MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA - DECRETO 23 dicembre 2010 | Architetto.info

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA – DECRETO 23 dicembre 2010

MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA - DECRETO 23 dicembre 2010 - Definizione delle linee generali d'indirizzo della programmazione delle Universita' per il triennio 2010-2012. (Decreto n. 50). (11A06635) - (GU n. 125 del 31-5-2011 )

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

DECRETO 23 dicembre 2010

Definizione delle linee generali d’indirizzo della programmazione
delle Universita’ per il triennio 2010-2012. (Decreto n. 50).
(11A06635)

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Visto il decreto-legge 16 maggio 2008 n. 85, convertito con
modificazioni dalla legge 14 luglio 2008, n. 121 e, in particolare,
l’art. 1, commi 1 e 5, con il quale e’ stato, rispettivamente,
istituito il Ministero dell’Istruzione, dell’Universita’ e della
Ricerca e sono state trasferite allo stesso le funzioni del Ministero
dell’Universita’ e della Ricerca;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998,
n. 25 (regolamento relativo alla programmazione del sistema
universitario), e in particolare, l’art. 2, comma 5, lettera a), c) e
d), con il quale sono dettate disposizioni, rispettivamente, per
l’istituzione di nuove Universita’ statali, per l’istituzione di
nuove Universita’ non statali e per la soppressione di Universita’;
Visto l’art. 26, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
come modificato dall’art. 4, comma 1-bis, della legge 14 maggio 2005,
n. 80 (relativo alla formazione universitaria a distanza), il quale
ha, fra l’altro, disposto che per le Universita’ telematiche trova
applicazione “quanto previsto … dall’art. 2, comma 5, lettera c),
del decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25” e
cioe’ la stessa norma relativa alla istituzione delle Universita’ non
statali nell’ambito della programmazione;
Visto l’art. 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005 n. 7,
convertito dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e in particolare:
– il comma 1, il quale prevede che “le Universita’, anche al fine
di perseguire obiettivi di efficienza e qualita’ dei servizi offerti,
entro il 30 giugno di ogni anno, adottano programmi triennali
coerenti con le linee generali d’indirizzo definite con decreto del
Ministro dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, sentiti
la Conferenza dei Rettori delle Universita’ italiane, il Consiglio
universitario nazionale e il Consiglio nazionale degli studenti
universitari … I predetti programmi delle Universita’ individuano
in particolare:
a) i corsi di studio da istituire e attivare nel rispetto dei
requisiti minimi essenziali in termini di risorse strutturali ed
umane, nonche’ quelli da sopprimere;
b) il programma di sviluppo della ricerca scientifica;
c) le azioni per il sostegno ed il potenziamento dei servizi e
degli interventi a favore degli studenti;
d) i programmi di internazionalizzazione;
e) il fabbisogno di personale docente e non docente a tempo sia
determinato che indeterminato, ivi compreso il ricorso alla
mobilita’.”;
– il comma 2, il quale prevede che “i programmi delle Universita’
di cui al comma 1, … sono valutati dal Ministero dell’Istruzione,
dell’Universita’ e della Ricerca e periodicamente monitorati sulla
base di parametri e criteri individuati dal Ministro dell’Istruzione,
dell’Universita’ e della Ricerca, avvalendosi del Comitato nazionale
per la valutazione del sistema universitario, sentita la Conferenza
dei Rettori delle Universita’ Italiane …”;
– il comma 3, che abroga le disposizioni del regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998 n. 25, ad
eccezione dell’art. 2, commi 5, lettere a), b), c) e d), 6, e 7
nonche’ dell’art. 3 e dell’art. 4;
Vista la legge 16 gennaio 2006, n. 18, con la quale e’ stato
riordinato il Consiglio universitario nazionale (CUN) e, in
particolare, l’art. 2, comma 2, il quale dispone che il Ministero
“richiede il parere del CUN sugli obiettivi della programmazione
universitaria … dopo l’acquisizione dei previsti pareri di altri
organi”;
Vista la legge 9 maggio 1989, n. 168, la quale prevede, all’art. 1,
comma 2, che il Ministero “da’ attuazione all’indirizzo e al
coordinamento nei confronti delle Universita’ … nel rispetto dei
principi di autonomia stabiliti dall’art. 33 della Costituzione”, e
che, pertanto, la valutazione dei programmi di cui trattasi non puo’
che essere effettuata ex post, mediante il monitoraggio e la
valutazione dei risultati dell’attuazione dei medesimi;
Visto il decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito dalla
legge 24 novembre 2006, n. 286;
Visto, in particolare, l’art. 2, commi 138-142, della legge n.
286/2006, che, nel prevedere la costituzione “dell’Agenzia nazionale
di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR)”,
dispone (comma 141) che, a decorrere dalla data di entrata in vigore
del regolamento di istituzione dell’ANVUR di cui al comma 140,
contestualmente alla effettiva operativita’ della stessa, e’
soppresso il CNVSU;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2010,
n. 76, con il quale e’ stato adottato il regolamento di istituzione
dell’ANVUR e in particolare:
l’art. 2, comma 4, il quale dispone che l’ANVUR “svolge,
altresi’, i compiti di cui … all’art. 1-ter del decreto legge 31
gennaio 2005, n. 7, convertito … dalla legge 31 marzo 2005, n.
43….gia’ attribuiti al Comitato nazionale per la valutazione del
sistema universitario”;
l’art. 14, comma 2, il quale dispone che “a decorrere dalla data
di insediamento del Consiglio direttivo (dell’ANVUR) e della nomina
del Presidente sono soppressi (fra l’altro) il Comitato nazionale per
la valutazione del sistema universitario …”;
l’art. 14, comma 3, il quale dispone che “allo scopo di
facilitare la gestione della fase transitoria, i Presidenti (fra
l’altro) dei soppressi Comitato nazionale per la valutazione del
sistema universitario …. fanno parte …. del Consiglio direttivo
(dell’ANVUR) durante il primo anno di attivita’”;
Considerato che, in relazione a quanto previsto dall’art. 2, comma
141, della legge n. 286/2006 e dall’art. 14, commi 2 e 3, del decreto
del Presidente della Repubblica n. 76/2010, i compiti attribuiti ai
fini del presente decreto all’ANVUR sono svolti dal CNVSU fino alla
data di insediamento del Consiglio direttivo e della nomina del
Presidente della stessa;
Visto, altresi’, l’art. 2, comma 148, della stessa legge n.
286/2006, il quale dispone che “fino alla data di entrata in vigore
del regolamento (previsto dallo stesso), non puo’ essere autorizzata
l’istituzione di nuove Universita’ telematiche”;
Visto l’art. 2 (misure per la qualita’ del sistema universitario)
del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito dalla legge 9
gennaio 2009, n. 1, il quale prevede misure “al fine di promuovere e
sostenere l’incremento qualitativo delle attivita’ delle universita’
statali e di migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo
delle risorse … prendendo in considerazione:
a) la qualita’ dell’offerta formativa e i risultati dei processi
formativi;
b) la qualita’ della ricerca scientifica;
c) la qualita’, l’efficacia e l’efficienza delle sedi
didattiche”;
Viste le Linee guida del Governo per l’Universita’, in data 6
novembre 2008;
Vista la ministeriale n. 160 del 4 settembre 2009, relativa ad
interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell’offerta
formativa nella prospettiva dell’accreditamento dei corsi di studio;
Sentiti i pareri resi dal Consiglio Nazionale degli Studenti
Universitari (CNSU), in data 8 novembre 2010, dalla Conferenza dei
Rettori delle Universita’ Italiane (CRUI), in data 17 dicembre 2010;
Sentito, da ultimo, il parere reso dal Consiglio Universitario
Nazionale (CUN), in data 17 dicembre 2010;

Decreta:

Art. 1

Linee generali d’indirizzo

1. In relazione a quanto previsto dall’art. 1-ter (programmazione e
valutazione delle Universita’), comma 1, del decreto legge 31 gennaio
2005 n. 7, convertito dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, con il
presente decreto sono definite le linee generali d’indirizzo della
programmazione delle Universita’ per il triennio 2010-2012. Le linee
generali d’indirizzo definiscono gli obiettivi da raggiungere,
riportati nell’allegato A), con le connesse indicazioni operative,
riportate nell’Allegato B); tali allegati sono parti integranti del
presente decreto.
2. Le linee generali d’indirizzo di cui al comma 1 sono in
particolare finalizzate ad incentivare l’efficienza e la qualita’ dei
servizi offerti dal sistema universitario anche secondo quanto, da
ultimo, previsto dall’art. 2 (misure per la qualita’ del sistema
universitario) del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito
dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, e dalle Linee guida del Governo per
l’Universita’ in data 6 novembre 2008, richiamati nelle premesse.

