MINISTERO DELL'INTERNO - COMITATO DI COORDINAMENTO PER L'ALTA SORVEGLIANZA DELLE GRANDI OPERE - COMUNICATO - Linee guida per i controlli antimafia, di cui all'art. 3-quinques del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, concernente «Disposizioni per garantire la trasparenza e la libera concorrenza nella realizzazione delle opere e degli interventi connessi allo svolgimento dell'Expo 2015». (11A05133) (GU n. 90 del 19-4-2011 | Architetto.info

MINISTERO DELL’INTERNO – COMITATO DI COORDINAMENTO PER L’ALTA SORVEGLIANZA DELLE GRANDI OPERE – COMUNICATO – Linee guida per i controlli antimafia, di cui all’art. 3-quinques del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, concernente «Disposizioni per garantire la trasparenza e la libera concorrenza nella realizzazione delle opere e degli interventi connessi allo svolgimento dell’Expo 2015». (11A05133) (GU n. 90 del 19-4-2011

MINISTERO DELL'INTERNO - COMITATO DI COORDINAMENTO PER L'ALTA SORVEGLIANZA DELLE GRANDI OPERE - COMUNICATO - Linee guida per i controlli antimafia, di cui all'art. 3-quinques del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, concernente «Disposizioni per garantire la trasparenza e la libera concorrenza nella realizzazione delle opere e degli interventi connessi allo svolgimento dell'Expo 2015». (11A05133) (GU n. 90 del 19-4-2011 )

MINISTERO DELL’INTERNO – COMITATO DI COORDINAMENTO PER L’ALTA
SORVEGLIANZA DELLE GRANDI OPERE

COMUNICATO

Linee guida per i controlli antimafia, di cui all’art. 3-quinques del
decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20
novembre 2009, n. 166, concernente «Disposizioni per garantire la
trasparenza e la libera concorrenza nella realizzazione delle opere e
degli interventi connessi allo svolgimento dell’Expo 2015».
(11A05133)

Premesse.

Il presente documento di indirizzo e’ volto a disciplinare le
procedure di controllo antimafia sui contratti relativi alla
realizzazione dell’EXPO Milano 2015, ai sensi dell’art. 3-quinquies
del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge
20 novembre 2009, n. 166. In particolare, a mente del comma 4 del
citato art. 3-quinquies, i controlli antimafia sui contratti pubblici
e sui successivi subappalti e subcontratti aventi ad oggetto lavori,
servizi e forniture sono effettuati con l’osservanza delle
linee-guida indicate da questo Comitato, anche in deroga a quanto
previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 3 giugno 1998, n. 252.
L’ambito di operativita’ della norma, come precisato dal
Commissario delegato del Governo per il cennato evento, va ricondotto
agli interventi individuati nei decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 22 ottobre 2008 e 1° marzo 2010, che ha recepito
l’accordo intervenuto nell’ambito del Tavolo Lombardia del 25
novembre, come individuati. Tali opere, classificate in essenziali,
connesse e necessarie, sono individuate negli allegati 1 e 2 del
cennato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2008.
In relazione alle opere essenziali, si deve inoltre tenere conto
delle modifiche contenute nel Masterplan del sito, presentato al BIE
il 22 aprile 2010, e delle conseguenti integrazioni che verranno
apportate all’allegato 1 del cennato decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri.
Con riferimento alle opere necessarie, EXPO 2015 e’ stazione
appaltante e, nella veste di organismo di diritto pubblico, opera in
conformita’ a quanto previsto dal decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163.
Rientrano invece nella sfera di competenza del Tavolo
istituzionale per il Governo complessivo degli interventi regionali e
sovra regionali, di cui all’art. 5 del cennato decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 22 ottobre 2008, la programmazione e la
realizzazione di attivita’ regionali e sovra regionali relative a
EXPO 2015, nonche’ gli interventi e le attivita’ relative alle opere
connesse riguardanti opere diverse da quelle in carico alla societa’
EXPO 2015, nonche’ le opere da 7° a 9D dell’allegato 1 al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri sopraindicato, in quanto opere
per l’accessibilita’ al sito.
Sulla base di quanto riferito dalla Prefettura di Milano, risulta
che, alla data di adozione delle presenti linee-guida, non sono stati
affidati appalti di lavori ne’ sub-contratti e/o sub-appalti e non
sono state esperite procedure di gara aventi ad oggetto la
progettazione delle opere direttamente ricadenti nelle aree destinate
ad ospitare l’evento. Sono peraltro di imminente indizione le
procedure aventi ad oggetto l’affidamento dei servizi di
progettazione concernenti: opere civili e strutturali in cemento
armato, metallo e legno delle cosiddette «opere di piastra del sito»;
opere afferenti le vie d’acqua del sito; opere elettriche e
meccaniche di distribuzione del sito; opere a verde; sistema di
accessibilita’, mobilita’ e trasporti del sito; servizi informatici e
soluzioni tecnologiche di telecomunicazione del sito.
Sono inoltre state avviate le procedure per l’approvazione della
variante urbanistica sulle aree la cui destinazione d’uso sara’
trasformata da agricola in edificabile.
Sono state definite, infine, le modalita’ per l’acquisizione
delle aree su cui si terra’ il sito, con le delibere dei consigli di
amministrazione delle societa’ Belgioiosa S.r.l. e Raggio di Luna
S.p.a., nonche’ della Fondazione Fiera internazionale di Milano con
le quali e’ stata garantita la messa a disposizione incondizionata
delle rispettive aree di proprieta’, con decorrenza immediata, sino
al diciottesimo mese successivo alla conclusione dell’evento,
prevedendo:
a) la cessione della proprieta’ delle aree sulle quali verranno
localizzate le opere di interesse pubblico e generale;
b) la costituzione del diritto di superficie sulle aree
interessate da costruzioni temporanee (in misura non inferiore al 44%
della superficie delle aree di proprieta’ di Fondazione fiera Milano
e di Belgioiosa S.r.l.).
Dal quadro delineato puo’ dunque rilevarsi come la fase attuale
del monitoraggio debba essere ricondotta nell’alveo di quegli
interventi di carattere prodromico alla fase centrale
dell’aggiudicazione dei lavori, di cui alla direttiva
interministeriale di giugno 2005.
Nel predetto atto di indirizzo, infatti, una particolare
attenzione viene riservata proprio all’attivita’ di controllo in
funzione antimafia inerente il contesto ambientale, in termini
oggettivi e soggettivi, in cui si andranno a iscrivere gli interventi
da realizzare.
Tale approccio di massima anticipazione del presidio antimafia si
e’ peraltro rivelato di particolare efficacia specie in relazione ad
interventi , di analoga rilevanza rispetto a quello oggetto delle
presenti linee-guida, sia per la complessita’ del dato
infrastrutturale, sia per l’indotto finanziario correlato, che hanno
portato alla luce elementi di notevole vulnerabilita’ del sistema
proprio nella fase prodromica alla vera e propria esecuzione
dell’appalto.
