Regolamento per la disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi | Architetto.info

Regolamento per la disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi

Regolamento per la disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi - Chiarimenti applicativi

PREMESSA
Il d.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 57 del 10 marzo 1998, disciplina il procedimento per
il rilascio del certificato di prevenzione incendi, di cui al n. 14
dell’allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59, nel rispetto dei
criteri principi e modalità indicati all’art. 20 della stessa
legge.
L’attuale disciplina, dettata dalla legge 26 luglio 1965, n. 966, e
dal d.P.R. 29 luglio 1982, n. 577, prevede che l’attività di
controllo dei Comandi provinciali dei vigili dei fuoco sul rispetto
delle condizioni di sicurezza per la prevenzione incendi sia
articolata in due fasi tra loro coordinate:
esame dei progetti di nuovi impianti e costruzioni o di modifiche
di quelli esistenti, finalizzato al rilascio di un parere di
conformità alla normativa di prevenzione incendi;
visita sopralluogo per riscontrare, anche sulla base di idonea
documentazione tecnica, la rispondenza dell’opera realizzata al
progetto approvato ed il rispetto delle vigenti prescrizioni in
materia di sicurezza antincendio, al fine del rilascio del
certificato.
Il decreto del Ministro dell’interno 2 febbraio 1993, n. 284,
costituente il regolamento di attuazione degli articoli 2 e 4 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, ha stabilito, come noto, in
trecentosessantacinque giorni il termine per la conclusione del
procedimento del rilascio del certificato di prevenzione incendi ed
in trecentosessanta giorni il termine per il procedimento di
deroga, mentre non ha disciplinato la fase procedimentale relativa
all’esame dei progetti.
Nella predisposizione del regolamento sono state tenute presenti le
seguenti principali esigenze:
stabilire un termine per la conclusione dei procedimento relativo
all’esame dei progetti, correlato alla complessità degli stessi e
comunque non superiore a quello attualmente previsto dall’art. 13
del d.P.R. n. 577 del 1982;
ridurre il termine di trecentosessantacinque giorni per la
conclusione del procedimento per il rilascio del certificato;
prevedere, in attesa del sopralluogo, la possibilità di autorizzare
in via provvisoria l’esercizio dell’attività ai soli fini
antincendio, tramite la produzione da parte dell’interessato di una
dichiarazione attestante il rispetto della normativa antincendio;
consentire il rinnovo dei certificato senza l’obbligo per il
Comando di effettuare il sopralluogo, estendendo in via generale la
procedura di cui all’art. 4 della legge n. 818 del 1984;
semplificare il rilascio di autorizzazioni in deroga, decentrandolo
agli Ispettorati regionali dei vigili del fuoco e riducendo i
relativi termini procedimentali;
prevedere una norma transitoria ai fini del passaggio dal regime
del nulla osta provvisorio di cui all’art. 2 della legge n. 818 del
1984, a quello dei certificato di prevenzione incendi.
Tanto premesso si forniscono di seguito alcuni chiarimenti sui
contenuti del testo regolamentare al fine di una corretta ed
uniforme applicazione delle norme.
CHIARIMENTI Al VARI ARTICOLI DEL D.P.R. 12 GENNAIO 1998, N. 37.
Art. 1. – Oggetto del regolamento
L’art. 1 individua l’ambito di applicazione del regolamento.
Occorre precisare che:
a) è finalizzato a disciplinare i procedimenti di controllo delle
condizioni di sicurezza per la prevenzione incendi, attribuiti in
base alla vigente normativa, alla competenza dei Comandi
provinciali dei vigili del fuoco, per le fasi relative all’esame
dei progetti, agli accertamenti sopralluogo per il rilascio dei
certificato, al rinnovo di quest’ultimo, ed alle procedure relative
alla autorizzazione in deroga;
b) le attività cui si applica la disciplina del regolamento sono
quelle riportate in allegato al d.m. 16 febbraio 1982, e successive
modifiche ed integrazioni;
c) la disciplina procedurale prevista dal regolamento non si
appplica a quelle attività industriali, che seppur ricomprese tra
quelle di cui al d.m. 16 febbraio 1982, ricadono nel settore delle
attività a rischio di incidente rilevante soggette a notifica, ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988,
n. 175, e successive modifiche ed integrazioni.
