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N. 303 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 aprile 2002: Ordinanza emessa il 26 aprile 2002

N. 303 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 aprile 2002: Ordinanza emessa il 26 aprile 2002 dalla Corte di appello di Torino nel procedimento civile vertente tra Frisa Fabio e Autostrada Serravalle Milano Ponte Chiasso S.p.a. Espropriazione per pubblica utilita' - Espropriazione parziale di terreni agricoli - Determinazione.....

N. 303 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 aprile 2002.

Ordinanza emessa il 26 aprile 2002 dalla Corte di appello di Torino
nel procedimento civile vertente tra Frisa Fabio e Autostrada
Serravalle Milano Ponte Chiasso S.p.a.

Espropriazione per pubblica utilita’ – Espropriazione parziale di
terreni agricoli – Determinazione della indennita’ di esproprio –
Criterio del valore differenziale tra l’intero terreno e la parte
residua prima e dopo l’espropriazione, comprensivo, secondo il
“diritto vivente” dell’incidenza dell’espropriazione sul valore
dell’azienda agricola nel suo insieme e dei maggiori costi di
conduzione aziendale conseguenti allo smembramento dei terreni
Limitazione dell’indennita’ nella misura massima pari a quella
dovuta nell’ipotesi di espropriazione totale – Mancata previsione –
Irrazionalita’.
– Legge 25 giugno 1865, n. 2359, art. 40 in combinato disposto con
gli artt. 15 e 16 legge 22 ottobre 1971, n. 865, come modificati
dall’art. 10 legge 28 gennaio 1977, n. 10.
– Costituzione, art. 3.

