N. 182 ORDINANZA 6 - 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Regione Umbria - Salute e ambiente - Tutela - Esposizione ai campi elettromagnetici a) Giustificazione degli impianti produttori delle emissioni elettromagnetiche b) Piani di risanamento degli impianti e valutazione di impatto ambientale | Architetto.info

N. 182 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via principale. Regione Umbria – Salute e ambiente – Tutela – Esposizione ai campi elettromagnetici a) Giustificazione degli impianti produttori delle emissioni elettromagnetiche b) Piani di risanamento degli impianti e valutazione di impatto ambientale

N. 182 ORDINANZA 6 - 10 maggio 2002: Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Regione Umbria - Salute e ambiente - Tutela - Esposizione ai campi elettromagnetici a) Giustificazione degli impianti produttori delle emissioni elettromagnetiche b) Piani di risanamento degli impianti e valutazione di impatto ambientale - Prospettato contrasto con il principio di ragionevolezza e..........

N. 182 ORDINANZA 6 – 10 maggio 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via principale.

Regione Umbria – Salute e ambiente – Tutela – Esposizione ai campi
elettromagnetici a) Giustificazione degli impianti produttori delle
emissioni elettromagnetiche b) Piani di risanamento degli impianti
e valutazione di impatto ambientale – Prospettato contrasto con il
principio di ragionevolezza e indebito esercizio di potesta’
legislativa da parte della Regione Umbria – Ricorso del Presidente
del Consiglio dei ministri – Intervenuta modifica costituzionale
del giudizio di legittimita’ promosso in via principale –
Improcedibilita’ del ricorso.
– Legge Regione Umbria riapprovata il 30 luglio 2001, artt. 2, comma
1, 5, comma 1 lettera c) e 12, comma 1.
– Costituzione, artt. 97 e 127; legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3,
art. 8.