Art. 2

Programmazione delle Universita’

1. Le Universita’ adottano programmi triennali coerenti con le
linee generali di indirizzo di cui all’art. 1.
2. Attesa l’esigenza di dare alle Universita’ il tempo occorrente
per predisporre i propri programmi avendo come necessario riferimento
anche gli Indicatori con i quali i risultati dell’attuazione degli
stessi saranno valutati, i programmi relativi al triennio 2010-2012
sono adottati dalle Universita’ entro 90 giorni dalla data della
registrazione del decreto di cui al successivo art. 3, comma 2.
3. Successivamente, entro il 30 giugno di ciascun anno, le
Universita’ potranno adeguare i propri programmi anche in relazione
al monitoraggio e alla valutazione di cui al successivo art. 3.

Art. 3

Monitoraggio, valutazione e ripartizione delle risorse

1. Il Ministero, avvalendosi dell’ANVUR, monitora e valuta ex post
i programmi delle Universita’, prendendo in considerazione i
risultati dell’attuazione degli stessi, facendo riferimento ai
miglioramenti o ai peggioramenti che caratterizzano gli esiti delle
attivita’ di ciascuna Universita’, ovvero, al fine di incentivare
l’attuazione di azioni coordinate fra le Universita’ con sede nella
medesima regione, facendo riferimento ai miglioramenti o ai
peggioramenti che caratterizzano gli esiti complessivi delle
attivita’ delle Universita’ di ciascuna regione, tenuto conto
dell’apporto dato da ogni singolo Ateneo, come precisato nel decreto
del Ministro di cui al successivo comma 2.
2. I parametri e i criteri per il monitoraggio e la valutazione di
cui al comma 1, sono definiti mediante indicatori quali-quantitativi,
nel seguito denominati Indicatori, e sono individuati nel decreto del
Ministro di cui all’art. 1-ter, comma 2, della legge n. 43/2005. I
predetti Indicatori, coerenti con quanto previsto alle lettere a.),
b) e c.), di cui art. 2 (misure per la qualita’ del sistema
universitario) del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito
dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, sono altresi’ utilizzati ai fini
della definizione dei criteri di ripartizione delle risorse di cui
allo stesso art. 2.
3. Al fine di tenere conto delle diversita’ dimensionali e di
prestazione delle Universita’, gli Indicatori individuati nel decreto
di cui al comma 2 del presente articolo sono ponderati, con le
modalita’ indicate nello stesso decreto, mediante l’utilizzazione del
modello per la ripartizione del fondo di finanziamento ordinario alle
Universita’, rispettivamente, statali e non statali, di seguito
denominato Modello. Per gli Istituti universitari statali ad
ordinamento speciale (Scuole superiori, Scuole di dottorato e
Universita’ per stranieri), per i quali il predetto Modello non e’
utilizzabile, tali Indicatori sono ponderati, con le stesse
modalita’, mediante le percentuali di ripartizione del fondo di
finanziamento ordinario relative agli stessi.
4. Secondo quanto previsto dall’art. 2, comma 7, del decreto del
Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25, ai fini
dell’attuazione dei precedenti commi del presente articolo sono
prioritariamente destinate le risorse finanziarie iscritte nel
capitolo 1690 (fondo per la programmazione….) dello stato di
previsione della spesa del Ministero dell’Istruzione,
dell’Universita’ e della Ricerca, per l’anno 2010, pari a 64.323.433
e quelle che saranno definite nei corrispondenti capitoli per gli
anni 2011 e 2012. Al fine di tenere conto della diversa entita’ dei
trasferimenti ministeriali per il funzionamento, tali risorse sono
suddivise fra le Universita’ statali (ivi compresi gli Istituti ad
ordinamento speciale) e le Universita’ non statali in due quote
proporzionali al relativo fondo di finanziamento ordinario. Agli
Istituti universitari statali ad ordinamento speciale, tenuto conto
della loro specificita’, e’ riservata una percentuale delle risorse
pari a quella attribuita complessivamente agli stessi a valere sul
fondo di finanziamento ordinario, distintamente per le Scuole
Superiori e le Scuole di dottorato e per le Universita’ per
stranieri.
5. Le risorse di cui al comma 4 relative agli anni 2011 e 2012 sono
ripartite, all’inizio di ciascun anno, secondo le modalita’ indicate
nel decreto di cui al comma 2
a) fra le Universita’, sulla base delle variazioni degli
indicatori ponderate con il Modello;
b) fra gli Istituti universitari statali ad ordinamento speciale
sulla base delle variazioni degli indicatori ponderate con le
percentuali di ripartizione del fondo di finanziamento ordinario
relativo agli stessi.
6. Attesa la ridotta entita’ delle risorse disponibili per gli anni
2011 e 2012 e l’esigenza di concentrare la destinazione delle stesse
al conseguimento di determinati obiettivi, con il decreto di cui al
comma 2 possono essere altresi’ stabilite, ponderazioni differenziate
da attribuire ai risultati nelle cinque diverse aree di attivita’
alle quali si riferiscono le linee generali di indirizzo di cui al
presente decreto, tenuto comunque conto delle specificita’ degli
Istituti universitari statali ad ordinamento speciale.
7. Considerato che i risultati dell’attuazione dei programmi delle
Universita’ relativi al 2009, ultimo anno del precedente triennio di
programmazione 2007-2009, devono essere valutati, le risorse di cui
al comma 4 relative all’anno 2010 sono ripartite sulla base delle
variazioni degli stessi indicatori di cui al decreto ministeriale 18
ottobre 2007, n. 506 (Indicatori per la valutazione dei risultati
della attuazione della programmazione 2007-2009), con le modalita’
indicate nello stesso DM. n. 506/2007. A tal fine sono prese in
considerazione le differenze tra i valori dei singoli Indicatori di
risultato relativi alla fine del 2009 e quelle relative alla fine del
2008 (ultimo anno che e’ stato preso in considerazione nel precedente
triennio di programmazione), ponderate con il Modello utilizzato per
la ripartizione del fondo di finanziamento ordinario nell’anno 2009
(ovvero, per gli Istituti ad ordinamento speciale, con le percentuali
di ripartizione del fondo di finanziamento ordinario nello stesso
anno 2009), nonche’ le medesime ponderazioni che sono state gia’
attribuite dagli Atenei per ciascuna area di attivita’ in attuazione
dell’art. 4, comma 3, del decreto ministeriale n. 362/2007.