In relazione all’attuale fase pertanto devono intendersi
integralmente richiamati gli indirizzi forniti con la predetta
direttiva interministeriale,con gli opportuni adattamenti legati alla
specificita’ dell’evento in esame. Analogamente, per quanto attiene
alle successive fasi, resta ferma la cornice delineata nel medesimo
atto di indirizzo cui si vanno ad aggiungere le indicazioni
compendiate nelle linee-guida dettate per gli interventi in Abruzzo
che possono costituire per molti aspetti un utile quadro di
riferimento anche con riguardo all’EXPO.
Alla luce di quanto sopra si forniscono, nei paragrafi che
seguono, alcuni primi elementi di orientamento intorno ai quali
strutturare il percorso di monitoraggio antimafia sull’evento,
suscettibili di ulteriori aggiustamenti e rimodulazioni alla luce
delle concrete esigenze che potranno venire in evidenza nel
prosieguo.
L’attivita’ di monitoraggio.
1. Il metodo di lavoro e i soggetti della rete. – In via
preliminare si conferma il ruolo centrale che la Prefettura di Milano
riveste nell’attivita’ di monitoraggio sul sistema degli interventi
per la realizzazione dell’EXPO 2015.
Nello svolgimento di tale attivita’ ed in ragione della
particolare delicatezza e complessita’ delle iniziative che verranno
avviate in vista del citato evento, la legge stessa ha individuato
una specifica strumentazione a supporto del Prefetto, peraltro gia’
attivata:
a) la sezione specializzata del Comitato di coordinamento per
l’alta sorveglianza delle grandi opere di cui al comma 3 dell’art.
3-quinquies del decreto-legge n. 135/2009, costituita con decreto
interministeriale del 23 dicembre 2009;
b) il gruppo interforze per l’EXPO 2015 (GICEX), organismo
info-investigativo costituito, a livello centrale, presso il
Dipartimento della pubblica sicurezza, sempre ai sensi del predetto
art. 3-quinquies.
Accanto a tale strumentazione, va peraltro evidenziata l’esigenza
che l’attivita’ del Prefetto e dei citati organismi possa avvalersi
dell’apporto indispensabile di tutti i soggetti istituzionali e no a
vario titolo coinvolti nella realizzazione dell’evento, secondo una
logica di rete che ha ispirato in questi anni l’attivita’ del
Comitato stesso, e che e’ opportuno venga replicata anche in questa
circostanza.
In tale prospettiva, pertanto, il Prefetto di Milano si fara’
carico di individuare le migliori e piu’ efficaci forme di
partecipazione e coinvolgimento di tutte le componenti del sistema al
fine di conseguire livelli incrementali di sicurezza.
Tali forme di collaborazione saranno in particolare rivolte alla
definizione congiunta di strumenti operativi volti a rafforzare i
presidi a tutela della legalita’ e della trasparenza, anche
attraverso la costituzione di appositi gruppi per la messa a punto di
bandi di gara tipo e di capitolati di appalto per lavori, servizi e
forniture concernenti l’evento in questione.
In analogia a quanto gia’ indicato nelle seconde linee-guida
emanate per i controlli antimafia in Abruzzo, potrebbe inoltre essere
opportuno, al fine di inquadrare tali iniziative in una cornice di
riferimento chiara ed omogenea, sottoscrivere in via preliminare uno
o piu’ protocolli d’intesa che definiscano un percorso comune e
condiviso tra tutti i soggetti istituzionali, imprenditoriali e
rappresentativi delle categorie dei lavoratori, in cui siano
puntualizzate le misure da adottare in funzione di prevenzione
antimafia.
I contenuti di tali strumenti dovranno in ogni caso conformarsi
ai principi di seguito precisati che costituiscono regolamentazione
speciale da osservare, anche in deroga alle ordinarie disposizioni di
legge, ai sensi del richiamato art. 3-quinquies del decreto-legge
sopracitato.
A tali principi dovranno altresi’ essere adeguati, in relazione
alla parte di residua applicazione, i protocolli gia’ stipulati,
concernenti la messa in sicurezza di opere rientranti nell’ambito di
applicazione delle presenti linee-guida, ed in relazione ai quali le
parti contraenti avranno cura di verificarne la coerenza con il
sistema dei controlli antimafia nelle stesse delineato.
2. Indirizzi per le stazioni appaltanti e per gli operatori
economici. – Analogamente a quanto disposto con le linee-guida per
l’Abruzzo e in coerenza con le indicazioni impartite dal Ministro con
le direttive di giugno 2005 e giugno 2010, le misure organizzative ed
i controlli a fini antimafia concernenti le attivita’ per la
realizzazione dell’evento EXPO 2015 dovranno tener conto delle
seguenti linee di indirizzo.
2.1. In primo luogo dovra’ essere prevista la realizzazione di
una Anagrafe degli esecutori accessibile alla Direzione investigativa
antimafia e al GICEX, concernente i soggetti e gli operatori
economici aggiudicatari ed affidatari, nonche’ ogni altro soggetto
della «filiera delle imprese» cosi’ come definita dall’art. 6 della
legge n. 217 del 2010. A questo fine, il Comitato ritiene che
l’allocazione piu’ congeniale dell’infrastruttura informatica di cui
trattasi sia da ravvisarsi presso la stessa EXPO S.p.a, quale
societa’ incaricata della realizzazione degli interventi. Tale
Anagrafe deve contenere le seguenti informazioni essenziali:
a) individuazione anagrafica del soggetto d’impresa o
dell’operatore economico;
b) tipologia e importo del contratto, subcontratto o
subappalto;
c) annotazioni relative a modifiche intervenute nell’assetto
proprietario o manageriale del soggetto imprenditoriale, nonche’
relative al direttore tecnico;
d) annotazioni relative all’eventuale perdita del contratto,
subcontratto o subappalto, con sintetica indicazione della connessa
motivazione, e all’applicazione della relativa penale pecuniaria;
e) indicazione del conto dedicato.
Il soggetto aggiudicatore si avvale, per la formazione e
l’inserimento dei dati necessari alla popolazione dell’Anagrafe,
della collaborazione degli stessi soggetti esecutori con i quali
potranno essere prese intese per la definizione delle specifiche
modalita’ collaborative. Tale collaborazione, in quanto rivolta a
soddisfare specifiche esigenze informative di tipo sistemico connesse
a finalita’ antimafia, non determina l’insorgenza di alcun onere a
carico del soggetto aggiudicatore, nel senso che non comporta alcuna
variazione del prezzo, importo o valore del contratto, subcontratto o
subappalto, ne’ legittima alcuna richiesta in tal senso.
A questo proposito, infatti, occorre ricordare che l’art. 1,
comma 5, del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito, con
modificazioni e integrazioni, nella legge 12 ottobre 1982, n. 726,
stabilisce che le imprese, individuali e collettive, aggiudicatarie
di contratti pubblici sono tenute a fornire notizie di carattere
organizzativo, finanziario e tecnico sulla propria attivita’, nonche’
ogni indicazione ritenuta utile ad individuare gli effettivi titolari
dell’impresa ovvero delle azioni o delle quote sociali.
