministrazione controllata.
Prima di tale crisi societaria, si sono svolti i lavori di
preparazione del cantiere e per l’ubicazione, interna al perimetro
della ditta, della nuova discarica controllata; tuttavia gli
interventi di bonifica vera e propria non sono ancora iniziati
proprio in relazione allo stato di crisi industriale intervenuta nel
secondo semestre del 2000.
Per il controllo delle attivita’ di bonifica relativa a SISAS e’
stato istituito un gruppo di “Alta sorveglianza” coordinato dalla
regione Lombardia, a cui partecipano tutti gli enti di controllo;
all’interno di questo gruppo sono confluite anche le attivita’ del
gruppo per il monitoraggio idrochimico precedentemente coordinato
dalla provincia di Milano.
Il gruppo di Alta sorveglianza riunito nelle ultime settimane ha
cominciato ad affrontare i problemi connessi all’eventuale chiusura
definitiva degli impianti SISAS, con particolare attenzione alla
risalita della falda conseguente all’eventuale interruzione parziale
o totale degli emungimenti da falda.

Allegato E

ULTERIORI INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE

=====================================================================
Regione | Denominazione sito
=====================================================================
Abruzzo | Fiumi Saline e Alento
Basilicata | Tito
Calabria | Crotone – Cassano – Cerchiara
Emilia Romagna | Sassuolo – Scandiano
Emilia Romagna | Fidenza
Friuli-Venezia Giulia | Trieste
Friuli-Venezia Giulia | Laguna di Grado e Marano
Lazio | Frosinone
Liguria | Cogoleto – Stoppani
Lombardia | Cerro al Lambro
Lombardia | Milano – Bovisa
Marche | Basso bacino del fiume Chienti
Molise | Campobasso – Guglionesi II
Piemonte | Basse di Stura (Torino)
Puglia | Bari – Fibronit
Sardegna | Sulcis – Iglesiente – Guspinese
Sicilia | Biancavilla
Toscana | Livorno
Umbria | Terni – Papigno
Valle D’Aosta | Emarese
Veneto | Mardimago – Ceregnano (Rovigo)
Provincia autonoma di Bolzano | Bolzano
Provincia autonoma di Trento | Trento nord

Allegato F

ULTERIORI INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
Schede descrittive

ABRUZZO

Comune – Localita’.
Montesilvano, Cappelle sul Tavo, Collecorvino, Francavilla al
Mare, Ripa Teatina, Torrevecchia Teatina (Provincie di Pescara e
Chieti).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dei fiumi Saline e Alento.

Perimetrazione:
L’intervento riguarda la bonifica e ripristino ambientale degli
alvei dei due corsi d’acqua, Saline (circa 12 km) e Alento (circa 8
km).
I fiumi Saline e Alento scorrono quasi parallelamente al fiume
Pescara, rispettivamente a nord e a sud di esso. Le tre foci sono
comprese in una fascia litoranea di circa 15 km e interessano un
tratto di costa tra i piu’ urbanizzati e ad alta vocazione turistica
della Regione (circa 250.000 abitanti residenti, ai quali debbono
essere aggiunte oltre un milione di presenze turistiche annuali).
La superficie interessata puo’ essere stimata in circa 12 ettari,
il volume dei rifiuti da rimuovere in circa 250.000 m3 ed il volume
di suolo interessato da contaminazione derivante dalla presenza dei
rifiuti (fanghi, liquidi, percolati), e quindi da bonificare, in
circa 50.000 m3.
Le sostanze e i materiali presenti lungo i due alvei possono
essere ricondotti a:
rifiuti ingombranti;
fanghi di depurazione civile e/o industriale;
rifiuti liquidi (oleosi, solventi, vernici, etc.);
scarti di produzione artigianale ed industriale di varia natura
(speciali e pericolosi);
percolato della discarica di RSU dismessa di Montesilvano,
situata a pochi metri dall’alveo del fiume Saline.

Principali caratteristiche ambientali.
I terreni delle aree interessate dall’inquinamento sono
prevalentemente alluvionali, costituiti da ghiaie e sabbie e,
subordinatamente, da limi e argille. La natura litologica del sito
comporta un elevato rischio della falda freatica.
Dal punto di vista paesaggistico, i due fiumi costituiscono due
ecosistemi fluviali particolarmente interessanti e rappresentativi
del paesaggio costiero abruzzese in quanto caratterizzati da
antropizzazione quasi assente, senza la presenza di attivita’ umane
di tipo produttivo e per lo piu’ integri, ove naturalmente si
prescinda dalla grande massa di rifiuti abbandonati lungo le sponde.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi di bonifica e’ stato stimato pari a 25
miliardi di lire, dei quali il 15% e’ previsto a carico della
regione. Era stato concesso un finanziamento per la
rinaturalizzazione del tratto terminale del fiume Saline (Scheda 5
del P.T.T.A. 1994/1996 pari a 1,9 miliardi di lire) che e’ stato
revocato per mancata avvio degli interventi. E’ stato anche concesso
un finanziamento per i primi urgenti, ma parziali, interventi di
messa in sicurezza della discarica per RSU dismessa deI comune di
Montesilvano (Scheda P2C deI P.T.T.A. 1994/1996 per 300 milioni di
lire).
I costi degli interventi piu’ urgenti sono stati stimati pari a
circa 15 miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Gli interventi previsti consistono essenzialmente in:
messa in sicurezza della discarica di Montesilvano
(S = 5-6 ettari, V = 300.000 m3 di rifiuti) mediante realizzazione di
diaframma plastico perimetrale al fine di isolare la stessa dal fiume
Saline e copertura superficiale;
rimozione e smaltimento in discarica dedicata (presumibilmente
di tipo 2 B) dei materiali abbandonati lungo l’alveo dei due fiumi
stimati in 250.000 m3;
asportazione e sostituzione di circa 50.000 m3 di suolo
spondale, nel caso in cui non sia possibile una bonifica in sito;
realizzazione della discarica dedicata di volumetria massima
pari a circa 300.000 m3.

BASILICATA

Comune – Localita’.
Tito (Potenza).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica area industriale ex Liquichimica.

Perimetrazione.
Il sito, avente una superficie di circa 6 ettari e ubicato in
localita’ Consorzio ASI in agro del comune di Tito a circa 4,5 km dal
centro abitato, si sviluppa su un’estesa area industriale (circa 6
ettari) quasi interamente dismessa, nella quale sono presenti
fabbricati e impianti in parte demoliti o in evidente stato di
abbandono, silos e serbatoi fatiscenti contenenti ammoniaca, vasche
contenenti acque reflue e fanghi di depurazione, cumuli sparsi di
rifiuti.
Il sito e’ inquinato da rifiuti di diversa origine (speciali,
pericolosi, assimilabili agli urbani) in quantita’ pari a circa
210.000 m3. In particolare sono state evidenziate le seguenti
tipologie di rifiuti:
fosfogessi;
materie prime, prodotti e residui di lavorazione derivanti
dalla produzione di concimi a base di fosforo;
acque reflue di depurazione;
scorie e polveri derivanti da attivita’ siderurgica
(Siderpotenza);
materiali contenenti amianto o fibre pericolose sotto forma di
cumuli o di elementi di copertura di capannoni contenenti amianto
(eternit) in stato di evidente degrado con rischio di rilascio e
dispersione eolica di fibre libere;
strutture in c.a., capannoni abbandonati e serbatoi fatiscenti
in parte da demolire ed in parte da recuperare.
Per quanto riguarda la classificazione dei contaminanti nei
rifiuti non puo’ essere esclusa la presenza di contaminanti
pericolosi organici, quali oli minerali e fenoli, derivanti
dall’attivita’ siderurgica e dalla produzione di concimi; e’ inoltre
da considerare certa la presenza di contaminanti pericolosi
inorganici quali: metalli pesanti, amianto, cianuri inorganici, acidi
e basi.

Principali caratteristiche ambientali.
L’area in oggetto e’ ubicata a circa m 780 s.l.m. lungo pendii a
precaria stabilita’ a causa della presenza di terreni a componente
essenzialmente argillosa, fortemente erosi dagli agenti esogeni. Le
formazioni affioranti sono costituite da marne argillose, arenarie,
scisti silicei e calcari. I sondaggi eseguiti nella zona hanno
evidenziato la presenza fino a m 26 di profondita’ di terreni limosi
passanti ad argillosi di bassissima permeabilita’. La falda, che ha
un livello medio di circa m 8 sotto il p.c., raggiunge in inverno
livelli massimi pari a m 2-3 sotto il p.c.
La vastita’ dell’area, il pericolo connesso alla tipologia degli
inquinanti (amianto) ed alla presenza di smaltimento di rifiuti
industriali, l’instabilita’ dei versanti portano a ritenere che il
sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e
sanitario.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi e’ stato stimato in:
messa in sicurezza: 2,95 miliardi di lire;
bonifica: 22,45 miliardi di lire;
totale 25,5 miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
Sono state effettuate alcune analisi di campioni prelevati da
cumuli di materiale di risulta, che hanno evidenziato valori
piuttosto alti di metalli pesanti (cadmio, cromo esavalente e
mercurio).

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E’ stato elaborato un progetto di bonifica che prevede le
seguenti azioni:
demolizione dei fabbricati ed impianti non piu’ recuperabili;
messa in sicurezza e/o bonifica dei cumuli di rifiuti, delle
aree o parti di fabbricati o impianti con presenza di amianto o
comunque sostanze fibrose potenzialmente pericolose;
monitoraggio durante le fasi di messa in sicurezza e/o
bonifica;
recupero di parti di fabbricati o impianti una volta
bonificati.

