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PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE - DECRETO 20 dicembre 2001: Linee guida relative ai piani regionali per la programmazione delle attivita' di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. (GU n. 48 del 26-2-2002)

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

DECRETO 20 dicembre 2001

Linee guida relative ai piani regionali per la programmazione delle
attivita’ di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli
incendi boschivi.

IL MINISTRO DELL’INTERNO

Visto l’art. 3 della legge 21 novembre 2000, n. 353, recante “Legge
quadro in materia di incendi boschivi”;
Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, recante
“Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle
strutture preposte alle attivita’ di protezione civile e per
migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile”
che, all’art. 3, apportando modificazioni alla predetta legge n.
353/2000, ha disposto che tutti i riferimenti al Ministro delegato
per il coordinamento della protezione civile si intendono effettuati
al Ministro dell’interno delegato dal Presidente del Consiglio dei
Ministri ed ha contestualmente soppresso l’Agenzia di protezione
civile;
Considerato che il Consiglio dei Ministri si e’ pronunciato, in via
preliminare, in data 16 luglio 2001;
Visto il parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata,
nella seduta del 19 luglio 2001, repertorio atti 484/CU del 19 luglio
2001;
Preso atto che la Conferenza unificata ha anche proposto
l’istituzione di un gruppo di lavoro, cui affidare il compito di
approfondire il tema dei requisiti minimi psico-attitudinali ed i
dispositivi di protezione individuale relativi agli operatori, ivi
compresi gli appartenenti alle organizzazioni di volontariato, da
adibire allo spegnimento degli incendi boschivi e che il relativo
provvedimento e’ attualmente in corso di elaborazione;
Vista la delibera del Consiglio dei Ministri in data 23 luglio
2001;
Ritenuto necessario emanare le linee guida di cui alla predetta
legge n. 353/2000, adeguando il testo alle modificazioni introdotte
con il decreto-legge n. 343/2001 convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 401/2001, relativamente alla soppressione dell’Agenzia di
protezione civile;

Emana

le seguenti linee guida di cui all’art. 3 della legge 21 novembre
2000, n. 353, relative ai piani regionali per la programmazione delle
attivita’ di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli
incendi boschivi.