All’osservanza di tale obbligo, per la violazione del quale la
legge prevede la sanzione dell’arresto, sono tenute le imprese
partecipanti a procedure di evidenza pubblica con l’invio alla
stazione appaltante del modello GAP; in tal senso dunque la
collaborazione di cui si e’ detto viene a rappresentare una
particolare modalita’ di declinazione di tale obbligo, non
costituendo alcun aggiuntivo aggravio per l’impresa.
Le informazioni presenti nell’Anagrafe degli esecutori sono
utilizzabili dalla Direzione investigativa antimafia ai fini
dell’attivita’ istituzionale di monitoraggio degli appalti pubblici
volta a prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalita’
organizzata.
Un report delle risultanze d’Anagrafe, corredato da eventuali
osservazioni circa gli esiti delle attivita’ di analisi e di
interpolazione dei dati che possano essere considerate d’interesse
per l’orientamento dei compiti di indirizzo del Comitato, sono messe
a disposizione , a cura del GICEX, della citata sezione specializzata
costituita presso la Prefettura di Milano e da quest’ultima inviate,
con proprio rapporto, al Comitato.
2.2. Estensione a tutti i soggetti appartenenti alla «filiera
delle imprese», nei termini indicati dall’art. 6 della legge n.
217/2010, dell’obbligo di assoggettarsi al regime delle informazioni
prefettizie di cui all’art. 4 del decreto legislativo n. 490/1994 e
all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998.
Tali informazioni costituiscono l’unica ed esclusiva forma di
accertamento antimafia per le fattispecie contrattuali,
sub-contrattuali, i sub-appalti, i cottimi, le prestazioni d’opera,
le forniture e i servizi, indipendentemente dal loro importo,
oggetto, durata e da qualsiasi condizione e modalita’ di esecuzione.
Nell’ambito dei protocolli d’intesa con i quali verranno ad essere
esplicitate, in concreto, le precise modalita’ di verifica, si
potranno prevedere limitate forme di esenzione per le acquisizioni
destinate all’approvvigionamento di materiale di consumo di pronto
reperimento, i cui limiti di importo potranno essere ragguagliati
alla misura prevista da corrispondenti previsioni protocollari gia’
vigenti (secondo cui sono in regime di esenzione le spese effettuate
da ciascun singolo operatore che non superino nel trimestre l’importo
complessivo di 50 mila euro).
L’accertamento di cause ostative ad effetto interdittivo tipico
(art. 10, comma 7, lettere a), b) e c) del decreto del Presidente
della Repubblica n. 252/1998), determina l’impossibilita’ di
stipulare il contratto o di autorizzare il subcontratto o subappalto,
nonche’, in caso di accertamento successivo alla stipula o
all’autorizzazione, la perdita del contratto, del subcontratto o
subappalto, dando luogo all’esercizio del recesso unilaterale o alla
revoca dell’autorizzazione.
Accede alla sanzione della perdita del contratto l’applicazione
di una penale pecuniaria, stabilita nella misura fissa del 5%
dell’importo o del valore del contratto, subcontratto o subappalto.
Tale sanzione risponde ad un duplice ordine di ragioni: da un lato,
si ritiene che possa assolvere ad un’efficace azione dissuasiva,
dispiegando, cioe’, una funzione di deterrenza, generalmente
appartenente ad ogni misura che aggredisca o minacci di aggredire
l’ambito economico-patrimoniale del soggetto cui e’ potenzialmente
rivolta una sanzione di tipo monetario; dall’altro, viene ad
ammortizzare le perniciose conseguenze derivanti alla parte in bonis
dalla necessita’ di dover procedere alla sostituzione «in corsa»
dell’impresa colpita da interdizione antimafia. Sotto quest’ultimo
aspetto, la sanzione pecuniaria corrisponde a una forma di forfetaria
liquidazione del danno, salvo che la parte lesa non lamenti un
maggior danno per il cui riconoscimento restano naturalmente ferme le
ordinarie tutele risarcitorie. La perdita del contratto ne comporta
la comunicazione, a cura del responsabile del procedimento,
all’Autorita’ per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori,
servizi e forniture, ai fini dei conseguenti adempimenti in tema di
casellario informatico delle imprese dettati con determinazione n. 1
del 10 gennaio 2008 della stessa Autorita’.
2.3. Assunzione dell’obbligo di monitoraggio delle attivita’ di
cantiere, allo scopo di realizzare la massima trasparenza di una
fase, quella esecutiva, di cui piu’ volte e’ stata sottolineata la
particolare delicatezza. Cio’ anche al fine di conferire massima
efficacia agli interventi di accesso ai cantieri disposti dai
Prefetti ai sensi dell’art. 2 della legge n. 94/2009 ed al successivo
decreto n. 150 del 10 settembre 2010.
Nell’indicata direzione appare necessario che nell’ambito
dell’intesa che dovra’ fornire la cornice generale di riferimento per
le amministrazioni e gli enti appaltanti venga attuata l’esperienza
del «Piano di controllo coordinato del cantiere e del subcantiere»,
sulla scorta di quanto gia’ sperimentato per altre ipotesi, con
particolare riguardo alla progettualita’ avviata in relazione agli
interventi per la cosiddetta Variante di Cannitello, ed in coerenza
con le recenti disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 della legge n.
136/2010.
Come e’ stato gia’ specificato nelle linee-guida di carattere
generale, anno 2005, la fase di cantierizzazione dell’opera appare
particolarmente delicata in quanto, con riferimento ad essa, vengono
a manifestarsi pressioni a carattere estorsivo, talora condotte con
metodi violenti e con danno a persone e cose. In relazione a tale
specifico rischio appare necessario siano fatti oggetto di attenta
valutazione i piani coordinati di controllo del territorio onde
verificare, in relazione alla dislocazione delle aree di cantiere e
alla mappatura dei rischi l’esigenza di possibili modifiche o
integrazioni del dispositivo di controllo territoriale.
Il cennato sistema si impernia sulla costituzione di un
data-base, della cui gestione e’ responsabile l’impresa affidataria
principale, che all’uopo individua un proprio referente di cantiere,
in cui e’ inserito, con cadenza settimanale, il piano delle
informazioni (anche detto settimanale di cantiere) relative:
i) alle ditte che intervengono sul cantiere, a qualunque titolo
risultino coinvolte;
ii) ai mezzi impiegati, indicandone gli estremi identificativi
e il nominativo del proprietario;
iii) al personale delle ditte la cui presenza e’ prevista in
cantiere nell’arco di validita’ temporale del piano, con relativa
indicazione nominativa (peraltro, dovra’ essere ribadita
l’obbligatorieta’ della dotazione e utilizzazione delle tessere di
riconoscimento di cui all’art. 18 del decreto legislativo n.
81/2008);
iv) alle persone, che per motivi diversi da quelli indicati al
punto precedente, risultino comunque autorizzate all’accesso in
cantiere.
Per assicurare il concreto rispetto del piano di informazioni, e,
conseguentemente, preservarne l’efficacia, e’ altresi’ necessario che
il referente di cantiere comunichi senza ritardo ogni eventuale
variazione che dovesse intervenire relativa ai dati gia’ inseriti nel
piano stesso.
