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N. 412 SENTENZA 3

N. 412 SENTENZA 3 - 18 dicembre 2001. Giudizio di legittimita' costituzionale in via principale. Ambiente (tutela dell') - Tutela delle acque dall'inquinamento - Disposizioni statali - Inquinamento industriale - Sistema depurativo e sanzioni - Ricorso della Provincia di Trento - Prospettata incompatibilita' con l'autonomia e le competenze provinciali - Intervenuta sostituzione delle disposizioni impugnate - Inammissibilita' delle questioni. - D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, artt. 28, comma 2; 56, comma 1; 59, comma 6; par. 1.1 e tabelle 3, 3/A e 5 dell'Allegato 5. - Statuto Regione Trentino-Alto Adige, art. 8, numeri 5, 6, 14, 16, 17, 18, 19, 21 e 24, art. 9, numeri 9 e 10, art. 14 e art. 16; d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381, artt. 5 e 8; d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526, art. 15, comma 2; direttiva CEE n. 91/271; legge 24 aprile 1998, n. 128; Cost., art. 97. Questione di legittimita' in via principale - Prospettazione in alternativa a una diversa interpretazione delle norme impugnate - Ammissibilita'. Ambiente (tutela dell') - Tutela delle acque dall'inquinamento - Conferimento di funzioni amministrative ai Comuni - Disposizioni statali - Ricorso in via principale della Provincia di Trento - Prospettata lesione dell'autonomia e delle competenze provinciali - Salvaguardia delle attribuzioni provinciali (nella specie, riguardanti il Corpo forestale della Provincia) - Non fondatezza della questione. - D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 56, comma 3. - Statuto Regione Trentino-Alto Adige, art. 8, numeri 16, 17 e 19; d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526, art. 15, comma 2. Ambiente (tutela dell') - Tutela delle acque dall'inquinamento - Disciplina degli scarichi - Sistema di depurazione - Responsabilita' penale del gestore di impianti di depurazione generale - Ricorso in via principale della Provincia di Trento - Non fondatezza delle questioni. - D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, artt. 9, 12, 22 e 23; allegato 5, par. 1.1 e tabelle 3, 3/A e 5. - Statuto Trentino-Alto Adige, art. 8, numeri 5, 6, 14, 16, 17, 18, 19, 21 e 24, art. 9, numeri 9 e 10, artt. 14 e 16; d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381, artt. 5 e 8; d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526, art. 15, comma 2; d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266, artt. 2 e 4. (GU n. 50 del 27-12-2001)

N. 412 SENTENZA 3 – 18 dicembre 2001.

Giudizio di legittimita’ costituzionale in via principale.

Ambiente (tutela dell’) – Tutela delle acque dall’inquinamento –
Disposizioni statali – Inquinamento industriale – Sistema
depurativo e sanzioni – Ricorso della Provincia di Trento –
Prospettata incompatibilita’ con l’autonomia e le competenze
provinciali – Intervenuta sostituzione delle disposizioni impugnate
– Inammissibilita’ delle questioni.
– D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, artt. 28, comma 2; 56, comma 1; 59,
comma 6; par. 1.1 e tabelle 3, 3/A e 5 dell’Allegato 5.
– Statuto Regione Trentino-Alto Adige, art. 8, numeri 5, 6, 14, 16,
17, 18, 19, 21 e 24, art. 9, numeri 9 e 10, art. 14 e art. 16;
d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381, artt. 5 e 8; d.P.R. 19 novembre 1987,
n. 526, art. 15, comma 2; direttiva CEE n. 91/271; legge 24 aprile
1998, n. 128; Cost., art. 97.
Questione di legittimita’ in via principale – Prospettazione in
alternativa a una diversa interpretazione delle norme impugnate –
Ammissibilita’.
Ambiente (tutela dell’) – Tutela delle acque dall’inquinamento –
Conferimento di funzioni amministrative ai Comuni – Disposizioni
statali – Ricorso in via principale della Provincia di Trento –
Prospettata lesione dell’autonomia e delle competenze provinciali –
Salvaguardia delle attribuzioni provinciali (nella specie,
riguardanti il Corpo forestale della Provincia) – Non fondatezza
della questione.
– D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 56, comma 3.
– Statuto Regione Trentino-Alto Adige, art. 8, numeri 16, 17 e 19;
d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526, art. 15, comma 2.
Ambiente (tutela dell’) – Tutela delle acque dall’inquinamento –
Disciplina degli scarichi – Sistema di depurazione –
Responsabilita’ penale del gestore di impianti di depurazione
generale – Ricorso in via principale della Provincia di Trento –
Non fondatezza delle questioni.
– D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, artt. 9, 12, 22 e 23; allegato 5,
par. 1.1 e tabelle 3, 3/A e 5.
– Statuto Trentino-Alto Adige, art. 8, numeri 5, 6, 14, 16, 17, 18,
19, 21 e 24, art. 9, numeri 9 e 10, artt. 14 e 16; d.P.R. 22 marzo
1974, n. 381, artt. 5 e 8; d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526, art.
15, comma 2; d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266, artt. 2 e 4.

