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N. 380 ORDINANZA (Atto di promovimento) 17 giugno 2002: Ordinanza emessa il 17 giugno 2002

N. 380 ORDINANZA (Atto di promovimento) 17 giugno 2002: Ordinanza emessa il 17 giugno 2002 dal tribunale di Ivrea nel procedimento civile vertente tra Comune di Caluso e Regione Piemonte ed altra Sanita' pubblica - Trasferimento alle UU.SS.LL. dei beni mobili ed immobili facenti parte del patrimonio dei comuni e delle province con vincolo di destinazione alle stesse unita' sanitarie locali - Violazione dei principi contenuti nella legge di delega.......

N. 380 ORDINANZA (Atto di promovimento) 17 giugno 2002.

Ordinanza emessa il 17 giugno 2002 dal tribunale di Ivrea nel
procedimento civile vertente tra Comune di Caluso e Regione Piemonte
ed altra

Sanita’ pubblica – Trasferimento alle UU.SS.LL. dei beni mobili ed
immobili facenti parte del patrimonio dei comuni e delle province
con vincolo di destinazione alle stesse unita’ sanitarie locali –
Violazione dei principi contenuti nella legge di delega n. 421/1992
che limitano il trasferimento alle UU.SS.LL. dei soli beni gia’ di
proprieta’ dei disciolti enti ospedalieri e mutualistici – Eccesso
di delega.
– D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 5, nel testo risultante dopo
la modifica introdotta con l’art. 6, d.lgs. 7 dicembre 1993,
n. 517; d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 5, come modificato
dall’art. 1, d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229.
– Costituzione, artt. 76 e 77, primo comma.

(GU n. 36 del 11-9-2002)
IL TRIBUNALE

Ha pronunciato la seguente ordinanza nella causa civile iscritta
al n. 209/2000 R.G. Cont. promossa da Comune di Caluso, in persona
del Sindaco, rappresentato e difeso congiuntamente e disgiuntamente,
dall’avv. prof. Paolo Scaparone e dell’avv. Cinzia Picco ed
elettivamente domiciliato in Ivrea, Piazza Santa Croce n. 2 presso lo
studio dell’avv. Ugo Capellaro, per delega in data 10 febbraio 2000
posta a margine dell’atto di citazione, attore;
Contro Regione Piemonte, in persona del Presidente della giunta
regionale, rappresentata e difesa dall’avv. Eugenia Salsotto ed
elettivamente domiciliata in Ivrea, Piazza Castello n. 5, presso gli
uffici della Regione Piemonte per delega in data 6 marzo 2000 posta a
margine della comparsa di costituzione e risposta, la convenuta;
E contro Azienda Regionale A.S.L. n. 9, in persona del Direttore
generale pro tempore, con sede in Ivrea, Via Aldisio n. 2 ed ivi
elettivamente domiciliata in Via Palestro n. 62, presso lo studio
dell’avv. Piero De La Pierre che la rappresenta e difende con il
prof. avv. Vittorio Barosio e l’avv. Fabrizio Gaidano, entrambi del
Foro di Torino, per delega in data 29 maggio 2000 posta a margine
della comparsa di costituzione e risposta, 2a convenuta; avente ad
oggetto: “accertamento della proprieta’ di immobili”.
Assegnata a decisione all’udienza del 30 gennaio 2002 sulle
infrascritte conclusioni delle parti.
Conclusioni dell’attore
Voglia l’ecc.mo Tribunale, disattesa ogni diversa istanza,
eccezione e deduzione, previa occorrendo disapplicazione della
determinazione del dirigente del settore Osservatorio prezzi e
monitoraggio del patrimonio aziendale sanitario – Direzione regionale
delle attivita’ sanitarie della Regione Piemonte n. 267 in data 8
settembre 1998 e della deliberazione del Commissario dell’azienda
sanitaria regionale U.S.L. n. 9 n. 870 in data 20 luglio 1998:
accertare e dichiarare il diritto di proprieta’ del Comune di
Caluso sui locali siti al secondo ed al terzo piano di Palazzo
Spurgazzi, ubicato in Caluso, Piazza Valperga n. 2:
dichiarare nullo ed inefficace il trasferimento in favore
dell’azienda regionale U.S.L. 9 di Ivrea dei predetti locali;
condannare la Regione Piemonte e l’azienda regionale U.S.L. 9
di Ivrea al pagamento degli onorari e delle spese di giudizio”.
Conclusioni della 1a convenuta
“Respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione: in via
pregiudiziale e preliminare dichiararsi il difetto di legittimazione
passiva della Regione Piemonte: in via subordinata nel merito
respingere in ogni caso tutte le avversarie domande formulate nei
confronti della Regione Piemonte, mandando la medesima assolta da
ogni pretesa di controparte. Con il favore delle spese, diritti ed
onorari”.
Conclusioni della 2a convenuta
Voglia il Tribunale:
respinta ogni contraria, istanza, eccezione e deduzione;
respingere le domande attoree in quanto infondate;
con il favore delle spese, diritti ed onorari.

