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MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 14 marzo 2012

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - DECRETO 14 marzo 2012 - Disposizioni di attuazione dell'articolo 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 concernente l'Aiuto alla crescita economica (Ace). (12A03200) - (GU n. 66 del 19-3-2012 )

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 14 marzo 2012

Disposizioni di attuazione dell’articolo 1 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201 concernente l’Aiuto alla crescita economica
(Ace). (12A03200)

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con
modificazioni, dalla legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214 e,
in particolare, l’articolo 1 con il quale e’ stato introdotto l’Aiuto
alla crescita economica (Ace);
Visto il comma 8 dell’articolo 1 del citato decreto-legge n. 201
del 2011 che demanda ad un decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze la determinazione delle disposizioni di attuazione nonche’
delle eventuali disposizioni aventi finalita’ antielusiva specifica;
Visto il testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle
imposte sui redditi;
Visto l’articolo 54 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270
concernente la procedura di amministrazione straordinaria sulla base
del programma di cessione dei complessi aziendali;
Visti gli articoli 2 e 23 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, concernenti l’istituzione del Ministero dell’economia e delle
finanze ed il relativo trasferimento di funzioni gia’ attribuite al
Ministero delle finanze;
Visto l’articolo 57 del medesimo decreto legislativo n. 300 del
1999, e successive modificazioni che ha istituito le Agenzie fiscali;

Decreta

Art. 1

Aiuto alla crescita economica (Ace)

1. Il presente decreto reca le disposizioni di attuazione
dell’articolo 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,
concernente l’aiuto alla crescita economica disposto per le imprese
che rafforzano la propria struttura patrimoniale.

Art. 2

Soggetti IRES

1. Per le societa’ e gli enti indicati nell’articolo 73, comma 1,
lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi (di
seguito: tuir), di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, e’ ammesso in deduzione dal reddito
complessivo netto dichiarato, determinato ai sensi dell’articolo 75
del tuir, l’importo corrispondente al rendimento nozionale della
variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello
esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.
Se il periodo di imposta e’ superiore o inferiore a un anno, la
variazione in aumento va ragguagliata alla durata del periodo stesso.
2. Per le societa’ e gli enti commerciali non residenti di cui
all’articolo 73, comma 1, lettera d), del tuir, le disposizioni del
presente decreto si applicano alle stabili organizzazioni nel
territorio dello Stato con riguardo alla variazione in aumento del
fondo di dotazione rispetto a quello esistente alla chiusura
dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.

Art. 3

Rendimento nozionale

1. Il rendimento nozionale del nuovo capitale proprio e’
determinato mediante applicazione dell’aliquota percentuale
individuata annualmente con il decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze di cui al comma 3 dell’articolo 1 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201 da emanare entro il 31 gennaio dell’anno
successivo a quello di riferimento.
2. Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011 e per i
due successivi l’aliquota di cui al comma 1 e’ fissata al 3 per
cento.
3. L’importo del rendimento nozionale che supera il reddito
complessivo netto dichiarato puo’ essere computato in aumento
dell’importo deducibile, ai fini del presente decreto, dal reddito
complessivo netto dei periodi d’imposta successivi.

Art. 4

Patrimonio netto

1. Il capitale proprio esistente alla data di chiusura
dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 e’ costituito dal
patrimonio netto risultante dal relativo bilancio, senza tener conto
dell’utile del medesimo esercizio.