CALABRIA

Comune – Localita’.
Crotone – Cassano allo Jonio – Cerchiara.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica di aree industriali dismesse, della fascia costiera
contaminata da smaltimento abusivo di rifiuti industriali e del
relativo specchio di mare, di discariche abusive.

Perimetrazione del sito.
L’area in oggetto comprende un territorio molto vasto, nel quale
sono incluse:
A) due aree industriali della ex Montedison e della Pertusola.
B) discariche in localita’ Tufolo e Farina;
C) fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa
tra la foce del fiume Esaro a sud e quella del fiume Passovecchio a
nord;
D) due aree, ubicate nei comuni di Cassano allo Jonio
(localita’ torrente Sciarapotolo) e di Cerchiara Calabra (localita’
Massaria Chidichimo), di smaltimento abusivo di rifiuti industriali.
L’industria della Pertusola ha stoccato all’interno dello
stabilimento un volume elevato di ferriti di zinco.
Le discariche di Tufolo e Farina sono prive di presidi ambientali
(quali barriere di fondo, opere di captazione del percolato, sistemi
di smaltimento acque superficiali, etc.) con notevoli volumi
abbancati di rifiuti speciali, RSU, fanghi di depurazione civile e
rifiuti alluvionali (alluvione 1996) e rappresentano un forte
pericolo d’inquinamento sull’area circostante.
La discarica sita in localita’ Tufolo copre una superficie di 7
ettari e si trova a circa 4 km a sud di Crotone. La discarica ha
iniziato la sua attivita’ nel 1975. I rifiuti abbancati, il cui
volume complessivo puo’ essere stimato pari a circa 990.000 m3
costituiscono un rilevato alto circa m 20, le cui scarpate presentano
problemi di stabilita’. La tipologia dei rifiuti abbancati e’ la
seguente: speciali, rifiuti solidi urbani, fanghi di depurazione
civile, rifiuti provenienti dall’alluvione del 1996. Si sospetta la
presenza di rifiuti sanitari e pericolosi.
La zona demaniale e’ costituita dall’arenile ubicato di fronte
all’area industriale della Pertusola e della ex Montedison,
delimitato da un lato dalla foce del fiume Esaro e dall’altro dalla
foce del torrente Passovecchio. Il tratto di costa in oggetto e’
interessato da smaltimento di rifiuti industriali speciali e
pericolosi (ferriti di zinco e cromo, etc.). Sull’area, che ha una
dimensione complessiva di circa 87.000 m2, sono stati smaltiti circa
300.000 m3 di rifiuti.
I siti di Cassano allo Jonio e Cerchiara sono aree sottoposte a
sequestro, riconducibili alla stessa tipologia d’intervento per la
presenza di rifiuti industriali prodotti dalla Pertusola di Crotone,
in particolare ferriti di zinco e cromo.

Principali caratteristiche ambientali.
Nell’area della discarica affiorano terreni costituiti da
depositi alluvionali e sabbiosi ad elevata permeabilita’.
L’area demaniale e’ sottoposta a vincoli paesistici e
idrogeologici.
Il pregio ambientale dell’area, la vulnerabilita’ della falda e
dei corpi idrici superficiali, la pericolosita’ dei rifiuti abbancati
senza alcuna opera di protezione, la vicinanza a centri ad elevata
densita’ abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione
dell’area ad elevata pericolosita’ sanitaria ed ambientale.

Costi di messa in sicurezza e/o bonfica.
Il costo complessivo degli interventi di bonifica e’ stato
stimato pari a 62 miliardi di lire per le sub-aree A, B e C. Il costo
di intervento nell’area D, comprensivo dei costi di caratterizzazione
delle aree circostanti, e’ stato stimato pari a 20 miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
I risultati di un primo studio di caratterizzazione indicano,
all’interno dello stabilimento Pertusola, la presenza di una
contaminazione diffusa da parte di metalli pesanti. I principali
contaminanti sono: zinco, cadmio, piombo, rame e arsenico.
Gli idrocarburi totali, ricercati nelle aree adiacenti ai
serbatoi di stoccaggio, sono risultati presenti in concentrazioni
inferiori ai limiti di accettabilita’.
Lo strato argilloso superficiale, laddove presente, costituisce
una barriera alla migrazione dei metalli verso l’acquifero
sottostante; tuttavia, la locale assenza di tale strato puo’ favorire
un contatto diretto fra riporto contaminato e depositi alluvionali
sottostanti e pertanto determinare area a potenziale rischio di
propagazione della contaminazione.
Inoltre alte concentrazioni di metalli si riscontrano nelle acque
sotterranee campionate in alcuni piezometri ubicati proprio in
prossimita’ di aree in cui lo strato argilloso risulta assente.
Il quadro qualitativo risultante da un successivo Piano di
caratterizzazione ha confermato una pressoche’ totale contaminazione
dei terreni di riporto presenti sul sito. I volumi di materiale che
eccedono i limiti fissati dal decreto ministeriale n. 471/1999 per
utilizzo industriale, sono stimabili in circa 1.000.000 di m3.
Per quanto riguarda la compromissione, ai sensi del decreto
ministeriale n. 471/1999, delle acque sotterranee e’ evidente una
netta separazione tra area sud, storicamente sede degli impianti
produttivi e di stoccaggi/lagunaggi, e l’area nord in cui la
contaminazione e’ essenzialmente collegata a fattori naturali (ad es.
valori di fondo elevati nelle acque sotterranee in entrata per
solfati e manganese).

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
In passato sull’area industriale della Pertusola e’ stato
effettuato un intervento di bonifica, non risolutivo, consistente
nella copertura e nella protezione perimetrale mediante diaframmi e
muri in calcestruzzo armato di una discarica industriale presente
nell’area.
Il programma degli interventi prevede di procedere con
immediatezza ad un intervento di messa in sicurezza d’emergenza, per
eliminare il pericolo di migrazione della contaminazione attraverso
la falda verso il mare e quello d’emissioni di polveri contaminate.
A tale scopo si procedera’:
in primo luogo alla progettazione e realizzazione di una
barriera di contenimento che impedisca il flusso verso il mare delle
acque sotterranee contaminate e alla copertura delle aree di
stabilimento non pavimentate;
all’indagine sulle cause della forte acidita’ delle acque
sotterranee e delle alte concentrazioni di Cd e Zn, difficilmente
spiegabili con i processi di lisciviazione e contatto diretto della
falda con i terreni;
all’impermeabilizzazione di alcune aree dello stabilimento, al
fine di impedire la lisciviazione delle sostanze inquinanti.
Successivamente si intraprenderanno le azioni per la bonifica per
fasi del sito, che dovranno tenere conto dei processi di
reindustrializzazione dell’area.
Per le aree della provincia di Cosenza e’ stata gia’ interessata
l’ENEA al fine di effettuare sia la valutazione dell’effettiva
entita’ dei fenomeni di inquinamento sia la progettazione della messa
in sicurezza e la bonifica dei siti posti sotto sequestro.

EMILIA ROMAGNA

Comune – Localita’.
Comprensorio ceramico di Sassuolo – Scandiano.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica aree industriali dismesse, di lavorazione della
ceramica.

Perimetrazione del sito.
L’area, che ricade nel territorio di nove comuni e due province,
e’ sede di un sistema industriale complesso di rilievo
internazionale. Il comprensorio ricade inoltre all’interno delle aree
dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale.

Principali caratteristiche ambientali.
Il Comprensorio ricade nelle aree di conoide e di pianura dei
bacini Secchia e Panaro. Su parte del Comprensorio insiste un vincolo
paesaggistico.
I materiali affioranti sono di origine alluvionale (ghiaie e
sabbie), ad alta permeabilita’ e notevole vulnerabilita’.
La falda superficiale e’ quasi affiorante mentre la profondita’
media sotto il piano campagna del principale acquifero regionale e’
di circa 30 metri.
La vulnerabilita’ della falda e dei corpi idrici superficiali
presenti nell’area, in parte soggetta a vincolo paesaggistico, la
tipologia e pericolosita’ degli inquinanti (metalli pesanti) rendono
lo stato di compromissione dell’area ad elevato rischio ambientale e
sanitario.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per la bonifica di tutti i 19 siti appartenenti al Comprensorio
e’ stato stimato un costo globale di circa 100 miliardi di lire. Per
la bonifica degli interventi ritenuti prioritari e la messa in
sicurezza degli altri e’ stato previsto un onere di 30 miliardi al
netto dei previsti cofinanziamenti.

Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.

EMILIA ROMAGNA

Comune – Localita’.
Fidenza (Parma).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica aree industriali dismesse.

Perimetrazione.
L’area d’indagine e’ stata interessata da diverse sorgenti
d’inquinamento derivanti dall’attivita’ delle industrie operanti sul
sito. Fino alla fine degli anni quaranta, l’area e’ stata utilizzata
da un’azienda della Montecatini – Montedison per la produzione di
acido fosforico e fertilizzanti fosfatici. Successivamente l’area e’
stata utilizzata dalla Compagnia Italiana Petroli (C.I.P.) per la
produzione di piombo tetraetile e mercaptani, che e’ continuato fino
al 1973. Dal 1973 ad oggi e’ rimasta inutilizzata. Il sito,
contaminato da piombo tetraetile, IPA ed altre sostanze organiche,
confina ad est con la ditta Carbochimica, tuttora produttiva, che ha
fortemente inquinato il suolo da idrocarburi e sta bonificando l’area
ad ovest della C.I.P. mediante pompaggio di idrocarburi dalla falda
freatica. Le aree site in localita’ Vallicella, Formio, sedi di
discariche dismesse di rifiuti urbani e speciali, ubicate in aree
golenali, presentano inquinamenti da sostanza organica e metalli
pesanti ed i fenomeni erosivi dello Stirone ne hanno parzialmente
messo a nudo i rifiuti. L’area di S. Nicomede, contaminata dalle
ceneri dell’impianto di incenerimento dismesso, e’ ubicata in area
esondabile dello Stirone medesimo.