(GU n. 50 del 27-12-2001)
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
Presidente: Cesare RUPERTO;
Giudici: Fernando SANTOSUOSSO, Massimo VARI, Riccardo CHIEPPA,
Gustavo ZAGREBELSKY, Valerio ONIDA, Carlo MEZZANOTTE, Fernanda
CONTRI, Guido NEPPI MODONA, Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI,
Giovanni Maria FLICK;

ha pronunciato la seguente

Sentenza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’art. 28, comma 2,
dell’art. 56, commi 1 e 3; del paragrafo 1.1. dell’Allegato 5,
tabelle 3, 3/A e 5, in connessione con l’art. 59, comma 6, del
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela
delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva
91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e
della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque
dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti
agricole), promosso con ricorso della Provincia autonoma di Trento,
notificato il 28 giugno 1999, depositato in cancelleria il 7 luglio
1999 ed iscritto al n. 23 del registro ricorsi 1999 e nel giudizio di
legittimita’ costituzionale degli artt. 9, 12, 22 e 23, del paragrafo
1.1, dell’Allegato 5, tabelle 3, 3/A e 5, del decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 258 (Disposizioni correttive e integrative del
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela
delle acque dall’inquinamento, a norma dell’art. 1, comma 4, della
legge 24 aprile 1998, n. 128), promosso con ricorso della Provincia
autonoma di Trento, notificato il 18 ottobre 2000, depositato in
cancelleria il successivo 26 ottobre ed iscritto al n. 16 del
registro ricorsi 2000.
Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei
ministri.
Udito nell’udienza pubblica del 19 giugno 2001 il giudice
relatore Riccardo Chieppa.
Uditi l’Avvocato Giandomenico Falcon per la Provincia autonoma di
Trento e l’Avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per il Presidente
del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1. – La Provincia autonoma di Trento, con un primo ricorso
notificato il 28 giugno 1999 e depositato il 7 luglio successivo, ha
impugnato il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, recante
“Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e
recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento
delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla
protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole”, specificamente gli artt. 56, commi 1
e 3; 28, comma 2; paragrafo 1.1 dell’Allegato 5, tabelle 3, 3/A e 5,
in connessione con l’art. 59, comma 6.
Le censure sono rivolte, in particolare, avverso le disposizioni
dell’art. 56, commi 1 e 3, che conferirebbero in via diretta alle
amministrazioni comunali funzioni che, invece, spetterebbero, a norma
dello Statuto di autonomia, alla Provincia stessa, la quale,
nell’ambito della propria discrezionalita’ legislativa, potrebbe,
essa stessa, assegnare ai comuni.
Precisa la Provincia ricorrente che la contestazione e’ formulata
in via ipotetica, giacche’ non e’ esclusa una interpretazione
diversa, compatibile con le prerogative della provincia autonoma.
Sotto un ulteriore profilo, le censure investono i valori
tabellari che i depuratori pubblici sono tenuti a rispettare in
relazione agli inquinamenti industriali previsti dal paragrafo 1.1 e
dalle tabelle 3, 3/A e 5 dell’Allegato 5 e delle connesse
disposizioni dell’art. 28, comma 2, e dell’art. 59, comma 6.
Premette, ancora, la Provincia ricorrente, che la propria
legislazione attua fedelmente le direttive comunitarie, poiche’ e’