Detta disciplina si applica invece alle attività industriali,
ricomprese tra quelle dell’allegato al d.m. 16 febbraio 1982, e
soggette a dichiarazione, ai sensi del citato decreto del
Presidente della Repubblica n. 175/1988;
d) le attività riportate negli allegati A e B del decreto del
Presidente della Repubblica n. 689 del 1959, e non ricomprese tra
quelle di cui al d.m. 16 febbraio 1982, pur soggette ai controlli
obbligatori da parte dei Comandi dei vigili del fuoco ai sensi
dell’art. 2 della legge n. 966 dei 1965 e del decreto del
Presidente della Repubblica n. 577 del 1982, non soggiacciono alla
disciplina rocedurale del regolamento;
e) il comma 5, ha previsto altresì l’emanazione di un decreto del
Ministro dell’interno di concerto con il Ministro della funzione
pubblica, nel quale siano stabilite:
le modalità di presentazione delle domande per l’avvio dei
procedimenti;
il contenuto delle stesse;
la documentazione da allegare;
criteri per rendere uniforme lo svolgimento dei servizi resi dai
Comandi provinciali.
Tale decreto (d.m. 4 maggio 1998), in corso di pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale, costituirà certamente un valido strumento per
garantire l’uniformità delle procedure, favorendo la trasparenza e
la speditezza dell’azione amministrativa.
Art. 2. Parere di conformità
L’art. 2 disciplina la fase procedurale relativa all’esame dei
progetti ai fini del rilascio del parere di conformità degli stessi
alle specifiche regole tecniche o in mancanza, ai criteri tecnici
generali di prevenzione incendi.
Al riguardo, il d.m. 4 maggio 1998 nel dettagliare la
documentazione da allegare alla domanda di esame progetto,
stabilisce anche i criteri tecnici generali da seguire in mancanza
di una specifica regola tecnica.
Si precisa che il procedimento di esame del progetto non potrà
essere avviato dal Comando se la domanda non è corredata di tutti
gli allegati indicati nel d.m. 4 maggio 1998, e pertanto necessita
che ciascun Comando si organizzi al fine di:
dare la massima informazione all’utenza in via preventiva, sugli
atti da allegare all’istanza;
fare effettuare dal personale dell’ufficio prevenzione una
istruttoria formale della domanda per verificare la sua completezza
documentale, prima che la stessa venga assegnata per l’esame
tecnico.
Nel caso si renda necessario, in fase di esame tecnico, chiedere
una integrazione della documentazione presentata, il regolamento
prevede in tale circostanza e per una sola volta, l’interruzione
del termine che riprenderà per intero a decorrere dalla data di
perfezionamento della richiesta medesima.
La questione dei termini entro cui concludere il procedimento è di
fondamentale importanza, sia per l’organizzazione dell’ufficio che
per il rapporto con l’utenza.
L’obiettivo principale del regolamento è quello di ridurre al
minimo i tempi di risposta dell’amministrazione: pertanto il
termine di conclusione del procedimento di quarantacinque giorni
deve essere considerato superabile solo nei casi di comprovata
necessità, qualora la pratica proposta all’esame progetto, richieda
studi, ricerche ed approfondimenti particolarmente lunghi. Di tale
specifica esigenza il Comando dovrà dare formale notizia
all’interessato entro quindici giorni dalla presentazione della
domanda, anche per l’eventuale coinvolgimento dei progettisti.
Da ultimo si forniscono chiarimenti in merito alla seguente
disposizione contenuta in calce al comma 2, «Ove il Comando non si
esprima, nei termini prescritti, il progetto si intende respinto».
Al riguardo, si premette che la disposizione in esame non impedisce
al comando di provvedere anche successivamente alla scadenza dei
termini, ferme restando le eventuali responsabilità, in particolare
dei funzionari incaricati del procedimento.
Anzi, ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n.
241, il Comando ha il dovere di concludere questa fase
procedimentale pronunciandosi sulla conformità del progetto alla
normativa antincendio. Il disposto ha il solo scopo di qualificare
il comportamento omissivo dell’amministrazione come un
provvedimento negativo (silenzio-rifiuto) al fine di tutelare il
soggetto interessato.
Quest’ultima, infatti, a seguito della scadenza del termine di cui
all’art. 2 del d.P.R. n. 37/1998, può, entro i successivi sessanta
giorni, adire al giudice amministrativo per far dichiarare
illeggittime tale comportamento omissivo (Consiglio di Stato,
sentenza n. 1331/1997).