1. Premessa.

La nuova legge-quadro in materia di incendi boschivi (legge n.
353/2000) nasce dalla diffusa convinzione che l’approccio piu’
adeguato per perseguire la conservazione del patrimonio boschivo
(bene insostituibile per la qualita’ dalla vita) sia quello di
promuovere e incentivare le attivita’ di previsione e di prevenzione,
anziche’ privilegiare la fase emergenziale legata allo spegnimento
degli incendi.
Le innovazioni introdotte dalla legge n. 353/2000 hanno lo scopo di
indirizzare verso una costante e radicale riduzione delle cause
d’innesco d’incendio, utilizzando sia i sistemi di previsione per
localizzare e studiare le caratteristiche del pericolo sia iniziative
di prevenzione per realizzare un’organica gestione degli interventi e
delle azioni mirate a mitigare le conseguenze degli incendi.
L’informazione alla popolazione sull’importanza di mantenere il
bosco e le sue funzioni, l’addestramento e la formazione del
personale addetto, cosi’ come gli eventuali incentivi elargiti in
termini proporzionali alla riduzione delle superfici bruciate
rispetto agli anni precedenti concorreranno a rendere piu’ efficaci
le azioni di salvaguardia.
Il modello organizzativo che si delinea – anche tecnologicamente
avanzato in virtu’ dell’utilizzo di tecniche di rilevamento da
piattaforma satellitare, di applicazioni GIS e di software per la
simulazione del comportamento del fuoco – deve prevedere altresi’
un’azione di coordinamento tra le varie realta’ interessate
(amministrazioni centrali, regioni, province, comuni, comunita’
montane, volontariato) affinche’ l’azione di contrasto agli incendi
risponda ai principi dell’efficienza, dell’efficacia e
dell’economicita’. Le sinergie da attivare tra il centro di comando e
controllo regionale e quello locale devono risultare chiare e
codificate.
Le regioni promuovono, nelle forme ritenute piu’ opportune
(Conferenza dei servizi, ecc.), apposite riunioni di coordinamento
con gli enti locali allo scopo di informare e di discutere sulle
problematiche locali nonche’ di definire gli interventi di
pianificazione indicando gli obiettivi prioritari da difendere.
La programmazione e la pianificazione delle attivita’, in questo
nuovo contesto normativo, devono perseguire l’obiettivo della
riduzione delle superfici boscate percorse dal fuoco: cio’, tra
l’altro, comporta la possibilita’ di acquisire quote di incentivi
messe a disposizione dallo Stato proprio allo scopo di promuovere il
processo di riorganizzazione incentrato sullo spostamento delle
risorse economiche e umane dalle attivita’ di emergenza verso quelle
di prevenzione e di controllo del territorio.
Un’accurata e costante attivita’ di manutenzione dei boschi, delle
scarpate stradali e ferroviarie, da effettuare nei periodi a basso
pericolo utilizzando eventualmente anche le risorse lavorative degli
enti locali e le organizzazioni di volontariato, garantirebbero sia
la riduzione delle cause d’innesco d’incendio sia il contenimento dei
danni prodotti dagli incendi. Le medesime unita’, invece, nei periodi
a maggior pericolo potrebbero essere impiegate nelle attivita’ di
controllo e vigilanza del territorio organizzando squadre con compiti
di pattugliamento, avvistamento anche con mezzi aerei leggeri,
allarme e primo intervento che assicurerebbero quell’azione
tempestiva (nella prima mezz’ora) sul fuoco indispensabile a
contenere la propagazione delle fiamme.
I risultati dell’applicazione di questo modello organizzativo
dipendono anche dal livello culturale ed economico del locale
contesto sociale che opportunamente informato e formato potra’ creare
le condizioni necessarie per rispettare le limitazioni e i divieti
posti nell’uso del territorio.
Le linee guida per la predisposizione dei piani sono elaborate per
suggerire un’architettura generale del “Piano regionale per la
programmazione delle attivita’ di previsione, prevenzione e lotta
attiva contro gli incendi boschivi” che le singole regioni dovranno
redigere adattandola alle proprie specifiche strutturazioni operative
e realta’ territoriali, affinche’ le finalita’ della normativa in
questione possano essere raggiunte in tempi brevi con il massimo dei
risultati.
Per “regioni” si intendono quelle a statuto ordinario e speciale
nonche’ le province autonome; inoltre, per Corpo forestale dello
Stato si deve intendere, per le regioni e province autonome, i
rispettivi Corpi forestali.
Le regioni a statuto autonomo e le province autonome potranno
utilizzare i piu’ ampi margini operativi, organizzativi e di
programmazione consentiti dagli statuti di autonomia.
Le presenti linee guida esprimono altresi’ indirizzi e suggerimenti
per la redazione e l’attuazione (per quanto attiene al rischio
incendi boschivi) dei programmi regionali e provinciali di previsione
e prevenzione nonche’ dei piani provinciali e comunali e/o
intercomunali di protezione civile e di emergenza.
Le regioni sottopongono a revisione annuale il piano per aggiornare
le parti suscettibili di modifiche e/o integrazioni.
Le linee guida potranno essere modificate o aggiornate, sentita la
Conferenza unificata, alla luce dei risultati concreti conseguiti
nell’applicazione della legge n. 353/2000.

2. Schema del piano regionale per la programmazione delle attivita’
di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi
boschivi.

Si riporta di seguito lo schema del “Piano regionale per la
programmazione delle attivita’ di previsione, prevenzione e lotta
attiva contro gli incendi boschivi”. Le regioni hanno la facolta’ di
organizzare, nel modo che ritengono piu’ confacente alle proprie
esigenze, i singoli punti dell’articolazione mantenendone i contenuti
o, se lo ritengono opportuno, ampliandoli e/o dettagliandoli
maggiormente.
I. Parte generale:
1. descrizione del territorio;
2. banche dati;
3. cartografia di base;
4. supporti informatici;
5. analisi storica dei dati AIB;
6. obiettivi prioritari da difendere;
7. modello organizzativo.
II. Previsione:
8. Le cause determinanti e i fattori predisponenti l’incendio;
9. Le aree percorse dal fuoco nell’anno precedente, rappresentate
a mezzo di apposita cartografia tematica;
10. Le aree a rischio di incendio boschivo rappresentate con
apposita cartografia tematica aggiornata, con l’indicazione delle
tipologie di vegetazione prevalenti;
11. I periodi a rischio di incendio boschivo, con l’indicazione
delle prevalenti caratteristiche anemologiche stagionali;
12. Gli indici di pericolosita’ fissati su base quantitativa e
sinottica;
13. Gli interventi per la previsione e la prevenzione degli
incendi boschivi anche attraverso sistemi di monitoraggio
satellitare.
III. Prevenzione:
14. Contrasto alle azioni determinanti anche solo potenzialmente
l’innesco di incendio nelle aree e nei periodi a rischio di incendio
boschivo di cui alle lettere c) e d) dell’art. 3, comma 3, della
legge n. 353/2000;
15. La consistenza e la localizzazione delle vie di accesso e dei
tracciati spartifuoco nonche’ di adeguate fonti di approvvigionamento
idrico;
16. Le opera…

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