Art. 4

Fusioni e federazioni di Universita’

1. Attesa l’esigenza prioritaria di avviare nel presente triennio
di programmazione, in coerenza con le Linee guida del Governo, una
razionalizzazione del sistema universitario, finalizzata,
nell’interesse degli studenti, a garantire la qualita’ degli studi
superiori, nonche’ un piu’ efficiente utilizzo delle risorse, con
successivi decreti, da inviare alla Corte dei Conti, sentiti CRUI,
CUN e CNSU, sono definiti criteri e modalita’ per la fusione, ai
sensi dell’art. 2, comma 5, lettere a) e d), del decreto del
Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25, tra Atenei (ivi
compresi gli istituti ad ordinamento speciale) aventi sede
prioritariamente nella medesima citta’ o, se non oggettivamente
possibile, nella medesima regione.
2. Al fine di migliorare l’efficienza e la qualita’ della
didattica, della ricerca e della gestione, di razionalizzare la
distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare
l’utilizzazione delle strutture universitarie, con successivi
decreti, da inviare alla Corte dei Conti, sentiti CRUI, CUN e CNSU,
sono definiti criteri e modalita’ per la federazione di due o piu’
Universita’ aventi sede prioritariamente nella medesima citta’ o, se
non oggettivamente possibile, nella medesima regione, o se non
oggettivamente possibile, in regioni confinanti.

Art. 5

Nuove Universita’ statali

1. Per le medesime motivazioni di cui all’art. 4, nel corso degli
anni 2010-2012 non si da’ luogo alla istituzione di nuove Universita’
statali (ivi compresi gli Istituti ad ordinamento speciale), se non
ad esito dei processi di razionalizzazione e riorganizzazione di cui
allo stesso art. 4.
2. Con successivi DDMM, da inviare alla Corte dei Conti, possono
essere definiti, sentiti CRUI, CUN e CNSU, criteri e modalita’ per la
trasformazione in Universita’ statali di Universita’ non statali di
cui all’art. 6.

Art. 6

Nuove Universita’ non statali

1. Con successivi DD.MM., da inviare alla Corte dei Conti, in
relazione al perseguimento di obiettivi di maggiore qualificazione e
diversificazione del sistema universitario, puo’ essere disposta, ai
sensi dell’art. 2, comma 5, lettera c) del decreto del Presidente
della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25, previa relazione tecnica
favorevole dell’ANVUR di cui al successivo comma 3, e comunque senza
oneri a carico del fondo di cui alla legge 29 luglio 1991, n. 243 e
del fondo di cui all’art. 5, comma 1, lett c.), della legge 24
dicembre 1993, n. 537:
a) l’istituzione di nuove Universita’ non statali, sulla base di
proposte di soggetti pubblici e privati che prevedano corsi di laurea
e di laurea magistrale con insegnamenti prevalentemente in lingua
inglese, rivolti prioritariamente a studenti extracomunitari,
finalizzati a soddisfare fabbisogni formativi del mondo del lavoro, a
livello internazionale, non soddisfatti dagli attuali corsi di
studio;
b) l’istituzione come Universita’ non statali delle filiazioni
italiane di Universita’ straniere, a condizione che i titoli
rilasciati in Italia siano stati dichiarati ammissibili alle
procedure di riconoscimento in attuazione della legge 11 luglio 2002,
n. 148 e del relativo regolamento adottato con decreto ministeriale
26 aprile 2004, n. 214, da almeno un triennio dalla data del presente
decreto. Le relative proposte sono formulate d’intesa con
l’Universita’ straniera, in ordine anche alla cessazione della
filiazione contestualmente all’adozione del predetto decreto
ministeriale di istituzione della nuova Universita’ italiana.
2. Le proposte di cui al comma 1 sono presentate, corredate dalla
documentazione indicata all’allegato C del presente decreto (che e’
parte integrante dello stesso), ai Comitati regionali (ovvero
provinciali) di coordinamento competenti per territorio ai fini del
motivato parere degli stessi e del successivo invio al Ministero per
il seguito di competenza. I termini improrogabili di presentazione
delle proposte e dei pareri dei Comitati regionali sono stabiliti con
successivo D.M., da pubblicare nella G.U., successivamente alla data
di insediamento del Consiglio direttivo e della nomina del Presidente
dell’ANVUR e nei termini indicati al seguente comma 3.
3. Le proposte presentate nei termini di cui al comma 2 sono
oggetto di relazione tecnica dell’ANVUR, ai sensi dell’art. 2, comma
138 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito dalla legge
24 novembre 2006, n. 286 e dell’art. 17 della legge 7 agosto 1990, n.
241, volta ad accertare il possesso di risorse adeguate a sostenere
l’avvio e il corretto funzionamento nel tempo dei corsi di studio,
sulla base di standard quali-quantitativi definiti e resi pubblici
preventivamente all’adozione del decreto ministeriale di cui al comma
2 dall’ANVUR stessa.
4. Con il decreto ministeriale di istituzione delle Universita’ di
cui al comma 1 viene contestualmente disposta la approvazione dello
statuto e, previo parere del Consiglio universitario nazionale, del
regolamento didattico d’Ateneo. Al termine del terzo, del quinto e
del settimo anno di attivita’, l’ANVUR provvede ad effettuare una
valutazione complessiva dei risultati conseguiti dalle predette
Universita’ nelle attivita’ di didattica e di ricerca. Nei casi di
valutazione negativa da parte dell’ANVUR al termine del settimo anno
di attivita’, con decreto del Ministro viene disposta la soppressione
dell’Universita’, secondo quanto previsto dall’art. 2, comma 5,
lettera d.) del decreto del Presidente della Repubblica n. 25/1998.
5. Fermo restando quanto disposto all’art. 2, comma 148, del
decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito dalla legge 24
novembre 2006, n. 286, considerata l’esigenza di procedere
preliminarmente al riassetto delle Universita’ telematiche
attualmente esistenti mediante l’adozione del regolamento previsto
dallo stesso art. 2, comma 148, della legge n. 286/2006, in corso di
definizione, nel presente triennio di programmazione non si da’
comunque luogo alla istituzione di nuove Universita’ non statali
telematiche.
6. (Comma non ammesso al “Visto” della Corte dei conti).

Art. 7

Disposizioni finali

1. Considerata l’esigenza di assicurare continuita’ all’azione
programmatoria, le linee generali d’indirizzo di cui all’art. 1 del
presente decreto trovano comunque applicazione fino alla adozione del
decreto ministeriale con il quale sono definite le linee generali
d’indirizzo della programmazione per il successivo triennio
2013-2015.
2. In relazione a quanto indicato nelle premesse, i compiti
attribuiti ai fini del presente decreto all’ANVUR sono svolti, con
l’eccezione di quelli di cui all’art. 6, dal CNVSU fino alla data di
insediamento del Consiglio direttivo e della nomina del Presidente
della stessa.
Il presente decreto e’ trasmesso alla Corte dei Conti e pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Roma, 23 dicembre 2010

Il Ministro: Gelmini

Registrato alla Corte dei conti il 13 aprile 2011
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla
persona e dei beni culturali, registro n. 4, foglio n. 243
Ammesso al visto e conseguente registrazione, con esclusione: del
comma 6 dell’art. 6. (Adunanza 24 marzo 2011 – C.d.c. – Sez. Centrale
Contr. Stato)