Il piano di informazioni e’ trasmesso, per il tramite della
prefettura di Milano, alle Forze di Polizia e alla direzione dei
lavori mediante interfaccia web. Le Forze di Polizia territoriali
provvedono al riscontro dei dati; nel caso di riscontro di anomalie o
di evidenze ritenute d’interesse, la sezione specializzata procede ad
investire il Gruppo interforze per l’esame e all’attivazione del
GICEX.
E’ opportuno, inoltre, che vengano previsti incontri periodici
tra il referente di cantiere e il Gruppo interforze per procedere ad
aggiornamenti di situazione e allo sviluppo di focal point.
Quanto al tracciamento, a fini di trasparenza, dei flussi di
manodopera, tale esigenza corrisponde, in effetti, alla
considerazione secondo cui la pressione criminale viene talora ad
interferire anche nelle attivita’ di reclutamento di unita’
lavorative, rappresentando una forma di mascheramento di indirette
pratiche di carattere estorsivo.
In ogni caso, tale forma di monitoraggio puo’ senz’altro
infrenare fenomeni di sfruttamento e di caporalato, con connessa
evasione/elusione della normativa di protezione sociale, spesso
sintomatici di ingerenze di natura criminale.
Sulla scorta di tali rilievi si ritiene che vengano altresi’
inserite negli strumenti contrattuali inerenti all’intera filiera
degli esecutori apposite clausole che prevedano, in esplicazione del
precedente punto iii), i seguenti impegni:
mettere a disposizione dell’affidatario principale per la
successiva immissione nel data-base i dati relativi alla forza lavoro
presente nelle attivita’ di cantiere, nel rispetto del piano di
informazione di cui si e’ detto, specificando, per ciascuna unita’,
la qualifica professionale; i dati in questione, peraltro, dovranno
confluire in un’apposita sezione dell’Anagrafe degli esecutori, di
cui si e’ detto in precedenza, costituendo, in sostanza,
un’espansione del patrimonio informativo contenuto in detta Anagrafe;
appare opportuno allo scopo di incrementare i livelli di trasparenza
relativi all’impiego di manodopera in cantiere, contrastando
possibili forme di abuso, introdurre strumentazioni di oggettiva
rilevazione del tempo lavorato; in questa prospettiva si valutera’ di
utilizzare la tessera di cui all’art. 5 della legge n. 136 del 2010,
anche con finalita’ di cartellino marcatempo per le rilevazioni della
presenza oraria e per le conseguenti utilizzazioni;
mettere a disposizione del Gruppo interforze, nell’ambito delle
attivita’ di monitoraggio dei flussi di manodopera locale, i dati
relativi anche al periodo complessivo di occupazione specificando,
altresi’, in caso di nuove assunzioni di manodopera, le modalita’ di
reclutamento e le tipologie professionali necessarie ad integrare il
quadro esigenziale;
mettere a disposizione del Gruppo interforze le informazioni
relative al percorso formativo seguito dal lavoratore, in particolare
specificando: se, nel biennio precedente all’assunzione, abbia
frequentato corsi di avviamento professionale nel settore
dell’edilizia; le ditte di precedente dipendenza contrattuale,
specificando qualifica e mansioni svolte; l’eventuale fruizione,
nello stesso biennio, di ammortizzatori sociali (CIG anche in deroga,
mobilita’ lunga o derivante dall’art. 11 della legge n. 223/1991). Le
informazioni di cui al presente punto vengono fornite dall’operatore
economico tramite presentazione di autocertificazione prodotta dal
lavoratore in conformita’ all’art. 46 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 445/2000.
La contestata inosservanza di tali oneri informativi verra’
considerata, in caso di mancato adempimento, quale circostanza che
puo’ dare luogo all’applicazione della clausola risolutiva espressa,
di cui dovra’ essere munito ogni strumento contrattuale della
filiera.
Le attivita’ in questione, alle quali sovrintende il coordinatore
del Gruppo interforze, vedranno l’opportuno coinvolgimento della
parti sociali, attraverso la costituzione, presso la prefettura, di
un apposito tavolo di monitoraggio, a cui parteciperanno i
rappresentanti delle organizzazioni sindacali degli edili, nonche’ il
rappresentante della locale Direzione provinciale del lavoro.
2.4. Assunzione dell’obbligo di denuncia da parte dell’impresa
aggiudicataria/affidataria, dei tentativi di estorsione, con
qualunque forma e modalita’ essi siano stati perpetrati.
L’inosservanza di tale obbligo dovra’ essere assistito da specifiche
sanzioni, potendo comportare anche la perdita del contratto. In
analogia con quanto previsto dall’art. 176, comma 3, lettera e) del
decreto legislativo n. 163/2006, il comportamento
dell’aggiudicatario/affidatario sara’ oggetto di comunicazione alla
stazione appaltante perche’ possa essere valutato ai fini della
successiva ammissione ad ulteriori procedure contrattuali gestite
dalla medesima stazione appaltante.
2.5. Applicazione degli obblighi di tracciabilita’ dei flussi
finanziari di cui all’art. 3 della legge n. 136/2010, e successive
modifiche e integrazioni, e relative sanzioni (1) , fatte salve le
procedure di monitoraggio finanziario per gli interventi di carattere
strategico, ai sensi dell’art. 176, comma 3, lettera e) del decreto
legislativo n. 163/2006 e successive modificazioni e integrazioni.
3. Indicazioni al Prefetto di Milano – Misure organizzative e
disciplina dei controlli. – Nel presente paragrafo vengono forniti
elementi indicativi, di piu’ specifico interesse del Prefetto ma
comunque di carattere generale, in merito a questioni attinenti:
a) le modalita’ procedurali da seguire nell’espletamento degli
accertamenti antimafia, con particolare riguardo al regime della
competenza all’emanazione della certificazione antimafia;
b) gli specifici ambiti, oggettivi e soggettivi, su cui
concentrare le attivita’ di accertamento ai fini di prevenzione
antimafia;
c) i soggetti stranieri destinatari degli accertamenti;
d) la costituzione di elenchi di operatori economici
«affidabili» sotto il profilo antimafia.
3.1. Il procedimento di rilascio delle informazioni antimafia.
– In via preliminare e’ necessario ribadire quanto gia’ indicato in
occasione dei lavori per l’Abruzzo circa l’esigenza che i controlli
antimafia siano improntati al criterio dell’efficacia, della
speditezza e della dinamicita’. Al fine di corrispondere a tali
criteri appare opportuno adottare talune modalita’ operative che si
sono dimostrate particolarmente calzanti nella citata situazione di
emergenza.
Nel piu’ rigoroso quadro degli accertamenti descritto nel punto
2) del precedente paragrafo, si ritiene pertanto di confermare il
procedimento risultante dalla combinata lettura delle linee-guida
emanate per l’emergenza Abruzzo.