Da quanto sopra emerge l’importanza che è stata riservata alla fase
procedimentale relativa al parere di conformità sul progetto:
infatti la mancata espressione di detto parere non permette di
avviare la successiva fase procedurale finalizzata al rilascio del
certificato di prevenzione incendi, né consente all’interessato di
presentare la dichiarazione per l’avvio dell’attività, prevista
dall’art. 3, comma 5.
Art. 3. Rilascio del certificato di prevenzione incendi
L’art. 3 disciplina la procedura per il rilascio del certificato di
prevenzione incendi previo accertamento-sopralluogo; prevede
altresì la possibilità per l’interessato di presentare, in attesa
del sopralluogo, una dichiarazione attestante il rispetto della
normativa di sicurezza antincendio, finalizzata all’esercizio
provvisorio dell’attività stessa.
La suddetta dichiarazione costituisce la sostanziale innovazione
del regolamento, in quanto consente all’interessato, ai fini
antincendio e senza ulteriori incombenze e costi aggiuntivi, di
avviare l’attività, purché risulti presentata al Comando la domanda
di sopralluogo, completa della prevista documentazione.
Infatti come meglio precisato nel d.m. 4 maggio 1998, ove tra
l’altro è previsto un fac-simile di dichiarazione, le
certificazioni di conformità da presentare a corredo della predetta
dichiarazione sono le stesse che devono essere prodotte in allegato
alla domanda di sopralluogo.
Da quanto sopra consegue che è opportuno ed utile per l’interessato
presentare unitamente alla domanda di sopralluogo anche la predetta
dichiarazione, che garantisce in via amministrativa la possibilità
di avviare da subito l’esercizio dell’ attivita ai fini
antincendio.
Il comma 6, al fine di evitare duplicazioni, stabilisce che il
sopralluogo effettuato dal Comando nell’ambito di organi collegiali
previsti dalla vigente normativa, è da ritenersi comprensivo degli
accertamenti di cui al comma 2: ne consegue che i termini da
rispettare sono quelli definiti dalle vigenti disposizioni per gli
organi in parola.
Al riguardo si riportano alcuni degli organi collegiali ove è
chiamato a partecipare il Comando:
locali di pubblico spettacolo ed intrattenimento: commissione
provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo (art.
141 del regolamento dei T.U.L.P.S.);
depositi di oli minerali e g.p.l. autorizzati dalle prefetture:
commissione nominata dal prefetto;
fabbriche, deposito e rivendite di esplosivi: commissione tecnica
nominata dal prefetto (art. 49 del T.U.L.P.S.).
Art. 4. Rinnovo del certificato di prevenzione incendi
L’art. 4 semplifica la procedura di rinnovo del certificato di
prevenzione incendi stabilendo che il comando provinciale dei
vigili del fuoco provvede, senza l’effettuazione dei sopralluogo,
sulla base della seguente documentazione allegata all’istanza:
a) dichiarazione del responsabile dell’attività attestante che la
situazione riscontrata dal Comando alla data dì rilascio del
certificato in scadenza non è mutata e che durante l’esercizio
dell’attività ha osservato gli obblighi di cui all’art. 5 del
regolamento;
b) perizia giurata resa da professionista iscritto negli elenchi
del Ministero dell’interno di cui alla legge 7 dicembre 1984, n.
818, attestante l’efficenza dei dispositivi, sistemi ed impianti di
protezione attiva antincendi, con esclusione delle attrezzature
mobili di estinzione. Pertanto l’obbligo di produrre la suddetta
perizia ricorre solo per quelle attività dotate di sistemi ed
impianti di protezione attiva antincendi.
In allegato al d.m. 4 maggio 1998, sono riportati i fac-simile di
dichiarazione e di perizia giurata.
