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N. 247 ORDINANZA 5

N. 247 ORDINANZA 5 - 14 giugno 2002. Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Regione Liguria - Tutela dell'ambiente - Aree protette - Ritenuto intento dilatorio nell'applicazione del regime di tutela in aree classificate come parchi naturali regionali, in contrasto con la legislazione statale di principio - Ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri - Sopravvenuta.....

N. 247 ORDINANZA 5 – 14 giugno 2002.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via principale.

Regione Liguria – Tutela dell’ambiente – Aree protette – Ritenuto
intento dilatorio nell’applicazione del regime di tutela in aree
classificate come parchi naturali regionali, in contrasto con la
legislazione statale di principio – Ricorso del Presidente del
Consiglio dei ministri – Sopravvenuta modifica costituzionale, con
soppressione del controllo preventivo di legittimita’
costituzionale delle leggi regionali – Improcedibilita’ del
ricorso.
– Legge Regione Liguria riapprovata il 10 ottobre 2000, art. 1, commi
2 e 3.
– Costituzione, art. 127; legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3, art. 8;
legge 6 dicembre 1991, n. 394; legge 11 febbraio 1992, n. 157;
d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490.

(GU n. 24 del 19-6-2002)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA, Gustavo ZAGREBELSKY,
Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI; Guido NEPPI MODONA,
Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE, Giovanni Maria
FLICK; Francesco AMIRANTE;

