N. 230 ORDINANZA 3 - 7 giugno 2002.: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Regione Veneto - Edilizia residenziale pubblica - Canoni di locazione per l'area sociale | Architetto.info

N. 230 ORDINANZA 3 – 7 giugno 2002.: Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale. Regione Veneto – Edilizia residenziale pubblica – Canoni di locazione per l’area sociale

N. 230 ORDINANZA 3 - 7 giugno 2002.: Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Regione Veneto - Edilizia residenziale pubblica - Canoni di locazione per l'area sociale - Fissazione, in conformita' di delibere del CIPE, in misura superiore al canone "equo" (ex legge n. 392 del 1978) - Prospettato indebito esercizio di potesta' legislativa..........

N. 230 ORDINANZA 3 – 7 giugno 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via incidentale.

Regione Veneto – Edilizia residenziale pubblica – Canoni di locazione
per l’area sociale – Fissazione, in conformita’ di delibere del
CIPE, in misura superiore al canone “equo” (ex legge n. 392 del
1978) – Prospettato indebito esercizio di potesta’ legislativa da
parte della Regione nonche’ asserita violazione del principio di
parita’ di trattamento – Sopravvenuta modifica di alcuni dei
parametri costituzionali invocati – Restituzione degli atti al
giudice rimettente.
– Legge Regione Veneto 2 aprile 1996, n. 10, art. 18, modificato
dalla legge Regione Veneto 16 maggio 1997, n. 14.
– Costituzione, artt. 3, 70, 115 e 117; legge cost. 18 ottobre 2001,
n. 3, artt. 3 e 9.

(GU n. 23 del 12-6-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Massimo VARI;
Giudici: Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY, Valerio ONIDA,
Carlo MEZZANOTTE, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto CAPOTOSTI,
Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria FLICK, Francesco
AMIRANTE;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’art. 18 della legge
della Regione Veneto 2 aprile 1996, n. 10 (Disciplina per
l’assegnazione e fissazione dei canoni degli alloggi di edilizia
residenziale pubblica), come modificato dalla legge della Regione
Veneto 16 maggio 1997, n. 14 (Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 2 aprile 1996, n. 10 “Disciplina per l’assegnazione e la
fissazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale
pubblica”), promosso con ordinanza emessa il 24 febbraio 2001 dal
Tribunale di Padova nel procedimento civile vertente tra B. S. ed
altri e l’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale, iscritta al
n. 403 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica, 1a serie speciale, n. 23 dell’anno 2001.
Visti l’atto di costituzione di B. S. ed altri nonche’ l’atto di
intervento della Regione Veneto;
Udito nella camera di consiglio del 13 marzo 2002 il giudice
relatore Piero Alberto Capotosti.
Ritenuto che, con ordinanza del 24 febbraio 2001, il Tribunale di
Padova ha sollevato questione di legittimita’ costituzionale
dell’art. 18 della legge della Regione Veneto 2 aprile 1996, n. 10
(Disciplina per l’assegnazione e fissazione dei canoni degli alloggi
di edilizia residenziale pubblica), come modificato dalla legge della
Regione Veneto 16 maggio 1997, n. 14 (Modifiche ed integrazioni alla
legge regionale 2 aprile 1996, n. 10 “Disciplina per l’assegnazione e
la fissazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale
pubblica”), in riferimento agli artt. 3, 70, 115 e 117 della
Costituzione;
che, ad avviso del giudice a quo, la norma impugnata – nella
parte in cui prevede la possibilita’ che, per la cd. area sociale e
per la cd. area di decadenza, il canone di locazione degli alloggi di
edilizia residenziale sia fissato, in conformita’ alle delibere del
CIPE, in misura superiore a quello cd. equo fissato dalla legge
27 luglio 1978, n. 392 – recherebbe vulnus agli artt. 70, 115 e 117
della Costituzione, poiche’ la Regione, priva di competenza
legislativa nella materia, non potrebbe “modificare mediante la
deliberazione del CIPE una situazione normativa statuita con legge
ordinaria”;
che, secondo il rimettente, la norma denunziata, stabilendo
che il canone di locazione degli alloggi di edilizia residenziale
pubblica possa essere fissato, per l’area sociale, in misura
superiore a quello “equo”, violerebbe anche l’art. 3 della
Costituzione, poiche’, in riferimento a detta area, non sussisterebbe
l’esigenza di stabilire un canone in una misura tale da indurre gli
occupanti a liberare gli immobili;
che, ad avviso del Tribunale, le norme statali entrate in
vigore successivamente alla legge regionale n. 10 del 1996,
concernenti la disciplina dei criteri per la determinazione dei
canoni relativi agli alloggi di edilizia residenziale pubblica
(art. 60, comma 1, del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 recante
“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
Regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge
15 marzo 1997, n. 59”; artt. 4, comma 4, e 14 della legge 9 dicembre
1998, n. 431 contenente la “Disciplina delle locazioni e del rilascio
degli immobili adibiti ad uso abitativo”), non influirebbero
sull’applicabilita’ e sulla legittimita’ costituzionale dell’art. 18
della legge regionale n. 10 del 1996;
che, pertanto, secondo il giudice a quo, nonostante
l’accennato mutamento del quadro normativo di riferimento, la
questione sarebbe rilevante e non manifestamente infondata;
che nel giudizio e’ intervenuto il Presidente della Giunta
della Regione Veneto chiedendo che la questione venga dichiarata
inammissibile o comunque infondata, sia in quanto la norma regionale
si sarebbe conformata alle delibere del CIPE, sia in quanto le
sopravvenute modifiche del quadro normativo di riferimento avrebbero
confermato la competenza legislativa regionale in materia, non
essendo piu’ possibile assumere le norme della legge n. 392 del 1978
quale valido tertium comparationis;
che nel giudizio si sono costituiti i ricorrenti nel processo
principale, i quali, nell’atto di costituzione e nella memoria
depositata in prossimita’ della camera di consiglio, hanno chiesto
l’accoglimento della questione.
Considerato che il Tribunale di Padova ha sollevato questione di
legittimita’ costituzionale dell’art. 18 della legge della Regione
Veneto n. 10 del 1996, come modificato dalla legge regionale n. 14
del 1997, in riferimento agli artt. 3, 70, 115 e 117 della
Costituzione;
che, successivamente all’ordinanza di rimessione, e’ entrata
in vigore la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al
Titolo V della parte seconda della Costituzione), il cui art. 3 ha
sostituito l’intero testo dell’art. 117 della Costituzione ed il cui
art. 9 ha abrogato l’art.115 della Costituzione;
che, pertanto, essendo intervenuto un mutamento di due delle
norme costituzionali invocate come parametro di giudizio, occorre
disporre, secondo un principio piu’ volte affermato da questa Corte,
la restituzione degli atti al giudice a quo, affinche’ riesamini i
termini della questione alla luce del sopravvenuto mutamento del
quadro normativo (ex plurimis: ordinanze n. 117, n. 96 e n. 76 del
2002).

Per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Padova.
Cosi’ deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 3 giugno 2002.
Il Presidente: Vari
Il redattore: Capotosti
Il cancelliere: Di Paola
Depositata in cancelleria il 7 giugno 2002.
Il direttore della cancelleria: Di Paola
02C0538

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