Allegato A
DM relativo alle linee generali di indirizzo per il triennio
2010-2012 – Obiettivi (art. 1-ter, comma 1, del decreto legge 31
gennaio 2005 n. 7, convertito nella legge 31 marzo 2005, n. 43)
Linee generali d’indirizzo
§ 1) Le seguenti linee generali d’indirizzo per il periodo
2010-2012 individuano gli obiettivi da raggiungere e le possibili
linee d’azione per il loro perseguimento, con le connesse indicazioni
operative, con riferimento, in particolare, alle aree di attivita’ di
cui alle lettere a), b), c), d) ed e) dell’art. 1-ter, comma 1, del
decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito nella legge 31 marzo
2005, n. 43. Nel sub allegato A) viene riportato un diagramma nel
quale sono sintetizzate le fasi e i vari attori del processo di
programmazione.
§ 2) Tenuto conto della restrizione delle risorse finanziarie
disponibili per il sistema universitario nel corrente triennio
2010-2012, si sottolinea ancor piu’ la necessita’ che le Universita’
adottino, in coerenza con le predette linee d’indirizzo, un piano
strategico, valutando attentamente al proprio interno le priorita’
degli interventi da attuare
§ 3) I risultati della attuazione dei programmi delle Universita’
sono valutati ai fini della allocazione delle risorse relative agli
anni 2011 e 2012 di cui all’art. 3, comma 4, del presente decreto,
sulla base di parametri e criteri (Indicatori) da definire con
apposito decreto.
§ 4) A tal fine, il Ministero, come per il precedente triennio,
rende disponibili quadri informativi affidabili e costantemente
aggiornati che consentano di monitorare l’andamento dei risultati
conseguiti. Tali informazioni, da assumere a supporto delle azioni
del Ministero e di ogni singolo Ateneo, sono rese pubblicamente
consultabili.
§ 5) Sono pertanto ulteriormente potenziati gli strumenti di
monitoraggio dell’andamento delle attivita’ e dei risultati del
sistema, provvedendo alla completa attivazione di tutte le Banche
dati del Ministero, nonche’ alla integrazione e alla
interoperativita’ delle stesse:
la Banca dati dell’offerta formativa;
l’Anagrafe nazionale degli studenti, da integrare, previa
modifica del decreto ministeriale 30 aprile 2004, n. 9, con gli
studenti iscritti ai corsi di dottorato;
l’Anagrafe dei laureati (v. anche § 16);
l’Anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei
ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco delle
pubblicazioni scientifiche prodotte;
gli Archivi del personale e delle spese correlate, nonche’
delle procedure concorsuali.
a) i corsi di studio da istituire e attivare nel rispetto dei
requisiti minimi essenziali in termini di risorse strutturali ed
umane, nonche’ quelli da sopprimere
§ 6) Le Universita’ sono invitate a orientare i loro programmi,
con interventi di razionalizzazione e qualificazione dell’offerta
formativa – anche al fine di migliorare la qualita’, l’efficacia e
l’efficienza delle sedi didattiche in coerenza con quanto previsto
dall’art. 2, comma 1, lettera c), del decreto legge 10 novembre 2008,
n. 180, convertito dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, nel rispetto
delle indicazioni operative riportate nell’Allegato B.
§ 7) Per razionalizzazione si intende l’insieme degli interventi
mirati a ottimizzare e bilanciare il rapporto tra il numero dei corsi
e il numero degli studenti – in relazione alle risorse disponibili e
al bacino d’utenza – in modo da:
rendere coerenti le dimensioni, in termini di studenti
immatricolati, dei corsi di studio con le numerosita’ di riferimento
delle rispettive classi, al fine di minimizzare il numero di corsi
(non specifici) con basso numero di iscritti ed evitando altresi’ i
casi di sovraffollamento. Le Universita’ procedono, in ogni caso,
alla disattivazione dei corsi con numerosita’ di studenti inferiori
alle numerosita’ minime delle rispettive classi, nei termini indicati
nel decreto ministeriale relativo ai requisiti necessari alla
attivazione dei corsi di studio in coerenza con quanto indicato nella
ministeriale n. 160 del 4 settembre 2009;
ridurre la disseminazione territoriale di sedi didattiche non
coerenti col bacino d’utenza e in assenza di stabilita’ delle
strutture necessarie per le attivita’ didattiche secondo quanto
indicato al § 29.
§ 8) Per qualificazione, si intende l’insieme degli interventi
mirati a promuovere la qualita’ dell’offerta formativa e la sua
coerenza con le potenzialita’ di ricerca, la tradizione scientifica
dell’Ateneo e il relativo inserimento nella comunita’ scientifica
internazionale, in modo da:
rafforzare i corsi di studio caratterizzati da piu’ ampi
margini di risorse di docenti di ruolo rispetto a quelle essenziali
indicate quali “requisiti necessari” e in coerenza con i settori
scientifico disciplinari di base e caratterizzanti dei corsi stessi;
incrementare il grado di attrattivita’ dei corsi di laurea
magistrale nei confronti dei migliori laureati in altri Atenei.
§ 9) Anche in relazione al perseguimento dei predetti obiettivi,
si richiama l’attenzione degli Atenei (v. art. 1, comma 2, della
legge 4 novembre 2005, n. 230) sulla necessita’ che i contenuti delle
attivita’ formative da erogare siano definiti dalle competenti
strutture didattiche in modo:
coordinato, al fine di evitare ridondanze o carenze nello
svolgimento dei programmi dei corsi di studio;
coerente con gli obiettivi formativi dichiarati nel RAD;
congruo, ove opportuno, con profili culturali e professionali
richiesti dal mondo del lavoro e delle professioni.
b) il programma di sviluppo della ricerca scientifica
§ 10) Obiettivo fondamentale per le Universita’, quali sedi
primarie della ricerca scientifica, e’ il perseguimento
dell’avanzamento della conoscenza, la quale non puo’ prescindere dal
potenziamento dei risultati della ricerca libera e di base. Alle
Universita’ e’ inoltre richiesto di concorrere – in coerenza con le
“Linee Guida del Governo per il settore della ricerca scientifica e
tecnologica” e le priorita’ indicate nel Programma Nazionale per la
Ricerca 2010-2012 – insieme al sistema delle imprese, all’incremento
della competitivita’ del Paese.
§ 11) A tal fine le Universita’ sono invitate a porre particolare
attenzione a promuovere e sostenere:
i rapporti tra Universita’ ed impresa, anche attraverso il
potenziamento degli Industrial liaison office (ILO) a livello
regionale/provinciale, e, comunque, con il coinvolgimento, anche
finanziario, di strutture territoriali /camere di commercio, al fine
di assicurare una maggiore stabilita’ dell’iniziativa nel tempo e a
servizio del territorio;
l’incremento delle risorse disponibili per la ricerca
scientifica;
l’incremento della produttivita’ scientifica dei professori e
dei ricercatori. A tale riguardo va ricordato che e’ in corso di
costituzione la Anagrafe nominativa dei professori ordinari e
associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco
delle pubblicazioni scientifiche prodotte di cui all’art. 3-bis del
decreto-legge 10 novembre 2008, n.180, convertito dalla legge 9
gennaio 2009, n. 1.
§ 12) Si ritiene in ogni caso assolutamente prioritario per lo