Principali caratteristiche ambientali.
La litologia superficiale dell’area e’ costituita da materiali
mediamente permeabili (sabbie e limi). Morfologicamente il sito e’
collocato in una fascia di alta pianura, solcata da numerosi corsi
d’acqua (torrente Stirone, torrente Rovacchia e canale Cavo Venzola).
La falda superficiale e’ situata alla profondita’ media di 2,5 m
sotto il piano campagna, mentre la falda acquifera regionale ha la
profondita’ media di 5,0.
La vulnerabilita’ della falda e dei corpi idrici superficiali
presenti nell’area, l’esondabilita’ dei corsi d’acqua limitrofi, la
collocazione nelle vicinanze del centro urbano di Fidenza, la
tipologia e pericolosita’ degli inquinanti (piombo tetraetile, IPA)
rendono lo stato di compromissione dell’area ad elevato rischio
ambientale e sanitario

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di interventi di bonifica per le aree e’ stato stimato in
circa 39 miliardi di lire.
La bonifica dell’area Carbochimica, gia’ in parte realizzata,
trova la copertura finanziaria per il suo completamento all’interno
delle economie disponibili nelle casse della regione Emilia Romagna
derivanti dai finanziamenti PTTA 94/96 con l’erogazione di un
contributo di 1,279 miliardi da autorizzarsi da parte del Ministero.
I costi degli interventi piu’ urgenti sono stimati pari a circa 17,7
miliardi.

Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.

FRIULI-VENEZIA GIULIA

Comune – Localita’.
Trieste.

Tipologie dell’intervento.
Bonifica dell’area del porto industriale di Trieste.

Perimetrazione del sito.
L’area occupa una superficie di circa 3.500.000 mq, parte
appartenente al demanio marittimo dello Stato ed amministrata
dall’Autorita’ portuale e parte di proprieta’ di soggetti privati.
Sull’area insistono svariate attivita’ produttive di tipo
siderurgico, chimico, di deposito e stoccaggio di oli minerali e
prodotti petroliferi raffinati, nonche’ aree dismesse che furono in
passato sede di impianti di smaltimento, di raffinazione e
lavorazione di oli lubrificanti con produzione di melme acide.
Il principale problema ambientale e’ rappresentato
dall’inquinamento delle aree di ex raffinerie e di depositi di
idrocarburi (ex raffineria ESSO: 235.000 m2 di superficie ed ex
Aquila: 1.000.000 m2 di superficie) per lo piu’ costieri, nonche’
dalla presenza di una notevole contaminazione dei sedimenti nelle
aree portuali.
Gia’ il Piano bonifiche ex legge n. 441/1987 indicava sette aree
potenzialmente contaminate prevalentemente costituite da depositi di
idrocarburi.
A seguito di attivita’ di monitoraggio e’ stata riscontrata in
alcune zone del Porto industriale la presenza di contaminanti, quali
idrocarburi e metalli pesanti; in particolare e’ stato evidenziato il
superamento dei limiti di concentrazione di cui all’allegato 1 del
decreto ministeriale n. 471/1999, con presenza di concentrazioni
massime di idrocarburi totali pari a 107.000 mg/kg di sostanza secca.

Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 50 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
Sull’area in oggetto sono gia’ in corso accertamenti analitici,
commissionati dall’Autorita’ portuale di Trieste alla Foster &
Wheeler e dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei
rifiuti all’ARPA regionale.

Progetto di messo in sicurezza e/o bonifica.
A seguito delle risultanze delle indagini di caratterizzazione
ambientale condotte dalla Foster & Wheeler, si e’ proceduto, nel
corso dei primi mesi dell’anno 2000, alla messa in sicurezza
dell’area maggiormente inquinata, avente un’estenzione pari a 1.200
mq.

FRIULI-VENEZIA GIULIA

Comune – Localita’.
S. Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Cervignano del Friuli (Udine).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica della laguna di Marano e Grado e dei corsi d’acqua
limitrofi.

Perimetrazione del sito.
Il sito e’ costituito dalle seguenti aree inquinate:
a) specchio lagunare, avente una superficie di circa 1.600
ettari compresi i territori barenali;
b) area compresa tra le foci dei fiumi Ausa – Corno e il canale
di Marano;
c) area della Darsena interna e del canale Banduzzi.

Principali caratteristiche ambientali.
L’inquinamento dell’area e’ attribuibile agli sversamenti di
mercurio da parte di uno stabilimento di produzione della cellulosa,
sito a Torviscosa. L’inquinamento cominciato nel 1949 con un apporto
di circa 20 kg/giorno si e’ attenuato nel 1970 (circa 6-7 kg/giorno)
per poi annullarsi nel 1984 dopo l’adozione di sistemi efficienti di
recupero. Lo sversamento complessivo nell’area ammonterebbe a circa
186.000 kg, per cui l’inquinamento del sedimento sarebbe pari a circa
11,5 g/m2.
Sono state effettuate in passato analisi chimiche dei sedimenti,
che hanno indicato i seguenti valori di inquinamento da mercurio:
11-14 &greco;m/g per l’area lagunare, 5-7 &greco;m/g per l’area dei
fiumi Ausa e Corno, 2-4 &greco;m/g per l’area prospiciente il fiume
Stella.
Tenendo conto dell’elevata concentrazione di mercurio nei
sedimenti, della neurotossicita’ di tale elemento anche a basse dosi
se presente nella catena alimentare, della presenza in laguna di
attivita’ di ittiocoltura e molluschicoltura, si puo’ affermare che
la laguna di Grado e Marano e’ un’area ad elevata pericolosita’
sanitaria ed ambientale.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per la bonifica delle aree e’ stato stimato un costo globale di
circa 54,8 miliardi di lire. I costi degli interventi piu’ urgenti
ammontano a circa 28,6 miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
In corso di elaborazione.

Progetto di messa in sicurerza e/o bonifica.
Da elaborare.

LAZIO

Comune – Localita’.
Quasi tutti i comuni della provincia di Frosinone (circa 85 su
91).

Tipologia dell’intervento.
Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di
discariche dismesse (attivate ai sensi dell’art. 12 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 915/1982 nell’83% dei casi e abusive
per il 17%).

Perimetrazione del sito.
Il numero dei siti interessati dall’intervento e’ pari a 110. Si
tratta, in genere, di discariche attivate nella seconda meta degli
anni `80. La superficie totale occupata da rifiuti e’ pari a circa 40
ettari, con una quantita’ di rifiuti accumulati di circa 1.500.000
metri cubi. Nel 23% circa delle discariche sono contenuti rifiuti
speciali e nel 5% di esse e’ stata accertata la presenza di rifiuti
pericolosi. Tra queste ultime, la discarica di Selvelle (chiamata
anche Montenebulone o Coste Calde), sita in agro del comune di
Arpino, attualmente sotto sequestro da parte dell’Autorita’
giudiziaria, ha un’estensione imprecisata entro un terreno di circa
11 ettari ad elevata permeabilita’. Essa contiene una quantita’ di
rifiuti sicuramente superiore a 13.500 metri cubi, tra i quali “fusti
contenenti composti chimici allo stato liquido a reazione acida e
fanghi da trattamento chimico-fisico”, come evidenziato da una nota
preliminare del collegio peritale nominato dal magistrato inquirente;
su questo sito e’ necessario svolgere indagini estese ed approfondite
e l’operazione di messa in sicurezza e bonifica si prevede
particolarmente onerosa.
Poiche’ la caratterizzazione delle discariche e’ stata effettuata
sulla base di sopralluoghi, senza esecuzione di indagini approfondite
(scavi, carotaggi, ecc.), non si puo’ escludere la presenza di
rifiuti pericolosi in un numero superiore di siti.

Principali caratteristiche ambientali.
I siti di ubicazione delle discariche sono soggette, per oltre il
20%, a vincoli (idrogeologico, bellezze naturali, ecc.). I terreni
risultano, per circa il 70% dei casi, a permeabilita’ da media ad
elevata e, considerando che in almeno il 23% delle discariche non vi
e’ alcuna impermeabilizzazione, questo sta dando luogo ad
inquinamento delle falde acquifere (in molti casi poste a profondita’
inferiore a 10 metri), dei fiumi e dei corsi d’acqua minori oltre che
del terreno. Inoltre, dalle indagini svolte, anche laddove sono
presenti teli impermeabilizzanti sul fondo, essi risultano in genere
inefficaci ad impedire che il percolato penetri nella falda. Infine,
quasi il 40% dei siti considerati e’ posto ad una distanza inferiore
a 300 metri dai centri abitati.
La presenza diffusa di rifiuti sul territorio, la pericolosita’
dei rifiuti abbancati senza alcuna opera di protezione, la
vulnerabilita’ del territorio, la vicinanza a centri ad elevata
densita’ abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione
dell’area ad elevata pericolosita’ sanitaria ed ambientale.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo complessivo dell’intervento e’ stimato nell’ordine di
circa 35 miliardi di lire, sulla base di un programma preliminare di
intervento elaborato utilizzando i dati di un indagine effettuata
dall’ANPA. I costi degli interventi piu’ urgenti ammontano a circa 20
miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.

