Il ventesimo secolo è stato dominato in campo architettonico da strutture rigide, di cemento, che, soprattutto in caso di catastrofi naturali respingono l'urto per poi crollare o distruggersi, quindi non adattandosi, non piegandosi.
All'indomani dal tragico terremoto verificatosi in Giappone, un gruppo di designer ha presentato, in occasione del Tokyo Designers Week 2011, un progetto, chiamato "UTSUROI", che vuole essere proprio una risposta, o meglio una riflessione, alla rigidità strutturale degli edifici.
Utsuroi è una parola giapponese che esprime il cambiamento del cuore, o la graduale transizione di stato, in questo caso il cambiamento si rivela nel rapporto tra spettatore e struttura. Al suo interno lo spettatore può vedere attraverso la struttura e la struttura stessa muta e a volte la sua chiarezza va perdendosi, diventando meno chiara, come se fosse in uno stato semitrasparente. Il cambiamento è dato dal diverso scenario ottenuto con diversi angoli di vista, e questo continuo cambiamento è un po' la proiezione di ciò che avviene anche in natura.
Il team di designer ha cercato di costruire una struttura che morbida, flessibile, che potrebbe scongiurare la forza della natura piuttosto che contrapporsi ad essa.
L'architettura è fatta di cartone. Il punto di forza specifico del cartone è particolarmente elevato e, riducendo il peso a vuoto, è stato ridotto al minimo anche l'impatto della costruzione sulla natura. I pezzi di cartone sono stati collegati con delle sbarre di ferro. I pezzi di questa struttura sono fissati a diverse angolazioni, ma condividono un nucleo comune. Questi nuclei comuni permettono di supportare i pezzi l'un l'altro, in questo modo è stato possibile realizzare un elemento architettonico molto simile alla gronda giapponese.
Estraendo le sbarre di ferro l'elemento realizzato può essere facilmente smontato e rimontato, una volta piegato il suo volume è minimo e facilmente trasportabile. Inoltre il cartone può essere riciclato dopo l'uso.
A.U.