(GU n. 19 del 15-5-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Massimo VARI;
Giudici: Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY, Valerio ONIDA,
Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto
CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria FLICK,
Francesco AMIRANTE;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale degli artt. 2, comma 1,
5, comma 1, lettera c e 12, comma 1, della legge della Regione
Umbria, riapprovata il 30 luglio 2001, recante “Tutela sanitaria e
ambientale dall’esposizione ai campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici”, promosso con ricorso del Presidente del Consiglio
dei ministri, notificato il 17 agosto 2001, depositato in cancelleria
il 24 successivo ed iscritto al n. 37 del registro ricorsi 2001.
Visto l’atto di costituzione della Regione Umbria;
Udito nella camera di consiglio del 27 febbraio 2002 il giudice
relatore Valerio Onida.
Ritenuto che con ricorso notificato il 17 agosto 2001 e
depositato in cancelleria il successivo 24 agosto, il Presidente del
Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimita’
costituzionale degli articoli 2, comma 1, 5, comma 1, lettera c e 12,
comma 1, della delibera legislativa della Regione Umbria “Tutela
sanitaria e ambientale dall’esposizione ai campi elettrici, magnetici
ed elettromagnetici”, gia’ approvata dal Consiglio regionale nella
seduta del 21 maggio 2001 e – a seguito di rinvio governativo –
riapprovata, a maggioranza assoluta, con modificazioni, nella seduta
del 30 luglio 2001;
che l’art. 2, comma 1, della delibera legislativa – il quale
introduce il “principio di giustificazione”, richiedendo ai gestori
ed ai concessionari la dimostrazione delle ragioni obiettive della
indispensabilita’ degli impianti che producono emissioni
elettromagnetiche ai fini della operativita’ del servizio –
violerebbe, ad avviso dell’Avvocatura, l’art. 97 della Costituzione e
il principio generale di ragionevolezza, giacche’, non avendo la
regione il potere di valutare l’indispensabilita’ degli impianti ne’
il carattere obiettivo delle ragioni addotte, la previsione normativa
sarebbe del tutto inutile, risolvendosi nella imposizione al privato
di formalita’ onerose che non preludono a nessun controllo o ad
interventi da parte dell’amministrazione competente;
che l’art. 5, comma 1, lettera c della delibera legislativa,
la’ dove attribuisce alla Giunta regionale il potere di fissare, con
regolamento, i criteri per l’elaborazione e l’attuazione dei piani di
risanamento degli impianti radioelettrici, di telefonia mobile e di
radiodiffusione, sarebbe incostituzionale perche’ la materia e’
riservata allo Stato: siccome l’art. 4, comma 4, della legge 22
febbraio 2001, n. 36, demanda ad un decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri la determinazione dei criteri di elaborazione
dei piani di risanamento, eventuali spazi di attribuzione regionale
potrebbero essere desunti solo dall’emanando d.P.C.m., mentre non
sarebbe consentito che la regione provveda prima che lo Stato abbia
fissato i livelli consentiti di inquinamento ed i criteri per porvi
rimedio; e cio’ in quanto si versa in una materia – osserva
l’Avvocatura – che richiede necessariamente una disciplina uniforme
su tutto il territorio dello Stato, in modo che sia adeguatamente
tutelato l’interesse nazionale che l’art. 127, terzo comma, della
Costituzione pone come limite al potere legislativo delle regioni;
che l’art. 12, comma 1, della delibera legislativa oggetto di
impugnativa impone la procedura di valutazione di impatto ambientale
“nei casi previsti dal regolamento di cui all’art. 5”; e che, ad
avviso del ricorrente, la fonte dell’attribuzione regionale non puo’
essere il regolamento richiamato, perche’ sulla valutazione d’impatto
ambientale la competenza apparterrebbe allo Stato, anche ai sensi
dell’art. 2, comma 6, lettera a della legge 31 luglio 1997, n. 249,
che attribuisce all’Autorita’ per le garanzie nelle telecomunicazioni
il potere, sentite le regioni, di fissare la localizzazione degli
impianti con un piano articolato che consenta di realizzare i
molteplici obiettivi fissati nella stessa norma: sarebbe escluso,
pertanto, che ogni regione possa valutare autonomamente le
determinazioni del piano con la possibilita’ che ne derivi un danno
anche ad altre regioni;
che nel giudizio dinanzi alla Corte si e’ costituita la
Regione Umbria, chiedendo che le sollevate questioni di legittimita’
costituzionale siano dichiarate manifestamente infondate, in
particolare osservando che la delibera legislativa impugnata persegue
essenzialmente due obiettivi: da un lato, quello della tutela della
salute della popolazione dagli effetti della esposizione ai campi
elettrici, magnetici ed elettromagnetici, dall’altro, quello della
salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, nel rispetto del
principio comunitario di precauzione e dei principi fondamentali
dettati dalla legge 22 febbraio 2001, n. 36. In questa prospettiva si
giustificherebbe l’art. 2 della delibera legislativa impugnata, il
quale mira ad una maggiore responsabilizzazione dell’imprenditore,
tendendo a raccogliere elementi conoscitivi non soltanto
sull’adeguatezza dell’impianto, ma anche sulla sua necessita’
rispetto allo scopo perseguito;
che infondata sarebbe anche la censura rivolta all’art. 5:
sia perche’ dal combinato disposto degli artt. 4, comma 1, lettera d
e 9, comma 2, della legge n. 36 del 2001 risulterebbe che la riserva
allo Stato della determinazione dei criteri si riferisce
esclusivamente ai piani di risanamento degli elettrodotti; sia
perche’ l’intervento regionale non potrebbe essere subordinato alla
preventiva emanazione del previsto d.P.C.m., posto che altrimenti si
riconoscerebbe allo Stato il potere di rinviare sine die l’emanazione
di una disciplina di rilevante importanza per la materia cui si
riferisce, cosi’ precludendosi alle regioni di esercitare il proprio
potere normativo;
che, infine, la questione di costituzionalita’ avente ad
oggetto l’art. 12 muoverebbe da un’inesatta ricostruzione del
sistema, giacche’ non terrebbe conto ne’ dell’art. 2-bis comma 2, del
decreto legge 1 maggio 1997, n. 115, ne’ del fatto che la procedura
di valutazione di impatto ambientale, essendo diretta alla corretta
gestione del territorio, appartiene alla materia urbanistica nella
sua accezione piu’ ampia;
che, in prossimita’ della camera di consiglio, la difesa
della Regione Umbria ha depositato una memoria, nella quale, oltre a
ribadire le precedenti conclusioni di merito, eccepisce
l’improcedibilita’ del ricorso del Presidente del Consiglio dei
ministri alla luce dell’intervenuta modificazione dell’art. 127 della
Costituzione.
Considerato che l’art. 8 della legge costituzionale 18 ottobre
2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della
Costituzione) ha sostituito interamente l’art. 127 della
Costituzione, il quale stabilisce, ora, al primo comma, che “il
Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza
della regione, puo’ promuovere la questione di legittimita’
costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta
giorni dalla sua pubblicazione”;
che e’ stata dunque soppressa la fase del controllo
governativo sulla legge regionale deliberata ma non ancora
promulgata, che si esplicava mediante il rinvio della legge al
Consiglio regionale e la successiva eventuale impugnazione della
stessa davanti a questa Corte, sulla base di motivi gia’ enunciati
nel rinvio, con effetto preclusivo della promulgazione fino all’esito
del giudizio: onde oggi l’unica ipotesi, prevista dalla Costituzione,
di giudizio di legittimita’ costituzionale promosso in via principale
nei confronti della legge regionale e’ quella del giudizio instaurato
dal Governo con l’impugnazione della legge gia’ promulgata e
pubblicata;
che, pertanto, per effetto della indicata modificazione della
norma costituzionale, come questa Corte ha gia’ statuito, i ricorsi
in precedenza introdotti, ai sensi del testo originario dell’art. 127
della Costituzione, nei confronti di deliberazioni legislative
regionali, sono divenuti improcedibili, mentre resta salva la
facolta’ del Governo di promuovere nei confronti della legge
regionale, una volta promulgata e pubblicata, questione di
legittimita’ costituzionale nei termini previsti dal nuovo testo del
medesimo art. 127 (sentenza n. 17 del 2002; ordinanza n. 65 del
2002): cosi’ consentendosi, fra l’altro, la p…

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