Ne consegue, anche con riferimento ai lavori dell’EXPO,
l’adozione di un modello procedimentale distinto in due momenti
successivi: l’accertamento, nell’immediato, dell’insussistenza delle
cause interdittive tipizzate di cui all’art. 10, comma 7, lettere a)
e b) del decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998, sulla
base delle risultanze emergenti dal sistema SDI, integrato
necessariamente con le acquisizioni effettuate a seguito della
consultazione del certificato del casellario giudiziario e dei
carichi pendenti, seguito dalla successiva verifica delle situazioni
riconducibili alla lettera c) del cennato art. 10, che com’e’ noto,
si presentano piu’ complesse e articolate. Tale meccanismo per ben
operare dovra’ necessariamente contare su un forte scambio
informativo tra le varie componenti del sistema nell’ambito del quale
particolare ruolo di snodo deve essere riconosciuto al GICEX ed alla
stessa sezione specializzata, quali fondamentali strutture di
supporto al momento decisionale riservato al Prefetto. Altrettanto
fondamentale appare il ruolo delle Prefetture coinvolte negli
accertamenti in ragione del radicamento dell’impresa sul proprio
territorio, cosi’ come del Gruppo interforze costituito presso la
Prefettura di Milano che dovra’ farsi carico del coordinamento del
flusso informativo proveniente dai vari centri di raccolta ed esame
dei dati informativi.
In relazione, poi, all’esigenza di una concentrazione operativa
dei flussi informativi anche nella fase decisionale culminante
nell’adozione dell’eventuale informativa interdittiva, che ha
condotto, per il modello Abruzzo, a disporre un regime derogatorio al
comma 8 del cennato art. 10 relativo alla competenza al rilascio del
provvedimento prefettizio, si ritiene che anche per l’EXPO 2015 debba
essere replicato tale modello operativo, imputando al Prefetto di
Milano la competenza all’emanazione di tutte le informative che
interessino imprese anche aventi sede legale in qualunque altra
provincia.
Tenuto conto dell’ innovativita’ di tale modello, si ritiene
opportuno sintetizzare, anche a beneficio della Prefettura de
L’Aquila, in forma diacronica, i passaggi e le modalita’ attraverso i
quali procedere al rilascio delle informazioni:
a) la Prefettura di Milano e’ la sede competente a ricevere
ogni richiesta di informazione antimafia; cio’ in quanto,
coerentemente con il modello di controllo delineato nelle seconde
linee-guida del 12 agosto u.s., concernenti gli interventi in
Abruzzo, appare indispensabile concentrare in un unico polo il flusso
in entrata e in uscita delle informazioni relative a tutte le imprese
interessate alla realizzazione dell’evento;
b) la Prefettura di Milano interloquisce con le Prefetture ove
hanno sede legale gli operatori economici, ai fini dell’acquisizione
degli elementi necessari all’adozione dell’informativa antimafia;
c) la prefettura interessata, sulla scorta delle indicazioni
sopra delineate, procede immediatamente agli accertamenti di cui alle
lettere a) e b) del decreto del Presidente della Repubblica n.
252/1998, sulla base dei dati emergenti dallo SDI, integrato
necessariamente con le acquisizioni effettuate a seguito della
consultazione del certificato del casellario giudiziario e dei
carichi pendenti, nonche’ alla verifica delle situazioni di cui alla
lettera c). Nel caso queste ultime richiedano maggiori
approfondimenti, la prefettura interessata provvede a informare la
Prefettura di Milano dell’esito degli accertamenti di cui alle
cennate lettere a) e b), ai fini del rilascio da parte di
quest’ultima di un’eventuale liberatoria provvisoria. Qualora,
tuttavia, motivi di opportunita’, segnalati dalla stessa prefettura
di origine, ovvero comunque disponibili, rendano opportuno differire
il predetto rilascio, la Prefettura di Milano potra’ comunque
valutare, avvalendosi anche del GICEX, di sospendere l’iter di
adozione del provvedimento liberatorio provvisorio, in attesa del
consolidamento degli accertamenti in argomento;
d) la prefettura di origine, nel trasmettere gli elementi utili
al rilascio da parte della Prefettura di Milano delle informative
prefettizie, provvisorie liberatorie o interdittive, fornisce le
proprie valutazioni al fine di supportare la predetta prefettura
nella definitiva valutazione dei provvedimenti di competenza, di cui
dovranno comunque essere tenute informate le Prefetture interessate.
3.2. L’ambito oggettivo degli accertamenti e quello soggettivo.
– Nelle premesse alle presenti linee-guida e’ stata richiamata
l’attenzione sulla esigenza che la pianificazione delle attivita’ di
controllo a fini antimafia si declini in ragione delle diverse fasi
in cui si articola il percorso di realizzazione dell’opera, secondo
il modello operativo tracciato nella citata direttiva di luglio 2005.
Dal quadro documentale raccolto risulta, come meglio precisato
nelle premesse, che gli interventi da realizzare sono classificati
in: opere essenziali, di cui all’allegato 1 al decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri (2) 22 ottobre 2010, di competenza di EXPO
S.p.a.; opere connesse, di cui all’allegato 2 al citato decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, da realizzarsi da parte della
regione, provincia o comune, ovvero da parte di altri soggetti
attuatori (ANAS, RFI, Ferrovie Nord,); opere necessarie, non
ricomprese nel citato decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri ma individuate dalla regione Lombardia. Tale classificazione
peraltro risulta rimodulata, quanto alla individuazione del soggetto
attuatore, dall’accordo intervenuto nell’ambito del tavolo
istituzionale costituito presso la regione Lombardia in attuazione
dell’art. 5 del cennato decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri.
Nell’attuale fase, come riferito dal Prefetto di Milano,
risultano avviati solo i lavori di alcune opere, di cui e’ soggetto
attuatore la regione Lombardia, e in relazione alle quali sono stati
stipulati appositi protocolli di legalita’ (BREBEMI e Pedemontana).
Pertanto, a valle di una puntuale e sistematica ricognizione
delle aree direttamente o indirettamente interessate dal sito,
l’attivita’ di controllo antimafia dovra’, in questa attuale fase,
essere prevalentemente orientata a intercettare possibili tentativi
di infiltrazione connessi agli aspetti progettuali delle opere sia
infrastrutturali che viarie nonche’ all’indotto collegato al settore
dei servizi alle imprese.
A tal fine particolare attenzione dovra’ essere data alla
mappatura delle proprieta’, ed ai relativi passaggi di mano,
concernenti porzioni di territorio direttamente o indirettamente
serventi le aree interessate dal sito la cui proprieta’ risulta
invece riconducibile, in gran parte, a due soli soggetti individuati
(Fondazione Fiera e famiglia Cabassi). L’attivita’ del monitoraggio
dovra’ inoltre essere indirizzata a rilevare la presenza, nelle aree
interessate dagli interventi di cave, imprese di estrazione e
commercializzazione di materiale bituminoso, di calcestruzzo ovvero
di tutte quelle attivita’ notoriamente a forte rischio di
infiltrazione criminale al fine di attivare gli opportuni presidi
oggetto di approfondita disamina nell’ambito della specifica
direttiva del Ministro dell’interno del 23 giugno 2010.
