MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - CIRCOLARE 27 maggio 2002, n.1329: Reg. n. 2065/2001 | Architetto.info

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI – CIRCOLARE 27 maggio 2002, n.1329: Reg. n. 2065/2001

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - CIRCOLARE 27 maggio 2002, n.1329: Reg. n. 2065/2001 della Commissione del 22 ottobre 2001, recante modalita' di applicazione del reg. CE n. 104/2000, relativamente all'informazione ai consumatori nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura. Decreto ministeriale 27 marzo 2002. (GU n. 132 del 7-6-2002)

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

CIRCOLARE 27 maggio 2002, n.1329

Reg. n. 2065/2001 della Commissione del 22 ottobre 2001, recante
modalita’ di applicazione del reg. CE n. 104/2000, relativamente
all’informazione ai consumatori nel settore dei prodotti della pesca
e dell’acquacoltura. Decreto ministeriale 27 marzo 2002.

Ministero della salute – D.G. Sanita’
pubblica veterinaria, degli alimenti e
nutrizionale – Ufficio IX
Ministero dell’interno – Dipartimento
della Polizia di Stato
A tutte le regioni
Comando generale delle Capitanerie di
porto
Comando generale dell’Arma dei
carabinieri
Comando generale della Guardia di
finanza
Associazione nazionale comuni d’Italia
(A.N.C.I.)
Associazioni professionali
Confcommercio
F.A.I.D. – Milano
AIIPA – Milano
ASSOITTICA – Roma
Coop Italia – Bologna
L’art. 4 del regolamento CE n. 104/2000 sulla organizzazione comune
dei mercati nel settore della pesca e dell’acquacoltura stabilisce
che la vendita al dettaglio dei prodotti della pesca e
dell’acquacoltura e’ subordinata al rispetto di alcune condizioni
riguardanti informazioni minime sulle caratteristiche principali dei
prodotti dovute al consumatore finale.
Tali condizioni esigono che il prodotto esposto alla vendita al
dettaglio al consumatore finale, indipendentemente dal metodo di
commercializzazione, sia accompagnato da una indicazione o da
un’etichetta che rechi:
1) la denominazione commerciale della specie;
2) il metodo di produzione;
3) la zona di cattura.
Per i prodotti esposti alla vendita al dettaglio “preincartati” le
suddette informazioni possono essere inserite in un “cartello”
apposto in prossimita’ del comparto relativo, in maniera tale da non
indurre in errore il consumatore.
In applicazione del sopraccitato art. 4, le predette condizioni
sono state fissate con il regolamento della commissione n. 2065/2001,
entrato in vigore al 1 gennaio 2002, in appresso denominato
“Regolamento”.
Con il decreto ministeriale del 27 marzo 2002, in esecuzione
dell’art. 9 del regolamento, e’ stato istituito il sistema di
controllo relativo alla tracciabilita’ delle informazione nonche’ il
regime sanzionatorio dei comportamenti che violano le disposizioni
comunitarie.
Poiche’ nonostante la chiarezza della disciplina, non possono
escludersi, data la novita’, dubbi interpretativi ed allo scopo di
evitare una applicazione disomogenea nei diversi comparti del settore
ittico, questo Ministero considera opportuno fornire chiarimenti
utili ad una migliore comprensione del testo normativo, finalizzati,
come sopra anticipato, ad una corretta applicazione dello stesso.
Campo di applicazione.
Il regolamento si applica all’atto della commercializzazione dei
prodotti della pesca e dell’acquacoltura di cui all’art. 1, lettera
a), b) e c) del regolamento (CE) n. 104/2000, destinati alla vendita
al dettaglio al consumatore finale nella Comunita’, anche quando
importati da Paesi terzi non comunitari.
Rientrano quindi nel campo di applicazione del regolamento i
prodotti che figurano negli elenchi dei codici del capitolo 3 della
nomenclatura combinata, presentati nei diversi stati previsti nelle
voci dello stesso.
Il fatto che essi siano stati, inoltre, decapitati, tagliati a
pezzi o in filetti oppure triturati non li esclude dal campo di
applicazione del regolamento.
Al contrario, gli stessi prodotti sono esclusi dal campo di
applicazione quando siano cotti o altrimenti preparati o conservati
con procedimenti diversi da quelli previsti nel capitolo 3.
I prodotti immessi sul mercato o etichettati prima del 1 gennaio
2002 e gli imballaggi non conformi alle disposizioni del regolamento
possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.
In relazione alla rettifica del regolamento, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale CE L.10 del 12 gennaio 2002, con la quale le
dizioni in lingua italiana concernenti il metodo di produzione sono
ora indicate da “pescato”, “pescato in acque dolci” e “allevato”, in
luogo di “prodotto della pesca”, “prodotto della pesca in acque
dolci” e “prodotto di acquacoltura”, e’ consentito, fino al
31 dicembre 2002, utilizzare etichette ed imballaggi conformi al
