N. 174 ORDINANZA 6 - 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica - Condono edilizio - Successione di leggi di sanatoria - Indifferenziata facolta' concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni - Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione - Ragionevolezza della disciplina censurata | Architetto.info

N. 174 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica – Condono edilizio – Successione di leggi di sanatoria – Indifferenziata facolta’ concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni – Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione – Ragionevolezza della disciplina censurata

N. 174 ORDINANZA 6 - 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica - Condono edilizio - Successione di leggi di sanatoria - Indifferenziata facolta' concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni - Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione - Ragionevolezza della disciplina censurata - Manifesta infondatezza..........

N. 174 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale.

Edilizia e urbanistica – Condono edilizio – Successione di leggi di
sanatoria – Indifferenziata facolta’ concessa dalla norma censurata
di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di
sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni – Asserita
lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della
pubblica amministrazione – Ragionevolezza della disciplina
censurata – Manifesta infondatezza della questione.
– Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 38.
– Costituzione, artt. 3 e 97.

(GU n. 19 del 15-5-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY,
Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto
CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria FLICK,
Francesco AMIRANTE;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’art. 2, comma 38,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica), promosso con ordinanza emessa il 5 novembre
1999 dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia sul ricorso
proposto da Imperiale Melchiorre contro il Comune di Marsala,
iscritta al n. 531 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, 1a serie speciale,
dell’anno 2000.
Visto l’atto di costituzione di Imperiale Melchiorre;
Udito nell’udienza pubblica del 18 dicembre 2001 il giudice
relatore Riccardo Chieppa;
Udito l’avvocato Salvatore Giacalone per Imperiale Melchiorre.
Ritenuto che, nel corso di un giudizio volto ad ottenere
l’annullamento del provvedimento del sindaco di un comune della
Sicilia, con il quale era stata ingiunta la demolizione di opere
ritenute abusive, il Tribunale amministrativo regionale della
Sicilia, sede di Palermo, con ordinanza decisa il 5 novembre 1999,
depositata il 23 marzo 2000 e pervenuta alla Corte costituzionale il
26 luglio 2000, ha sollevato questione di legittimita’ costituzionale
dell’art. 2, comma 38, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure
di razionalizzazione della finanza pubblica), nella parte in cui
prevede che la richiesta di riesame delle domande di concessione o
autorizzazione in sanatoria, per le quali vi sia stato un
provvedimento di diniego da parte del sindaco (art. 39, comma 10-bis,
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, recante “Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica”), debba essere presentata
entro il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della legge stessa, anche qualora la notifica del provvedimento di
rigetto intervenga successivamente;
che il giudice rimettente premette che il ricorrente aveva
impugnato, con ricorsi pendenti presso la stessa sezione del
Tribunale amministrativo regionale, due provvedimenti amministrativi,
che costituirebbero il presupposto dell’ordine di demolizione e
precisamente:
a) l’atto di rigetto della domanda di concessione in
sanatoria (per l’assunta realizzazione dell’opera in epoca successiva
al 1 ottobre 1983) presentata al Comune di Marsala in data 15 giungo
1987 (in riferimento ad un corpo di fabbrica adibito ad attivita’
artigianale e realizzato in assenza di concessione edilizia);
b) l’atto con il quale era stata respinta l’istanza di
riesame ex art. 39, comma 10-bis della legge 23 dicembre 1994, n. 724
sul presupposto della tardivita’ della stessa;
che, in punto di rilevanza della questione sollevata, il
giudice a quo osserva come la disposizione censurata sia stata posta
dall’amministrazione a fondamento del diniego di rideterminazione ex
art. 39, comma 10-bis della legge citata, provvedimento – in realta’
– richiamato e presupposto nell’ordine di demolizione, a sua volta
impugnato, tra l’altro, per illegittimita’ derivata;
che per quanto attiene alla non manifesta infondatezza il
Tribunale amministrativo regionale sostiene che la norma impugnata
violerebbe gli artt. 3 e 97 della Costituzione;
che, sotto il primo profilo, si sottolinea che sarebbe stato
previsto lo stesso incombente (onere di presentazione dell’istanza di
riesame entro il termine di sessanta giorni dall’entrata in vigore
della legge) per due situazioni diverse; tale incombente dovrebbe,
infatti, essere assolto sia dal soggetto al quale sia stato gia’
notificato il diniego di concessione edilizia in sanatoria (che
sarebbe, quindi, consapevole dell’abusivismo delle opere oggetto
