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MINISTERO DELL'INTERNO - CIRCOLARE 4 marzo 2002, n.1 Problematiche interpretative dell'art. 19 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (legge finanziaria 2002). (GU n. 72 del 26-3-2002)

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CIRCOLARE 4 marzo 2002, n.1

Problematiche interpretative dell’art. 19 della legge 28 dicembre
2001, n. 448 (legge finanziaria 2002).

Ai Prefetti della Repubblica
(esclusa Sicilia)
Al Presidente della giunta
regionale autonoma della Valle
d’Aosta
Al Commissario del Governo nella
provincia di Trento
Al Commissario del Governo nella
provincia di Bolzano
AIl’Assessorato regionale agli enti
locali – regione Sicilia
e, per conoscenza
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della
funzione pubblica
Al Ministero dell’economia e delle
finanze – Dipartimento della
ragioneria generale dello Stato
Ai prefetti della Repubblica (solo
Sicilia)
Al presidente della commissione di
coordinamento della Valle d’Aosta
A11’A.N.C.I.
All’U.P.I.
All’U.N.C.E.M.

L’art. 19 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, disciplina le
facolta’ assunzionali, per le amministrazioni locali nell’anno 2002,
prevedendo il divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo
indeterminato per quegli enti che non abbiano rispettato per l’anno
2001 le disposizioni del patto di stabilita’ interno.
In relazione a tale disciplina numerose amministrazioni locali
hanno chiesto indicazioni e chiarimenti alle amministrazioni centrali
interessate.
Le questioni poste coinvolgono in primo luogo la competenza della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per la funzione
pubblica in ragione del ruolo di indirizzo e di coordinamento
generale in materia di pubblico impiego allo stesso attribuito dalla
legge. Sotto il profilo dei riflessi sulla spesa pubblica emerge la
competenza del Ministero dell’economia e delle finanze. Questa
amministrazione e’ interessata per l’attivita’ di collaborazione con
gli enti locali che essa svolge, in sede centrale e periferica, ai
sensi dell’art. 14 comma 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.
300.
In ragione di quanto precede, le problematiche emergenti sono state
esaminate congiuntamente in un’apposita riunione, alla quale hanno
partecipato, oltre ai rappresentanti delle suddette amministrazioni
centrali anche quelli dell’A.N.C.I., dell’U.P.I. e dell’U.N.C.E.M.
Al fine di offrire agli enti locali un utile strumento di
orientamento generale nell’applicazione della nuova normativa, si
ritiene opportuno fornire, di seguito, le risultanze del suddetto
incontro.
In via preliminare, deve rilevarsi come il contenuto dell’art. 19
della legge 28 dicembre 2001, n. 448 debba essere letto alla luce
delle modifiche recentemente apportate al titolo V della parte
seconda della nostra Corta costituzionale, per cui ai sensi dell’art.
119 primo comma “i comuni, le province, le citta’ metropolitane e le
regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa” e secondo
il disposto dell’art. 117 lo Stato ha potesta’ legislativa esclusiva
in tema di “perequazione delle risorse finanziarie” e concorrente in
tema di “armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della
finanza pubblica”; ne deriva che il contenuto delle disposizioni
limitative alle facolta’ assunzionali proprie e’ riferibile solo a
quegli enti che non avendo rispettato per l’anno 2001 le disposizioni
del patto di stabilita’ interna, si sono posti al di fuori delle
normative gia’ dettate in tema di coordinamento della finanza
pubblica.
Relativamente, quindi, al campo di applicazione della norma,
concordemente a quanto sostenuto dal Ministero dell’economia e delle
finanze, Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, con nota
n. 3733 in data 16 gennaio 2001, il divieto, previsto al comma 1 del
citato art. 19, di procedere ad assunzioni di personale a tempo
indeterminato, nell’anno 2002, per province, comuni, comunita’
montane e consorzi di enti locali e’ applicabile solo a quegli enti
che non abbiano rispettato le disposizioni sul patto di stabilita’
interno per l’anno 2001.
Al riguardo, l’art. 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge
finanziaria 2001), nel disciplinare il patto di stabilita’ interno
per l’anno 2001, ha disposto al comma 1, lettera a) che le regole del
patto si applicano alle regioni, alle province e ai comuni
escludendo, pertanto, le comunita’ montane e i consorzi di enti
locali, e al comma 4 che le disposizioni sul patto non si applichino
ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.
Da cio’, consegue, che il citato divieto di assunzioni non puo’
valere per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, per
le comunita’ montane e per i consorzi di enti locali giacche’ enti
non tenuti al rispetto delle regole del patto di stabilita’ interno
per il 2001.
Analogamente, i divieti posti dalla norma in esame non sono
riferibili alle unioni di comuni, previste dall’art. 32 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, poiche’ enti non sottoposti, per
l’anno 2001, al patto di stabilita’ interno.
La norma prevede, altresi’, che i singoli enti locali, in caso di
assunzione di personale, devono autocertificare il rispetto delle
disposizioni relative al patto di stabilita’ per l’anno 2001. Tale
autocertificazione, prodromica alle assunzioni, dovra’ far parte
integrante del piano assunzionale dell’ente, che, in ogni caso, ai
sensi dell’art. 91, comma 1 del precitato decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267, dovra’ essere adottato dai competenti organi
di governo dell’ente, e sara’ certificata dal competente funzionario,
responsabile dei servizi finanziari.
Per gli enti, sottoposti al blocco delle assunzioni, l’art. 19
legge 28 dicembre 2001, n. 448 prevede, comunque, alcune deroghe che
qui di seguito si esaminano.
Non sono sottoposte al blocco gli inserimenti, nella struttura
organizzativa degli enti, di personale transitato a seguito di
procedure di mobilita’ previste in attuazione di norme contrattuali o
legislative vigenti, ed in particolare dell’art. 30, comma 1, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il quale prevede che le
amministrazioni possano ricoprire posti vacanti in organico mediante
passaggio diretto di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in
servizio presso altre amministrazioni, i quali facciano domanda di
trasferimento. Il trasferimento e’ disposto previo consenso
dell’amministrazione di appartenenza.
A tal fine, il precitato comma 1 dell’art. 19 legge 28 dicembre
2001, n. 448, stabilisce che alla copertura dei posti disponibili si
puo’ provvedere mediante ricorso alle procedure di mobilita’ previste
dalle vigenti disposizioni legislative e contrattuali, tenendo
comunque conto degli attuali processi di riordino e di accorpamento
delle strutture, nonche’ di trasferimento di funzioni.
Il ricorso alle predette procedure di mobilita’ avviene,
preferibilmente nell’ambito della regione di appartenenza, infatti,
per quegli enti che non hanno rispettato il patto di stabilita’, ai
sensi dello stesso comma, “si puo’ ricorrere alle procedure di
mobilita’ fuori della regione di appartenenza dell’ente locale solo
nell’ipotesi in cui il comune ricevente abbia un rapporto
dipendenti-popolazione inferiore a quello previsto dall’art. 119,
comma 3, del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, e
successive modificazioni, maggiorato del 50%”.
Tale ultima norma detta i rapporti medi, dipendenti-popolazione,
validi per gli enti in condizione di dissesto, rapporti che sono per
i comuni appartenenti alla fascia demografica fino a 999 abitanti
1/95, per quelli da 1.000 a 2.999 abitanti 1/100, da 3.000 a 9.999
abitanti 1/105, da 10.000 a 59.999 abitanti 1/95, da 60.000 a 249.999
abitanti 1/80, e oltre 250.000 abitanti 1/60. Per le amministrazioni
provinciali tali rapporti sono, per gli enti fino a 299.999 abitanti
1/520, per quelli da 300.000 a 499.999 abitanti 1/650, da 500.000 a
999.999 abitanti 1/830, da 1.000.000 a 2.000.000 abitanti 1/770,
oltre 2.000.000 abitanti 1/1000.
Per rendere possibile la copertura di posti disponibili con
personale assunto per mobilita’, il cui ente, precedentemente datore
di lavoro, era posto al di fuori della regione di appartenenza, tali
rapporti – riferiti all’ente ricevente – vanno maggiorati del 50%. In
tal modo, tale facolta’ e’ ammessa solo per gli enti che dispongono
di ridotte quantita’ di personale. Ad esempio, per un ente il cui
rapporto medio dipendenti-popolazione e’ pari a 1/100, sara’
consentito assumere personale proveniente da fuori regione, solo se
dispone di un rapporto medio dipendenti-popolazione di almeno 1/150.
Infatti, solo in tal caso, il rapporto dipendenti-popolazione
(matematicamente inteso) sara’ “inferiore” a quello della fascia di
riferimento.
Sono, anche, consentite, per gli enti che non hanno rispettato il
patto di stabilita’, le assunzioni connesse al passaggio di funzioni
e competenze agli enti locali, il cui onere sia copert…

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