Art. 5

Variazioni del capitale proprio

1. La variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello
esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010
e’ costituita dalla somma algebrica, se positiva, tra gli elementi
indicati ai successivi commi 2 e 3.
2. Rilevano come elementi positivi della variazione del capitale
proprio di cui al comma 1:
a) i conferimenti in denaro versati dai soci o partecipanti
nonche’ quelli versati per acquisire la qualificazione di soci o
partecipanti; si considera conferimento in denaro la rinuncia
incondizionata dei soci al diritto alla restituzione dei crediti
verso la societa’ nonche’ la compensazione dei crediti in sede di
sottoscrizione di aumenti del capitale. I conferimenti di cui alla
presente lettera eseguiti in attuazione di una delibera di aumento di
capitale rilevano se tale delibera e’ assunta successivamente
all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010;
b) gli utili accantonati a riserva, ad esclusione di quelli
destinati a riserve non disponibili.
3. Rilevano come elementi negativi della variazione del capitale
proprio di cui al comma 1 le riduzioni del patrimonio netto con
attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci o partecipanti. Per i
soggetti che applicano i principi contabili internazionali la
riduzione del patrimonio netto conseguente all’acquisto di azioni
proprie rileva nei limiti della variazione in aumento formata dagli
utili di cui alla lettera b) del comma 2. Negli stessi limiti
rilevano gli incrementi del patrimonio netto a seguito di cessione di
tali azioni.
4. Gli incrementi derivanti da conferimenti in denaro rilevano a
partire dalla data del versamento; quelli derivanti dalla rinuncia ai
crediti dalla data dell’atto di rinuncia; quelli derivanti dalla
compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del
capitale sociale dalla data in cui assume effetto la compensazione;
quelli derivanti dall’accantonamento di utili a partire dall’inizio
dell’esercizio in cui le relative riserve sono formate. Per i
soggetti che applicano i principi contabili internazionali,
l’incremento di patrimonio derivante dall’emissione di diritti di
opzione (warrant) e di obbligazioni convertibili rileva
dall’esercizio in cui viene esercitata l’opzione. I decrementi
rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono
verificati.
5. Ai fini del comma 2 si considerano riserve di utili non
disponibili le riserve formate con utili diversi da quelli realmente
conseguiti ai sensi dell’art. 2433 del codice civile in quanto
derivanti da processi di valutazione nonche’ quelle formate con utili
realmente conseguiti che, per disposizioni di legge, sono o divengono
non distribuibili ne’ utilizzabili ad aumento del capitale sociale
ne’ a copertura di perdite; nell’esercizio in cui viene meno la
condizione dell’indisponibilita’, assumono rilevanza anche le riserve
non disponibili formate successivamente all’esercizio in corso al 31
dicembre 2010.
6. Per le imprese e le stabili organizzazioni di imprese non
residenti costituite successivamente al 31 dicembre 2010 si assume
come incremento anche il patrimonio di costituzione o il fondo di
dotazione, per l’ammontare derivante da conferimenti in denaro.

Art. 6

Soggetti aderenti al regime di consolidamento fiscale

1. Per le societa’ e per gli enti indicati nell’articolo 73, comma
1, lettere a), b) e d), del tuir, che partecipano al consolidato
nazionale di cui agli articoli da 117 a 129 del tuir, l’importo
corrispondente al rendimento nozionale determinato ai sensi
dell’articolo 3 che supera il reddito complessivo netto dichiarato e’
ammesso in deduzione dal reddito complessivo globale netto di gruppo
dichiarato fino a concorrenza dello stesso. L’eccedenza che non trova
capienza e’ computata in aumento del rendimento nozionale
dell’esercizio successivo da ciascuna societa’ o ente ed e’ ammessa
in deduzione ai sensi del presente comma. Le eccedenze di rendimento
nozionale generatesi anteriormente all’opzione per il consolidato non
sono attribuibili al consolidato e sono ammesse in deduzione dal
reddito complessivo netto dichiarato delle singole societa’.
2. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche
all’importo del rendimento nozionale delle societa’ e degli enti
indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del tuir che
esercitano l’opzione per il consolidato mondiale di cui agli articoli
da 130 a 142 del tuir.

Art. 7

Trasparenza fiscale

1. In caso di opzione per la trasparenza fiscale di cui
all’articolo 115 del tuir l’importo corrispondente al rendimento
nozionale della societa’ partecipata determinato ai sensi
dell’articolo 3 che supera il reddito complessivo netto dichiarato e’
attribuito a ciascun socio in misura proporzionale alla sua quota di
partecipazione agli utili. La quota attribuita a ciascun socio
concorre a formare il rendimento nozionale del socio stesso ammesso
in deduzione dal reddito complessivo netto dichiarato ai sensi
dell’articolo 2. Le eccedenze di rendimento nozionale generatesi
presso la partecipata anteriormente all’opzione per la trasparenza
non sono attribuibili ai soci e sono ammesse in deduzione dal reddito
complessivo netto dichiarato dalla stessa.
2. In caso di opzione per la trasparenza fiscale di cui
all’articolo 116 del tuir l’importo corrispondente al rendimento
nozionale della societa’ partecipata determinato ai sensi
dell’articolo 3 che supera il reddito complessivo netto dichiarato e’
attribuito a ciascun socio in misura proporzionale alla sua quota di
partecipazione agli utili. La quota attribuita a ciascun socio
concorre a formare il rendimento nozionale del socio stesso ammesso
in deduzione dal reddito d’impresa. Le eccedenze di rendimento
nozionale generatesi presso la partecipata anteriormente all’opzione
per la trasparenza non sono attribuibili ai soci e sono ammesse in
deduzione dal reddito complessivo netto dichiarato dalla stessa.