LIGURIA

Comune – Localita’.
Cogoleto e Arenzano (Genova).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica di area industriale (Stabilimento Stoppani) e relative
pertinenze soggetta ad inquinamento diffuso da cromo.

Perimetrazione del sito.
L’area interessa la foce del torrente Lerone, in comune di
Cogoleto ed Arenzano (Genova).
Lo stato d’inquinamento si presenta diffuso nell’area industriale
degradata sottesa dalle pertinenze dello stabilimento Stoppani. Non
sono presenti abitazioni nell’immediato intorno.
La produzione base dello stabilimento, che e’ in attivita’ sin
dai primi anni del `900, e’ costituita dal bicromato di sodio, dal
quale si ottengono attraverso successivi stadi di lavorazione altri
derivati del cromo.
Dal processo della produzione del bicromato di sodio, residuano
delle ganghe o terre esauste in cui il cromo esavalente solubile puo’
ancora essere presente: tali ganghe sono in parte riciclate, previo
essiccamento, nel processo produttivo, mentre la parte restante, dopo
essere stata sottoposta ad opportuni processi di trattamento che
permettono di abbattere il contenuto in cromo esavalente, e’ smaltita
nella discarica in localita’ Cava Molinetto.
La quantita’ di cromo esavalente ancora presente nelle ganghe e’
diminuita nel tempo in funzione della migliore tecnologia adottata
dalla Ditta, ma a tutt’oggi sono presenti zone direttamente
interessate dallo stabilimento o limitrofe allo stesso, interessate
da accumuli di terre abbandonate, ancora contenenti cromo. Oltre alla
presenza diffusa in terrapieni “storici”, oggi in corso di bonifica
mediante “lavaggio”, le terre esauste provenienti dal processo
produttivo, dopo essere state sottoposte a depurazione ma comunque
ancora da considerarsi tossiche e nocive, erano smaltite direttamente
sulla spiaggia antistante lo stabilimento su un’area appositamente
concessa a questo scopo dal demanio marittimo.
Successivamente al 1982, ma prima del drastico abbattimento del
tenore di cromo nei rifiuti tale da trasformarli in rifiuti speciali
smaltibili nella discarica del Molinetto, la Stoppani ha stoccato
provvisoriamente i rifiuti ancora tossici e nocivi in “contenitori”
in HDPE (stoccaggio di Pian Masino) in comune di Arenzano.

Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le indagini e gli accertamenti sulle matrici ambientali acque
superficiali, acque sotterranee e suolo svolte dall’ARPAL della
durata di quattro mesi, hanno comportato un costo di circa 0.142
miliardi di lire.
Gli interventi di bonifica della spiaggia e di riqualificazione
del torrente Lerone, che hanno comportato un costo di circa 14.28
miliardi di lire, sono stati ammessi dal Ministero dell’ambiente, con
decreto del 7 luglio 1993, al “Programma di riassetto ambientale
della zona costiera della foce del Torrente Lerone”, con un
co-finanziamento comunitario Envireg per un importo pari a 7.14
miliardi; gli interventi sono stati realizzati e collaudati.
Per cio’ che concerne gli interventi in corso, risultano avviate
attivita’ nell’area del terrapieno su cui insiste lo stabilimento
mediante pompaggio della falda e depurazione delle acque emunte. La
Societa’ Stoppani e’ vincolata da precedenti accordi con la regione
Liguria ad effettuare interventi di bonifica per ulteriori 6.74
miliardi, per un costo complessivo dell’opera di bonifica pari a
circa 21 miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
A seguito della richiesta dei comuni di approfondire la
conoscenza dello stato d’inquinameto dei suoli e delle falde, la
regione ha disposto, in data 11 maggio 2000, un intervento dell’ARPAL
avente per oggetto il “Monitoraggio area Stoppani in comune di
Cogoleto e Arenzano”, con lo scopo di effettuare indagini ed
accertamenti sulle matrici ambientali acque superficiali, acque
sotterranee e suolo (terreno superficiale e profondo, sedimenti in
alveo e arenile spiaggia).
Il suddetto monitoraggio si e’ concluso il 15 settembre 2000, i
risultati sono stati consegnati il 15 settembre 2000 e 13 novembre
2000; il contenuto delle relazioni consente di affermare l’esistenza
di fenomeni di inquinamento in atto, derivanti da attivita’
industriali pregresse, ma anche da continui episodi di rilascio
inquinanti.
In data 4 ottobre 2000 la Stoppani S.p.a. ha presentato la
comunicazione prevista dall’art. 9 del decreto ministeriale n.
471/1999 sostenendo peraltro la insussistenza di condizioni che
richiedano interventi di messa in sicurezza di emergenza e rilevando
l’inapplicabilita’ dell’obbligo di bonifica.
Sulla base dei dati del monitoraggio e della comunicazione
sopracitata, la provincia di Genova, competente ai sensi della legge
regionale n. 18 del 1999 in quanto l’area e’ compresa nel territorio
di due comuni, ha emanato un provvedimento che impone all’azienda
interventi di messa in sicurezza d’emergenza.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Concluso il programma Envireg con la bonifica della spiaggia,
sono in corso le attivita’ di “lavaggio” del terrapieno su cui
insiste lo stabilimento mediante pompaggio della falda e depurazione
delle acque emunte.
Dal certificato di collaudo parziale al 31 dicembre 2000
risultano eseguiti lavori per complessive L. 19.779.725.123.
Si resta in attesa degli adempimenti dell’azienda in relazione al
provvedimento della provincia di Genova per ulteriori interventi di
messa in sicurezza e per la progettazione di interventi di bonifica.

LOMBARDIA

Comune – Localita’.
Milano – Localita’ Bovisa.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica area industriale dismessa.

Perimetrazione del sito.
Il sito, dove era ubicata l’officina del gas di Milano, si trova
nella parte nord del territorio comunale, in zona Dergano-Bovisa ed
ha una superficie di circa 420.000 mq. L’impianto ha fornito gas alla
citta’ di Milano per circa 85 anni, dal 1908 al 1994, e fino al 1969
attraverso il processo di distillazione del carbone. L’area e’ ora
gestita dall’A.E.M., che mantiene attivita’ di distribuzione del
metano, officine, magazzini e una nuova stazione di riduzione di
pressione del metano. L’accordo di programma per la realizzazione
nella zona della Bovisa del nuovo polo universitario del Politecnico
di Milano prevede in futuro l’insediamento nell’area di funzioni
pubbliche, residenziali, commerciali, terziarie di servizio,
produttive, con il recupero di aree per il verde pubblico, i servizi
e i parcheggi.
Il volume del terreno inquinato da trattare e’ stato stimato pari
a 90.000 mc.
Gli inquinanti presenti nel terreno contaminato sono
rappresentati principalmente da metalli pesanti e I.P.A. L’area
occupata dall’ex impianto di debenzolaggio risulta contaminata da
valori elevati di BTX. La zona sud-est dell’area, compresa tra la
perimetrale sud-est ed il confine dell’area, risulta contaminata da
ferrocianuri.

Principali caratteristiche ambientali.
I terreni affioranti nell’area sono costituiti da litotipi a
permeabilita’ elevata (ghiaie sabbiose).
La collocazione nel contesto urbano di Milano, la vulnerabilita’
della falda, la tipologia e pericolosita’ degli inquinanti (metalli
pesanti, IPA, BTX, ferrocianuri) rendono lo stato di compromissione
dell’area ad elevato rischio ambientale e sanitario.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell’area sono stati cosi’ stimati:
bonifica 48,00 miliardi;
costi gia’ sostenuti: 0,495 miliardi;
risorse disponibili: 24,66 miliardi;
risorse da reperire: 23,34 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
In tempi recenti, dal 1995 al 1999, sono state effettuate otto
campagne di indagine consistenti in:
sondaggi a carotaggio continuo;
scavi di esplorazione;
prelievo ed analisi chimiche di campioni di terreno;
prelievo ed analisi di gas interstiziale;
messa in opera di piezometri a profondita’ variabile tra 30 e
80 m per la misura mensile dei livelli statici;
prelievo ed analisi chimiche di campioni d’acqua di falda.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il settore Ambiente del comune di Milano ha sviluppato
recentemente un progetto preliminare di bonifica dell’intera area.
Tale progetto prevede interventi di soil washing, soil vapor
extraction e bioventing per il trattamento dei terreni inquinati e
capping ingegneristico per il confinamento e la messa in sicurezza di
alcune aree. Il progetto definitivo del primo lotto di bonifica,
approvato dal comune, prevede una spesa di 23,5 miliardi di lire.

LOMBARDIA

Comune – Localita’.
Cerro al Lambro (Milano) – Localita’ Cascina Gazzera.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree inquinate da melme acide
e da terre decoloranti esauste.

Perimetrazione.
Il sito e’ costituito da due aree, denominate “Danelli” e
“Montana”, interessate dallo scarico abusivo di melme acide,
derivanti dalla raffinazione degli oli usati, e di terre decoloranti
esauste. La prima area, piu’ a settentrione, ha una superficie di
16.000 m2 mentre la seconda, piu’ meridionale, ha un’estensione di
circa 35.000 m2 e contiene melme acide ad elevata acidita’, con
notevole sviluppo di gas contenenti zolfo. Nelle immediate vicinanze
sono presenti un’area con depositi di terre decoloranti ed un’area di
melme acide immerse nel fiume Lambro. L’area Montana presenta pozze
di profondita’ pari a circa 1,5 m con melme acide a media acidita’,
aree con depositi di terre decoloranti e un’area con croste
bituminose e melme mescolate con sabbia.