sviluppo della ricerca scientifica in questa fase il potenziamento
della formazione per la ricerca e in particolare del dottorato di
ricerca. Al riguardo, e’ necessario che gli Atenei adottino
interventi che favoriscano:
la riduzione dei corsi di dottorato, e delle eventuali
articolazioni in curricula, con basso numero di iscritti e
l’incremento del numero di borse di studio attribuite a ciascun
corso;
l’incremento di corsi di dottorato di ricerca in ambiti
scientifici di interesse del sistema produttivo, mantenendo il
collegamento con le imprese anche attraverso l’istituzione di
specifiche borse di studio.
§ 13) Si tiene conto dei risultati dell’attuazione degli
interventi di cui al precedente paragrafo anche ai fini della
attribuzione delle risorse per il conferimento delle borse di
dottorato, nella misura e con le modalita’ definite nel decreto
relativo ai criteri per la ripartizione di tale fondo.
§ 14) In relazione a quanto sopra, si sta inoltre procedendo alla
definizione di criteri per la costituzione all’interno degli Atenei
di scuole di dottorato (con esclusione, comunque, di un organico
specifico della Scuola), attraverso la modifica del decreto
ministeriale 30 aprile 1999, n. 224 (regolamento in materia di
dottorato di ricerca), Le Universita’ possono inoltre costituire, nel
proprio ambito, scuole superiori (sempre con esclusione di un
organico specifico della scuola), sulla base di criteri definiti con
DM, sentita l’ANVUR.
c) le azioni per il sostegno ed il potenziamento dei servizi e degli
interventi a favore degli studenti
§ 15) Le Universita’ sono tenute ad adottare azioni specifiche
per assicurare un piu’ stretto rapporto con la scuola secondaria
superiore. Gli Atenei sono in particolare invitati a sostenere la
progettazione e la partecipazione agli Istituti tecnici superiori
(ITS) secondo le linee guida per la riorganizzazione del Sistema di
istruzione e formazione tecnica superiore definite con il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, favorendo, tra
l’altro, il successivo riconoscimento dei crediti acquisiti presso
tali Istituzioni, per l’eventuale successiva integrazione e
approfondimento della preparazione degli studenti nei corsi
universitari, ai quali gli stessi possono successivamente
immatricolarsi. A tale riguardo, le Universita’ sono anche invitate,
al fine di migliorare l’efficienza e l’efficacia dei propri processi
formativi, a considerare la disattivazione di quei corsi di laurea
con obiettivi formativi esclusivamente professionalizzanti che
possono essere piu’ appropriatamente conseguiti presso gli ITS.
Anche per tali finalita’, vanno potenziati i servizi di
orientamento agli studenti e attuate iniziative specifiche per
sostenere e favorire:
la formazione integrativa degli studenti, in particolare
mediante l’istituzione di corsi di recupero dei “debiti” iniziali;
l’incremento, la formazione e la selezione dei tutor;
i rapporti con il mondo del lavoro, in particolare attraverso
le esperienze di stage sia durante il percorso di studi che dopo la
laurea e la formazione permanente e/o riqualificazione di iscritti
anche se gia’ in possesso di titolo di studio universitario;
la progressiva “dematerializzazione delle procedure” relative
ai servizi per gli studenti, mediante la digitalizzazione della
documentazione relativa.
L’opportuna integrazione degli interventi sopraindicati e’
finalizzata, fra l’altro, al conseguimento dei seguenti obiettivi:
la riduzione dei tassi d’abbandono e del numero degli studenti
che non concludono il percorso formativo nei termini, senza
compromettere la serieta’ nella valutazione del profitto degli
studenti;
l’inserimento nel mondo del lavoro dei laureati in minore tempo
e in coerenza con le competenze acquisite.
§ 16) Nell’ottica del potenziamento degli strumenti di
monitoraggio dell’andamento delle attivita’ e dei risultati del
sistema (v. § 5), anche al fine di consentire la valutazione dei
risultati conseguiti dagli Atenei in relazione ai tempi di
inserimento lavorativo dei propri laureati, il Ministero provvede
inoltre alla completa attivazione dell’Anagrafe dei laureati,
utilizzando le attivita’ e le modalita’ di indagine svolte dal
Consorzio interuniversitario Alma Laurea, secondo quanto previsto
dall’art. 1-bis, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105, convertito
dalla legge 11 luglio 2003, n. 170 e in coerenza con il decreto
ministeriale 30 aprile 2004.
d) i programmi di internazionalizzazione
§ 17) L’internazionalizzazione dell’Universita’ italiana e’ da
ritenersi obiettivo strategico da perseguire in coerenza con gli
impegni assunti nella dichiarazione di Bologna e con gli indirizzi
della Commissione europea.
Per questo motivo, i programmi degli Atenei dovrebbero mirare a:
rendere piu’ attrattiva la loro offerta formativa per gli
studenti stranieri, in particolare nei corsi di laurea magistrale e
di dottorato;
sostenere la mobilita’ degli studenti italiani verso Atenei di
altri Paesi anche nell’ambito del Programma Erasmus e Erasmus Mundus.
§ 18) Per quanto concerne la internazionalizzazione della
ricerca, si ritiene che sia importante per le Universita’ sostenere i
programmi di collaborazione internazionale, anche favorendo gli
scambi di ricercatori. Si ritiene in ogni caso indispensabile
aumentare la competitivita’ della ricerca condotta nel Paese, anche
incrementando la acquisizione di risorse mediante
contratti/convenzioni ottenuti in sede internazionale.
e) il fabbisogno di personale docente e non docente sia a tempo
determinato che indeterminato, ivi compreso il ricorso alla
mobilita’.
§ 19) La programmazione del fabbisogno del personale di cui art.
1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 deve intendersi
ricompresa nell’ambito della programmazione triennale delle
Universita’ di cui all’art. 1-ter della legge n. 43/2005. Per la
valutazione ex ante e il relativo monitoraggio della compatibilita’
finanziaria della programmazione del fabbisogno del personale
universitario, il Ministero ha (gia’ dal 2005) messo a punto una
apposita procedura informatizzata (PROPER).
§ 20) La definizione dei programmi di fabbisogno di personale va
strettamente correlata con i risultati da perseguire con il programma
triennale e, a questo proposito, si ritiene opportuno indicare i
seguenti obiettivi di sistema coerenti con quanto previsto dall’art.
1, comma 3, del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito
dalla legge n. 9 gennaio 2009, n. 1:
la compatibilita’ finanziaria dei piani triennali del
fabbisogno del personale universitario anche in rapporto con le
entrate complessive dell’Ateneo;
il dimensionamento ottimale del rapporto studenti docenti, al
fine di garantire la razionalizzazione delle facolta’ (o competenti
strutture didattiche);
la determinazione nella composizione per qualifica della
docenza di una struttura a “piramide”, al fine di garantire nel tempo
sia adeguate possibilita’ di accesso e di progressione nella carriera
universitaria, sia la sostenibilita’ finanziaria del reclutamento.

