Se oggi è possibile individuare un designer il cui lavoro sia assolutamente privo di cliché, quello è Fabio Novembre. È imprevedibile, irriverente, visionario, anticonvenzionale e, soprattutto, mai fedele nemmeno a sé stesso. Anche se ogni sua creazione porta un timbro ben preciso, non c’è mai ripetizione o ricorsività di stilemi. La sua personalità eclettica e ruggente è l’unico denominatore del suo articolatissimo lavoro.
L’incarico che gli viene conferito rappresenta un tema specifico con cui misurarsi, e non un’occasione per imprimere un leit motiv stilistico. In questo quadro di s-regolatezza, affiora tutta la sua genialità. Anche nel progetto degli interni dell’Una Hotel Vittoria di Firenze, una sommatoria di intuizioni-sorpresa dà a quello spazio una cifra unitaria.
In questa occasione di lavoro affiorano le diverse esperienze di Novembre, che, nonostante la giovane età, possiede un curriculum ricco e avventuroso. La grande superficie curva in mosaico dell’ingresso deriva dalla sua direzione artistica della Bisazza, mentre le porte delle camere, trattate a mo’ di quadro barocco, risentono della sua costante capacità dissacratoria. I bagni, invece, occhieggiano a una modernità futuristica, a contrappunto delle preesistenze storiche del contesto. In ogni caso, assistiamo anche alla capacità di gestire i materiali con mano sicura.
«Del poeta è il fin la meraviglia», sentenziava qualcuno nel ‘600... E Fabio stupisce l’ospite con episodi discontinui. Come tutti i sogni, non esiste un filo conduttore o una forma compatta. Questi, piuttosto, sono dati dal bagaglio delle esperienze personali, che però, in questo caso, è possibile condividere.