Principali caratteristiche ambientali.
Il sito ubicato sulla scarpata prospiciente l’alveo del fiume
Lambro, sponda destra, ha delle quote dei terreni variabili tra 68 e
81 m s.l.m. Il centro abitato piu’ vicino, Cerro al Lambro, e’
situato circa 1 km a nord del sito. I vincoli gravanti sull’area sono
i seguenti:
legge n. 431/1985 (Galasso) (art. 1, lettera c);
legge regionale n. 86/1983 – Area di rilevanza ambientale (sud
Milano, Medio Lambro);
legge regionale n. 24/1990 – Parco agricolo sud Milano.
Le aree di interesse sono caratterizzate dall’affioramento di
formazioni alluvionali quaternarie, tipiche di questo tratto di
pianura Padana, costituite da sabbie e ghiaie fini. La vulnerabilita’
della falda e’ medio-alta e quindi lo sversamento sul terreno di
rifiuti pericolosi, con il loro carico di sostanze tossiche,
rappresenta un effettivo elevato rischio per le acque sotterranee.
La pericolosita’ degli inquinanti, il loro diretto contatto con
le acque fluviali, la formazione di esalazioni di gas irritanti, la
rilevanza ambientale dell’area portano a considerare la situazione
del sito come ad elevato rischio sanitario ed ambientale.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell’area sono stati cosi’ stimati:
bonifica: 82,5 miliardi;
finanziamento gia’ accordato: 0,5 miliardi (regione Lombardia,
legge regionale n. 94/1980);
risorse disponibili: 34 miliardi;
risorse da reperire: 48 miliardi.
L’intervento sul sito e’ stato inserito nel Progetto strategico
7.1.1 “Pianificazione delle aree contaminate e realizzazione dei
progetti di bonifica con l’alta sorveglianza della regione”.

Piano di caratterizzazione.
Il Piano di caratterizzazione, elaborato e trasmesso al comune di
Cerro al Lambro con nota del 20 luglio 1999, e’ stato esaminato dal
Comitato tecnico, ex art. 17 legge regionale n. 94/1980 nella seduta
del 9 novembre 1999.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il progetto definitivo, assimilabile all’esecutivo, elaborato e
trasmesso al comune di Cerro al Lambro con nota 20 luglio 1999, e’
stato esaminato dal Comitato tecnico, ex art. 17 legge regionale n.
94/1980 nella seduta del 9 novembre 1999. In data 12 dicembre 2000 si
e’ avuta l’inizio delle attivita’ di cantiere per un primo lotto
degli interventi per un importo di circa 56 miliardi.

MARCHE
Comune – Localita’.
Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle (Macerata).
Porto Sant’Elpidio, Sant’Elpidio a mare (Ascoli Piceno).
Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale del Basso Bacino del fiume
Chienti.
Perimetrazione.
L’area della bassa valle del fiume Chienti, e’ interessata dalla
presenza di numerose aziende del settore calzaturiero, che utilizzano
composti organoalogenati per il lavaggio di fondi di calzature in
poliuretano. I rifiuti di tali processi, classificati come
pericolosi, sono stati sversati sul suolo, nel sottosuolo e nelle
acque di falda attraverso pozzi.
Gli inquinanti, costituiti prevalentemente da tricloroetano,
tricloroetilene e tetracloroetilene, hanno contaminato una vasta area
in sinistra idrografica del fiume Chienti, avente un’ampiezza attorno
ai 10 km2 (Comuni di Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle),
un’area piu’ limitata in destra idrografica, limitatamente agli
ultimi 2 km della foce del fiume (Comune di Porto Sant’Elpidio) ed
un’area piu’ ristretta, la cui estensione e’ da definire, in destra
idrografica del fiume (Comune di Sant’Elpidio a Mare).

Principali caratteristiche ambientali.
I terreni sono costituiti prevalentemente da alluvioni sabbioso –
ghiaiose molto vulnerabili.
La situazione ambientale e’ molto critica in quanto
l’inquinamento ha interessato molti pozzi privati utilizzati a scopo
idropotabile nonche’ i pozzi delle centrali di sollevamento degli
acquedotti di Montecosaro e Civitanova Marche, situati a valle dei
punti di sversamento, costringendo i comuni interessati a spendere
ingenti cifre per la depurazione e potabilizzazione delle acque
contaminate.
Sono in corso procedimenti giudiziari nei confronti di alcune
aziende del settore calzaturiero all’interno del perimetro o nelle
cui aree circostanti sono stati sversati rifiuti liquidi a base di
sostanze alogenate.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell’area sono stati cosi stimati:

=====================================================================
Caratterizzazione | 0,60|miliardi di lire
=====================================================================
Messa in sicurezza del terreno | 2,00| ”
———————————————————————
Messa in sicurezza delle acque di falda e dei| |
siti inquinati | 4,00| ”
———————————————————————
Monitoraggio e controlli | 0,25| ”
———————————————————————
Interventi di messa in sicurezza del campo | |
pozzi uso idropotabile del comune di | |
Civitanova: |1,50 “|
———————————————————————
| —–| —–
———————————————————————
Totale costo intervento | 8,35|miliardi di lire

Piano di caratterizzazione.
In passato e nel periodo marzo/agosto 1999 sono state effettuate
analisi chimiche sulle acque di falda, che hanno evidenziato una
vasta area con valori di concentrazione di tricloroetano e di
percloroetilene maggiori di 30 microgrammi/l.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E’ stata elaborata la progettazione di massima, con la stima dei
costi complessivi.

MOLISE
Comune – Localita’.
Guglionesi (Campobasso) – Macchie.
Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di un ex impianto di
lombricoltura (Guglionesi II).
Perimetrazione.
L’area in oggetto (S = 8 ettari) era stata inizialmente
autorizzata per la realizzazione di un impianto di selezione di RSU
per il successivo processo di compostaggio, con annesso un impianto
di allevamento di lombrichi da alimentare con il composto ottenuto
dal trattamento dei rifiuti.
La gestione impropria ed abusiva dell’impianto, con lo stoccaggio
nell’impianto di quantitativi ingentissimi di rifiuti di provenienza
civile ed industriale (RSU, fanghi di depurazione civile, di
conceria, di natura agro-alimentare, di cartiere, etc.), ha provocato
l’inquinamento del sito da metalli pesanti (prevalentemente cromo e
mercurio, presenti in elevate quantita’ nei fanghi trattati
nell’impianto). La situazione ambientale e’ aggravata dal fatto che
gli inquinanti presenti sono dilavati dalle acque superficiali, che
scorrono lungo le numerose piccole incisioni dell’area, e si
infiltrano nel terreno raggiungendo la falda idrica subsuperficiale,
avente una circolazione di modesta entita’.

Principali caratteristiche ambientali.
Morfologicamente l’area in oggetto e’ costituita da una fascia di
raccordo tra i rilievi collinari su cui sorge l’abitato di Guglionesi
e il fondovalle del fiume Biferno. Le pendenze sono modeste e non
sono presenti fenomeni di instabilita’ dei versanti.
I terreni affioranti sono argillosi – sabbiosi – conglomeratici.
Dal punto di vista litologico si tratta di una facies decisamente
rimaneggiata ed alterata del substrato, affiorante lungo i
retrostanti rilievi collinari e costituito da alternanze di sabbie
argillose giallastre ed argille marmose grigio-azzurrognole.
Tali terreni presentano un ridotto valore della permeabilita’
qualora risultino in posto e non alterati; i loro prodotti di
alterazione, invece, sono caratterizzati da una permeabilita’ piu’
elevata e sono frequentemente sede di circolazione idrica
sotterranea.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell’area sono stati cosi stimati:

=====================================================================
bonifica | 4,000| miliardi di lire
=====================================================================
monitoraggio | 0,060| ”
| —–| ——
Totale | 4,060| ”

Piano di caratterizzazione.
Nel 1990 furono eseguite dal PMP di Campobasso analisi chimiche
su campioni di fanghi provenienti da industrie extra regionali,
utilizzati all’interno dell’impianto; le analisi evidenziarono la
presenza di quantita’ anomale di cromo e mercurio, in concentrazioni
superiori a quelle riportate nella tabella 1.1 della deliberazione
C.I. 27/7/84 (classificazione: rifiuti tossico-nocivi).

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E’ stato elaborato un progetto di messa in sicurezza del sito,
consistente nella realizzazione di un diaframma plastico perimetrale
continuo, composto da palancole in HDPE giuntate longitudinalmente e
messe in opera all’interno di un cavo realizzato con progetto, ed
immettendo a fondo cavo, prima della posa delle palancole, prodotti
impermeabilizzanti quali resine, argilla o prodotti similari.
L’intervento dovrebbe essere completato da una contemporanea
copertura dell’area occupata dai rifiuti con uno strato di terreno
impermeabile compattato e con un successivo strato di uguale spessore
di terreno sabbioso, vegetale, opportunamente piantumato con essenze
autoctone.
Durante l’intervento e’ previsto un piano di monitoragio e
controllo consistente nella realizzazione di 14 piezometri lungo il
perimetro esterno al diaframma impermeabile e nel prelievo ed analisi
chimica di campioni di aria, suolo e acque superficiali e
sotterranee.

