N. 38 RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 17 dicembre 2001. - Ricorso per conflitto di attribuzione depositato in cancelleria il 17 dicembre 2001 | Architetto.info

N. 38 RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 17 dicembre 2001. – Ricorso per conflitto di attribuzione depositato in cancelleria il 17 dicembre 2001

N. 38 RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 17 dicembre 2001. - Ricorso per conflitto di attribuzione depositato in cancelleria il 17 dicembre 2001 (della Regione Liguria) Ambiente - Tutela dell'ambiente marino - Immersione in mare di materiali di origine marina per effettuare il ripascimento degli arenili, nonche' di materiali inerti, geologici inorganici e manufatti al fine di utilizzo - Circolare ministeriale contenente l'indicazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio quale autorita' competente al rilascio delle autorizzazioni per l'esercizio di tali attivita' - Conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione Liguria - Dedotta non spettanza allo Stato della competenza in materia - Lesione delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite. - Circolare del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio n. 260/3/01. - Costituzione, artt. 5, 97, 117 e 118, anche in relazione agli artt. 1, 2, 4 e 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59; agli artt. 69, 70, 80, 81, 88, 89, 93, 94, 104 e 105 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112; alla legge della Regione Liguria 28 aprile 1999, n. 13; agli artt. 5 e 6 del d.P.R. 2 dicembre 1997, n. 509; alla legge della Regione Liguria 30 dicembre 1998, n. 38; agli artt. 1, 3 e 35 del d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152. (GU n. 5 del 30-1-2002)

N. 38 RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 17 dicembre 2001.

Ricorso per conflitto di attribuzione depositato in cancelleria il 17
dicembre 2001 (della Regione Liguria)

Ambiente – Tutela dell’ambiente marino – Immersione in mare di
materiali di origine marina per effettuare il ripascimento degli
arenili, nonche’ di materiali inerti, geologici inorganici e
manufatti al fine di utilizzo – Circolare ministeriale contenente
l’indicazione del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio quale autorita’ competente al rilascio delle
autorizzazioni per l’esercizio di tali attivita’ – Conflitto di
attribuzione sollevato dalla Regione Liguria – Dedotta non
spettanza allo Stato della competenza in materia – Lesione delle
attribuzioni regionali costituzionalmente garantite.
– Circolare del ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
n. 260/3/01.
– Costituzione, artt. 5, 97, 117 e 118, anche in relazione agli artt.
1, 2, 4 e 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59; agli artt. 69, 70,
80, 81, 88, 89, 93, 94, 104 e 105 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112;
alla legge della Regione Liguria 28 aprile 1999, n. 13; agli artt.
5 e 6 del d.P.R. 2 dicembre 1997, n. 509; alla legge della Regione
Liguria 30 dicembre 1998, n. 38; agli artt. 1, 3 e 35 del d.lgs. 11
maggio 1999, n. 152.

(GU n. 5 del 30-1-2002)
Ricorso per conflitto di attribuzioni della Regione Liguria, in
persona del Presidente della giunta regionale in carica,
rappresentata e difesa per procura in calce al presente atto dagli
avvocati Gigliola Benghi e Michela Sommariva ed elettivamente
domiciliata ai fini del presente atto in Roma, presso l’Ufficio
regionale in piazza Madama n. 9;
Contro la Presidenza del Consiglio dei ministri, in persona del
Presidente in carica al fine di ottenere la dichiarazione che non
spetta allo Stato e per esso al Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio, adottare provvedimenti in ordine
all’immersione in mare di materiali di escavo di fondali marini o
salmastri o di terreni litoranei emersi per effettuare ripascimento
degli arenili e di materiali inerti, materiali geologici inorganici e
manufatti al solo fine di utilizzo per interventi ed opere di
competenza regionale, come invece si sostiene nella circolare
n. 260/3/01 del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, pervenuta alla Regione Liguria, in data 5 ottobre 2001;

F a t t o

Il conflitto nasce dall’interpretazione e dalle conseguenti
disposizioni redatte dal Ministero a tutte le Capitanerie di Porto e
per la loro tramite a tutte le Autorita’ marittime dipendenti in
ordine all’art. 35, d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152.
Tale norma dispone che, al fine della tutela dell’ambiente marino
ed in conformita’ alle disposizioni delle convenzioni internazionali
in materia, e’ consentita l’immersione deliberata in mare, da navi od
aeromobili e da strutture ubicate nelle acque del mare o in ambiti ad
esso contigui, dei seguenti materiali:
a) materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di
terreni litoranei emersi;
b) inerti, materiali geologici inorganici e manufatti al solo
fine di utilizzo, ove ne sia dimostrata la compatibilita’ ambientale
e l’innocuita’;
c) materiale organico e inorganico di origine marina o
salmastra, prodotto durante l’attivita’ di pesca effettuata in mare o
laguna o stagni salmastri.