Parte di provvedimento in formato grafico

Allegato B
DM relativo alle linee generali di indirizzo per il triennio
2010-2012 – Indicazioni operative (art. 1-ter, comma 1, del
decreto-legge 31 gennaio 2005 n. 7, convertito nella legge 31 marzo
2005, n. 43)
1. Indicazioni generali su facolta’ (o competenti strutture
didattiche) e corsi di studio
§ 21) L’art. 1-ter, comma 1, della legge n. 43/2005 dispone che
“i programmi delle Universita’ individuano in particolare (anche) i
corsi di studio da … sopprimere”. Le Universita’ possono pertanto
autonomamente disporre nei propri programmi triennali la
disattivazione di corsi di studio, nonche’ di facolta’ o competenti
strutture didattiche, ancorche’ istituiti da leggi o da provvedimenti
relativi alla programmazione del sistema universitario adottati in
attuazione della previgente normativa. L’eventuale personale
reclutato e/o le strutture acquisite per tali corsi e facolta’ con le
eventuali risorse dedicate al riguardo permangono nella
disponibilita’ dell’Ateneo, per il perseguimento, comunque, dei
propri fini istituzionali. Per favorire l’attuazione dei predetti
processi di disattivazione di facolta’ (o competenti strutture
didattiche), sono altresi’ stabiliti appositi incentivi nella
ripartizione del fondo di finanziamento ordinario delle Universita’
statali, che tengano conto dei processi di trasferimento in altra
sede universitaria del personale docente afferente alle stesse.
§ 21–bis) In relazione all’attuale fase di riorganizzazione del
sistema di istruzione e formazione tecnica superiore e tenuto conto
della necessaria integrazione che tale sistema deve avere con quello
della formazione universitaria (v. § 15), con apposito decreto
ministeriale e’ costituito un gruppo di lavoro composto da esperti
(1) con il compito di:
individuare eventuali classi o corsi di studio attivati presso
le Universita’ i cui obiettivi formativi possono essere raggiunti
piu’ adeguatamente presso gli ITS;
valutare gli esiti complessivi della riforma degli ordinamenti
didattici universitari basata sulla serialita’ dei percorsi formativi
(cd. 3+2), in relazione alle diverse aree disciplinari, anche al fine
di proporre (attraverso la modifica del decreto ministeriale 22
ottobre 2004, n. 270) la eventuale costituzione, in ambiti specifici,
di classi “a ciclo unico” in sostituzione delle attuali classi di
primo e di secondo livello.
2.Indicazioni particolari su facolta’ e corsi di studio
§ 22)Attesa l’esigenza di procedere, in relazione a quanto
previsto dalla Linee guida del Governo, preliminarmente ad una
razionalizzazione complessiva dell’offerta formativa degli Atenei,
nel presente triennio di programmazione, a decorrere dalla data di
adozione del presente decreto, non si puo’ procedere alla istituzione
e alla attivazione di nuove facolta’ (o competenti strutture
didattiche), con l’eccezione di quelle derivanti dall’accorpamento di
facolta’ (o competenti strutture didattiche) esistenti, previa
integrazione del regolamento didattico d’Ateneo secondo le procedure
previste dall’art. 11 del decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n.
270.
§ 23) Sentiti appositi gruppi di lavoro costituiti, con appositi
DDMM (2) , da esperti, sono stabiliti, con successivi decreti
adottati di concerto con il Ministero per la Salute, i criteri per la
razionalizzazione dei corsi di studio di medicina e chirurgia, di
odontoiatria e protesi dentaria e di medicina veterinaria e delle
relative facolta’ (o competenti strutture didattiche) attivati dalle
Universita’ statali. Le Universita’ statali, nelle quali sono attivi
facolta’ e corsi in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi
dentaria e medicina veterinaria, che non soddisfano i criteri
stabiliti dai predetti decreti, procedono alla graduale
disattivazione di tali facolta’ e corsi di studio, attraverso:
il blocco del turnover del personale docente nei relativi
settori scientifico disciplinari;
l’adozione di politiche, finalizzate, d’intesa con le altre
sedi universitarie, al sostegno dei processi di trasferimento del
personale docente in servizio (con riferimento anche a quanto
indicato al § 21);
la attivazione, nelle more, di corsi interateneo con le altre
sedi universitarie.
In carenza dell’adozione dei predetti interventi da parte delle
Universita’ statali, si provvede alla riduzione dell’importo annuale
dei trasferimenti a valere sul fondo per il finanziamento ordinario
attribuito a ciascuna delle Universita’ interessate, nella misura
stabilita nel decreto relativo ai criteri di ripartizione di tale
fondo. Considerata l’esigenza di precedere preliminarmente alla
razionalizzazione dell’attuale offerta formativa nelle predette
classi, nel periodo della presente programmazione non possono essere
istituiti e attivati ulteriori corsi nelle stesse classi da parte
delle Universita’ statali, fatti salvi i corsi indicati al successivo
§ 31. Le Universita’ non statali possono istituire nuovi corsi di
studio nelle predette classi, subordinatamente ad autorizzazione
ministeriale, previa relazione tecnica favorevole dell’ANVUR, sulla
base di un piano di fattibilita’ che preveda, fra l’altro, entro la
durata normale del corso il raggiungimento dei requisiti necessari di
docenza esclusivamente con docenza di ruolo nell’Ateneo.
§ 24) Anche tenuto conto degli esiti di quanto indicato al §
21-bis e in relazione alla operativita’ della Anagrafe dei laureati
(v. § 16), con decreto del Ministro, sentita l’ANVUR, sono
individuate, per il presente periodo di programmazione (con
l’esclusione dei corsi con la programmazione nazionale degli
accessi):
a) le classi dei corsi di studio per le quali l’offerta (sia
attuale che prevista) dei laureati e’ da ritenere, piu’ che
sufficiente a soddisfare i relativi fabbisogni formativi del mondo
del lavoro;
b) le classi dei corsi di studio per le quali l’offerta e’ da
ritenere inferiore o in linea con i relativi fabbisogni formativi del
mondo del lavoro.
Le Universita’ non possono istituire nel presente periodo di
programmazione nuovi corsi di studio nelle classi di cui alla
predetta lettera a); con riferimento ai corsi nelle classi di cui
alla lettera b), sono altresi’ individuati appositi coefficienti per
incrementare il peso attribuito agli studenti iscritti in tali classi
in sede di definizione dei criteri di ripartizione del fondo per il
finanziamento ordinario delle Universita’ statali e non statali.
§ 25)Come indicato all’art. 6, comma 6, del presente decreto,
fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’art.
2, comma 148, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito
dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, non si dara’ luogo alla
istituzione e alla attivazione di nuovi corsi a distanza di cui
all’art. 26, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sia per
le Universita’ non statali telematiche che per le Universita’ statali
e non statali non telematiche.
§ 25-bis) In attuazione della art. 1, commi 90, 91 e 92 della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, in deroga alle norme relative alla
programmazione del sistema universitario, sono stati definiti gli
interventi per il decongestionamento degli Atenei sovraffollati
individuati con il decreto ministeriale 30 marzo 1998, che sono stati
tutti ultimati, con l’eccezione di quelli previsti con il decreto
ministeriale 11 marzo 2003 per l’Universita’ degli studi di Roma “La
Sapienza”. Tenuto conto anche della nuova situazione caratterizzata
dalla riduzione delle disponibilita’ finanziarie per il sistema
universitario, l’Universita’ puo’ formulare – previa delibera dei
competenti organi accademici e relazione tecnica del Nucleo di
valutazione – una proposta di adeguamento del processo del proprio
decongestionamento secondo principi di maggiore efficienza ed
efficacia, ivi compreso l’utilizzo delle risorse alla stessa gia’
assegnate per tale finalita’, fermo restando il decentramento delle
funzioni preordinato al conseguimento degli obiettivi di
decongestionamento. Con decreto del Ministro, previa relazione
favorevole dell’ANVUR, puo’ essere prevista la rimodulazione degli
interventi definiti con il predetto decreto ministeriale 11 marzo
2003.
3. Corsi di laurea e di laurea magistrale
3.1. Riordino dell’offerta formativa
§ 26) Come gia’ indicato alle Universita’ nella ministeriale n.
160 del 4 settembre 2009, la prima fase di applicazione della riforma
relativa all’autonomia didattica ha determinato un ingiustificato
aumento delle dimensioni dell’offerta formativa universitaria e dei
costi sostenuti dal sistema universitario, rispetto a risultati dei
processi formativi non completamente soddisfacenti. Si rende pertanto
necessario, al fine di conseguire una effettiva razionalizzazione e
qualificazione dell’offerta formativa, definire un piu’ efficace
quadro di regole per la istituzione dei corsi di studio, anche per il
superamento del concetto di regolamento didattico d’Ateneo (RAD)
quale “catalogo” dell’offerta formativa teorica (3) (piu’ ampia di
quella effettiva). Tale quadro di regole costituisce la necessaria
premessa dell’avvio del processo di accreditamento dei corsi stessi.
§ 27) Anche al fine di risolvere le criticita’ degli ordinamenti
didattici dei corsi di studio rilevate dal Consiglio universitario
nazionale nella mozione del 10 febbraio 2010, i nuovi ordinamenti
didattici dei corsi di studio sono definiti – secondo criteri di
maggiore determinatezza e trasparenza nei confronti degli studenti
delle attivita’ formative erogabili in ciascun corso – nel rispetto
di linee guida stabilite con decreto del Ministro, da inviare alla
Corte dei Conti, sentiti la CRUI, il CUN e il CNSU, ad integrazione e
modifica di quelle definite con il decreto ministeriale 26 luglio
2007, n. 386.
§ 28) Entro ventiquattro mesi dalla data di pubblicazione del
predetto decreto ministeriale sulla G.U., le Universita’ provvedono
all’adeguamento degli ordinamenti didattici di tutti i corsi inseriti