PIEMONTE
Comune – Localita’.
Torino – Localita’ Basse di Stura.
Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale della zona del parco fluviale
contaminata dallo smaltimento abusivo di rifiuti industriali.
Perimetrazione del sito.
L’area, che ha un’estensione di circa 135 ettari, e’ compresa in
una zona di parco fluviale (riva destra del fiume Stura di Lanzo) ed
e’ praticamente interna al tessuto urbano della citta’ di Torino.
Essa si trova nella periferia nord della citta’, all’interno di un
quadrilatero definito dalla sponda destra del fiume Stura di Lanzo a
nord, dalla superstrada per Caselle a est, da via Reiss Romoli a sud
e dalla strada dell’aeroporto a ovest.
L’area e’ stata oggetto di smaltimento abusivo di rifiuti
industriali e non fin dal secondo dopoguerra.
Le principali tipologie di rifiuti sono riconducibili alle
attivita’ siderurgiche, come sali da rifusione dell’alluminio e
scorie di fonderia. Altre tipologie di rifiuti sono costituite da
fanghi e morchie oleose, idrocarburi, etc.
Le molte cave disseminate lungo il corso del fiume hanno
comportato un notevole degrado generale nonche’ facilitato
l’interramento abusivo di rifiuti.
Principali caratteristiche ambientali.
La zona si colloca all’interno del conoide della Stura di Lanzo;
si tratta di una struttura costituita dalla sovrapposizione dei
depositi di origine fluviale e fluvioglaciale di eta’ quaternaria
separati da scarpate di terrazzo. I depositi a quote piu’ elevate
sono costituiti da sedimenti fluvioglaciali mentre quelli a quote
inferiori corrispondono ai depositi alluvionali recenti ed attuali
dei corsi d’acqua. Litologicamente i depositi sono costituiti da
sabbia e ciottoli in matrice medio – fine con locali lenti e livelli
limoso – argillosi intercalati a livelli sabbiosi. In profondita’
sono presenti depositi marini pliocenici caratterizzati da litotipi
sabbiosi, argillosi e marnosi. I depositi alluvionali superficiali,
di spessore variabile tra 20 e 40 m, hanno permeabilita’ elevata e
sono sede di una falda freatica collegata all’idrografia
superficiale. Sotto i depositi grossolani sono situati limi e argille
intercalati a livelli sabbioso – ghiaiosi, sede di falde in
pressione. La soggiacenza media della falda freatica e’ di circa 7 m
dal p.c., con escursioni annuali di 1-3 m. La direzione di flusso
delle acque sotterranee e’ prevalentemente disposta lungo la
direttrice NW – SE. Il fiume Lanzo di Stura funge quindi da
collettore principale delle acque sotterranee.
L’attuale morfologia e’ il risultato di una serie di interventi
antropici, quali estrazione di ghiaia, realizzazione di insediamenti
industriali e di discariche industriali collegate sia a stabilimenti
interni alle Basse di Stura sia ad attivita’ produttive esterne.
L’estensione dell’area, la sua rilevanza ambientale, la
prossimita’ a centri abitati ad elevata densita’ di popolazione, la
pericolosita’ degli inquinanti, la vulnerabilita’ della falda e dei
corpi idrici superficiali portano a ritenere la situazione ambientale
dell’area ad elevato rischio sanitario ed ambientale.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell’area sono stati cosi’ stimati:

=====================================================================
– bonifica | 56,88| miliardi di lire
=====================================================================
– finanziamento già accordato | 20,00 “|
– importo richiesto | 36,88| ”

Piano di caratterizzazione.
In passato sono state effettuate analisi dei suoli e delle acque
sotterranee, che hanno evidenziato valori di contaminazione
significativi sia per i terreni (Cr, Ni, Cu, Cd, Co, Pb e Zn) che per
la falda (Cr, Ni e cloruri). Altre sostanze inquinanti, rilevate
dalle analisi di campioni prelevati nell’area, sono costituite da
idrocarburi, ammoniaca, fluoruri, nitriti, nitrati e naftalene.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare per i restanti 36,88 mld.

PUGLIA
Comune – Localita’.
Bari – Fibronit.
Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale area industriale dismessa.
Perimetrazione del sito.
Lo stabilimento di cemento – amianto Fibronit di Bari si estende
per circa 100.000 mq nel cuore della citta’ di Bari ed ha svolto la
propria attivita’ per circa 50 anni.
A seguito della cessazione dell’attivita’ nell’anno 1985, lo
stabilimento non ha subito alcun intervento di risanamento o di
conservazione.
Nell’ottobre 1995 l’area fu sottoposta a sequestro giudiziario;
attualmente l’area risulta dissequestrata.
Principali caratteristiche ambientali.
Il sito e’ all’interno dell’area metropolitana di Bari,
confinando con i quartieri densamente popolati di: Japigia,
Madonnella e San Pasquale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 15 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Durante il sequestro furono effettuate indagini di
caratterizzazione ambientale, che hanno accertato lo stato di
contaminazione del suolo, attribuibile all’amianto, per svariati
metri in profondita’. Inoltre nel sito sono presenti circa 35.000 mq
di tettoie in ondulati di cemento – amianto, in pessimo stato di
conservazione.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
A seguito dei risultati delle indagini di caratterizzazione
l’azienda, nel 1997, in forza di Ordinanze Sindacali fu costretta a
coprire le aree scoperte dello stabilimento onde evitare ulteriore
dispersioni di polveri e fibre di amianto nell’abitato circostante.
La Giunta del Comune di Bari ha trasmesso al Ministero dei lavori
pubblici ed alla Regione Puglia, nel luglio 1999, una proposta di
PRUSST concernente una bonifica parziale dell’area di proprieta’
Fibronit, finalizzata alla realizzazione sul sito di infrastrutture
viarie e di una piazza pubblica.

SARDEGNA
Comune – Localita’.
Area del Sulcis – Iglesiente – Guspinese ricomprendente 34
comuni.
Intervento di emergenza comuni di Iglesias, Guspini, Arbus, Domus
Novas (Cagliari).
Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale delle aree minerarie dismesse
del Sulcis – Iglesiente – Guspinese.
Perimetrazione del sito.
Un accordo di programma e’ stato sottoscritto il 25 gennaio 1997
tra il Ministero dell’ambiente, la regione autonoma della Sardegna e
l’Ente Minerario Sardo (EMSA) per i disinquinamento ed il ripristino
ambientale delle aree minerarie dismesse del Sulcis – Iglesiente –
Guspinese. Gli interventi previsti nel suddetto piano sono stati
organizzati sulla base del grado di priorita’ e suddivisi in:
interventi di emergenza, interventi prioritari ed interventi di
bonifica finale e valorizzazione.
Per cio’ che concerne gli interventi di emergenza, le aree in
oggetto afferiscono alle zone minerarie di Masua, Barraxiutta,
Montevecchio e Ingurtosu, Monteponi, Campo Pisano e San Giovanni
nonche’ Montevecchio Levante.
In queste aree sono presenti notevoli centri di pericolo
costituiti da scavi di grandi dimensione, discariche di materiali
fini di processo, bacini di decantazione fanghi di processo e cumuli
di scarti di lavorazione.
Per fornire un’idea della vastita’ del problema e del rischio
ambientale connesso basti ricordare i 50 scavi (S = 12 ettari,
V = 1,4 Mm3), le centinaia di discariche (S = 35 ettari, V = 1,5 Mm3)
e gli abbancamenti dei fini di processo (S = 250 ettari, V = 2 Mm3)
nell’area mineraria di Montevecchio e Ingurtosu. Altro esempio
significativo e’ costituito dalla discarica di fanghi rossi, che
occupa una superficie di 16 ettari nella Valle d’Iglesias, sottoposta
a intensi fenomeni erosivi ed al conseguente deposito e rilascio nei
suoli di quantita’ notevoli di sedimenti e di metalli pesanti (Pb,
Zn, Cd, Hg, Fe, Cu, Mn).
Principali caratteristiche ambientali.
Quasi tutti i bacini di contenimento interni alle miniere sono
soggetti a fenomeni di instabilita’ degli argini, ad un’intensa
azione erosiva da parte degli agenti meteoclimatici con conseguente
inquinamento dei suoli e delle acque superficiali e sotterranee.
Significativo e’ cio’ che avviene nell’area mineraria di Montevecchio
e Ingurtosu (Comuni di Guspini e Arbus), dove la risalita della
falda, non piu’ pompata dai cantieri minerari, ha invaso la galleria
in localita’ Casargiu, che trasporta ormai acqua a pH acido (5,5 – 6)
inquinata da metalli pesanti e solfati.
In tutte le aree in questione e’ presente una polverosita’
diffusa nell’aria a causa del trasporto colico dei materiali fini
dalle vaste superfici di discariche e accumuli.
Tutte le aree in oggetto sono inserite in contesti territoriali
di pregiato valore paesaggistico e ad elevato potenziale turistico.
La vastita’ dell’area, la pericolosita’ degli inquinanti gia’
presenti nelle acque superficiali e profonde oltre che nei suoli, il
pregio ambientale dell’area, oltre al valore storico delle
testimonianze di archeologia industriale presenti nella stessa,
portano a ritenere la situazione ad elevato rischio sanitario ed
ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di totali di intervento possono essere cosi’ suddivisi:

=====================================================================
– emergenze | 41| miliardi di lire
=====================================================================
– interventi prioritari | 260| ”
– boninfica e valorizzazione | 640| ”
| —–| —–
Totale | 941| ”