Sempre con riferimento alla attuale fase prodromica alla
aggiudicazione degli appalti, una prima forma di efficace presidio e’
ravvisabile altresi’ nella previsione di cui all’art. 12, comma 4,
del decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998. Secondo tale
disposizione, ai fini della realizzazione di opere pubbliche di
importo pari o superiore alla soglia comunitaria, il prefetto svolge
«accertamenti preliminari sulle imprese locali per le quali il
rischio di tentativo di infiltrazione mafiosa, nel caso di
partecipazione ai lavori, e’ ritenuto maggiore». Non vi e’ dubbio che
la norma, recante un importante strumento da valorizzare
maggiormente, prefigura uno screening preventivo ad ampio raggio
delle attivita’ piu’ esposte, a prescindere dalla circostanza che le
imprese sottoposte a tale tipo di controllo risultino in seguito
effettivamente coinvolte, nella qualita’ di subcontraenti, nella fase
esecutiva dei lavori. Si richiama, inoltre, l’attenzione sul fatto
che nel caso in cui siano accertate infiltrazioni di tipo criminale
la disposizione richiamata prevede effetti pienamente ostativi che
comportano l’esclusione dell’impresa dai lavori in ogni caso, a
prescindere, quindi, dal valore o dall’importo del subappalto e/o del
subcontratto. Peraltro, nella stessa logica che ha indotto a
introdurre una deroga alle competenze prefettizie stabilite dall’art.
10, comma 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998,
si ritiene che lo stesso Prefetto di Milano possa disporre della
competenza ad effettuare uno screening, avvalendosi ovviamente per
questo specifico profilo del contributo essenziale delle altre
Prefetture, e soprattutto del GICEX, delle imprese che abbiano
delocalizzato la propria attivita’ nell’ambito delle province
lombarde interessate dagli interventi. Infatti, occorre considerare a
tal proposito il rischio di attrazione di imprese che pur avendo sede
in province diverse stabiliscano, in base ad un disegno preordinato,
di trasferire la propria attivita’ nel perimetro di gravitazione
territoriale degli interventi. In relazione a tale prefigurato
rischio, le verifiche antimafia, di cui si sta parlando, non potranno
trascurare tali eventuali forme di migrazione imprenditoriale.
Lo svolgimento in via preventiva degli accertamenti antimafia,
appare, in effetti, di fondamentale importanza, come non meno
importante e’ la possibilita’ di conoscere il prima possibile il
quadro della filiera a cominciare dalle figure dei subappaltatori e
cottimisti. Si raccomanda pertanto di prevedere nell’ambito dei
futuri protocolli specifiche prescrizioni che impegnino le imprese
aggiudicatarie a trasmettere tempestivamente il piano degli
affidamenti in maniera che vengano avviate immediatamente le
verifiche antimafia in merito alle imprese indicate nel piano stesso;
cio’ anche al fine di consentire un piu’ puntuale rispetto della
disposizione relativa all’autorizzazione da parte della stazione
appaltante, che deve intervenire come noto ai sensi dell’art. 118,
comma, 8 del Codice degli appalti decreto legislativo n. 163/2006,
entro il termine di trenta giorni prorogabile una sola volta.
3.3. Gli accertamenti antimafia sui soggetti stranieri. – La
questione della partecipazione agli appalti di imprese aventi
stabilimento in Stati membri dell’Unione europea si presenta
particolarmente rilevante in considerazione della complessita’ e
vastita’ degli interventi che si andranno a realizzare in occasione
dell’EXPO con un probabile richiamo per imprese straniere.
Sul punto si ritiene di rinviare integralmente alle indicazioni
fornite con le seconde linee-guida emanate per la ricostruzione in
Abruzzo.
3.4. La costituzione delle white list. – Come per l’Abruzzo,
l’art. 3-quinquies del decreto-legge n. 135 del 2009, convertito con
legge n. 166 del 2009, prevede la costituzione presso la Prefettura
di Milano di elenchi di fornitori e prestatori di servizi non
soggetti a rischio di inquinamento mafioso, cui possono rivolgersi
gli esecutori dei lavori connessi all’EXPO. A tali fini il citato
articolo prevede che venga adottato un apposito decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministri
dell’interno, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti,
dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze.
Con le linee-guida del 12 agosto 2010, tenuto conto della
necessita’ di dare sollecito impulso alla fase di ricostruzione
«pesante» in Abruzzo e, quindi della prospettiva di maggiore
coinvolgimento nei lavori post-sisma delle imprese operanti
nell’indotto cementizio e, piu’ in generale, nel ciclo degli inerti,
si e’ responsabilmente valutato di prevedere, per specifiche
tipologie di attivita’ ritenute piu’ a rischio, appositi elenchi
prefettizi configurati sul modello delle white list previste
dall’art. 16, comma 5 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39.
Questo Comitato ritiene di dover seguire lo stesso indirizzo
anche per gli interventi connessi all’evento EXPO 2015.
Pertanto, con l’avvio alla fase realizzativa degli interventi in
questione e laddove non dovesse essere stato ancora adottato il
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui sopra, il
sistema di controllo antimafia di EXPO 2015 dovra’ valersi degli
«elenchi bianchi» per una piu’ efficace verifica di specifiche
categorie di attivita’ che sono le medesime previste nelle
linee-guida Abruzzo e nella direttiva del Ministro dell’interno 23
giugno 2010.
Nella fase transitoria sara’ necessario conferire il massimo
impulso alle attivita’ di controllo preventivo che, con riguardo alle
stesse tipologie di attivita’, vengono indicata nella gia’ richiamata
direttiva ministeriale del 23 giugno 2010.
Le forniture e i servizi per le quali andranno costituiti presso
la Prefettura di Milano i cennati elenchi sono in particolare:
forniture di materiale edilizio, di inerti, di calcestruzzo e
bitume;
esercizio di attivita’ di cava;
noli a caldo;
movimenti di terra verso terzi;
smaltimento di rifiuti;
gestione di discariche.
Nel premettere che l’iscrizione degli operatori economici che
svolgono attivita’ nei settori indicati resta, naturalmente,
volontaria, ne’ da’ luogo ad alcuna forma di qualificazione tecnica,
si precisa che qualora l’attivita’ svolta dall’operatore richiedente
ricomprenda una o piu’ forniture o uno o piu’ servizi tra quelli
indicati, nonche’ nei casi di attivita’ promiscua, intendendosi per
tale l’attivita’ che riguardi congiuntamente almeno una delle
forniture di beni ed almeno uno dei servizi indicati, l’iscrizione
verra’ eseguita con riguardo all’elenco di ciascuna delle attivita’
svolte.
Si fa rilevare come le attivita’ sopra indicate abbiano una forte
caratterizzazione territoriale, caratterizzazione che in questo caso
puo’ iscriversi nel perimetro delle imprese che operano
prevalentemente su base provinciale ovvero delle altre province
lombarde interessate dagli interventi.
La disposizione di legge in commento fa riferimento ad operatori
economici «non soggetti a rischio di inquinamento mafioso».
Appare conseguenziale che l’iscrizione nell’elenco venga percio’
ad essere correlata ad accertamenti approfonditi che, nella specie,
non possono che corrispondere alla verifica della non ricorrenza nei
confronti dell’operatore economico del fumus di mafiosita’. A tale
stregua lo strumento accertativo piu’ idoneo appare essere senz’altro
quello delle informazioni prefettizie di cui al ripetuto art. 10,
comma 7, lettere a), b) e c) del decreto del Presidente della
Repubblica n. 252/1998; cio’ in quanto il rilascio di una
«liberatoria antimafia», all’esito dei relativi accertamenti ex art.