Ritenuto in fatto

Con citazione notificata il 14 febbraio 2000 alla Regione
Piemonte ed il 23 febbraio 2000 all’azienda sanitaria regionale
U.S.L. 9 di Ivrea (d’ora in avanti A.S.L. 9, per brevita), il Comune
di Caluso, in persona del sindaco, chiese a questo tribunale di
accertare e dichiarare il diritto di proprieta’ del comune sui locali
siti al secondo e terzo piano del Palazzo Spurgazzi, ubicato in
Caluso, Piazza Valperga n. 2.
L’attore espose che nel 1984 la giunta municipale, con
deliberazione n. 243, su richiesta della USSL n. 9 di Caluso che
necessitava di locali per uffici amministrativi, destina a tale uso
il secondo piano ed il sottotetto di Palazzo Spurgazzi.
Successivamente, con deliberazione 8 settembre 1998 n. 267, il
dirigente del settore osservatorio prezzi e monitoraggio del
patrimonio aziendale sanitario della Regione Piemonte, ai sensi
dell’art. 5 d.lgs. 30 dicembre 1992 n. 502 e sulla base del
provvedimento del Commissario dell’A.S.L. 9 n. 870 del 20 luglio
1998, trasferi’ all’A.S.L., tra gli altri, l’edificio in questione
individuato catastalmente alla partita 347, fg. 9, part. 531.
Il Comune contestava tale provvedimento sostanzialmente per due
ragioni:
a) errata interpretazione sotto il profilo logico, oltre che
letterale, della disposizione di cui all’art. 5 d.lgs. 502/1992;
b) avvenuto abbandono da parte dell’A.S.L. dei locali in
questione per cui non poteva parlarsi di un’attuale (al momento del
provvedimento regionale) loro destinazione all’unita’ sanitaria
locale.
Si costituirono entrambe le convenute.
La Regione Piemonte eccependo, in via preliminare e
pregiudiziale, il proprio difetto di legittimazione passiva per non
essere titolare di alcuna situazione di diritto dominicale o reale
sul bene in contestazione.
E nel merito sostenendo che sulla base di una corretta
interpretazione del piu’ volte richiamato art. 5 dovevano essere
trasferiti alle A.S.L. tutti i beni mobili ed immobili che facevano
parte del patrimonio dei comuni, purche’ destinati alle esigenze
sanitarie, e cio’ a prescindere dalla loro provenienza.
L’A.S.L. confermo’ e rafforzo’, in punto di diritto, le
argomentazioni di merito esposte dall’altra convenuta.
Aggiunse, inoltre, che il vincolo di destinazione era tuttora –
al momento del trasferimento – effettivo in quanto:
a) il vincolo di destinazione non era mai stato revocato;
b) tutti i locali, tranne una minima parte, erano ancora
utilizzati dalla A.S.L. per gli uffici amministrativi ed il servizio
veterinario.
Su queste premesse le convenute chiesero che fosse respinta la
domanda con vittoria di spese.
Dopo uno scambio di memorie, e ritenuta superflua dal p.i. la
prova orale sull’effettivo parziale utilizzo dei locali da parte
della convenuta, trattandosi di circostanza che la stessa convenuta
A.S.L. all’udienza del 4 aprile 2001 aveva considerato pacifica, la
causa venne assegnata a decisione sulle conclusioni riportate in
epigrafe.
Alle parti vennero concessi i termini di cui all’art. 190 c.p.c.
per deposito e scambio di comparse conclusionali e di replica.

Osserva in diritto

La controversia ruota tutta attorno alla interpretazione ed
applicazione del citato art. 5 d.lgs. n. 502 del 1992 primo comma.
Questa norma, che ha subito una modificazione non particolarmente
rilevante nel giugno del 1999 (decreto legislativo 19 giugno 1999,
n. 229) e di cui si parlera’ appresso, nella sua prima formulazione
cosi’ recitava: “nel rispetto della normativa regionale vigente,
tutti i beni mobili, immobili, ivi compresi quelli da reddito, e le
attrezzature che, alla data di entrata in vigore del presente
decreto, fanno parte del patrimonio dei comuni o delle province con
vincolo di destinazione alle unita’ sanitarie locali, sono trasferiti
al patrimonio delle unita’ sanitarie locali e delle aziende
ospedaliere; sono parimenti trasferiti al patrimonio delle unita’
sanitarie locali i beni di cui all’art. 65 primo comma – come
sostituito dall’art. 21 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463,
convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 1983, n. 638 –
della legge 23 dicembre 1978, n. 833”.
Tralasciando per il momento il richiamo alla legislazione
regionale (“nel rispetto della normativa regionale vigente”) qui
preme evidenziare che con la suddetta disposizione pare si sia inteso
attribuire al patrimonio delle unita’ sanitarie locali e delle
aziende ospedaliere i seguenti beni:
1) i beni che alla data di entrata in vigore del decreto – 1
gennaio 1993 (art. 20) – appartenevano al patrimonio dei comuni e
delle province con vincolo di destinazione sanitaria;
2) beni destinati prevalentemente ai servizi sanitari e gia’
appartenenti agli enti, casse mutue e gestioni soppresse che, per
effetto della legge n. 833/1978, erano stati trasferiti al patrimonio
dei comuni competenti per territorio.
Si sostiene e si afferma da parte di taluni, come l’attuale
attore, che tutta la disposizione andrebbe interpretata nel senso che
possano essere attribuiti al patrimonio delle aziende sanitarie tutti
e solo quei beni che facevano parte del patrimonio dei disciolti enti
soppressi.
Questi beni che, in un primo tempo con la legge del 1978, erano
stati attribuiti ai comuni, successivamente, con la legge del 1992,
sono stati per cosi’ dire restituiti alle unita’ sanitarie ed aziende
ospedaliere essendo queste i soggetti giuridici …

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N. 380 ORDINANZA (Atto di promovimento) 17 giugno 2002: Ordinanza emessa il 17 giugno 2002

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