Il costo per le emergenze e gli interventi prioritari e’ quindi
stimabile in circa 301 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
Sono state eseguite analisi di dettaglio sia delle acque
sotterranee che superficiali delle aree minerarie del Fluminese di
Montevecchio, Levante, di Ingurtosu Naracauli, di Montevecchio
ponente, del Rio San Giorgio, dell’anello metallifero – Iglesiente
del Sulcis che hanno eviedenziaro in estrema sintesi la presenza
diffusa di metalli quali piombo, zinco, cadmio, arsenico, ferro e
rame. A titolo di esempio il Rio Piscinas ha evidenziato un
considerevole aumento delle concentrazioni dei suddetti metalli a
monte dei lavori minerari che hanno evidenziato concentrazioni di 133
ppm per lo zinco, 1013 ppm per il piombo e 1050 ppm per il cadmio.
Inoltre da diversi mesi si e’ determinata la fuoriuscita delle acque
di falda dopo la chiusura dei lavori minerari. Queste acque riversano
nel Rio Piscinas concentrazioni di metalli piuttosto allamanti (Zn
1500 ppm, Cd 200 ppm, Fe 130 ppm) e una sospensione costituita al 50%
di Fe ai quali occorre porre rimedio con gli interventi di emergenza.
Anche sui terreni, sui sedimenti fluviali e sulle discariche
minerarie e’ stato eseguito un programma molto circostanziato di
analisi, che hanno evidenziato alti valori di concentrazione dei
metalli pesanti.
Un programma di analisi eseguite sui terreni dell’area mineraria
di Montevecchio Levante (Comune di Guspini) ha evidenziato tenori
molto elevati di Pb (120 – 11.350 g/t), (Zn 140 – 11.400 g/t), (Cd
3 – 98 g/t) e As (18 – 1.180 g/t), provocando la desertificazione dei
suoli circostanti.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per gli interventi ritenuti di emergenza esistono dei piani di
fattibilita’ relativi alle aree minerarie di seguito riportate:
Masua – Comune di Iglesias;
Barraxiutta – Comune di DomusNovas (Cagliari);
Montevecchio, Ingurtosu – Comuni di Guspini e Arbus;
Monteponi – Comune di Iglesias;
Campopisano, Monteponi, S. Giovanni – Comune di Iglesias;
Montevecchio – Comune di Guspini.

SICILIA

Comune – Localita’.
Biancavilla (Catania).

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale delle aree urbane e suburbane
inquinate da amianto.

Perimetrazione del sito.
Il sito e’ costituito da una cava ubicata a Monte Calvario, in
prossimita’ del centro abitato di Biancavilla, dalla quale si
estraeva (Ordinanza del sindaco di Biancavilla n. 32 del 12 marzo
1999 di divieto assoluto dell’attivita’ di cava, di frantumazione e
movimentazione) del pietrisco lavico contaminato da materiali fibrosi
della famiglia dell’amianto (anfiboli, tremolite, actinolite, etc.) e
da molti edifici del centro storico di Biancavilla costruiti con
malte e intonaci prodotti attraverso la macinazione della roccia
proveniente dalla cava citata.
Un recente studio condotta dall’Istituto superiore di sanita’ in
collaborazione con le competenti autorita’ sanitarie locali ha
evidenziato, sulla base di dati ISTAT, un tasso anomalo di mortalita’
per tumore maligno della pleura (mesotelioma) verificatesi a
Biancavilla negli anni 1988-1992 riconducibile all’anfibolo di Monte
Calvario.

Principali caratteristiche ambientali.
La pericolosita’ dell’amianto, la sua presenza diffusa in forma
disperdibile sia nel sito di estrazione che nel centro abitato, le
preoccupanti evidenze epidemiologiche di incremento della mortalita’
per patologie riconducibili all’amianto portano a ritenere la
situazione ad elevato rischio sanitario ed ambientale.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo totale di bonifica e’ stato stimato pari a circa 40
miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
La struttura commissariale ha organizzato un gruppo di lavoro, a
cui partecipano rappresentanti del Ministero ambiente, Enea, ISS,
ISPESL e OMS, che ha eseguito una serie di indagini ambientali (ENEA,
ISPESL e CRA Piemonte) ed ha redatto un piano di intervento
sull’area.
Al C.R.A. Piemonte e’ stato conferito un incarico da ENEA al fine
di effettuare una campagna di monitoraggio nei suoli e nell’aria del
comune di Biancavilla, consistente in:
prelievo ed analisi di cento campioni di suolo, di cui sessanta
provenienti dalle carote prelevate nel centro abitato di Biancavilla
e quaranta provenienti dai margini delle strade asfaltate o sterrate,
dalla cava di Monte Calvario e dal materiale di scavo della galleria
ferroviaria Circumetnea;
prelievo ed analisi di trenta campioni di aria nel centro
abitato, in corrispondenza delle strade sterrate e nei luoghi
di maggiore traffico veicolare, nonche’ nella cava e nella galleria.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il comune di Biancavilla ha proposto una serie di interventi
consistenti in:
ricoprimento delle aree attualmente occupate da depositi di
sabbia e materiale sciolto contenente fibre di amianto;
attuazione di interventi atti ad abbattere la polverosita’ del
territorio comunale (asfaltatura delle strade, previa necessaria
realizzazione di rete fognante ed idrica, etc.),
azioni volte a mantenere in sicurezza le fibre presenti negli
edifici, quali il confinamento con vernici ricoprenti o simili degli
intonaci interni, etc.
A tale proposito il gruppo di lavoro ha elaborato un piano di
sicurezza relativo all’esecuzione delle opere sopra descritte.
Inoltre l’ENEA, su incarico del Commissario di Governo, ha
elaborato il “progetto preliminare di messa in sicurezza provvisoria
della cava di Monte Calvario e di sistemazione del materiale di scavo
nell’abitato e della galleria ferroviaria circumetnea”.

TOSCANA

Comune – Localita’.
Livorno.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dell’area portuale e
industriale.

Perimetrazione del sito.
Il sito occupa un’area portuale dove si sono accumulati sedimenti
sul fondo del canale industriale.
I principali inquinanti presenti nei sedimenti sono costituiti
da: metalli pesanti (Pb, Hg, Cu, Zn, Cr) e da idrocarburi policiclici
aromatici (I.P.A.).
Il sito e’ gia’ inserito nel Piano d’area relativo all’area a
rischio di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 175/1988
e successive modifiche e integrazioni.

Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi dell’intervento possono essere cosi’ suddivisi:

fase di dragaggio 4,4 miliardi;
fase di trattamento 15,31 miliardi;
totale (IVA esclusa) 19,81 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
Il quantitativo dei sedimenti sul fondo del canale industriale e’
valutato in circa 180.000 mc.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E’ stato elaborato un progetto di bonifica consistente nelle
seguenti fasi:
analisi dei sedimenti e delle acque;
dragaggio dei fondali;
analisi dei materiali dragati;
stoccaggio;
smaltimento e/o recupero tramite:
lavaggio basico dei fanghi per la estrazione della componente
organica;
inertizzazione della componente inorganica mediante
miscelazione dei fanghi con cemento, silicato sodico e calce al fine
di un successivo riutilizzo e/o smaltimento.

UMBRIA

Comune – Localita’.
Terni – Localita’ Valle – Papigno.

Tipologia dell’intervento.
Bonifica e ripristino ambientale area industriale siderurgica.

Perimetrazione del sito.
Il sito in oggetto comprende l’area relativa all’impianto
siderurgico di Terni, dove vengono prodotti semilavorati di acciaio
nella sua configurazione storica ed attuale.
La societa’ Terni per l’acciaio e l’elettricita’ ha svolto in
passato, le proprie attivita’ in varie aree del comune di Terni.
In particolare le attivita’ produttive che oggi sono concentrate
in un unico stabilimento, fino alla meta’ degli anni ’70 si sono
svolte anche in aree, attualmente dismesse e di proprieta’ del comune
di Terni.
Consistenti zone delle suddette aree sono state utilizzate per
deposito provvisorio e/o definitivo di materiali di scarto delle
attivita’ produttive.
In particolare gli interventi che saranno attuati riguardano:
bonifica e messa in sicurezza dell’area industriale dismessa in
localita’ Papigno, e degli ex stabilimenti Gruber e Centurini nonche’
del sito della vecchia discarica per scorie siderurgiche dismessa nel
1972 e ubicata all’interno dell’unita’ produttiva;
bonifica e miglioramento ambientale dell’attuale sito di
discarica di 2a categoria tipo B per rifiuti speciali, attiva, che
ricomprende una zona destinata fino al 1997 a discarica di 1a
categoria, al servizio dei comuni e dell’area ternana;
bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da PCB
ubicate all’interno dell’attuale stabilimento siderurgico A.S.T. e
nell’area dell’ex stabilimento di Papigno;
bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da amianto
ubicate all’interno dell’attuale stabilimento siderurgico A.S.T. e
nell’area dell’ex stabilimento di Papigno;
bonifica e miglioramento ambientale delle aree contaminate da
polveri prodotte dal processo siderurgico ubicate sia all’interno che
nelle immediate adiacenze dello stabilimento.

