SENTENZA Corte di Giustizia UE 15-11-2001, sez. V- Nella causa C-49/00, DECRETO LEGISLATIVO 626/94 (sicurezza sul lavoro) | Architetto.info

SENTENZA Corte di Giustizia UE 15-11-2001, sez. V- Nella causa C-49/00, DECRETO LEGISLATIVO 626/94 (sicurezza sul lavoro)

SENTENZA Corte di Giustizia UE 15-11-2001, sez. V- Nella causa C-49/00, DECRETO LEGISLATIVO 626/94 -la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 6, n. 3, lett. a), e 7, nn. 3, 5 e 8, della direttiva del Consiglio 12 giugno 1989, 89/391/CEE, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro

SENTENZA Corte di Giustizia UE 15-11-2001, sez. V
Nella causa C-49/00,
DECRETO LEGISLATIVO 626/94 -la Repubblica italiana è venuta meno
agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 6, n. 3,
lett. a), e 7, nn. 3, 5 e 8, della direttiva del Consiglio
12 giugno 1989, 89/391/CEE, concernente l’attuazione di
misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e
della salute dei lavoratori durante il lavoro (GU L 183, pag. 1),
Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. E.
Traversa e dalla sig.ra N. Yerrell, in qualità di agenti, con
domicilio eletto in Lussemburgo, ricorrente, contro Repubblica
italiana, rappresentata dal sig. U. Leanza, in qualità di agente,
assistito dal sig. D. Del Gaizo,avvocato dello Stato, con domicilio
eletto in Lussemburgo, convenuta, avente ad oggetto il ricorso
diretto a far dichiarare che,
– non avendo prescritto che il datore di lavoro debba valutare
tutti i rischi per la salute e la sicurezza esistenti sul luogo di
lavoro;
– avendo consentito al datore di lavoro di decidere se fare o meno
ricorso a servizi esterni di protezione e di prevenzione quando le
competenze interne all’azienda sono insufficienti, e
– non avendo definito le capacità e attitudini di cui devono essere
in possesso le persone responsabili delle attività di protezione e
di prevenzione dei rischi professionali per la salute e la
sicurezza dei lavoratori,
la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa
incombono in forza degli artt. 6, n. 3, lett. a), e 7, nn. 3, 5 e
8, della direttiva del Consiglio 12 giugno 1989, 89/391/CEE,
concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il
miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante
il lavoro (GU L 183, pag. 1),
LA CORTE (Quinta Sezione),
composta dai sigg. S. von Bahr (relatore), presidente della Quarta
Sezione, facente funzione di presidente della Quinta Sezione,
D.A.O. Edward, A. La Pergola, L. Sevón e M. Wathelet, giudici,
avvocato generale: sig.ra C. Stix-Hackl
cancelliere: R. Grass
vista la relazione del giudice relatore,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate
all’udienza del 31 maggio 2001,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1.
Con atto introduttivo depositato nella cancelleria della Corte il
16 febbraio 2000 la Commissione delle Comunità europee ha proposto,
ai sensi dell’art. 226 CE, un ricorso diretto a far dichiarare che,
– non avendo prescritto che il datore di lavoro debba valutare
tutti i rischi per la salute e la sicurezza esistenti sul luogo di
lavoro;
– avendo consentito al datore di lavoro di decidere se fare o meno
ricorso a servizi esterni di protezione e di prevenzione quando le
competenze interne all’azienda sono insufficienti, e
– non avendo definito le capacità e attitudini di cui devono essere
in possesso le persone responsabili delle attività di protezione e
prevenzione dei rischi professionali per la salute e la sicurezza
dei lavoratori,
la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa
incombono in forza degli artt. 6, n. 3, lett. a), e 7, nn. 3, 5 e
8, della direttiva del Consiglio 12 giugno 1989, 89/391/CEE,
concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il
miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante
il lavoro (GU L 183, pag. 1; in prosieguo: la “direttiva”).
Normativa comunitaria
2.
L’art. 6, n. 3, lett. a), della direttiva impone al datore di
lavoro, “tenendo conto della natura delle attività dell’impresa e/o
dello stabilimento”, l’obbligo di “valutare i rischi per la
sicurezza e la salute dei lavoratori, anche nella scelta delle
attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici e
nella sistemazione dei luoghi di lavoro”.
3.
L’art. 7 della direttiva, intitolato “Servizi di protezione e
prevenzione”, ai nn. 1 e 3 prevede:
“1. Fatti salvi gli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, il datore
di lavoro designa uno o più lavoratori per occuparsi delle attività
di protezione e delle attività di prevenzione dei rischi
professionali nell’impresa e/o nello stabilimento.
(…)
3. Se le competenze nell’impresa e/o nello stabilimento sono
insufficienti per organizzare dette attività di protezione e
prevenzione, il datore di lavoro deve fare ricorso a competenze
(persone o servizi) esterne all’impresa e/o allo stabilimento”.
4.
L’art. 7, n. 5, della direttiva dispone:
“In ogni caso:
– i lavoratori designati devono possedere le capacità necessarie e
disporre dei mezzi richiesti,
– le persone o servizi esterni consultati devono possedere le