ha pronunciato la seguente

Ordinanza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale della legge della Regione
Liguria, riapprovata il 10 ottobre 2000, recante “Modificazioni ed
integrazioni urgenti alla legge regionale 22 febbraio 1995, n. 12
(Riordino delle aree protette) come modificata con legge regionale 21
aprile 1995, n. 32”, promosso con ricorso del Presidente del
Consiglio dei ministri, notificato il 27 ottobre 2000, depositato in
cancelleria il 6 novembre 2000 ed iscritto al n. 18 del registro
ricorsi 2000.
Visto l’atto di costituzione della Regione Liguria;
Udito nella camera di consiglio del 10 aprile 2002 il giudice
relatore Piero Alberto Capotosti.
Ritenuto che il Presidente del Consiglio dei ministri, con
ricorso notificato il 27 ottobre 2000, depositato il successivo 6
novembre, solleva questione di legittimita’ costituzionale della
delibera legislativa della Regione Liguria approvata l’11 agosto
2000, riapprovata, a seguito di rinvio governativo, il 10 ottobre
2000, recante “Modificazioni ed integrazioni urgenti alla legge
regionale 22 febbraio 1995, n. 12 (Riordino delle aree protette) come
modificata con legge regionale 21 aprile 1995, n. 32” e, in
particolare, dell’art. 1, commi 2 e 3, in riferimento alla legge 6
dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), alla legge
11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna
selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) ed al d.lgs. 29
ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in
materia di beni culturali e ambientali, a norma dell’articolo 1 della
legge 8 ottobre 1997, n. 352);
che, ad avviso della difesa erariale, la delibera legislativa
impugnata sarebbe viziata “nel suo complesso, in quanto espressione
di un intento dilatorio della Regione nell’applicazione a determinate
aree, comprese tra i parchi naturali regionali, della disciplina
tipica delle aree protette ed in particolare del divieto di attivita’
venatoria” e, in contrasto con le leggi n. 394 del 1991 e n. 157 del
1992, realizzerebbe “di fatto una deroga al divieto di caccia in
parti di territori di parchi regionali che sono state gia’
classificate dalla regione quali “parchi naturali regionali” e sono
tuttora destinate ad essere disciplinate dal piano di parco”;
che, secondo l’Avvocatura, l’art. 1, comma 2, nella parte in
cui sostituisce il comma 6 dell’art. 47 della legge regionale n. 12
del 1995, disponendo che, a far data dal 1 luglio 2001 e fino
all’approvazione dei relativi piani, alcuni parchi sono classificati
ad ogni effetto come parchi naturali regionali, violerebbe sia gli
artt. 6, comma 4, e 22, comma 6, della legge n. 394 del 1991, sia il
d.lgs. n. 490 del 1999, dato che il territorio, sino alla data del 1
luglio 2001, rimarrebbe privo della tutela paesistica;
che, ad avviso del ricorrente, l’art. 1, comma 3, prevedendo
che, fino all’entrata in vigore dei relativi piani, sono in via
transitoria classificate come parco naturale regionale le parti del
territorio dei parchi regionali alle quali sia applicabile un regime
di tutela conforme alla legge n. 394 del 1991, riconosciute
nell’elenco ufficiale delle aree protette, violerebbe gli artt. 22 e
seguenti della legge n. 394 del 1991 e l’art. 21, comma 1 lettera b),
della legge n. 157 del 1992, in quanto la disciplina escluderebbe
l’operativita’ del “regime di tutela e di divieti” stabiliti per le
aree protette e, soprattutto, del divieto di caccia;
che nel giudizio si e’ costituita la Regione Liguria,
chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque
infondata;
che, secondo la resistente, la legge regionale n. 12 del
1995, nel riordinare le aree protette esistenti, aveva stabilito che
per le stesse la qualificazione di “parco naturale” sarebbe decorsa
dal 1 febbraio 1996, posticipando tuttavia l’entrata in vigore del
divieto di esercizio di caccia alla data di adozione del piano
dell’area protetta, ovvero, in mancanza, al decorso di trenta mesi
dall’insediamento dei consigli degli enti di gestione;
che, ad avviso della Regione, anche a seguito della sentenza
della Corte n. 20 del 2000, la delibera legislativa in esame ha
modificato l’art. 47 della legge regionale n. 12 del 1995,
sostituendo il comma 6 ed inserendo il comma 6-bis i quali fissano il
termine per l’approvazione dei piani di parco al 30 giugno 2001,
individuano il territorio dei parchi regionali nelle sole porzioni di
essi inserite nell’elenco ufficiale delle aree protette e, in tal
modo, rendono piu’ rigoroso il regime di tutela da applicarsi ai
parchi che, dopo il 30 giugno 2001, siano ancora privi di piano;
che, secondo la resistente, la legge impugnata non sarebbe
caratterizzata da un intento dilatorio nell’applicazione a
determinate aree del divieto di caccia e garantirebbe il rispetto dei
limiti e divieti previsti dalle norme statali, mentre la censura
dell’art. 1, comma 2, riferita all’art. 6 della legge n. 394 del
1991, sarebbe infondata, in quanto quest’ultima norma non
riguarderebbe le aree regionali protette, bensi’ quelle nazionali e
non costituirebbe norma di principio;
che, infine, ad avviso della Regione, l’art. 1, comma 3,
sarebbe diretto esclusivamente a perimetrare i “parchi naturali
regionali”, fermo restando il rispetto delle norme statali, cosicche’
non violerebbe gli artt. 22 della legge n. 394 del 1991 e 21, comma 1
lettera b), della legge n. 157 del 1992;
che l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato atto di
rinuncia al ricorso, in considerazione della sopravvenuta modifica
del Titolo V della parte seconda della Costituzione, ma che non e’
pervenuta, da parte della Regione, accettazione della rinuncia.
Considerato che, nel corso del giudizio, e’ entrata in vigore la
legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V
della parte seconda della Costituzione), che, tra l’altro, ha abolito
il procedimento di controllo della costituzionalita’ delle leggi
regionali promosso, anteriormente alla promulgazione ed alla
pubblicazione, dal Governo;
che il nuovo testo dell’art. 127 della Costituzione, come
riformulato dall’art. 8 della legge costituzionale n. 3 del 2001, ora
stabilisce che “il Governo, quando ritenga che una legge regionale
ecceda la competenza della Regione, puo’ promuovere la questione di
legittimita’ costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro
sessanta giorni dalla sua pubblicazione”;
che, secondo quanto affermato da questa Corte, il ricorso
gia’ proposto dal Governo contro la delibera legislativa regionale
nell’osservanza della sequenza procedimentale stabilita
dall’originario testo dell’art. 127 della Costituzione, e’ divenuto
improcedibile, poiche’ non e’ piu’ previsto che il sindacato di
costituzionalita’ sia esercitato sulla delibera legislativa regionale
prima che quest’ultima sia stata promulgata e pubblicata e, quindi,
sia divenuta legge in senso proprio (tra le molte, sentenza n. 17 del
2002; ordinanza n. 228 del 2002);
che, conseguentemente, il ricorso, proposto ai sensi del
testo originario dell’art. 127 della Costituzione, deve essere
dichiarato improcedibile.

Per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara improcedibile il ricorso in epigrafe.
Cosi’ deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2002.
Il Presidente: Ruperto
Il redattore: Capotosti
Il cancelliere:Di Paola
Depositata in cancelleria il 14 giugno 2002.
Il direttore della cancelleria:Di Paola
02C0562

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