Principali caratteristiche ambientali.
I siti individuati costituiscono nel loro complesso una zona
caratterizzata da una netta prevalenza di attivita’ industriali
ancora in essere o dismesse che hanno trovato in quest’area la loro
naturale collocazione a partire dagli anni ottanta del secolo scorso
per una serie di favorevoli condizioni legate essenzialmente alla
disponibilita’ di energia a basso costo ed una morfologia
particolarmente adatta per l’installazione di attivita’ artigianali
ed industriali, ancorche’ di notevolissimo pregio paesaggistico ed
ambientale in quanto posta nel tratto iniziale della media Valnerina
conosciuta a livello nazionale ed internazionale per le sue
pecularieta’ naturalistiche di cui l’emergenza piu’ rilevante e’
costituita dalla Cascata delle Marmore.
Nel tempo lo sviluppo urbanistico della citta’ di Terni ha fatto
si’ che l’area industriale originariamente collocata completamente al
di fuori del nucleo urbano, venisse inglobata nel tessuto cittadino e
quindi attualmente lo stabilimento A.S.T. ed anche le aree
industriali dismesse sono completamente contornate da insediamenti
residenziali.
Cio’ ha comportato che l’attivita’ industriale ed i nuclei urbani
interferiscono fortemente tra loro determinando reciproci
condizionamenti.
Va inoltre fatto rilevare che l’ormai piu’ che secolare presenza
delle suddette attivita’ industriali siderurgiche, chimiche e tessili
caratterizzate da processi produttivi di rilevantissima potenzialita’
e di forte impatto, ha dato luogo soprattutto nei periodi passati sia
per la scarsa sensibilita’ dei problemi ambientali che per la
mancanza di norme di salvaguardia, a situazioni di concreti rischi
per l’ecosistema con pesanti riflessi sull’utilizzo delle aree.
Per tali ragioni si ritiene particolarmente importante produrre
un tempestivo ed efficace sforzo di risanamento dell’intera area.
La vastita’ dell’area, il pregio naturalistico delle aree
circostanti, la sua collocazione nel tessuto cittadino, il pericolo
connesso alla tipologia degli inquinanti ed alla presenza di
discariche industriali, le ragioni occupazionali portano a ritenere
che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e
sanitario.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Stimati 41,5 miliardi appaltabili nel 2000, 14,5 miliardi nel
2001 ed a completamento oltre il 2001 9,0 miliardi, per un totale di
65,0 miliardi di lire.

Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.

VALLE D’AOSTA

Comune – Localita’.
Emarese – Localita’ Settarne-Chassant.

Tipologia dell’intervento.
Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di cava di
amianto e delle annesse discariche.

Perimetrazione.
Il sito e’ ubicato ad un’altitudine di 1370 m circa s.l.m, ed ha
un’estensione complessiva di circa 40.000 mq.
L’area presenta cumuli ingenti di amianto in scaglie, derivanti
dalle vecchie attivita’ di cava terminate all’inizio degli anni 70.
L’area e’ stata scavata ad imbuto di ampiezza significativa e in
minima parte riempita con materiale di cava; sono presenti diversi
buchi sul versante a monte, derivanti da una gestione della cava
effettuata attraverso lo scavo di gallerie nella montagna. Queste
ultime stanno provocando seri problemi di stabilita’ della parte
superiore della montagna, che e’ anche interessata dalla presenza di
un piccolo centro abitato.
L’intera area e’ priva di protezione e di copertura per cui,
oltre ai citati problemi di stabilita’, e’ presente il problema del
rischio di dispersione in atmosfera delle fibre libere di amianto
rilasciate dalle scaglie di minerale cavato ed accumulato nel sito.
L’area, essendo ubicata in montagna e soggetta quindi a intense
precipitazioni nevose, non e’ accessibile nel periodo invernale, con
conseguenti difficolta’ di esecuzione delle indagini e degli
interventi in sito per almeno sei mesi all’anno.

Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.
La vastita’ dell’area, il pericolo connesso alla tipologia degli
inquinanti ed alla presenza di discariche di rifiuti contenenti
amianto, il pregio naturalistico delle aree circostanti,
l’instabilita’ dei versanti portano a ritenere che il sito presenti
caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario.

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi, comprendenti le fasi preliminari alla
progettazione, la progettazione stessa, la messa in sicurezza, la
bonifica ed il ripristino ambientale dell’area, e’ stimato pari a
circa 40 miliardi.

Piano di caratterizzazione.
E’ stato elaborato solo in minima parte in riferimento ad alcune
analisi ambientali.

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.

VENETO

Comune – Localita’.
Mardimago e Ceregnano (Rovigo).

Tipologia dell`intervento.
Bonifica area di smaltimento abusivo di rifiuti industriali.

Perimetrazione.
Alle porte di Rovigo, nella frazione di Mardimago, si trova uno
stoccaggio di varie tipologie di rifiuti, noto come “discarica
abusiva di Mardimago”. L’area e’ stata destinata da verde agricolo a
infrastruttura di servizio dell’impianto di seconda categoria,
consistente in una discarica di tipo II A. Le abitazioni piu’ vicine
si trovano a distanza di circa 400 m.
Sull’area, di superficie pari a circa 16.000 m2, giacciono
stoccate dalla fine del 1996 circa 21.000 tonnellate di rifiuto
“fluff” (proveniente dall’attivita’ di demolizione di autoveicoli e
costituito da parti gommose, plastiche e di tessuto triturate e
miscelate), circa 1.500 tonnellate di sale da conceria e 8 – 10 big –
bags contenenti polverino. Il fluff risulterebbe provenire dalle
ditte “Acciaierie Venete” di Padova (Transider Falk), il sale da
aziende del settore conciario (fase di scarnatura delle pelli) e il
polverino da impianti di abbattimento dei fumi di acciaieria.
Il fluff presenta rischi per la salute pubblica e per l’ambiente
rappresentati dai fenomeni di combustione nella parte esterna del
cumulo, con dispersione incontrollata di fiumi e vapori pericolosi in
atmosfera (la periferia della citta’ di Rovigo dista circa 6 km in
linea d’aria). A seguito di un importante fenomeno di combustione del
fluff il Comune ha aperto un procedimento amministrativo, emettendo
una serie di ordinanze comunali nei confronti della ditta
proprietaria del materiale (Geotecas) e del proprietario del terreno
(societa’ Geotech). Ai sensi del decreto legislativo n. 22/1997 il
comune di Rovigo sta operando, in sostituzione dei responsabili
inadempienti gia’ sottoposti a procedimento penale, per la messa in
sicurezza e la bonifica dell’area. Il materiale in oggetto non e’
stato inserito dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998 nella lista
dei rifiuti non pericolosi riutilizzabili. In attesa dell’emanazione
del prossimo decreto sulle tipologie di rifiuti pericolosi
recuperabili, tale tipologia di rifiuto, in base alle concentrazioni
di metalli, alla presenza di oli, solventi e PCB, e’ stato
classificato come rifiuto tossico – nocivo ai fini dello smaltimento
in discarica.
I cumuli di sale non adeguatamente protetti rilasciano, per
effetto del dilavamento delle acque meteoriche, cloruri e materiale
organico nelle acque superficiali dei fossi adiacenti, nel terreno e
di conseguenza nelle acque di falda; gli ultimi dati di monitoraggio
ambientale (maggio 1999) hanno infatti segnalato un costante aumento
della conducibilita’ elettrica e del COD nelle acque circostanti.
Tale tipologia di rifiuto e’ stato classificato ai fini di un
eventuale smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come
rifiuto speciale non tossico – nocivo.
La caratterizzazione chimica del polverino ha evidenziato
l’elevata presenza di metalli pesanti (piombo, cadmio e cromo
esavalente) e la sua classificazione ai fini di un eventuale
smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come rifiuto tossico
– nocivo. Esso e’ inoltre infiammabile ed esplosivo quando macinato e
libera a contatto con acqua arsine e fosfine.
Nel comune di Ceregnano, in localita’ Lama Polesine, sono
presenti ingenti quantita’ di fluff all’interno e all’esterno di un
capannone di proprieta’ della societa’ Geotecas. Anche in questo caso
il comune sta operando in via sostitutiva in danno dei responsabili
inadempienti.

Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista idrologico l’area e’ circondata da acque
superficiali consistenti in: bacino di cava (lato sud), fossati
d’irrigazione a confine dell’area (lati nord, est ed ovest), canali
di bonifica (scolo Cesta e Ceresolo).

Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I finanziamenti finora ottenuti dalla provincia e dalla regione
per la messa in sicurezza e bonifica del sito di Mardimago ammontano
a 980 milioni. Circa 250 milioni sono stati spesi per i primi
interventi di messa in sicurezza dell’area e per la caratterizzazione
preliminare di tutto il sito. La restante cifra sara’ utilizzata per
l’inizio dell’intervento di bonifica dei cumuli di sale da conceria e
del polverino.
Il costo totale dell’intervento di bonifica e ripristino
ambientale e’ stato stimato in circa 13 miliardi di lire, dei quali 4
per il sito di Ceregnano.

Piano di caratterizzazione.
Da elaborare

Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
La messa in sicurezza del sale da conceria e’ stata effettuata
mediante una copertura con tettoia e teli di idonea resistenza per
impedire il percolamento delle acque meteoriche mentre quella del
fluff e’ consistita nella realizzazione di arginature attorno al
cumulo e di un sistema di bagnatura della superficie del cumulo al
fine di minimizzare i fenomeni di combustione e la conseguente
dispersione di aerosol e fumi dannosi per la salute pubblica.
Il progetto preliminare di bonifica del sito di Mardimago prevede
per il fluff due alternative:
A) Smaltimento transfrontaliero del rifiuto ad esempio in cave
o miniere in Germania, disponibili ad accettare il materiale (costo
pari a circa 9 miliardi).
B) Declassazione ai fini dello smaltimento di parte del
materiale contaminato (costo pari a circa 7 miliardi), attraverso le
seguenti fasi:
smassamento e separazione meccanica del rifiuto (separazione
in lotti omogenei, vagliatura meccanica nelle due classi
granulometriche > e

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