nel RAD, indicando (fatto salvo che per i corsi relativi alle
professioni sanitarie) nello stesso la sede didattica di ciascuno di
tali corsi nel rispetto di quanto indicato al §29, previa la verifica
del possesso dei requisiti di docenza e di strutture di cui al § 32,
lettera A) e nel rispetto di quanto indicato al § 27. Entro tale
termine, le Universita’ procedono alla eliminazione dal RAD dei corsi
non sottoposti alla predetta procedura, o che non l’abbiano superata
(v. § 27, § 29, § 32, lettera A), pena la revoca per tali corsi
dell’autorizzazione ministeriale al rilascio del relativo titolo di
studio e la riduzione dell’importo annuale dei trasferimenti a valere
sui fondi per il finanziamento da attribuire alle Universita’ statali
e non statali, nella misura stabilita nel decreto relativo ai criteri
di ripartizione di tali fondi.
§ 29) Entro dodici mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale del presente decreto, l’ANVUR procede alla valutazione di
tutti i corsi di studio gia’ attivi presso sedi diverse sia da quelle
che sono sedi legali e amministrative degli Atenei (secondo quanto
riportato nell’unito “elenco 1”, che e’ parte integrante del presente
decreto) sia da quelle ove hanno sede le rispettive facolta’, o
competenti strutture didattiche (secondo quanto riportato nell’unito
“elenco 2”, che e’ parte integrante del presente decreto). Sono fatti
salvi i corsi autorizzati dal Ministero in attuazione della
programmazione relativa al triennio 2004-2006 e 2007-2009 in quanto
gli stessi sono stati gia’ sottoposti a valutazione da parte del
CNVSU nonche’ i corsi di studio delle professioni sanitarie.
A tal fine l’ANVUR valuta, in coerenza con quanto previsto
dall’art. 2, comma, 1, lettera c) della legge n. 1/2009, la qualita’,
l’efficienza e l’efficacia di ciascun corso, nonche’ della sede nel
suo complesso verificando in particolare (previa relazione favorevole
al riguardo del Nucleo di valutazione e parere favorevole del
Comitato regionale di coordinamento, in ordine alla conservazione o
meno dei singoli corsi e dell’insieme dei corsi attivi nelle predette
sedi) la congruita’ sia delle risorse dedicate che del bacino
d’utenza (con riferimento a quanto indicato al § 7) per ciascun corso
e per la sede nel suo complesso.
I singoli corsi, ovvero l’insieme dei corsi attivi nelle predette
sedi, che abbiano conseguito il giudizio negativo dell’ANVUR vengono
disattivati dalle Universita’ ed eliminati dal RAD; trovano al
riguardo applicazione le stesse regole indicate al secondo periodo
del § 28.
§ 30) Dalla data di adozione del presente decreto e fino al
completamento dell’adeguamento degli ordinamenti didattici di tutti i
propri corsi inseriti nel RAD di cui al § 28, le Universita’ non
possono procedere alla istituzione di nuovi corsi di studio. Nuovi
corsi di studio possono essere successivamente istituiti secondo
quanto previsto al successivo § 32.
§ 31) Al fine di favorire la razionalizzazione e la
internazionalizzazione delle attivita’ didattiche, il divieto di cui
al punto § 30 non trova applicazione nei riguardi dell’istituzione di
corsi di studio finalizzata all’accorpamento di corsi gia’ presenti
nel RAD (con contestuale cancellazione dal RAD degli stessi), ovvero
di corsi omologhi a corsi gia’ presenti nel RAD da attivare nella
medesima sede didattica dei medesimi, che prevedano la erogazione
delle attivita’ didattiche interamente in lingua straniera, anche in
relazione alla stipula di convenzioni con Atenei stranieri per il
rilascio del doppio titolo o del titolo congiunto. Il divieto di cui
al § 30 non trova altresi’ applicazione per i corsi di laurea
magistrale finalizzati alla formazione degli insegnanti della scuola,
atteso che gli ordinamenti didattici degli stessi sono definiti sulla
base di quanto stabilito dai relativi provvedimenti, nonche’ per i
corsi di studio di cui ai §§ 23, ultimo periodo.
3.2 Istituzione dei nuovi corsi di studio
§ 32) Fermo restando quanto indicato al precedente § 23
(relativamente ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia,
in odontoiatria e protesi dentaria e in medicina veterinaria) e § 25
(relativamente ai corsi di studio a distanza), successivamente al
termine delle operazioni di adeguamento di cui al § 28, i corsi di
laurea e di laurea magistrale possono essere istituiti secondo quanto
previsto all’art. 9, comma 1, del decreto ministeriale 22 ottobre
2004, n. 270; a tal fine, ciascuna Universita’:
A. verifica il possesso dei requisiti complessivi strutturali e
di docenza della facolta’ o competente struttura didattica,
necessari, oltre che alla attivazione dello stesso corso, anche di
tutti i corsi gia’ presenti nel Regolamento didattico d’Ateneo. In
caso di esito negativo della verifica, la proposta di istituzione di
un nuovo corso di studio e’ subordinata alla preventiva proposta di
cancellazione dal RAD di altri corsi inseriti nello stesso (da
attuare entro il termine di cui alla successiva lettera D), nella
misura necessaria a soddisfare il possesso dei predetti requisiti
complessivi da parte dei restanti corsi;
B. individua la sede didattica del corso (4) , nel rispetto di
quanto previsto al § 33, fatti salvi i corsi relativi alle
professioni sanitarie;
C. acquisisce la relazione tecnica favorevole del Nucleo di
valutazione (con riguardo anche alla possibilita’ che le predette
iniziative possano contribuire agli obiettivi di razionalizzazione e
qualificazione dell’offerta formativa) e il parere favorevole del
Comitato regionale (ovvero provinciale) di coordinamento competente
per territorio (anche con riferimento alla coerenza degli obiettivi
formativi con i fabbisogni delle relative competenze da parte del
mondo del lavoro) ;
D. inserisce l’ordinamento didattico del corso nel regolamento
didattico d’Ateneo, secondo quanto previsto dall’art. 11 del decreto
ministeriale n. 270/2004, dai DD.MM. relativi alle classi di laurea e
di laurea magistrale e dalle linee guida di cui al § 27.
§ 33) In ordine alla sede didattica, che deve essere indicata per
ogni corso, l’istituzione dei corsi di laurea e di laurea magistrale
puo’ essere attuata, fatti salvi i corsi delle professioni sanitarie:
b.1) nei comuni sedi legali e amministrative degli Atenei,
secondo quanto riportato nell’elenco n. 1 di cui al § 29;
b.2) nei comuni confinanti con quelli di cui al precedente
punto b.1).
3.3. Attivazione dei corsi di studio
§ 34) Le Universita’ attivano annualmente i corsi di laurea e di
laurea magistrale subordinatamente al possesso dei requisiti
necessari in termini di risorse strutturali ed umane stabiliti in
attuazione dell’art. 9, comma 2, del decreto ministeriale 22 ottobre
2004, n. 270, previa relazione favorevole del Nucleo di valutazione
dell’Universita’, secondo quanto indicato al § 37.
§ 34-bis) Considerato che i requisiti necessari previsti da
ultimo in attuazione dell’art. 9, comma 2, del decreto ministeriale
n. 270/2004 sono stati preannunciati alle Universita’ statali con la
ministeriale n. 160 del 4 settembre 2009 e che un ulteriore loro
differimento potrebbe avere effetti negativi anche sul processo di
riordino dell’offerta formativa cui fa riferimento il presente
Allegato, il decreto ministeriale adottato in relazione a quanto
preannunciato con la ministeriale n. 160/2009 trova applicazione a
decorrere dall’a.a. 2011/2012. (5)
(6)
§ 35) L’attivazione dei corsi di studio in possesso dei requisiti
necessari di cui al § 34 puo’ essere attuata esclusivamente nelle
sedi didattiche ove gli stessi sono istituiti secondo quanto previsto
al § 33, ovvero per i corsi di studio nelle professioni sanitarie,
presso le aziende ospedaliero-universitarie, le altre strutture del
servizio sanitario-nazionale, e le istituzioni private accreditate,
sulla base di protocolli di intesa fra Universita’ e Regione, secondo
quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
24 maggio 2001, ai sensi dell’art. 6, comma 3, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e
integrazioni.
§ 36) Nelle more del completamento del riordino della propria
offerta formativa di cui al punto 3.1., resta ferma la facolta’ da
parte di ciascun Ateneo di attivare corsi di studio gia’ presenti nel
RAD, se in possesso dei requisiti necessari di cui al § 34, nelle
stessa sede ove gli stessi sono stati legittimamente attivati
nell’a.a. precedente, ovvero nelle sedi di cui al § 33, punti b.1) e
b.2).
3.4. Inserimento dei corsi nella Banca dati dell’offerta formativa
(sezione RAD e sezione Off.F.)
§ 37) Nel rispetto di quanto sopra indicato, le proposte di
adeguamento e modifica degli ordinamenti didattici dei corsi
esistenti (v. punto 3.1.), di istituzione di nuovi corsi (v. punto
3.2.) e di attivazione degli stessi di cui (v. punto 3.3.) sono
trasmesse al Ministero mediante l’inserimento nella Banca dati
dell’offerta formativa, rispettivamente, sezione RAD (v. punti 3.1. e
3.2) e sezione Off.F. (v. punti 3.3), secondo quanto indicato nei
provvedimenti adottati in attuazione dell’art. 9, comma 3, del
decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270; cio’ al fine di
consentire la definizione dell’offerta formativa da attivare in tempo
utile per il corretto inizio dell’anno accademico.
4.Corsi di specializzazione e corsi di dottorato di ricerca
§ 38) Fermo restando quanto indicato ai §§ 12, 14 e 21, per
l’istituzione e l’attivazione:
dei corsi di specializzazione, si applicano le disposizioni
contenute nei provvedimenti attuativi delle norme di legge o delle
direttive dell’Unione europea relative agli stessi, ai sensi
dell’art. 3, comma 7, del decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n.
270;
dei corsi di dottorato di ricerca, si applicano le disposizioni
di cui all’art. 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210 e all’art. 1,
comma 1, lettera c) del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105,
convertito nella legge 11 luglio 2003, n. 170.

