N. 861 ORDINANZA 19 dicembre 2000 | Architetto.info

N. 861 ORDINANZA 19 dicembre 2000

N. 861 ORDINANZA 19 dicembre 2000 (pervenuta alla Corte costituzionale il 3 ottobre 2001) dal g.i.p. del tribunale di Grosseto nel procedimento penale a carico di Annesi Stefano ed altri Edilizia e urbanistica - Regione Toscana - Opere di ristrutturazione edilizia e di mutamento di destinazione d'uso - Assoggettamento al semplice obbligo di attestazione di conformita' anziche' a concessione edilizia come stabilito dalla normativa statale - Conseguente inapplicabilita' delle sanzioni penali stabilite dalle leggi statali - Indebita legiferazione regionale in materia penale. - Legge Regione Toscana 14 ottobre 1999, n. 52, art. 4, comma 1, lett. e), comma 5 e comma 2, lett. d). - Costituzione, artt. 3 e 25. Edilizia e urbanistica - Legge urbanistica - Attribuzione alla potesta' legislativa regionale di stabilire i mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche dell'uso di immobili, da sottoporre a concessione o ad autorizzazione - Incidenza sul principio di uguaglianza per la possibilita' di differente trattamento di situazioni identiche nelle diverse regioni - Indebita legiferazione in materia penale riservata allo Stato. - Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 25, ultimo comma. - Costituzione, artt. 3 e 25. (GU n. 43 del 7-11-2001)

N. 861 ORDINANZA (Atto di promovimento) 19 dicembre 2000.

Ordinanza emessa il 19 dicembre 2000 (pervenuta alla Corte
costituzionale il 3 ottobre 2001) dal g.i.p. del tribunale di
Grosseto nel procedimento penale a carico di Annesi Stefano ed altri

Edilizia e urbanistica – Regione Toscana – Opere di ristrutturazione
edilizia e di mutamento di destinazione d’uso – Assoggettamento al
semplice obbligo di attestazione di conformita’ anziche’ a
concessione edilizia come stabilito dalla normativa statale –
Conseguente inapplicabilita’ delle sanzioni penali stabilite dalle
leggi statali – Indebita legiferazione regionale in materia penale.
– Legge Regione Toscana 14 ottobre 1999, n. 52, art. 4, comma 1,
lett. e), comma 5 e comma 2, lett. d).
– Costituzione, artt. 3 e 25.
Edilizia e urbanistica – Legge urbanistica – Attribuzione alla
potesta’ legislativa regionale di stabilire i mutamenti, connessi o
non connessi a trasformazioni fisiche dell’uso di immobili, da
sottoporre a concessione o ad autorizzazione – Incidenza sul
principio di uguaglianza per la possibilita’ di differente
trattamento di situazioni identiche nelle diverse regioni –
Indebita legiferazione in materia penale riservata allo Stato.
– Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 25, ultimo comma.
– Costituzione, artt. 3 e 25.