regolamento prima della sua rettifica.
I prodotti cosi’ etichettati o imballati possono essere
commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.
Sono ovviamente, sottoposti alla stessa disciplina i prodotti di
cui sopra, importati.
Restano salve, per quanto applicabili, le norme della direttiva
comunitaria n. 2000/13/CE.
Denominazioni commerciali.
Le denominazioni commerciali in lingua italiana dei prodotti ittici
ai quali si applica il regolamento sono quelle approvate da questo
Ministero ed elencate nell’allegato al decreto ministeriale 27 marzo
2002.
Allo scopo di agevolare la consultazione da parte degli operatori
economici la commissione ha in corso di preparazione una banca dati
in cui saranno raggruppati gli elenchi delle denominazioni
commerciali degli Stati membri.
Per i prodotti ittici, sia di provenienza comunitaria che
extracomunitaria, presentati alla commercializzazione sul territorio
nazionale, la denominazione commerciale in lingua italiana e’ quella
conispondente al nome scientifico della specie considerata.
Nelle fasi precedenti la vendita al dettaglio (tracciabilita) il
prodotto e’ identificato facendo riferimento al nome scientifico ed
al corrispondente nome commerciale attribuito dal Paese esportatore.
E’ in facolta’ del venditore aggiungere al nome commerciale delle
specie esposta alla vendita al consumatore finale la sua
denominazione scientifica.
Nel caso di vendita al dettaglio di molluschi bivalvi vivi
preconfezionati, qualora le confezioni siano gia’ munite di etichetta
indicante, tra l’altro, le informazioni di cui agli articoli 3, 4, e
5 del regolamento, le relative prescrizioni si considerano
soddisfatte.
Qualora la vendita dei molluschi e’ effettuata in maniera
frazionata (sfusa) le informazioni dovranno essere indicate in modo
chiaro e visibile, tale da non indurre in errore il consumatore.
Metodo di produzione.
L’art. 4 del regolamento non presenta particolari problemi di
applicazione.
Tuttavia per i prodotti di acquacoltura e’ in facolta’ del
venditore aggiungere alla dizione “allevato”, la dizione di “prodotto
di acquacoltura”.
Quando non vi sono dubbi circa la provenienza del prodotto dalla
pesca in mare, e’ consentito omettere, nella vendita al consumatore
finale, il metodo di produzione.
Cio’ vale, in particolare, per quelle specie che sicuramente sono
catturate in mare (es.: sardine, acciughe, sgombri, ecc…).
Zona di produzione.
In conformita’ all’art. 5 del regolamento, per i prodotti esposti
alla vendita al consumatore finale, oltre al nome commerciale di
produzione e’ prescritta l’indicazione della zona di cattura o di
allevamento, secondo le seguenti modalita’:
1) per i prodotti pescati in mare, l’indicazione di una delle
zone riportate nella tabella allegata, colonna di sinistra. Il
riferimento alla numerazione della zona FAO (colonna di destra della
tabella) e’ considerato sufficiente nelle fasi precedenti la vendita
al consumatore finale;
2) per i prodotti pescati in acque dolci, l’indicazione dello
Stato membro o del Paese terzo di origine;
3) per i prodotti di allevamento, l’indicazione dello Stato
membro o del Paese terzo in cui si e’ svolta la fase finale di
sviluppo del prodotto ovvero la fase che intercorre tra lo stadio
giovanile e la taglia commerciale.
Nel caso in cui queste sono avvenute in piu’ Stati membri o Paesi
terzi, dovranno essere indicati al momento della vendita al
consumatore finale, i diversi Stati membri o Paesi terzi di
allevamento.
E’ altresi’ consentita l’indicazione di una zona di cattura o di
allevamento piu’ dettagliata, che si aggiungera’ a quella stabilita
dal regolamento.
Miscugli.
L’art. 6 del regolamento stabilisce prescrizioni diverse per i
diversi casi nei quali puo’ presentarsi il miscuglio.
1) Miscugli di specie diverse:
le informazioni di cui agli articoli 3, 4 e 5 (nome commerciale,
metodo di produzione e zona di cattura) devono essere fornite per
ciascuna specie presente nel “miscuglio”.
Quando il metodo di produzione e la zona di cattura sono comuni a
tutte le specie presenti nel “miscuglio”, l’informazione relativa
puo’ tuttavia essere fornita in forma comune.
2) Miscugli di specie identiche il cui metodo di produzione sia
diverso:
in questo caso occorre indicare il metodo di produzione di ciascuna
frazione presente nel miscuglio, ferme restando le altre indicazioni
relative al nome commerciale ed alla zona di cattura o di
allevamento.
3) Miscugli di specie identiche la cui zona di cattura o di
allevamento siano diverse:
in questo caso deve essere indicata almeno la zona di cattura della
frazione quantitativamente prevalente nel miscuglio, aggiungendo
l’avvertenza che le altre frazioni presenti nel miscuglio provenga…

[Continua nel file zip allegato]

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