10 citato, puo’ considerarsi come assenza della situazione di
pericolo cui si riconnette funzionalmente lo strumento delle
informazioni, destinato, appunto, ad intercettare, in funzione di
«precursore» anche i tentativi di infiltrazione mafiosa.
Nondimeno, l’iscrizione dell’operatore verra’ subordinata anche
all’assenza a suo carico, ovvero a carico dell’impresa, di
annotazione nominativa nei registri relativi ai procedimenti di
prevenzione, ai sensi dell’art. 34 della legge n. 55/1990, come
modificato dall’art. 2, comma 8, della legge n. 94/2009.
In considerazione dell’affidamento che ingenera l’iscrizione
nell’elenco prefettizio- corrispondente, nella sostanza, ad una white
list occorre che i requisiti necessari ai fini dell’iscrizione
vengano mantenuti anche in seguito, giustificando, pertanto, la
conservazione dell’iscrizione stessa.
Viene percio’ ad evidenziarsi l’esigenza imprescindibile di un
controllo ripetuto e costante in grado di realizzare una forma di
monitoraggio dei soggetti iscritti, in relazione al fatto che la
presunzione di «non mafiosita’» correlata all’iscrizione non puo’ in
alcun modo essere considerata assoluta, come e’ del resto per gli
elenchi ufficiali di fornitori o prestatori di servizi di cui
all’art. 45 del Codice.
Nel solco dell’art. 45, citato, il quale, al comma 3, prevede che
non possano essere contestati «immotivatamente» i dati risultanti
dall’iscrizione, dal che si inferisce a contrario che una
contestazione motivata risulta possibile (ergo, il carattere relativo
della presunzione di idoneita’ di cui all’art. 45 citato), la
conservazione dei requisiti cui e’ subordinata l’iscrizione
nell’elenco dovra’ essere sottoposta ad aggiornamento mediante
verifica semestrale. Sara’ cura, pertanto, della Prefettura di Milano
eseguire, in vista della scadenza predetta, nuovi controlli riguardo
all’insussistenza di elementi ostativi ai sensi dell’art. 10, comma
7, lettere a), b) e c) del decreto del Presidente della Repubblica n.
252/1998 e dell’art. 34 della legge n. 55/1990.
Nei trenta giorni precedenti l’aggiornamento dell’iscrizione,
l’operatore produce autodichiarazione, ai sensi del decreto
legislativo n. 445/2000, con la quale attesta, con riferimento alle
figure soggettive indicate dall’art. 10, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica n. 252/1998, l’assenza di modifiche
nell’assetto proprietario della societa’ e nell’incarico di direttore
tecnico. Qualora l’operatore non produca tale attestazione entro il
previsto termine, il prefetto dispone, dandone comunicazione
all’operatore economico interessato, la sospensione cautelare
dell’iscrizione per trenta giorni, decorsi inutiliter i quali, e’
disposta comunque la cancellazione dell’iscrizione, a cui seguono le
comunicazioni di cui si dira’ infra.
Il provvedimento di cancellazione e’ da considerarsi, nel caso di
specie, la misura correlata al mancato assolvimento di un onere
documentale posto in capo all’interessato, venendo a colpire
l’inerzia, prolungata e non giustificata altrimenti, dell’operatore.
Nel caso in cui, nel corso delle sopraccitate verifiche, emergano
elementi ostativi connessi alla rilevazione di uno dei provvedimenti
formali indicati nell’art. 10, comma 7, lettere a) e b), viene
comunicato all’operatore economico la sussistenza di una situazione
comportante la cancellazione dall’elenco e ne viene, contestualmente,
disposta, in via cautelare, la sospensione.
Nei dieci giorni successivi al ricevimento della comunicazione di
cui sopra, l’operatore economico puo’ produrre osservazioni per
iscritto, la cui presentazione non determina alcun effetto sulla
disposta sospensione dell’iscrizione.
In caso di mancata presentazione di osservazioni, nonche’ qualora
esse siano respinte, la prefettura procede all’immediata
cancellazione dell’iscrizione, dandone comunicazione all’interessato.
Questa stessa conseguenza potra’ derivare anche nel caso in cui
l’operatore economico abbia omesso di comunicare alla prefettura
nell’ambito della “finestra” semestrale qualsiasi sopravvenuta
situazione pregiudizievole di cui fosse a conoscenza, capace di
incidere sui requisiti di affidabilita’ morale necessari ai fini
dell’iscrizione. La gravita’ di tale effetto appare giustificata dal
vulnus che viene a subire l’elemento della fiduciarieta’ che connota,
anche nei confronti dei terzi che se ne avvalgono, lo strumento delle
white list.
Nel caso in cui, nel corso delle verifiche periodiche, a carico
dell’operatore iscritto emergano elementi di sospetta infiltrazione
mafiosa non connessi a provvedimenti formali, bensi’ riconducibili ad
approfondimenti eseguiti ai sensi della lettera c) dell’art. 10
decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998, non e’
necessario, in linea di principio, procedere ad alcuna comunicazione
interlocutoria all’operatore in sede procedimentale.
E’ in re ipsa, infatti in dette circostanze, il ricorrere di
particolari esigenze di riservatezza ascrivibili alla natura di
Polizia degli accertamenti, cui, peraltro, sono da considerare
applicabili le disposizioni in materia di accesso agli atti del
procedimento dettate dal regolamento ministeriale di attuazione
dell’art. 24 della legge n. 241/1990.
Ne deriva che l’accertamento, in sede di verifica, di situazioni
di infiltrazione criminale del tipo di quelle suindicate, da’ luogo
(salvo quanto si precisera’ in seguito) direttamente alla
cancellazione dell’operatore economico dall’elenco cui risulta
iscritto.
Tenuto conto, tuttavia, che la necessita’ di disporre la misura
della cancellazione viene ad interessare un operatore nei cui
riguardi e’ stata in precedenza effettuata una positiva valutazione
circa l’assenza di elementi sintomatici di infiltrazione mafiosa,
appare corrispondere ad un criterio di ragionevolezza temperare le
indicazioni sopra indicate con alcune prudenziali raccomandazioni.
La Prefettura di Milano, competente alla gestione dell’elenco,
potra’, pertanto, valutare l’opportunita’, sulla base della
documentazione e degli elementi acquisiti, di procedere all’audizione
personale dell’operatore interessato o di persona da questi delegata.
L’audizione potra’ svolgersi con l’assistenza di funzionari
componenti il Gruppo interforze.
In tal caso, la prefettura provvedera’ ad inviare al
rappresentante legale dell’impresa interessata comunicazione formale
contenente l’indicazione della data e del luogo di svolgimento
dell’audizione, nonche’ sintetica descrizione dei motivi, con invito
a produrre, in tempi compatibili con il sollecito svolgimento
dell’incidente procedimentale, la documentazione ritenuta utile.