(GU n. 43 del 7-11-2001)
IL TRIBUNALE

Esaminati gli atti del procedimento penale sopra emarginato a
carico di: Annesi Stefano, nato a Roma il 25 giugno 1960; Coccoluto
Domenico, nato a Monte Argentario il 25 settembre 1937; Bagatti
Enrico, legale rappresentante della CERITEC, con sede legale in Roma,
via Manfredo Fanti n. 19, da compiutamente generalizzare;
Indagati per i reati di cui:
Annesi Stefano e Bagatti Enrico – A) all’art. 110, c.p.;
all’art. 20, lett. b) legge 28 febbraio 1985, n. 47 perche’, in
concorso tra loro, l’Annesi in qualita’ di proprietario – committente
dell’immobile sito in Porto Santo Stefano, alla via Oratorio n. 16
(immobile rientrante nella zona classificata A1 di P.R.G.: edifici di
rilevante interesse storico ambientale, in zona sottoposta a vincolo
paesistico ambientale ai sensi dell’art. 138 ss. del d.lgs.
29 ottobre 1999, n. 490), il Bagatti in qualita’ di legale
rappresentante della ditta costruttrice CERITEC, con sede legale in
Roma, via Manfredo Fanti n. 19, eseguivano, in totale assenza di
concessione edilizia, opere edilizie finalizzate al mutamento di
destinazione d’uso dell’immobile per uso abitativo, consistenti in:
realizzazione di nuove tramezzature interne, al livello inferiore,
atte a creare un nuovo locale bagno, con dimensioni di m 02,60 x
01,40; realizzazione di nuovi impianti ed allacci elettrici ed
idrici, funzionali alla realizzazione di un angolo cottura; fatti
accertati in Porto Santo Stefano, in data 10 giugno 2000;
Annesi Stefano e Coccoluto Domenico – B) agli artt. 110,
c.p.; art. 20, lett. c) legge 28 febbraio 1985, n. 46; art. 163
d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490; perche’, in concorso tra loro,
l’Annesi in qualita’ di proprietario – committente dell’immobile sito
in Porto Santo Stefano, alla via Oratorio n. 16 (immobile rientrante
nella zona classificata A1 di P.R.G.: edifici di rilevante interesse
storico ambientale, in zona sottoposta a vincolo paesistico
ambientale ai sensi dell’art. 138 ss. del d.lgs. 29 ottobre 1999,
n. 490), il Coccoluto in qualita’ di costruttore, eseguivano, in
totale assenza di concessione edilizia e dell’autorizzazione prevista
dall’art. 151 d.lgs. n. 490/1999, l’apertura di una nuova finestra
sulla facciata dell’edificio, poco distante dalla porta di ingresso,
delle dimensioni di m. 0,54 x 0,87, opera alla data di accertamento
ancora in corso di completamento; fatti accertati in Porto Santo
Stefano, in data 7 agosto 2000;
Vista la richiesta del pubblico ministero di sequestro
dell’immobile sito in Porto Santo Stefano, via dell’Oratorio n. 16 di
proprieta’ di Annesi Stefano,

