"La necessità di sviluppare al più presto politiche nazionali riguardanti il design sta diventando un'urgenza percepita in ogni parte del mondo, dal Qatar al Costarica, dalla Nuova Zelanda all'Estremo Oriente. Torino, forte del titolo di prima World Design Capital, ha creato nei due giorni di dibattito del 7 ed 8 novembre u.s., le condizioni per un dialogo a livello internazionale. L'augurio è che si inizi immediatamente a lavorare insieme per fare in modo che il design, forte anche di un sostegno a livello istituzionale, diventi sempre di più un asset strategico nello sviluppo di ogni Paese, proponendo soluzioni sostenibili alle esigenze concrete delle persone".
Con queste parole del Presidente di BEDA (l'Associazione europea del Design) Michael Thomson, ha concluso, presso la Sala 500 del Lingotto di Torino, la conferenza internazionale "Shaping the Global Design Agenda", l'ultimo grande evento dell'anno realizzato direttamente dal Comitato Organizzatore di Torino World Design Capital e coordinata dallo stesso Thomson, che ha inteso offrire un significativo contributo alla comprensione del design in quanto componente essenziale nelle strategie nazionali che si rivolgono a stimolare lo sviluppo di una crescita economica e culturale sostenibile.
Di alto livello il panel dei relatori, provenienti da 16 Paesi diversi: da Ibrahim Jaidah, Direttore Generale dell'Arab Engineering Bureau del Qatar a Peter Dröll, Direttore del Dipartimento di Politiche sull'Innovazione della Commissione Europea; da David Kester, Direttore Generale del UK Design Council a Fumio Hasegawa, Vice Direttore-Generale all'Industria e Commercio della Città di Nagoya; da Yrjö Sotamaa, Presidente dell' Università di Arte e Design di Helsinky a Peter Zec, senatore di Icsid (International Council of Societies of Industrial Design); da Song Weizu rappresentante del Congresso del Comitato Municipale di Pechino e Direttore del Beijing Industrial Design Center a Ezio Manzini del Politecnico di Milano.
La conferenza, che ha visto la partecipazione di circa 200 persone, di cui il 50% provenienti dall'estero, si era aperta ieri con il messaggio inviato dal Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, letto dal dott. Andrea Granelli, membro della Commissione Interministeriale per lo Sviluppo della Cultura scientifica e tecnologica.
"Il Made in Italy costituisce una delle cinque aree prioritarie di Industria 2015, lo strumento di politica economica approntato dal governo per orientare lo sviluppo del nostro Paese su pochi settori strategici - ha dichiarato il Ministro Scajola. Il 2009 inoltre sarà l'anno europeo della creatività e dell'innovazione e il design in qualche modo può essere considerato la scienza della creatività. Si tratta di una grande occasione che non possiamo perdere per costituire delle politiche europee su questo settore".
"E' necessario inoltre - ha continuato Granelli - esplorare le nuove frontiere del design, come il design dei servizi e iniziare a lavorare a "piattaforme creative" che mettano in relazione il mondo digitale ed i designer per indagare e supportare al meglio il loro processo creativo".
"Design e architettura sono forze trainanti per lo sviluppo economico e sociale di una città - ha dichiarato a seguire Peter Zec.. Il progetto World Design Capital costituisce un'opportunità per lo sviluppo di un territorio. Ci auguriamo che molte città vogliano competere per aggiudicarsi il titolo di World Design Capital per il 2012".
La necessità di un lavoro integrato sul design sostenuto da una adeguata politica governativa è stato il tema al centro dell'intervento di Yrjö Sotamaa che ha evidenziato come sin dal 1999 il governo finlandese abbia indicato tra le proprie linee programmatiche la necessità di "integrare il design nel sistema nazionale dell'innovazione". Questo ha portato, negli ultimi cinque anni, alla realizzazione di 100 progetti interdisciplinari che hanno coinvolto il mondo della formazione, l'industria e tutti gli operatori del settore, per un investimento complessivo di 30 milioni di Euro. Una politica che sta dando i suoi frutti incrementando le competenze e sviluppando infrastrutture di design nelle industrie. Oggi il 25% delle esportazioni finlandesi riguarda prodotti ad alto contenuto di design.
Ibrahim Al Jaidah ha messo in guardia da un design che non rispetti la tradizione culturale del proprio Paese. "Nel mio Paese non esiste una politica nazionale di design - ha dichiarato. Città come Dubai o Doha costituiscono oggi un mercato straordinario per architetti e designer e la domanda supera di gran lunga l'offerta tanto che la mia azienda in pochi anni è passata da 7 a 400 dipendenti. Tuttavia gli stupefacenti grattacieli e palazzi che vengono ora costruiti mostrano un'architettura che non tiene conto della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Solo ultimamente, in particolare a Doha, si progettano edifici che reintepretano in qualche modo l'architettura tradizionale, un'architettura che teneva conto del clima, dei venti, delle nostre necessità reali. Oggi ad esempio si iniziano a restaurare i suk - gli antichi mercati - e con grande successo. Una politica di design deve essere sensibile alla cultura e all'ambiente che ci circonda".
La conferenza è poi proseguita oggi con altri interventi di rilievo.