N. 157 ORDINANZA 24 aprile - 7 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Regione Veneto - Urbanistica - Piano particolareggiato in variante di piano regolatore - Esecutivita', in caso di mancata avocazione del piano nel termine previsto da parte dell'ente preposto al controllo - Ritenuta configurazione di un'indebita forma di silenzio-assenso | Architetto.info

N. 157 ORDINANZA 24 aprile – 7 maggio 2002: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Regione Veneto – Urbanistica – Piano particolareggiato in variante di piano regolatore – Esecutivita’, in caso di mancata avocazione del piano nel termine previsto da parte dell’ente preposto al controllo – Ritenuta configurazione di un’indebita forma di silenzio-assenso

N. 157 ORDINANZA 24 aprile - 7 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Regione Veneto - Urbanistica - Piano particolareggiato in variante di piano regolatore - Esecutivita', in caso di mancata avocazione del piano nel termine previsto da parte dell'ente preposto al controllo - Ritenuta configurazione di un'indebita forma di silenzio-assenso - Sopravvenuta modifica del parametro del giudizio............

N. 157 ORDINANZA 24 aprile – 7 maggio 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale.

Regione Veneto – Urbanistica – Piano particolareggiato in variante di
piano regolatore – Esecutivita’, in caso di mancata avocazione del
piano nel termine previsto da parte dell’ente preposto al controllo
– Ritenuta configurazione di un’indebita forma di silenzio-assenso
– Sopravvenuta modifica del parametro del giudizio – Restituzione
degli atti al giudice rimettente.
– Legge della Regione Veneto 27 giugno 1985, n. 61, art. 52, quinto
comma, come modificato dall’art. 12 della legge della Regione
Veneto 11 marzo 1986, n. 9.
– Costituzione, artt. 9 e 117.

(GU n. 19 del 15-5-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY,
Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido NEPPI MODONA,
Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria
FLICK;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

Nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’art. 52, quinto
comma, della legge della Regione Veneto 27 giugno 1985, n. 61, come
modificato dall’art. 12 della legge della Regione Veneto 11 marzo
1986, n. 9 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 giugno
1985, n. 61, recante “Norme per l’assetto e l’uso del territorio”),
promosso con ordinanza emessa il 15 giugno 1999 dal Consiglio di
Stato sul ricorso proposto dall’Associazione italiana per il W.W.F.
contro il comune di Tambre d’Alpago ed altri, iscritta al n. 292 del
registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 23, prima serie speciale, dell’anno 2000.
Visti l’atto di costituzione dell’Associazione italiana per il
W.W.F., nonche’ l’atto di intervento della Regione Veneto;
Udito nell’udienza pubblica del 20 novembre 2001 il giudice
relatore Riccardo Chieppa;
Uditi gli Avvocati Andrea Pavanini per l’Associazione italiana
per il W.W.F., Mario Bertolissi e Andrea Manzi per la Regione Veneto.
Ritenuto che nel corso di un giudizio per la revocazione della
sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, 23 aprile 1998, n. 668, con
cui era stato respinto l’appello promosso avverso la sentenza del
Tribunale amministrativo regionale del Veneto di dichiarazione di
inammissibilita’ del ricorso da parte dell’Associazione italiana del
W.W.F., dovendosi definire la fase rescissoria, lo stesso Consiglio
di Stato ha sollevato, d’ufficio, questione di legittimita’
costituzionale, in riferimento all’art. 117 della Costituzione,
dell’art. 52, quinto comma, della legge della Regione Veneto
27 giugno 1985, n. 61, come modificato dall’art. 12 della legge della
Regione Veneto 11 marzo 1986, n. 9 (Modifiche ed integrazioni alla
legge regionale 27 giugno 1985, n. 61, recante “Norme per l’assetto e
l’uso del territorio”);
che oggetto del giudizio di primo grado era stata
l’approvazione tacita di una deliberazione del Consiglio comunale di
Tambre d’Alpago del 14 febbraio 1987, recante “presa d’atto
dell’approvazione del piano particolareggiato della Palantina”;
che la configurabilita’ di tale approvazione tacita derivava
dalla applicazione della normativa denunciata, la quale poneva un
termine perentorio per l’avocazione del piano da parte dell’ente
preposto al controllo urbanistico, all’inutile trascorso del quale il
piano diveniva esecutivo, configurandosi cosi’ una forma di
silenzio-assenso;
che, in ordine alla rilevanza, il giudice a quo osserva che
la disposizione sospettata di incostituzionalita’, pur se
successivamente abrogata, in considerazione del periodo in cui ha
prodotto effetti, deve ritenersi applicabile alla fattispecie in
contestazione, sia per decidere la questione della tempestivita’ del
ricorso di primo grado, sia per decidere in caso di accoglimento
della censura in rito dell’appellante, sui motivi di merito
incentrati sulla carenza dei presupposti per la formazione del
silenzio-assenso;
che sulla non manifesta infondatezza della questione, il
giudice rimettente richiama l’orientamento della giurisprudenza
costituzionale, secondo cui l’istituto del silenzio-assenso, se
applicato a procedimenti di elevata discrezionalita’, come in materia
di pianificazione, inciderebbe sull’essenza stessa della competenza
regionale; inoltre lo stesso giudice a quo invoca l’orientamento
della Corte (sentenza n. 404 del 1997), che, nell’escludere la
fondatezza della questione con riferimento agli interventi
pianificatori di carattere attuativo ed esecutivo, ha sottolineato
che detti principi non si riferiscono “alle altre forme particolari
ed eccezionali di interventi pianificatori, che assumono la
sostanziale valenza di strumenti urbanistici generali per la
capacita’ di costituire variante agli strumenti stessi”;
che infine, posto che il piano particolareggiato in questione
riguarda immobili sottoposti a vincolo paesaggistico, dovrebbe
operare il principio fondamentale della necessita’ di pronuncia
esplicita, mentre il silenzio dell’amministrazione preposta al
vincolo non puo’ avere valore di assenso (con richiamo a sentenze
n. 404 del 1997; n. 26 del 1996 e n. 302 del 1988);
che nel giudizio avanti alla Corte e’ intervenuta la Regione
Veneto, che ha concluso per la inammissibilita’ della questione
sollevata, poiche’ formulata in via ipotetica ed astratta e priva di
rilevanza, sia ai fini del giudizio sulla tempestivita’ del ricorso,
sia in relazione all’accertamento dei presupposti per la formazione
del silenzio-assenso; nel merito conclude per la infondatezza della
questione;
che in particolare la regione sottolinea come la normativa in
questione costituirebbe diretta applicazione di un principio
affermato da una norma statale; piu’ specificamente, dall’art. 25,
comma 1, lettera a) della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in
materia di controllo dell’attivita’ urbanistico-edilizia, sanzioni,
recupero e sanatoria delle opere edilizie), e che essa non
interferirebbe sulla materia dei vincoli ambientali, siano essi
apposti ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497 (Protezione
delle bellezze naturali), ovvero ai sensi dell’art. 1-bis, del d.l.
27 giugno 1985, n. 312 (Disposizioni urgenti per la tutela delle zone
di particolare interesse ambientale), convertito, con modificazioni,
dalla legge 8 agosto 1985, n. 431;
che nel giudizio si e’ costituita l’Associazione italiana per
il World Wide Fund for Nature – ONLUS, ricorrente nel giudizio a quo
la quale eccepisce la inammissibilita’ per carenza di rilevanza della
questione, atteso che la procedura tacita di approvazione dei piani
particolareggiati troverebbe applicazione nella sola ipotesi della
approvazione di piani attuativi, che non siano in variante rispetto
al piano regolatore e non, come nel caso di specie, nel caso di piano
particolareggiato adottato in variante allo strumento urbanistico;
che, nel merito, la predetta associazione conclude per la
declaratoria di illegittimita’ costituzionale della norma impugnata,
condividendo le argomentazioni del giudice rimettente;
che, in prossimita’ della data fissata per la pubblica
udienza, la Regione Veneto ha depositato una memoria, che sottolinea
i profili di inammissibilita’ gia’ eccepiti nell’atto di intervento e
conclude per la infondatezza della questione;
che in relazione alla eccepita irrilevanza della questione la
regione interveniente sottolinea un ulteriore profilo, ancorandolo
all’interno di una prospettiva temporale, che inizia dalla
deliberazione di presa d’atto dell’approvazione del piano
particolareggiato (14 febbraio 1987) e si protrarrebbe fino ad oggi;
che in tale spazio temporale la deliberazione n. 59 del
26 marzo 1985 (di adozione del piano particolareggiato) avrebbe
validamente operato, producendo effetti irreversibili;
che, nell’imminenza della data fissata per la pubblica
udienza, anche l’Associazione italiana per il World Wide Fund for
Nature – ONLUS, ha depositato una memoria in cui ribadisce
l’eccezione di inammissibilita’ della questione per irrilevanza della
stessa, concludendo, nel merito, qualora si addivenisse ad una
interpretazione diversa, per la declaratoria di illegittimita’
costituzionale della norma impugnata.
Considerato che la questione di legittimita’ costituzionale,
sottoposta in via incidentale all’esame della Corte con l’ordinanza
del Consiglio di Stato 15 giugno 1999, riguarda l’art. 52, quinto
comma, della legge della Regione Veneto 27 giugno 1985, n. 61, come
modificato dall’art. 12 della legge della Regione Veneto 11 marzo
1986, n. 9 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 27 giugno
1985, n. 61, recante “Norme per l’assetto e l’uso del territorio”);
che la questione e’ proposta sotto il duplice profilo che la
norma configura una forma di silenzio-assenso anche in ipotesi di
approvazione di piano urbanistico attuativo di iniziativa pubblica,
in difformita’ o variante di piano regolatore, ed anche se
comprendente immobili sottoposti a vincolo paesaggistico-ambientale;
che nel dispositivo dell’ordinanza di rimessione e’ fatto
riferimento al solo parametro dell’art. 117 della Costituzione, ma in
realta’, nella motivazione sulla non manifesta infondatezza, si
argomenta anche, con riferimento implicito al parametro dell’art. 9
della Costituzione, attraverso il richiamo alla previsione della
norma denunci…

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