O s s e r v a

i n f a t t o Il 10 giugno 2000 ed il 7 agosto 2000 la polizia
municipale di Monte Argentario, nell’esercizio dei poteri di
vigilanza edilizia eseguiva sopralluoghi su un immobile, sito nel
comprensorio di Porto S. Stefano, ricadente in zona A1 di P.R.G. e
classificato in catasto – in base al decreto ministeriale 19 febbraio
1962 (nella Gazzetta Ufficiale 20 aprile 1962 n. 104) – nella
categoria C/2 (magazzini e locali di deposito, ossia tra le unita’
immobiliari a destinazione ordinaria commerciale e varia), che dagli
anni ottanta in poi aveva sempre ospitato la sede di un partito
politico.
In esito alle verifiche, la polizia giudiziaria rilevava
l’esecuzione di lavori (in specie: tramezzature interne ed
installazione di impianti idrici ed elettrici per la creazione di un
bagno ed un angolo cottura; apertura luce nella muratura perimetrale
per la creazione di una finestra) finalizzati a consentire l’uso
dell’immobile per fini abitativi, senza che fossero state richieste e
conseguite ne’ la concessione edilizia, ne’ l’autorizzazione ex
art. 151 d.lgs. 29 ottobre 1999 n. 490, ritenuta necessaria sul
presupposto della localizzazione dell’immobile in zona vincolata ai
sensi dell’art. 138 dello stesso decreto.
A seguito della comunicazione della notizia di reato, il p.m.
inoltrava a questo giudice richiesta di sequestro preventivo del
predetto immobile, rilevando come i lavori eseguiti comportino una
variazione degli standards, determinando il passaggio dei locali
dalla categoria commerciale a quella residenziale;
I n d i r i t t o
La normativa statale.
Gli interventi edilizi rilevati dalla polizia giudiziaria
integrano una ipotesi di abusivo mutamento di destinazione d’uso di
un immobile eseguita mediante interventi di ristrutturazione dello
stesso.
Infatti, il mutamento d’uso e’ stato attuato con la realizzazione
di tramezzature, l’apertura di luci e la realizzazione di impianti
tecnologici su un immobile del centro storico con destinazione
commerciale, interventi per i quali sarebbe stato necessario il
titolo concessorio.
I parametri normativi dai quali si desume il regime
amministrativo del mutamento di destinazione sono costituiti: da un
lato, dall’art. 1 legge n. 10/1977 in base al quale e’ soggetta a
concessione “ogni attivita’ comportante trasformazione urbanistica ed
edilizia del territorio comunale” e dall’art. 31 legge 17 agosto 1942
n. 1150, come modificato dalla predetta legge, che specifica che
chiunque intenda modificare le costruzioni esistenti deve chiedere
apposita concessione al sindaco; dall’altro, dall’art. 8 lett. a)
della legge 28 febbraio 1985 n. 47, che qualifica come “essenziale”
la variazione apportata al progetto approvato che implichi variazione
degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968
n. 1444.
La problematica del mutamento d’uso degli edifici, della sua
disciplina amministrativa e del trattamento sanzionatorio penale in
caso di violazione si e’ sviluppata prevalentemente nella
giurisprudenza, della quale alcune soluzioni sono state poi recepite
dalla legislazione in materia urbanistica. Importante momento di
sintesi della problematica e di orientamento giurisprudenziale e’
rappresentato dalla sentenza delle sezioni unite penali della
Cassazione 29 maggio 1982 n. 6, Querqui Guetta. Questa decisione,
nell’affrontare il problema dell’assoggettabilita’ a sanzione del
mutamento d’uso – senza opere di un immobile realizzato dopo il 1967
– operava una distinzione preliminare tra mutamento nell’uso e
mutamento della destinazione d’uso per stabilire che soltanto il
secondo, accompagnato o meno dall’esecuzione di opere edilizie,
richiedeva la concessione e comportava, in caso di violazione, la
sanzione penale (prevista allora dall’art. 17 lett. a della legge 28
gennaio 1977 n. 10, oggi dall’art. 20 lett. a legge n. 47/1985). Per
contro il mutamento nell’uso non accompagnato ne’ da opere ne’ da
cambiamento nella destinazione d’uso, doveva essere ritenuto
giuridicamente irrilevante.
Il ragionamento della Suprema Corte ruotava sulla valorizzazione
della normativa che, a partire dal 1962, aveva imposto ai comuni di
disciplinare e governare il territorio mediante una ripartizione
dello stesso in zone, “chiamate a svolgere una funzione ben definita
nell’ambito del piu’ ampio quadro del piano generale, non solo in
relazione alle zone non ancora o soltanto in parte edificate, ma
anche per quelle gia’ sature di costruzioni”. La sentenza defini’ il
concetto di destinazione d’uso di un immobile (ed il suo mutamento)
in funzione dell’organizzazione urbanistica del territorio comunale,
quale risultante della normativa della legge e degli strumenti di
pianificazione (piano regolatore generale o particolareggiato,
programma di fabbricazione, lottizzazioni convenzionali):
l’art. 41-quinquies commi 8 e 9 della legge urbanistica 17 agosto
1942, n. 1150 gia’ allora aveva stabilito, introducendo per la prima
volta nell’ordinamento gli standards urbanistici, che nella
pianificazione del territorio i comuni dovessero serbare “limiti
inderogabili di densita’ edilizia (rapporto volume superficie), di
altezza, di distanza tra fabbricati, nonche’ rapporti massimi tra
spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi
pubblici o riservati alle attivita’ collettive, verde pubblico o a
parcheggi”. I limiti tra rapporti predetti per zon…

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