Art. 5. Obblighi connessi con l’esercizio dell’attività
L’art. 5 disciplina i principali adempimenti sia gestionali che
procedurali, finalizzati a garantire il corretto esercizio
dell’attivita ai fini antincendi:
a) mantenere in stato di efficenza i sistemi, dispositivi,
attrezzature ed impianti antincendio, verificandoli con periodicità
ed effettuando la necessaria manutenzione;
b) assicurare una adeguata informazione e formazione del personale
dipendente sui rischi di incendio dell’attività e sulle misure di
prevenzione e protezione adottate nonché sulle precauzioni
comportamentali da adottare ai fini antincendio;
c) annotare in un apposito registro l’avvenuta effettuazione di
quanto previsto alle precedenti lettere a) e b);
d) avviare le procedure previste dagli articoli 2 e 3 del
regolamento in caso di modifiche che comportano una alterazione
delle presistenti condizionì di sicurezza antincendio.
Gli adempimenti di cui alle precedenti lettere a) e b) rientrano,
in particolare, tra gli obblighi già sanciti dalla vigente
legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di cui al
decreto legislativo n. 626 del 1994, e sono stati oggetto di
specifiche disposizioni nel d.m. 4 maggio 1998 (supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998).
Pertanto i Comandi provinciali dovranno indicare nel certificato di
prevenzione incendi e sulla copia della dichiarazione, di cui
all’art. 3, comma 5, del regolamento da restituire all’interessato,
il rispetto di quanto previsto all’art. 4 del d.m. 4 maggio 1998
per quanto attiene i controlli e la manutenzione degli impianti ed
attrezzature antincendio.
Art. 6. Procedimento di deroga
L’art. 6 disciplina la nuova procedura per l’ottenimento della
deroga al rispetto di disposizioni normative antincendio,
semplificando sostanzialmente quando previsto dall’abrogato art. 21
del d.P.R. n. 577 del 1982.
L’attuale procedura è stata totalmente decentrata a livello
regionale, in quanto prevede che l’autorizzazione in deroga venga
rilasciata dall’ispettore regionale od interregionale dei vigili
del fuoco competente per territorio, previa acquisizione del parere
del comando dei vigili del fuoco interessato e del comitato tecnico
regionale di prevenzione incendi, di cui all’art. 20 del citato
d.P.R. n. 577 del 1982.
Al fine di garantire l’osservanza di criteri uniformi, nel decreto
di cui all’art. 1, comma 5, dei regolamento, vengono fornite
specifiche indicazioni sul contenuto della domanda di deroga e
sulla documentazione da allegare.
In particolare devono essere chiaramente indicate:
le disposizioni normative cui si intende derogare;
le caratteristiche dell’attività e/o i vincoli esistenti che
impediscono di ottemperare alle disposizioni normative cui si
chiede di derogare;
la valutazione dei rischi aggiuntivi conseguenti alla mancata
osservanza delle disposizioni cui si chiede di derogare;
le misure tecniche che si ritengono idonee a compensare il rischio
aggiuntivo, precedentemente valutato.
Quanto sopra per consentire una corretta valutazione delle misure
di sicurezza alternative proposte.
Art. 7. Nulla osta provvisorio
L’art. 7 costituisce una norma transitoria ai fini del passaggio
dal regime del nulla osta provvisorio di prevenzione ìncendi,
rilasciato aì sensi dell’art. 2 della legge 7 dicembre 1984, n.
818, a quello del certificato di prevenzione ìncendi, da
rilasciarsi secondo le procedure del nuovo regolamento. A tale
scopo è previsto che il Ministro dell’interno, ove non già
provveduto, emani entro tre anni specifiche direttive per singole
attività o gruppi di attività, di cui all’allegato al d.m. 16
febbraio 1982, ove siano stabilite le misure di adeguamento ed i
relativi termini temporali, per eliminare così con gradualità i
nulla osta tuttora vigenti.
L’art. 4, comma 4, della legge 27 ottobre 1995, n. 437, ha
prorogato la validità dei nulla osta provvisori rilasciati, o in
corso di rilascio, sino alla data di entrata in vigore dei
regolamento relativo alle procedure di prevenzione incendi,
pertanto alla luce di quanto disposto dall’art. 7, possono
determinarsi le due seguenti situazioni:
a) l’attività per cui è stato rilasciato il N.O.P. ha subito
modifiche tali da comportare una alterazione delle preesistenti
condizioni di sicurezza antincendio.
In tale circostanza la validità del N.O.P. è da ritenersi decaduta
e si applica il disposto dell’art. 5, comma 3, del regolamento che
obbliga ad avviare le procedure per il rilascio del certificato di
prevenzione incendi, previa acquisizione del parere di conformità
sul progetto;
b) l’attivita in regime del N.O.P non ha subito le modifiche di cui
alla precedente lettera a).