La comunicazione di cui trattasi e’ finalizzata ad assicurare un
certo grado di partecipazione dell’impresa al processo decisionale
cui essa e’ direttamente interessata. Tuttavia, gli obblighi
informativi, correlati a tale istanza partecipativa, vanno
contemperati con le incomprimibili esigenze di protezione inerenti
agli accertamenti di Polizia che sono stati svolti; i quali,
peraltro, possono gia’ risultare a loro volta connessi a procedure di
carattere giudiziario. Ne deriva che, nell’ambito della convocazione
dell’audizione, potranno essere oggetto di omissis elementi che si
riterra’ necessario preservare da precoci forme di discovery, mentre
altri elementi di addebito potranno invece essere correttamente
partecipati con la necessaria cautela, senza che, tuttavia, ne venga
ad essere compromessa l’elementare esigenza conoscitiva della parte
interessata.
Dell’avvenuta audizione dovra’ essere redatto apposito verbale in
duplice originale, di cui uno consegnato all’interessato.
Nel corso della fase procedimentale in questione, e’ sempre
disposta in via cautelare la sospensione dell’iscrizione.
Una volta disposta la cancellazione, ne dovra’ essere informato
il GICEX nonche’ l’Autorita’ per la vigilanza sui contratti pubblici,
anche per il tramite del proprio componente in seno alla sezione
specializzata di questo Comitato istituita presso la Prefettura di
Milano, esplicitando i motivi della cancellazione per gli eventuali
seguiti di competenza di detta Autorita’.
L’istituzione di elenchi di soggetti operanti in settori
particolarmente vulnerabili al rischio mafioso, secondo l’impianto
delineato nel presente documento d’indirizzo, e’ volta a realizzare
una mirata forma di monitoraggio antimafia in un particolare e
ristretto bacino d’imprese. Come piu’ volte indicato da questo
Comitato, l’approdo graduale verso tipologie di controllo di
concezione sistemica, deve risultare accompagnata dalla progressiva
valorizzazione di strumenti di verifica di piu’ recente introduzione,
orientati a meglio supportare ed assecondare la transizione che e’ in
atto.
Gli accessi ispettivi ai cantieri, piu’ sopra menzionati, oggetto
di una disposizione recente- l’art. 5-bis del decreto legislativo n.
490/1994, introdotto dall’art. 2, comma 2, della legge n. 94/2009,
che ne ha ampliato l’applicazione ad appalti anche non rientranti
nella disciplina della legge-obiettivo, possono considerarsi, per la
stessa intrinseca capacita’ dinamica, l’epitome di una nuova
tipologia di controlli antimafia.
Considerata l’evidente connessione, finalistica e funzionale, tra
accessi ai cantieri ed elenchi di imprese locali non puo’
trascurarsi, in questa sede, di fornire alcune indicazioni
orientative al riguardo, anche nell’ottica di un coordinamento con le
disposizioni di cui al sopraccennato regolamento di attuazione.
In effetti, nel caso in cui l’accesso abbia portato all’emersione
di elementi di sospetto circa una situazione di infiltrazione
criminale riconducibile ai contenuti dell’art. 10, comma 7, lettera
c) del decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998, appare
opportuno ribadire che, prima di procedere alla cancellazione
dell’iscrizione, venga effettuata l’audizione dell’operatore con
l’osservanza delle avvertenze e modalita’ procedurali gia’
illustrate.
Fermo restando che competente a procedere all’audizione e’ la
Prefettura di Milano, si precisa che qualora l’incidente
procedimentale dovesse scaturire da accessi ispettivi disposti da
altra Prefettura, occorrera’ curare il raccordo tra il momento di
accertamento delle criticita’ che hanno dato luogo all’audizione e
quello di svolgimento della medesima.
A questo fine, nel dare comunicazione all’operatore
dell’audizione viene inviato, con l’osservanza delle stesse cautele
specificate dianzi, lo stralcio del verbale redatto all’atto
dell’accesso ispettivo nella parte in cui sono indicati i motivi
oggetto di contestazione. All’audizione partecipa, in ogni caso, il
coordinatore del Gruppo interforze che ha eseguito l’accesso.
La sospensione dell’iscrizione corrisponde, come piu’ volte
ripetuto, ad esigenze di carattere cautelare. Ne discendono,
pertanto, effetti del tutto connotati da provvisorieta’ e
reversibilita’. In ragione di tale considerazione, la sospensione non
determina effetti di alcun tipo sui rapporti contrattuali in corso.
Onde evitare che, durante la permanenza della sospensione vengano
tuttavia ad essere perfezionati rapporti contrattuali che potrebbero
essere caducati in caso di successiva cancellazione dell’operatore,
appare del tutto necessario, anche per esigenze di certezza
giuridica, che il provvedimento interinale venga portato senza
ritardo a conoscenza delle stazioni appaltanti interessate. Tale
cautela e’ funzionale all’esigenza di far si’ che i contratti e
subcontratti stipulati tra la data di adozione della sospensione e
quella successiva di caducazione degli effetti dello stesso
provvedimento rimangano sospesi fino all’esito del procedimento.
La cancellazione dell’iscrizione consegue, in questi casi, al
venir meno dei requisiti di affidabilita’ a cui si correla la
presunzione della «non mafiosita’» dell’operatore. Essa, pertanto,
sancendo la sussistenza di situazioni sintomatiche di infiltrazione,
viene a configurarsi, negli effetti, non diversamente da
un’informazione interdittiva. Cio’ comporta che i contratti e
subcontratti inerenti alle opere di che trattasi dovranno recare
apposita clausola risolutiva espressa, che preveda l’automatica
interruzione dei rapporti contrattuali anche in caso di cancellazione
dell’iscrizione, conformemente a quanto avviene per ogni contratto e
subcontratto della filiera in caso di sopravvenuta revoca della
«liberatoria» antimafia e contestuale emissione di informazione
interdittiva ex art. 10, comma 7, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 252/1998.
La cancellazione dell’iscrizione e’ sempre disposta, comunque
previa audizione, quando, in violazione degli obblighi di
tracciabilita’ finanziaria, l’operatore abbia dato esecuzione ad una
transazione senza avvalersi degli intermediari bancari o postali.

(1) Si tenga conto, altresi’, delle indicazioni fornite
dall’Autorita’ per la vigilanza sui contratti pubblici, con la
determinazione n. 8 del 18 novembre 2010 e con la successiva
determinazione n. 10 del 22 dicembre 2010.

(2) Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1°
marzo 2010 sono state introdotte modifiche agli allegati del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 ottobre
2008, che saranno oggetto, quanto in particolare all’allegato 1,
di ulteriori modifiche in relazione alle integrazioni intervenute
nel piano presentato il 22 aprile 2010 alla BIE.

MINISTERO DELL’INTERNO – COMITATO DI COORDINAMENTO PER L’ALTA SORVEGLIANZA DELLE GRANDI OPERE – COMUNICATO – Linee guida per i controlli antimafia, di cui all’art. 3-quinques del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, concernente «Disposizioni per garantire la trasparenza e la libera concorrenza nella realizzazione delle opere e degli interventi connessi allo svolgimento dell’Expo 2015». (11A05133) (GU n. 90 del 19-4-2011

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