stato realizzato un sistema di depurazione efficace ed effettivo,
secondo parametri di elevata qualita’ a fronte di una legislazione
statale contraddittoria ed irrealizzabile e, soprattutto,
incompatibile con i parametri di accettabilita’ raggiunti dai presidi
depurativi pubblici.
La Provincia, inoltre, si sofferma su alcune problematiche
tecniche proprie di un sistema di depurazione in relazione alla
legislazione statale ed in relazione alla specifica situazione della
stessa Provincia di Trento; sottolinea, a questo proposito, che gli
impianti di depurazione pubblici sarebbero idonei a trattare
inquinanti propri degli scarichi civili, mentre non sono adeguati per
il trattamento degli inquinanti provenienti dagli scarichi
industriali. Ne conseguirebbe che la riduzione degli inquinanti
industriali andrebbe ottenuta “immediatamente a valle” del sistema
industriale ed e’ cio’ che la normativa comunitaria assicura, in
particolare l’art. 11 della direttiva 91/271/CEE, che richiede un
pretrattamento degli scarichi industriali che confluiscono nelle reti
fognarie ed in impianti di trattamento delle acque reflue urbane
(art. 2 della predetta direttiva in connessione con l’allegato I/B e
la tab. 1).
La normativa della Provincia si conformerebbe a tale sistema,
prescrivendo che lo scarico produttivo sia obbligatoriamente
pretrattato prima della sua confluenza nella rete fognaria pubblica
(in particolare l’art. 16, comma 1, numero 2, del testo unico delle
leggi provinciali in materia di tutela dell’ambiente dagli
inquinamenti, approvato con decreto del Presidente della Giunta
provinciale 26 gennaio 1987, n. 1).
Sostanzialmente la ricorrente assume che i sistemi di depurazione
generale sarebbero tenuti al rispetto dei limiti prefissati soltanto
in relazione alle sostanze che essi sono vocati a trattare, mentre i
limiti relativi alle sostanze specifiche di origine industriale
varrebbero per i “relativi scarichi”.
Osserva la ricorrente che, di contro, la legislazione statale
farebbe carico al sistema di depurazione generale anche della
depurazione delle sostanze di origine industriale, mentre il sistema
di depurazione generale, per sua natura, non sarebbe idoneo a
trattare tali sostanze, in quanto non in grado di ridurre i metalli e
le altre sostanze pericolose tipicamente industriali.
Sembrerebbe – sempre secondo la ricorrente – deporre in tal senso
anche la sanzione penale di cui all’art. 59, comma 6, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n. 152, che stabilisce le stesse sanzioni
previste per i responsabili di scarichi industriali di cui al comma 5
anche per il “gestore di impianti di depurazione che, per dolo o per
grave negligenza, nell’effettuazione dello scarico superi i valori
limite relativi ai metalli ed alle altre sostanze costituenti tipici
inquinanti industriali”.
La direttiva comunitaria, come la normativa della Provincia
autonoma di Trento, non suggerirebbero, infatti, tale sistema,
giacche’ il depuratore generale non e’ concepito per la riduzione dei
metalli e delle altre sostanze pericolose tipicamente industriali.
Ne conseguirebbe la irragionevolezza e la contraddizione con la
normativa comunitaria e con i principi della legge delega 24 aprile
1998, n. 128, in particolare dell’art. 17, della previsione contenuta
nell’Allegato 5 ed implicita nella fattispecie penale di cui al comma
6 dell’art. 59.
Precisa la ricorrente che non si discute del principio secondo
cui in sede di attuazione nazionale delle direttive in mat…

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