Parte di provvedimento in formato grafico

(1) Tale gruppo e’ costituito da un coordinatore e da numero pari di
componenti, meta’ dei quali designati in modo paritario dalla
CRUI e dal CUN.

(2) Tali gruppi sono costituiti da un coordinatore e da numero pari
di componenti, meta’ dei quali designati in modo paritario dalla
CRUI e dal CUN.

(3) in relazione alle indicazioni operative fornite agli Atenei con
nota del Ministro n. 781 del 16 ottobre 2001 in attuazione del DM
8 maggio 2001 (programmazione del sistema universitario
2001-2003).

(4) Per sede didattica del corso di studio, si intende quella nella
quale viene svolta, in prevalenza, l’attivita’ didattica relativa
allo stesso.

(5) Al riguardo, si sottolinea che il predetto D.M. trovera’ comunque
applicazione dall’a.a. 2011/2012 anche per le Universita’ non
statali. Tuttavia, in considerazione di quanto inizialmente fatto
presente per tali Atenei nella ministeriale n. 160/2009, si
ritiene che non debbano essere penalizzate le Universita’ non
statali che negli anni passati non hanno avuto la necessita’ di
sottoscrivere piani di raggiungimento dei precedenti requisiti
necessari per tutti o una parte dei propri corsi di studio, in
quanto i predetti requisiti erano stati inizialmente indicati a
un livello significativamente piu’ basso (v. ministeriale n. 91
del 5 maggio 2009); si fa pertanto presente che, ai fini
dell’attuazione del DM di cui trattasi, alle Universita’ non
statali verra’ data la possibilita’ di chiedere al Ministero la
riapertura della Off.F. 2010/2011, per quei corsi di studio per i
quali le stesse intendono sottoscrivere piani di raggiungimento
dei nuovi requisiti necessari.

(6) Al termine del processo di adeguamento dell’offerta formativa di
cui al § 28, sono altresi’ fornite apposite indicazioni operative
alle Universita’ al fine di semplificare le procedure di verifica
del possesso dei requisiti necessari nella fase di attivazione
dei corsi di studio.

Allegato C
DM relativo alle linee generali di indirizzo per il triennio
2010-2012 – Nuove Universita’ non statali (art. 1-ter, comma 1, del
decreto legge 31 gennaio 2005 n. 7, convertito nella legge 31 marzo
2005, n. 43 e art. 2, comma 5, lettera c), del d.p.r. 27 gennaio
1998, n. 25)
1. Documentazione a corredo delle proposte di cui all’art. 6, comma
1, lettera a) e b) del presente decreto
Alla formale proposta d’istituzione di nuove Universita’ non
statali legalmente riconosciute, firmata dal rappresentante legale
del promotore, dovra’ essere allegata la seguente documentazione:
Atto costitutivo e statuto del soggetto promotore;
Relazione generale sull’Ateneo del quale si propone l’istituzione
contenente:
– informazioni su specifiche finalita’ e peculiarita’
dell’iniziativa proposta;
– illustrazione dell’offerta formativa, corredata da
un’indagine sui fabbisogni formativi e sugli sbocchi professionali
previsti;
– informazioni su principi organizzativi e su meccanismi di
funzionamento dell’attivita’ didattica, quali eventuali modalita’ di
selezione all’entrata, rette universitarie, interventi per il diritto
allo studio, ecc.;
– obiettivi previsti nell’ambito dell’attivita’ di ricerca;
– eventuali rapporti con altri Atenei;
– eventuali rapporti con enti pubblici e/o privati;
Schema dello Statuto;
Schema del regolamento didattico, contenente sia la normativa
generale che gli ordinamenti didattici dei corsi afferenti alle
specifiche classi, corredato da una puntuale descrizione degli
obiettivi formativi dei medesimi. Per le proposte di cui all’art. 6,
comma 1, lettera b), in coerenza con quanto previsto per tutte le
Universita’ all’Allegato B (§§ 25 e 30) del presente decreto, non si
potra’ fare riferimento a ulteriori corsi rispetto a quelli gia’
erogati dalla filiale italiana dell’Universita’ straniera;
Eventuali convenzioni e protocolli d’intesa gia’ stipulati con
enti pubblici e privati, a livello locale, nazionale e/o
internazionale, finalizzati al sostegno dell’iniziativa proposta;
Documentazione comprovante intesa con l’Universita’ straniera di
provenienza in ordine alla cessazione della filiazione
contestualmente all’adozione del predetto decreto ministeriale di
istituzione dell’Universita’ italiana (per le proposte di cui
all’art. 6, comma 1, lettera b);
Piano di fattibilita’ e piano finanziario (adeguatamente
documentati), riferiti ad un numero di anni non inferiore a 7, con
documentazione comprovante l’effettiva disponibilita’ finanziaria e
la sua evoluzione nel tempo;
Programma di assunzione del personale docente e non docente, in
modo da raggiungere in un numero di anni non superiore alla durata
normale dei corsi di studio i requisiti necessari all’attivazione dei
corsi stessi secondo quanto previsto dall’art. 9, comma 2, del
decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270;
Risorse edilizie:
– informazioni dettagliate su sede e strutture gia’
disponibili;
– eventuali ulteriori programmi di acquisizione di strutture
edilizie (con documentazione indicante la quantificazione
finanziaria).

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA – DECRETO 23 dicembre 2010

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