Art. 8

Soggetti Irpef

1. Le disposizioni del presente decreto si applicano, in quanto
compatibili, e secondo i criteri indicati nel presente articolo,
anche alle persone fisiche e alle societa’ in nome collettivo e in
accomandita semplice in regime di contabilita’ ordinaria, assumendo,
in luogo della variazione in aumento del capitale proprio, il
patrimonio netto risultante dal bilancio al termine di ciascun
esercizio.
2. Per le persone fisiche, l’importo del rendimento nozionale che
supera il reddito d’impresa, al netto delle perdite, puo’ essere
computato in aumento dell’importo deducibile determinato, ai fini del
presente decreto, per i periodi d’imposta successivi. Per le imprese
familiari e le aziende coniugali l’importo corrispondente al
rendimento nozionale che supera il reddito d’impresa e’ attribuito
all’imprenditore e ai collaboratori familiari ovvero al coniuge
dell’azienda coniugale in proporzione alle rispettive quote di
partecipazione al reddito. Per le societa’ in nome collettivo e in
accomandita semplice si applicano le disposizioni di cui all’articolo
7, comma 2.
3. Ai fini della determinazione dell’imposta ai sensi dell’articolo
11 del tuir nonche’ delle detrazioni spettanti ai sensi dei
successivi articoli 12, 13, 15 e 16, la quota dedotta dal reddito
d’impresa concorre alla formazione del reddito complessivo delle
persone fisiche e dei soci delle societa’ partecipate beneficiarie
della deduzione.

Art. 9

Soggetti esclusi

1. Il beneficio di cui al presente decreto non si applica alle
societa’:
a) assoggettate alle procedure di fallimento dall’inizio
dell’esercizio in cui interviene la dichiarazione di fallimento;
b) assoggettate alle procedure di liquidazione coatta dall’inizio
dell’esercizio in cui interviene il provvedimento che ordina la
liquidazione;
c) assoggettate alle procedure di amministrazione straordinaria
delle grandi imprese in crisi dall’inizio dell’esercizio in cui
interviene il decreto motivato che dichiara l’apertura della
procedura di amministrazione straordinaria sulla base del programma
di cessione dei complessi aziendali di cui all’articolo 54 del
decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270;
d) che svolgono come attivita’ prevalente quelle attivita’ per le
quali hanno esercitato l’opzione di cui all’articolo 155 del tuir;
per attivita’ prevalente si intende l’attivita’ dalla quale deriva,
nel corso del periodo d’imposta, il maggiore ammontare di ricavi.

Art. 10

Disposizioni antielusive

1. Ai soggetti di cui agli articoli 2 e 8, che nel corso del
periodo di imposta potevano considerarsi controllanti in base
all’articolo 2359 del codice civile, di soggetti di cui ai medesimi
articoli 2 e 8 o che sono controllati, anche insieme ad altri
soggetti, dallo stesso controllante si applicano le disposizioni del
presente articolo.
2. La variazione in aumento di cui all’articolo 5 e’ ridotta di un
importo pari ai conferimenti in denaro effettuati, successivamente
alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, a favore
di soggetti controllati, o sottoposti al controllo del medesimo
controllante, ovvero divenuti tali a seguito del conferimento. La
riduzione prescinde dalla persistenza del rapporto di controllo alla
data di chiusura dell’esercizio.
3. La variazione in aumento che residua non ha altresi’ effetto
fino a concorrenza:
a) dei corrispettivi per l’acquisizione o l’incremento di
partecipazioni in societa’ controllate gia’ appartenenti ai soggetti
di cui al comma 1;
b) dei corrispettivi per l’acquisizione di aziende o di rami di
aziende gia’ appartenenti ai soggetti di cui al comma 1;
c) dei conferimenti in denaro provenienti da soggetti non
residenti, se controllati da soggetti residenti. La riduzione
prescinde dalla persistenza del rapporto di controllo alla data di
chiusura dell’esercizio;
d) dei conferimenti in denaro provenienti da soggetti domiciliati
in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui
al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del
tuir;
e) dell’incremento, rispetto a quelli risultanti dal bilancio
relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, dei crediti di
finanziamento nei confronti dei soggetti di cui al comma 1.

Art. 11

Limite del patrimonio netto

1. In ciascun esercizio la variazione in aumento non puo’ comunque
eccedere il patrimonio netto risultante dal relativo bilancio, ad
esclusione delle riserve per acquisto di azioni proprie.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 14 marzo 2012

Il Ministro: Monti

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 14 marzo 2012

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