(GU n. 26 del 3-7-2002)
LA CORTE DI APPELLO

Ha pronunciato la presente ordinanza nella causa iscritta al
n. 1074/1999 + 304/00 R. Gen. promossa da Frisa Fabio residente in
Tortona s.s. per Sale n. 5, elettivamente domiciliato in Torino via
Revel 19 presso avv. Luca Verrienti che lo rappresenta e assiste con
l’avv. Mario Marchio’ di Modena per procura alle liti in calce
all’atto di citazione attore contro Autostrada Serravalle Milano
Ponte Chiasso S.p.a., in persona del legale rappresentante in carica
con sede in Assago Milanofiori, strada 3 Palazzo B4, elettivamente
domiciliato in Torino via Confienza 15 presso avv. Cesare Benevolo
che la rappresenta e assiste con gli avv. Ezio Antonimi di Milano e
Lucilla Benevolo di Torino per procura alle liti in calce alla copia
notificata dell’atto di citazione convenuto.
Premesso che: il sig. Frisa Paolo, proprietario di azienda
agricola vivaistica in quel di Tortona, ha chiesto giudiziale
determinazione di indennita’ di esproprio e di occupazione temporanea
in relazione all’avvenuta ablazione, per il realizzo di opera
pubblica di svincolo autostradale, di una porzione del suo terreno
coltivato appartenente al mappale n. 48 del locale catasto, terreno
concorrente con altri fondi nella conformazione della azienda
agricola suddetta. Si puo’ ritenere, allo stato degli atti e alla
stregua delle risultanze dello strumento urbanistico, che i terreni
ablati avessero natura agricola.
Trattandosi di esproprio che ha interessato solo una parte del
menzionato mappale 48, la relativa indennita’ deve essere determinata
per differenza tra il valore dell’intero prima del provvedimento e il
valore della parte residua, ai sensi dell’art. 40 della legge
25 giugno 1865 n. 2359, operandosi peraltro la detta stima
differenziale con riferimento al valore (prima e dopo l’esproprio)
dell’intera azienda agricola e non dello specifico mappale
parzialmente espropriato. Costituisce infatti giurisprudenza
consolidata, la quale puo’ ritenersi diritto vivente, che il criterio
differenziale di cui all’art. 40 legge n. 2359/1865 deve trovare
applicazione, in caso di esproprio parziale, anche con riferimento ai
terreni agricoli, e che in questo caso la indennita’ va liquidata
tenendo conto dell’incidenza dell’espropriazione sul valore della
azienda nel suo insieme considerandosi, tra l’altro, i maggiori costi
di conduzione aziendale determinati dallo smembramento dei terreni
(Cass. 20 novembre 2000 n. 15288; Cass. 14 settembre 1999 n. 9814;
Cass. 14 settembre 1995 n. 9686; Cass. 21 febbraio 1992 n. 2133).
I detti principi non paiono invece applicabili, conformemente al
testo dell’art. 40 legge n. 2359/1865, qualora l’esproprio sia
totale, cioe’ abbia ad oggetto un intero mappale catastale, ancorche’
questo sia componente con altri mappali di una piu’ vasta unita’
aziendale unitariamente concepibile sotto il profilo funzionale. In
tale caso l’indennita’ di esproprio viene determinata moltiplicando
per la superficie del mappale espropriato il valore agricolo a mq.
quale stabilito secondo i criteri di cui agli artt. 15 seg. della
legge 22 ottobre 1971 n. 865 e succ. modifiche, valore nel quale e’
conglobato non solo il pregio del terreno in se’ considerato in base
al tipo di colture cui il fondo e’ adibito, ma anche il danno
riflesso alla azienda nel suo complesso, come risulta dall’inciso
“… in relazione all’esercizio dell’azienda agricola” (art. 15,
primo comma legge cit.); il pregiudizio di fatto che puo’ derivare
all’impresa agricola dall’esproprio totale di un suo mappale e’ stato
inoltre preso in considerazione dalla legge con il riconoscimento di
una indennita’ ulteriore in favore dell’affittuario che coltivi il
fondo, ovvero con la triplicazione dell’indennizzo in favore del
proprietario diretto coltivatore (peraltro circoscritta al caso di
cessione volontaria), ai sensi dell’art. 17 legge 22 ottobre 1971
n. 865 quale modificato con art. 14 legge 28 gennaio 1977 n. 10.
Tale essendo il quadro normativo, si osserva che nel caso
concreto in esame la differenza tra il valore della azienda agricola
ante e post esproprio parziale e’ stata quantificata dal CTU in L. 99
milioni circa oltre al valore della parte espropriata, importo
destinato ad aumentare considerevolmente ove si accolgano le
osservazioni dell’attore sul doversi conteggiare anche la perdita
dell’avviamento aziendale (asseritamente andato distrutto per la
impossibilita’ tecnica di razionalmente proseguire la gestione del
vivaio sulla ridotta superficie coltivabile complessivamente ancora
disponibile).
Ipotizzando che l’esproprio avesse investito l’intero mappale 48
qui in considerazione conseguirebbe invece l’applicazione del
disposto dell’art. 15 legge n. 865/1971 cit. (valore tabellare al mq.
moltiplicato per la superficie del lotto, senza triplicazione nel
caso concreto non essendo intervenuta cessione volontaria);
l’indennita’ di esproprio risulterebbe in tale caso, alla stregua dei
condivisibili dati forniti dal c.t.u., di complessive L. 44,5 milioni
circa.
Appare dunque evidente come l’applicazione del diritto vivente
sopra evidenziato possa condurre talora, come appunto nel presente
caso, alla anomalia che un esproprio parziale risulti piu’ oneroso
del corrispondente esproprio totale riferito al medesimo mappale,
sicche’ un detrimento minore venga compensato in misura piu’ elevata
di un detrimento maggiore. Si noti che la scelta tra l’espropriare
totalmente il fondo od espropriarlo solo in parte non dipende da un
apprezzamento latamente discrezionale dell’ente espropriante (nel
quale caso l’incongruenza potrebbe ricondursi non direttamente alla
legge, ma a scelte economicamente inopportune del soggetto
espropriante per non avere questi preferito, ove per lui meno
oneroso, espropriare l’intero), ma e’ condizionata e vincolata dalle
caratteristiche tecniche dell’opera da realizzare e dall’effettiva
esistenza di una pubblica utilita’ rispettivamente riferibile
all’intero mappale ovvero ad una sola parte di esso; la suddetta
incongruenza e’ correlata pertanto a circostanze obiettive e
vincolanti la legittimita’ dell’esproprio.
Si ravvisa in cio’ una situazione di ingiustificata
irrazionalita’ nella disciplina di situazioni uguali, o quanto meno
raffrontabili, e pertanto un contrasto col principio di uguaglianza
di cui all’art. 3 Cost.
L’irrazionalita’ di trattamento sopra evidenziata potrebbe essere
evitata qualora, in caso di esproprio parziale di fondo agricolo, il
valore differenziale di cui all’art. 40 legge n. 2359/1865 dovesse in
ogni trovare un limite massimo in quello che sarebbe l’indennizzo in
caso di esproprio totale (potendo invece ricondursi alle
insindacabili scelte del legislatore che, in ipotesi limite ed in
relazione al pregiudizio sofferto dell’espropriato, l’indennita’ di
esproprio parziale sia pari, purche’ non superiore, a quella
dell’esproprio totale); ma dell’ipotizzato limite concorrente non
esiste traccia nella legge, sicche’ esso non appare introducibile dal
giudice ordinario in via di interpretazione del dettato normativo, ma
eventualmente solo dal giudice costituzionale in sede di pronuncia
manipolatrice.
Si ritiene pertanto di sottoporre d’ufficio alla Corte
costituzionale la questione sopra prospettata, apparendo non
manifestamente infondato il dubbio di illegittimita’ costituzionale
per contrasto con l’art. 3 Cost.
La rilevanza della questione sul decidere discende dal fatto,
sopra illustrato, che, a seconda che si faccia applicazione del puro
criterio del valore differenziale ovvero dell’ipotizzato
contemperamento di esso con il limite massimo del valore di esproprio
totale, si giunge a risultati notevolmente diversi sotto il profilo
del “quantum” da determinare.
Su tali conseguenze non ha incidenza la prossima entrata in
vigore del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 contenente il nuovo testo
unico delle espropriazioni, posto che, come si desume dall’art. 57,
primo comma di esso, le sue disposizioni non si applicano alle fasi
procedimentali dell’esproprio gia’ concluse (nel caso di specie gia’
si e’ perfezionata l’intera procedura di occupazione temporanea e di
esproprio).

P. Q. M.
La Corte, visto l’art. 23 legge 11 marzo 1953 n. 87;
Pronunciando d’ufficio;
Dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di
legittimita’ costituzionale, per contrasto co…

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N. 303 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 aprile 2002: Ordinanza emessa il 26 aprile 2002

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