dell’istanza stessa), sia dal soggetto per il quale la domanda di
concessione in sanatoria e’ ancora pendente alla data di scadenza del
termine per la presentazione della domanda (che avrebbe, pertanto,
ancora una legittima aspettativa al conseguimento dell’atto
favorevole richiesto);
che – sempre secondo il Tribunale amministrativo regionale –
sotto il secondo profilo la disposizione censurata sarebbe contraria
al principio del buon andamento della pubblica amministrazione “per
aver imposto un adempimento del quale non consti la necessita’,
attesa la perdurante possibilita’ di accoglimento dell’originaria
istanza ex legge 28 febbraio 1985, n. 47”;
che si e’ costituita in giudizio la parte privata, ricorrente
nel procedimento a quo, riprendendo le argomentazioni svolte
nell’ordinanza di rimessione e chiedendo l’accoglimento della
questione sollevata.
Considerato che l’ordinanza contiene una motivazione plausibile
della rilevanza della questione, tenuto conto dei motivi proposti,
che comprendono la illegittimita’ derivata ed investono la norma
denunciata in questa sede, nella ragionevole prospettiva di una
decisione unitaria dell’intera controversia;
che la questione e’ manifestamente infondata in quanto e’
basata, innanzitutto, sull’implicito ed erroneo presupposto che la
domanda di condono edilizio ex art. 39 della legge 23 dicembre 1994,
n. 724 possa essere presentata solo dopo la definizione di precedente
e pendente domanda di condono ex artt. 31 e seguenti della legge
28 febbraio 1985, n. 47;
che la richiesta di condono-sanatoria edilizio, sia in base
alla legge n. 47 del 1985, sia alla successiva legge n. 724 del 1994,
puo’ rinvenire la propria giustificazione anche in un semplice
interesse alla regolarizzazione o alla certezza dei rapporti da parte
di chiunque sia interessato al conseguimento della sanatoria,
indipendentemente dalla presenza o dalla possibilita’ di avere un
diverso titolo abilitativo dell’opera, anche per escludere rischi di
procedimenti in corso o futuri;
che, inoltre, il condono ex legge n. 724 del 1994 (da
valutarsi in connessione indissolubile con le altre disposizioni
dettate, in epoca immediatamente successiva, in materia di sanatoria
edilizia) introduce nuovi ed ulteriori limiti, obblighi, restrizioni
soggettive ed oggettive e differenti presupposti, comportanti la
riapertura dei termini, riferiti soprattutto allo spostamento in
avanti del limite temporale dell’abuso commesso, esteso anche al
periodo successivo al 1 ottobre 1983 fino al 31 dicembre 1993 (v.
sentenze n. 416 del 1995; n. 427 del 1995);
che, pertanto, proprio per evitare rischi connessi alle
difficolta’ di fornire la prova che la costruzione fosse stata
ultimata entro la data del 1 ottobre 1983 (requisito tassativo per il
condono della legge n. 47 del 1985), ben sussisteva un interesse del
soggetto che aveva posto in essere l’illecito ad avvalersi della
nuova procedura, che allargava il limite temporale dell’abuso entro
il termine previsto, a pena di decadenza, del 31 dicembre 1993;
che il legislatore del 1996, per sciogliere i dubbi che
potevano sorgere al riguardo e all’evidente scopo di dare un’altra
possibilita’ di sanatoria (accompagnata da aumento di entrate che si
volevano tempestive, per esigenze anche finanziarie di bilancio), ha
concesso un’ulteriore indifferenziata facolta’, consentendo – per le
domande di concessione in sanatoria presentate entro i termini del
precedente condono – di chiederne la rideterminazione, ove l’abuso
risultasse sanabile a norma delle sopravvenute disposizioni;
che, in tal modo, si accordava a tutti gli interessati la
possibilita’ di superare il nuovo termine per la definizione
agevolata delle violazioni edilizie, previsto dall’art. 39, comma 4,
della legge n. 724 del 1994, mediante l’aggiunta del comma 10-bis nel
medesimo art. 39 (introdotto con l’art. 2, comma 37, della legge
23 dicembre 1996, n. 662);
che, tuttavia, il beneficio della sanatoria e’ stato
accompagnato da una precisa – e non irragionevole – volonta’ di
circoscrivere ulteriormente il termine decadenziale della domanda di
concessione in sanatoria “entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore” della legge (art. 2, comma 38, della legge 23 dicembre 1996,
n. 662), con una immediata integrazione (art. 10, comma 5-bis, del
decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 recante “Disposizioni urgenti
in materia tributaria, finanziara e contabile a completamento della
manovra di finanza pubblica per l’anno 1997”, modificato dalla legge
di conversione 28 febbraio 1997, n. 30) con la quale si e’ stabilito
che il termine di sessanta giorni per presentare, a pena di
decadenza, la domanda di rideterminazione sulla base delle nuove
norme, era indipendente dalla notifica del provvedimento di diniego
ex legge n. 47 del 1985, decorrendo dalla…

[Continua nel file zip allegato]

N. 174 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Edilizia e urbanistica – Condono edilizio – Successione di leggi di sanatoria – Indifferenziata facolta’ concessa dalla norma censurata di chiedere la rideterminazione della precedente domanda di sanatoria a norma delle sopravvenute disposizioni – Asserita lesione dei principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione – Ragionevolezza della disciplina censurata

Architetto.info