La norma prende inoltre in considerazione la movimentazione dei
fondali marini derivante dall’attivita’ di posa in mare di cavi e
condotte.
Mentre quest’ultima attivita’ e’ de plano soggetta ad
autorizzazione regionale (o ministeriale, se la movimentazione ha
carattere internazionale) e quella sub-c) e’ considerata irrilevante
e quindi non soggetta ad autorizzazione, le fattispecie sub-a) e b)
sono disciplinate in maniera piu’ articolata.
Infatti, l’autorizzazione all’immissione in mare dei materiali
sub-a) “e’ rilasciata dall’autorita’ competente solo quando e’
dimostrata, nell’ambito dell’istruttoria, l’impossibilita’ tecnica o
economica del loro utilizzo ai fini di ripascimento o di recupero
ovvero lo smaltimento alternativo …” (art. 35, comma 2);
l’immersione dei materiali sub-b)” e’ soggetta ad autorizzazione con
esclusione dei nuovi manufatti soggetti alla valutazione di impatto
ambientale. Per le opere di ripristino che non comportino aumento
della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola
comunicazione all’autorita’ competente” (art. 35, comma 3).
Secondo le disposizioni dettate dal Ministero con la circolare in
questione, la “autorita’ competente” al rilascio delle autorizzazioni
sarebbe sempre il Ministero stesso, che dovrebbe inoltre sempre
svolgere tali funzioni, a prescindere dalle attivita’ alle quali le
immersioni in mare sono finalizzate.
La Regione Liguria ritiene invece di essere essa stessa, ovvero
gli altri soggetti individuati dal legislatore regionale, titolare
dei poteri autorizzatori in alcune fattispecie che il Ministero ha
completamente ignorato, con effetto lesivo delle attribuzioni
regionali costituzionalmente garantite.
L’intervento regolatore dell’ecc.ma Corte viene invocato per le
seguenti ragioni in

D i r i t t o

Violazione degli artt. 5, 97, 117 e 118 della Costituzione anche
in relazione agli artt. 1, 2, 4 e 20, legge 15 marzo 1997, n. 59;
agli artt. 69, 70, 80, 81, 88, 89, 93, 94, 104 e 105, d.lgs. 31 marzo
1998, n. 112; alla l.r. Liguria 28 aprile 1999, n. 13; agli artt. 5 e
6, d.P.R. 2 dicembre 1997, n. 509; alla l.r. Liguria 30 dicembre
1998, n. 38; agli artt. 1, 3 e 35 d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152.
Carenza di attribuzione e di competenza
1. – Va rilevato innanzi tutto che una piana lettura
dell’art. 35, comma 2, non consente di dare l’interpretazione
proposta dal Ministero, laddove subordina l’attivita’ di ripascimento
all’autorizzazione all’immersione di materiali, ma conduce ad opposte
conclusioni.
Infatti, l’autorizzazione all’immersione dei materiali ivi
contemplata presuppone l’impossibilita’ dell’utilizzo degli stessi ai
fini di ripascimento. A contrariis, dunque, laddove vengano
legittimamente effettuate attivita’ di ripascimento, non e’ dovuta
alcuna distinta e diversa autorizzazione; e, come e’ noto, nella
nozione di ripascimento sono comprese tutte le operazioni di
sversamento di idoneo materiale in punti emersi o sommersi della
costa tali da produrre, col tempo e con i calcolati movimenti del
mare, la ricostituzione degli arenili.
In tal senso, quindi, l’attivita’ di ripascimento e’ perseguibile
anche attraverso l’immersione di materiali in mare e tale operazione,
secondo la lettera dell’art. 35, comma 2, non va autorizzata
distintamente dalla prima.

2. – Se pure, peraltro, si sposasse il diverso avviso della
necessita’ di un’autonoma autorizzazione, questa non potrebbe che
competere alla regione per le ragioni che si espongono.
La materia del ripascimento degli arenili, e piu’ in generale
quella della difesa delle coste, che per anni ha sofferto di una
disciplina lacunosa e poco armoniosa nell’attribuzione delle
competenze, ha ricevuto un primo ordinato assetto con la legge l8
maggio 1989, n. 183 “Norme per il riassetto organizzativo e
funzionale della difesa del suolo”, che ha compreso fra le attivita’
di programmazione, pianificazione ed attuazione degli interventi
destinati a realizzare la finalita’ della difesa del suolo “la
protezione delle coste e degli abitati dell’invasione e dall’erosione
delle acque marine ed il ripascimento degli arenili, anche mediante
opere di ricostituzione dei cordoni dunosi” (art. 3, comma 1, lettera
g), delegandone le funzioni – con esclusione delle aree di rilievo e
di interesse nazionale – alle regioni (art. 10, comma 7).
Successivamente, nell’ambito della ridelineazione di funzioni e
compiti alle regioni ed enti locali introdotte dalla legge 15 marzo
1997, n. 59, il d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, ha conferito alle
regioni nuove e piu’ pregnanti competenze, ispirate ai principi
fondamentali individuati nell’art. 4, comma 3, legge n. 59/1997.
Cosi’, nell’ambito del titolo III “Territorio ambiente e
infrastrutture”, il capo III disciplina la protezione della natura e
dell’ambiente, tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei
rifiuti, mentre al capo IV e’ affidata la materia delle risorse
idriche e della difesa del suolo.
Nel capo III, le funzioni di carattere generale sono introdotte
dagli artt. 69 e 70, che individuano rispettivamente i compiti di
rilievo nazionale, ai sensi dell’art. 1, comma 4, lett. c), legge
n. 59/1997, e quelli delle regioni ed enti locali.
Per quanto qui interessa, l’art. 69 attribuisce alla protezione,
sicurezza e qualita’ dell’ambiente marino rilievo nazionale [art. 69,
comma 1, lett. d)], mentre individua funzioni di carattere
concorrente fra Stato e regioni nella protezione dell’ambiente
costiero [art. 69, comma 2, lett. d)]; l’art. 70 inoltre riconduce
alle regioni tutte le funzioni amministrative non espressamente
indicate prima, e fra queste in particolare i compiti di protezione
ed osservazione delle zone costiere [art. 70, comma 1, lett. a)].
Sempre nel capo III si rinvengono le norme specifiche di tutela
delle acque dall’inquinamento: l’art. 80 individua fra i compiti di
rilievo nazionale la definizione di criteri e norme tecniche per la
disciplina degli scarichi nelle acque del mare (comma 1, lett. 2)
non…

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