Italia in controtendenza, cala il lavoro specializzato
In Europa cresce l'occupazione nelle professioni caratterizzate da elevate competenze, nel nostro Paese aumenta solo in quelle elementari.
Più disoccupati tra i laureati, calano gli apprendisti. E sulla formazione degli adulti solo la Grecia fa peggio.
In Europa cresce l'occupazione nelle professioni caratterizzate da elevate competenze, ad alta specializzazione, che richiedono formazione e alti livelli di istruzione. In Italia accade l'esatto contrario, le professioni ad elevata specializzazione si sono contratte dell'1,8% negli
ultimi 5 anni, contro un aumento medio in Europa del 2% (Germania 4,3%, Regno Unito 4%, Francia 2,8%).
A rilevare questa preoccupante controtendenza è il rapporto Isfol 2012, in cui l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori suona un campanello d'allarme: il nostro Paese “rischia una contrazione del suo livello di competitività perché non riesce
ad investire efficacemente sul capitale umano”.
L'Italia registra un aumento dell'1,1% delle professioni elementari e una stabilità delle professioni intermedie, dove le professioni tecniche hanno però subito una diminuzione di 22 punti percentuali, a fronte di un aumento per esempio del 13% della Francia.
Nonostante questo, il tasso di disoccupazione tra coloro che hanno la licenza media o il diploma resta a livelli doppi rispetto a quelli registrati per coloro che possiedono un titolo universitario: l'indicatore riferito ai laureati è pari al 5,4%, mentre per i diplomati
è superiore di 2,5 punti percentuali e raggiunge un valore del 10,4% per chi possiede la licenza media.
Il tasso di disoccupazione dei laureati italiani è aumentato nel 2007-2011 dell'1% mentre in Germania è diminuito dell'1,4%.
Ed anche sotto il profilo del reddito, nei paesi Ocse le retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria superano mediamente del 50% quelle dei lavoratori con istruzione secondaria. La media europea è pari al 48,3%. Il dato italiano si ferma al 36,2%.
Intanto, fra il 2008 e il 2010, il numero medio annuo di giovani occupati con contratto di apprendistato si è ridotto di oltre 100.000 unità,
registrando una flessione del 19% e raggiungendo la quota di 542 mila giovani.
Rispetto all'andamento dell'occupazione complessiva tra i 15 e 29 anni, l'incidenza dell'apprendistato è quindi diminuita, passando dal 16,1% del 2008 al 15,1% del 2010. Parallelamente è aumentata l'età media degli apprendisti.
Quanto alla formazione degli adulti, l'Italia è ferma al 5,8%, una percentuale superiore solo a quello della Grecia.
Secondo i dati Isfol, tra il 2005 e il 2010 la percentuale di aziende con più di 9 addetti che hanno organizzato iniziative di formazione è passata dal 32,2% al 45,1% ma la media europea arriva al 60%.
L'ammontare finanziario mobilitato per la formazione continua nel Paese è stimabile in poco più di 5 miliardi di euro l'anno (di questi, circa 1 miliardo viene messo a disposizione dalle leggi nazionali di sostegno, dai Fondi paritetici interprofessionali e dal Fondo sociale europeo).
Intanto, fra il 2008 e il 2010, il numero medio annuo di giovani occupati con contratto di apprendistato si è ridotto di oltre 100.000 unità, registrando una flessione del 19% e raggiungendo la quota di 542 mila giovani. Rispetto all'andamento dell'occupazione complessiva tra i 15 e 29 anni, l'incidenza dell'apprendistato è quindi diminuita, passando dal 16,1% del 2008 al 15,1% del 2010.
Parallelamente è aumentata l'età media degli apprendisti.
Quanto alla formazione degli adulti, l'Italia è ferma al 5,8%, una percentuale superiore solo a quello della Grecia.
Secondo i dati Isfol, tra il 2005 e il 2010 la percentuale di aziende con più di 9 addetti che hanno organizzato iniziative di formazione è passata dal 32,2% al 45,1% ma la media europea arriva al 60%. L'ammontare finanziario mobilitato per la formazione
continua nel Paese è stimabile in poco più di 5 miliardi di euro l'anno (di questi, circa 1 miliardo viene messo a disposizione dalle leggi nazionali di sostegno, dai Fondi paritetici interprofessionali e dal Fondo sociale europeo).