attitudini necessarie e disporre dei mezzi personali e
professionali richiesti, e
– il numero dei lavoratori designati e delle persone o servizi
esterni consultati deve essere sufficiente,
per assumere le attività di protezione e prevenzione, tenendo conto
delle dimensioni dell’impresa e/o dello stabilimento e/o dei rischi
a cui i lavoratori sono esposti, nonché della ripartizione dei
rischi nell’insieme dell’impresa e/o dello stabilimento”.
5.
Ai sensi dell’art. 7, n. 8, primo comma, della direttiva:
“Gli Stati membri definiscono le capacità e le attitudini
necessarie di cui al paragrafo 5”.
Normativa nazionale
6.
La trasposizione della direttiva nell’ordinamento giuridico
italiano è stata effettuata con il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626 (GURI n. 265 del 12 novembre 1994, Supplemento
ordinario n. 141, pag. 5), come modificato dal decreto legislativo
19 marzo 1996, n. 242 (GURI n. 104 del 6 maggio 1996, Supplemento
ordinario n. 75, pag. 5; in prosieguo: il “decreto legislativo”).
7.
L’art. 4, primo comma, del decreto legislativo prevede:
“Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell’attività
dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, valuta, nella scelta
delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati
chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro,
i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi
compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi
particolari”.
8.
L’art. 8 del decreto legislativo, intitolato “Servizio di
prevenzione e protezione”, dispone:
“1. Salvo quanto previsto dall’art. 10, il datore di lavoro
organizza all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva,
il servizio di prevenzione e protezione, o incarica persone o
servizi esterni all’azienda, secondo le regole di cui al presente
articolo.
2. Il datore di lavoro designa all’interno dell’azienda, ovvero
dell’unità produttiva, una o più persone da lui dipendenti per
l’espletamento dei compiti di cui all’art. 9, tra cui il
responsabile del servizio in possesso di attitudini e capacità
adeguate, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza.
3. I dipendenti di cui al comma 2 devono essere in numero
sufficiente, possedere le capacità necessarie e disporre di mezzi e
di tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti loro assegnati.
Essi non possono subire pregiudizio a causa dell’attività svolta
nell’espletamento del proprio incarico.
4. Salvo quanto previsto dal comma 2, il datore di lavoro può
avvalersi di persone esterne all’azienda in possesso delle
conoscenze professionali necessarie per integrare l’azione di
prevenzione e protezione.
5. L’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione
all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva, è comunque
obbligatoria nei seguenti casi: a) nelle aziende industriali di cui
all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17
maggio 1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all’obbligo
di dichiarazione o notifica, ai sensi degli articoli 4 e 6 del
decreto stesso; b) nelle centrali termoelettriche; c) negli
impianti e laboratori nucleari; d) nelle aziende per la
fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri e
munizioni; e) nelle aziende industriali con oltre 200 dipendenti;
f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori dipendenti;
g) nelle strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private.
6. Salvo quanto previsto dal comma 5, se le capacità dei dipendenti
all’interno dell’azienda ovvero dell’unità produttiva sono
insufficienti, il datore di lavoro può far ricorso a persone o
servizi esterni all’azienda, previa consultazione del
rappresentante per la sicurezza.
7. Il servizio esterno deve essere adeguato alle caratteristiche
dell’azienda, ovvero unità produttiva, a favore della quale è
chiamato a prestare la propria opera, anche con riferimento al
numero degli operatori.
8. Il responsabile del servizio esterno deve possedere attitudini e
capacità adeguate.
9. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con decreto
di concerto con i Ministri della sanità e dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, sentita la commissione consultiva
permanente, può individuare specifici requisiti, modalità e
procedure, per la certificazione dei servizi, nonché il numero
minimo degli operatori di cui ai commi 3 e 7.
10. Qualora il datore di lavoro ricorra a persone o servizi esterni
egli non è per questo liberato dalla propria responsabilità in
materia.
11. Il datore di lavoro comunica all’ispettorato del lavoro e alle
unità sanitarie locali territorialmente competenti il nominativo
della persona designata come responsabile del servizio di
prevenzione e protezione interno ovvero esterno all’azienda. Tale
comunicazione è corredata da una dichiarazione nella quale si
attesti con riferimento alle persone designate: a) i compiti svolti
in materia di prevenzione e protezione; b) il periodo nel qual…

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