In tale circostanza la validità del N.O.P. è soggetta alle seguenti
limitazioni:
1) osservanza degli obblighi connessi con l’esercizio di cui
all’art. 5 del regolamento;
2) adeguamento dell’attività alle disposiziomi emanate dal Ministro
dell’interno entro i termini temporali ivi previsti, secondo la
vigente normativa in materia di prevenzione incendi. Il regolamento
precisa che le disposizioni di adeguamento, ove ancora non emanate
devono essere adottate entro tre anni. Si riportano in allegato
disposizioni normative in atto emanate dal Ministero dell’interno,
ove sono stabilite le misure di adeguamento per attività esistenti
ed i termini temporali entro cui le stesse vanno attuate.
Art. 8. Norme transitorie
L’art. 8 consente di applicare la disciplina del regolamento a
tutte le istanze presentate prima della data di entrata in vigore
dello stesso e per le quali non è stato ancora provveduto,
precisando che i relativi termini decorrono dalla data di entrata
in vigore del regolamento stesso o dalla data di trasmissione della
necessaria documentazione aggiuntiva richiesta dal Comando.
Si invitano, pertanto, i Comandi ad esaminare in tempi brevi tutte
le domande pervenute prima del 10 maggio 1998, e tuttora inevase,
al fine di richiedere la documentazione integrativa, ove
necessaria, per poter applicare il nuovo regolamento.
Al riguardo si precisa che il rinnovo dei certificati di
prevenzione incendi a datare dal 10 maggio 1998, dovrà avvenire
senza l’effettuazione del sopralluogo di verifica, previa
acquisizione della specifica documentazione prevista dall’articolo
4 del regolamento.
Art. 9. Abrogazioni
L’art. 9 abroga le seguenti disposizioni normative:
A) d.P.R. n. 577 del 1982:
a1) disposizioni relative alle procedure di deroga ed alle relative
competenze dei comitato centrale tecnico scientifico di prevenzione
incendi (art. 10, comma 5; art. 11, comma 1, lettera d); art. 21);
a2) disposizioni relative all’obbligo di richiedere il certificato
di prevenzione incendi per manifestazioni terriporanee, di
qualsiasi genere, da effettuarsi in locali o luoghi aperti al
pubblico sprovvisti di tale certificato (art. 15, comma 1, numero
5).
L’abrogazione dell’obbligo di richiedere il rilascio del
certificato di prevenzione incendi per le suddette manifestazioni,
non fa venire meno l’attività di controllo sulla sicurezza
antincendio espletata dai Comandi dei vigili dei fuoco nell’ambito
delle commissioni provinciali di vigilanza, di cui all’art. 141 del
r.d. 6 maggio 1940, n. 635.
B) legge n. 818 del 1984.
Sono state abrogate le seguenti disposizioni della legge n. 818 del
1984:
b1) disposizioni sul nulla osta provvisorio, in contrasto con
quanto stabilito nel nuovo regolamento (art. 2, commi 5, 6, 7, 8);
b2) disposizioni sul rinnovo dei certificati di prevenzione incendi
di cui all’art. 4 della legge n. 818 del 1984, in quanto tale
disciplina è stata completamente recepita nell’art. 4 del nuovo
regolamento.
I procedimenti ed il servizio prevenzione incendi hanno assunto un
interesse crescente si all’interno del Corpo nazionale dei vigili
dei fuoco sia nei rapporti con altri enti ed istituti.
Questa Direzione generale confida in una puntuale e precisa
collaborazione di tutto il personale coinvolto nell’espletamento
delle funzioni e dei compiti connessi al servizio di prevenzione
incendi.
Particolare riguardo si impone nella scrupolosa osservanza delle
disposizioni contenute nel testo regolamentare e nel d.m. 4 maggio
1998, segnatamente per quei profili che si rifanno a principi
normativi di carattere generale come il rispetto dei termini
previsti per la conclusione dei vari procedimenti.
Analoga cura dovrà essere prestata nel predisporre i necessari
servizi di informazione preventiva per l’utenza, nel rispetto dei
principi generali sulla certezza del diritto ai fini del buon
andamento dell’attività della pubblica amministrazione.
Il direttore generale della protezione civile e dei servizi
antincendi
MANINCHEDDA

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